LA FAMIGLIA AUBREY

LA FAMIGLIA AUBREY. Rebecca West. Fazi.
Dopo il successo strepitoso dei mitici Cazalet, la Fazi ha deciso di puntare sulle saghe familiari, prima tra tutte gli Aubrey di Rebecca West, autrice considerata nell’elite della letteratura britannica del secolo scorso.
Gli Aubrey sono una famiglia povera, sempre alle prese con i debiti contratti dal padre, sempre sull’orlo della crisi, costretti a trasferimenti repentini e a una vita all’insegna di privazioni. Ma sono anche tanto di più. Una famiglia nella quale si legge, si suona, si discute,  tutte cose che riescono quasi a sopperire a tutte le altre mancanze, ma fanno dei loro componenti dei diversi alla fine dell’800.
La madre ex pianista ormai votata solo alla sopravvivenza della famiglia, il padre scrittore geniale e anticonformista, scialacquatore ed egoista, Cordelia la figlia maggiore che soffre di più la loro situazione e cerca ovunque una scappatoia, le gemelle Mary e Rose la forte, voce narrante del romanzo, con un futuro da pianiste già tracciato e un’onestà morale e una sensibilità che permette loro di analizzare e risolvere qualsiasi problema, il piccolo Richard Quinn luce degli occhi di tutti, che riesce sempre a dire o fare la cosa giusta.
Il trasferimento da Edimburgo a Londra, un pizzico di esoterico, un omicidio e un colpo di scena finale. Vi sembra avvincente? Assolutamente no se spalmato in un numero di pagine così e non è certo il numero che mi ha mai spaventato ma un ritmo bisogno pur darlo se no è troppa fatica.
Leggere questo romanzo è come andare sulle montagne russe, interminabili e lentissime descrizioni che si alternano a pezzi indimenticabili, intensi e intelligenti.
Il dubbio è: vale la pena? Non ne sono sicura.
E dire che dovevo saperlo, Baricco per me è sempre una garanzia, mai una volta che siamo d’accordo su qualcosa, per lui questo romanzo è un capolavoro assoluto.
Eppure il secondo della trilogia che uscirà in questi giorni vorrei proprio leggerlo, mi piacerebbe vedere come si evolvono i protagonisti e come verrà reso l’irrompere della prima guerra mondiale nelle loro vite, la cosa certa è che ci sto pensando perchè è molto più corto ma è anche ovvio che qualcosa di forte mi è arrivato.

LE CONFESSIONI DI MR. HARRISON

LE CONFESSIONI DI MR. HARRISON. Elizabeth Gaskell. Edizioni Croce.
Pubblicato sei mesi prima di Cranford questo breve romanzo ne anticipa ambientazione e temi. In una serata invernale il dottor Harrison racconta al fratello tutte le vicissitudini capitategli all’indomani del suo trasferimento nel piccolo paese di campagna nel quale ora vive felice. Anche qui, come in Cranford, le donne la fanno da padrone, donne di tutte le età che con i loro pettegolezzi e comportamenti tengono in scacco l’intero paese. All’arrivo del nuovo giovane dottore quindi si creano una serie di fraintendimenti che fanno si che venga tacciato di essere un libertino della peggiore specie, e metta a rischio quindi il suo futuro. Un romanzo davvero simpatico e carino, che ci fa conoscere il lato più ironico di un’autrice che per gli appassionati vittoriani è d’obbligo.

UNA COPPIA QUASI PERFETTA

UNA COPPIA QUASI PERFETTA. Emily Eden. Elliot.
Elliot fa un nuovo regalo alle appassionate di Jane Austen e delle sue atmosfere, pubblicando per la prima volta questo romanzo del 1860 di una scrittrice molto nota ai tempi. L’ambientazione infatti è praticamente la stessa e la storia si svolge tra Londra e i the e le cene nelle tenute di campagna, i pettegolezzi e le invidie tra vicini sempre in primo piano, così come le storie di corteggiamenti andati a buon fine e non, ma il presupposto è decisamente nuovo. La Eden ci racconta il dopo, i primi tempi del matrimonio, che decisamente non sono come noi romantiche amiamo immaginare. Insomma siamo sinceri, non pensiamo a Mr. Darcy e company e guardiamo in faccia la realtà, nell’800 spesso le ragazze di buona famiglia poco più che ragazzine si sposavano dopo un breve corteggiamento che non permetteva sicuramente di conoscere la vera indole dell’uomo con il quale sarebbero state costrette a passare il resto della vita, e moltissime di loro erano destinate a un tiepido affetto nel migliore dei casi. E’ così che con marcata ironia l’autrice ci racconta i fraintendimenti e le vere incomprensioni di Helen e Lord Teviot spesso dovute alle interferenze di altri. Solo una dura prova li farà ritrovare veramente perchè insomma per quanto il romanzo sia beffardo e canzonatorio, il lieto fine non se l’è sentita di togliercelo nemmeno la Eden.

LA DONNA IN BIANCO

LA DONNA IN BIANCO. Wilkie Collins. Fazi.
Giace nella mia libreria in attesa da un po’ di anni, e ammetto ero un po in apprensione prima di leggere quello che viene considerato il capolavoro di Collins, l’amico/rivale del mio dio letterario, c’è chi lo ritiene addirittura superiore a lui, quindi mi sono apprestata alla lettura del tutto decisa a parlarne al grido di “non c’è nessun paragone”.
Ma se devo essere onesta, e non vedo perchè no, il paragone c’è eccome. Stiamo sempre parlando di fuiletton vittoriani pubblicati a puntate, quindi le lungaggini sono praticamente intrinseche, ma Collins, che viene considerato il padre del poliziesco moderno, è un abile costruttore di trame complicate, un ottimo dispensatore di suspence che dosa sapientemente per tutta la lunghezza del romanzo e ha uno stile molto lineare ma sicuramente curato e non trascurabile.
Qui poi c’è davvero tutto quello che un lettore puo’ chiedere: fanciulle in difficoltà, fanciulle forti e combattive, uomini valorosi e uomini indegni, segreti inconfessabili, scambi di identità, un delitto, eredità contese e amori contrastati, e la storia che viene raccontata dal punto di vista di quasi tutti i protagonisti.
Insomma pur continuando a preferire senza ombra di dubbio i personaggi, le tematiche e la brillantezza di Dickens, non posso che mettermi anche io tra gli estimatori di Collins. Ho voglia però di metterlo alla prova con un altro romanzo.

LA SALA DA BALLO

LA SALA DA BALLO. Anne Hope. Ponte alle Grazie.
Ai primi del ‘900 nei manicomi in Inghilterra venivano internati non solo i malati mentali, ma più sommariamente tutti coloro che avevano reazioni considerate eccessive, i depressi o addirittura anche solo gli indigenti. Insomma non si andava tanto per il sottile, in un ambiente che diventava spesso ultimo atto di vite che avrebbero potuto essere recuperate. Nell’immenso e famoso manicomio di Sharston, esempio di lungimiranza e indulgenza, al venerdì sera si tiene un ballo, unico momento nel quale si incontrano uomini e donne. John e Ella si incontrano così e grazie alla mediazione di Clem (bellissimo personaggio) che aiuta Ella che è analfabeta, si scrivono e imparano a conoscersi. La storia è raccontata alternativamente da John, Ella e da un personaggio importantissimo, il dottor Fuller, appassionato di musica e purtroppo di eugenetica, del quale seguiamo l’evoluzione negativa e il degenerare della personalità e delle teorie in un tragico crescendo di eventi.
L’autrice trae ispirazione da una storia vera e ci regala un romanzo storico bellissimo: intenso, drammatico e che racconta una realtà poco conosciuta. Consigliatissimo.

UNA DONNA INSOLITA

UNA DONNA INSOLITA. Rose Macaulay. Astoria.
Siamo negli anni 20. Dopo la morte del padre misantropo, che ha cercato tutta la vita semplicemente un posto dove essere lasciato in pace, Denham è costretta a trasferirsi da Andorra nella caotica Londra insieme ai parenti della madre, una famiglia di editori intellettuali. Lei è cresciuta praticamente sola e selvatica, e quando si trova catapultata in una realtà completamente diversa, fatta di chiacchiere inutili, pettegolezzi e una cultura tanto esibita quanto sterile, fatica ad adattarsi e a comprenderne il senso. Ma l’amore si sa è cieco e quando il fascino insolito di Denham fa colpo sul socio dello zio, lei è del tutto decisa ad adeguarsi a “loro” e alla loro cultura superiore, ma è davvero possibile e soprattutto necessario snaturarsi così completamente? Leggete questo meraviglioso romanzo e lo saprete.
Il matrimonio? Denham scartò l’idea con indifferenza. Secondo lei non era una  sistemazione soddisfacente; tutto sommato richiedeva troppi sacrifici. Ad Andorra e a Londra era stata testimone della vita coniugale, una faccenda impegnativa, laboriosa. Cosa c’entrava il matrimonio con il baciarsi e il fare andare le barchette?
In rete si trova poco o nulla su questo romanzo che mi ha incuriosita da subito, ed è un vero peccato, perchè l’ho trovata una delle letture più spassose e intelligenti dell’anno. Le riflessioni di Denhman risultano elementari perchè lei è completamente priva di sovrastrato sociale, ma proprio per questo sono calzanti, argute e davvero divertenti, e mettono a nudo quanto della nostra vita è apparenza e convenzioni.
Molte delle esperienze di Denham sono autobiografiche, in quanto l’autrice ha vissuto la sua infanzia molto libera in Liguria, e nonostante sia stata abbastanza prolifica è stata ostracizzata dalla comunità letteraria inglese dell’epoca, Virginia Wolf tra tutti, quindi se come me non siete mai riusciti a entrare in sintonia con la Wolf, abbandonate quell’aria intellettuale e leggete la Macaulay vi sfido a non riconoscerne il valore.
Da leggere, da regalare poi da rileggere. Denham rimarrai sempre nel mio cuore.

BELGRAVIA

BELGRAVIA. Julian Fellowes. Neri Pozza.
La storia ha inizio nel 1815 a Bruxelles nei giorni precedenti la grande battaglia di Waterloo, ed è li che i destini delle famiglie Trenchard e Bellasis si legano indissolubilmente nonostante sia quasi impensabile, visto che la prima è una famiglia di umili origini in piena ascesa grazie all’ingegno, al carattere e al duro lavoro di Jame,s che però ha una vera propria ossessione per la nobiltà, quella di cui fanno parte appunto i Bellasis. E’  dopo ben 25 anni nella nuova Londra del grande sviluppo architettonico che si rincontrano loro malgrado e devono venire a patti con il loro passato.
Non voglio svelare molto di una trama già piuttosto scontata nonostante gli avvenimenti siano molti (ci sono un po’ tutti i clichè dei romanzi ottocenteschi: il matrimonio segreto, il figlio illegittimo, il cattivo che vuole ereditare), l’ambientazione è perfetta ed evocativa, e i personaggi vengono tratteggiati benissimo. Insomma non aspettatevi grandi colpi di scena, si intuisce sempre molto prima ciò che accadrà, eppure il romanzo è scritto talmente bene che scorre senza accorgersene. Certo da cotanto autore mi sarei aspettata un po’ di ironia in più.

LA STORIA DI MR POLLY

LA STORIA DI MR POLLY. Herbert G. Wells. Meridiano Zero.
Trovo piuttosto singolare che colui che viene considerato uno dei primi e più importanti autori di fantascienza (è autore de La macchina del tempo e de La guerra dei mondi) ritenesse in realtà questo romanzo, una normale commedia, la sua opera più riuscita.
Incontriamo Mr. Polly alla soglia dei 40 anni, abbarbicato su un muretto e infastidito dai suoi soliti problemi di digestione, da problemi di debiti e in generale da un tedio nei confronti della vita che lo accompagna da sempre. Ripercorre tutta la sua vita: la scuola, la sua passione per i neologismi e per la letteratura, le sue esperienze come commesso senza obiettivi o ambizioni, la prima delusione amorosa e il matrimonio quasi inconsapevole. Tutte cose che l’hanno portato fino a li. Non riesce a portare a termine nemmeno il suo suicidio, ma alla fine con un po’ di fortuna e di coraggio riuscirà a trovare la serenità.
La quarta di copertina e alcuni articoli definivano Mr. Polly come l’antesignano di Mr. Bean, virgolettati di nomi famosi promettevano grasse risate in puro stile british.
Io di grasse risate non ne ho fatta nemmeno una, qualche sorriso sì, qualche pezzo davvero intelligente e scritto bene, ma nel complesso l’ho trovata una commedia piuttosto ordinaria in stile british ho letto di meglio.

IL TAVOLO DEL FARAONE

IL TAVOLO DEL FARAONE. Georgette Heyer. Astoria.
Nell’immensa produzione letteraria della Heyer, Astoria ha fatto scegliere ai suoi lettori uno dei titoli ancora non tradotti in italiano e la scelta è caduta su questo ultimo romanzo appena uscito. In molte dichiaravano che fosse in assoluto il migliore, io non lo so proprio, gli ingredienti in fondo sono sempre quelli e come tutti mi ha divertito e appassionato. L’epoca è sempre quella regency e la bella Deborah Grantham si trova suo malgrado a vivere in una casa da gioco, unico modo trovato dalla zia per riuscire a mantenersi dopo la morte del marito. Di lei si innamora un nobile giovane rampollo che lei considera e tratta alla stregua di un cucciolo. Quando però il ricco, annoiato e affascinante Max Ravenscar le offre una grossa somma per non incastrarlo, dando per scontato che lei sia una cacciatrice di dote, si sente talmente insultata che decide di assecondarlo e per ripicca fargli prendere un bello spavento. Il loro braccio di ferro però supera ogni limite e innesta una serie di equivoci e avventure degne della migliore Heyer. Come dicevo sopra davvero carino e gradevole, ambientazione perfetta, intreccio pure e che fantasia, e per coloro che si aspettano un romanzo rosa sdolcinato, sappiate che al finale romantico l’autrice riserva appena mezza pagina sul finale.

L’ASSASSINIO DI FLORENCE NIGHTINGALE SHORE

L’ASSASSINIO DI FLORENCE NIIGHTINGALE SHORE. I delitti di Mitford. Jessica Fellowes. Neri Pozza.
Jessica Fellowes, nipote del più famoso Julian, scrittore e sceneggiatore niente meno che della serie televisiva della BBC Dowton Abbey, ha inaugurato con questo romanzo una serie di gialli che avranno come protagoniste le sette sorelle Mitford, che per gli inglesi sono state un po le antesignane del glamour e del gossip, famosissime e chiacchieratissime.
La vera protagonista di questo primo romanzo però è Louisa Cannon che in fuga da Londra a causa di uno zio violento si fa assumere come aiuto bambinaia dalla famiglia Mitford. Diventa così quasi amica di Nancy, la più grande delle sorelle. Dico quasi perchè siamo negli anni ’20 e in Inghilterra la distinzione tra nobiltà e gente comune era decisamente ancora troppo sentita. Nancy Mitford è diventata poi una famosa scrittrice, ho letto e ho parlato di un paio di suoi romanzi con molto di autobiografico e devo ammettere che la caratterizzazione che ne ha fatto l’autrice mi sembra assolutamente plausibile.
Nel treno precedente a quello nel quale viaggia Louisa verso la campagna però viene commesso un orrendo omicidio, quello della nipote e omonima della famosa Florence Nightingale, anche lei infermiera che apparentemente non può avere nemici, delitto peraltro veramente accaduto e rimasto senza soluzione a conferma del fatto che finzione e realtà in questo romanzo si rincorrono continuamente.
La descrizione della vita della famiglia Mitford e le indagini per scoprire l’assassino si incrociano grazie a Louisa, che insieme a una Nancy curiosa e determinata danno una mano alla soluzione di quello che sembra un omicidio senza senso.
Se cercate un giallo con ritmi serrati questo non è quello che fa per voi, questo romanzo è un po’ un ibrido che onestamente non mi ha convinta del tutto, l’ho letto volentieri intendiamoci, io sono di animo decisamente troppo british per non apprezzare l’ambientazione e l’accuratezza delle descrizioni della vita nell’Inghilterra degli anni ’20, l’impianto giallo poi nonostante tutto tiene, ma le varie parti (il giallo, la vita di Louisa e la vita della famiglia Mitford) non si sono amalgamate bene in un tutto organico e convincente. Sono curiosa di leggere il secondo per capire se l’idea ambiziosa dell’autrice si dimostrerà vincente o arriverà stancare.