Gli anni della leggerezza: La saga dei Cazalet 1

Gli anni della leggerezza: La saga dei Cazalet 1. Elizabeth Jane Howard. Fazi.

Gli anni della leggerezza sono quelli dell’infanzia del 1937, l’estate in cui i piccoli Cazalet, figli e nipoti, si ritrovano in campagna, dalla nonna forse per l’ultima volta.
I Cazalet sono perlopiù una famiglia benestante, discendono da una famiglia vittoriana, dove si cena in abito da sera, gli adulti sono separati dai bambini sorvegliati e spesso cresciuti dalle bambinaie. Ma i tempi cambiano, e sono destinati a farlo in modo repentino, sono gli anni dell’ascesa di Hitler, che pur essendo nella vita quotidiana una figura lontana, derisa, fraintesa e da molti sottovalutata, resta uno sgradito ospite sulla soglia di casa.
Il romanzo è una minuziosa disanima delle relazioni affettive e sentimentali tra i coniugi e i i figli, uno specchio della vita quotidiana che include tutti: giovani, vecchi, padroni e servi, tra le cicatrici di una guerra finita e le avvisaglie di una purtroppo imminente.
I fratelli Edward e Hugh che non potrebbero essere più diversi, il primo affascinante e con più di uno scheletro nell’armadio, il secondo più schivo e menomato dalla grande guerra. Rupert, vedovo ed artista mancato… tutti i Cazalet hanno in comune l’incomunicabilità con le loro rispettive mogli. Persino la sorella, Rachel, che non si è mai sposata per poter accudire i genitori e non è immune all’amore è una mosca presa nella ragnatela delle convenzioni sociali.
Una famiglia numerosa (e credo con molti segreti che verranno a galla nei futuri romanzi), resa chiassosa dagli eredi che dall’infanzia passano all’adolescenza in un’epoca in cui il “mondo di fuori” è tutto fuorché pronto ad accogliere una nuova generazione. Le gelosie, i malintesi, tutti quei piccoli dettagli tragico-comici che fanno di un assembramento di persone una Famiglia.
Le saghe famigliari, come genere narrativo, non sono nelle mie corde, ma devo ammettere che il successo Elizabeth Jane Howard è comprensibile, e meritato se consideriamo che con un ottimo stile ha prodotto un romanzo storico nel quale è facile immedesimarsi.

IL RESPIRO DELLA NOTTE

IL RESPIRO DELLA NOTTE. Richard Mason. Codice Edizioni.
E’ in Sud Africa nel 1914 che Piet Barol e la moglie si sono rifugiati per crearsi una nuova identità da nobili, hanno un mobilificio rinomato ma vivono al di sopra delle loro possibilità essendo il fulcro della buona società di Cape Town. Quando la bancarotta ormai è inevitabile e soprattutto visto che la guerra in Europa richiama molti alle armi, Piet decide di andare alla ricerca di legname a basso costo e si inoltra nella foresta intorno a Johannesburg al seguito di due bantù molto diversi fra loro: Ntsina che lo deve guidare nella foresta del Gwadana dove sono gli alberi, è un giovane partito dal villaggio per lavorare nelle miniere per potersi comprare una radio, Ntsina crede negli spiriti maligni nel fatto che negli alberi ci siano gli spiriti dei suoi antenati, incarna tutto ciò che è l’antica tradizione dei bantù, e Luvo che è con loro per fare da interprete, è stato educato da una coppia di missionari tedeschi e sogna di poter andare con una delegazione in Inghilterra a parlare con il Re per portare alla sua attenzione le grandi ingiustizie che i bianchi stanno perpetrando nella sua terra ai nativi, il Native Lands Act, che ha permesso l’esproprio delle loro terre era appena stato emanato. Tre persone diversissime, come diverse sono le motivazioni che li spingono. Il rapporto che si crea tra i tre nella foresta alla fine sarà di amicizia: Piet non è mai stato e mai sarà un razzista, ma è uno “Strano” e la diffidenza e le incomprensioni sono inevitabili soprattutto quando li raggiunge la moglie.
Un romanzo veramente bello e particolare, scritto bene con forse troppi dettagli, io un centinaio di pagine le avrei tagliate, ma è splendida la descrizione dei complicati rapporti creatasi tra i tre, da favola quella della vita nella foresta spesso dal punto di vista degli animali che percepiscono gli invasori, per non parlare della descrizione della vita e delle gerarchie nel villaggio di Ntsina con gli imbrogli del padre e la nonna con le sue magie. Un romanzo che ne contiene molti, che affronta moltissimi temi diversi e ci tiene incollati fino alla fine per scoprire chi alla fine ha ucciso Piet Barol (il vero titolo è proprio questo Who killed Piet Barrol?) Il finale poi è meraviglioso oltre che giusto e catartico.
Mi sono documentata sull’autore che è uno strano personaggio, Sudafricano di nascita, un passato da giovane star letteraria poi la depressione, per scrivere questo romanzo ha vissuto un anno anche lui nella foresta sudafricana, che dire si percepisce fin da subito, davvero bello.

FRATELLI NELLA NOTTE

FRATELLI NELLA NOTTE. Cristiano Cavina. Feltrinelli.
1944. Mario, contadino romagnolo, mite e solitario, riceve la cartolina di leva. Scappa di casa e si rifugia da alcuni parenti che per un poco lo ospitano. Tuttavia un disertore è un pericolo per tutti, quindi per necessità si unisce alla 36a brigata Garibaldi. Lui che di combattente non ha nulla, viene assegnato all’accudimento dei muli e dei cavalli, con cui si trova meglio che con le persone. I compagni partigiani gli appioppano il nome di Tarzan (Mario è piccolo di statura, tranquillo e fifone) e, nonostante gli sforzi per mantenersi lontano dalla guerra, si trova suo malgrado in prima linea. Uno scontro a fuoco, un proiettile nell’addome, un fratello (il suo), Gianì, quasi uno sconosciuto che diventa la sua unica speranza di sopravvivenza.
Un libro che ha una forma scarna, secca come i personaggi che compaiono e scompaiono, uomini e donne poco loquaci, poche parole e dure verità. Un libro interessante, una breve cronaca di vita vissuta in un momento storico in cui la precarietà dell’esistenza non era filosofia.

GLI EFFETTI SECONDARI DEI SOGNI

GLI EFFETTI SECONDARI DEI SOGNIDelphine de Vigan. Mondadori.
Quando l’affetto non è abbastanza, quando la speranza è destinata alla deriva eppure continua a galleggiare. Un romanzo delicato e drammatico, un acquerello per dipingere l’incontro-scontro tra i patrizi parigini, partecipi del sistema sociale, e i plebei senza tetto:  i fuggiaschi, gli abbandonati, i dimenticati.
I protagonisti di questo romanzo sono bambini già adulti che si trascinano dietro il fardello altrui.
Lou ha 12 anni e frequenta il liceo, una bambina precoce, un piccolo genio che osserva il mondo circostante come un acquario. Sebbene la sua visione sia molto diversa da quella comune, sono poche le cose che sfuggono alla sua attenzione. Lou cataloga, analizza, studia, sopratutto pensa. Continuamente. Non smette un attimo di setacciare e in un reticolo di pensieri così fitti difficilmente l’ingiustizia passa inosservata. La sua è una famiglia per bene, eppure piegata dal dolore, una sorella neonata morta in culla ha tracciato una frontiera tra “il prima” e “il dopo”.
A scuola, perculeggiata da tutti, Lou instaura un’amicizia tenera e molto profonda con il ribelle ripetente della classe. Lucas che vive solo nell’appartamento da cui suo padre se n’è andato, una casa che sua madre ha lasciato per vivere con il nuovo compagno.
È proprio un progetto scolastico che porta Lou a conoscere, per caso, una senza tetto. Noweel, detta No.
Noweel ha diciotto anni, diciannove, sei, oppure sessanta. Non ha casa, non ha famiglia, non ha amici (nessuno ha amici sulla strada), è una lumaca solitaria che striscia nei residui limacciosi della società, un trolley malconcio come guscio.
L’amicizia nasce per caso, per forza, forse anche per sbaglio. Un legame affettivo che da duo diventa trio, la lotta impari tra due ragazzini e tutto il resto del mondo.
Drammatico, ma mai patetico; ironico, ma mai comico. Un libro che affronta un argomento, quello dei clochards, che è in tutto e per tutto un male sociale riconosciuto a cui forse ci si è assuefatti (a Parigi più di 10.000 persone vivono sulla strada). Guardiamo ma non vediamo. Vediamo ma non guardiamo. Tutti indistintamente. Tranne Lou.

JANE AUSTEN

UNA VERITA’ UNIVERSALMENTE RICONOSCIUTAScrittrici per Jane Austen. Astoria.
Bella questa iniziativa di Astoria per celebrare il bicentenario della morte di Zia Jane. Le autrici che si sono prestate sono veramente di tutto rispetto, a testimonianza della fama sempre crescente e dell’ammirazione che le riserviamo. Stefania Bertola, Ginevra Bompiani, Beatrice Masini, Rossella Milone, Bianca Pitzorno e Lidia Ravera.
L’idea della curatrice Liliana Rampello è originale, da una frase ben precisa dei sei romanzi della Austen le autrici traggono solo l’idea per un racconto che riporti ai giorni nostri una delle tematiche trattate nel romanzo in questione.
I racconti non sono il mio genere preferito lo sapete, ma questi a parte il saggio della Bompiani comunque molto interessante, sono veramente belli.

MARY

MARY. Mary Wollstronecraft. Elliot.
Nata e vissuta in Inghilterra nella seconda metà del ‘700 la Wollstonecraft è unanimemente considerata l’antesignana del movimento femminista, molti sono i suoi saggi e opere filosofiche sul tema sviscerato sotto molti aspetti. Questo è uno dei due unici romanzi che ha scritto, pubblicato nel 1788 si scaglia contro il matrimonio, che veniva considerato l’unico modo per sistemare una ragazza indipendentemente dalle sue inclinazioni e che quindi veniva vagliato non in relazione ai sentimenti ma ai vantaggi economici che ne derivavano, in quella che era a tutti gli effetti una compravendita e che generava insoddisfazione nella migliore delle ipotesi, infelicità nella peggiore. E’ questo che succede a Mary ignorata dai genitori fino a che non diventa ragazza, che cresce e si forma da sola e che quindi accetta in matrimonio un vero e proprio sconosciuto. Ma il tempo passa Mary cresce e fa esperienze diverse e conosce una persona che le fa capire cosa ha perso per sempre.
Questo il messaggio importantissimo dell’opera, non dimentichiamo che non siamo nemmeno ancora nell’800.
Tutt’altro discorso è il suo valore letterario, che onestamente ho trovato veramente minimo, la prosa è scarna, la protagonista di una perfezione morale a dir poco fastidiosa. Insomma grazie veramente Mary per le tue battaglie, diciamo che il talento letterario l’hai lasciato a tua figlia, visto che la figlia è nientemeno che la Mary Shelley di Frankenstein.

DORY FANTASMAGORICA

DORY FANTASMAGORICA – DORY FANTASMAGORICA TROVA UN’AMICA (PER DAVVERO) – UNA PECORA NERA A SCUOLA. Abbie Hanlon. TERRE di mezzo Editore.
Se avete figli di seconda e terza elementare e state cercando qualcosa che li possa appassionare alla lettura, è Dory che cercate.
E’ una bambina veramente irresistibile, la più piccola di tre figli sempre snobbata dai più grandi vive in due mondi uno dei quali immaginario, e per questo viene considerata stramba. Nel suo mondo immaginario deve vedersela con la pericolosa Signora Arraffagracchi, ma ha dalla sua parte l’inseparabile Mary e la sua fata madrina: il Signor Bocconcino, il punto è che i due mondi per Dory si confondono spesso e le risate sono assicurate. Come quando si convince di essere un cane, o quando a scuola incontra una bambina completamente diversa da lei ma anche tanto simile che diverrà la sua migliore amica, o come quando in seconda finge di saper leggere velocemente.
Il bello di questi libri è che uniscono pezzetti in stampato a disegni e fumetti in modo che la lettura per il bambino risulti molto dinamica ma soprattutto non pesante, le pagine gli scorrono senza che se ne accorga e che si faccia prendere dallo sconforto di una pagina o una storia troppo lunga.
Sto aspettando … hem volevo dire, le mie figlie stanno aspettando con ansia il quarto capitolo!!!

NEROFUMO E CENERE

NEROFUMO E CENERE. Dan Vyleta. Mondadori.
Vorrei davvero riuscire a produrre un commento degno di contrapporsi a due aggettivi più volte ripetuti in merito a questo libro. Dickensiano e Avventuroso.
Io nutro un profondo rispetto per Dickens (più che altro un rispetto obbligato, viste le strette amicizie che in caso contrario potrebbero salutarmi con un manganello) ma tutto quello che di affine ho trovato con le opere dell’Esimio sono Londra e la sporcizia delle strade. Fine.
Per quanto riguarda il concetto di “avventura” vorrei segnalare che i termini itinerante ed avventuroso non sono sinonimi.
Londra, cupa e sporca, una fucina di corruzione e di industrializzazione, in un’Inghilterra dove il Fumo (fisico prodotto del peccato) rispecchia una società impari, dove gli aristocratici sembrano non produrre Fumo, mentre le classi più povere a riprova della propria condizione d’inferiorità intellettuale e morale, Fumano continuamente.
Thomas Argyle arriva all’illustre collegio ad anno accademico ormai iniziato, viene da una famiglia povera, caduta in disgrazia e macchiata da un’accusa di omicidio. Non ha amici Thomas, per tutto il libro di lui si dice che ha il Fumo dentro, che è un ribelle, una persona pericolosa, fastidiosa… a fare da contrappeso a questo millantato oscuro personaggio c’è l’amico Charlie. In mezzo ai due, immotivatamente contesta: Livia, figlia della donna attorno a cui si sviluppa la vicenda.
Tra Londra e le campagne Inglesi il trio si adopera per dipanare un misterioso intrigo, che durante la narrazione non si fa mancare nulla: triangoli amorosi, fughe notturne, laboratori nascosti, rivoluzionari e polizia segreta, fanatici religiosi e scienziati, assassini drogati e rapimenti.
Un romanzo che è un tour de force di accadimenti, macchinosi sino allo sfinimento, un prolisso guazzabuglio di vicissitudini e comparse che impedisce ai personaggi principali di acquisire spessore. Un finale che avrei evitato.

QUESTO CANTO SELVAGGIO

QUESTO CANTO SELVAGGIO. Victoria Schwab. Giunti.
Inizio subito dicendo che Victoria Schwab ha scritto altri romanzi, in particolare una trilogia più meritevole di essere tradotta.
Aggiungo inoltre che l’idea base di questo romanzo ricorda molto (davvero molto) C.S. Friedman (e quei pochi che mi conoscono… beh chi mi conosce davvero ha già capito).
Verity City è una città mascherata. Un’illusione in piena vista, dove telecamere ad ogni angolo scrutano, osservano, tutto e tutti. Gli abitanti comprano la sicurezza a caro prezzo, pagando Callum Harker per un servizio che puzza di ricatto, una mafia legalizzata, che vede l’uomo più potente della fazione nord di Verity destreggiarsi come uno squalo tra la violenza insita nel genere umano e i mostri che questa crea. Corsai, Malchai e Sunai sono manifestazioni della brutalità e della malignità; cattiverie umane, atti contro la vita, che assumono forma e consistenza sino a divenire i mostri che divorano la stessa razza che li ha generati (lo so, l’idea è bella, ma prende clamorosamente spunto da C.S. Friedman). Kate è l’unica figlia di Callum: ribelle e temuta. August Flynn è un Sunai, figlio adottivo Henry Flynn (l’antagonista buono di Callum Harker). Come da copione i due si incontrano a scuola, un po’ si evitano, un po’ si cercano, un po’ si scontrano… Insomma nulla di nuovo sotto al sole.
Un libro che, mi spiace dirlo, è uno scivolone: i personaggi sono senza spessore, prevedibili in modo fastidioso, la narrazione manca di fascino.

TAMBURI D’AUTUNNO

Tamburi d’autunno. Diana Gabaldon. TEA.

Colonie americane 1767. Claire, Jamie, Fergus e Ian lasciano la Georgia per vendere le gemme e poter finanziare la casa che intendono costruire, ma durante il viaggio vengono derubati. Decidono pertanto di raggiungere la zia di Jamie, Jocasta, nella sua tenuta a Cross Creek. Qui, mentre jamie aiuta la zia nella gestione della tenuta, si susseguono una serie di disgrazie che portano i nostri due eroi ad allontanarsi da River Run, decidendo di stabilirsi in una zona vicina e di edificare la propria casa con l’aiuto del giovane Ian. Nel corso del 1768 arrivano a Fraser’s Ridge venti ex carcerati di Ardsmuir e compare anche John Grey con William, il figlio di Jamie. John e Ian vengono colpiti dal morbillo, come anche il vicino villaggio indiano di Anna Ooka, che viene decimato. Nel frattempo, nel ventesimo secolo, Brianna e Roger sono fidanzati e sfogliando un libro, Roger scopre che Claire e Jamie moriranno in un incendio il 21 gennaio 1776, tuttavia decide di non informare Brianna. Ammetto che la storia americana, che conosco superficialmente, è molto interessante e gli avvenimenti narrati mi hanno fatto venire voglia di approfondire. Nel frattempo, Jamie e Claire si amano sempre più.