LA BAMBINA CHE AMAVA TROPPO I FIAMMIFERI

LA BAMBINA CHE AMAVA TROPPO I FIAMMIFERI. Gaetan Soucy. Marcos y Marcos.
Ho faticato a capire di cosa trattasse questo romanzo prima di approcciarlo e ora ho capito perchè. Definirlo folle e visionario suona riduttivo, e soprattutto è difficile rendere l’idea senza spoilerare buona parte della trama o dei numerosi colpi di scena disseminati lungo la narrazione a cui si arriva pian piano. Quindi mi perdonerete se anche io rimango sul vago.
Due ragazzi rimangono orfani di un padre decisamente patologico, che li ha tenuti segregati per tutta la vita, e si trovano a dover cercare aiuto e a interpretare un mondo che conoscono solo attraverso i dictat del padre e qualche libro letto.
Pian piano desumiamo, in quello che sembra un thriller psicologico, il perchè di tante cose e tante parole buttate lì quasi a caso, e non ci rimane che rimanere allucinati da tanta violenza fisica e psicologica e da tanta follia.
Un discorso a parte va fatto per lo stile, un mix a volte indigesto, ma sicuramente cercato, di linguaggio aulico e cavalleresco con parole colloquiali e spesso volgari. Chi parla è uno dei due figli che si è creato da solo una sua dialettica.
Come detto un romanzo un po’ sconclusionato, forte e originalissimo, che anche se non mi ha convinta del tutto non può far altro che toccarci nel profondo e rimare sicuramente impresso.

RIEN NE VA PLUS

RIEN NE VA PLUS. Antonio Manzini. Sellerio.
Il nuovo capitolo di Rocco Schiavone inizia esattamente da dove aveva lasciato l’ultimo uscito da poco Fate il vostro gioco, essendone a tutti gli effetti il vero finale, visto che nell’altro Rocco si era accorto di aver chiuso il caso con troppa fretta senza trovare i veri mandanti.
Quindi di nuovo il casino’ di Saint Vincent con i suoi protagonisti, un po’ di Roma con un nuovo mistero sulla sparizione del cadavere di Baiocchi, un  altro pizzico di mistero su Caterina, il giovane Gabriele e la madre sempre a casa sua, e così il romanzo vola via piacevolmente. L’impianto giallo qui però è ancora più marginale, moltissimi gli scorci sulla vita dei suoi sottoposti:Italo, Casella, D’Intino, e onestamente sono stati i miei pezzi preferiti. Manzini è un autore che a me piace molto, ma come ho già detto è ora che si dedichi ad altro e non resti attaccato a tutti i costi a questo personaggio che per quanto vincente, beh le vendite parlano chiaro, ha già detto più o meno tutto quel che aveva da dire. Il finale di questo romanzo mi fa sperare che stia preparando il terreno per un definitivo commiato.

LA TRAPPOLA

LA TRAPPOLA. La prima avventura di Beatrix Ives- Pope. G.B. Thistle. L’Orma.
Una banda di pittoreschi truffatori, di quelli buoni si intende, un poliziotto corrotto e ricattatore che li costringe a fare un colpo milionario ai danni di un ex agente di borsa. Il piano è molto complesso ma loro sono davvero bravi e ben assortiti e riusciranno a ribaltare l’inerzia della truffa.
Questi gli ingredienti di un’avventura che ricorda molto la più famosa banda Oceans, un romanzo che si legge velocemente ma che non ho trovato nè particolarmente ironico, nè particolarmente avvincente, per non parlare del finale che doveva lasciarmi “senza parole”. Insomma si lascia leggere ma risulta tutto già visto.

FATE IL VOSTRO GIOCO

FATE IL VOSTRO GIOCO. Antonio Manzini. Sellerio.
Il settimo episodio della serie di Rocco Schiavone ha come tema centrale la vita dei casinò e la dipendenza dal gioco d’azzardo. E’ un ex ispettore del casinò di Saint Vincent infatti che viene trovato assassinato e forse perchè è ancora troppo impegnato a leccarsi le ferite dopo il tradimento di Caterina Rispoli e la conseguente lite e diffidenza degli amici di sempre, che Rocco archivia il caso in maniera frettolosa lasciando così molte incognite che verranno spiegate, udite udite, nel nuovo romanzo in uscita all’inizio dell’anno nuovo. Che dire si legge sempre bene Manzini, ma stavolta è secondo me abbastanza evidente che il romanzo pone l’accento più sulle vite dei personaggi senza però aggiungere nulla al loro approfondimento, che sulla trama gialla che ho trovato più raffazzonata del solito. Sì certo leggeremo anche il prossimo almeno per sapere come va a finire questo episodio, ma attenzione a non tirare troppo la corda siamo pur sempre già a un numero di episodi rischioso e soprattutto i romanzi assomigliano sempre di più a delle sceneggiature.

LA DONNA IN BIANCO

LA DONNA IN BIANCO. Wilkie Collins. Fazi.
Giace nella mia libreria in attesa da un po’ di anni, e ammetto ero un po in apprensione prima di leggere quello che viene considerato il capolavoro di Collins, l’amico/rivale del mio dio letterario, c’è chi lo ritiene addirittura superiore a lui, quindi mi sono apprestata alla lettura del tutto decisa a parlarne al grido di “non c’è nessun paragone”.
Ma se devo essere onesta, e non vedo perchè no, il paragone c’è eccome. Stiamo sempre parlando di fuiletton vittoriani pubblicati a puntate, quindi le lungaggini sono praticamente intrinseche, ma Collins, che viene considerato il padre del poliziesco moderno, è un abile costruttore di trame complicate, un ottimo dispensatore di suspence che dosa sapientemente per tutta la lunghezza del romanzo e ha uno stile molto lineare ma sicuramente curato e non trascurabile.
Qui poi c’è davvero tutto quello che un lettore puo’ chiedere: fanciulle in difficoltà, fanciulle forti e combattive, uomini valorosi e uomini indegni, segreti inconfessabili, scambi di identità, un delitto, eredità contese e amori contrastati, e la storia che viene raccontata dal punto di vista di quasi tutti i protagonisti.
Insomma pur continuando a preferire senza ombra di dubbio i personaggi, le tematiche e la brillantezza di Dickens, non posso che mettermi anche io tra gli estimatori di Collins. Ho voglia però di metterlo alla prova con un altro romanzo.

NON DITELO ALLO SCRITTORE

NON DITELO ALLO SCRITTORE. Alice Basso. Garzanti.
Brillante. Sagace. Divertente. Scorrevole e possiamo aggiungere anche: appiccicoso come la carta moschicida. Un libro che non riesci a metter giù e continui a leggere fino a quando non ti accorgi che manca poco alla sveglia… quella del mattino. Insomma una lettura che regala personaggi da deficit, di sonno appunto.
Da un lato: la penna. Vani Sarca ed Enrico Fuschi alle prese con una nuova sfida editoriale. Lui direttore della casa editrice Erica, imprenditore impenitente. Lei la ghostwriter che tutti vorremmo essere. Un moderno Cyrano de Bergerac, dark e misantropo, un camaleonte che presta il suo talento ad aspiranti scrittori meno fortunati. “Verrò a trovarvi sul lago” di Ruggero Solimano, calca da due decenni la passerella della letteratura contemporanea, e in occasione del suo ventennale la casa editrice Erica vuole proporre una ristampa, ricca di contenuti inediti. Idea felice ed all’apparenza pure facile, se non fosse che dopo qualche accurata ricerca si scopre che il sempiterno romanzo, nonché cavallo di battaglia delle Edizioni Erica, è un “falso” ossia l’eccelsa produzione di un anonimo ghostwriter. A Vani tocca l’arduo compito di evitare ad Enrico un infarto per discredito, all’anonimo anonimo ghostwriter il linciaggio per eccesso di simpatia, ad un nuovo romanzo di soffocare in un cassetto.
Dall’altro: la spada. Vani Sarca e Romeo Berganza (sulla cui accoppiata vincente non posso assolutamente spendere parole) alle costole di uno spacciatore, un pezzo grosso agli arresti domiciliari. Lui, ormai noto commissario dall’aria stropicciata e di poche parole, ma buone; lei, la consulente della polizia che non vorresti incontrare. Mai.
Alice Basso ci regala – di nuovo, e vale la pena sottolinearlo – un libro ricco di citazioni, forbito e colloquiale, comico ed maturo, che non può mancare nella nostra libreria.

ARRIVANO I SISTER

ARRIVANO I SISTER. Patrick DeWitt. Neri Pozza.
Siamo nel West di metà ‘800, quello del nostro immaginario, quello dove vige sempre e comunque la legge del più forte e la morte o la vita di un uomo fanno ben poca differenza.
E’ in questo mondo che i fratelli Sister sono diventati tristemente famosi come i sicari senza scrupoli al soldo di un potente di Oregon City.
Charlie, il maggiore violento e deciso a diventare qualcuno a qualsiasi costo, ed Eli la voce narrante che nonostante tutto riesce a mantenere una certa umanità.
La loro ultima missione li porta ad attraversare la California in piena febbre dell’oro, alla ricerca di un uomo che pare avere scoperto una formula per riuscire a setacciarlo dai fiumi con comodità e che ha sfidato il Commodoro.
Tra le sbronze di Charlie, i saloon, gli uomini persi dietro a un sogno impossibile, il viaggio è piuttosto avventuroso e lascia spazio alle riflessioni e scaramucce dei due che in fondo sanno che questa sarà la loro ultima missione insieme. Eli non si è mai riconosciuto nella veste di assassino, lui che si commuove per la sorte del suo cavallo Tinozza,  e Charlie sa che per fare il grande salto deve strafare, cosa che riesce a pochi.
Il titolo originale del romanzo è The Sister Brothers che da più l’idea del tono scanzonato che ha spesso la storia, ma il mondo raccontato è crudo e violento e sono l’umanità e l’ingenuità di Eli che illuminano davvero tutto.
Un’ottimo romanzo con un’ambientazione un po’ diversa che mi sono goduta molto.

PERSIDIVISTA.COM

PERSIDIVISTA.COM. Maurie-Aude Murail. Giunti.
Questa volta la Murail si cimenta con un vero e proprio giallo per ragazzi, e che dire, le riesce piuttosto bene.
Ruth ha 14 anni e tutte le insicurezze tipiche di quest’età vengono amplificate dal dolore di aver perso la mamma ormai da anni e dal fatto che l’impenetrabile e impegnatissimo padre sembra tenerla a distanza a differenza della sorellina che illumina la sua vita.
Quando guardando una vecchia foto con una sua amica non riesce a capire quale sia sua madre e quale la gemella morta assassinata da giovane, decide di iscriversi a un social con l’identità del padre per capire qualcosa di più di un passato che sembra zona off-limits.
Certo mai avrebbe immaginato di risvegliare vecchi rancori da parte del nonno mai conosciuto, odi profondi e curiosità dai vecchi compagni di classe e soprattutto una serie di conseguenze drammatiche che mettono al centro di tutto il padre, che con la sua aria noncurante e la sua ironia spesso fuori luogo è in tutto e per tutto l’indiziato perfetto.
Un bel romanzo, avvincente, veloce e ricco di colpi di scena, che affronta anche il tema attualissimo dei social, veramente affascinante il personaggio del padre Martin.
Interessantissimo anche il diario riportato alla fine della pubblicazione su come nasce un romanzo, scritto in contemporanea al romanzo stesso dall’autrice che ci mostra come sviluppa le sue idee, in che modo la vita quotidiana influisce sulla sua scrittura e da quali autori trae ispirazione. Beh sarà un caso (ma non credo proprio) ma ogni due pagine nomina un romanzo e un personaggio di un romanzo del mio amato Dickens a voi trarre le opportune conclusioni!!!

IL CASO MALAUSSENE: MI HANNO MENTITO

IL CASO MALAUSSENE: MI HANNO MENTITO. Daniel Pennac. Feltrinelli.
Beh direi che questo romanzo non abbia bisogno di presentazione. Vent’anni fa non c’era lettore che sfuggisse al fascino della bizzarra famiglia Malaussene ed è per questo che temevo molto un confronto dopo tutti questi anni, insomma in questi vent’anni noi lettori siamo cambiati, Pennac è cambiato, Benjamin come poteva essere diventato? E diciamocela tutta nessun altro lavoro successivo dell’autore mi ha mai convinta.
Il nostro Ben  qui è appena una voce, stanca e malinconica ma sempre pungente. I veri protagonisti sono i giovani della famiglia: E’ Un Angelo, Verdun, Maracuja e Signor Malaussene invischiati nel rapimento di George Lapietà expolitico e imprenditore senza scrupoli molto evocativo.
Ero preparata al peggio ma sono rimasta piacevolmente sorpresa, evidentemente Pennac non ha perso il tocco, stile e costruzione della trama sono davvero accattivanti, ma il punto è che questo non è un romanzo, è un mezzo romanzo, introduce i personaggi e la storia tenendo alta la tensione certo ma poi tutto finisce lì apertissimo, non ho ancora capito il ruolo che giocherà Alceste in tutto ciò nonostante occupi metà del romanzo. Insomma per poter dare un giudizio definitivo e attendibile dovremo sborsare altri euro, e te pareva!!!

IL ROMANZO PERFETTO DELLA MIA VITA SBAGLIATA

IL ROMANZO PERFETTO DELLA MIA VITA SBAGLIATA. Melanie Sumner. Mondadori.
Aris è una ragazzina di dodici anni, che vive con la madre e il fratellino un po’ strambo a Kanuga, una piccola cittadina del Sud degli Stati Uniti zeppa di scuole cristiane e dove il razzismo purtroppo è ancora all’ordine del giorno.
Aris è intelligente e sveglia e soprattutto dotata di una buona dose di ironia, e mentre cerca di scrivere un romanzo in 30 giorni, seguendo i bizzarri consigli di un manuale regalatole dalla madre, ci racconta la sua vita di adolescente in cerca di sicurezza e stabilità, cose che la madre, nonostante tutta la sua buona volontà non riesce a darle, ancora annichilita dal dolore per la morte del marito avvenuta qualche anno prima.
E’ per questo che Aris è assolutamente convinta che Penn sia la soluzione ai loro problemi, amico di famiglia, tata a tempo pieno, unica IMP ufficiale (influenza maschile positiva). Ma si sa quando c’è di mezzo il cuore non tutto ciò che è logico è anche facile, e la madre e Penn non fanno eccezione.
Un romanzo per ragazzi veramente bello, a tratti un po’ prolisso e a volte divaga troppo perdendo il filo, ma affronta temi importanti: l’amicizia, le prime cotte ai tempi dei social, l’insicurezza degli adolescenti, la fragilità dei genitori, la religione, il razzismo e la pedofilia. Temi scottanti che ne fanno una lettura più adatta a ragazzi già grandini, dai 14-15 anni.