UN DOLORE COSI’ DOLCE

UN DOLORE COSI DOLCE. David Nicholls. Neri Pozza.
Erano parecchi anni che aspettavo un nuovo romanzo di Nicholls dopo Noi. E non si può certo dire che la casa editrice abbia risparmiato in pubblicità, forse perchè consapevole del fatto che questo romanzo non regge assolutamente il confronto con gli altri.
Estate del 1997. Charlie Lewis ha sedici anni e sta aspettando gli esiti degli esami, che sa essere disastrosi. E’ stato un anno veramente duro per Charlie. Con il fallimento del negozio del padre, la sua depressione, i problemi economici, la madre che se ne è andata lasciandolo li ad occuparsene. Per sfuggire quindi ai pomeriggi maneschi con i suoi amici, partecipa quindi alla realizzazione di uno spettacolo teatrale, Romeo e Giuletta, dove Giuletta è la meravigliosa Fran Fisher di cui si è innamorato a prima vista.
Il romanzo è la malinconica storia del primo amore, quello assoluto e irrazionale, quello di cui ricorderai ogni dettaglio, quello che arriva nell’adolescenza, un momento in cui le cose non ti accadono e basta, ma ne vieni travolto, quello destinato quasi sempre a finire in fretta.
Direi che questo romanzo rappresenta perfettamente l’uomo composto e un po’ noioso che ho ascoltato con incredulità a Mantova.
Non vi è dubbio che lo stile di Nicholls abbia fatto un passo avanti, è più sofisticato e più elegante e l’introspezione è notevole, ma poco importa se poi non è più capace di trasmettere le emozioni a cui ci ha abituati. Si contano sulle dite le battute degne del Nicholls di Le domande di Brian, e manca completamente il ritmo a cui ha abituati con Un giorno.
Oltre al fatto che non ho assolutamente compreso perchè abbia voluto ambientare la storia negli anno ’90 senza poi sfruttarne per nulla il potenziale.
Intendiamoci non è certo un brutto romanzo, e la mia severa valutazione sicuramente risente delle altissime aspettative che avevo, ma credo che dovrò mettere anche lui nella lista degli autori che hanno già dato il meglio, sarà sicuramente per l’età, ma la mia lista purtroppo si sta allungando a vista d’occhio.

UNA BANDA DI IDIOTI

UNA BANDA DI IDIOTI. John K. Toole. Marcos y Marcos.
Siamo a New Orleans negli anni ’60. Ignatius O’Reilly è un ragazzone enorme e pigro, convinto di avere tutte le verità in tasca quindi sempre pronto a criticare tutto e tutti nonostante non abbia avuto alcun tipo di vera esperienza. Vive con una madre che schiavizza ma che nonostante ciò cerca di coprirlo in tutte le maniere.
Il romanzo racconta le sue paradossali avventure con personaggi assurdi quanto lui, che dovrebbero rappresentare i peggiori difetti della società americana dell’epoca.
La storia della pubblicazione di questo romanzo (la madre che ha quasi perseguitato le case editrici dopo la morte del figlio per suicidio) gli è forse valsa il Premio Pulitzer, che gli venne conferito postumo visto il grande successo dovuto al passaparola. Da allora è diventato un vero e proprio cult e in rete le opinioni sono quasi unanimi nel considerarlo senza dubbio geniale.
C’è anche però un piccola ma rilevante minoranza che lo considera come me, non grottesco ma grossolano, non divertente ma noioso, e che non comprende assolutamente tutta la genialità che gli viene attribuita.

BASSANI E FERRARA

IL GIARDINO DEI FINZI CONTINI. Giorgio Bassani. Einaudi.
All’indomani della promulgazione delle leggi razziali del ’39 i Finzi Contini, famiglia ebrea ricchissima di Ferrara che fino a quel momento aveva fatto vita ritirata, decide di aprire il parco, la casa, ma soprattutto il campo da tennis a tutti coloro che non possono più accedere ai servizi della città. E’ così che si ritrovano Micol e il protagonista/narratore che si conoscono fin da bambini ma sempre e solo da lontano. L’amore del protagonista per Micol è destinato come la vita ad essere una grande delusione.

GLI OCCHIALI D’ORO. Giorgio Bassani. Feltrinelli.
Il dottor Fadigati è sempre stato stimato e ammirato a Ferrara, fino a che non rivela al mondo la sua omosessualità. Uomo colto e facoltoso viene umiliato e poi evitato fino al drammatico epilogo. La sua storia ci viene raccontata dal solito narratore/protagonista ebreo, che nel periodo antecedente le leggi razziali, crea una sorta di complicità con lui alla luce delle loro diversità.

La critica si divide nell’individuare il vero capolavoro di Bassani tra questi due romanzi. Io voto sicuramente per Gli occhiali d’oro, nel primo l’autore in una trama più lunga si perde in dettagli non necessari e nelle descrizioni della città che ne appesantiscono sicuramente la lettura.
Lo stile di Bassani è colto ma troppo pomposo e sicuramente non scorrevole, i personaggi non vengono mai tratteggiati in maniera accurata e le loro motivazioni vengono sempre lasciate troppo vaghe, i contenuti invece ci sono e sono importantissimi.
Insomma trovo la sua una testimonianza NECESSARIA e fondamentale, ma trovo le sue opere non altrettanto fondamentali dal punto di vista puramente letterario.
Ho guardato anche i due film tratti dai libri: quello più famoso di Vittorio De Sica e quello meno conosciuto ma secondo me splendido di Montaldo, con un Philippe Noiret strepitoso e un giovane Rubert Everett. Che dire, due bei vecchi film che mi sono arrivati più dei romanzi, il chè secondo me la dice lunga.

Un ringraziamento speciale al gruppo di lettura IL FARO di Spilamberto che ha organizzato una interessantissima gita a Ferrara sulle tracce dei romanzi di Bassani. E’ stato possibile così visitare una bellissima città con le strade tanto citate nei suoi romanzi e godere di una straordinaria e colta compagnia.

LUPA BIANCA LUPO NERO

LUPA BIANCA LUPO NERO. Marie-Aude Murail. Giunti.
Sauver Saint-Ives è uno psicologo di origini antillesi che esercita in casa oltre che occuparsi da solo del figlio Lazare di otto anni. Lazare è mulatto e scalpita per avere più informazioni sulla madre visto che in casa non se ne parla mai. A questa trama principale cioè il segreto che si cela dietro a tanta omertà e ai problemi che Lazare ha a scuola a causa del colore della sua pelle, si mescolano le storie dei pazienti di Sauver, tutte famiglie apparentemente comuni ma con risvolti drammatici che ormai sentiamo troppo spesso.
E’ sempre un piacere leggere la Murail, è bravissima ad indagare i complicati rapporti familiari e a fare capire a noi adulti quanto stiamo diventando sempre più inadeguati ad essere guide per i nostri figli, visto che il più delle volte siamo persone irrisolte.
Nonostante questo credo che ormai l’autrice abbia sparato le sue cartucce migliori anni fa, sono già parecchi romanzi che non provo quell’entusiasmo e quel calore provato con Miss Charity, Oh boy, Mio fratello Simple o Cecile.

LA MEMORIA DI BABEL

LA MEMORIA DI BABEL. Christelle Dabos. Edizioni E/O.
Il terzo ma non ultimo capitolo dell’Attraversaspecchi riparte 3 anni dopo la fine del secondo. Tre anni in cui Ofelia è tornata su Anima l’ha trovata cambiata e non ha praticamente vissuto controllata a vista dalle Decane, ma decisa a trovare Thorn del quale non ha più saputo nulla. L’unico indizio in suo possesso la porta a Babel un’arca molto particolare dove il politicamente corretto è legge, indipendentemente se sia la verità o meno, e che ricorda un po’ l’India o i paesi del NordAfrica, arca che custodisce la memoria del mondo che c’era prima. Ma per poter accedere alle informazioni del Secretarium Ofelia sotto falsa identità deve sopravvivere agli agguati degli altri studenti del Memoriale, tutti con poteri diversi dai suoi ma molto pericolosi.
Nel frattempo su Polo, Victoria l’adorata figlia di Berenilde e Faruk, che è muta ma riesce ad allontanarsi dal suo corpo materiale deve cercare di tenersi lontana da Madre Cunegonda, che in realtà è Dio in una delle sue facce.
I tormenti amorosi di Ofelia e Thorn per fortuna occupano un ben esile spazio rispetto a tutti gli intrighi e le rivoluzioni che si snodano su Babel così come sulle altre Arche in precedenza, perchè come sempre tutti vogliono il Potere sugli altri.
Dio, l’Altro, Thorn, Ofelia, Archibald tutti quanti in una trama intricatissima ma molto avvincente vogliono raggiungere l’introvabile Terra d’Arco dove sembra esserci la soluzione a tutto.
I dubbi però sono troppi, Ofelia e gli altri non hanno ancora capito chi sia più pericoloso tra Dio e l’Altro, quello che sanno però è che devono sbrigarsi prima che le Arche crollino definitivamente.
Bellissimo e particolare il mondo creato dalla Dabos, così come il dilemma teologico/filosofico, la mia paura è che nel quarto e ultimo romanzo in uscita in questi giorni in Francia, l’autrice rovini tutto con un finale troppo articolato o peggio ancora assurdo o aperto. Per ora promosso a pieni a voti.

PER CHI E’ LA NOTTE

PER CHI E’ LA NOTTE. Aldo Simeone. Fazi.
Durante la seconda guerra mondiale in un piccolo paese della Garfagnana, Francesco viene evitato dagli altri bambini perchè figlio di un disertore. Passa le sue giornate quindi con la nonna che gli raccomanda come tutti di evitare il bosco perchè pieno di Streghi. Quando però Francesco conosce Tommaso, uno strano bambino che mette in discussione tutto il suo mondo e le sue convinzioni, in un momento in cui la guerra diventa davvero cruenta e i tedeschi arrivano al paese, vuole andare a fondo del mistero del bosco e decide da che parte stare.
Un romanzo di formazione che ha dei pregi e che tratta temi importanti ma che non mi ha convinta. Francesco non mi ha colpito per nulla ed è rimasto distante, per non parlare del finale che forse doveva essere un colpo di scena ma che mi ha veramente innervosita. Le descrizioni degli inseguimenti nel bosco poi mi hanno annoiata per quanto scritte in uno stile alto. Insomma una buona prova di scrittura ma con poco sentimento. O forse sarà perchè è inevitabile il paragone con l’ultimo romanzo di Bartolomei che tratta gli stessi temi ma che ha sicuramente un altro spessore.

LO STATO DELL’UNIONE

LO STATO DELL’UNIONE: Scene da un matrimonio. Nick Hornby. Guanda.
Il sottotitolo è corretto. Questo non è un romanzo. Sembra quasi una commedia in 10 atti. Due coniugi in crisi che prima di andare dalla consulente matrimoniale a cui si sono rivolti si incontrano nel pub di fronte per decidere e analizzare il tema da trattare. Sono tutti dialoghi serrati, i temi trattati sono attualissimi ma ovviamente non approfonditi, il disincanto di un lungo matrimonio è il tratto più riuscito, l’ironia Hornby la sa usare lo sappiamo, ma onestamente questa pubblicazione ha poco senso. E’ una lettura di un paio d’ore assolutamente trascurabile, se proprio dovete leggerlo prendetelo in prestito in biblioteca.

LE AMICHE DI JANE

LE AMICHE DI JANE. Sopravvivere all’innamoramento con “Orgoglio e Pregiudizio” di Jane Austen. Annalisa De Simone. Marsilio.
Con la collana Passaparola, Marsilio ha avuto una grande idea: mettere a confronto un autore italiano con un libro importante e dargli così l’occasione di raccontarsi.
Non credo di dover specificare perchè della collana ho scelto proprio questo, come sapete è uno dei miei romanzi preferiti in assoluto.
Annalisa De Simone analizza quindi la sua crescita personale e i problemi amorosi di una ragazza d’oggi messa a confronto con le varie eroine austeniane.
Ne esce fuori un’analisi molto lucida e parecchio interessante delle opere della Austen.
“L’avventura di Lizzy Bennet consiste, più del resto, nell’affrontare le prove che si frappongono tra la ragazza che credeva di sapere tutto e la donna che, subita un’umiliazione, impara a riconoscere i propri limiti. Fra la ragazza che non conosceva la paura e la donna che, conoscendola, ne esce consumata, ma meno ingenua. Forse persino più fiera.”
Ogni volta però che si andava sul personale dell’autrice o delle sue amiche, la mia attenzione scemava decisamente. Con tutto il rispetto per lei, che sa scrivere anche molto bene, io non la conoscevo quindi non potevo trovare interessante il suo vissuto personale.

THE WIFE

THE WIFE: Vivere nell’ombra. Meg Wolitzer. Garzanti.
Non conoscevo quest’autrice ma per svariati motivi ho scelto di assistere a un suo evento al Festival della Letteratura di Mantova di quest’anno, mi è sembrato quindi doveroso documentarmi un po’ e leggere quello che viene considerato il suo miglior romanzo. Con inaspettata gioia ho scoperto una penna elegante che sa colpire il nostro emotivo con considerazioni molto scomode.
Joan Castleman è in aereo diretta a Helsinky per accompagnare il marito a ritirare un prestigioso premio letterario che lui, autore famosissimo, attendeva da una vita. E’ la consacrazione di un talento da tutti riconosciuto. In nome di questo Joan ha sacrificato tutto, è stata a fianco al marito nonostante le sue innumerevoli scappatelle, nonostante i rapporti complicati con i tre figli, nonostante anche lei da giovane avesse velleità letterarie. Ma erano gli anni ’50, il movimento femminista non c’era ancora e Joan non ha mai pensato di poter avere una sola possibilità  in un mondo al maschile che irrideva i primi sforzi di autrici indipendenti. Attraverso continui flashback non in ordine temporale, Joan ripercorre la sua vita e il contraddittorio rapporto di amore, odio, ammirazione e senso di rivalsa e sconfitta che ha avuto con il marito.
Un bellissimo romanzo scritto in maniera magistrale, intenso e toccante, e il fatto che la rivelazione finale si intuisca in realtà quasi all’inizio, non disturba assolutamente la lettura, noi lettori non vogliamo più sapere solo quello, vogliamo sapere come è stato possibile.
Meg Wolitzer si definisce una scrittrice femminista, dopo averla ascoltata ne sono rimasta incantata, ho acquistato il suo ultimo romanzo e me lo sono fatta autografare con tanto di dedica per le mie figlie, con la speranza, piuttosto labile in verità, che quando loro saranno più grandi qualcosa sia davvero cambiato, in un mondo in cui il politicamente corretto riesce a nascondere solo in parte le grandi disparità ancora presenti.
Ho visto anche il film e due grandi attori sono riusciti non so come a rendere, con le ovvie differenze, un romanzo che nella trasposizione cinematografica era sicuramente molto complicato.

L’IMPREVEDIBILE VENETIA

L’IMPREVEDIBILE VENETIA. Georgette Heyer. Astoria.
Astoria ha pubblicato in edizione integrale quello che viene considerato uno dei migliori romanzi della regina indiscussa del Regency.
Venetia Lanyon a 25 anni si considera ormai una zitella, tenuta segregata dal padre nella tenuta di campagna non è stata presentata in società come si conviene, e alla sua morte si è dovuta occupare del fratello minore cagionevole di salute. Ma Venetia non è certo una ragazza triste, è intelligente, colta, spontanea e diretta, cosa vista con un po’ di sospetto dai vicini che comunque la adorano. Venetia è cosciente di non sapere nulla del mondo ma non si decide ad accettare la corte del rispettabile e noioso Yardley, e quando nella tenuta a fianco viene a vivere Lord Damarel, noto libertino dalla pessima reputazione ma dai modi accattivanti, non si lascia offuscare dai pregiudizi.
Seguono un po’ tutte lo stesso copione le commedia della Heyer, ma lo stile molto curato e l’ironia tagliente, ne fanno sempre una lettura gradevole, in questo romanzo ci sono meno dialoghi del solito ma le freddure del fratello Aubrey valgono da sole il prezzo di acquisto.