IL CASTELLO TRA LE NUVOLE

IL CASTELLO TRA LE NUVOLE. Kerstin Gier. Corbaccio.
La Gier abbandona per una volta il mondo della fantasia per scrivere un romanzo quasi giallo. Dico quasi perchè quello che trovo veramente irresistibile di quest’autrice più che le trame, è l’ironia spiritosa ma mai troppo tagliente che ne fanno un’ottima lettura per giovani o per coloro che come me ci si sentono ancora.
Fanny a 17 ha deciso di abbandonare la scuola per fare un praticantato presso un prestigioso e famoso Hotel molto retrò sulle Alpi svizzere.
Gli ospiti sono tutti molto ricchi e snob, ma il personale lavora presso l’hotel da sempre e ha formato una sorta di accogliente famiglia. Fanny deve ricoprire moltissimi ruoli che vanno dal riordino delle camere, all’aiutante nella Spa o aiutante nel mini club, le sue avventure con le piccole pesti sono da rotolarsi dalla risate, ed è qui che si mette in testa che qualcun voglia rapire la figlia di un famoso oligarca russo ospite dell’Hotel.
Certo detta così non sempre decisamente una lettura così appassionante o originale, ma chi conosce la Gier sa che riesce a rendere piacevole e divertente veramente qualsiasi intreccio, per non parlare del fatto che è una storia molto natalizia quindi adatta al periodo.

LA FELICITA’ DI EMMA

LA FELICITA’ DI EMMA. Claudia Schreiber. Keller.
Emma è una giovane ragazza quasi selvatica, ma non nel senso romantico del termine, è grezza e spesso sporca e gestisce da sola una fattoria nella campagna tedesca dell’ex Germania Ovest che è sull’orlo del fallimento: allevare maiali e soprattutto farlo in maniera etica, rende poco o nulla oramai. La sua infanzia è stata dura e violenta come spesso accadeva nelle piccole società rurali, Emma però non ha perso la speranza in una vita migliore e quando si ritrova nel cortile una Ferrari con dentro un giovane di città svenuto e una borsa zeppa di soldi, decide di cogliere la sua occasione al volo, visto che parrebbe che la sorte le abbia servito su piatto d’argento la soluzione a tutti i suoi problemi, compreso l’amore, poco importa se il ragazzo ancora non sa nemmeno chi sia. Un romanzo particolare, a tratti divertenti a tratti molto forte, alcuni procedimenti della macellazione dei maiali vengono descritti nei minimi dettagli volutamente. Si legge in un baleno ed è pieno di ironia, e anche se a volte è un po’ troppo grottesco, affronta anche temi importanti come l’eutanasia e la solitudine. Una lettura molto piacevole che ha avuto un grande successo in Germania dal quale hanno anche tratto un film.

COME FERMARE IL TEMPO

COME FERMARE IL TEMPO. Matt Haig. Edizioni E/O.
Tom Hazard dimostra quarantanni ma in realtà ne ha più di quattrocento, e quando racconta alla sua classe la storia in maniera molto vivida è perchè l’ha vissuta. La sua apparente normalità, e tutti i suoi cambi di identità e paesi hanno però un prezzo, per questo recluta o elimina per la società segreta degli Albatros, altri esseri umani che hanno la sua stessa disfunzione e invecchiano molto lentamente.
Tom è un uomo stanco, malinconico e rassegnato, che resiste al quotidiano tormento solo perchè vuole trovare la figlia che gli hanno riferito avere la sua stessa caratteristica, ma la vita è incertezza e l’incontro con una professoressa di francese della sua scuola lo scuote più del previsto.
Con dei flashback apparentemente casuali ci racconta la sua storia, la sua nascita in Francia alla fine del ‘600, l’esilio in Inghilterra, la morte della madre sospettata di stregoneria, il suo grande amore, i viaggi con il capitano Cook alla scoperta del mondo, l’incontro con Shakespeare, con Fitzgerald e Zelda ecc.
La trama vera e propria non mi ha convinto del tutto, sembra sempre che il romanzo stia per fare il saltò di qualità e diventare di più, ma poi non succede. Il finale poi oltre che affrettato mi è sembrato proprio un po’ banale.
Nonostante questo è un romanzo che si legge d’un fiato, proprio grazie a questi continui salti temporali e alle diverse ambientazioni storiche interessanti, oltre che per le splendide riflessioni in cui Haig è sempre stato maestro.
Il libro, La ricchezza dentro di te, ha un sottotitolo: Come sfruttare al meglio il tuo miliardario interiore. Rimango a fissarlo per un po’, immerso in una sorta di trance. E’ un’idea moderna molto popolare. Che il nostro io interiore sia diverso da quello esteriore. Che in realtà esista una versione autentica, più vera, migliore e più ricca di noi stessi, a cui possiamo attingere solo comprando una soluzione. L’idea che siamo separati dalla nostra natura quanto una bottiglia di profumo di Dior dagli alberi di una foresta. Per come la vedo io si tratta di un problema legato al vivere del XXI secolo. Molti di noi possiedono tutte le cose materiali di cui hanno bisogno, perciò ormai il compito del marketing è legare l’economia alle emozioni, indurci a credere di avere nuovi bisogni spingendoci a volere cose di cui non avevamo mai avuto bisogno. Ci spingono a sentirci poveri con un reddito di trentamila sterline l’anno. A pensare di aver viaggiato troppo poco se abbiamo visitato solo dieci paesi stranieri. A sentirci vecchi se abbiamo una ruga. A sentirci brutti se le nostre immagini non vengono ritoccate o abbellite da filtri.
Nel seicento non conoscevo nessuno che volesse trovare il proprio miliardario interiore. L’unico desiderio era sopravvivere fino all’adolescenza ed evitare i pidocchi.

HEIDI

HEIDI. Francesco Muzzopappa. Fazi.
Chiara è una trentacinquenne milanese votata al lavoro piena di insicurezze e paure, la cui vita precipita quando si trova a dover gestire il padre malato di demenza senile che da temuto critico letterario si è trasformato in un anziano convinto di essere il vecchio dell’Alpe, il nonno di Heidi. Chiara tutto il giorno fa audizioni e segnalazioni per i reality più improbabili che ormai sono a tutte le ore nei nostri canali tv, ma il suo nuovo e discusso capo le chiede nuovi format con idee mai sentite, cosa praticamente impossibile.
Se l’idea come a me vi sembra carina, sappiate che è tutto qui. Muzzopappa è un autore che amo e che ho regalato un po’ a tutti certa di fare bella figura, ha un’ironia pungente e originale, cosa che ho trovato a tratti anche qui, ma la trama è talmente inconsistente, ripetitiva e zeppa di clichè da rovinare tutto. L’impressione è che come le estati precedenti abbia voluto marcare il cartellino.

UNA DONNA INSOLITA

UNA DONNA INSOLITA. Rose Macaulay. Astoria.
Siamo negli anni 20. Dopo la morte del padre misantropo, che ha cercato tutta la vita semplicemente un posto dove essere lasciato in pace, Denham è costretta a trasferirsi da Andorra nella caotica Londra insieme ai parenti della madre, una famiglia di editori intellettuali. Lei è cresciuta praticamente sola e selvatica, e quando si trova catapultata in una realtà completamente diversa, fatta di chiacchiere inutili, pettegolezzi e una cultura tanto esibita quanto sterile, fatica ad adattarsi e a comprenderne il senso. Ma l’amore si sa è cieco e quando il fascino insolito di Denham fa colpo sul socio dello zio, lei è del tutto decisa ad adeguarsi a “loro” e alla loro cultura superiore, ma è davvero possibile e soprattutto necessario snaturarsi così completamente? Leggete questo meraviglioso romanzo e lo saprete.
Il matrimonio? Denham scartò l’idea con indifferenza. Secondo lei non era una  sistemazione soddisfacente; tutto sommato richiedeva troppi sacrifici. Ad Andorra e a Londra era stata testimone della vita coniugale, una faccenda impegnativa, laboriosa. Cosa c’entrava il matrimonio con il baciarsi e il fare andare le barchette?
In rete si trova poco o nulla su questo romanzo che mi ha incuriosita da subito, ed è un vero peccato, perchè l’ho trovata una delle letture più spassose e intelligenti dell’anno. Le riflessioni di Denhman risultano elementari perchè lei è completamente priva di sovrastrato sociale, ma proprio per questo sono calzanti, argute e davvero divertenti, e mettono a nudo quanto della nostra vita è apparenza e convenzioni.
Molte delle esperienze di Denham sono autobiografiche, in quanto l’autrice ha vissuto la sua infanzia molto libera in Liguria, e nonostante sia stata abbastanza prolifica è stata ostracizzata dalla comunità letteraria inglese dell’epoca, Virginia Wolf tra tutti, quindi se come me non siete mai riusciti a entrare in sintonia con la Wolf, abbandonate quell’aria intellettuale e leggete la Macaulay vi sfido a non riconoscerne il valore.
Da leggere, da regalare poi da rileggere. Denham rimarrai sempre nel mio cuore.

CARTOLINE DALLA TERRA DI NESSUNO

CARTOLINE DALLA TERRA DI NESSUNO. Aidan Chambers. BUR.
Jacob è un ragazzo goffo e imbranato come quasi tutti i ragazzi di 17 anni, quasi ossessionato da Anna Frank va in Olanda per partecipare alla commemorazione della battaglia di Arnhem nella quale è morto suo nonno da giovane. Qui viene ospitato dalla famiglia di Gertrui, la ragazza che nel 1944 ha assistito il nonno ferito durante la battaglia e che ora è un’anziana signora malata che ha preso una decisione molto difficile da accettare.
Charmbers è un famoso e acclamato autore per ragazzi e in effetti questo romanzo riesce ad affrontare in maniera semplice ma senza fornire risposte moltissimi temi: l’eutanasia, l’omosessualità, la guerra, le difficoltà nei rapporti con la famiglia e nel crescere, l’amore, e tanti altri. Le avventure e disavventure che capitano a Jacob sono tante in soli pochi giorni tra Amsterdam, Haarlem e Arnhem e questo tiene abbastanza alto il ritmo della lettura.
Ma il vero punto forte di questa lettura secondo me è Amsterdam, città meravigliosa che attraverso le pagine del romanzo si riesce a rievocare come se vivessimo nella cartina e respirassimo la sua atmosfera vitale.
Essendo io molto, ma molto lontana dall’età di Jacob, ho apprezzato di più i racconti di Gertrui e la sua ricostruzione dell’ennesimo brutto capitolo della seconda guerra mondiale, ma è un romanzo che comunque mi sento di consigliare.

UN PAPPAGALLO VOLO’ SULL’IJSSEL

UN PAPPAGALLO VOLO’ SULL’IJSSEL. Kader Abdolah. Iperborea.
Abdolah probabilmente prende spunto dalla sua esperienza di rifugiato politico e scrive un romanzo corale nel quale racconta la vita di un gruppo di primi immigrati in Olanda negli anni ’80, sistemati in piccoli paesi rurali sulle sponde del fiume Ijssel. La curiosità e la solidarietà iniziali, con il passare degli anni e gli arrivi di massa, si trasformano in diffidenza e vera propria ostilità, dopo l’11 settembre e due omicidi molto simbolici come quello del regista Theo van Gogh, in vero e proprio odio irrazionale e spianano la strada ai radicali partiti populisti oramai tristemente diffusi in tutta Europa. Da Memed fuggito per cercare di curare la figlia, a Khalid miniatore del Corano, gli anziani con un passato di rilievo nei loro paesi di provenienza, e Pari madre di famiglia e moglie di un attivista armato, ognuno cercherà una propria collocazione e un futuro nel nuovo paese. Alcuni riusciranno, altri pagheranno cara la loro scelta di emancipazione, altri ancora rimarranno in un insoddisfacente limbo di sopravvivenza.
Questo romanzo, molto orientale nel ritmo, ha il grande pregio di mantenere lucidità e obiettività anche se l’autore ha vissuto in prima persona molte di queste esperienze, non scade mai nel patetico, cosa che spesso capita quando si parla di immigrazione, e non offre certo risposte facili e buoniste. Ci racconta le ragioni di tutti, immigrati e autoctoni, e va da se che quando culture così diverse si incontrano il dialogo e l’apertura mentale sono l’unica risposta a un fenomeno che non ha una vera e propria soluzione. Finchè esisteranno guerre e regimi totalitari io non mi sento di negare una possibilità di fuga e futuro a nessuno.

ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO

ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO. Gail Honeyman. Garzanti.
Eleanor vive a Glasgow, ha 31 anni fa la contabile anche se è laureata in lettere, vive da sola, talmente sola che dal venerdì sera al lunedì mattina spesso non pronuncia nemmeno una parola. E’ una persona un po’ stramba che dice spesso, senza filtri, quello che pensa e fatica ad interpretare i comportamenti degli altri perchè nessuno gliel’ho mai insegnato. Ma dietro alla cicatrice che le deturpa la faccia e ai suoi atteggiamenti schivi c’è un dramma inimmaginabile che il lettore pian piano intuisce. Ora Eleaonor  è innamorata, e anche se il suo lui non la conosce nemmeno, sa che sono destinati l’uno all’altra. L’incontro con Raymond, un suo collega nerd, apre una breccia nella sua impenetrabilità e le da modo di confrontarsi con quel mondo dal quale è sempre stata esclusa, ma tutto ha un prezzo.
E’ il romanzo del momento, strapubblicizzato da mesi e apprezzato dai lettori. L’ho visto paragonare a Bridjet Jones, e per quanto il punto di vista di Eleanor mi abbia strappato varie risate, il tema della solitudine sempre presente e il suo passato, gettano un’ombra troppo triste. Allo stesso tempo non trovo nemmeno che approfondisca molto questo tema che sarebbe davvero d’attualità e lo rovina con un finale molto poco credibile. Mi trovo d’accordo con chi l’ha definito un romanzo furbetto, ammicca al lettore cercando la sua risata, cercando il pathos con il dramma di fondo e con la suspence per capire cosa sia davvero successo, e poi gli da un finale consolatorio. Insomma c’è un po’ di tutto per tutti i palati. Intendiamoci l’ho letto molto volentieri ma da qui al capolavoro ci passa veramente tanto, lo definirei però sicuramente narrativa di intrattenimento di qualità.

LA VITA RIFLESSA

LA VITA RIFLESSA. Ernesto Aloia. Bompiani.
Marco è un cinquantenne in crisi con se stesso e col mondo, forse perchè quello che è non corrisponde assolutamente con l’immagine di se che si era fatto da giovane. Dopo la crisi globale del 2008 lavora in una piccola azienda che attraverso i social riesce a indirizzare e incanalare l’opinione pubblica quando si scaglia su personaggi pubblici, spesso a ragione. Dal suo passato però ricompare Greg, un amico mai dimenticato con il quale ha condiviso una brutta esperienza, che lo coinvolge nella creazione di un social futuristico e innovativo, che avrà un impatto devastante sui ragazzi e che metterà Marco di fronte alle proprie responsabilità quando si accorgerà di essere stato una pedina nelle sue mani.
Ho voluto leggere questo romanzo convinta che il tema centrale fosse quello dell’impatto sull’individuo e sull’identità personale dei social, realtà che tra l’altro conosco solo indirettamente, ma per quanto Aloia scriva in maniera fluida e precisa oltre che con uno stile abbastanza “alto”, il tema si perde in un guazzabuglio di altri temi, come la crisi finanziaria, la malattia, la depressione, l’editoria, l’invecchiamento, il rapporto con il passato, ecc,  che seppur attualissimi, creano molta confusione e ci portano a chiederci dove volesse davvero arrivare, alcuni capitoli poi mi sono risultati del tutto inutili alla narrazione come la ricerca per la tesi della figlia o l’incidente iniziale dal quale sembrava dovesse dipendere chissà cosa.
Per quanto sia un romanzo che mi ha fatto molto riflettere, non mi ha proprio convinta, ed è un peccato perchè aveva grandi potenzialità. Bello però il finale.

UN UOMO AL TIMONE

UN UOMO AL TIMONE. Nina Stibbe. Bompiani.
Siamo negli anni ’70 e il divorzio era ancora una realtà nuova, quando la famiglia Vogel, madre 3 figli e molti animali, si trasferisce in un piccolo villaggio nei pressi di Londra viene quindi additata ed evitata. Non aiuta certo la madre alcolista, depressa e improbabile drammaturga. Le due bambine di casa 12 e 10 anni prendono quindi la situazione in mano e decidono di cercare qualcuno che tenga il timone e che li renda credibili agli occhi degli altri. Lizzie racconta in prima persona quindi tutti i tentativi per lo più disastrosi che insieme alla sorella grande e saggia fanno per trovare un uomo per la famiglia.
Mia sorella diceva che non è che avere un uomo sia un bene, ma non avercelo è un male. E che gli uomini sono solo sostanze irritanti di un genere o di un altro, che è meglio avere che non avere. Ed è per questo (il meglio avere che non avere) che spiegava tutti i padri sgradevoli e bisbetici che si vedono nelle poltrone e dietro il volante e che leggono il giornale prima di chiunque altro. Le donne e i bambini preferiscono averli che non averli – anche con tutte le loro abitudini e l’alito cattivo – ed era quella la base dello schema ricorrente che desideravamo ardentemente veder ricorrere.
Piccole e grandi tragedie si consumano quindi nell’arco di un anno, finchè tutto precipita  veramente e dalla cenere la madre troverà la forza di risorgere e ricominciare aiutata finalmente dall’uomo al timone meno probabile.
Che dire il romanzo è molto carino e intelligente nonostante l’idea non sia nuova, nella parte centrale una bella sfrondata l’avrei sicuramente data, ma il punto è che per ridere a crepapelle e apprezzarne l’ironia come ho letto in molte recensioni, forse avrei dovuto leggerlo una decina di anni fa, ora da mamma, il senso di precarietà e di incertezza di un bambino che affronta ogni giorno dei genitori egoisti e inadeguati, per quanto raccontato in maniera divertente, mi lascia un retrogusto troppo amaro.