Crea sito

LIMBO

On 14 maggio 2012, in Senza categoria, by dony

LIMBO. Melania Mazzucco. Einaudi.
Il ritorno del maresciallo Manuela Paris dall’Afghanistan è un evento per una cittadina come Ladispoli che tutti hanno sentito nominare ma nessuno saprebbe come mai. Il fatto poi che sia l’unica sopravvissuta a uno degli attentati più sanguinari degli ultimi tempi la porta alla ribalta delle cronache. Lei però è tornata in famiglia per cercare di riprendersi, di rimettere insieme quello che di lei è rimasto e dimenticare quello che invece è morto definitivamente assieme ai suoi compagni. Lo sconosciuto che la guarda dal balcone del secondo piano dell’Hotel Bellavista sembra capirla e riesce a toccare parti della nuova se stessa che nemmeno lei conosce ancora. Però è inavvicinabile e questo inquieta Manuela che non ha più alcuna certezza nella vita cui appoggiarsi, tranne la sua sgangherata famiglia. La storia si dipana in un lasso di tempo di una ventina di giorni, tra le feste di Natale e Capodanno, ma ci riporta spesso alla missione, con continui salti temporali solo apparentemente casuali. La Mazzucco ci racconta l’Italia come pochi sanno fare, anche attraverso i personaggi minori come Vanessa l’amata sorella e il resto della famiglia di Manuela. L’attenzione è alta fino alla fine, quando finalmente si scoprirà l’identità di Mattia. Sì perchè questo è anche un bellissimo romanzo d’amore, ma un amore non convenzionale e mai banalizzato o semplificato da sentimenti scontati. Manuela Paris è un personaggio di una forza e intensità uniche, complicata e soprattutto onesta, di quelli che ti si imprimono nella memoria e non ne escono più anche per chi come me non conosce per niente l’ambiente militare e men che meno le sue dinamiche. Quando leggo quest’autrice, benchè non sia particolarmente prolifica, ho quasi la certezza che sarà una di quelle che lasciano il segno, non di quegli autori che passano anche se validi, ma di quelli di cui le mie figlie leggeranno nelle loro antologie di letteratura a scuola.

 

PIC NIC AL CIMITERO E ALTRE STRANEZZE. Un romanzo su Charles Dickens. Maurie-Aude Murail. Giunti.
Nell’anno che festeggia il bicenterio della nascita di Dickens, le iniziative si sprecano per rendere omaggio allo scrittore che viene considerato non da tutti il migliore di sempre, ma sicuramente il più importante, quello che ha modificato definitivamente le sorti della narrativa romanzesca. Agli appassionati come me non rimane che godersela. Questa è la sua biografia, resa brillante e piacevole, ma comunque storicamente fedele, perchè è indirizzata a un pubblico di ragazzi. Lasciatemi esprimere qualche perplessità su questo progetto editoriale. Non so quanto a un ragazzo possa interessare la vita di uno scrittore che spesso gli propinano a scuola come una punizione, e non so nemmeno quanto possa cogliere di tutti i riferimenti ai suoi romanzi, ciò non toglie che mi sono divertita da matti a leggerlo e che lo consiglio veramente a tutti quelli che vogliono approfondire la conoscenza di cotanto scrittore o anche solo a quelli che si appassionano a leggere di personaggi decisamente fuori dal comune che hanno cambiato la storia.

 

La serie “Shadowhunters”.

On 8 maggio 2012, in Senza categoria, by ernus

 

Città di Ossa. Città di cenere. Città di vetro. Citta degli angeli caduti. Cassandra Clare.
Clarissa Fray. Clary. Sedici anni, una madre single ed apprensiva ed un amico del cuore, Simon. Un’adolescente come tante, che se restasse tale non sarebbe la protagonista di una lunga e famosa serie, quindi evitiamo di cadere nel banale… che già abbiamo da cadere nel tormentoso.
La vicenda ha inizio in un’ambigua discoteca, il Pandemonium, frequentata da umani e non, dove Clary per puro caso assiste a quello che pare essere un omicidio ad opera di un trio di ragazzini che solo lei riesce a vedere.
Isabelle, Alec e Jace sono Shadowhunters, discendenti degli angeli e cacciatori di demoni, ammantati di rune ed incantesimi che li nascondono alla vista del genere umano che proteggono. Il fatto che Clary riesca a vedere aldilà dei loro sortilegi può avere una sola ed unica spiegazione: anche lei appartiene alla casta degli Shadowhunters, un mondo fantastico e pericoloso dal quale sua madre ha voluto tenerla lontana, anche a costo di cancellarLe periodicamente la memoria.
Nell’arco di pochi giorni Clary si ritrova abbandonata (sua madre scompare e Luke, amico di famiglia che le ha fatto da padre non vuole avere a che fare con lei, lasciando chiaramente intendere che ci sono segreti che vanno mantenuti), e malamente accolta all’interno del ristretto gruppetto di Shadowhunters, dove immancabilmente perde la testa per il tenebroso e seccante Jace. Di tutta la narrativa fantastica che mi sono sciroppata negli ultimi… 20 anni, Jace è in assoluto il personaggio più monocorde che abbia incontrato, di lui si possono dire due cose: bello e tormentato (nemmeno Edward di Twilight era tanto tormentato, e ho già detto tutto).
Man mano che la narrazione procede si scopre che Clary è figlia di due Shadowhunters, che suo padre è uno psicopatico assassino, che Luke è un licantropo, che lei e Jace hanno il sangue di un angelo. Vampiri, licantropi, fate e Shadowhunters dovranno affrancarsi dai rispettivi rancori ed affiancarsi per sostenere una battaglia epica da cui dipende il destino dell’intera umanità.
La trama di questa saga trionfa davvero su tutto. È bella, avvincente e ricca di colpi di scena. Il mondo creato dall’autrice è accurato, plausibile e rigoroso nel rispetto delle sue leggi “fantastiche”. I personaggi purtroppo faticano a decollare, non sono caratterizzati in maniera approfondita e si iniziano ad apprezzare man mano, ed è indubbio che manchi quel pizzico di ironia in più che servirebbe a stemperare l’atmosfera un po’ troppo dark. Fantastici invece molti dei personaggi minori come Simon inizialmente, e lo stregone Magnus Bane sempre (un riconoscimento speciale per la relazione gay Magnus-Alec, un tema attuale e abitualmente ignorato).
La storia d’amore tra Clary e Jace per quanto riguarda il nostro personalissimo gusto è decisamente troppo simile a una telenovela brasiliana: posso ma non voglio, voglio ma non posso, tutti mi odiano.
Ovviamente il nostro è un giudizio da quarantenni, probabilmente gli adolescenti, i primi destinatari di questa saga, vanno in brodo di giuggiole leggendo di storie d’amore tanto sofferte.
Una nota di demerito va, purtroppo, al quarto capitolo delle serie, decisamente sottotono rispetto agli altri, con un finale che rovina gran parte dell’intreccio; segnale forse che se spesso le saghe fantasy sono trilogie un motivo ci sarà!
Resta inteso che leggeremo gli ultimi due capitoli della saga non appena saranno disponibiliì, ed anche quelli della saga successiva, nella speranza che Mondadori elimini dalle prossime edizioni le decine di refusi che abbiamo riscontrato in questi.

 

THE HELP.

On 6 maggio 2012, in Senza categoria, by ernus

THE HELP. Kathryn Stockett. Mondadori. Formato ebook.
Sono gli anni delle proteste canore di Bob Dylan, delle marce per l’integrazione razziale. Anni di violento fermento, di dissidenti e conservatori impauriti. Anni in cui il vento di rivoluzione soffia in più di una direzione, una sommossa che l’autrice ha saputo comprimere e ridurre alle dimensioni della vita quotidiana.
1962. Eugenia Phelan, detta Skeeter, torna a Jackson, Mississippi, dopo aver frequentato il college lontano da casa. È una ragazza non comune, ancora single tanto per cominciare, troppo alta e troppo secca per gli standard dell’epoca, ma soprattutto troppo brillante per adeguarsi alla vita borghese di quelle che per buona parte del libro sono definite “le sue amiche”. Mogli modello, con prole, mariti in carriera ed immancabile donna-nera-a-servizio.
Skeeter, che anela all’indipendenza, ma è succube di una madre la cui regola d’oro è una ragazza minuta e graziosa deve valorizzarsi con il trucco e una buona postura; una ragazza alta e bruttina con un fondo fiduciario”, decide di diventare una scrittrice ed accetta di redigere una rubrica per casalinghe nel giornale locale.
Incapace di rispondere alle semplici domande delle lettrici a proposito delle macchie di sugo, trova aiuto in Aibeleen, la domestica di una delle amiche del Bridge, una collaborazione a senso unico che si trasforma in un sodalizio, un pugno chiuso contro la società castrante di Jackson, una battaglia contro il razzismo e l’acredine, che vedrà dispiegarsi il meglio ed il peggio di entrambe le fazioni. Il figlio ormai defunto di Aibeleen pianta in Skeeter il seme della discordia che, pur germogliando a fatica, fiorisce in un libro che fa scalpore. Una raccolta di racconti, un reportage intenso e scandaloso che unisce le voci di numerose domestiche che si raccontano, e raccontano la vita all’ombra di donne bianche, talvolta amate, perlopiù temute e detestate.
Un tributo all’affetto umano, alla capacità di sostenersi e combattere senza armi, ma soprattutto alla capacità di andare oltre. Oltre i pregiudizi, l’ignoranza, le folli regole sociali, il gretto perbenismo. Ho amato questo libro per la forza delle amicizie a dispetto delle classi ed il senso di giustizia che nasce dal buon senso, ma soprattutto per il susseguirsi di aneddoti veri e usuali che, seppur prevedibili, hanno un impatto potente quando rapportati alla vita quotidiana.

“Non si può lasciare un negro e una negra da soli, senza chaperon… non è colpa loro, ma proprio non ce la fanno a trattenersi.”

 

ESERCIZI DI STILE

On 1 maggio 2012, in Senza categoria, by dony

ESERCIZI DI STILE. Raymond Queneau. Einaudi.
Non credo che ci sia qualcuno che non sappia che qui il genio linguistico per eccellenza si cimenta con un brano che trasforma e ritrasforma seguendo a volte le regole di alcune figure retoriche, a volte quelle di alcuni generi letterari, a volte più gergali. Si diverte sì, anche a infrangerle queste regole, fino ad arrivare a 99 (anche se non sono proprio 99) creazioni diverse.
Ugualmente creativo e forse anche più difficile, il lavoro di Umberto Eco nella traduzione e nella reinvenzione dei brani intraducibili.
Sono cosciente del fatto che mi attirerò gli strali e il disprezzo dei veri letterati. Ma lasciate che vi dica che sì ok è un genio anche solo ad averlo pensato, che sì questi testi sono fondamentali per fare capire agli scolari tutte le possibilità del lessico e del linguaggio, ma comunque io immagino Queneau un po’ spocchioso che rimira le sue opere, alcune delle quali lasciatemelo dire ho trovato veramente assurde e inutili. L’ho detto. Detto questo spero che alle mie figlie le facciano leggere, non tutte però.

 

PERSUASIONE

On 1 maggio 2012, in Senza categoria, by dony

PERSUASIONE. Jane Austen. Garzanti.
Come ho già detto e ridetto, se riuscissi a liberarmi del dolce fardello di Orgoglio e Pregiudizio, riuscirei a leggere e a godermi le altre opere della Austen in ben altra maniera. Potrei provare a fare questo tentativo con le mie figlie quando cresceranno, farglielo leggere per ultimo, chissà come sarebbe!! Per me ormai è tardi e non mi resta che aspettare qualche giorno per lasciare sedimentare le impressioni e l’emotività  e approfondire con qualche lettura critica in genere necessaria e illuminante.
Ambientazione e tematiche sono sempre le stesse. L’Inghilterra vittoriana altoborghese nella quale le bugie ma soprattutto i pregiudizi ostacolano l’amore.
Anne Eliot figlia secondogenita di un baronetto che come molti ha sperperato le sue fortune, vanesio e sciocco come le altre due figlie, viene convinta da giovane a rinunciare al suo grande amore per le solite, ma imprescindibili per l’epoca, questioni di denaro e lignaggio. Dopo più di otto anni lo rincontra, lui si è fatto una posizione così come le aveva assicurato sarebbe successo, e nonostante la ignori con una punta di rancore, lei è costretta ad accorgersi che i suoi sentimenti sono rimasti immutati. La frequentazione però costringerà anche lui ormai maturo a considerazioni diverse. La trama è il solito balletto di fraintendimenti ed episodi di cui l’autrice è maestra e in cui i personaggi minori, per una volta, sono meglio riusciti dei protagonisti. I buoni come solito saranno felici ma la malinconia che ci accompagna per tutto il romanzo si fa sentire insolitamente anche nelle ultime bellissime pagine. Questo romanzo è stato scritto per ultimo dalla Austen, era già molto malata e la critica è unanime nel trovarlo meno revisionato e più corto, come se fosse stato dato alle stampe con troppa fretta. Si percepisce subito che quella che scrive è una donna disillusa, matura e più aspra e crudele, soprattutto con i personaggi mediocri che negli altri romanzi trattava con una più spiccata ironia e i cui tratti attenuava con il ricorso al dialogo brillante. L’elemento autobiografico in questo romanzo è decisamente più marcato e probabilmente proprio per questo la Austen si sentiva meno propensa al riso. “Nella giovinezza era stata costretta alla prudenza, nell’età matura imparò ad essere romantica: era la naturale conseguenza di un innaturale inizio.” E’ sicuramente il romanzo più complicato e duro e forse per questo amato o odiato.

 

LA BANDA DEGLI INVISIBILI

On 23 aprile 2012, in Senza categoria, by dony

LA BANDA DEGLI INVISIBILI. Fabio Bartolomei. Edizioni E/O.
E’ il 2009 in un quartiere periferico di Roma e un gruppetto di ottantenni ex partigiani non vuole rassegnarsi a diventare quello che gli altri si aspettano da loro: rimbecilliti e inutili. Certo il fisico, e a volte anche la mente, spesso li tradiscono, ma hanno visto passare davanti agli occhi quasi un secolo di Italia e non possono più sopportare i soprusi e i precocetti di cui vengono fatti oggetto. Avevamo fatto un ottimo lavoro, liberando l’Italia e rimettendola nelle mani degli italiani, poi non so cosa sia successo, dobbiamo esserci distratti per qualche decennio. All’improvviso si sono sentiti spari e bombe, dopo un po’ è partita la sigla di Drive In, un magistrato con seri problemi di dizione s’è incazzato con i politici e ci siamo ritrovati qui, nelle mani di un vecchio che racconta barzellette sporche.  La storia è raccontata in prima persona da Angelo, vedovo e solo, che con un’ironia e una delicatezza uniche ci racconta il suo microcosmo di amici, conoscenti ed esperienze, fino alla drastica decisione di rapire il primo ministro Silvio Berlusconi che porterà a una serie di rocambolesche avventure indimenticabili. Questo romanzo è sublime e non esagero, ho riso moltissimo, poi mi sono intristita, a volte sentita in colpa poi di nuovo riso a crepapelle, non c’è uno dei grandi temi della nostra epoca che non venga toccato, il tutto insieme ai grandi temi morali di cui tutti i romanzi dovrebbero parlare. Ovviamente ho già messo in nota il primo romanzo di questo giovane autore che lasciatemelo dire, nonostante il grande rispetto che ho per le edizioni E/O, mi meraviglio non sia già stato messo sotto contratto da una delle grandi.

 

 A QUARANT’ANNI. Nahid Tabatabai. Ponte33. COME UN UCCELLO IN VOLO. Fariba Vafi. Ponte33.
Entrambi acquistati nello stand della casa editrice durante una fiera, A QUARANT’ANNI e COME UN UCCELLO IN VOLO sono due differenti rappresentazioni dell’universo femminile mediorientale. Un mondo lontano, diverso e sconosciuto, del quale l’occidente conosce soltanto gli stereotipi, che rimpiccioliscono o ingigantiscono una cultura tanto dissimile dalla nostra.
Nel primo libro, A QUARANT’ANNI, la protagonista Alaleh è una donna apparentemente realizzata: ha un lavoro, una casa, un marito colto e con una buona posizione sociale, una figlia all’università. Eppure alle soglie di quella che sembra essere l’ultima curva prima della vecchiaia, una stella torna a farle visita dal passato, a ricordarle rinunce e abbandoni da lei stessa scelti. Nonostante gli scombussolamenti Alaleh è fortunata, ha un marito che la sostiene e la sprona, un uomo lungimirante ed aperto che sa come tenersi stretta una moglie.
Il secondo, COME UN UCCELLO IN VOLO, racconta la riscoperta dell’individualità in una donna di umili origini, casalinga, madre e moglie di un uomo insoddisfatto ed irrequieto (assolutamente diverso dal precedente). Padre assente e marito per caso, desideroso di essere altrove, incapace di raffrontarsi con la moglie; una donna imbrigliata dal silenzio e dalla paura.
Ciò che contraddistingue le protagoniste, coetanee e figlie dello stesso Iran, è senza dubbio la cultura, l’istruzione (per Alaleh è addirittura la musica ed il contatto con l’occidente), non soltanto la propria ma anche e soprattutto quella del marito. L’uomo che, nonostante gli sforzi costanti di una struttura sociale in evoluzione, resta una figura cardine nella vita di qualsiasi donna, ricca o povera, erudita o incolta.
Pur trattandosi di due autrici alquanto famose in patria, devo ammettere che non mi riesce di apprezzarne appieno gli stili, diversi tra loro eppure accomunati da una forma di espressione soave e zuccherosa, intenzionalmente afosa nel descrivere minuziosamente e con parecchie circonvoluzioni linguistiche gli stati d’animo. Un linguaggio che è chiaramente frutto di una cultura letteraria che sviscera le relazioni sentimentali ponendole al centro della narrazione.

 

LA CUSTODE DI LIBRI

On 13 aprile 2012, in Senza categoria, by dony

LA CUSTODE DI LIBRI. Sophie Divry. Einaudi.
Opera prima di questa giovane autrice francese, per quanto piacevole e carina, mi ha lasciata un po’ dubbiosa, mi aspettavo ci volesse qualcosa di più per meritare non solo la pubblicazione ma addirittura la traduzione.
E’ il monologo di una bibliotecaria di provincia sola e un po’ isterica, che tra citazioni colte e affermazioni che si contraddicono in continuazione tra loro, ci fa conoscere quello che è diventato il pianeta biblioteca: le frequentazioni diverse a seconda delle stagioni, i personaggi pittoreschi che la popolano e le sue frustrate aspettative. Si dice convinta che l’arrivo di un libro in biblioteca debba essere un riconoscimento. Una distinzione. Un’elevazione. Che la bibliotecaria debba apportare un contributo culturale ai lettori, operando una scelta in mezzo al fiume di prodotti dell’industria libraria. Conscia del fatto che I due insieme, il libro e il lettore, al momento giusto nella vita di ognuno, possono fare scintille, produrre un fuoco, un incendio, sono cose che cambiano l’esistenza. Come darle torto? Un po’ troppi come solito i dieci euro del prezzo di copertina per un paio d’ore scarse di lettura.

 

TONY & SUSAN

On 13 aprile 2012, in Senza categoria, by dony

TONY & SUSAN. Austin Wright. Adelphi.
Susan riceve dal suo ex marito Edward il manoscritto del suo primo romanzo. Quel romanzo che lo ha tormentato da sempre, il romanzo che nessuno lo credeva capace di poter scrivere, il romanzo che probabilmente è stato la causa del fallimento del loro matrimonio. Susan è inquieta e curiosa, teme ma allo stesso tempo esige di poter fare una critica onesta, vuole scoprire chi dei due aveva ragione, lui nella sua cocciutaggine a voler inseguire il suo sogno o lei nel cercare di riportarlo alla realtà. Susan a cinquant’anni presa dalla sua nuova vita, non perfetta come sembra, inizia la lettura tra natale e capodanno e si immerge totalmente nel romanzo “Animali notturni“. Tony è un professore universitario che nel tratto di autostrada che lo porta verso la casa delle vacanze del Maine con la moglie e la figlia, viene avvicinato e fermato da tre balordi, la situazione degenera in pochi minuti e lo vede completamente inerme di fronte a un tipo di violenza che non riesce nemmeno ad immaginare men che meno ad affrontare. In una notte da incubo, la sua vita viene sconvolta totalmente e nella sua mente si inzia ad insinuare un l’idea che ci sia una sorta di debolezza nella civiltà, lo intuisce dagli sguardi perplessi di quelli che lo interrogano sull’accaduto e su come lui non sia riuscito a reagire e a difendere la sua famiglia, lo realizza quando si rende conto di non provare lo stesso desiderio di vendetta omicida che tutti si aspettano da lui. Tony è un pusillanime agli occhi degli altri, ma è probabilmente il più forte di tutti in balia però della violenza quotidiana che lo circonda, anche di chi la dovrebbe reprimere come il poliziotto addetto alle indagini. Il romanzo di Edward riesce a creare una tensione notevole e ci regala un personaggio complicato e interessante, reso perfettamente. A tratti Animali Notturni la tira per le lunghe ma è decisamente un buon romanzo. La particolarità di questa lettura però, che l’autore forte delle sue conoscenze sulla tecnica della narrazione ci ha regalato, è vivere le emozioni provate anche da Susan nel leggere il romanzo, è conoscere con lei i retroscena che lo hanno generato. Un romanzo nel romanzo riuscitissimo e un’ottima lettura.

 

Create your own free site