UN FIORE CHE NON FIORI’

UN FIORE CHE NON FIORI’. Maria Messina. Croce Edizioni.
Maria Messina è un’autrice siciliana dei primi del novecento. Apprezzata da Verga, tratta temi vicino al verismo e a volte pirandelliani, morta giovane nell’oblio è stata poi riscoperta da Sciascia. Le Edizioni Croce sta ripubblicando le sue opere con edizioni molto curate non solo nella veste grafica ma anche negli approfondimenti.
Il fiore in questione è Franca, ragazza vivace e mondana trascorre le sue giornate a Firenze, tra passeggiate per il corso con le amiche, partite a tennis e feste nelle quali civetta con i ragazzi senza mai andare oltre. In una di queste feste conosce Stefano, ragazzo di un piccolo paesino siciliano e l’attrazione tra i due è immediata. Per questo decide di andare con il padre quando questo viene trasferito proprio nel paesino di Stefano. Qui la realtà è del tutto diversa, soffocante non solo dal punto di vista climatico, e Franca capisce subito che per avere una speranza con un uomo dello stampo di Stefano deve snaturarsi e diventare come le donne ritenute “oneste” dal paese. Tutto però è vano, i pregiudizi sono troppi e un finale drammatico non lascerà alcuno scampo alla protagonista, tema costante nell’opera messiniana.
Salvatore Ferlita spiega nella splendida prefazione (da leggere assolutamente dopo il romanzo causa spoiler) come le nuove generazioni di donne si trovano sospese tra la cristallizzazione inaccettabile dei vecchi valori e l’epifania sinistra di una emancipazione che può costare assai cara. … Quella degli anni Venti, agli occhi di Maria Messina, è solo una subdola e sfuggente ubriacatura. 
Autrice assolutamente da recuperare per chi vuole approfondire il novecento italiano.
Un enorme grazie come sempre al gruppo di lettura Il Faro.

 

SOTTO CIELI ROSSI

SOTTO CIELI ROSSI. Diario di una millennial cinese. Bollati Boringhieri.
E’ veramente interessante e piacevole il diario di questa giornalista cinese nata secondogenita nel 1989 anno in cui era in vigore la legge sul figlio unico. Ci racconta inizialmente tutti i sacrifici e i sotterfugi della madre per farla venire al mondo. Poi la salatissima multa pagata per permetterle di avere un documento e quindi essere riconosciuta dallo stato e avere diritto a scuola e sanità. La sua infanzia felice in campagna, poi il trasferimento in una piccola città, che le permettesse di frequentare scuole migliori che le dessero quindi l’opportunità di iscriversi poi all’università. La vita da immigrati, poi lo studio e l’università a Pechino, città ormai cosmopolita, un sogno per molti ma che poco prima della laurea per lei diventa un incubo, visti i pochi sbocchi lavorativi. Poi la vita familiare, con le sue tradizioni, gli scontri e i compromessi, la Cina che cambia e diventa pian piano la potenza mondiale che conosciamo a prezzo si di tanti sacrifici ma anche di tanta abnegazione. I giovani che guardano i film americani e stanno sempre attaccati al cellulare esattamente come noi. E la censura, che soprattutto per quanto riguarda Tien an Men è ancora feroce e senza scampo. Nonostante ci siano ovviamente moltissimi riferimenti storici e politici, questo libro non mi ha mai annoiata, tutt’altro. L’autrice è molto critica con il suo paese, non si nasconde dietro nulla, ma lo ama molto e mantiene un tono sempre molto misurato e obiettivo. Intendiamoci corruzione, pregiudizi, disparità tra uomini e donne, incomprensioni tra la varie generazioni sono problemi comuni veramente in tutto il mondo, non siamo poi così diversi, anzi. Ma sul fronte democrazia è indubbio che la strada sia ancora lunga, basti pensare che questo libro non è stato pubblicato da nessuno in cinese, se i suoi compatrioti lo vogliono leggere devono scaricarlo da Amazon e leggerlo in inglese.
Consigliatissimo.

JERRY JUNIOR

JERRY JUNIOR. Jean Webster. Flower-ed.
Per la prima volta tradotto in italiano dalla Flower-ed editore, Jerry Junior è un’opera della scrittrice famosa per Papà Gambalunga, è una commedia degli equivoci ambientata in quell’Italia di inizio novecento che la Webster conosceva bene e amava molto. Jerry Hilliard, un ricco ragazzo americano, è all’Hotel Du Lac sul Lago di Garda in attesa che lo raggiungano la sorella e la zia, il posto è splendido ma offre poco a un giovane dinamico come lui, a parte la simpaticissima compagnia del cameriere Gustavo. Per sfuggire alla noia quindi Jerry decide di andare a trovare gli Wilder, un’altra famiglia americana in villeggiatura, perchè a detta di Gustavo, Constance la figlia, è bella come un angelo. Il colpo di fulmine è immediato ma la ragazza con il suo cataratterino tutt’altro che mite sbeffeggia Jerry, il quale decide di vendicarsi e si finge il giorno dopo una guida alpina italiana. Gli equivoci ci sono, pure troppi, a un certo punto ci si confonde su chi sa cosa, e su chi finge ma sa, e in tutto questo il personaggio più riuscito è sicuramente Gustavo.
Lo scenario dello spettacolo era pronto per una storia d’amore, ma dal momento in cui si era alzato il sipario, la commedia aveva continuato a essere una farsa.
Una lettura simpatica, ironica e carina, con uno stile curato come usava all’epoca, ma non spassosa come promette la quarta di copertina e sicuramente meno accattivante di Papà Gambalunga.

SOLDATO TARTARUGA

SOLDATO TARTARUGA. Melinda Nadj Abonji. Keller.
Siamo negli anni ’90 in Jugoslavia, in un paese di confine dove Zoltan Kertesz è trattato e sfruttato, persino dai suoi genitori, come lo scemo del villaggio, un ritardato, poco più di un fanciullo. Fa lavori umili e faticosi ma non se ne lamenta, a lui basta giocare con il suo cane e soprattutto osservare la natura. Zoltan vede, ascolta e percepisce del mondo molto più delle persone normali e per questo ama la terra e ciò che lo circonda. La cugina, sua compagna di giochi fin da piccolo che poi si è trasferita in Svizzera durante la guerra, l’ha sempre capito ed apprezzato. La narrazione procede su due piani temporali diversi. Lei che fa il viaggio dalla Svizzera alla tomba di Zoltan ripercorrendo il passato, e lui che racconta in prima persona la sua storia e come la vita militare dopo il reclutamento dell’esercito, con la su durezza e l’assenza di  compromessi o dubbi, non poteva fare altro che annientarlo completamente. Zoltan ha perso la sua guerra già in caserma, senza nemmeno arrivare mai a combattere veramente.
Un gran bel romanzo, tristissimo, poetico, emotivamente toccante, che farei leggere a tutti quelli che ancora oggi nel 2021 considerano la guerra una possibilità e il militarismo una necessità.

IO SO UN SEGRETO

IO SO UN SEGRETO. Lucy Maud Montgomery. Caravaggio Editore.
L’Italia ha riscoperto questa meravigliosa e per fortuna prolifica autrice. Sono molte le case editrici che la stanno ripubblicando o ritraducendo, Caravaggio Editore punta molto anche sull’edizione che è sempre di pregio e con una grafica un po’ retrò che accontenta anche i più esigenti.
Questa è una delle sue short stories e racconta della piccola Jane per la quale non c’è nulla di più affascinante, importante e serio che conoscere un segreto della sua amica più grande. Poco importa se è del tutto improbabile, è un segreto e lei ci crederà.
Per quanto questo racconto sia piacevole e carino, onestamente mi aspettavo qualcosa di più originale. Forse perchè è del 1935, o forse perchè il malinteso che racconta è un po’ un classico di tutte le perfide sorelle grandi quale io sono. Preferisco decisamente la Montgomery dei romanzi.

RACCONTI NATALIZI

NON SOLO A NATALE. Roddy Doyle, Guanda.
Trattandosi di Doyle siamo a Dublino, poco prima di Natale due fratelli si incontrano in un pub dopo vent’anni in cui non si sono visti. Da piccoli erano inseparabili, poi la lite che li ha separati. Davanti a una pinta e tra scambi di battute impacciate, i due rivivono i ricordi comuni, ciascuno ha prospettive diverse, anche se con l’età riesce ad essere più obiettivo. Carina l’idea, buono lo sviluppo, tirata via la fine.

IL TRAM DI NATALE. Giosuè Calaciura. Sellerio.
La sera di Natale sul tram n. 14 diretto verso la periferia più estrema, salgono pian piano alcuni passeggeri, in comune hanno la solitudine, la disperazione, il dolore, ma a un tratto la prostituta sfruttata insieme al vecchio che intende comprarla con un pasticcio, si accorge che in fondo al tram c’è qualcosa, così pian piano il venditore di ombrelli, il ragazzo clandestino che torna da una giornata di espedienti, il mago ormai malato che non controlla più i suoi movimenti, l’infermiera disillusa, il padre disperato che non riesce a procurare un pasto decente alla famiglia nemmeno a Natale, tutti quanti si raccolgono intorno a quel mistero pronti a difenderlo ad ogni costo. Personaggi intensi ed efficaci, e uno stile raffinato quasi lirico, ne fanno un racconto di livello molto alto, non mi ha convinto il finale ma capisco che a quel punto sbrogliare la matassa senza trascendere nel buonismo sarebbe stato difficile.

LA BALLATA DELLA CITTA’ ETERNA

LA BALLATA DELLA CITTA’ ETERNA. Luca Di Fulvio. Rizzoli.
Era da molto tempo che mi ripromettevo di leggere qualcosa di questo autore che è diventato molto famoso prima all’estero che in Italia. Una grande avventura questo lungo romanzo ambientato nel 1870 a Roma, anno della presa della città e annessione al Regno d’Italia. I due protagonisti sono Pietro, un orfano di Novara che arriva a Roma a seguito della sua madre adottiva nobile caduta in disgrazia e fuggitiva, e Marta che gira per il mondo con il famoso Circo Callari di cui però non si è mai sentita parte e che è votata alla causa italiana. Difficile riassumere la trama, moltissimi i personaggi e le peripezie ad essi collegate.
Questo è un classico esempio di quelli che io chiamo libri “furbetti”, ritmi altissimi, personaggi descritti bene ma senza spessore, la linea del bene e del male è così demarcata da risultare assolutamente irreale, la ricostruzione storica un po’ approssimativa, lo stile è pregevole ma anche le parolacce, un po’ troppe, sono messe al posto giusto per risultare simpatiche e nel finale per tutti c’è redenzione e lieto fine. Insomma nel complesso un po’ banale, ma nonostante questo mi ha divertita molto, perfetto da ascoltare in audiolibro mentre si cammina.

LA RAGAZZA GIUSTA

LA RAGAZZA GIUSTA. Elizabeth Jane Howard. Fazi.
Fazi sta pian piano pubblicando tutte le opere di questa autrice sopraffina, ma io dopo i Cazalet non ho più avuto il coraggio di prenderla in mano. In fondo il meglio l’avevo già letto no?! E nonostante anche ora, dopo questa lettura, continui a pensarlo, mi sono resa conto che qualsiasi siano i temi trattati, la voce e le sue riflessioni mai banali mi interessano, per non parlare dei personaggi che caratterizza con un’introspezione degna di uno psicologo, impossibile dimenticarli.
Come Gavin, parrucchiere trentenne che trascorre una placida e soddisfacente esistenza tra casa, con i genitori che lo coccolano, il lavoro a volte impegnativo, e le sue passioni: la musica classica, la lettura, l’arte in tutte le sue forme. Nemmeno la dispotica madre (uno dei personaggi irresistibili che la Howard sa creare in puro stile british) riesce a indisporlo, Gavin ha sotto controllo tutto, semplicemente perchè in realtà tutto lo terrorizza e si guarda bene dal prendere mai alcun tipo di posizione, soprattutto in amore, si accontenta delle ragazza perfette delle sue fantasticherie.
Una serata a una festa a cui come sempre non voleva partecipare però fa precipitare tutto, dai precedenti dubbi se per caso non fosse anche lui gay come il suo migliore amico Harry, Gavin si ritrova a frequentare tre ragazze: la problematica e isterica Minnie, l’eterea ed esperta Joan e Jenny, la giovane apprendista che lavora con lui da anni ma di cui non si era mai accorto che lo venera.
Niente da dire, bello, e non preoccupatevi alla fine Gavin sceglierà la ragazza giusta, ma sempre analizzandosi e tentennando tra dubbi e paure, lui è fatto così.

LA BANDA DEGLI DEI

LA BANDA DEGLI DEI. Barbara Fiorio. Rizzoli.
Un piccolo paese sulle colline, un gruppo di ragazzini di 12 anni alle prese con i primi tentativi di indipendenza dalle loro complicate famiglie, un rifugio (l’Olimpo) dove ognuno impersona un dio a seconda delle proprie caratteristiche e dove leggono e commentano una volta a settimana un mito greco. E quegli adulti sempre così confusi, contradditori e incomprensibili che gli complicano la vita. Così anche la Fiorio alla fine si è cimentata con una storia per ragazzi. I miti greci sono un po’ il tema dell’anno, in tanti se ne sono occupati. Ma lei lo fa a modo suo. Con ironia sempre intelligente, e con tanta delicatezza e attenzione alle problematiche dei nostri preadolescenti. Davvero carino, per tutte le fasce d’età, basta avere il giusto spirito.

TUTTO PERFETTO TRANNE LA MADRE

TUTTO PERFETTO TRANNE LA MADRE. Fabio Bartolomei. Edizioni E/O.
Pietro ha passato quei trenta secondi tanto famosi. Quelli nei quali, a seguito di un imminente e serio pericolo, vedi scorrere la tua intera esistenza. Ma la vita che ha visto scorrere non è la sua. O forse sì. Da quel momento inizia ad avere strani sogni, visioni, forse ricordi, e inizia a mettere in discussione il suo passato, ma soprattutto il rapporto con quel padre perfetto che è stato tutto per lui dopo la morte della madre da piccolo.
Mi ha lasciato davvero spiazzata il terzo volume della Trilogia della famiglia di Bartolomei, non ci ha certo abituati a questi toni cupi e a questa suspence. La narrazione si svolge su due piani temporali diversi, cosa che tra l’altro inizialmente crea un po’ di confusione: i giorni subito dopo l’incidente, e quelli mesi dopo, mentre Pietro accudisce il padre. Qui l’autore ci parla di segreti di famiglia e di legami spezzati. Non male certo, ma strano, mi aspettavo sicuramente un tema più universalmente condiviso, come quelli trattati negli altri precedenti episodi.