LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN

LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN. Marie-Aude Murail. Camelozampa.
Il dottor Baudoin è un affermato medico generico, stanco e scostante che ormai tratta i pazienti come un peso insopportabile e imbottendoli di medicinali. Il suo giovane socio il dottor Chasseloup invece ha ancora l’entusiasmo e la pazienza di chi ha appena iniziato la professione e soprattutto un’empatia nei confronti degli altri che non lascia indifferenti. Belloccio e spiritoso Baudoin, timido e goffo Chasseloup. Baudoin ha una moglie e 3 figli e quando la più grande Violaine gli confessa di essere incinta a soli 17 anni per poi negare dicendogli che è un falso allarme, lui continua a sentire che qualche catastrofe sta per sconvolgere la sua vita apparentemente perfetta e come se non bastasse Chasseloup sembra spuntare ovunque.
La Murail è sempre insuperabile nel mostrarci con ironia e delicatezza le dinamiche familiari di questi nostri tempi, non prende mai le parti di nessuno, alla fine parteggiamo un po’ per tutti, sia per gli adulti sempre di corsa che per i ragazzi alle prese con un mondo troppo complicato, perchè davvero le famiglie perfette non esistono ma riconoscere qualche nostro atteggiamento sbagliato non può che aiutare. Il tema dell’aborto poi viene affrontato per una volta senza quei tratti patetici che ho trovato spesso. Un tema importante trattato con sensibilità e raziocinio. Insomma quest’autrice è sempre una garanzia.

LA PRIMULA ROSSA

LA PRIMULA ROSSA. Emma Orczy. Fazi.
Fazi ha appena ripubblicato il primo romanzo della serie della Primula Rossa con una nuova traduzione rispetto a quella un po’ datata dell’edizione Salani. Il protagonista è un eroe piuttosto insolito, non salva i poveri, non si schiera con i deboli, il contrario, mette in salvo i nobili dalla Parigi degli anni del Terrore a conferma del fatto che la giustizia sommaria è sempre fallace. Con espedienti, trucchi e travestimenti sempre più improbabili, il nostro eroe riesce a mettere in salvo intere famiglie attraverso il canale della Manica da una città come Parigi che è diventata brutale e blindata. Eroe per gli inglesi, nemico giurato e odiato dai francesi della nuova Repubblica, la Primula ha una schiera di aiutanti tra i nobili e giovani inglesi disposti a dare la vita per lui. Ma chi è veramente si chiedono tutti e soprattutto Marguerite, una ex attrice francese considerata la donna più intelligente d’Europa e moglie del vanesio e stupido Sir Blakney. Essere la primula rossa è diventato un modo di dire, un simbolo, a testimonianza della notorietà di questo romanzo dei primi anni del ‘900. A me è piaciuto moltissimo, per l’ambientazione accurata, perchè ci mostra un punto di vista insolito, perchè è avventuroso, piccola pecca lo stile un po’ troppo ridondante. Spero davvero che sia nelle intenzioni di Fazi pubblicare altre avventure della serie.

LA STORIA DI MR POLLY

LA STORIA DI MR POLLY. Herbert G. Wells. Meridiano Zero.
Trovo piuttosto singolare che colui che viene considerato uno dei primi e più importanti autori di fantascienza (è autore de La macchina del tempo e de La guerra dei mondi) ritenesse in realtà questo romanzo, una normale commedia, la sua opera più riuscita.
Incontriamo Mr. Polly alla soglia dei 40 anni, abbarbicato su un muretto e infastidito dai suoi soliti problemi di digestione, da problemi di debiti e in generale da un tedio nei confronti della vita che lo accompagna da sempre. Ripercorre tutta la sua vita: la scuola, la sua passione per i neologismi e per la letteratura, le sue esperienze come commesso senza obiettivi o ambizioni, la prima delusione amorosa e il matrimonio quasi inconsapevole. Tutte cose che l’hanno portato fino a li. Non riesce a portare a termine nemmeno il suo suicidio, ma alla fine con un po’ di fortuna e di coraggio riuscirà a trovare la serenità.
La quarta di copertina e alcuni articoli definivano Mr. Polly come l’antesignano di Mr. Bean, virgolettati di nomi famosi promettevano grasse risate in puro stile british.
Io di grasse risate non ne ho fatta nemmeno una, qualche sorriso sì, qualche pezzo davvero intelligente e scritto bene, ma nel complesso l’ho trovata una commedia piuttosto ordinaria in stile british ho letto di meglio.

SMILE

SMILE. Roddy Doyle. Guanda.
Dimenticate il Roddy Doyle dei Ridarelli, questo è l’autore per adulti in tutta la sua irlandesità, e chi ha letto autori irlandesi capirà subito cosa intendo.
Victor Forde 54 ani dopo il sofferto divorzio dalla moglie, unico grande amore della sua vita nonchè famosissima star della tv irlandese, si trasferisce nel suo vecchio quartiere di Dublino. Scandisce le giornate bighellonando e ricreandosi una routine fatta di piccoli gesti, e inizia a scrivere quel romanzo che non è mai stato capace di portare a termine in una vita intera. Quando al pub rincontra un vecchio compagno di scuola di cui proprio non si ricorda, ripercorre tutta la sua vita partendo dalla scuola dei Fratelli Cristiani che hanno frequentato, nodo cruciale fatto di botte e sopraffazioni, poi l’incontro e la storia d’amore con quella che diventerà fulcro e sostegno dell’uomo che è stato, fondamentalmente un debole.
Da subito si percepisce un forte disagio nell’incontro dei due vecchi compagni e procediamo pian piano nella lettura in attesa di qualcosa che sappiamo sarà forte, ma sicuramente non possiamo aspettarci un colpo di scena così spiazzante che rimetta in discussione tutto il romanzo.
Inaspettato, doloroso, splendido.

LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE

LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE. Olivier Guez. Neri Pozza.
Non so come abbia fatto quest’autore, ma a questo romanzo è stata fatta una pubblicità veramente fuori dai soliti standard: giornali, televisioni e social, il suo facciotto lo si vedeva un po’ ovunque.
Dopo aver letto Gemelle Imperfette, di cui ho già parlato, e aver approfondito il personaggio di Mengele, non potevo non leggere questo che è anche finalista al Premio Strega Internazionale.
La storia inizia quando Mengele si imbarca solo a Genova verso l’Argentina. Dopo la fine della guerra ha passato qualche anno nell’anonimato lavorando come bracciante nelle campagne della Baviera. In Argentina invece gode della protezione del regime di Peron e soprattutto dei fondi messigli a disposizione dalla famiglia che è influente e molto ricca. A Buenos Aires sono molti i nazisti che si sono ricostruiti una vita negli anni 50, tra loro anche Eichmann. Man mano che negli anni le testimonianze degli orrori dell’olocausto si fanno più numerose e dettagliate, anche le azioni di Mengele diventano di dominio pubblico. L’Angelo della Morte, lo Zio dei bambini del capanno 10, diventa uno dei maggiori ricercati per crimini contro l’umanità. Ma Mengele è molto più cauto e avveduto di Eichmann, che verrà catturato dagli agenti del Mossad e successivamente giustiziato in Israele, e anche grazie a una serie di casualità riesce fuggire prima in Paraguay poi in Brasile dove morirà nel 1979 per cause naturali. Gli ultimi anni furono quelli di uomo braccato, sospettoso, solo, dipendente da altri, paranoico e malato, ma non ebbe mai un barlume minimo di pentimento.
E’ una lettura veramente interessante, racconta chiaramente in uno stile piacevole come sia stato possibile che personaggi di tal fatta siano rimasti impuniti, e a questo dovrò rassegnarmi. Stento però a definirlo romanzo, troppi i dettagli e la ricerca storica, forse lo vedo più come un saggio-biografia, del resto l’argomento è scottante non adatto alle semplificazioni e approssimazioni.
Mengele, ovvero la storia di un uomo senza scrupoli, dall’anima blindata, che ha risposto alle sollecitazioni di un’ideologia velenosa e mortifera in una società sconvolta dall’irrompere della modernità. … Diffidenza, l’uomo è una creatura malleabile, bisogna diffidare degli uomini.

 

DUE COME LORO

DUE COME LORO. Marco Marsullo. Einaudi.
Sono un po’ di anni che incrocio spesso quest’autore: è molto apprezzato, è pubblicato niente meno che da Einaudi, ma i romanzi precedenti mi sembrava che partissero tutti da idee già ampiamente sfruttate. Questo in realtà non fa differenza, ma me ne sono accorta solo durante la lettura.
Shep fa il doppio gioco, lavora sia per Dio che per il Diavolo, si occupa degli aspiranti suicidi, cerca di salvarli per Dio e di infondergli il coraggio per farlo per il Diavolo, si barcamena tra quei due bizzarri figuri assecondando i miserabili che non trovano più gioia nella vita. Quando nella sua  nuova lista legge il nome del futuro marito della sua ex fidanzata, di cui è ancora follemente innamorato, gioisce e pensa che finalmente è arrivato il suo momento. Ma come sempre la vita ci stupisce e lui che di suicidio sa qualcosa si trova a dover prendere la decisione più difficile mai presa.
Questo romanzo non l’ho capito, non ho capito cosa volesse dirci e dove volesse arrivare, non ho capito perchè dicono che sia divertente e commovente quando l’ho trovato solo fastidiosamente senza tanto senso. Mi ha ricordato A volte ritorno di Niven o Un lavoro sporco di Moore ma di questi gran bei romanzi non ha nè la brillantezza nè lo spessore.

IL TAVOLO DEL FARAONE

IL TAVOLO DEL FARAONE. Georgette Heyer. Astoria.
Nell’immensa produzione letteraria della Heyer, Astoria ha fatto scegliere ai suoi lettori uno dei titoli ancora non tradotti in italiano e la scelta è caduta su questo ultimo romanzo appena uscito. In molte dichiaravano che fosse in assoluto il migliore, io non lo so proprio, gli ingredienti in fondo sono sempre quelli e come tutti mi ha divertito e appassionato. L’epoca è sempre quella regency e la bella Deborah Grantham si trova suo malgrado a vivere in una casa da gioco, unico modo trovato dalla zia per riuscire a mantenersi dopo la morte del marito. Di lei si innamora un nobile giovane rampollo che lei considera e tratta alla stregua di un cucciolo. Quando però il ricco, annoiato e affascinante Max Ravenscar le offre una grossa somma per non incastrarlo, dando per scontato che lei sia una cacciatrice di dote, si sente talmente insultata che decide di assecondarlo e per ripicca fargli prendere un bello spavento. Il loro braccio di ferro però supera ogni limite e innesta una serie di equivoci e avventure degne della migliore Heyer. Come dicevo sopra davvero carino e gradevole, ambientazione perfetta, intreccio pure e che fantasia, e per coloro che si aspettano un romanzo rosa sdolcinato, sappiate che al finale romantico l’autrice riserva appena mezza pagina sul finale.

I JANEITES

I JANEITES: Il club di Jane Austen. Rudyard Kipling. Elliot.
L’autore de Il libro della giungla e di Kim era un grande estimatore della nostra Jane Austen che in una lettera ha definito “Più grande di Charles (ok forse ha un po’ esagerato); più grande di Walter, con una mano più delicata e un bisturi più affilato” e a cui ha voluto rendere omaggio con questo racconto davvero carino ma secondo me apprezzabile solo dagli appassionati, nel quale immagina una società segretissima di soldati che durante la prima guerra mondiale si consolavano e confrontavano leggendo i suoi romanzi e al grido di Gloria, amore e onore a Jane d’Inghilterra si supportavano tra loro.

THEODORE E DOROTHEE

THEODORE E DOROTHEE. Alexandre Postel. Minimum Fax.
Non lasciatevi ingannare dalla copertina questo NON è un romanzo d’amore, tutt’altro.  E’ un romanzo sulla disillusione o meglio sulla consapevolezza.
Theodore e Dorothee sono una giovane coppia ormai affiatata e solida quando decidono di andare a convivere. Sono giovani e convinti che da ora in avanti il mondo sarà ai loro piedi e la vita basterà assaporarla. Invece si trovano davanti a una quantità di bivi e scelte che li lascia spossati e incerti, con la sensazione di faticare senza andare da nessuna parte e rincorrere quel futuro che credevano di avere raggiunto.
Dalla scelta banale su come e cosa mangiare a quella se avere o meno dei figli, passando per il lavoro, la casa, le amicizie e il sesso, sono tutti aspetti del quotidiano che si trovano a condividere e su cui si interrogano.
Un timore s’insinuava in loro: che tutto – i giorni, le emozioni, e perfino l’attualità – da quel momento non fosse altro che una lunga replica inutile.
Un romanzo intelligente, ironico e attualissimo che però ho trovato un po’ troppo verboso e con troppi sottintesi della cultura e della politica francese che non ho potuto apprezzare.

L’ASSASSINIO DI FLORENCE NIGHTINGALE SHORE

L’ASSASSINIO DI FLORENCE NIIGHTINGALE SHORE. I delitti di Mitford. Jessica Fellowes. Neri Pozza.
Jessica Fellowes, nipote del più famoso Julian, scrittore e sceneggiatore niente meno che della serie televisiva della BBC Dowton Abbey, ha inaugurato con questo romanzo una serie di gialli che avranno come protagoniste le sette sorelle Mitford, che per gli inglesi sono state un po le antesignane del glamour e del gossip, famosissime e chiacchieratissime.
La vera protagonista di questo primo romanzo però è Louisa Cannon che in fuga da Londra a causa di uno zio violento si fa assumere come aiuto bambinaia dalla famiglia Mitford. Diventa così quasi amica di Nancy, la più grande delle sorelle. Dico quasi perchè siamo negli anni ’20 e in Inghilterra la distinzione tra nobiltà e gente comune era decisamente ancora troppo sentita. Nancy Mitford è diventata poi una famosa scrittrice, ho letto e ho parlato di un paio di suoi romanzi con molto di autobiografico e devo ammettere che la caratterizzazione che ne ha fatto l’autrice mi sembra assolutamente plausibile.
Nel treno precedente a quello nel quale viaggia Louisa verso la campagna però viene commesso un orrendo omicidio, quello della nipote e omonima della famosa Florence Nightingale, anche lei infermiera che apparentemente non può avere nemici, delitto peraltro veramente accaduto e rimasto senza soluzione a conferma del fatto che finzione e realtà in questo romanzo si rincorrono continuamente.
La descrizione della vita della famiglia Mitford e le indagini per scoprire l’assassino si incrociano grazie a Louisa, che insieme a una Nancy curiosa e determinata danno una mano alla soluzione di quello che sembra un omicidio senza senso.
Se cercate un giallo con ritmi serrati questo non è quello che fa per voi, questo romanzo è un po’ un ibrido che onestamente non mi ha convinta del tutto, l’ho letto volentieri intendiamoci, io sono di animo decisamente troppo british per non apprezzare l’ambientazione e l’accuratezza delle descrizioni della vita nell’Inghilterra degli anni ’20, l’impianto giallo poi nonostante tutto tiene, ma le varie parti (il giallo, la vita di Louisa e la vita della famiglia Mitford) non si sono amalgamate bene in un tutto organico e convincente. Sono curiosa di leggere il secondo per capire se l’idea ambiziosa dell’autrice si dimostrerà vincente o arriverà stancare.