L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE DI AK-47

L’EDUCAZIONE SENTIMENTALE DI AK-47. Amitava Kumar. Bollati Boringhieri.
Questo è il memoir dell’autore, che racconta il suo impatto con gli Stati Uniti, cultura completamente diversa dalla sua, quando negli anni ’90 arriva dall’India con una borsa di studio, tanti sogni e la voglia di integrarsi e di fare un sacco di sesso. Della tanto decantata ironia promessa negli articoli letti, c’è traccia solo nella prima parte del libro, per il resto è una serie di racconti dettagliati della sua vita universitaria, di cui onestamente non me ne poteva fregare di meno. Tra lezioni e tesi ci sono spesso riferimenti storici, una delle poche cose interessanti del libro, per il resto l’ho trovata una lettura quasi inutile nonostante tutta la pubblicità fattagli. Mi ha ricordato molto alla lontana Gary Shteyngart, ovviamente Kumar dal paragone esce più che perdente.

LA BAMBINA CHE AMAVA TROPPO I FIAMMIFERI

LA BAMBINA CHE AMAVA TROPPO I FIAMMIFERI. Gaetan Soucy. Marcos y Marcos.
Ho faticato a capire di cosa trattasse questo romanzo prima di approcciarlo e ora ho capito perchè. Definirlo folle e visionario suona riduttivo, e soprattutto è difficile rendere l’idea senza spoilerare buona parte della trama o dei numerosi colpi di scena disseminati lungo la narrazione a cui si arriva pian piano. Quindi mi perdonerete se anche io rimango sul vago.
Due ragazzi rimangono orfani di un padre decisamente patologico, che li ha tenuti segregati per tutta la vita, e si trovano a dover cercare aiuto e a interpretare un mondo che conoscono solo attraverso i dictat del padre e qualche libro letto.
Pian piano desumiamo, in quello che sembra un thriller psicologico, il perchè di tante cose e tante parole buttate lì quasi a caso, e non ci rimane che rimanere allucinati da tanta violenza fisica e psicologica e da tanta follia.
Un discorso a parte va fatto per lo stile, un mix a volte indigesto, ma sicuramente cercato, di linguaggio aulico e cavalleresco con parole colloquiali e spesso volgari. Chi parla è uno dei due figli che si è creato da solo una sua dialettica.
Come detto un romanzo un po’ sconclusionato, forte e originalissimo, che anche se non mi ha convinta del tutto non può far altro che toccarci nel profondo e rimare sicuramente impresso.

UNA COSA DIVERTENTE CHE NON FARO’ MAI PIU’

UNA COSA DIVERTENTE CHE NON FARO’ MAI PIU’. David Foster Wallace. Minimum Fax.
Nato come reportage giornalistico, approfondito poi un po’ come un saggio sociologico, Wallace ci racconta la sua esperienza su una crociera extra lusso ai Caraibi. Lo fa “alla Wallace”, con ironia graffiante ma con riflessioni sagaci e sempre pertinenti.
Il fatto però è che da ex agente di viaggio, molte delle dinamiche in crociera che hanno fatto divertire gli altri a me non risultavano nuove, e ho trovato spesso le descrizioni del quotidiano troppo prolisse e pedanti. Insomma non l’ho trovata una lettura così entusiasmante come altri lettori in rete la definiscono.

MISS ALABAMA E LA CASA DEI SOGNI

MISS ALABAMA E LA CASA DEI SOGNI. Fannie Flagg. BUR.
Non avevo mai letto nulla dell’apprezzatissima autrice di Pomodori verdi fritti, e forse ho scelto il romanzo sbagliato, ma quel che è certo è che non voglio riprovarci.
Maggie Fortenberry è un’agente immobiliare sessantenne, sola, che negli anni della grande crisi e il mercato ormai al collasso, decide che è troppo stancante essere sempre impeccabile come ci si aspetta da una ex Miss Alabama e programma nel dettaglio la sua dipartita. Ovviamente tutto deve essere lasciato a posto, non sopporterebbe di dover complicare la vita a qualcuno, alla sua amica del cuore Brenda mangiatrice compulsiva e prima donna nera avviata verso un futuro politico più che meritato. O a Ethel impiegata ottantenne (ma nessuno lo sa) che continua a non capire come sia possibile che il mondo intorno a lei sia diventato così assurdo. Quando però la casa dei sogni di Maggie viene messa in vendita deve rimandare tutto, non può permettere che venga venduta per essere poi demolita dalla sua nemica senza scrupoli.
Che dire è un romanzo scritto abbastanza bene, buffo, garbato, che affronta anche qualche tema sociale, e non non mi hanno dato fastidio nemmeno le protagoniste veramente stereotipate (oddio, la nana buona brava e fortunata che veglia su tutti è davvero troppo) ma il punto è che nonostante il piccolo giallo sullo scheletro trovato nella villa che l’autrice ha voluto aggiungere per dare un po’ di brio al romanzo, la trama è praticamente inconsistente, il finale zuccheroso quasi ai limiti dell’assurdo, e il tutto condito con descrizioni ripetitive e inutili.

VELOCE LA VITA

VELOCE LA VITA. Sylvie Schenk. Keller.
Titolo decisamente azzeccato per questo romanzo che ha un ritmo davvero incalzante. Louise è ragazzina negli anni ’50, la guerra ancora così vicina ma il fatto che nessuno abbia voglia di ricordarla e di parlarne la rende anche qualcosa di remoto. Dal suo amato paese sulle Alpi svizzere va a studiare a Lione, città viva e accademica nella quale fa le prime esperienze. Si divide tra l’amore per Henry ragazzo affascinante e tormentato dalla perdita dei genitori per mano nazista, e Johann ragazzo tedesco dolce, devoto e molto più riposante. Le insinuazioni di Henry sul fatto che la famiglia di Johann, che sposerà, durante l’occupazione abbia avuto un ruolo più che attivo, la fanno infuriare, del resto loro ricevono a casa famiglie ebree, sono illuminati e aperti, come sarebbe possibile? E anche se fosse vero che responsabilità può mai avere Johann che come lei non ha vissuto nulla di quegli anni?
Un bel romanzo su un periodo storico meno inflazionato, ma sicuramente molto complicato per chi l’ha vissuto. Particolare anche l’espediente letterario utilizzato: il romanzo è scritto tutto con la seconda persona singolare, sei “tu” che vivi tutto, onestamente non sono sicura che abbia ottenuto in pieno l’effetto voluto ma plaudo sempre i tentativi di discostarsi dall’ordinario.

CIRCE

CIRCE. Madeline Miller. Sonzogno.
Giovane insegnante di lettere antiche, la Miller ha giù vinto parecchi premi con il suo primo romanzo La canzone di Achille. Qui ci racconta uno splendido e sottovalutato personaggio, la maga Circe dell’Odissea, che attraverso la moltitudine di parenti divini  (siamo sinceri tra Titani, Olimpi, dei e semidei, la vita sessuale lassù superava ogni immaginazione in quanto a promiscuità) le da l’occasione per riraccontarci moltissimi altri miti: quello di Prometeo, di Scilla, del Minotauro, di Dedalo e Icaro, di Medea e ovviamente tutta la sua vita su Eea, l’incontro con Odiesso, poi la chiusura con la nascita di Telegono e l’incontro con Telemaco e Penelope.
Il punto di forza del romanzo però è l’umanizzazione di un personaggio femminile scomodo ma profondo, che si racconta in prima persona e che nonostante la sua natura prova comunque sentimenti universali e si pone parecchie domande sulla vita, sulla morte e sull’etica.
Un gran bel romanzo, scritto bene e utilissimo come piacevole ripasso di mitologia, non l’ho comunque trovato un capolavoro, troppo verboso soprattutto sul finale, anche perchè intendiamoci l’autrice non ha inventato nulla, ha il grande merito però di averci fatto approfondire e aver reso molto più appetibile buona parte della mitologia greca.

UNA BAMBINA DA NON FREQUENTARE

UNA BAMBINA DA NON FREQUENTARE. Irmgard Keun. L’Orma.
Oltre al simpaticissimo titolo, la cosa che mi ha attirato di più di questo romanzo è il fatto che le opere dell’autrice fossero state inserite nella lista delle “letture nocive e inopportune” dal partito nazista, cosa che tra l’altro le è valso il carcere con il conseguente esilio, e ragione per la quale mi sono affrettata ad acquistare gli altri suoi due romanzi disponibili in lingua italiana.
Colonia 1918, la nostra piccola ma vivace protagonista ne ha davvero per tutti, del resto gli adulti sono così facilmente attaccabili e ipocriti da risultare davvero ridicoli e incomprensibili il più delle volte. Così ci troviamo a divorare questo breve e incantevole romanzo, nel quale la nostra “scorretta” eroina ci racconta il suo quotidiano affrontando anche temi scomodi come la guerra, la religione, la scuola, ma lo fa alla sua maniera: senza peli sulla lingua e tanta ironia, ebbene sì udite udite anche tedeschi ne sono capaci, una bellissima scoperta, non vedo l’ora di leggere gli altri romanzi.

A ogni festa la mia povera mamma riceve sempre vestiti e mai un solo giocattolo. E’ proprio lei che non ne vuole più. Mi pare che gli adulti non abbiano mai una gioia che sia una a questo mondo. Quando sarò grande, i giocattoli non daranno più gioia neppure a me e non vorrò nè pattini, nè trottole, nè ruote, nè bambole, nè niente. E come farò a vivere se nulla mi darà più gioia? A volte mi viene da piangere all’idea che diventerò un’adulta, altre invece vorrei esserlo il prima possibile. Ma quando penso che poi a Natale riceverò solo regali utili come vestiti, fazzoletti e saponi profumati, allora divento triste e non ho mica più voglia di essere contenta.

RIEN NE VA PLUS

RIEN NE VA PLUS. Antonio Manzini. Sellerio.
Il nuovo capitolo di Rocco Schiavone inizia esattamente da dove aveva lasciato l’ultimo uscito da poco Fate il vostro gioco, essendone a tutti gli effetti il vero finale, visto che nell’altro Rocco si era accorto di aver chiuso il caso con troppa fretta senza trovare i veri mandanti.
Quindi di nuovo il casino’ di Saint Vincent con i suoi protagonisti, un po’ di Roma con un nuovo mistero sulla sparizione del cadavere di Baiocchi, un  altro pizzico di mistero su Caterina, il giovane Gabriele e la madre sempre a casa sua, e così il romanzo vola via piacevolmente. L’impianto giallo qui però è ancora più marginale, moltissimi gli scorci sulla vita dei suoi sottoposti:Italo, Casella, D’Intino, e onestamente sono stati i miei pezzi preferiti. Manzini è un autore che a me piace molto, ma come ho già detto è ora che si dedichi ad altro e non resti attaccato a tutti i costi a questo personaggio che per quanto vincente, beh le vendite parlano chiaro, ha già detto più o meno tutto quel che aveva da dire. Il finale di questo romanzo mi fa sperare che stia preparando il terreno per un definitivo commiato.

LA MENNULARA

LA MENNULARA. Simonetta Agnello Hornby. Feltrinelli.
E’ il 1963 e la mennulara è morta, la voce si rincorre per tutto il paese di Roccacolomba. C’è chi gioisce e la maledice, chi si dispera e la ricorda con affetto e rispetto, tutti la conoscevano e vogliono dire la loro, anche se è sempre stata una donna selvatica e solitaria. Maria Rosa Inzerillo poi ha lasciato disposizioni e ordini molto precisi dopo la sua morte e gli eredi Alfallipe, la famiglia che ha servito per una vita intera, hanno mal sopportato il potere che ha sempre avuto, quello di amministratrice e persona fidata e sospettano che si sia arricchita alle loro spalle. Quando poi al funerale si presenta il più temuto boss della mafia locale in segno di rispetto il mistero si infittisce.
Il romanzo si dipana in una sola settimana, quella successiva alla sua morte, e attraverso le voci e i ricordi dei paesani impariamo a conoscere e a capire una donna molto complicata con più di un segreto.
Un bellissimo romanzo che proprio non mi aspettavo, quasi un giallo, che ci accoglie nella Sicilia degli anni ’60, il paese, i pettegolezzi, anni di cambiamenti appena iniziati, i vecchi signori spadroneggiavano ancora ma le gente comune non sopportava più come prima.
Non so davvero perchè ho accuratamente e volutamente evitato questo romanzo per tutti questi anni, il confronto con gli altri è davvero fondamentale per noi lettori se non vogliamo perderci delle vere chicche, diversamente rischiamo di affidarci solo ai nostri gusti e fare letture sempre simili.

MISS BILLY

MISS BILLY. Eleanor H. Porter. Cignonero.
Siamo a Boston ai primi del ‘900 quando la tranquilla vita nella villa degli Henshaw, tre fratelli scapoli e diversissimi, viene sconvolta totalmente. William il maggiore ha deciso di prendere sotto la sua protezione Billy, il figlio di un suo caro amico rimasto solo al mondo, senza ovviamente sapere che Billy in realtà è una giovane e vivace ragazza di appena 18 anni, con un nome bizzarro e un animale non ben identificato di nome Fegato. Fraintendimenti, equivoci e il doveroso lieto fine ne fanno una commedia retrò molto gradevole.
Questo è il primo romanzo dell’autrice che sarebbe diventata poi famosa con Pollyanna, è una storia molto carina che si legge in un baleno e che non è nemmeno troppo sdolcinata. Diciamo però che non non ha saputo sfruttare il potenziale della premessa, c’era spazio per molta più brillantezza e ironia, forse l’autrice non ne era capace o forse ha deciso di accantonarla per non andare ad influire sull’aspetto romantico. Comunque sia ne è saltato fuori un ibrido non del tutto convincente.