L’AFFARE MAYERLING

L’AFFARE MAYERLING. Bernard Quiriny. L’Orma.
In questo periodo così buio sono davvero molte le iniziative di solidarietà delle case editrici, e così tra le altre, L’Orma ha messo alcuni titoli a disposizione gratuitamente, tra cui questo romanzo di cui avevo letto ottime recensioni.
Quiriny è un autore belga famoso per la sua originalità, l’ironia e il gusto per il grottesco. Questo romanzo ci racconta la storia di un condominio, si parte dalla storia del terreno sul quale è stato costruito, poi la gara delle imprese edili per aggiudicarselo, l’edificazione lampo, la vendita degli appartamenti attraverso agenzie immobiliari, il trasloco dei nuovi inquilini e qui inizia il delirio. I problemi legati alla convivenza stretta in costruzioni che sembrano alveari, le magagne strutturali che ormai sembrano inevitabili in ogni nuova costruzione, ma soprattutto il Mayerling sembra avere una personalità e una volontà, sembra perseguitare letteralmente con strani poteri i suoi inquilini e volerli portare alla follia, finchè loro decidono di non piegarsi più e dichiarargli guerra.
Un romanzo sicuramente bizzarro e grottesco che racconta di una realtà attuale come l’urbanizzazione selvaggia delle nostre città e della convivenza in spazi così stretti, come ironia continuo senza dubbio a preferire quella inglese, anche perchè dopo un inizio intrigante e particolare, ho atteso con ansia una rivelazione o qualcosa che giustificasse tutto il mistero iniziale, mentre dalla metà in poi sono solo ripetitive descrizioni di come gli inquilini distruggono il palazzo simbolo dei loro sogni infranti, si arriva quindi stancamente alla fine soprattutto delusi.

IL PRIORATO DELL’ALBERO DELLE ARANCE

IL PRIORATO DELL’ALBERO DELLE ARANCE. Samantha Shannon. Mondadori.
Se siete interessati alla narrativa fantasy non potete in questi mesi non esservi imbattuti in questo romanzo. Pubblicità ovunque che lo presentavano come il fantasy dell’anno, aiutato anche da una bellissima edizione, è stato paragonato a mostri sacri del genere come Martin.
Nella marea di varianti riconducibili al fantasy, si sistema sicuramente nella fascia “epic”, ambientazione quindi somigliante al medioevo con elementi fantastici classici come draghi, magia ecc . Beh di epico in questo sottogenere c’è anche spesso la lunghezza, infatti ci avviciniamo al migliaio di pagine.
E’ un mondo accuratissimo quello che ci descrive l’autrice, per i miei gusti anche troppo, ci si perde nella marea di nomi di luoghi e di antenati, nomi tra l’altro impronunciabili.
Oriente e Occidente sono nemici giurati da sempre a causa delle loro incompatibili religioni, in Oriente venerano come divinità i draghi mentre in occidente li reputano la causa di tutti i mali del mondo, non ultima la peste draconica. E’ un romanzo tutto al femminile, agli uomini l’autrice ha riservato ruoli di coprotagonisti. Donne dunque, forti e detentrici del potere, come la Regina di Inys, Sabran di Berethnet che attraverso la sua stirpe garantisce che il Senza Nome (una specie di drago gigantesco e malvagio) non si risvegli e non dia inizio a una nuova Era Dolente. A fianco a lei sotto un’identità fasulla c’è Ead, adepta del Priorato dell’Albero delle Arance, che con i suoi poteri deve proteggerla nonostante la regina e il suo regno credano alla religione inventata da Galian detto il Santo, a scapito del ruolo della vera combattente che imprigionò il Senza Nome e fondò il Priorato.
Poi c’è Tanè in Oriente, che per tutta la vita si è ha sacrificata per diventare cavaliere di draghi e che dovrà fare i conti con il suo egoismo e con la dura realtà. Ma il Senza Nome dopo 1000 anni si sta risvegliando minacciando tutti il mondo, l’unico modo per riuscire a sconfiggerlo nuovamente quindi è quello di unire le forze, i poteri, e superare i pregiudizi.
E’ difficile riassumere un romanzo così complesso, lungo e con tanti altri personaggi importanti, come l’alchimista Niclays o la Dama dei Boschi o Loth, sono tanti i temi affrontati: la religione, l’omosessualità, i pregiudizi e le responsabilità.
Quello che posso dire è che è una bellissima storia, articolata, un po’ troppo lunga e focalizzata sui dettagli a mio avviso, ma il difetto più grande secondo me è che manca un personaggio che svetti sugli altri, il personaggio indimenticabile necessario a tutti i romanzi, soprattutto a quelli di avventura, quello per cui le 1000 pagine passano senza accorgertene, ed è il motivo per il quale mi sento di definirlo un po’ sopravvalutato.

KATITZI recensione di Ilaria 10 anni

KATITZI. Katarina Taikon. Iperborea. Katitzi è la storia di una bambina che è costretta a tornare dalla sua vecchia famiglia zingara che in principio l’aveva messa in orfanotrofio. Ma essendosi ormai ambientata sarà una lotta dura abituarsi al nuovo stile di vita in un campo nomade con serate al luna park e spostamenti continui. Racconta dal suo punto di vista la vita zingara con i suoi privilegi e le sue povertà con parole semplici e chiare ma allo stesso tempo le descrizioni sono dettagliate e precise. La storia è leggera e piacevole da leggere. Non ci sono frasi particolarmente belle ma è piuttosto toccante. Mi stupisce il fatto che non sia una storia inventata, perchè è proprio la scrittrice Katarina Taikon che ha romanzato le esperienze della sua infanzia. L’unico difetto è che lascia la fine un po’ confusa.

MATILDE recensione di Irene 10 anni

Matilde. Road Dahl. Salani. Matilde è fra i più bei libri che ho letto perchè parla di una bambina di soli quattro anni dotata di un intelligenza innaturale, ma questa sua dote non viene compresa dai suoi genitori che sono tutti presi dalle loro noiose abitudini, e considerano la bambina una sciocca sapientona. Quando Matilde deve iniziare la scuola non si aspetterebbe mai di dover affrontare situazioni così insolite, oltre alle altre cose fra Matilde e la sua maestra nasce una relazione davvero speciale, che le permetterà di fare cose grandiose!
Io ho ammirato moltissimo il carattere di Matilde e l’impegno che ci ha messo per aiutare una persona a lei cara, e mi ha fatto capire che nella vita si può raggiungere ogni obbiettivo basta non mollare mai! Anche i personaggi mi sono piaciuti molto perchè erano caratterizzati splendidamente, sembrava quasi di vederli! Io prenderò esempio da Matilde, e se per caso mi dovesse capitare di incontrare qualche ostacolo vorrei affrontarlo come lei.

L’INTERPRETE

L’INTERPRETE. Annette Hess. Neri Pozza.
1963 Durante il cosiddetto Processo di Francoforte, nel quale Fritz Bauer ha cercato di far condannare buona parte del personale di rilievo di Auschwitz scampato al primo processo, Eva Bruhns viene assunta come interprete dal polacco.
La sua famiglia si mostra recalcitrante all’incarico, mentre il fidanzato assolutamente contrario, probabilmente tutti immaginano che nulla dopo il processo sarebbe stato più lo stesso alla luce di un passato così vicino e soprattutto di segreti troppo scomodi. Ma Eva sceglie di non voltarsi dall’altra parte e di guardare in faccia i sopravvissuti che raccontano esperienze inimmaginabili e cerca di capire in ogni modo come sia stato possibile.
Il punto di vista e la prospettiva di questo romanzo sono molti diverse da tutti quelli (e sono molti) che ho letto finora sull’olocausto. Sono passati quasi vent’anni dalla fine della guerra e in Germania tutti seguono il processo con sentimenti contrastanti: incredulità, diffidenza, dolore, voglia di dimenticare e lasciarsi alle spalle una pagina incomprensibile per la maggior parte dei tedeschi in anni nei quali c’era il boom economico e la ripresa, contro il desiderio di vendetta o più spesso la necessità di ricordare e di far sapere di tutte le vittime e di coloro che cercavano giustizia per loro.
Davvero bello e nuovo. Ho letto in rete molte critiche sul fatto che l’olocausto venisse trattato con freddezza e superficialità, non sono assolutamente d’accordo, credo che il non indugiare sulle testimonianze sia stata una scelta assolutamente consapevole dell’autrice, il tema del romanzo era ben specifico, dichiarato e non meno importante, e il momento storico diverso, e fatico a definire freddo un romanzo che mi ha colpito come e a volte più di altri.

IL SEGRETO DEGLI ESTENSI

IL SEGRETO DEGLI ESTENSI. Francesco Folloni. Damster Edizioni.
La mia gita a Ferrara mi ha lasciato con la curiosità di sapere di più degli Estensi e quando ho letto un articolo su questo giallo scritto da un giovane modenese non me lo sono lasciata sfuggire.
Sofia Valenti è un commissario della questura di Modena che deve capire chi, perchè e come è stato vandalizzato il busto di Francesco I d’Este realizzato dal Bernini dentro la Galleria Estense. Si avvale dell’aiuto di Cristian, esperto d’arte con un passato non troppo limpido e di Ermes professore ed ex ricercatore. L’inchiesta si svolge in soli tre giorni con continui salti tra Modena e Ferrara, colpi di scena e una trama molto intricata. Forse avrete capito che ho trovato questa imitazione di Dan Brown abbastanza modesta e a volte un po’ grossolana, per non parlare dei personaggi senza alcuna caratterizzazione. Nonostante questo mi sono divertita moltissimo a leggerlo e ho imparato tanto della casata d’Este, dei monumenti della mia bellissima città e di Ferrara. Un particolarità del romanzo è che è disseminato di QRCode, la cui lettura attraverso il telefonino apre i link a video realizzati dallo stesso autore nei quali spiega e ci mostra i monumenti di cui parla.
Insomma al di la del valore letterario, mi sento di dire: largo ai giovani! Imparare divertendosi non è forse un grandissimo successo per un lettore??!!

LA FAMIGLIA PIOTTA

LA FAMIGLIA PIOTTA. Silvino Gonzato. Neri Pozza.
La famiglia Piotta vive al settimo piano di un gigantesco palazzo popolare nella provincia veronese. Colonna portante della famiglia è Delfina, donna ignorante e un po’ volgare, ma leale, altruista e grande lavoratrice. Riesce non si sa come, abbandonandosi ogni tanto a qualche pianto liberatorio, a tenere insieme la sua bislacca e numerosa famiglia e a far quadrare il bilancio nonostante lei lavori sono due pomeriggi a settimana in una stireria e suo marito Arci si divida tra il bar, molto spesso, e la fabbrica, solo stagionalmente. Le cose però si complicano molto quando la figlia Gloria di appena 17 anni annuncia di essere incinta di Kosi Abubakar, ragazzo di genitori emigrati ghanesi la cui famiglia insiste per un rapido matrimonio riparatore, Arci poi è preoccupatissimo che gli tolgano la tessera della Lega.
Questo romanzo è una botta di buonumore e trovo molto azzeccato il paragone con la famosa serie di romanzi irlandesi di Agnes Browne che ho amato molto, a volte addirittura è anche TROPPO somigliante, devo ammettere però che rispetto ad Agnes Browne ho trovato meno contenuti, resta una buona lettura di evasione.

LA TRISTEZZA DEGLI ANGELI

LA TRISTEZZA DEGLI ANGELI. Jon Kalman Stefansson. Iperborea.
Non so perchè ci ho messo così tanto a leggere il secondo romanzo della cosiddetta “Trilogia del Ragazzo”, forse perchè ricordavo ancora bene il primo, Paradiso e Inferno, e considerato quanti anni sono passati è facile desumere l’impatto che ha avuto su di me l’opera. Questo secondo romanzo però mantiene solo parzialmente le promesse.
Inizia esattamente dove finiva il primo. Siamo sempre in Islanda a fine ‘800 e il Ragazzo è appena arrivato al villaggio, dove grazie al Capitano e soprattutto alle due donne della locanda ha ritrovato un po’ di serenità e grazie a loro riesce a dissetare la sua mente curiosa. “Allora è questa, la vita, l’esistenza di cui sentiva sempre la mancanza senza nemmeno conoscerla; immergersi nell’ignoto e nell’incomprensibile per farne ritorno con un grappolo di parole che sono tutto insieme, legna da ardere, fiori e coltelli ?“.
Conosce anche i primi turbamenti amorosi e fisici che non sa spiegarsi e parte poi per accompagnare il postino a fare le consegne in città, ma prima devono attraverare tutti i fiordi. Il viaggio, che occupa quasi metà del libro è una continua ed estrema bufera di neve, le lacrime degli angeli che danno il titolo al romanzo, soste in case ai limiti del mondo, accolti da persone che fanno della sopravvivenza il loro unico scopo ma che inspiegabilmente riescono a resistere.
Lo stile è quello di Stefansson, poetico e intenso, a tratti un po’ faticoso proprio perchè ogni parola è soppesata e le frasi sono ricche di significati. Peccato per la seconda parte così lunga e uguale a se stessa. Sono curiosa di vedere come concluderà la trilogia e vi dico che non ho mai avuto così freddo come durante la lettura di questo romanzo.

L’ERBA DI IERI

L’ERBA DI IERI. Carolina Schutti. L’Orma.
Maja è una bambina che vive in un villaggio in Germania poco dopo la seconda guerra mondiale, non sa quasi nulla del suo passato e non può chiedere alla zia alla quale è stata affidata perchè le risponde sempre e inesorabilmente che bisogna dimenticare ed essere grati. Il romanzo attraverso vari flashback della sua vita, dall’infanzia all’età adulta, ci fa intuire la sua storia con tanti piccoli indizi che tengono alta la tensione, ma che con un finale molto affrettato (il romanzo è molto breve) e con troppi non detti, mi ha lasciata abbastanza insoddisfatta.
Se lo scopo di questo primo romanzo di questa giovane e premiata autrice austriaca è di trasmettere lo straniamento esistenziale di chi non conosce le sue radici, ha sicuramente raggiunto lo scopo, ma probabilmente io ho gusti troppo convenzionali per lasciarmi conquistare da questo genere di romanzo di cui comunque noto i pregi.

ANNA DAI CAPELLI ROSSI

ANNA DAI CAPELLI ROSSI 3. ANNA DELL’ISOLA. Lucy Maud Montgomery. Il gatto e la Luna.
Anna ha quasi 20 anni ormai, guarda al periodo dell’infanzia con il rimpianto e la nostalgia di chi pensa di avere vissuto molto, anche se sa che “La vita sembra un coppa piena di splendore che ho appena portato alle labbra. Ma dev’esserci anche dell’amaro: c’è in ogni coppa. Prima o poi assaggerò il mio. Be’, spero di essere tanto forte e coraggiosa da poterlo affrontare.”
Questo terzo imperdibile romanzo della serie, racconta i suoi anni all’università di Redmond, le nuove compagne (Philippa è assolutamente irresistibile), le vacanze indispensabili ad Avonlea e le tante buffe proposte matrimoniali così lontane dal suo immaginario. Tutti danno per scontato che si sposerà con Gilbert, tutti tranne lei, che proprio non vuole perdere il suo più grande compagno e che non prova nulla di romantico per lui. Ma quando trova quello che è in tutto e per tutto il principe dei suoi sogni capisce che come sempre nella vita nulla è mai come ce l’aspettavamo.
Bellissimo come gli altri e pieno di chicche, per le grasse risate basta affidarsi come anche nel precedente al piccolo Davy e alla solita irrecuperabile Signora Lynde.

L’umorismo è il condimento più saporito nel banchetto dell’esistenza. Ridete dei vostri errori ma imparate da essi, scherzate sui vostri problemi ma traetene forza, fatevi beffe delle difficoltà ma superatele”