TRILOGIA DELLA CITTA DI K.

TRILOGIA DELLA CITTA DI K. Il grande quaderno – La Prova – La terza menzogna. Agota Kristof. Einaudi.
Scritti tra il 1986 e il 1991 questi tre romanzi presi singolarmente sono molto brevi, ambientati in un’ipotetica città di confine durante la guerra, ha come protagonisti i due gemelli Lucas e Klaus. Il primo romanzo racconta la loro infanzia dalla nonna, donna incapace di compassione che li tratta come bestie, loro però riusciranno a cavarsela grazie alla loro forza e complicità rimanendo comunque segnati. Lo stile è essenziale, duro e crudo come il tema trattato, frasi minime e taglienti. Nel secondo invece lo stile è più narrativo e racconta la vita dei due gemelli adulti dopo la separazione, tutto qui viene messo in discussione, persino il fatto che siano due, in un gioco di specchi, illusioni e follia che lascia confusi e sconcertati. Il terzo romanzo ribalta nuovamente tutto quello che pensavamo di aver capito, i gemelli ormai sono quasi anziani, e fornisce una spiegazione e una storia della loro vita decisamente più razionale ma sicuramente non meno dura.
Un’opera unica, fortissima, indimenticabile, che è riuscita a conquistare anche un tipo razionale come me, rassegnatevi però qui non ci sono certezze, se non l’assurdità della guerra che viene ribadita in ogni modo, del resto l’autrice l’ha vissuta sulla sua pelle scrivendo dalla Svizzera esule dalla sua Ungheria. Una menzione di merito per la copertina.

LA COMPAGNA NATALIA

LA COMPAGNA NATALIA. Antonia Spaliviero. Sellerio.
Una compagna come Natalia l’abbiamo avuta tutti in classe, quella alternativa, forte, che non temeva i professori, da cui eravamo attratte e respinte insieme. Ma Natalia è solo uno dei protagonisti di questa splendida storia ambientata a Torino nel 1968, e per quanto sia un periodo storico importante, siamo agli albori di Lotta Continua e degli anni di piombo, è anche la storia molto attuale di un’adolescente qualsiasi con i suoi estremismi, la sua passionalità, le sue ribellioni, gli amici, il primo amore, la famiglia, la scuola, ma soprattutto i suoi dubbi. Semplicemente splendido da consigliare a chi vuole fare un tuffo nel passato, ma anche ai ragazzi che, internet a parte, capiranno di non essere poi così diversi da quelli di 50 anni fa.

ROMANZI.IT BOX 6 L’ORMA

L’Orma è un casa editrice che conoscevo bene, di cui ho parecchie pubblicazioni e che è arrivata al grande pubblico anche grazie a Annie Ernaux, autrice francese vincitrice del Premio Strega Europeo e parecchi altri premi, tant’è che due dei romanzi nella box li avevo già, non è un problema si trova sempre qualcuno a cui regalare un romanzo pubblicato con tanta cura ed eleganza.

DOPO MEZZANOTTE. Irmgard Keun.
Autrice di cui ho acquistato tutti i romanzi pubblicati finora, censurata dal regime nazista per svariati motivi, non ultimo il fatto che con la sua amara ironia ha colto perfettamente il sentire della gente comune in quel periodo, anche quella che non comprendeva e tanto meno condivideva quegli ideali.
Come Sanna, la protagonista di questo romanzo, che a diciannove anni passa le sue serata tra festeggiamenti ufficiali “Ormai in Germania ci abbiamo fatto il callo, qualsiasi cosa accada la si celebra come presi dalla febbre, non ti chiedi neanche più il perchè dell’ennesima festa con stendardi e corone di fiori”, la birreria e le feste con amici, tra gli amici ci sono anche ebrei e dissidenti, perchè siamo nel 1936, era solo l’inizio di tutto e molti non comprendevano assolutamente dove si sarebbe poi arrivati. “Spesso alla radio si sentono Goring e gli altri ministri tuonare con un vocione cattivissimo :”C’è ancora chi non è consapevole della posta in gioco, ma state tranquilli che li scoveremo”. Alle mie orecchie cose del genere suonano spaventose e inquietanti, perchè tuttora non ho idea di quale sia la posta in gioco e di che cosa vogliano dire. E chiederlo a qualcuno è troppo pericoloso.”
Bellissimo, autentico e profetico.

IL MAGO M. Renè Barjavel.
Su questo romanzo contavo moltissimo, adoro il fantasy e l’autore non è certo un ragazzino, ma un famoso autore francese del novecento, invece già a metà mi aveva annoiato, risultando poco dinamico e ripetitivo. L’autore reinterpreta il ciclo arturiano dal punto di vista di Merlino, figlio del diavolo, che decide di far soccombere il padre e di riuscire a trovare il Graal attraverso il sacrificio dei vari cavalieri. Merlino sarà in tutto e per tutto il burattinaio di Artù, Ginevra, Morgana, Lancillotto, Galaad, Parsifal e tanti altri. Ma credo che nonostante il tono sia lieve e ricalchi quello delle grandi saghe antiche, per apprezzarlo appieno occorra essere appassionati del tema, io dopo tutte quelle battaglie mi ero proprio stufata. Qui e la però si trovano piccole perle come questa.
I preti e i monaci, gli uni sinceri, gli altri calcolatori, tutti nell’errore, promettevano e minacciavano in suo nome; promettevano a chi lo adorava le delizie vellutate della vita eterna, minacciavano i miscredenti delle abominevoli pene dell’Inferno. Fu così che con i loro sermoni e le loro maldicenze, spaccarono in due l’Unico. Nello spirito dei credenti, allettati dalle promesse e spaventati dalle minacce, esistevano ormai un Dio bianco, lassù, dispensatore di felicità, e un Dio nero, laggiù, dai denti insanguinati e dalle mani di fuoco, che aspettava con impazienza di coglierli in fallo. E fu così che il Diavolo, poichè credevano nella sua esistenza, esistette.

LIBERTA’ GRANDE. Julien Gracq.
Per essere onesta non posso dire molto di un libro che già al terzo capitolo mi aveva talmente indispettita da abbandonarlo. Stile pretenzioso e volutamente manieristico, con poca sostanza ma solo molta forma e per di più surrealista, ne hanno fatto per me una lettura inaffrontabile. Non è un romanzo a cui a fatica avrei anche potuto tentare di dare un senso, ma un raccolta di “suggestioni”, per quel che può voler dire. A onor del vero devo ammettere che in rete ne ho trovato solo lodi sperticate quindi evidentemente non è proprio per me.

L’ESTATE CHE SCIOLSE OGNI COSA

L’ESTATE CHE SCIOLSE OGNI COSA. Tiffany McDaniel. Blu Atlantide.
Grazie alla Box di Romanz.it ho conosciuto quest’autrice di cui mi sono completamente invaghita, nonostante sia così diversa da quella garbata ironia british che in genere prediligo. Con Tiffany ogni volta si affondano le mani nella melma, è un percorso pesante e faticoso ma che non può lasciare indifferenti, e finito un suo romanzo non puoi fare altro che pensarci e ripensarci per parecchio tempo ancora. Non potevo non leggere quindi il romanzo che l’ha portata all’attenzione del grande pubblico facendone quasi un’autrice di culto.
Il caldo arrivò insieme al diavolo. Era l’estate del 1984 e il diavolo era stato invitato. Quel caldo torrido, no. C’era da aspettarselo che arrivassero insieme. Dopo tutto, il caldo non è forse il volto del diavolo? E a chi è mai capitato di uscire di casa senza portarselo dietro?
Scusate l’incipit.
E così a casa di Fielding, un ragazzino di tredici anni con un padre avvocato paladino della giustizia, arriva Sal, un ragazzino nero che sostiene senza sosta e senza che nessuno riesca a smentirlo di essere il diavolo. In paese tra l’altro dopo il suo arrivo iniziano a capitare parecchi incidenti e tragedie, ed è così che Sal, un ragazzo con una maturità che solo il dolore può portare, va a vivere con la famiglia di Fielding, per proteggerlo dalle aggressioni sempre più violente degli abitanti del villaggio guidati da Elohim, un nano che ha un motivo personale per odiarlo. Non voglio svelare troppo di una trama molto articolata, costellata di personaggi particolari, zeppa di quelle immagini e metafore troppo perfette, e che dire dello stile, è il suo, solo suo, quel misto di poesia, violenza e fantasia che non riesco a paragonare a nessuno scrittore abbia incontrato, e credetemi sono tanti. I temi trattati sono innumerevoli: i pregiudizi, le superstizioni, la violenza sui bambini, il razzismo, l’omofobia, la violenza delle folle, la religione.
Chi ci racconta la storia di quella maledetta estate è un Fielding ormai anziano che non è mai riuscito a superarla e ha passato un’intera esistenza fuggendo da un ragazzino, se stesso, che non sente essere stato all’altezza. Tiffany non ci fa mancare nemmeno un colpo di scena finale. Splendido.
Era un ragazzo quello che stava con noi, anche se non era pronto a confessarlo. Forse aveva anche paura. Sì, in fondo, era il diavolo a essere stato invitato. Forse temeva che quello fosse per lui l’unico modo per restare. Essere il diavolo significava diventare un bersaglio, ma anche possedere qualcosa che un semplice ragazzo non ha. La gente lo guardava, ascoltava quello che diceva. Essere il diavolo lo rendeva importante. Visibile. Non è questa la tragedia più grande? Quando un ragazzo è costretto a essere il diavolo per contare qualcosa?

 

IL TESTIMONE CHIAVE

IL TESTIMONE CHIAVE. Sarah Savioli. Feltrinelli.
Benvenuta estate, periodo di letture leggere senza sensi di colpa. La seconda indagine di Anna Melissari, la detective capace di parlare con animali e piante, si arricchisce di personaggi davvero fantastici: i pipistrelli drogati di zanzare piene di pesticidi, l’erbaccia chiacchierona, il gatto giudice culinario, quello poeta, e lui, il carlino erotomane unico testimone di quelle che apparentemente sembrava un suicidio ma non lo è. Il figlio di Luigi Barani inizialmente li incarica di scoprire se ci sono appigli per denunciare la badante a cui il padre ha lasciato una bella somma, ma da quello che sembra un caso semplice si aprono una quantità di piste e sospettati veramente articolata e complessa. Anna tra l’altro deve affrontare il suo instancabile personal trainer e la malattia del padre, oltre che all’inaspettato fidanzato della sorella. Sempre un buon mix di vita comune e indagine gialla raccontataci con uno stile curato, ma il pezzo forte sono sempre i dialoghi con flora e fauna, davvero irresistibili.

SARO’ BREVE

SARO’ BREVE. Francesco Muzzopappa. Fazi.
L’ultimo lavoro di Muzzopappa, autore che mi piace sempre molto per quell’ironia che raggiunge livelli molto alti in metafore e similitudini sempre divertenti, chirurgiche e originali, è un vero e proprio testamento. Quello di Ennio Rovere trasferitosi dalla Basilicata a Monza negli anni ’50, che con tanta dedizione e lavoro riesce a creare una grande azienda di mobili. Nel decidere come dividere il suo patrimonio ripercorre così la sua lunga vita e ne fa un vero e proprio un bilancio togliendosi anche qualche sassolino dalla scarpa. Scrive alle mogli, ai figli e ai nipoti com’è ovvio che sia, ma anche al cane, al dentista e alla cuoca  tanti altri. Una lettura leggera ma che affronta vari momenti difficili della vita di Ennio, quindi meno smaccatamente umoristica del previsto, che però perde un po’ di mordente sul finale.

DON CHISCIOTTE, U.S.A.

DON CHISCIOTTE, U.S.A. Richard Powell. Marcos y Marcos.
Più di dieci anni fa mi sono letteralmente innamorata di quest’autore con Vacanze Matte che ho regalato un po’ a tutti, salvo poi accorgermi con stupore e incredulità che in Italia non era più reperibile nulla di suo. Finalmente qualcuno se n’è accorto, e Marcos y Marcos ha pubblicato prima L’uomo di Philadelphia, da cui è stato tratto il famoso film con Paul Newman e che è già nella mia libreria, poi questo romanzo da cui Woody Allen ha tratto a sua volta Il dittatore dello stato libero di Bananas.
Ho ritrovato molto di Toby Kwimper di Vacanze Matte in Arthur Peabody Goodpasture, sbarcato sull’isola di San Marco assolutamente determinato a migliorare le condizioni di vita degli abitanti grazie alle sue conoscenze di botanica. Arthur, oltre che un candido e un ingenuo, è anche caparbio e deciso a non andarsene senza avere raggiunto prima il suo obiettivo a dispetto di tutte le minacce e le vere e proprie ritorsioni di cui è vittima. Anche le rocambolesche avventure che gli capitano ricordano quelle dei Kwimper, ma le tematiche sono molto diverse. Arthur si dovrà destreggiare tra autoctoni truffaldini, dittatori e rivoluzionari, a conferma del fatto che la sete di potere alla fine ha la stessa faccia da entrambe le parti della medaglia. Niente paura però, lui sarà incrollabile e troppo immacolato e sincero per non conquistare tutti e ci regalerà perle di saggezza come queste “LIBERTA’. Spesso mi sono domandato perchè la libertà per un gruppo di individui voglia dire l’infelicità per un altro“.
Una romanzo che è una vera chicca, da sfoggiare assolutamente nella propria libreria, speriamo solo che la casa editrice prosegua questo progetto meraviglioso.

L’ORSO E L’USIGNOLO

L’ORSO E L’USIGNOLO. Katherine Arden. Fanucci.
Primo volume di una trilogia che in questi anni ha avuto un discreto successo a me non ha convinto per nulla. Amo da sempre i fantasy, e mi piacciono anche quelli per ragazzi, purchè siano divertenti o abbiano una bella trama avventurosa, o almeno dei personaggi interessanti o trattino temi importanti. Questo romanzo non ha nulla di tutto ciò, il suo unico grande pregio è quello di avere un’ambientazione insolita come la Russia dell’estremo Nord con i suoi antichi boiardi, le sue leggende e il suo folclore. Ed è un vero peccato perchè i poteri della giovane Vasilisa che vede e riesce a comunicare con gli antichi demoni della casa e che per questo viene tacciata di stregoneria da chi segue la nuova religione cristiana, aveva un gran potenziale. E’ anche vero che essendo il primo romanzo della trilogia ha dovuto introdurre tutti i personaggi della famiglia, ha sistemato tutti i fratelli di Vasilisa, chi a Mosca, chi è diventato monaco, chi rimane nella tenuta, forse la giovane autrice stava preparando il terreno per i prossimi sviluppi, quel che è certo è che poteva farlo decisamente in maniera più dinamica, a me ha proprio annoiato e spesso l’ho trovato scontato, non è riuscita a rendere interessante nemmeno il cattivo.

LA DONNA DI PIETRA

LA DONNA DI PIETRA. Winifred Wolfe. Elliot.
Winifred Wolfe è una famosa autrice e sceneggiatrice americana degli anni sessanta. Ed è in questi anni che ambienta tutti i suoi romanzi, anni in cui le donne stavano tentando di capire fin dove si potevano spingere, quale era ora il ruolo che ci si aspettava da loro e se potevano non conformarsi. Questo romanzo meno famoso di Tutte le ragazze lo sanno e Un matrimonio perfetto che ho amato molto, si spinge proprio in questo senso.
Lena è una moglie e madre perfetta e si sente completamente appagata dalla sua vita. L’arrivo nella sua piccola cittadina di John MacCurdy sconvolge tutto, attraverso di lui si lascia assorbire completamente dall’arte fino a dimenticarsi di tutto il resto, e da quel momento la sua vita non le basta più. E’ disposta però a pagarne il prezzo? Ho dato la tua anima alla donna di pietra. Ti ho fatto sentire insoddisfatta di tutto quello che sei e di tutto ciò che hai, ma tu non te ne sei ancora resa conto. 
Nonostante un finale piuttosto affrettato e scontato, e un marito assolutamente irreale, il romanzo mi è piaciuto, perchè se è vero che è molto meno ironico degli altri due, è altrettanto vero che le riflessioni sono più sottili e l’ho trovato ancora molto attuale. Siamo nel 2022 ma noi mamme lavoratrici non viviamo ancora e ancora le stesse ansie e gli stessi sensi di colpa?
Allungò le braccia e si ricordò come la donna di pietra avesse proteso le sue fuori dalla roccia, cercando di raggiungere una libertà che non poteva davvero afferrare. Forse la donna aveva voluto troppo. Il mondo ero pieno di persone che desideravano più libertà di quanta, a volte, potessero sopportarne.
Non è forse ancora cosi?

L’AUTOBIOGRAFIA DI MISS JANE PITTMAN

L’AUTOBIOGRAFIA DI MISS JANE PITTMAN. Ernest J. Gaines. Mattioli 1885.
Ernest J. Gaines è un famoso autore afroamericano che nella sua produzione letteraria ha attinto a piene mani dalla sua infanzia in Lousiana. E infatti è qui che passa più di cento anni la nostra protagonista e ci racconta in prima persona la sua vita, che è si la vita di una donna immaginaria, ma che diventa somma e testimonianza delle vite di migliaia di afroamericani dei paesi del sud. Il racconto copre un arco temporale che va dal 1865 con l’abolizione della schiavitù, ai primi anni ’60 del novecento, con le manifestazioni di Martin Luther King per la fine della segregazione razziale.
Nonostante sia ancora piccola, ha marchiato sulla pelle tanto dolore la bambina a cui il tenente Brown regala un nome e cognome, due parole che però si portano dietro la consapevolezza che anche lei come chiunque altro è un essere umano che ha diritto alla libertà e alla felicità. I suoi sogni però si scontrano presto con l’amara realtà e la consapevolezza che Costituzione a parte, la vita per i neri è cambiata davvero poco al sud, e quelli che cercano di cambiare le cose, come Ned o Jackie, sono destinati a soccombere.
Un romanzo bellissimo, che non scade mai nel patetico, il tono di Jane alterna sempre la rassegnazione alla rabbia, in una lotta che da interiore, proprio alla fine della sua vita, diventa d’esempio per tutti.
Sì, avevamo sentito parlare di libertà, avevamo persino parlato di libertà, ma non avremmo mai pensato di vedere quel giorno arrivare. Anche quando avevamo saputo che gli yankee erano arrivati, anche quando li avevamo visti marciare vicino al cancello, anche allora non avevamo mai avuto la sensazione che saremmo stati liberi. 
Questo romanzo è stato scritto nel 1971 più di cinquant’anni fa e fa riferimento a fatti di più di cento anni fa, e purtroppo è doveroso soffermarsi sul fatto che rimane attuale ancora oggi.