IL TEMPO DELL’ATTESA. La saga dei Cazalet 2.

IL TEMPO DELL’ATTESA. La saga dei Cazalet 2. Elizabeth Jane Howard.Fazi.
Adesso che conosciamo tutti i componenti del clan Cazalet, questo secondo capitolo della saga scorre che è una meraviglia.
La storia si srotola tra il settembre 1939 e l’inverno del 1941, il tempo dell’attesa appunto. Attesa che l’Inghilterra entri definitivamente nel conflitto mondiale, attesa di capire come questo cambierà le loro vite, e una volta percepiti i disagi dei razionamenti dei bombardamenti e della durezza e ineluttabilità di una guerra che non sembra risolversi per il verso giusto, attesa di sapere quando e se le loro vite inizieranno veramente.
Sì perchè il grosso della storia è raccontato dal punto di vista delle tre ragazze: Louise che con caparbietà insegue il suo sogno di diventare attrice, Clary che cerca nel suo noioso quotidiano “La” storia, quella che deve essere raccontata, e Polly sempre più in crisi perchè è armata solo del suo grande cuore ma è l’unica che non ha un vero obiettivo. Ovviamente ci sono anche tutti gli altri componenti della famiglia con i loro sotterfugi, tradimenti, conversioni e grandi dolori e i più piccoli con le loro spassose marachelle. Ci sono dispersi, malattie incurabili e tanto altro.
Uno stile sempre sopraffino, capace di cambiare registro ogni volta che cambia il punto di vista senza mai perdere profondità, l’eco dei grandi eventi della seconda guerra mondiale appena accennati, ma che viene voglia di approfondire, personaggi, anche i più marginali tratteggiati minuziosamente.
Magnifico, forse più del primo.

EDUCAZIONE EUROPEA

EDUCAZIONE EUROPEA. Romain Gary. Neri Pozza.
Romanzo scritto mentre era aviatore delle forze alleate durante la seconda guerra mondiale, Educazione Europea è uno dei libri più importanti di Romain Gary. Un libro sulla resistenza e sulla sopravvivenza, l’eroica e sempiterna lotta tra la desolazione e la sofferenza di una terra martoriata dai nazisti e la speranza, spesso illusoria ma non per questo meno potente.
Janek è il protagonista, un ragazzo che si trova suo malgrado parte di un gruppo di partigiani, uomini affamati e dolenti. Ormai orfano, diventa ben presto un conoscitore della fame, del freddo, l’orrore, la malattia. Eppure, anche sperduti nei boschi, senza dimora e senza più una famiglia, braccati come animali che a stento misurano il tempo tra un’alba ed un tramonto, Janek impara il culto della libertà, la semplicità di un’esistenza dove nonostante le brutture nemmeno l’amore gli è negato.
Romain Gary scrive un romanzo contro l’oppressione, affinché, come recita una poesia dello studente Dobranski, «l’ultimo stato sovrano crolli ai colpi dei patrioti europei», «si spenga nel mondo l’eco dell’ultimo canto nazionale», e l’Europa finalmente «si erga e cammini».
Un libro toccante, violento e malinconico, una ballata disperata e spietata, uno spaccato della seconda guerra mondiale visto dal basso, dal buco dove i superstiti si sono nascosti, dal buco da cui sono usciti per vivere e morire.

ARRIVEDERCI TRA LE STELLE

ARRIVEDERCI TRA LE STELLE. Jack Cheng. Bompiani.
Alex Petroski ha 11 anni ma come ama ripetere 13 per la maturità e responsabilità dimostrate. E’ un appassionato di astronomia e vive con una madre depressa cronica che nemmeno si accorge quando parte dal Colorado, solo con il suo fedele amico a quattro zampe, per un raduno di costruttori di razzi in Texas per dilettanti come lui. Al suo razzo Alex vuole affidare il suo ipod con le registrazioni nelle quali parla agli alieni e racconta il suo viaggio, così come fece il suo eroe Carl Sagan. In un on the road decisamente avventuroso e arricchito di incontri del tutto inaspettati tra i quali una ribelle sorellastra Alex si guadagna anche amici improbabili ma leali. Il punto di vista di Alex è ingenuo e dolce, a volte divertente, ma l’espediente delle registrazioni che alla lunga stancano, purtroppo lo rendono anche un po’ impersonale, così come tutti i dettagli tecnici.
Avevo letto delle recensioni positive di un romanzo che ho trovato invece molto acerbo, del resto è l’opera prima di un autore giovanissimo. Parecchie le cose che si potevano approfondire come la storia dei genitori e il fatto che per quasi tutto il romanzo l’autore lascia ad intendere che ci sarà una rivelazione finale che assolutamente non c’è.
Sarà perchè non sono appassionata di astronomia ma sul genere si trova di molto molto meglio.

PULVIS ET UMBRA

PULVIS ET UMBRA. Antonio Manzini. Sellerio.
Il sesto capitolo della serie del romanaccio Rocco Schiavone si sviluppa su due filoni. Ad Aosta l’indagine sull’omicidio di un trans che da subito presenta parecchie anomalie, e il suo incubo personale Enzo Baiocchi (che non sopporto più) con il quale il suo amico Sebastiano, sparito da parecchi giorni, vuole regolare i conti per vendicare Adele.
Mi piace molto come scrive Manzini, ma soprattutto mi piacciono molto i suoi personaggi, tutti, anche i minori o le comparse li sa caratterizzare perfettamente in poche parole. Quello che non mi ha convinta è stato l’impianto giallo e soprattutto il complottismo nei confronti di Rocco che mi sembra sia veramente esagerato oltre che inverosimile.

 

IL MONDO DI BELLE

IL MONDO DI BELLE. Kathleen Grissom. Neri Pozza.
Siamo alla fine del ‘700 ed è in una piantagione di tabacco in Virginia che Lavinia viene catapultata dopo un viaggio in nave dall’Irlanda nel quale ha perso tutta la sua famiglia. Il capitano della nave quindi la porta a casa per farla diventare una serva in modo da farsi ripagare il viaggio. Lavinia è una  bambina bruttina e gracile, atterrita di fronte a quel nuovo mondo che guarda e racconta senza capire veramente la portata degli eventi, che il lettore invece percepisce attraverso i suoi racconti. Viene subito accolta con amore dalla famiglia di neri che non vive nella baracche della piantagione ma vicino alla casa padronale perchè ne sono i domestici. Viene destinata alla cucina: il regno di Belle, una ragazza bellissima frutto di una relazione del capitano con una sua schiava, cresciuta ed istruita nella casa padronale dalla nonna fino a che il padre non si è sposato e dal quel momento diventata una schiava qualsiasi, il cui occhio di riguardo del capitano le vale l’odio feroce della moglie e del figlio Marshall che fraintendono completamente il rapporto tra i due. Lavinia è una serva sì ma anche bianca e questo fa tutta la differenza, se è vero che la sua pelle spesso la fa sentire diversa in mezzo a quella che considera a tutti gli effetti la sua famiglia d’adozione, la salva anche però quando il capitano muore.
Il romanzo è uno spaccato della vita nella piantagioni americane, è un romanzo duro e violento sulla condizione degli schiavi e sulla condizione delle donne (neanche per Lavinia la vita sarà una passeggiata). Si legge bene ed è avvincente e interessante, l’autrice dice di aver tratto moltissimi episodi da storie vere per quanto risultino forti, ma sembra tutto “già visto” e i personaggi per quanto rimangano impressi risultano molto stereotipati: i neri buonissimi e giusti, i bianchi nel migliore dei casi distratti, nel peggiore crudeli. Leggerò comunque il seguito che è uscito da poco.

Gli anni della leggerezza: La saga dei Cazalet 1

Gli anni della leggerezza: La saga dei Cazalet 1. Elizabeth Jane Howard. Fazi.

Gli anni della leggerezza sono quelli dell’infanzia del 1937, l’estate in cui i piccoli Cazalet, figli e nipoti, si ritrovano in campagna, dalla nonna forse per l’ultima volta.
I Cazalet sono perlopiù una famiglia benestante, discendono da una famiglia vittoriana, dove si cena in abito da sera, gli adulti sono separati dai bambini sorvegliati e spesso cresciuti dalle bambinaie. Ma i tempi cambiano, e sono destinati a farlo in modo repentino, sono gli anni dell’ascesa di Hitler, che pur essendo nella vita quotidiana una figura lontana, derisa, fraintesa e da molti sottovalutata, resta uno sgradito ospite sulla soglia di casa.
Il romanzo è una minuziosa disanima delle relazioni affettive e sentimentali tra i coniugi e i i figli, uno specchio della vita quotidiana che include tutti: giovani, vecchi, padroni e servi, tra le cicatrici di una guerra finita e le avvisaglie di una purtroppo imminente.
I fratelli Edward e Hugh che non potrebbero essere più diversi, il primo affascinante e con più di uno scheletro nell’armadio, il secondo più schivo e menomato dalla grande guerra. Rupert, vedovo ed artista mancato… tutti i Cazalet hanno in comune l’incomunicabilità con le loro rispettive mogli. Persino la sorella, Rachel, che non si è mai sposata per poter accudire i genitori e non è immune all’amore è una mosca presa nella ragnatela delle convenzioni sociali.
Una famiglia numerosa (e credo con molti segreti che verranno a galla nei futuri romanzi), resa chiassosa dagli eredi che dall’infanzia passano all’adolescenza in un’epoca in cui il “mondo di fuori” è tutto fuorché pronto ad accogliere una nuova generazione. Le gelosie, i malintesi, tutti quei piccoli dettagli tragico-comici che fanno di un assembramento di persone una Famiglia.
Le saghe famigliari, come genere narrativo, non sono nelle mie corde, ma devo ammettere che il successo Elizabeth Jane Howard è comprensibile, e meritato se consideriamo che con un ottimo stile ha prodotto un romanzo storico nel quale è facile immedesimarsi.

IL RESPIRO DELLA NOTTE

IL RESPIRO DELLA NOTTE. Richard Mason. Codice Edizioni.
E’ in Sud Africa nel 1914 che Piet Barol e la moglie si sono rifugiati per crearsi una nuova identità da nobili, hanno un mobilificio rinomato ma vivono al di sopra delle loro possibilità essendo il fulcro della buona società di Cape Town. Quando la bancarotta ormai è inevitabile e soprattutto visto che la guerra in Europa richiama molti alle armi, Piet decide di andare alla ricerca di legname a basso costo e si inoltra nella foresta intorno a Johannesburg al seguito di due bantù molto diversi fra loro: Ntsina che lo deve guidare nella foresta del Gwadana dove sono gli alberi, è un giovane partito dal villaggio per lavorare nelle miniere per potersi comprare una radio, Ntsina crede negli spiriti maligni nel fatto che negli alberi ci siano gli spiriti dei suoi antenati, incarna tutto ciò che è l’antica tradizione dei bantù, e Luvo che è con loro per fare da interprete, è stato educato da una coppia di missionari tedeschi e sogna di poter andare con una delegazione in Inghilterra a parlare con il Re per portare alla sua attenzione le grandi ingiustizie che i bianchi stanno perpetrando nella sua terra ai nativi, il Native Lands Act, che ha permesso l’esproprio delle loro terre era appena stato emanato. Tre persone diversissime, come diverse sono le motivazioni che li spingono. Il rapporto che si crea tra i tre nella foresta alla fine sarà di amicizia: Piet non è mai stato e mai sarà un razzista, ma è uno “Strano” e la diffidenza e le incomprensioni sono inevitabili soprattutto quando li raggiunge la moglie.
Un romanzo veramente bello e particolare, scritto bene con forse troppi dettagli, io un centinaio di pagine le avrei tagliate, ma è splendida la descrizione dei complicati rapporti creatasi tra i tre, da favola quella della vita nella foresta spesso dal punto di vista degli animali che percepiscono gli invasori, per non parlare della descrizione della vita e delle gerarchie nel villaggio di Ntsina con gli imbrogli del padre e la nonna con le sue magie. Un romanzo che ne contiene molti, che affronta moltissimi temi diversi e ci tiene incollati fino alla fine per scoprire chi alla fine ha ucciso Piet Barol (il vero titolo è proprio questo Who killed Piet Barrol?) Il finale poi è meraviglioso oltre che giusto e catartico.
Mi sono documentata sull’autore che è uno strano personaggio, Sudafricano di nascita, un passato da giovane star letteraria poi la depressione, per scrivere questo romanzo ha vissuto un anno anche lui nella foresta sudafricana, che dire si percepisce fin da subito, davvero bello.

FRATELLI NELLA NOTTE

FRATELLI NELLA NOTTE. Cristiano Cavina. Feltrinelli.
1944. Mario, contadino romagnolo, mite e solitario, riceve la cartolina di leva. Scappa di casa e si rifugia da alcuni parenti che per un poco lo ospitano. Tuttavia un disertore è un pericolo per tutti, quindi per necessità si unisce alla 36a brigata Garibaldi. Lui che di combattente non ha nulla, viene assegnato all’accudimento dei muli e dei cavalli, con cui si trova meglio che con le persone. I compagni partigiani gli appioppano il nome di Tarzan (Mario è piccolo di statura, tranquillo e fifone) e, nonostante gli sforzi per mantenersi lontano dalla guerra, si trova suo malgrado in prima linea. Uno scontro a fuoco, un proiettile nell’addome, un fratello (il suo), Gianì, quasi uno sconosciuto che diventa la sua unica speranza di sopravvivenza.
Un libro che ha una forma scarna, secca come i personaggi che compaiono e scompaiono, uomini e donne poco loquaci, poche parole e dure verità. Un libro interessante, una breve cronaca di vita vissuta in un momento storico in cui la precarietà dell’esistenza non era filosofia.

MARY

MARY. Mary Wollstronecraft. Elliot.
Nata e vissuta in Inghilterra nella seconda metà del ‘700 la Wollstonecraft è unanimemente considerata l’antesignana del movimento femminista, molti sono i suoi saggi e opere filosofiche sul tema sviscerato sotto molti aspetti. Questo è uno dei due unici romanzi che ha scritto, pubblicato nel 1788 si scaglia contro il matrimonio, che veniva considerato l’unico modo per sistemare una ragazza indipendentemente dalle sue inclinazioni e che quindi veniva vagliato non in relazione ai sentimenti ma ai vantaggi economici che ne derivavano, in quella che era a tutti gli effetti una compravendita e che generava insoddisfazione nella migliore delle ipotesi, infelicità nella peggiore. E’ questo che succede a Mary ignorata dai genitori fino a che non diventa ragazza, che cresce e si forma da sola e che quindi accetta in matrimonio un vero e proprio sconosciuto. Ma il tempo passa Mary cresce e fa esperienze diverse e conosce una persona che le fa capire cosa ha perso per sempre.
Questo il messaggio importantissimo dell’opera, non dimentichiamo che non siamo nemmeno ancora nell’800.
Tutt’altro discorso è il suo valore letterario, che onestamente ho trovato veramente minimo, la prosa è scarna, la protagonista di una perfezione morale a dir poco fastidiosa. Insomma grazie veramente Mary per le tue battaglie, diciamo che il talento letterario l’hai lasciato a tua figlia, visto che la figlia è nientemeno che la Mary Shelley di Frankenstein.

LA COLLINA DELLE FATE

La collina delle fate. Diana Gabaldon. TEA

Claire e Jamie scoprono che la nave che ha rapito Ian si chiama Bruja e che è diretta in Giamaica, partono quindi al suo inseguimento nella speranza di recuperare il nipote. Durante la navigazione si imbattono in un veliero da guerra della Marina Inglese il cui equipaggio è vittima della febbre tifoide. Claire, con il suo solito spirito da crocerossina-medico, sale sulla nave per dare una mano e viene rapita. Giunta nelle Indie riesce a fuggire gettandosi in mare e approda sull’isola di Hispaniola dove ritrova Jamie. Imparano che Ian si trova a Rose Hall, una piantagione di canna da zucchero di proprietà di Mrs. Abernathy, una vecchia conoscenza….. Nel frattempo partecipano a un ricevimento durante il quale incontrano John Grey, diventato governatore della Giamaica (il mondo è piccolo), e Claire scopre da lui del figlio di Jamie, William.Decidono quindi di recarsi a Rose Hall per riprendere Ian e scoprono che Mrs. Abernathy in realtà è Geillis Duncan, sopravvissuta al rogo perché incinta e poi fatta fuggire da Dougal dopo il parto. Geillis fugge con Ian determinata a sacrificarlo per poter viaggiare nel tempo alla ricerca di Brianna, certa della veridicità della profezia secondo la quale il prossimo re di Scozia arriverà dalla stirpe dei Fraser. Jamie e Claire riescono a uccidere Geillis e salvare Ian, naufragando poi in America. Direi che i viaggi nel tempo non sono niente al confronto di ciò che capita a questi due sventurati, che riescono comunque a trovare il tempo per amarsi alla follia, sempre.