UNA FIAMMA NELLA NOTTE

UNA FIAMMA NELLA NOTTE. Sabaa Tahir. Nord.
Secondo capitolo, tormento e pathos segnano le pagine (speriamo che il terzo volume torni al livello del primo, qui il pathos inizia ad essere eccessivo).
Elias, figlio non voluto della Comandante, ha finalmente definito se stesso e deciso da quale parte dell’Impero vuole stare: contro l’Impero. Condannato a morte per non aver giustiziato Laia (che per quanto mi riguarda avrebbe potuto essere lasciata alla in-giustizia)  sceglie di darsi alla fuga (rocambolesca e non senza molto aiuto) accettando in cambio di fare irruzione nella prigione di Kauf per salvare il fratello di Laia, divenuto un membro della resistenza.
Questo ciò che accade in poche, pochissime parole.
Tra tutti i personaggi (alcuni davvero degni di nota, inclusa la Comandante che nasconde un segreto di un certo rilievo) spicca, senza ombra di dubbio, Helene, ora divenuta l’Averla Sanguinaria e disgraziatamente vincolata al nuovo imperatore Marcus. Un personaggio complesso che per fortuna fa da contrappeso alla insulsaggine di Laila.
Attendiamo con trepidazione la conclusione (la cui pubblicazione a detta di Amazon è già stata posticipata ben due volte…)

DARKE.

DARKE. Rick Gekoski. Bompiani.
Scritto con uno stile sopraffino, Darke racconta il lutto di un uomo (James Darke appunto), insegnante di letteratura che potremmo definire senza esagerare “old british”. Il libro si apre con la strenua lotta di Darke contro il mondo, una battaglia per isolarsi completamente da una società nella quale non si ritrova e della quale non vuole sapere più nulla. Chiude fuori persino la figlia (emblematica la descrizione della porta dalla quale viene tolta anche la cassetta delle lettere). Aggiungo per dovere di cronaca e del tutto a titolo personale, che la figlia Lucy è una donna insopportabile ed anche ipocrita, là dove James è un uomo complesso, purtroppo emotivamente ermetico, che ha assistito la moglie (il suo esatto opposto) durante l’intera malattia. Un cancro che non si è limitato a mietere una sola vita.
James Darke è un misantropo per scelta e per obbligo. Snob, colto ed accanito lettore non risparmia al lettore citazioni e digressioni su autori ben noti. È un personaggio che fatico a definire positivo, poiché manca del tutto di ottimismo e tolleranza. James Darke, in fondo, è quello che tutti vorremmo essere quando è ora di essere lasciati in pace indipendentemente dai legami famigliari e dalle norme sociali.

MAGIC

MAGIC. V.E. Schwab. Newton Compton Editore.
Finalmente pubblicato in italiano lo posso commentare. Magic è il primo volume di una trilogia di V.E. Schwab, una scrittrice che mi piace molto, una trama ricca di colpi di scena, l’intreccio ben tessuto, i personaggi a tuttotondo.
Londra. Kell è uno degli ultimi maghi chiamati Antari, una specie che è in grado di viaggiare tra dimensioni parallele e visitare le differenti versioni della stessa città. Ci sono infatti quattro “Londra”, la Rossa, la Bianca, la Grigia e la Nera. La stessa città in epoche differenti, con differenti destini.
Kell Maresh appartiene alla Londra Rossa, è un privilegiato, cresciuto al palazzo reale di Arnes, per quanto privilegiato possa definirsi un mago da tutti temuto, forzatamente adottato dalla famiglia reale, il cui incarico è di servire il Re come corriere ed occuparsi del fratello, il vero erede al trono. Tuttavia, per quanto scomoda possa essere la sua situazione Kell e Rhys sono davvero fratelli. Non nel sangue, ma nel sentimento. Legati da un affetto imperituro, diversi come il giorno e la notte. Rhys è spericolato e amatore dei piaceri, quanto Kell è sobrio e tranquillo.
Eppure, in visita nella Londra Grigia, quella priva di magia, scopriamo proprio nel morigerato Kell un piccolo ribelle con un hobby del tutto fuorilegge. Acqua cheta, rompe i ponti: Kell colleziona (e trasporta) ninnoli da una Londra all’altra, e aiuta illegalmente alcune persone a vedere strati della realtà a cui altrimenti non potrebbero avere accesso. L’ultima avventura gli permette, o meglio lo obbliga a conoscere una ladra, Deliah, una ragazza misteriosa ed impavida che gli cambierà la vita in un susseguirsi di peripezie concentriche che si allontanano sempre più dalla Londra Rossa.
Tra tutti una menzione speciale va al personaggio di Alucard, mago, nobile esiliato e capitano di una fregata pirata, forse in missione per la corona.

EDUCAZIONE EUROPEA

EDUCAZIONE EUROPEA. Romain Gary. Neri Pozza.
Romanzo scritto mentre era aviatore delle forze alleate durante la seconda guerra mondiale, Educazione Europea è uno dei libri più importanti di Romain Gary. Un libro sulla resistenza e sulla sopravvivenza, l’eroica e sempiterna lotta tra la desolazione e la sofferenza di una terra martoriata dai nazisti e la speranza, spesso illusoria ma non per questo meno potente.
Janek è il protagonista, un ragazzo che si trova suo malgrado parte di un gruppo di partigiani, uomini affamati e dolenti. Ormai orfano, diventa ben presto un conoscitore della fame, del freddo, l’orrore, la malattia. Eppure, anche sperduti nei boschi, senza dimora e senza più una famiglia, braccati come animali che a stento misurano il tempo tra un’alba ed un tramonto, Janek impara il culto della libertà, la semplicità di un’esistenza dove nonostante le brutture nemmeno l’amore gli è negato.
Romain Gary scrive un romanzo contro l’oppressione, affinché, come recita una poesia dello studente Dobranski, «l’ultimo stato sovrano crolli ai colpi dei patrioti europei», «si spenga nel mondo l’eco dell’ultimo canto nazionale», e l’Europa finalmente «si erga e cammini».
Un libro toccante, violento e malinconico, una ballata disperata e spietata, uno spaccato della seconda guerra mondiale visto dal basso, dal buco dove i superstiti si sono nascosti, dal buco da cui sono usciti per vivere e morire.

Gli anni della leggerezza: La saga dei Cazalet 1

Gli anni della leggerezza: La saga dei Cazalet 1. Elizabeth Jane Howard. Fazi.

Gli anni della leggerezza sono quelli dell’infanzia del 1937, l’estate in cui i piccoli Cazalet, figli e nipoti, si ritrovano in campagna, dalla nonna forse per l’ultima volta.
I Cazalet sono perlopiù una famiglia benestante, discendono da una famiglia vittoriana, dove si cena in abito da sera, gli adulti sono separati dai bambini sorvegliati e spesso cresciuti dalle bambinaie. Ma i tempi cambiano, e sono destinati a farlo in modo repentino, sono gli anni dell’ascesa di Hitler, che pur essendo nella vita quotidiana una figura lontana, derisa, fraintesa e da molti sottovalutata, resta uno sgradito ospite sulla soglia di casa.
Il romanzo è una minuziosa disanima delle relazioni affettive e sentimentali tra i coniugi e i i figli, uno specchio della vita quotidiana che include tutti: giovani, vecchi, padroni e servi, tra le cicatrici di una guerra finita e le avvisaglie di una purtroppo imminente.
I fratelli Edward e Hugh che non potrebbero essere più diversi, il primo affascinante e con più di uno scheletro nell’armadio, il secondo più schivo e menomato dalla grande guerra. Rupert, vedovo ed artista mancato… tutti i Cazalet hanno in comune l’incomunicabilità con le loro rispettive mogli. Persino la sorella, Rachel, che non si è mai sposata per poter accudire i genitori e non è immune all’amore è una mosca presa nella ragnatela delle convenzioni sociali.
Una famiglia numerosa (e credo con molti segreti che verranno a galla nei futuri romanzi), resa chiassosa dagli eredi che dall’infanzia passano all’adolescenza in un’epoca in cui il “mondo di fuori” è tutto fuorché pronto ad accogliere una nuova generazione. Le gelosie, i malintesi, tutti quei piccoli dettagli tragico-comici che fanno di un assembramento di persone una Famiglia.
Le saghe famigliari, come genere narrativo, non sono nelle mie corde, ma devo ammettere che il successo Elizabeth Jane Howard è comprensibile, e meritato se consideriamo che con un ottimo stile ha prodotto un romanzo storico nel quale è facile immedesimarsi.

FRATELLI NELLA NOTTE

FRATELLI NELLA NOTTE. Cristiano Cavina. Feltrinelli.
1944. Mario, contadino romagnolo, mite e solitario, riceve la cartolina di leva. Scappa di casa e si rifugia da alcuni parenti che per un poco lo ospitano. Tuttavia un disertore è un pericolo per tutti, quindi per necessità si unisce alla 36a brigata Garibaldi. Lui che di combattente non ha nulla, viene assegnato all’accudimento dei muli e dei cavalli, con cui si trova meglio che con le persone. I compagni partigiani gli appioppano il nome di Tarzan (Mario è piccolo di statura, tranquillo e fifone) e, nonostante gli sforzi per mantenersi lontano dalla guerra, si trova suo malgrado in prima linea. Uno scontro a fuoco, un proiettile nell’addome, un fratello (il suo), Gianì, quasi uno sconosciuto che diventa la sua unica speranza di sopravvivenza.
Un libro che ha una forma scarna, secca come i personaggi che compaiono e scompaiono, uomini e donne poco loquaci, poche parole e dure verità. Un libro interessante, una breve cronaca di vita vissuta in un momento storico in cui la precarietà dell’esistenza non era filosofia.

GLI EFFETTI SECONDARI DEI SOGNI

GLI EFFETTI SECONDARI DEI SOGNIDelphine de Vigan. Mondadori.
Quando l’affetto non è abbastanza, quando la speranza è destinata alla deriva eppure continua a galleggiare. Un romanzo delicato e drammatico, un acquerello per dipingere l’incontro-scontro tra i patrizi parigini, partecipi del sistema sociale, e i plebei senza tetto:  i fuggiaschi, gli abbandonati, i dimenticati.
I protagonisti di questo romanzo sono bambini già adulti che si trascinano dietro il fardello altrui.
Lou ha 12 anni e frequenta il liceo, una bambina precoce, un piccolo genio che osserva il mondo circostante come un acquario. Sebbene la sua visione sia molto diversa da quella comune, sono poche le cose che sfuggono alla sua attenzione. Lou cataloga, analizza, studia, sopratutto pensa. Continuamente. Non smette un attimo di setacciare e in un reticolo di pensieri così fitti difficilmente l’ingiustizia passa inosservata. La sua è una famiglia per bene, eppure piegata dal dolore, una sorella neonata morta in culla ha tracciato una frontiera tra “il prima” e “il dopo”.
A scuola, perculeggiata da tutti, Lou instaura un’amicizia tenera e molto profonda con il ribelle ripetente della classe. Lucas che vive solo nell’appartamento da cui suo padre se n’è andato, una casa che sua madre ha lasciato per vivere con il nuovo compagno.
È proprio un progetto scolastico che porta Lou a conoscere, per caso, una senza tetto. Noweel, detta No.
Noweel ha diciotto anni, diciannove, sei, oppure sessanta. Non ha casa, non ha famiglia, non ha amici (nessuno ha amici sulla strada), è una lumaca solitaria che striscia nei residui limacciosi della società, un trolley malconcio come guscio.
L’amicizia nasce per caso, per forza, forse anche per sbaglio. Un legame affettivo che da duo diventa trio, la lotta impari tra due ragazzini e tutto il resto del mondo.
Drammatico, ma mai patetico; ironico, ma mai comico. Un libro che affronta un argomento, quello dei clochards, che è in tutto e per tutto un male sociale riconosciuto a cui forse ci si è assuefatti (a Parigi più di 10.000 persone vivono sulla strada). Guardiamo ma non vediamo. Vediamo ma non guardiamo. Tutti indistintamente. Tranne Lou.

NEROFUMO E CENERE

NEROFUMO E CENERE. Dan Vyleta. Mondadori.
Vorrei davvero riuscire a produrre un commento degno di contrapporsi a due aggettivi più volte ripetuti in merito a questo libro. Dickensiano e Avventuroso.
Io nutro un profondo rispetto per Dickens (più che altro un rispetto obbligato, viste le strette amicizie che in caso contrario potrebbero salutarmi con un manganello) ma tutto quello che di affine ho trovato con le opere dell’Esimio sono Londra e la sporcizia delle strade. Fine.
Per quanto riguarda il concetto di “avventura” vorrei segnalare che i termini itinerante ed avventuroso non sono sinonimi.
Londra, cupa e sporca, una fucina di corruzione e di industrializzazione, in un’Inghilterra dove il Fumo (fisico prodotto del peccato) rispecchia una società impari, dove gli aristocratici sembrano non produrre Fumo, mentre le classi più povere a riprova della propria condizione d’inferiorità intellettuale e morale, Fumano continuamente.
Thomas Argyle arriva all’illustre collegio ad anno accademico ormai iniziato, viene da una famiglia povera, caduta in disgrazia e macchiata da un’accusa di omicidio. Non ha amici Thomas, per tutto il libro di lui si dice che ha il Fumo dentro, che è un ribelle, una persona pericolosa, fastidiosa… a fare da contrappeso a questo millantato oscuro personaggio c’è l’amico Charlie. In mezzo ai due, immotivatamente contesta: Livia, figlia della donna attorno a cui si sviluppa la vicenda.
Tra Londra e le campagne Inglesi il trio si adopera per dipanare un misterioso intrigo, che durante la narrazione non si fa mancare nulla: triangoli amorosi, fughe notturne, laboratori nascosti, rivoluzionari e polizia segreta, fanatici religiosi e scienziati, assassini drogati e rapimenti.
Un romanzo che è un tour de force di accadimenti, macchinosi sino allo sfinimento, un prolisso guazzabuglio di vicissitudini e comparse che impedisce ai personaggi principali di acquisire spessore. Un finale che avrei evitato.

QUESTO CANTO SELVAGGIO

QUESTO CANTO SELVAGGIO. Victoria Schwab. Giunti.
Inizio subito dicendo che Victoria Schwab ha scritto altri romanzi, in particolare una trilogia più meritevole di essere tradotta.
Aggiungo inoltre che l’idea base di questo romanzo ricorda molto (davvero molto) C.S. Friedman (e quei pochi che mi conoscono… beh chi mi conosce davvero ha già capito).
Verity City è una città mascherata. Un’illusione in piena vista, dove telecamere ad ogni angolo scrutano, osservano, tutto e tutti. Gli abitanti comprano la sicurezza a caro prezzo, pagando Callum Harker per un servizio che puzza di ricatto, una mafia legalizzata, che vede l’uomo più potente della fazione nord di Verity destreggiarsi come uno squalo tra la violenza insita nel genere umano e i mostri che questa crea. Corsai, Malchai e Sunai sono manifestazioni della brutalità e della malignità; cattiverie umane, atti contro la vita, che assumono forma e consistenza sino a divenire i mostri che divorano la stessa razza che li ha generati (lo so, l’idea è bella, ma prende clamorosamente spunto da C.S. Friedman). Kate è l’unica figlia di Callum: ribelle e temuta. August Flynn è un Sunai, figlio adottivo Henry Flynn (l’antagonista buono di Callum Harker). Come da copione i due si incontrano a scuola, un po’ si evitano, un po’ si cercano, un po’ si scontrano… Insomma nulla di nuovo sotto al sole.
Un libro che, mi spiace dirlo, è uno scivolone: i personaggi sono senza spessore, prevedibili in modo fastidioso, la narrazione manca di fascino.

LA PERFEZIONE NON E’ DI QUESTO MONDO.

LA PERFEZIONE NON E’ DI QUESTO MONDO. Daniela Mattalia. Feltrinelli.
82 anni, professore di filosofia in pensione, Adriano ha perso la moglie all’ospedale delle Molinette, eppure ogni tanto torna tra quelle corsie per scorgere il fantasma di lei che si aggira inquieto.
Gemma, trentenne single, dipendente di un’anonima libreria, che nel fine settimana fa la volontaria in un call center per anziani. Olga, una delle sue interlocutrici, attempata zittella. Fausto, grafico ed esperto di precariato, ed infine Archibald. Il cane.
Libro leggero e scorrevole, dove la leggerezza, l’inconsistenza dei personaggi e della storia la fanno da padrone, si tratta di un romanzo senza lode né infamia (fatta eccezione per il ritrovamento di un fantomatico orecchino) che mette assieme quotidiane solitudini e luoghi comuni.
Il titolo è l’aspetto più accattivante.