ELMET

ELMET. Fiona Mozley. Fazi.
Primo romanzo di una giovane autrice inglese acclamato e premiato all’estero, le opinioni dei lettori italiani in rete e sui giornali concordano, quindi nonostante fossi cosciente del fatto che il tema affrontato non era tra i miei preferiti ho provato … e male ho fatto.
In un tempo contemporaneo non ben definito, John gigante che combatte clandestinamente per mantenersi, porta i suoi figli in un bosco dove costruisce per loro una casa, dove cacciano per mangiare ma il suo scopo è tenerli lontani da una società nella quale verrebbero sicuramente bullizzati in quanto parte debole. La voce narrante è quella di Daniel, quattordicenne smilzo e affascinato dai libri a differenza dell’indomita e forte sorella Cathy che ama stare nella natura selvaggia. Il padre non è senza macchia e ha sempre vissuto ai margini e cerca con le poche risorse che ha di insegnare ai figli a resistere.
Il bosco però è di un proprietario terriero che spadroneggia in paese con mezzi molto poco leciti, e quando John aiuta gli oppressi a ribellarsi, la violenza che si scatena è ancestrale, sanguinaria e senza regole.
Per quanto riconosca all’autrice doti stilistiche notevoli, non ho capito dove volesse arrivare e non ho provato alcuna empatia con i protagonisti, troppo lontani, forse per i non detti che lasciano diverse incognite. Famiglie disfunzionali, lotta dei forti contro i deboli, prevaricazioni sociali, violenza, gangster e una natura selvaggia. Nulla di particolarmente originale, tutti temi di cui ho letto di meglio. Per quanto mi riguarda l’ho trovato un romanzo molto pretenzioso e sopravvalutato.

IL CASTELLO TRA LE NUVOLE

IL CASTELLO TRA LE NUVOLE. Kerstin Gier. Corbaccio.
La Gier abbandona per una volta il mondo della fantasia per scrivere un romanzo quasi giallo. Dico quasi perchè quello che trovo veramente irresistibile di quest’autrice più che le trame, è l’ironia spiritosa ma mai troppo tagliente che ne fanno un’ottima lettura per giovani o per coloro che come me ci si sentono ancora.
Fanny a 17 ha deciso di abbandonare la scuola per fare un praticantato presso un prestigioso e famoso Hotel molto retrò sulle Alpi svizzere.
Gli ospiti sono tutti molto ricchi e snob, ma il personale lavora presso l’hotel da sempre e ha formato una sorta di accogliente famiglia. Fanny deve ricoprire moltissimi ruoli che vanno dal riordino delle camere, all’aiutante nella Spa o aiutante nel mini club, le sue avventure con le piccole pesti sono da rotolarsi dalla risate, ed è qui che si mette in testa che qualcun voglia rapire la figlia di un famoso oligarca russo ospite dell’Hotel.
Certo detta così non sempre decisamente una lettura così appassionante o originale, ma chi conosce la Gier sa che riesce a rendere piacevole e divertente veramente qualsiasi intreccio, per non parlare del fatto che è una storia molto natalizia quindi adatta al periodo.

OTEL BRUNI

OTEL BRUNI. Valerio Massimo Manfredi. Mondadori.
In questo romanzo vera e proprio saga familiare, la famiglia protagonista è proprio quella dell’autore, ma è anche un po quella di tutti gli emiliani che leggendolo non potranno che riconoscere e ricordare i racconti di nonni, zii e parenti.
La famiglia Bruni infatti è una famiglia di mezzadri che vive e lavora in un tenuta nelle campagne tra Modena e Bologna. I genitori e i 9 figli si dividono i compiti e gli oneri, e condividono tutto senza mai negare un posto al caldo o qualcosa da mangiare a coloro che si presentavano alla loro porta. Sono persone ignoranti, superstiziose ma con valori e cuore saldi. La storia si dipana negli anni che vanno da poco prima della prima guerra mondiale a poco dopo la seconda, anni che hanno segnato per sempre il nostro paese, anni nei quali l’etica stessa della società è lentamente cambiata.
Il punto di vista, e a mio avviso anche il punto di forza del romanzo, è sempre dal basso: quello dei soldati semplici, i 7 figli maschi nella prima guerra mondiale, e quella dei semplici contadini che cercano più giustizia senza  capire le dinamiche politiche all’insorgere dei primi fasci. I componenti della famiglia sono molto diversi tra loro e a modo loro ognuno di loro affronta le difficoltà dandoci modo di ripercorrere la storia Italiana. Molo bello ma è decisamente troppo NOSTRO per non esserlo.

LA FELICITA’ DI EMMA

LA FELICITA’ DI EMMA. Claudia Schreiber. Keller.
Emma è una giovane ragazza quasi selvatica, ma non nel senso romantico del termine, è grezza e spesso sporca e gestisce da sola una fattoria nella campagna tedesca dell’ex Germania Ovest che è sull’orlo del fallimento: allevare maiali e soprattutto farlo in maniera etica, rende poco o nulla oramai. La sua infanzia è stata dura e violenta come spesso accadeva nelle piccole società rurali, Emma però non ha perso la speranza in una vita migliore e quando si ritrova nel cortile una Ferrari con dentro un giovane di città svenuto e una borsa zeppa di soldi, decide di cogliere la sua occasione al volo, visto che parrebbe che la sorte le abbia servito su piatto d’argento la soluzione a tutti i suoi problemi, compreso l’amore, poco importa se il ragazzo ancora non sa nemmeno chi sia. Un romanzo particolare, a tratti divertenti a tratti molto forte, alcuni procedimenti della macellazione dei maiali vengono descritti nei minimi dettagli volutamente. Si legge in un baleno ed è pieno di ironia, e anche se a volte è un po’ troppo grottesco, affronta anche temi importanti come l’eutanasia e la solitudine. Una lettura molto piacevole che ha avuto un grande successo in Germania dal quale hanno anche tratto un film.

IO SONO HANIA

IO SONO HANIA. Silvana De Mari. Giunti.
Finalmente il terzo e ultimo capitolo della trilogia di Hania che avevamo lasciato con l’amato fratello Rois, all’inseguimento di coloro che avevano rapito Roa, verso cioè la capitale del Regno delle Sette Cime che la Reggente sta trasformando in un vero inferno di odio, crudeltà e stenti. La saga si arricchisce di un nuovo bellissimo personaggio, Misso, il figlio della Reggente che gli ha amputato la mano per nascondere il fatto che anche lui aveva il marchio dell’Oscuro Signore. Dopo questo gesto Misso cova un feroce rancore nei confronti della madre, che il Cerusico riesce ad trasformare pian piano in un vero e proprio senso di giustizia e onore. Ben poco rimane purtroppo del sarcasmo e del cinismo di Hania che tanto mi aveva divertita nel primo libro, Hania ormai è una splendida ragazza che a volte sembra  anaffettiva e che ancora lotta per non lasciarsi sopraffare dal lato più oscuro di sè. Il resto è tutto avventure, guerre, coraggio e grandi sacrifici, e un bel finale . Un romanzo scritto alla solita maniera impeccabile della De Mari, ma per chi come me ha letto praticamente l’opera omnia di questa autrice, risulta tutto già sentito parecchie volte, quindi forse è giunto il momento di prendere strade diverse. Meglio così, perchè fatico sempre di più a scindere l’autrice che è assolutamente indiscutibile, dalla persona che si è fatta paladina di opinioni che personalmente trovo agghiaccianti.

LA NOTTE DELLE BEGHINE

LA NOTTE DELLE BEGHINE. Aline Kiner. Neri Pozza.
La storia si svolge tra il 1311 e il 1313 a Parigi, sullo sfondo il processo ai templari, i problemi tra il re Filippo il Bello e il pontefice Clemente V, il braccio di ferro tra loro che porta al concilio di Vienna. Ma il romanzo racconta soprattutto in maniera precisa e puntuale, attraverso una ricostruzione storica accuratissima, gli eventi e le cause che portarono all’abolizione delle comunità di beghine: donne che volevano praticare la propria religione senza subire il giogo delle autorità ecclesiastiche, donne che grazie anche alla protezione del re godevano di un’indipendenza molto indigesta alle alte sfere cattoliche e soprattutto donne spesso molto colte che non accettavano tutto ad occhi chiusi. Non prendevano voti quindi potevano tornare nel mondo quando volevano, non erano solo attive o solo contemplative, seguivano le proprie inclinazioni e molte aderivano alla comunità da esterne, lavorando e conducendo una vita normale, erano vedove rimaste sole al mondo o solo povere, ma tutte molto solidali tra loro, in un mondo nel quale nascere donna era decisamente invalidante. In questo romanzo non c’è un vero protagonista, le riflessioni sono quelle di Ysabel ormai anziana che si occupa dell’ospedale dopo due matrimoni e una vita agiata e che mantiene sempre uno sguardo molto imparziale e saggio sugli accadimenti, di Ade giovane vedova alla ricerca di pace dopo un aver perso marito e figlia, di Maheut la rossa una ragazza fuggita dopo essere stata letteralmente venduta dal fratello, sposata contro la sua volontà poi stuprata, di Humbert severo frate francescano che per un debito di riconoscenza vuole recuperare il libro di Marguerite Porete Lo specchio delle anime semplici che nel frattempo è stata bruciata sul rogo.
Non è certo un romanzo con un ritmo forsennato, ma è un’ottimo romanzo storico e una  lettura piacevole e davvero interessante.

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI. Longanesi.
Dalle pagine dei social due giovani e preparatissimi letterati hanno scelto 50 grandi classici della letteratura italiana e mondiale, li hanno riassunti in maniera irriverente ma sicuramente attinente e mi hanno regalato tante grasse risate oltre che avermi rinfrescato molti dei romanzi che avevo scordato, mi raccomando giovani non prendete alla lettere le trame !!! Non posso che consigliarlo, certo ci sono alcuni pezzi che sono decisamente più riusciti di altri, ma nel complesso è un’ottima lettura magari non da farsi tutto d’un fiato, la divisione e la forma si presta molto a momenti di attesa, quelli rubati nei quali non puoi certi metterti a leggere un romanzone. Molto adatto anche come regalo.

JANE DI LANTERN HILL

JANE DI LANTERN HILL. Lucy Maud Montgomery. Jo March.
La Jo March inaugura la sua nuova collana per ragazzi Plumfield (ricordate vero che era la grande casa che la zia March lascia a Jo e che lei e il marito trasformano in una scuola?!) con un altro romanzo delizioso della Montgomery. Molto spesso ormai cito Hornby quando leggo romanzi per ragazzi, forse per cercare un alibi visto che mi capita spesso nonostante la mia veneranda età: “Evitare i libri per ragazzi solo perchè non si è più ragazzi è come sostenere che i gialli andrebbero letti solo da poliziotti e criminali”.
Jane è una ragazzina infelice, insicura e maldestra, e nella grande e antica villa di Toronto dove vive, il suo unico scopo è passare inosservata per sfuggire agli attacchi crudeli della nonna e godersi i pochi attimi di dolcezza e complicità con la madre, momenti rigorosamente nascosti. E’ quindi uno shock per lei quando il padre, che credeva morto e che per ragioni inspiegabili nessuno le ha mai nominato, la invita a passare l’estate con lui sull’isola del Principe Edoardo.
Parte alla volta dell’isola con la morte nel cuore, impaurita e sicura che detesterà tutto, ma dal primo istante quello che prova è senso di appartenenza: al padre uomo intelligente e comprensivo, ai pittoreschi abitanti dell’isola e soprattutto a quella natura che la incanta ogni giorno. Quella a cui assisteremo è una vera e proprio rinascita, per trovarci a fine romanzo di fronte a una giovane donna davvero promettente.
Qui potrete trovare tutto quello che si può chiedere a un romanzo di formazione: una protagonista dolcissima con la quale solidarizzerete fin dall’inizio, personaggi secondari bene caratterizzati e molti colpi di scena. Il finale un po’ ingenuo e scontato era inevitabile ai quei tempi e ho trovato un po’ meno marcata l’ironia rispetto a ll Castello Blu (romanzo che amo alla follia) ma rimane comunque una splendida lettura di quelle che scaldano in queste umide sere autunnali.
Un gioiello come sempre l’edizione Jo March, a partire dalla copertina (parliamone avete visto che meraviglia?!) per continuare con l’introduzione e la traduzione, sono sempre molto fiera di sfoggiare i loro nuovi romanzi nella mia libreria.

COME FERMARE IL TEMPO

COME FERMARE IL TEMPO. Matt Haig. Edizioni E/O.
Tom Hazard dimostra quarantanni ma in realtà ne ha più di quattrocento, e quando racconta alla sua classe la storia in maniera molto vivida è perchè l’ha vissuta. La sua apparente normalità, e tutti i suoi cambi di identità e paesi hanno però un prezzo, per questo recluta o elimina per la società segreta degli Albatros, altri esseri umani che hanno la sua stessa disfunzione e invecchiano molto lentamente.
Tom è un uomo stanco, malinconico e rassegnato, che resiste al quotidiano tormento solo perchè vuole trovare la figlia che gli hanno riferito avere la sua stessa caratteristica, ma la vita è incertezza e l’incontro con una professoressa di francese della sua scuola lo scuote più del previsto.
Con dei flashback apparentemente casuali ci racconta la sua storia, la sua nascita in Francia alla fine del ‘600, l’esilio in Inghilterra, la morte della madre sospettata di stregoneria, il suo grande amore, i viaggi con il capitano Cook alla scoperta del mondo, l’incontro con Shakespeare, con Fitzgerald e Zelda ecc.
La trama vera e propria non mi ha convinto del tutto, sembra sempre che il romanzo stia per fare il saltò di qualità e diventare di più, ma poi non succede. Il finale poi oltre che affrettato mi è sembrato proprio un po’ banale.
Nonostante questo è un romanzo che si legge d’un fiato, proprio grazie a questi continui salti temporali e alle diverse ambientazioni storiche interessanti, oltre che per le splendide riflessioni in cui Haig è sempre stato maestro.
Il libro, La ricchezza dentro di te, ha un sottotitolo: Come sfruttare al meglio il tuo miliardario interiore. Rimango a fissarlo per un po’, immerso in una sorta di trance. E’ un’idea moderna molto popolare. Che il nostro io interiore sia diverso da quello esteriore. Che in realtà esista una versione autentica, più vera, migliore e più ricca di noi stessi, a cui possiamo attingere solo comprando una soluzione. L’idea che siamo separati dalla nostra natura quanto una bottiglia di profumo di Dior dagli alberi di una foresta. Per come la vedo io si tratta di un problema legato al vivere del XXI secolo. Molti di noi possiedono tutte le cose materiali di cui hanno bisogno, perciò ormai il compito del marketing è legare l’economia alle emozioni, indurci a credere di avere nuovi bisogni spingendoci a volere cose di cui non avevamo mai avuto bisogno. Ci spingono a sentirci poveri con un reddito di trentamila sterline l’anno. A pensare di aver viaggiato troppo poco se abbiamo visitato solo dieci paesi stranieri. A sentirci vecchi se abbiamo una ruga. A sentirci brutti se le nostre immagini non vengono ritoccate o abbellite da filtri.
Nel seicento non conoscevo nessuno che volesse trovare il proprio miliardario interiore. L’unico desiderio era sopravvivere fino all’adolescenza ed evitare i pidocchi.

UNA COPPIA QUASI PERFETTA

UNA COPPIA QUASI PERFETTA. Emily Eden. Elliot.
Elliot fa un nuovo regalo alle appassionate di Jane Austen e delle sue atmosfere, pubblicando per la prima volta questo romanzo del 1860 di una scrittrice molto nota ai tempi. L’ambientazione infatti è praticamente la stessa e la storia si svolge tra Londra e i the e le cene nelle tenute di campagna, i pettegolezzi e le invidie tra vicini sempre in primo piano, così come le storie di corteggiamenti andati a buon fine e non, ma il presupposto è decisamente nuovo. La Eden ci racconta il dopo, i primi tempi del matrimonio, che decisamente non sono come noi romantiche amiamo immaginare. Insomma siamo sinceri, non pensiamo a Mr. Darcy e company e guardiamo in faccia la realtà, nell’800 spesso le ragazze di buona famiglia poco più che ragazzine si sposavano dopo un breve corteggiamento che non permetteva sicuramente di conoscere la vera indole dell’uomo con il quale sarebbero state costrette a passare il resto della vita, e moltissime di loro erano destinate a un tiepido affetto nel migliore dei casi. E’ così che con marcata ironia l’autrice ci racconta i fraintendimenti e le vere incomprensioni di Helen e Lord Teviot spesso dovute alle interferenze di altri. Solo una dura prova li farà ritrovare veramente perchè insomma per quanto il romanzo sia beffardo e canzonatorio, il lieto fine non se l’è sentita di togliercelo nemmeno la Eden.