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MORTE DI UNA MOGLIE PERFETTA. I casi di Hamish Macbeth. M. C. Beaton. Astoria.
Dopo la fortunatissima serie di Agatha Raisin e quella più breve e meno nota di Clarges Street, Astoria inizia la pubblicazione di una nuova serie della Beaton, I casi di Hamish Macbeth poliziotto di un piccolo paese delle Highlands. Hamish ama la sua terra e il suo lavoro, di certo non frenetico, basato più che altro sulla raccolta di pettegolezzi del paese ed è per questo che Priscilla il suo grande amore, nonchè figlia del ricco proprietario terriero della zona, non comprende proprio la sua mancanza di obiettivi e il suo appagamento. A Lochdubh è appena arrivata una coppia da Londra per aprire un B & B, Trixie Thomas è quel che si dice la moglie perfetta, sa cucinare, pulire, si occupa di tutto ed è pure impegnata impegnata nel sociale. In breve diventa il faro delle casalinghe del paese alle quali fornisce uno scopo, mentre i mariti non apprezzano per nulla i cambiamenti. Quando viene trovata avvelenata quindi i sospettati sono molti, per non parlare del fatto che Trixie non era per nulla senza macchia come appariva.
L’ambientazione e gli scenari ne fanno una lettura gradevole e veloce, certo fatico a considerarlo un vero giallo.

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LA RAGAZZA CON LA MACCHINA DA SCRIVERE. Grant Allen. Elliot.
E’ singolare come due oggetti che ad oggi ci appaiono così banali possano avere in effetti avuto un impatto così forte nel mondo femminile, ed è anche questo che ci racconta questa piccola chicca rispolverata come spesso capita da Elliot. La bicicletta simbolo di libertà che portava in ogni luogo in tempi relativamente brevi senza bisogno di manutenzioni o di stalla, che la nostra protagonista guida con gioia e rigorosamente con la tenuta adeguata. La macchina da scrivere che ha dato a molte donne la possibilità di mantenersi da sole come dattilografe. Juliett Appleton è una giovane borghese rimasta orfana di padre e costretta quindi dall’oggi al domani a provvedere a se stessa. Ma Juliett non è certo tipo da lasciarsi sopraffare dagli eventi, è una ragazza colta, con iniziativa, il coraggio per osare e lo spirito giusto per ridere delle avversità. Passa quindi da un studio legale, a una comunità di anarchici (e questo è il vero pezzo forte del romanzo) a una casa editrice dove incontra finalmente il suo Romeo ma la romantica Venezia sarà teatro del finale non proprio lieto.
Che dire è un romanzo veramente delizioso e fresco, non avrei mai detto che fosse scritto da un uomo e per giunta un famoso naturalista, e a maggior ragione non mi sarei proprio aspettata il finale tutto improntato sulla storia d’amore, ovvio nulla di sdolcinato ma secondo me abbassa un po’ il tono.
Forse pensate che dia troppa importanza a questa storia dei miei antenati che hanno combattuto e sofferto a Lexington. E’ senz’altro possibile: in tal caso, a pensarci meglio, capirete che ho delle scusanti. I miei antenati non mi hanno lasciato nulla in eredità se non il ricordo del loro coraggio. Se mi avessero lasciato una tenuta nel Middlesex, o anche nel Massachusetts, mi soffermerei meno sul loro valore. Ma dal momento che mi hanno fatta erede solo della loro gloria, è naturale che ingigantisca l’unico lascito che abbia ricevuto. Privarmi di questa inezia significherebbe restare povera. Lasciate che riscatti la mia indigenza con l’onore di famiglia.

NEL GUSCIO

On 10 aprile 2017, in circolo socio-politico-storico, very British, by dony

NEL GUSCIO. Ian McEwan. Einaudi.
Prima o poi questo Nobel dovranno pur darglielo, se c’è un autore che lo merita è proprio McEwan. Riesce ad essere sempre originale e soprattutto profondo, interpretando i nostri tempi come pochi autori secondo me sono in grado di fare.
La voce narrante qui è un nascituro/a che dal ventre della madre ascolta, interpreta e cerca di capire cosa sarà di se stesso all’indomani della sua nascita. Quella di Trudy non è una gravidanza di quella da filmetto sentimentale, tutt’altro. Trudy ha una relazione clandestina con il fratello di suo marito, e medita con lui, per le solite mere questioni finanziarie di ucciderlo. Questa la premessa, che fornisce il pretesto per riflessioni sulla vita, la morte, la condizione dell’umanità nel terzo millennio, insomma tutto ciò che costituirebbe quella vita e quell’occasione che nonostante tutto il bambino/a vuole fortemente.
E’ un romanzo intenso, sofisticato, a tratti complesso e a volte disturbante. E’ McEwan e vale sempre la pena.

 

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IL CORTILE DI PIETRA

On 5 aprile 2017, in passato prossimo, by ernus

IL CORTILE DI PIETRA. F. Formaggi. Neri Pozza.
Sembra l’Irlanda, è il commento che più spesso si trova in rete a proposito di questa storia.
Uno indignato stupore, dal sapore ipocrita, già visto e sentito, quasi che “certe” cose accadessero SOLO a casa degli altri. Il Cortile di Pietra è un romanzo ambientato nell’Italia rurale del dopo guerra, il protagonista è Pietro, un bambino di sei anni che viene allontanato da casa perché sua madre è malata (nel dopoguerra era consueto che le famiglie indigenti affidassero i figli ad istituti simili). Il distacco è traumatico, nessuno gli spiega cosa stia accadendo e l’ispettore che lo porta via (con la grazia di chi spinge la vacca al macello) lo scarica in un collegio di suore che tanto sa di lager.
Fame. Freddo. Botte. Incuria. Sono i pilastri della pia educazione offerta dalle suore che gestiscono la struttura, aguzzini in abiti talari a loro volta abbruttiti da una vita spesa all’insegna della sopravvivenza. I bambini sono trattati come animali, da soggiogare ed addomesticare, in alcuni casi da infilare in un sacco e seppellire in una fossa comune.
Malgrado l’ambiente infernale, Pietro fa amicizia con Mario, un ribelle, un bambino avvezzo alle punizioni corporali, quasi fossero il solo modo per sentirsi vivo e rivendicare un’individualità derubata giorno dopo giorno. L’ultima tentata avventura però, seguita da quello che sarà l’ultimo pestaggio, fa sì che Mario si ammali gravemente. Pietro non si da pace, nemmeno si rende conto che il suo solo amico sta per lasciarlo, e si ingegna, forte del coraggio dei disperati, per organizzare la fuga di entrambi.
Un bel libro, drammatico, con pochissimi personaggi positivi. Umani a dirla tutta.

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RAGIONE & SENTIMENTO

On 5 aprile 2017, in il mondo di Jane, patriottismi, by dony

RAGIONE & SENTIMENTO. Stefania Bertola. Einaudi.
Non sono mai stata si sa, una “purista” delle opere della nostra zia Jane, ho sempre preferito considerare tutto ciò che si ispira ai suoi romanzi più un tributo che una contaminazione, se poi considerate che secondo me la Bertola è una delle scrittrici italiane contemporanee più brillanti, beh questo romanzo non potevo proprio perdermelo.
C’è poco da dire sulla trama, ricalca ovviamente quella dell’originale, riportandolo però a Torino ai giorni nostri e donandogli quella spassosa ironia che sconfina spesso nel grottesco e che sono sicura sarebbe piaciuta anche alla Austen.
Tanto per farvi qualche esempio stuzzicante: l’appassionata Marianna fa parte di un’associazione/setta la “Turris Eburnea” che peraltro ho scoperto esistere veramente, che pratica l’astinenza sessuale in quanto la perdita della verginità è considerata come il dono supremo all’amore vero e per sempre,  Willoughby invece diventa il leader di uno scalcinato gruppo rock locale e tocca come sempre alla razionale Eleonora, maestra elementare, tenere insieme questo gruppo di donne fuori luogo e fuori tempo.
Insomma ce n’è per tutti i gusti credetemi, comprese moltissime citazioni letterarie, le risate sono assicurate, ma badate, mai e dico mai risate stupide, le trovate e le considerazioni della Bertola sono sempre di livello.

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CARVE THE MARK. I predestinati. Veronica Roth. Mondadori.
Ambientato in una galassia alternativa, Cave The Mark è un romanzo Young Adult che ha il pregio di rispolverare la fantascienza, ultimamente cassata dalla fama di vampiri, licantropi e maghi. I pianeti, ognuno radicalmente diverso dall’altro, sono abitati e governati da popolazioni radicalmente differenti, che in comune hanno soltanto tre aspetti. 1) la Corrente, una misteriosa forza che tocca in egual misura corpi celesti e corpi umani. 2) i Doni, caratteristiche specifiche, poteri unici, che ogni individuo sviluppa. 3) gli Oracoli, interpreti della corrente e delle visioni future attraverso le quali cercano di mantenere un precario equilibrio tra i pianeti.
Il protagonista maschile è Akos, figlio di un oracolo. Un ragazzo timido, tranquillo, figlio di mezzo di una rispettabile famiglia. Tristemente famoso lui stesso, poiché uno dei pochi eletti ad aver ricevuto in sorte (oltre a un Dono) anche un Fato: una profezia, un destino inevitabile, capace forse di cambiare le sorti dell’universo.
Anche Cyra ha un Fato. Altro popolo. Altra storia. Cyra è una Shotet, una razza guerriera portata a dominare per istinto e aggressività. Cyra è figlia minore di un autocrate, che morendo lascia il posto al fratello maggiore di lei, dal padre debitamente istruito.
Akos e Cyra s’incontrano in circostanze poco romantiche, lui prigioniero e obbligato ad utilizzare il suo stesso Dono per attutire gli effetti del Dono/Maledizione di una principessa Shotet.
La convivenza forzata, l’odio che entrambi (per motivi non dissimili) nutrono per la loro condizione di schiavitù li porta ad instaurare uno strambo legame affettivo. Perché anche Cyra è prigioniera: di un Dono troppo terribile per poterlo gestire e di un segreto incidente. Oppressi e vessati, picchiati e torturati, Akos e Cyra troveranno la forza di interpretare ed abbracciare i loro Fati per cambiare la loro sorte e con essa, forse, la stessa galassia.
Questo libro ha il pregio di aver riportato alla luce il genere della fantascienza a cui la narrativa molto deve. Le ambientazioni sono ben curate, la trama abbastanza originale da indurre il lettore a continuare fino alla fine. Quello che proprio non regge sono i personaggi stessi, non hanno rotondità, non appassionano, non sanno creare empatia in chi legge. Accompagnano il lettore, ma senza fargli compagnia.

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SU E GIU’ PER LE CORSIE. Monica Dickens. Elliot.
Beh avevo letto gli altri due della serie delle cronache lavorative della Dickens e non poteva mancare l’ultimo che ha confermato in tutto e per tutto le impressioni degli altri.
Lei doveva essere una donna fantastica, sempre positiva, realista nonostante la classe dalla quale proveniva, sagace e ironica come il suo bisnonno.
Qualcosa si doveva pur fare, ma che cosa? Pareva che le donne, dopo essere state per vent’anni materiale superfluo, fossero diventate qualcosa che tutti volevano, in posti diversi e subito…. Infermiera ? L’idea mi era sempre piaciuta, anche in tempo di pace, ma credo che ogni ragazza attraversi quel periodo. E’ una fase dell’adolescenza, come quando si desidera farsi suora. Stavo leggendo “Addio alle armi ” e credo fosse questo che mi convinse, pur non riuscendo a immaginare un tipo di ospedale in cui si potessero svolgere avvenimenti come quelli.
E da qui inizia la cronaca della sua esperienza nell’ospedale di un piccolo villaggio vicino a Londra, cronaca non sempre avvincente, delle amicizie e invidie con le sue colleghe, della severità delle superiori, delle fughe alla ricerca di svago e dei bizzarri pazienti che incontra. Una lettura sempre gradevole.

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L’ARMINUTA. Donatella Di Pietrantonio. Einaudi.
Ammetto di essermi lasciata tentare dall’ambientazione, il mio amato Abruzzo negli anni ’70, ma il romanzo si è rivelato sopra ogni mia più rosea aspettativa.
Si apre con la protagonista, una ragazzina di 13 anni la Ritornata del titolo appunto, che viene riportata a casa, sui monti a ridosso del mare abruzzese dove lei ha sempre vissuto nel benessere e a contatto con i turisti con una famiglia che non sapeva non essere la sua. In montagna è tutto diverso, c’è povertà, c’è ignoranza e sporcizia e una famiglia troppo numerosa che ora dicono essere la sua. Nel mese dello svezzamento le due famiglie si erano spartite la mia vita a parole, senza accordi precisi, senza chiedersi quanto avrei pagato la loro vaghezza. Perchè il romanzo è tutto incentrato sullo spaesamento, sul senso di appartenenza che viene a mancare, sul tradimento di quella che pensava fosse la vera madre e sui complicati sentimenti che governano la sua nuova-vera famiglia, sul rapporto con la sorella piccola Adriana (personaggio meraviglioso) e sul segreto inconfessabile che ha deciso il suo futuro.
Un romanzo bellissimo, scritto magistralmente senza tanti fronzoli e forse proprio per questo arriva diretto alla pancia. Peccato solo per il finale che secondo me andava approfondito mi è sembrato un po’ troncato … a meno chè l’autrice non abbia in mente un seguito.

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LO SPOSO IMPORTATO

On 8 marzo 2017, in circolo socio-politico-storico, by dony

LO SPOSO IMPORTATO. Abraham Cahan. Elliot.
Considerato l’antesignano della letteratura ebraico-americana, Cahan era anche una voce importante per tutti gli immigrati di fine ottocento nonostante non fosse religioso, il suo romanzo più importante affronta però proprio il tema scottante dell’incontro-scontro tra le due generazioni alle prese con culture così diverse.
New York 1880, Asriel ormai sente che la sua ora sta giungendo e dopo decenni di duro lavoro e di immense ricchezze accumulate inizia a preoccuparsi per la sua anima, lui che si è sempre considerato un ignorante della Legge e del Talmud. Durante un solitario viaggio nella sua patria d’origine però uno dei rabbini del paese gli offre una scappatoia, asserendo che mantenere un giovane studioso della Legge è come offrire sacrifici a Dio, insomma una sorta di espiazione per procura, cosa cui tutte le religioni sono in realtà piuttosto avvezze. Quando incontra Shaya, il ragazzo prodigio del paese, a suon di donazioni lo strappa al suo acerrimo nemico e lo porta in America con sè per fargli sposare la figlia. Flora però è di tutt’altro avviso, è nata e cresciuta negli Stati Uniti non ha mai praticato e non comprende nemmeno il recente fervore religioso del padre, oltre al fatto che si immagina sposata a un gentiluomo in tutto e per tutto occidentale. L’innocenza e la bontà di Shaya riusciranno però a fare breccia nel suo cuore, così come la sete di conoscenza del ragazzo, messa di fronte a tutto il sapere a cui non aveva accesso nel suo paese ribalterà prospettive e desideri in un inaspettato e bel finale nel quale nessuno in realtà avrà quel che voleva. Lettura veloce ma zeppa di contenuti e consigliatissima.

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BREVE STORIA DELLE DONNE. Jacky Fleming. Corbaccio.
Acquistato per fortuna in offerta lampo, in edizione cartacea costa addirittura 10 euro ma scherziamo?
Non che avessi chissà quali aspettative, di certo se ne è lo stesso rivelato molto al di sotto. In realtà non ho nemmeno capito quali fossero le intenzioni dell’autrice che è appunto un’illustratrice, per non parlare delle recensioni positive che ho letto. E’ un libercolo nel quale poche frasi illustrate volutamente ironiche, in teoria dovrebbero raccontare come è sempre stata considerata la donna nella storia e riportano pareri a dir poco misogini di alcuni grandi uomini a dimostrazione del fatto che nessuno era immune alla stupidità e ai pregiudizi. Pubblicazione onestamente incomprensibile e trascurabile.

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