UNA CASA QUASI PERFETTA

UNA CASA QUASI PERFETTA. Emily Eden. Elliot.
Per nostra fortuna Elliot ha deciso di pubblicare, per la prima volta in Italia, un’autrice molto nota ai suoi tempi ma oscurata da una sua contemporanea, in effetti non deve essere stato facile essere messa in competizione e paragonata a Jane Austen, diciamo la verità, era impossibile uscirne vincitrice.
Questa garbata e divertente commedia però non deluderà gli appassionati del genere.
Quando Lady Chester viene a sapere che la casa nella quale dovrà abitare in attesa del marito è una bifamiliare e per di più occupata nell’altra metà da una famiglia di borghesi, immagina i peggiori scenari. Stessa cosa fa Mrs. Hopkinson conoscendo bene la dissolutezza di cui sono capaci i nobili d’Inghilterra. La verità però è che sono tutte persone di buon cuore e più che rispettabili e non ci metteranno molto ad imparare ad apprezzarsi a vicenda. Tra personaggi bizzarri e dialoghi frizzanti ricchi di doppi sensi, questo romanzo si legge in un baleno lasciando un sorriso beato sul volto.

MIDDLE ENGLAND

MIDDLE ENGLAND. Jonathan Coe. Feltrinelli.
Con questo suo ultimo romanzo Coe rispolvera i personaggi di La banda dei brocchi e di Circolo Chiuso e attraverso di loro fa un’analisi piuttosto accurata e quasi sociologica dell’Inghilterra di oggi. Se ne La banda dei brocchi ci ha raccontato gli anni ’70 e ’80 e in Circolo Chiuso il nuovo millennio, qui parte dal 2010 e ci fa un breve resoconto di cosa sono diventati a cinquantanni suonati Philip, Doug, Benjamin e Lois. La vera protagonista però è Sophie, figlia di Lois, ricercatrice universitaria che si trasferisce dalla multiculturale Londra alla più provinciale Birmingham, si innamora, si sposa e fatica a tenere insieme il matrimonio con un uomo che ha opinioni politiche diverse dalle sue. Sullo stesso piano della vita dei protagonisti ci sono gli eventi importanti di quel decennio: i tristemente famosi “Riots” del 2011, le olimpiadi del 2012 con una cerimonia che ha fatto nuovamente sentire il paese unito, poi i pregiudizi e i giochetti politici che hanno portato inaspettatamente alla Brexit. Un romanzo importante e interessante e nonostante un finale tirato un po’ per le lunghe e dai toni dolciastri, cosa inconsueta per Coe, lo trovo un autore che vale sempre la pena.

I CENTO POZZI DI SALAGA

I CENTO POZZI DI SALAGA. Ayesha Harruna Attah. Marcos y Marcos.
Sono veramente moltissimi i romanzi che raccontano la vita degli schiavi africani in America o Europa, ma non ne conoscevo nessuno che invece raccontasse cosa succedeva dall’altra parte, in Africa, come e perchè venissero catturati, e cosa ci fosse dietro quell’abominevole commercio. L’autrice poi è una delle giovani promesse africane, ha tratto ispirazione dalla storia di una sua antenata, e si è documentata in maniera approfondita, senza usare toni troppo melodrammatici mantiene lucidità e cerca di spiegare come sia stato possibile.
Il romanzo è ambientato in Ghana nell’800 in epoca precoloniale, i capitoli alternano la storia di due ragazze completamente diverse: Aminah che conduce una tranquilla vita familiare in un paese dell’entroterra preparando e vendendo cibo alle carovane, che un giorno viene rapita e costretta in schiavitù dai predoni che poi la vendono insieme ai suoi fratelli, e Wurche principessa di una dei tre casati che si contendono il potere a Salaga e che per questo si alleano con gli europei e sfruttano il commercio degli schiavi appunto. Wurche è forte, mascolina e determinata, vuole partecipare alla vita politica e non riconosce il ruolo secondario lasciato alle donne, Aminah invece è dolce, bellissima e femminile ma non per questo meno risoluta. La loro posizione quasi opposta ci aiuta ad avere una visione a 360° della situazione, e se alla fine le loro vite si incroceranno, Aminah diventerà la schiava di Wurche, non aspettatevi certo un finale commovente tutto tarallucci e vino, la speranza però non viene a mancare.
Un gran bel romanzo, intenso e illuminante, e per una volta i cattivi non siamo solo noi bianchi, a dimostrazione del fatto che qualsiasi generalizzazione razziale è totalmente infondata, la differenza la fa la sete di potere.

ESERCIZI DI SEPOLTURA DI UNA MADRE

ESERCIZI DI SEPOLTURA DI UNA MADRE. Paolo Repetti. Mondadori.
Repetti è il cofondatore e curatore della collana Stile Libero di Einaudi e come per il suo primo romanzo Lamento di un giovane ipocondriaco, anche in questo secondo trae spunto dalla sua quotidianità per scrivere quello che non è un vero e proprio romanzo. A una prima parte introduttiva della situazione familiare, parte molto psicanalitica che utilizza uno stile quasi ostico, segue una raccolta di aneddoti, dialoghi e sketch della sua originale famiglia acquisita, del resto come dire Saretta cosa ci si poteva aspettare visto che sono tutti un po’ “atei ebrei battezzati e circoncisi”. Parte tutta dalla morte della madre, ebrea ma tiepidamente convertita al cattolicesimo, conversione che la sorella guerrafondaia non ha mai accettato, il nipote genio della matematica e completamente inadatto alla vita vera, la nipote amorale e geniale, e Davide che in mente ha solo la Juve e la … avete capito. Insomma un mix veramente divertente che si legge in un baleno grazie anche alla forma, ma che offre svariati spunti di riflessione sui rapporti familiari, sulla religione e sulla vita moderna. Consigliatissimo.

LA TRAPPOLA

LA TRAPPOLA. La prima avventura di Beatrix Ives- Pope. G.B. Thistle. L’Orma.
Una banda di pittoreschi truffatori, di quelli buoni si intende, un poliziotto corrotto e ricattatore che li costringe a fare un colpo milionario ai danni di un ex agente di borsa. Il piano è molto complesso ma loro sono davvero bravi e ben assortiti e riusciranno a ribaltare l’inerzia della truffa.
Questi gli ingredienti di un’avventura che ricorda molto la più famosa banda Oceans, un romanzo che si legge velocemente ma che non ho trovato nè particolarmente ironico, nè particolarmente avvincente, per non parlare del finale che doveva lasciarmi “senza parole”. Insomma si lascia leggere ma risulta tutto già visto.

IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC

IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC. Giacomo Papi. Feltrinelli.
Il padre di Olivia è stato barbaramente assassinato davanti alla porta di casa, così lei torna in Italia dall’Inghilterra e trova un paese che non comprende, dove gli intellettuali come il padre non vengono più rispettati e ammirati, ma additati e scherniti dallo stesso governo. Dopo altri omicidi a diversi intellettuali, il Primo Ministro istituisce il Registro Nazione degli Intellettuali e dei Radical Chic, per proteggerli si dice, ma nella storia i registri non sono mai stati forieri di buone cose. Molti si nascondono, buttano i libri e l’abbigliamento etnico, altri tengono duro salvo poi essere esposti come veri e propri fenomeni da baraccone. Una commissione per la semplificazione della Lingua Italiana è preposta alla riduzione dei vocaboli e degli aggettivi e della grammatica in generale, tutto perchè il popolo non deve sentirsi inferiore.
Conoscevo già Giacomo Papi e non mi ha delusa, in questo breve romanzo che ammicca ad altri di ben altra taratura (i richiami alla Neolingua di Orwell e ai sopravvissuti che imparano le parole a memoria di Bradbury sono piuttosto evidenti)  con intenti provocatori e con argomentazioni intelligenti mette a fuoco l’abbrutimento e la superficialità dilagante della nostra epoca e del nostro paese, e non crediate sia troppo di parte, non risparmia parecchie stilettate anche agli stessi intellettuali o presunti tali. Non è difficile indovinare a chi si è rifatto per la figura del Primo Ministro.
“Lei lo sa perchè gli intellettuali sono così importanti?”. Lo psicologo non lo sapeva, ma sapeva che era una domanda retorica e non doveva rispondere.
“E lo sa perchè sono pericolosi?” Lo psicologo non aveva mai pensato che potessero esserlo. La voce flautata del ministro riprese a vagare per la stanza: “Perchè le emozioni sono facili, elementari. Se impari i trucchi, le puoi governare, mentre i pensieri rimangono liberi, vanno dove dicono loro e complicano le cose. Dove comanda la ragione, la statistica muore”.

IL FIUME

IL FIUME. Rumer Godden. Bompiani.
Conoscevo quest’autrice britannica del ‘900 molto famosa perchè ho letto con le mie figlie due suoi romanzi per ragazzi sempre pubblicati da Bompiani: Bambole giapponesi e La bambina selvatica, entrambi molto apprezzati. Questo breve romanzo è quasi autobiografico, è ambientato in India dove l’autrice è cresciuta con la famiglia, e ci descrive in maniera a volte un po’ troppo approfondita i colori, gli odori, i sapori del paese che evidentemente le era rimasto nel cuore. L’atmosfera è quella sonnacchiosa delle grandi case che vivono attorno alle fabbriche di juta, ci sono i servitori indiani, la tata sempre presente, il padre al lavoro, la madre incinta, e i fratelli: Harriet, Bea, Boegly e Victoria. La protagonista è Harriet che è in quell’età di mezzo che conosciamo tutti e che è un vero e proprio tormento. Non è abbastanza grande da condividere i nuovi interessi di Bea che ormai si è fatta ragazza, non è abbastanza piccola da divertirsi con i giochi e le avventure di Boegly, ma Harriet è sensibile e appassionata e alle prese con la sua prima cotta per un adulto, il capitano John che però pare preferire la bellezza di Bea. Non manca nemmeno la tragedia, trattata però secondo me in maniera un po’ affrettata. Un bel romanzo dal sapore esotico, una protagonista riuscitissima e alcuni dialoghi veramente impagabili.
Harriet rimase in silenzio, sovrappensiero, poi disse: “E’ troppo difficile essere una persona. Non soltanto devi continuare ad andare avanti. Bisogna anche …” cercò la parola che le serviva ma non la trovò. Poi: “Bisogna anche essere grandi”

LA SIRENA E MRS HANCOCK

LA SIRENA E MRS HANCOCK. Imogen Hermes Gowar. Einaudi.
Nella Londra georgiana del 1785 Mr Hancock conduce la sua tranquilla e piuttosto misera vita. Commerciante benestante, vedovo senza figli, vive con la nipote che gli fa da governante, la più piccola di una serie di sorelle destinate a maritarsi prima di lei, e attende con ansia il ritorno di una delle sue navi di cui non si hanno notizie da parecchi mesi. Angelica Neal invece è appena rientrata a Londra dopo anni di vita vissuta in campagna dove l’aveva relegata il Duca di cui era la mantenuta, ora morto. Angelica è piena di vita e di entusiasmo per la libertà e l’indipendenza ritrovate, e decisa a mantenerle senza dover tornare a lavorare nel bordello della sua ex protettrice Mrs Chapell. Intorno a questi due diversissimi personaggi l’autrice costruisce una bellissima trama che ci fotografa perfettamente l’epoca con le sue contraddizioni, trama di cui non voglio svelare troppo per lasciarvela godere fino in fondo. Ci descrive perfettamente la vita nei bordelli d’alto livello, la distanza ancora molto accentuata tra le classi nonostante fosse già iniziato il declino dell’aristocrazia, le tante preoccupazioni e umiliazioni cui erano sottoposte le donne di tutti i ceti, e quel pizzico di mistero e fantasia legato alla seconda sirena (ebbene sì ce ne sono due di sirene e del tutto diverse) non guasta per nulla l’effetto nè l’accurata ambientazione storica. Personaggi meravigliosi e ben caratterizzati, sia i protagonisti che quelli secondari, una trama ricca ed avvincente, uno stile elegante e alto, volutamente in contrasto con le descrizioni piuttosto esplicite e a volte un po’ forti di cui è disseminato il romanzo, insomma un esordio veramente notevole per un’autrice che seguirò sicuramente.

RESTO QUI

RESTO QUI. Marco Balzano. Einaudi.
Trina ci racconta in prima persona la sua storia, e con la sua la storia di alcuni paese della Val Venosta, che subito dopo l’annessione forzata all’Italia hanno dovuto subire un ulteriore violenza con la costruzione della diga di Resia, quindi l’esproprio delle terre e delle loro case e attività. Il romanzo si snoda tra gli anni a cavallo della seconda guerra mondiale. Trina è una donna forte che continua a fare la maestra clandestina in tedesco quando i fascisti lo impediscono e non teme di fuggire sulle Alpi pur di stare accanto al marito disertore, viene messa però a dura prova dalla vita con la scomparsa della figlia e con lo sgretolarsi pezzo per pezzo del suo mondo.
Finalista al premio Strega e acclamatissimo, questo romanzo non mi ha convinta del tutto. E’ scritto bene e si legge in un baleno e porta l’attenzione nuovamente sulla spinosa questione sudtirolese, detto questo è molto romanzato e la parte storica è poco approfondita a differenza di altro che ho letto tipo Sotto un sole diverso di Ernst Lothar. La protagonista poi non mi ha particolarmente colpito, il suo attaccamento alla terra sembra sempre più una conseguenza delle decisioni del marito, che a mio avviso è il vero protagonista del romanzo, che del suo amore per essa, il finale poi è praticamente inesistente. La presa di posizione dell’autore sulla diga è stata aspramente criticata dati alla mano, non ho le competenze tecniche per esprimermi in merito ma lo trovo un po’ ipocrita, la storia è piena di espropri dolorosi ma del progresso usufruiamo tutti, non mi convincono mai i facili moralismi.
Finisco con un consiglio: visitate la Val Venosta che è splendida; e con una confessione: io sono una di quei turisti che ha fatto la foto “con il campanile sul retro e il sorriso deficiente” come ci ha apostrofato l’autore, non per questo sono rimasta insensibile a quello che ha dovuto subire questa popolazione.

GLI SCOMPARSI DI CHIARDILUNA. L’ATTRAVERSASPECCHI 2

GLI SCOMPARSI DI CHIARDILUNA. L’ATTRAVERSASPECCHI 2. Christelle Dabos. Edizioni EO.
Ofelia, si trova ancora sull’arca del Polo, in attesa di un matrimonio combinato contro il quale si ergono forze che nemmeno l’Innominato e Don Abbondio assieme potrebbero eguagliare.
Maldestra e per quanto mi riguarda pure un po’ tonta (occhialuta e stereotipata come un figurino) Ofelia è ancora più invischiata in quello che all’inizio pareva essere un intrigo politico. Dal canto suo, Thor, unico erede della dinastia dei draghi nonché figlio illegittimo, è ancora il fidanzato detestato da tutti (la corte, la famiglia di Ofelia, i parenti della di lui madre, eccetera…). Ferreo, severo, enigmatico e di poche parole per usare un eufemismo, non vince il premio simpatia e nemmeno quello di consolazione. Sua malgrado, la mancata coppia si trova tra l’incudine: lo spirito di faglia del Polo, lo smemorato e temuto Farouk, che vuole gli venga decifrato un libro mistico in suo possesso; e il martello, un certo Mille Facce, un essere soprannaturale che ama farsi chiamare Dio e ha tutto l’interesse affinché tutti gli spiriti di famiglia restino tristemente ignoranti in merito al loro passato e a quello dell’umanità.
Disavventure picaresche e colpi di scena, trascinano i protagonisti verso un non-epilogo che lascia il lettore in preda a una fastidiosa curiosità, nonostante gli innegabili difetti nella caratterizzazione dei personaggi. Tutti, protagonisti e comparse, sono monotematici e monodimensionali (la sciarpa di Ofelia, tanto per intenderci, è il mio preferito), sempre uguali a loro stessi, fatta eccezione per Thor che verso la fine scopre le carte… appena prima di scomparire nel nulla (e dopo 500 pagine).
Tuttavia. Tuttavia quando si scopre, appunto, che l’intrigo non è politico, bensì teologico/filosofico; quando l’autore scrive frasi del tipo: “Dio governa il mondo e fa lapsus”, ecco è in momenti così che al lettore sale la sbrusia.