ALICE ADAMS

ALICE ADAMS. Booth Tarkington. Elliot.
Tarkington è uno dei pochissimi autori ad aver vinto il premio Pulitzer due volte. Una nel 1922 con Alice Adams appunto.
In un’America ancora ottimista di inizio novecento, poco prima della Grande Depressione, la famiglia Adams si trova incastrata in quella classe sociale di mezzo con grandi aspettative e ambizioni, ma pochi mezzi. Alice e la madre sono convinte che il futuro della ragazza debba essere tra i ricchi della città, e assillano il padre reo di non essere stato capace di ottenere quella posizione che secondo loro gli spetta, costringendolo ad un passo che lo porterà alla rovina. La giovialità con la quale Alice viene accolta nel bel mondo infatti è solo apparente e man mano viene esclusa da tutti i salotti più importanti. Quando conosce un ragazzo che pare apprezzarla così com’è, lei si sente in dovere di nascondere la sua situazione familiare e di raccontare tante mezze verità, finendo così con il rovinare tutto, o forse semplicemente sembra suggerire l’autore: le cose rispettano l’ordine del mondo.
Un bellissimo romanzo, divertente all’inizio poi gradatamente sempre più amaro. Alice è un personaggio a tutto tondo, non è un’eroina romantica, è fatua e volubile (fantastica quando si atteggia allo specchio) ma è anche dolce e di buoni sentimenti. E’ solo cresciuta pensando che le spettasse di diritto ciò che in realtà non è mai stato alla sua portata. Splendido e triste il capitolo finale quando si avvia a quello che ha sempre temuto essere il suo destino.

DARK

DARK. V. E. Schwab. Newton Compton.
Dopo Magic e Legend il mastodontico terzo e ultimo capitolo della serie non delude le aspettative, o almeno non tutte.
Osaron, il caos che si crede dio, è riuscito tramite Holland a impadronirsi di Londra Rossa, il suo potere è immenso e mentre i reali Maxim, Emira e Rhy e quello che rimane della città, cercano di resistere come possono, i tre Antari, si perchè ormai Lila ha scoperto la sua natura, insieme ad Alucard partono con una nave per il mercato magico galleggiante di contrabbando, capitolo splendido, alla ricerca di un manufatto che attraverso il loro potere gli permetta di imprigionarlo.
C’è tanta avventura, trovate originali e ben descritte, conosceremo meglio alcuni personaggi fino a qui marginali come i genitori di Rhy o Holland. Insomma l’autrice attraverso uno stile notevole chiude il cerchio in maniera egregia e a differenza del secondo romanzo che mi aveva un po’ pesato, tiene altissima la tensione per tutte le quasi 700 pagine, cosa non da poco.
Splendido l’amore fraterno che ci racconta, l’unica cosa che mi ha lasciato con l’amaro in bocca è il fatto che non abbia svelato il passato di Kell e Lila, se per Kell posso averne capito il motivo, avrei assolutamente voluto sapere come Lila con i suoi poteri sia finita a Londra Grigia, l’unica Londra senza magia.

LUI E’ TORNATO

LUI E’ TORNATO. Timur Vermes. Bompiani.
2011 non si sa come, Hitler, quello vero, si sveglia in un prato nel centro di Berlino, e dopo un primo momento di sgomento si convince di essere lo strumento con cui la provvidenza vuole salvare il popolo tedesco … di nuovo. Le persone che incontra ovviamente pensano sia un comico che recita una parte, scritturato da una televisione diventa famosissimo e porta avanti con coerenza e convinzione, questa non gli è mai mancata, le sue idee, che purtroppo però ancora una volta pare attecchiscano, soprattutto dopo una violenta aggressione da parte di un gruppo di nazifascisti, si proprio loro.
Scritto in prima persona ha una partenza molto divertente, immaginate Hitler guardare le persone che raccolgono i bisogni dei lori cani, o i giovani d’oggi perennemente con le cuffie alle orecchie, il nuovo tipo di commercio o le innumerevoli trasmissioni televisive con i cuochi come star, l’Oktoberfest, e gli stranieri: un vero spasso. Poi scopre internet, i computer, i telefonini,  fa riflessioni sulla stampa e sulla politica.
Insomma una lettura ironica ma molto intelligente che vuole portare l’attenzione sui movimenti populisti che stanno nascendo ovunque e raccolgono sempre più consensi, nulla è buttato li per caso e l’autore nelle lunghissime note finali, che io purtroppo avendo letto l’ebook ho scoperto solo alla fine, spiega capitolo per capitolo i nomi citati e le scelte fatte, da cui risulta uno studio sulla personalità di Hitler quasi maniacale. Sono stati un sicuramente pesanti i capitoli in cui fa continui riferimenti alla politica tedesca non avendo io le conoscenze per capirli, ma nel complesso è un’ottima lettura.
Ho guardato anche il film di produzione tedesca, beh si sa  Adolf è cosa loro, diciamo che se l’industria cinematografica tedesca non è rinomata un motivo c’è.

L’AMICA GENIALE

L’AMICA GENIALE. Elena Ferrante. E/O.
Ebbene si forse ero l’unica assidua lettrice italiana a non aver letto il romanzo della Ferrante, tra l’altro faticavo ad ammettere con un certo pudore che non amo molto l’ambientazione Napoli che trovo spesso ridondante e ripetitiva, il rischio è sempre quello di sembrare razzista non so perchè. Il primo romanzo della quadrilogia diventata così famosa nel mondo, devo dire che mi ha non poco spiazzata. Mi aspettavo una lettura dinamica e piena di eventi ma una scrittura ordinaria e ho trovato l’opposto. Il ritmo della descrizione dell’infanzia e adolescenza di Lenù e Lila in un rione di Napoli negli anni 50 e 60 non è certo forsennato, ma la scrittura è decisamente alta e intensa. Il continuo alternarsi poi degli equilibri tra le due ragazze cosa che lascia il lettore sempre in sospeso e non capisca chi delle due sia quella geniale è meraviglioso. Quindi si la trama è sicuramente quella che mi aspettavo, la povertà, la violenza, la difficoltà per le donne di accedere allo studio, ma la scrittura e la caratterizzazione dei personaggi sono i motivi per i quali leggerò anche il secondo poi vedremo. Bellissima e fedele anche la serie tv.

1Q84

1Q84 Libri 1 2 e 3. Haruki Murakami. Einaudi.
Murakami è un vero e proprio autore di culto. Ma i miei gusti piuttosto ordinari e tendenti al british me l’hanno sempre fatto guardare con un po’ di sospetto. Visto però che la parola d’ordine di questa quarantena è “se non ora quando” mi sono decisa a provarlo.
Non sarò certo io a fare un riassunto di questa mastodontica opera, in rete se ne trovano di dettagliatissimi. Quel che è certo è che probabilmente avrei dovuto interromperne la lettura per riprenderla successivamente visto che da metà del secondo libro mi ero proprio stufata. La trama si sviluppa su due livelli: la storia di Aomame e il suo lavoro di assassina e quella di Tengo e il libro che deve riscrivere. I due livelli sono i loro due mondi che si sovrappongono, il 1984 e il 1Q84 del titolo appunto, e in mezzo i temi affrontati sono innumerevoli non sempre in un insieme omogeneo: la violenza sulle donne e sui bambini, una setta religiosa, la scrittura e l’editoria, la vita complicata dei due protagonisti e le loro solitudini e soprattutto il loro amore che fa da filo conduttore. Sicuramente un’opera geniale che riesce a tenere alta la tensione nonostante speso si dilunghi su dettagli non necessari. Alcuni personaggi spiccano e catturano, la Signora Ogata su tutti secondo me, ma il finale non chiaro così come i cosiddetti Little People mi hanno lasciato sicuramente con l’amaro in bocca. Molta critica sostiene che non abbia senso voler dare a quest’opera a tutti i costi spiegazioni logiche perchè è un approccio troppo “occidentale”, ma insomma che ci devo fare io sono occidentale e il lasciare tutto un po’ vago mi sembra in realtà una facile scappatoia.

AH L’AMORE L’AMORE

AH L’AMORE L’AMORE. Antonio Manzini. Sellerio.
E’ tutta ambientata in ospedale questa nuova indagine di Rocco Schiavone visto che l’avevamo lasciato ferito in uno scontro a fuoco, scontro che gli costa un rene. Mentre è ricoverato infatti muore un famoso industriale della zona per un grossolano errore durante l’intervento. Rocco dopo aver parlato con il primario, uomo stanco e disilluso ma con uno spiccato senso del dovere, sente la solita insopportabile puzza di bruciato e decide di vederci chiaro. Si legge volentieri certo ma ho trovato abbastanza debole l’impianto giallo stavolta, e onestamente continuo a leggere questa serie solo per conoscere gli sviluppi delle vite dei protagonisti e personaggi secondari, cosa che per fortuna a ogni romanzo sta prendendo sempre più spazio. Ho letto anche il racconto che l’autore ha messo a disposizione gratuitamente L’amore ai tempi del Covid19, niente di che ma lodevole l’iniziativa.

ANNA DAI CAPELLI ROSSI

ANNA DAI CAPELLI ROSSI 4. Anna dei Pioppi Fruscianti. Lucy Maud Montgomery. Il gatto e la Luna.
Questo quarto romanzo della serie di Anna da Capelli Rossi abbraccia un lasso di tempo di 3 anni. Gli anni che Anna e Gilbert devono aspettare prima di sposarsi, mentre lui finisce l’università e si laurea. Anna ha ormai 23 anni e accetta quindi un impiego da preside al liceo di Summerside. Ambientarsi non è certo facile visto che il numeroso clan dei Pringle, giovani e vecchi, è deciso a metterla in difficoltà a tutti i costi, per non parlare della sua sarcastica e sempre aggressiva collega Katherine. Per fortuna può contare sulle “vedove”, le signore da cui è a pensione, e su Elisabeth, la piccola sognatrice sua vicina di casa per la quale è l’unica luce nella sua vita triste. Conosciamo però il carattere e la bontà di Anna che pian piano riesce a sbaragliare tutti, Pringle compresi, lasciando alla sua partenza una grande vuoto.
Bello e divertente come gli altri questo quarto romanzo è per buona parte epistolare, la storia ci viene raccontata da Anna in prima persona attraverso le buffe lettere che lei scrive a Gilbert. Io però ho sentito troppo il vuoto lasciato da Gilbert e dai personaggi di Avonlea che qui mancano completamente, mancanza che viene solo parzialmente bilanciata dai nuovi vivissimi personaggi sempre più bizzarri, non vedo l’ora di ritrovarli nel quinto della serie.

IO SONO L’ALTRA

IO SONO L’ALTRA. Cathleen Schine. Mondadori.
Laurel e Daphne sono gemelle omozigote e come spesso capita ai gemelli, sviluppano un loro linguaggio. Da piccole vivono quasi in simbiosi facendo sentire esclusi di fatto tutti gli altri, compresa la madre. Quando il padre regala loro un vecchio dizionario, le parole diventano definitivamente il gioco più bello e divertente. Crescendo però il distacco è inevitabile e ognuna prende la sua strada, si sposa e abbraccia una carriera.
Se Daphne diventa una giornalista che scrive articoli sull’importanza della correttezza e del rigore della lingua classica, Laurel dopo anni di insegnamento diventa una poetessa molto famosa per la sua sperimentazione linguistica, la rottura e la lite quindi inevitabili.
Un romanzo molto particolare e originale a tratti divertente, che con uno stile elegante indaga i rapporti familiari in generale, attraverso una caratterizzazione perfetta anche dei personaggi minori come il cugino, e in particolare il legame gemellare, fatto di amore assoluto, comprensione, condivisione, esclusività e inevitabilmente anche rivalità. Affronta inoltre l’interessante tema della lingua, mixando il tutto in maniera armonica e riuscita. Davvero inaspettato.

LA PRINCIPESSA SPOSA

LA PRINCIPESSA SPOSA. Willima Goldmann. Marcos y Marcos.
L’autore, famosissimo sceneggiatore di Hollywood, due premi Oscar all’attivo, finge di voler di riscrivere e pubblicare il romanzo d’avventura che gli ha cambiato la vita da bambino, tagliando cioè tutte i pezzi noiosi e lasciando solo “quelli belli”. La storia di per se è una favoletta: c’è una principessa bellissima, un principe prepotente, un innamorato coraggioso e forte, poi tanta avventura in effetti, con rapimenti, lotte e personaggi bizzarri. Tutto ciò con intermezzi dell’autore a spiegazione dei suoi tagli, e commenti ironici che tutti definivano irresistibili. Sono anni e anni ormai che mi imbatto in questo romanzo che è quasi un classico e da cui è stato tratto il film “La storia fantastica”, i pareri sono praticamente unanimi: “divertentissimo, geniale e indimenticabile”. Beh io non sono d’accordo con nessuna di queste definizioni. L’ho trovato banale, con poco senso e assolutamente non mi sono sganasciata dalle risate mai. Paradossalmente ho preferito il primo pezzo, quello che fa da premessa alla favola, dove l’autore parla della sua vita e del come è arrivato alla sua decisione. Certo è un romanzo un po’ datato è degli anni ’70, ma se proprio vogliamo parlare di ironia, quella vera, direi che è stata sdoganata qualche secolo fa. Per quanto mi riguarda salvo solo alcune frasi del romanzo, come la morale “nella realtà, la vita non è sempre giusta, è solo più decente della morte, tutto qui”.

L’ARCHITETTRICE

L’ARCHITETTRICE. Melania Mazzucco. Einaudi.
Non ero sicura di voler leggere questo romanzo, non tanto per le qualità indiscutibili dell’autrice, quanto per il tema. Io e l’arte ci frequentiamo saltuariamente e la mia ignoranza in materia è quasi imbarazzante. Mi è bastato però ascoltare la Mazzucco a una presentazione per rimanere incantata da questa storia. E non solo perchè è una donna di una cultura immensa senza essere supponente, ma perchè è riuscita a trasmettermi l’entusiasmo e la passione che le ci sono voluti in ben 17 anni di ricerche fatte per ultimare questo romanzo che di inventato non ha nulla.
Questo romanzo storico ripercorre, raccontandocela in prima persona, la vita non solo di Plautilla Briccia e del padre che l’ha iniziata a una vita diversa, nella quale la cultura è qualcosa che nessuno ti può rubare, ma ci racconta anche nei dettagli la vita della Roma del ‘600, la Roma dei papi, una città che è un eterno cantiere: Urbano VIII, Innocenzo X, papa Chigi, e degli artisti loro servitori: Bernini, Borromini, Pietro da Cortona. Della Roma dei poveri, delle donne con le loro gravidanze che il più delle volte si trasformavano in lutti, la peste del 1656. Non ultima la grande storia d’amore di Plautilla per Elpidio Benedetti, l’abate segretario del Cardinal Mazzarino, e attraverso di lui racconta l’eterna lotta tra Roma e Parigi e la trasformazione di Plautilla da pittrice ad architettrice appunto, talmente in anticipo sui tempi da doversi attribuire un titolo ancora inesistente. La storia di Plautilla poi è inframezzata dalla storia commovente dell’assedio di Roma del 1849 da parte dei francesi a seguito della dichiarazione della Repubblica, assedio che vide appunto come ultimo baluardo proprio Villa Benedetti opera di Plautilla, soprannominata il Vascello per la sua strana forma.
Un romanzo storico corposo non solo per numero di pagine, con una ricostruzione precisa e rigorosa quasi esasperanti, sia dal punto di vista artistico che storico appunto. Immagino che per chi conosce bene Roma o sia più ferrato di me sull’arte di quegli anni sia una vera goduria, nonostante tutto io l’ho trovato bellissimo, forse perchè ho avuto la lungimiranza di godermelo, di accantonarlo e riprenderlo, di documentarmi man mano senza appesantirmi. Un bellissimo viaggio in un periodo storico che conoscevo poco, visto attraverso gli occhi di una delle tante donne dimenticate che non si sono rassegnate al loro destino.