ELMET

ELMET. Fiona Mozley. Fazi.
Primo romanzo di una giovane autrice inglese acclamato e premiato all’estero, le opinioni dei lettori italiani in rete e sui giornali concordano, quindi nonostante fossi cosciente del fatto che il tema affrontato non era tra i miei preferiti ho provato … e male ho fatto.
In un tempo contemporaneo non ben definito, John gigante che combatte clandestinamente per mantenersi, porta i suoi figli in un bosco dove costruisce per loro una casa, dove cacciano per mangiare ma il suo scopo è tenerli lontani da una società nella quale verrebbero sicuramente bullizzati in quanto parte debole. La voce narrante è quella di Daniel, quattordicenne smilzo e affascinato dai libri a differenza dell’indomita e forte sorella Cathy che ama stare nella natura selvaggia. Il padre non è senza macchia e ha sempre vissuto ai margini e cerca con le poche risorse che ha di insegnare ai figli a resistere.
Il bosco però è di un proprietario terriero che spadroneggia in paese con mezzi molto poco leciti, e quando John aiuta gli oppressi a ribellarsi, la violenza che si scatena è ancestrale, sanguinaria e senza regole.
Per quanto riconosca all’autrice doti stilistiche notevoli, non ho capito dove volesse arrivare e non ho provato alcuna empatia con i protagonisti, troppo lontani, forse per i non detti che lasciano diverse incognite. Famiglie disfunzionali, lotta dei forti contro i deboli, prevaricazioni sociali, violenza, gangster e una natura selvaggia. Nulla di particolarmente originale, tutti temi di cui ho letto di meglio. Per quanto mi riguarda l’ho trovato un romanzo molto pretenzioso e sopravvalutato.

OTEL BRUNI

OTEL BRUNI. Valerio Massimo Manfredi. Mondadori.
In questo romanzo vera e proprio saga familiare, la famiglia protagonista è proprio quella dell’autore, ma è anche un po quella di tutti gli emiliani che leggendolo non potranno che riconoscere e ricordare i racconti di nonni, zii e parenti.
La famiglia Bruni infatti è una famiglia di mezzadri che vive e lavora in un tenuta nelle campagne tra Modena e Bologna. I genitori e i 9 figli si dividono i compiti e gli oneri, e condividono tutto senza mai negare un posto al caldo o qualcosa da mangiare a coloro che si presentavano alla loro porta. Sono persone ignoranti, superstiziose ma con valori e cuore saldi. La storia si dipana negli anni che vanno da poco prima della prima guerra mondiale a poco dopo la seconda, anni che hanno segnato per sempre il nostro paese, anni nei quali l’etica stessa della società è lentamente cambiata.
Il punto di vista, e a mio avviso anche il punto di forza del romanzo, è sempre dal basso: quello dei soldati semplici, i 7 figli maschi nella prima guerra mondiale, e quella dei semplici contadini che cercano più giustizia senza  capire le dinamiche politiche all’insorgere dei primi fasci. I componenti della famiglia sono molto diversi tra loro e a modo loro ognuno di loro affronta le difficoltà dandoci modo di ripercorrere la storia Italiana. Molo bello ma è decisamente troppo NOSTRO per non esserlo.

LA FELICITA’ DI EMMA

LA FELICITA’ DI EMMA. Claudia Schreiber. Keller.
Emma è una giovane ragazza quasi selvatica, ma non nel senso romantico del termine, è grezza e spesso sporca e gestisce da sola una fattoria nella campagna tedesca dell’ex Germania Ovest che è sull’orlo del fallimento: allevare maiali e soprattutto farlo in maniera etica, rende poco o nulla oramai. La sua infanzia è stata dura e violenta come spesso accadeva nelle piccole società rurali, Emma però non ha perso la speranza in una vita migliore e quando si ritrova nel cortile una Ferrari con dentro un giovane di città svenuto e una borsa zeppa di soldi, decide di cogliere la sua occasione al volo, visto che parrebbe che la sorte le abbia servito su piatto d’argento la soluzione a tutti i suoi problemi, compreso l’amore, poco importa se il ragazzo ancora non sa nemmeno chi sia. Un romanzo particolare, a tratti divertenti a tratti molto forte, alcuni procedimenti della macellazione dei maiali vengono descritti nei minimi dettagli volutamente. Si legge in un baleno ed è pieno di ironia, e anche se a volte è un po’ troppo grottesco, affronta anche temi importanti come l’eutanasia e la solitudine. Una lettura molto piacevole che ha avuto un grande successo in Germania dal quale hanno anche tratto un film.

LA NOTTE DELLE BEGHINE

LA NOTTE DELLE BEGHINE. Aline Kiner. Neri Pozza.
La storia si svolge tra il 1311 e il 1313 a Parigi, sullo sfondo il processo ai templari, i problemi tra il re Filippo il Bello e il pontefice Clemente V, il braccio di ferro tra loro che porta al concilio di Vienna. Ma il romanzo racconta soprattutto in maniera precisa e puntuale, attraverso una ricostruzione storica accuratissima, gli eventi e le cause che portarono all’abolizione delle comunità di beghine: donne che volevano praticare la propria religione senza subire il giogo delle autorità ecclesiastiche, donne che grazie anche alla protezione del re godevano di un’indipendenza molto indigesta alle alte sfere cattoliche e soprattutto donne spesso molto colte che non accettavano tutto ad occhi chiusi. Non prendevano voti quindi potevano tornare nel mondo quando volevano, non erano solo attive o solo contemplative, seguivano le proprie inclinazioni e molte aderivano alla comunità da esterne, lavorando e conducendo una vita normale, erano vedove rimaste sole al mondo o solo povere, ma tutte molto solidali tra loro, in un mondo nel quale nascere donna era decisamente invalidante. In questo romanzo non c’è un vero protagonista, le riflessioni sono quelle di Ysabel ormai anziana che si occupa dell’ospedale dopo due matrimoni e una vita agiata e che mantiene sempre uno sguardo molto imparziale e saggio sugli accadimenti, di Ade giovane vedova alla ricerca di pace dopo un aver perso marito e figlia, di Maheut la rossa una ragazza fuggita dopo essere stata letteralmente venduta dal fratello, sposata contro la sua volontà poi stuprata, di Humbert severo frate francescano che per un debito di riconoscenza vuole recuperare il libro di Marguerite Porete Lo specchio delle anime semplici che nel frattempo è stata bruciata sul rogo.
Non è certo un romanzo con un ritmo forsennato, ma è un’ottimo romanzo storico e una  lettura piacevole e davvero interessante.

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI. Longanesi.
Dalle pagine dei social due giovani e preparatissimi letterati hanno scelto 50 grandi classici della letteratura italiana e mondiale, li hanno riassunti in maniera irriverente ma sicuramente attinente e mi hanno regalato tante grasse risate oltre che avermi rinfrescato molti dei romanzi che avevo scordato, mi raccomando giovani non prendete alla lettere le trame !!! Non posso che consigliarlo, certo ci sono alcuni pezzi che sono decisamente più riusciti di altri, ma nel complesso è un’ottima lettura magari non da farsi tutto d’un fiato, la divisione e la forma si presta molto a momenti di attesa, quelli rubati nei quali non puoi certi metterti a leggere un romanzone. Molto adatto anche come regalo.

COME FERMARE IL TEMPO

COME FERMARE IL TEMPO. Matt Haig. Edizioni E/O.
Tom Hazard dimostra quarantanni ma in realtà ne ha più di quattrocento, e quando racconta alla sua classe la storia in maniera molto vivida è perchè l’ha vissuta. La sua apparente normalità, e tutti i suoi cambi di identità e paesi hanno però un prezzo, per questo recluta o elimina per la società segreta degli Albatros, altri esseri umani che hanno la sua stessa disfunzione e invecchiano molto lentamente.
Tom è un uomo stanco, malinconico e rassegnato, che resiste al quotidiano tormento solo perchè vuole trovare la figlia che gli hanno riferito avere la sua stessa caratteristica, ma la vita è incertezza e l’incontro con una professoressa di francese della sua scuola lo scuote più del previsto.
Con dei flashback apparentemente casuali ci racconta la sua storia, la sua nascita in Francia alla fine del ‘600, l’esilio in Inghilterra, la morte della madre sospettata di stregoneria, il suo grande amore, i viaggi con il capitano Cook alla scoperta del mondo, l’incontro con Shakespeare, con Fitzgerald e Zelda ecc.
La trama vera e propria non mi ha convinto del tutto, sembra sempre che il romanzo stia per fare il saltò di qualità e diventare di più, ma poi non succede. Il finale poi oltre che affrettato mi è sembrato proprio un po’ banale.
Nonostante questo è un romanzo che si legge d’un fiato, proprio grazie a questi continui salti temporali e alle diverse ambientazioni storiche interessanti, oltre che per le splendide riflessioni in cui Haig è sempre stato maestro.
Il libro, La ricchezza dentro di te, ha un sottotitolo: Come sfruttare al meglio il tuo miliardario interiore. Rimango a fissarlo per un po’, immerso in una sorta di trance. E’ un’idea moderna molto popolare. Che il nostro io interiore sia diverso da quello esteriore. Che in realtà esista una versione autentica, più vera, migliore e più ricca di noi stessi, a cui possiamo attingere solo comprando una soluzione. L’idea che siamo separati dalla nostra natura quanto una bottiglia di profumo di Dior dagli alberi di una foresta. Per come la vedo io si tratta di un problema legato al vivere del XXI secolo. Molti di noi possiedono tutte le cose materiali di cui hanno bisogno, perciò ormai il compito del marketing è legare l’economia alle emozioni, indurci a credere di avere nuovi bisogni spingendoci a volere cose di cui non avevamo mai avuto bisogno. Ci spingono a sentirci poveri con un reddito di trentamila sterline l’anno. A pensare di aver viaggiato troppo poco se abbiamo visitato solo dieci paesi stranieri. A sentirci vecchi se abbiamo una ruga. A sentirci brutti se le nostre immagini non vengono ritoccate o abbellite da filtri.
Nel seicento non conoscevo nessuno che volesse trovare il proprio miliardario interiore. L’unico desiderio era sopravvivere fino all’adolescenza ed evitare i pidocchi.

VOX

VOX. Christina Dalcher. Nord.
E’ il romanzo del momento per tanti motivi: perchè molto pubblicizzato, per il tema attuale, perchè è piuttosto evidente e plateale la critica al governo Trump, ma soprattutto perchè è un romanzo intelligente e avvincente.
In un futuro prossimo gli Stati Uniti si chiudono su stessi e mandano al potere la forza politica del maschilismo, delle intolleranze e dell’estremismo religioso. Prendendo alla lettera la Bibbia, alle donne viene concessa esclusivamente la vita da casalinghe e viene loro imposto fin da bambine un dispositivo elettronico che gli permette di pronunciare solo 100 parole al giorno, non 100 sostantivi, 100 parole in tutto, pena una scarica elettrica fortissima. La protagonista è Jean Mclellan, una famosa neurolinguista sposata con 4 figli che racconta la storia in prima persona. Come soffra nel vedere la sua piccola Sonia pronunciare appena 40 parole al giorno ed essere premiata a scuola per essere rimasta muta, come vede il suo primogenito  diventare attraverso il lento lavaggio del cervello delle scuole un Puro a tutti gli effetti che guarda la madre con disprezzo, e come arrivi ad odiare il marito che ritiene un debole incapace di ribellarsi.
Grazie però alla sua fama e alla scoperta che aveva fatto prima di diventare una donna di casa qualsiasi, viene incaricata dal Presidente di finire gli esperimenti che stava facendo per guarire suo fratello che dopo un aneurisma è diventato afasico.
Jean non ci metterà molto a scoprire che dietro in realtà c’è un piano aberrante e che è venuto il suo momento di assumersi delle responsabilità e dei rischi per la libertà.
Curata la caratterizzazione dei personaggi, interessantissime le implicazioni linguistiche alle 100 parole, ricco di colpi di scena che ovviamente non ho anticipato, questo romanzo ci ricorda continuamente, come continuamente fa Jean con i suoi sensi di colpa, che a volte è molto più breve di quel che crediamo il passo tra l’indifferenza, la pigrizia e la perdita di libertà che troppo spesso diamo per scontate, gli estremismi, di tutti i tipi, sono nemici della libertà e ricordiamoci che proprio ora viviamo in un’epoca in cui stanno riaffiorando estremismi di ogni tipo.

LA SALA DA BALLO

LA SALA DA BALLO. Anne Hope. Ponte alle Grazie.
Ai primi del ‘900 nei manicomi in Inghilterra venivano internati non solo i malati mentali, ma più sommariamente tutti coloro che avevano reazioni considerate eccessive, i depressi o addirittura anche solo gli indigenti. Insomma non si andava tanto per il sottile, in un ambiente che diventava spesso ultimo atto di vite che avrebbero potuto essere recuperate. Nell’immenso e famoso manicomio di Sharston, esempio di lungimiranza e indulgenza, al venerdì sera si tiene un ballo, unico momento nel quale si incontrano uomini e donne. John e Ella si incontrano così e grazie alla mediazione di Clem (bellissimo personaggio) che aiuta Ella che è analfabeta, si scrivono e imparano a conoscersi. La storia è raccontata alternativamente da John, Ella e da un personaggio importantissimo, il dottor Fuller, appassionato di musica e purtroppo di eugenetica, del quale seguiamo l’evoluzione negativa e il degenerare della personalità e delle teorie in un tragico crescendo di eventi.
L’autrice trae ispirazione da una storia vera e ci regala un romanzo storico bellissimo: intenso, drammatico e che racconta una realtà poco conosciuta. Consigliatissimo.

LA FIGLIA DEL BOIA

LA FIGLIA DEL BOIA. Oliver Potzsh. Neri Pozza.
Siamo a Shongau un piccolo paese della Baviera nel 1659, che fatica a riprendersi dopo la guerra dei 30 anni, martoriato dalle pestilenze e dalla carestia, oltre che dalle incursioni dei mercenari. allo sbando. Jacob Kuisl è il boia incaricato, un boia anomalo, non ama fare quello che fa, è temuto e cercato allo stesso tempo per le sue conoscenze mediche e quando a seguito degli omicidi di alcuni bambini che presentano uno strano marchio, il paese intero chiede a gran voce che venga bruciata sul rogo come strega la levatrice del villaggio, non crede a queste superstizioni e inizia ad indagare con il giovane medico Simon che se la intende con la sua intraprendente figlia. Gli interessi in gioco sono molti: quelli dei commercianti del paese che litigano da sempre con quelli di Augusta, quelli della chiesa che vede continuamente sabotato il cantiere dove stanno cercando di costruire un lebbrosario e sullo sfondo la levatrice, che un gruppo di orfani andava spesso a trovare. Che connessione hanno tutte queste cose si chiede Kuisl?
Questo è il primo romanzo di una fortunata serie di gialli, l’ultimo è uscito proprio questo mese, e se come giallo mi è sembrato un po’ scarso, come ambientazione e descrizione dei dettagli storici e dei personaggi me lo sono bevuto, ambientazione tra l’altro un po’ diversa dalle solite. Insomma felicissima di averlo letto ma non leggerò gli altri.

CARTOLINE DALLA TERRA DI NESSUNO

CARTOLINE DALLA TERRA DI NESSUNO. Aidan Chambers. BUR.
Jacob è un ragazzo goffo e imbranato come quasi tutti i ragazzi di 17 anni, quasi ossessionato da Anna Frank va in Olanda per partecipare alla commemorazione della battaglia di Arnhem nella quale è morto suo nonno da giovane. Qui viene ospitato dalla famiglia di Gertrui, la ragazza che nel 1944 ha assistito il nonno ferito durante la battaglia e che ora è un’anziana signora malata che ha preso una decisione molto difficile da accettare.
Charmbers è un famoso e acclamato autore per ragazzi e in effetti questo romanzo riesce ad affrontare in maniera semplice ma senza fornire risposte moltissimi temi: l’eutanasia, l’omosessualità, la guerra, le difficoltà nei rapporti con la famiglia e nel crescere, l’amore, e tanti altri. Le avventure e disavventure che capitano a Jacob sono tante in soli pochi giorni tra Amsterdam, Haarlem e Arnhem e questo tiene abbastanza alto il ritmo della lettura.
Ma il vero punto forte di questa lettura secondo me è Amsterdam, città meravigliosa che attraverso le pagine del romanzo si riesce a rievocare come se vivessimo nella cartina e respirassimo la sua atmosfera vitale.
Essendo io molto, ma molto lontana dall’età di Jacob, ho apprezzato di più i racconti di Gertrui e la sua ricostruzione dell’ennesimo brutto capitolo della seconda guerra mondiale, ma è un romanzo che comunque mi sento di consigliare.