DIVINO AMORE

DIVINO AMORE. Stefania Bertola. Einaudi.
L’ultimo romanzo appena uscito di un’autrice di cui ho parlato spesso e che non ha certo bisogno di presentazioni (traduttrice di autori famosi, giornalista, scrittrice) non mi ha delusa.
Ovviamente non bisogna storcere il naso al suo gusto per il grottesco e surreale che invece io amo molto, perchè lo utilizza in maniera bonaria, non per puntare il dito ma per sorridere, o meglio ridere, delle tante assurdità della nostra epoca, per non parlare del fatto che infila spesso riferimenti storici e letterari molto colti.
Questa volta entriamo al Palazzo degli Sposi, un’agenzia di wedding planning dove un gruppo di ragazze strambe ma capaci e alla ricerca del proprio amore, cerca di arrabattarsi per accontentare le richieste sempre più assurde e trash di sposi e genitori degli sposi, nella classica Torino dell’autrice.
Divertente ed esilarante e ricco di situazioni ed imprevisti, un’ottima lettura estiva.

LE INSOLITE INDAGINI DEL DETECTIVE SIDNEY GRICE

I DELITTI DI MANGLE STREET. M.R.C. Kasasian. Newton Compton Editori.
Non è estate senza giallo. E per cambiare ho voluto iniziare il primo di una serie gialla che in Inghilterra ha riscosso un grande successo, ambientata ovviamente nella “mia” losca e fumosa Londra dell’800.
March Middleton, figlia di un medico dell’esercito rimasta orfana, si sta recando dal suo nuovo tutore quando scopre che è nientedimeno che il famosissimo detective personale Sidney Grice di cui i giornali parlano sempre. Grice è un uomo arrogante, maleducato, senza cuore e snob, ma con un senso della giustizia e della verità molto radicato. Nemmeno March incarna la ragazza da marito dell’epoca vittoriana, beve, fuma e ha un grande dolore da nascondere. Saranno fulmini e saette ma si troveranno a indagare insieme sui brutali accoltellamenti avvenuti in Mangle Street, e nonostante tutti gli indizi scagionino colui che è stato incarcerato, Sidney continua ad essere convinto della sua colpevolezza.
Un giallo molto classico, con un bell’intreccio e un andamento molto lineare, ma il forte di questa serie sono i due protagonisti che non vedo l’ora di conoscere meglio e che sono sicura mi riserveranno belle sorprese.

CASA PARADISO

CASA PARADISO. Nina Stibbe. Bompiani.
La Lizzie Vogel di Un uomo al timone è ormai adolescente e quasi per caso, ma soprattutto per comprarsi il suo shampoo preferito, inizia a lavorare come ausiliaria in una casa di riposo per anziani, ovviamente la più scalcagnata della città, nella quale non si capisce se siano più folli i pazienti o il personale. Anche la sua famiglia le da ancora qualche grattacapo, certo molto meno gravi ora che c’è Mr. Holt al timone, per non parlare del fatto che il primo amore si farà strada senza che Lizzie se ne accorga e che il nuovo lavoro la distoglie completamente dalla scuola e le procura una lotta all’ultimo sangue con la preside.
Tante le avventure di questo romanzo che avrei un po’ sfrondato, molti i temi trattati come la morte,la vecchiaia, il primo amore, la famiglia e qualche colpo di scena. L’arguta ironia della Stibbe è sempre molto agrodolce, a volte un po’ indigesta, ma fa sì che i suoi romanzi siano decisamente più del dichiarato e che siano molte le riflessioni sottolineate.

QUANTE VOLTE FIGLIOLO?

QUANTE VOLTE FIGLIOLO? David Lodge. Bompiani.
L’avevo detto che avrei letto altro di questo autore e non ho aspettato molto. In questo romanzo Lodge ci racconta la vita di un gruppo di ragazzi in Inghilterra dagli ’50 agli anni ’80. Lo studio, i fidanzamenti, il matrimonio, il lavoro, i figli. Il tutto cercando di trovare il giusto equilibrio con quello che impone loro la religione cattolica per quel che concerne il peccato, il sesso e non solo. Sono prima ragazzi, poi uomini e donne, che non vogliono rinunciare alla loro fede anche se non sono credenti ferventi, ma allo stesso tempo  ne avvertono l’inadeguatezza in anni nei quali il mondo e la percezione della morale cambiava velocemente. Sono ragazzi per lo più frustrati e pieni di dubbi, i cui desideri di una Chiesa più aperta e moderna vengono regolarmente disattesi, come nel Humanae Vitae, l’enciclica di Papa Paolo VI tanto attesa. Quel che ne viene fuori è un romanzo molto interessante quasi sociologico, ma decisamente meno brillante di E’ crollato il British Museum che ho adorato, perchè Lodge senza rinunciare alla sua marcata ironia da “cattolico agnostico” come si autodefinì, qui vuole fare una critica costruttiva ed è molto rigoroso e anche un po’ pedante, nella ricostruzione dell’evoluzione della dottrina, delle tendenze e dei fatti di quegli anni.

LE AMICHE CHE VORRESTI E DOVE TROVARLE

LE AMICHE CHE VORRESTI E DOVE TROVARLE. Beatrice Masini e Fabian Negrin. Giunti.
Sono 22 le eroine letterarie antiche e moderne scelte, disegnate e commentate dagli autori. Dalle classiche come Anna Karenina, Emma Bovary, Jane Eyre e Pippi Calzelunghe, alle più moderne come Lavinia della Pitzorno, Matilde di Dahl, Mina di Almond, Calpurnia della Kelly o Charity della Murail.
Per chi le conosce è davvero fantastico ritrovarle e leggerne le presentazioni per nulla banali, per chi non le conosce inevitabile farsi venire la voglia di approfondirle.
Una lettura veramente carina, ma mi raccomando acquistate o regalate la versione cartacea, in una pubblicazione come questa la veste grafica è fondamentale, sarebbe assurdo spendere 9,99 euro per una lettura di una sera a cui l’edizione digitale non può rendere giustizia.

NON SPARARE, BACIAMI

NON SPARARE, BACIAMI. Sharon Krum. Mondadori.
Non so come navigando ho letto un articolo su questo romanzo per nulla recente. Che dire, ricordo con nostalgia i pomeriggi passati a guardare con mia madre (allora pensavo di subirli) i film con Doris Day, così l’ho preso in prestito in biblioteca. E bene ho fatto, perchè è una commedia divertente e un po’ retrò che mi ha fatto passare ore davvero piacevoli.
Jane Spring ha superato i trentanni ed è un viceprocuratore di successo a New York, un vero squalo del tribunale, che non molla la preda finchè non ottiene quello che vuole. Cresciuta dal padre, un generale pluridecorato, in una base militare secondo i tradizionali valori di coraggio,disciplina, senso del dovere e onestà, li applica anche alla sfera sentimentale, con il rigore cui è abituata, nessuno a parte lei quindi si stupisce del fatto che quasi sempre gli uomini fuggono dopo il primo appuntamento.
Un giorno però ha un’illuminazione e decide di prendere a modello Doris Day, la donna a cui nessuno è mai riuscito a dire di no. La sua trasformazione è repentina e lascia di stucco tutti quelli che la conoscono, nemici compresi, quando si presenta in tribunale in un tripudio di colori pastello, parla con voce flautata ed è tutta gentilezza e miele.
Divertente, ma mai stupido e scritto in maniera inaspettatamente curata. Consigliato.

LE SETTE MORTI DI EVELYN HARDCASTLE

LE SETTE MORTI DI EVELYN HARDCASTLE. Stuart Turton. Neri Pozza.
E’ stato un vero e proprio bombardamento mediatico quello che ha preceduto l’uscita di questo romanzo e in effetti l’idea è decisamente originale e accattivante.
Primi del ‘900, in un’antica tenuta dispersa nella campagna inglese, sono molti gli invitati per l’annuncio del fidanzamento di Evelyn Hardcastle, che avverrà lo stesso giorno dell’anniversario della morte di suo fratello piccolo avvenuta molti anni prima e si concluderà con il suo stesso assassinio.
Aidan Bishop dovrà scoprire chi ha ucciso Evelyn rivivendo lo stesso giorno e incarnandosi in otto ospiti diversi che hanno tutti segreti poco edificanti da nascondere ma che con le loro caratteristiche saranno fondamentali per la soluzione.
Le atmosfere sono cupe e claustrofobiche, lo stile veramente notevole, l’elemento soprannaturale a me non ha infastidito perchè è funzionale alla premessa, e ci sono moltissimi colpi di scena, ciononostante ho trovato il romanzo troppo lungo e troppo fumoso. I piani temporali si sovrappongono perchè per non rendere ripetitiva la trama, l’autore non ci fa vivere le otto giornate dividendole per personaggi, quindi varie volte mi sono persa e mi sono ritrovata a dover far mente locale per non perdere gli innumerevoli indizi che vengono seminati atti a districare i vari misteri del romanzo.
In rete ho trovato pareri molto controversi, chi l’ha amato alla follia contro i puristi del thriller che l’hanno stroncato. Io penso sia un romanzo molto pregevole per diversi aspetti … ma che fatica!!!!

LA POSTA DEL CUORE DI MRS BIRD

LA POSTA DEL CUORE DI MRS BIRD. A. J Pearce. Sperling & Kupfer.
A costo di sembrare la solita snob vi dirò che mi dispiace molto che questo romanzo sia stato pubblicato con questa copertina e da questa casa editrice, perchè è quasi inevitabile etichettarlo come libro leggerino, cosa assolutamente errata, anche perchè traspare da ogni pagina l’accurata ricerca storica svolta dall’autrice.
Siamo in piena seconda guerra mondiale a Londra, a Emmeline non sembra vero essere chiamata per un vero colloquio al London Evening Cronicle, lei che ha sempre desiderato diventare una vera reporter sprezzante del pericolo, e lei che di notte fa la volontaria ai vigili del fuoco per dare il suo contributo allo sforzo bellico. Il tutto però è un grosso fraintendimento, si ritroverà e fare la segretaria di Mrs Bird, la generalesse di ferro di una rivista per donne ormai in decadenza. Lei deve selezionare le lettere a cui Mrs Bird risponderà come sempre senza un minimo di umanità ma molta autorità, lettere che non devono assolutamente contenere alcuna “sgradevolezza” cioè accenni seppur minimi a questioni sentimentali e soprattutto sessuali.
Emmeline però, seppure pasticciona è una ragazza con un grande cuore e un carattere forte, e non può che dispiacersi del fatto che gli appelli di tante donne o ragazze come lei rimangano inascoltati in un momento nel quale nessuno ha più certezze, solo molti dubbi e tanta solitudine visto che gli uomini sono tutti in guerra. Quindi prende un’iniziativa piuttosto discutibile che farà precipitare gli eventi.
Come anticipato non aspettatevi da questo romanzo amore e romanticismo, qualche risata in pure stile british sì, ma questo è in tutto e per tutto un romanzo storico: sulla vita di Londra sotto i bombardamenti e soprattutto sulla vita delle donne che rimanevano a casa, sui loro dubbi, le loro difficoltà, la loro solitudine e sul loro fardello quotidiano, e sul ruolo importante che hanno giocato allora le riviste femminili, molte delle lettere infatti sono veramente tratte da riviste di quegli anni.
Davvero bello e inaspettato, passate parola.

L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE DI AK-47

L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE DI AK-47. Amitava Kumar. Bollati Boringhieri.
Questo è il memoir dell’autore, che racconta il suo impatto con gli Stati Uniti, cultura completamente diversa dalla sua, quando negli anni ’90 arriva dall’India con una borsa di studio, tanti sogni e la voglia di integrarsi e di fare un sacco di sesso. Della tanto decantata ironia promessa negli articoli letti, c’è traccia solo nella prima parte del libro, per il resto è una serie di racconti dettagliati della sua vita universitaria, di cui onestamente non me ne poteva fregare di meno. Tra lezioni e tesi ci sono spesso riferimenti storici, una delle poche cose interessanti del libro, per il resto l’ho trovata una lettura quasi inutile nonostante tutta la pubblicità fattagli. Mi ha ricordato molto alla lontana Gary Shteyngart, ovviamente Kumar dal paragone esce più che perdente.

LA BAMBINA CHE AMAVA TROPPO I FIAMMIFERI

LA BAMBINA CHE AMAVA TROPPO I FIAMMIFERI. Gaetan Soucy. Marcos y Marcos.
Ho faticato a capire di cosa trattasse questo romanzo prima di approcciarlo e ora ho capito perchè. Definirlo folle e visionario suona riduttivo, e soprattutto è difficile rendere l’idea senza spoilerare buona parte della trama o dei numerosi colpi di scena disseminati lungo la narrazione a cui si arriva pian piano. Quindi mi perdonerete se anche io rimango sul vago.
Due ragazzi rimangono orfani di un padre decisamente patologico, che li ha tenuti segregati per tutta la vita, e si trovano a dover cercare aiuto e a interpretare un mondo che conoscono solo attraverso i dictat del padre e qualche libro letto.
Pian piano desumiamo, in quello che sembra un thriller psicologico, il perchè di tante cose e tante parole buttate lì quasi a caso, e non ci rimane che rimanere allucinati da tanta violenza fisica e psicologica e da tanta follia.
Un discorso a parte va fatto per lo stile, un mix a volte indigesto, ma sicuramente cercato, di linguaggio aulico e cavalleresco con parole colloquiali e spesso volgari. Chi parla è uno dei due figli che si è creato da solo una sua dialettica.
Come detto un romanzo un po’ sconclusionato, forte e originalissimo, che anche se non mi ha convinta del tutto non può far altro che toccarci nel profondo e rimare sicuramente impresso.