NOTIZIE DAL MONDO

NOTIZIE DAL MONDO. Paulette Jiles. Neri Pozza.
E’ un Texas ancora molto tormentato e pericoloso quello del 1870, ancora in lotta con gli abolizionisti, con i messicani e con i nativi americani.
Il capitano Jefferson Kidd lo percorre in continuazione per leggere le notizie dei giornali nei tanti paesini, è anziano, vedovo, e ha già combattuto varie guerre quindi non ha più nulla da perdere. Quando però gli chiedono di portare Johanna, una bambina di 10 anni, rapita dagli indiani quando ne aveva 6, ai suoi parenti tedeschi ancora vivi, non riesce a dire di no per quel senso del dovere che l’ha sempre accompagnato. La storia di Johanna è simile a parecchie altre, e come tutti gli altri vuole tornare alla sua tribù, è sola e sperduta in un mondo che trova incomprensibile ed ostile, e ha come unica ancora di salvezza il capitano, con il quale si crea piano piano un rapporto di fiducia.
Mi ha sicuramente un po’ delusa questo romanzo, che per quanto assolutamente non pessimo, si è concentrato su sparatorie e inseguimenti più che sull’aspetto emotivo, cosa che trovavo certamente più interessante. Carino e basta anche il film con Tom Hanks che trasmettono su Netflix.

I BASTARDI GALANTUOMINI

I PIRATI DELL’OCEANO ROSSO. The Gentleman Bastard Sequence Vol. II. Scott Lynch. Mondadori.
Mi ero ripromessa di non bruciarmi subito il secondo, in fondo anche questo è un bel mattone, ma è veramente impossibile resistere a Locke e a quel mix perfetto di avventura, ironia e indimenticabili protagonisti, che è riuscito a shackerare in maniera sublime Scott Lynch.
Per ovvi motivi Locke e Jean sono dovuti fuggire da Camorr e li ritroviamo a Tal Verrar, dopo due anni nei quali hanno progettato e ordito uno dei loro colpi più ambiziosi, derubare Requin, il proprietario dei Gradini d’Oro, la più rinomata casa d’azzardo del Regno. Purtroppo per loro però anche i maghi dell’Alleanza hanno conti in sospeso che vogliono saldare, per non parlare dell’Arconte di Tal Verrar che ha intenzione di utilizzarli a suo vantaggio per riprendere quel potere che gli sta sfuggendo di mano e obbliga Locke e Jean a diventare loro malgrado marinai, o meglio, veri e propri pirati.
Così come per il primo romanzo, riassumere questa lunga avventura è impossibile. Talmente tanti i personaggi, a un certo punto mi sono persa nei loro voltafaccia, non capivo più chi era sincero e chi no, le trovate sempre assolutamente geniali, e ci sarà posto anche per una storia d’amore, e che dire dei gatti?!. Stavolta tra l’altro i nostri eroi se la caveranno certo, ma ne usciranno tutt’altro che vincenti.
Ora sarà davvero dura non leggere subito il terzo visto che cose fondamentali sono rimaste in sospeso, ma devo assolutamente resistere, sarebbe l’ultimo prima di un quarto che i lettori stanno attendendo da anni e anni.

NEMICI

NEMICI.Una storia d’amore. Isaac Bashevis Singer. Adelphi.
Premio Nobel nel 1978, primo autore in lingua yiddish, viene da una famiglia di letterati, sia il fratello Israel che la sorella Esther sono affermati e noti autori recentemente ripubblicati anche in Italia.
New York all’indomani della seconda guerra mondiale è una città che gli esuli e sopravvissuti ebrei faticano ad amare, nonostante li abbia accolti. Troppo il dolore recente, così diverso lo stile di vita, Herman poi era già probabilmente inadatto alla vita anche prima dell’olocausto, inadeguato e senza carattere, ora non riesce a liberarsi e scegliere tra tre donne diversissime a cui per motivi diversi si sente legato. Yadwiga, l’ingenua contadina polacca sua domestica che l’ha nascosto dai nazisti per tre anni e a cui deve la vita, Masha, suo grande amore soprattutto fisico, donna bellissima e tormentata sopravvissuta ai campi di concentramento, Tamara, sua moglie odiata in passato, creduta morta e ritrovata così diversa e provata, oltre che saggia. Herman corre tra i vari quartieri di New York ma ovviamente non può e non riesce ad accontentare tutte, quando lui stesso è un uomo così infelice. Tutto non può far altro che precipitare e lui come sempre nel finale troverà il modo di far prendere le decisioni agli altri.
Un bellissimo romanzo sull’ansia che attanaglia ancora i sopravvissuti dell’Olocausto (Herman in ogni stanza per prima cosa controlla ancora le eventuali vie di fuga in maniera quasi maniacale), sul dolore inesprimibile e impossibile da gestire, su un futuro che nessuno vede. Bello e doloroso. Un autore da approfondire. Ho già in lista Keyla la Rossa che dicono portare alla luce aspetti ben diversi della poetica dell’autore.

MINI DICKENS

Da pochi giorni è passato il 7 febbraio, cioè il compleanno del mio dio letterario, e in quell’occasione è tradizione per me leggere qualcosa di suo. Per fortuna ci sono le piccole case editrici indipendenti, che fanno un lavoro straordinario pubblicando in edizioni curate e commentate in maniera assolutamente adeguata anche le sue opere minori.

LA SIGNORA LIRRIPER. Mattioli 1885.
Questo è uno dei cosiddetti racconti natalizi di Dickens, pubblicati cioè nell’uscita natalizia di una delle riviste da lui curate. Fece talmente successo che Dickens ne scrisse anche un seguito l’anno successivo. Del resto la Signora Lirriper è davvero un personaggio riuscito, e nel suo monologo o flusso di parole che dir si voglia, ci racconta tanti episodi vissuti nella pensione da lei gestita con protagonisti di ogni genere. La Signora Lirriper è buffa ma soprattutto di buon cuore e verrebbe veramente voglia di conoscerla e di ascoltarla, ovviamente impossibile farle delle domande, non vi lascerebbe parlare.

QUANTE STORIE HO DA RACCONTARTI. LETTERE DI UN ROMANZIERE STRARIPANTE. L’Orma.
I Pacchetti sono una collana particolare. Pubblicazioni piccole, tascabili e spedibili come una cartolina o come un pacchetto appunto. Quello dedicato a Dickens è una scelta di lettere perfetta, alcune ancora mai tradotte in italiano, per capire l’uomo e il romanziere, o forse è meglio dire il romanziere e l’uomo. Immancabile per gli appassionati.
“Mi lascia – come sempre mi trova e mi lascia la mia Arte – come la più irrequieta delle Creature. Sono l’incarnazione moderna degli antichi Incantatori, fatti a pezzi dai loro Demoni domestici. Il riposo mi sfianca, e non trovo requie che nella fatica. Realtà e Fantasia si fronteggiano continuamente dinanzi a me, e non amo la Realtà se non quando è irraggiungibile – è allora che amo tutto di lei.”
Charles Dickens, sul finire del 1857.

TI RUBO LA VITA

TI RUBO LA VITA. Cinzia Leone. Mondadori.
Non so perchè ho aspettato ben due anni per leggere questo libro che in realtà mi aveva ispirato fin da subito. Cinzia Leone ha scritto un romanzo che nonostante la lunghezza ha un buon ritmo e uno stile più che pregevole. Affronta il tema dell’identità, della cultura e della religione attraverso il tempo e lo spazio e non ci annoia mai. Sono tre le donne che ci racconta e le cui vite alla fine si incastrano in un congegno perfetto. Miriam, turca e mussulmana costretta dal marito per una questione di soldi e rivalsa, a sostituirsi a una donna ebrea massacrata a Giaffa nel 1936, che non riesce a sopportare il peso dell’inganno e di una cultura che non le appartiene. Giuditta una ragazza di Ancona appassionata nuotatrice, che durante la seconda guerra mondiale riesce a nascondersi e a sopravvivere grazie alla forza di volontà, a mille espedienti e ad alcune amicizie del padre anarchico. Quegli ebrei di cui sapeva poco e niente, a cui apparteneva senza sforzo e senza coscienza. Ebrea per caso, Giuditta era diventata ebrea a forza. Poi passiamo agli anni ’90, a Roma, dove a Esther metà ebrea e metà cristiana viene proposto un matrimonio combinato, regolato da un contratto serratissimo ma che man mano la intriga come il suo pretendente che si rivelerà l’anello di congiunzione delle tre storie. Non abbiamo più vent’anni. E abbiamo già conosciuto la passione. Prima fiamma e qualche volta incendio, poi brace e infine cenere. La carne acceca e confonde, ricatta e ossessiona. Si prende a forza la felicità dell’istante senza saperla custodire. 
Con queste tre donne attraversiamo il mondo, Europa, Africa, America e ripercorriamo la storia dal 1930 al 1995. Un un gran bel viaggio.

 

VA METTI UNA SENTINELLA

VA, METTI UNA SENTINELLA. Harper Lee. Feltrinelli.
Nel 2015 con grande clamore è stato pubblicato il sequel nonchè unico altro romanzo di Harper Lee dopo il mitico e indimenticabile Il buio oltre la siepe. La versione ufficiale, che però è stata messa parecchio in discussione e che lascia non poche perplessità che per lo più condivido, è che questo sia in verità il primo romanzo di Harper Lee sottoposto all’editore nel 1957 che lo rifiutò, ma avendo notato che i pezzi più riusciti erano quelli dei ricordi d’infanzia di Jean Louise suggerì quindi di riscriverlo dal punto di vista di lei bambina.
E’ quindi una Scout ventiseienne quella che torna a Maycomb da New York per le vacanze e vede la sua cittadina, quella che ama e odia in un legame indissolubile, con occhi diversi, non più quelli dell’infanzia, ma quelli di un’adulta disillusa e spesso caparbia, che rincontra i vecchi amici per noi personaggi conosciuti, che nota tutti i nei ma non ha poi la maturità per cercare di capire e per indagare, per lei ancora tutto è nero o bianco, e scoprire che Atticus non è l’idolo della sua infanzia, è un duro colpo per lei come lo è per noi, e per fare pace con lui anche noi ci metteremo tutto il romanzo. Tra ricordi del passato divertentissimi e un presente amaro e molto più complicato, ho trovato però questo romanzo splendido come il primo, diverso ma decisamente più maturo e ponderato del primo, che ammettiamolo a tratti è quasi favolistico. Da leggere ASSOLUTAMENTE … dopo Il buio oltre la siepe.

IL TRENO DEI BAMBINI

IL TRENO DEI BAMBINI. Viola Ardone. Einaudi.
Non è certo una nuova uscita questo romanzo di cui si è tanto parlato, ma non l’avevo ancora letto perchè ero un po’ scettica, temevo una storia e un finale eccessivamente zuccherosi, e invece mi sbagliavo di grosso.
Viola Ardone attinge a piene mani da testimonianze e pubblicazioni sui cosiddetti “treni della felicità” e ci regala un romanzo che funziona, e con la voce in prima persona del piccolo e disincantato Amerigo Speranza ci racconta il suo viaggio da Napoli a Modena, ebbene sì la mia città, degli anni in cui il Partito Comunista era fatto da persone che credevano veramente di poter cambiare e migliorare il mondo e mettevano tutte se stesse per farlo, riuscendo così a coinvolgere anche i comuni cittadini contagiati dalla loro positività. E’ così che all’indomani della guerra, dal 1946 sono parecchi i treni pieni di bambini che partivano da tante zone del Sud per passare l’inverno presso altrettante famiglie del Nord, per essere sfamati, coperti, istruiti, e dare così sollievo alle famiglie. E se è vero che era un gesto di vera solidarietà, è altrettanto vero che per dei bambini per lo più piccoli, era un vero e proprio strappo che avrebbe cambiato la loro vita per sempre, e per alcuni, quelli che tornavano poi alla loro realtà disagiata, non in meglio. E’ questo che racconta l’autrice, in uno stile colloquiale all’inizio, quando Amerigo è piccolo, e più ricercato quando scopriamo cose ne è stato di lui ormai cinquantenne.
Bello e toccante.

I BASTARDI GALANTUOMINI

GLI INGANNI DI LOCKE LAMORA. The Gentleman Bastard Sequence Vol.1. Scott Lynch. Mondadori.
Oscar Mondadori Fantastica sta lavorando davvero bene da un po’ ormai, acquisendo diritti di autori importanti e confrontandosi con i lettori per riprendere e continuare le serie più richieste. Questo è un fantasy decisamente per adulti, parolacce e sangue sono un po’ ovunque, ma non potrete non innamorarvi di Locke e dei suoi bastardi galantuomini. In una città che ricorda molto da vicino una Venezia del ‘600, il romanzo si dipana su due livelli temporali che si intersecano continuamente: l’infanzia di Locke e di tutti i Bastardi Galantuomini, e il colpo del momento, con tutti sotterfugi e le trovate per portarlo a termine e per sfuggire a un ignoto nemico, anzi a parecchi ignoti nemici. Sì perchè nonostante siano Galantuomini, i nostri protagonisti sono anche Bastardi e ladri, e non disdegnano certo la violenza se necessaria, nonostante il loro covo sia sotto il Tempio di Perelandro e loro siano a tutti gli effetti sacerdoti di quell’ordine, l’ordine del Disonesto Tutore. E’ impossibile riassumere tutte le avventure e le trovate che Scott Lynch non so come, sa incastrare alla perfezione, sappiate che mai nulla, con Locke Lamore, è ciò che sembra, e che nonostante le parolacce lo stile è sicuramente curato e molto pregevole, i continui colpi di scena poi e l’ironia imperante fanno scivolare via questo tomo di parecchie pagine in un soffio, e per fortuna abbiamo già a disposizione il seguito e possiamo scoprire tutto ciò che non sappiamo ancora di Locke, chi è e dov’è ad esempio il suo unico amore? Un bellissima avventura e un fantasy di assoluta qualità.

HAPPYDEMIA

HAPPYDEMIA. Giacomo Papi. Feltrinelli.
Decisamente un passo indietro rispetto a Il censimento dei radical chic, ma Giacomo Papi ha sempre delle belle intuizioni e trovate divertenti. Del resto raccontare questo momento storico quando ci siamo ancora così dentro è sicuramente troppo arduo.
Michele è un rider di Happydemia, la grande multinazionale di psicofarmaci che ha appena stipulato un accordo con il Governo per “aiutare” a tenere calma e tranquilla la popolazione. In maniera un po’ troppo grottesca, l’autore ci racconta l’Italia di oggi alle prese con la pandemia, un paese fondamentalmente stanco e arrabbiato, un paese che si divide tra negazionisti, paranoici, no vax e disoccupati, un paese rinchiuso che non sopporta più i Dpcm, governato da politici attendisti che non trovano soluzioni. Questo il romanzo lo fa bene, per il resto la storia che dovrebbe tenere in piedi il tutto è decisamente troppo bislacca anche per chi come me accetta volentieri provocazioni e paradossi. Ciononostante si legge volentieri, guardarci da qualsiasi prospettiva non può che far riflettere. Azzeccatissimi Conte e Salvini, ovviamente non si chiamano così ma sono loro.

Chi non moriva, chi non li aveva visti morire, chi non aveva potuto salutarli, chi non aveva dovuto curarli, trasportarli, seppellirli o cremarli, chi aveva ancora nonni, padri, madri, figli, chi non si ammalava e non aveva persone malate, preferiva dedicarsi ad altro – ai bollettini e alle colpe – per trasformare la paura in una serie di numeri, curve e giudizi, così che tutto potesse essere ascoltato in lontananza al di la dei vetri chiusi, come si ascoltavano le sirene delle ambulanze sperando che si fermassero altrove. Si aspettava che l’onda passasse sicuri che ci sarebbe stato un dopo, prima o poi, e alla fine la massa dei sopravvissuti avrebbe sovrastato e reso invisibile il dolore dei singoli. L’assenza di quelli che non esistevano più, come sempre accade all’assenza, sarebbe brillata per poco prima di essere inghiottita di nuovo dalla voglia di vivere di chi c’era ancora. Di tutti quei morti innumerevoli sarebbe rimasto soltanto il ricordo, un sospiro, un’immagine, un nome; una folla di morti identica a quella dei vivi. 

LETTURE NATALIZIE

IL FANTASMA DEL LETTORE PASSATO. Desy Icardi. Fazi.
Fazi Editore ci ha abituati ai bei gesti, e anche questo Natale con la complicità di Desy Icardi ha messo a disposizione di tutti i lettori gratuitamente su tutti gli store un racconto natalizio che ha per protagonista l’avvocato Ferro, indefesso e simpaticissimo ottuagenario, lettore compulsivo, e gli altri del romanzo L’annusatrice di libri. Divertente e ironico inno alla lettura con un pizzico di magia. Consigliatissimo.

NATALE IN CASA DICKENS. Martin Steel. Zona Franca.
Non è Natale senza l’abituale fregata che utilizza come richiamo il Sommo. Lo so sono rassegnata. Questa volta però è davvero brutta e con poco senso questa rivisitazione tipo favola del Canto di Natale con protagonista l’autore nel suo viaggio in America. Un zuppa decisamente mal riuscita. La cosa più bella è l’introduzione nella quale l’autore si scusa in anticipo. Del resto l’orrida copertina doveva farmi riflettere.

NATALE A THOMPSON HALL. Anthony Trollope. Sellerio.
Sono cinque i racconti che compongono questa raccolta. Tutti si svolgono nel periodo natalizio, hanno per protagoniste donne che come è tipico dell’età vittoriana sono in balia e alla mercè degli uomini e delle loro proposte matrimoniali. Qualche riuscita ironia tipicamente british non basta a compensare una lettura noiosa, lenta e senza contenuti. Non posso pensare che Trollope, apprezzato scrittore simbolo dell’epoca insieme a Dickens e Thackeray e Collins, sia tutto qui. Ritenterò con un romanzo ma temo molto.