HEIDI

HEIDI. Francesco Muzzopappa. Fazi.
Chiara è una trentacinquenne milanese votata al lavoro piena di insicurezze e paure, la cui vita precipita quando si trova a dover gestire il padre malato di demenza senile che da temuto critico letterario si è trasformato in un anziano convinto di essere il vecchio dell’Alpe, il nonno di Heidi. Chiara tutto il giorno fa audizioni e segnalazioni per i reality più improbabili che ormai sono a tutte le ore nei nostri canali tv, ma il suo nuovo e discusso capo le chiede nuovi format con idee mai sentite, cosa praticamente impossibile.
Se l’idea come a me vi sembra carina, sappiate che è tutto qui. Muzzopappa è un autore che amo e che ho regalato un po’ a tutti certa di fare bella figura, ha un’ironia pungente e originale, cosa che ho trovato a tratti anche qui, ma la trama è talmente inconsistente, ripetitiva e zeppa di clichè da rovinare tutto. L’impressione è che come le estati precedenti abbia voluto marcare il cartellino.

UNA DONNA INSOLITA

UNA DONNA INSOLITA. Rose Macaulay. Astoria.
Siamo negli anni 20. Dopo la morte del padre misantropo, che ha cercato tutta la vita semplicemente un posto dove essere lasciato in pace, Denham è costretta a trasferirsi da Andorra nella caotica Londra insieme ai parenti della madre, una famiglia di editori intellettuali. Lei è cresciuta praticamente sola e selvatica, e quando si trova catapultata in una realtà completamente diversa, fatta di chiacchiere inutili, pettegolezzi e una cultura tanto esibita quanto sterile, fatica ad adattarsi e a comprenderne il senso. Ma l’amore si sa è cieco e quando il fascino insolito di Denham fa colpo sul socio dello zio, lei è del tutto decisa ad adeguarsi a “loro” e alla loro cultura superiore, ma è davvero possibile e soprattutto necessario snaturarsi così completamente? Leggete questo meraviglioso romanzo e lo saprete.
Il matrimonio? Denham scartò l’idea con indifferenza. Secondo lei non era una  sistemazione soddisfacente; tutto sommato richiedeva troppi sacrifici. Ad Andorra e a Londra era stata testimone della vita coniugale, una faccenda impegnativa, laboriosa. Cosa c’entrava il matrimonio con il baciarsi e il fare andare le barchette?
In rete si trova poco o nulla su questo romanzo che mi ha incuriosita da subito, ed è un vero peccato, perchè l’ho trovata una delle letture più spassose e intelligenti dell’anno. Le riflessioni di Denhman risultano elementari perchè lei è completamente priva di sovrastrato sociale, ma proprio per questo sono calzanti, argute e davvero divertenti, e mettono a nudo quanto della nostra vita è apparenza e convenzioni.
Molte delle esperienze di Denham sono autobiografiche, in quanto l’autrice ha vissuto la sua infanzia molto libera in Liguria, e nonostante sia stata abbastanza prolifica è stata ostracizzata dalla comunità letteraria inglese dell’epoca, Virginia Wolf tra tutti, quindi se come me non siete mai riusciti a entrare in sintonia con la Wolf, abbandonate quell’aria intellettuale e leggete la Macaulay vi sfido a non riconoscerne il valore.
Da leggere, da regalare poi da rileggere. Denham rimarrai sempre nel mio cuore.

CARTOLINE DALLA TERRA DI NESSUNO

CARTOLINE DALLA TERRA DI NESSUNO. Aidan Chambers. BUR.
Jacob è un ragazzo goffo e imbranato come quasi tutti i ragazzi di 17 anni, quasi ossessionato da Anna Frank va in Olanda per partecipare alla commemorazione della battaglia di Arnhem nella quale è morto suo nonno da giovane. Qui viene ospitato dalla famiglia di Gertrui, la ragazza che nel 1944 ha assistito il nonno ferito durante la battaglia e che ora è un’anziana signora malata che ha preso una decisione molto difficile da accettare.
Charmbers è un famoso e acclamato autore per ragazzi e in effetti questo romanzo riesce ad affrontare in maniera semplice ma senza fornire risposte moltissimi temi: l’eutanasia, l’omosessualità, la guerra, le difficoltà nei rapporti con la famiglia e nel crescere, l’amore, e tanti altri. Le avventure e disavventure che capitano a Jacob sono tante in soli pochi giorni tra Amsterdam, Haarlem e Arnhem e questo tiene abbastanza alto il ritmo della lettura.
Ma il vero punto forte di questa lettura secondo me è Amsterdam, città meravigliosa che attraverso le pagine del romanzo si riesce a rievocare come se vivessimo nella cartina e respirassimo la sua atmosfera vitale.
Essendo io molto, ma molto lontana dall’età di Jacob, ho apprezzato di più i racconti di Gertrui e la sua ricostruzione dell’ennesimo brutto capitolo della seconda guerra mondiale, ma è un romanzo che comunque mi sento di consigliare.

UN PAPPAGALLO VOLO’ SULL’IJSSEL

UN PAPPAGALLO VOLO’ SULL’IJSSEL. Kader Abdolah. Iperborea.
Abdolah probabilmente prende spunto dalla sua esperienza di rifugiato politico e scrive un romanzo corale nel quale racconta la vita di un gruppo di primi immigrati in Olanda negli anni ’80, sistemati in piccoli paesi rurali sulle sponde del fiume Ijssel. La curiosità e la solidarietà iniziali, con il passare degli anni e gli arrivi di massa, si trasformano in diffidenza e vera propria ostilità, dopo l’11 settembre e due omicidi molto simbolici come quello del regista Theo van Gogh, in vero e proprio odio irrazionale e spianano la strada ai radicali partiti populisti oramai tristemente diffusi in tutta Europa. Da Memed fuggito per cercare di curare la figlia, a Khalid miniatore del Corano, gli anziani con un passato di rilievo nei loro paesi di provenienza, e Pari madre di famiglia e moglie di un attivista armato, ognuno cercherà una propria collocazione e un futuro nel nuovo paese. Alcuni riusciranno, altri pagheranno cara la loro scelta di emancipazione, altri ancora rimarranno in un insoddisfacente limbo di sopravvivenza.
Questo romanzo, molto orientale nel ritmo, ha il grande pregio di mantenere lucidità e obiettività anche se l’autore ha vissuto in prima persona molte di queste esperienze, non scade mai nel patetico, cosa che spesso capita quando si parla di immigrazione, e non offre certo risposte facili e buoniste. Ci racconta le ragioni di tutti, immigrati e autoctoni, e va da se che quando culture così diverse si incontrano il dialogo e l’apertura mentale sono l’unica risposta a un fenomeno che non ha una vera e propria soluzione. Finchè esisteranno guerre e regimi totalitari io non mi sento di negare una possibilità di fuga e futuro a nessuno.

ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO

ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO. Gail Honeyman. Garzanti.
Eleanor vive a Glasgow, ha 31 anni fa la contabile anche se è laureata in lettere, vive da sola, talmente sola che dal venerdì sera al lunedì mattina spesso non pronuncia nemmeno una parola. E’ una persona un po’ stramba che dice spesso, senza filtri, quello che pensa e fatica ad interpretare i comportamenti degli altri perchè nessuno gliel’ho mai insegnato. Ma dietro alla cicatrice che le deturpa la faccia e ai suoi atteggiamenti schivi c’è un dramma inimmaginabile che il lettore pian piano intuisce. Ora Eleaonor  è innamorata, e anche se il suo lui non la conosce nemmeno, sa che sono destinati l’uno all’altra. L’incontro con Raymond, un suo collega nerd, apre una breccia nella sua impenetrabilità e le da modo di confrontarsi con quel mondo dal quale è sempre stata esclusa, ma tutto ha un prezzo.
E’ il romanzo del momento, strapubblicizzato da mesi e apprezzato dai lettori. L’ho visto paragonare a Bridjet Jones, e per quanto il punto di vista di Eleanor mi abbia strappato varie risate, il tema della solitudine sempre presente e il suo passato, gettano un’ombra troppo triste. Allo stesso tempo non trovo nemmeno che approfondisca molto questo tema che sarebbe davvero d’attualità e lo rovina con un finale molto poco credibile. Mi trovo d’accordo con chi l’ha definito un romanzo furbetto, ammicca al lettore cercando la sua risata, cercando il pathos con il dramma di fondo e con la suspence per capire cosa sia davvero successo, e poi gli da un finale consolatorio. Insomma c’è un po’ di tutto per tutti i palati. Intendiamoci l’ho letto molto volentieri ma da qui al capolavoro ci passa veramente tanto, lo definirei però sicuramente narrativa di intrattenimento di qualità.

LA VITA RIFLESSA

LA VITA RIFLESSA. Ernesto Aloia. Bompiani.
Marco è un cinquantenne in crisi con se stesso e col mondo, forse perchè quello che è non corrisponde assolutamente con l’immagine di se che si era fatto da giovane. Dopo la crisi globale del 2008 lavora in una piccola azienda che attraverso i social riesce a indirizzare e incanalare l’opinione pubblica quando si scaglia su personaggi pubblici, spesso a ragione. Dal suo passato però ricompare Greg, un amico mai dimenticato con il quale ha condiviso una brutta esperienza, che lo coinvolge nella creazione di un social futuristico e innovativo, che avrà un impatto devastante sui ragazzi e che metterà Marco di fronte alle proprie responsabilità quando si accorgerà di essere stato una pedina nelle sue mani.
Ho voluto leggere questo romanzo convinta che il tema centrale fosse quello dell’impatto sull’individuo e sull’identità personale dei social, realtà che tra l’altro conosco solo indirettamente, ma per quanto Aloia scriva in maniera fluida e precisa oltre che con uno stile abbastanza “alto”, il tema si perde in un guazzabuglio di altri temi, come la crisi finanziaria, la malattia, la depressione, l’editoria, l’invecchiamento, il rapporto con il passato, ecc,  che seppur attualissimi, creano molta confusione e ci portano a chiederci dove volesse davvero arrivare, alcuni capitoli poi mi sono risultati del tutto inutili alla narrazione come la ricerca per la tesi della figlia o l’incidente iniziale dal quale sembrava dovesse dipendere chissà cosa.
Per quanto sia un romanzo che mi ha fatto molto riflettere, non mi ha proprio convinta, ed è un peccato perchè aveva grandi potenzialità. Bello però il finale.

UN UOMO AL TIMONE

UN UOMO AL TIMONE. Nina Stibbe. Bompiani.
Siamo negli anni ’70 e il divorzio era ancora una realtà nuova, quando la famiglia Vogel, madre 3 figli e molti animali, si trasferisce in un piccolo villaggio nei pressi di Londra viene quindi additata ed evitata. Non aiuta certo la madre alcolista, depressa e improbabile drammaturga. Le due bambine di casa 12 e 10 anni prendono quindi la situazione in mano e decidono di cercare qualcuno che tenga il timone e che li renda credibili agli occhi degli altri. Lizzie racconta in prima persona quindi tutti i tentativi per lo più disastrosi che insieme alla sorella grande e saggia fanno per trovare un uomo per la famiglia.
Mia sorella diceva che non è che avere un uomo sia un bene, ma non avercelo è un male. E che gli uomini sono solo sostanze irritanti di un genere o di un altro, che è meglio avere che non avere. Ed è per questo (il meglio avere che non avere) che spiegava tutti i padri sgradevoli e bisbetici che si vedono nelle poltrone e dietro il volante e che leggono il giornale prima di chiunque altro. Le donne e i bambini preferiscono averli che non averli – anche con tutte le loro abitudini e l’alito cattivo – ed era quella la base dello schema ricorrente che desideravamo ardentemente veder ricorrere.
Piccole e grandi tragedie si consumano quindi nell’arco di un anno, finchè tutto precipita  veramente e dalla cenere la madre troverà la forza di risorgere e ricominciare aiutata finalmente dall’uomo al timone meno probabile.
Che dire il romanzo è molto carino e intelligente nonostante l’idea non sia nuova, nella parte centrale una bella sfrondata l’avrei sicuramente data, ma il punto è che per ridere a crepapelle e apprezzarne l’ironia come ho letto in molte recensioni, forse avrei dovuto leggerlo una decina di anni fa, ora da mamma, il senso di precarietà e di incertezza di un bambino che affronta ogni giorno dei genitori egoisti e inadeguati, per quanto raccontato in maniera divertente, mi lascia un retrogusto troppo amaro.

LA TRECCIA

LA TRECCIA. Laetitia Colombani. Nord.
Smita è un’intoccabile, svuota le latrine del suo villaggio in India per un pugno di riso ogni tanto, ma è assolutamente determinata a interrompere la catena e a mandare la sua adorata figlia a scuola per imparare a leggere e scrivere e affrancarla dal suo destino.
Giulia è una ragazza giovane di Palermo che si trova a dover affrontare il fallimento della piccola ma storica azienda di parrucche di famiglia.
Sarah è un avvocato di Montreal che ha messo la sua posizione e la sua carriera sempre davanti a tutto: alla famiglia, ai figli  e persino a se stessa, volontà e forza ha sempre pensato che la portassero ovunque lei volesse andare ma non ha fatto i conti con ciò che non può controllare, la malattia.
Qualcosa le unirà a loro insaputa nonostante siano ai capi opposti del mondo, perchè la forza delle donne è una forza inesauribile e senza confini.
L’acclamatissimo primo romanzo di questa nota sceneggiatrice e regista francese io l’ho trovato buono fino a un certo punto. Se da un lato l’idea è originale e le tre ambientazioni diverse sono molto accattivanti, le protagoniste ben caratterizzate e lo stile piacevole, dall’altro il finale scontato, melenso e improbabile sciacqua molto l’impressione finale che rimane del romanzo ed è un vero peccato.

LETTERE AD ALICE CHE LEGGE JANE AUSTEN

LETTERE AD ALICE CHE LEGGE JANE AUSTEN PER LA PRIMA VOLTA. Fay Weldon. Bompiani.
Fay Weldon è una scrittrice e saggista inglese considerata femminista e dopo aver letto quest’opera non posso che concordare, anche se il titolo credo sia un po’ fuorviante.
In una serie di lettere alla nipote, che si sta cimentando per la prima volta nella scrittura di un romanzo e si lamenta del fatto che a scuola le fanno leggere libri obsoleti come Jane Austen, l’autrice le da parecchi consigli sull’approccio alla lettura, alla scrittura e a tutto l’iter creativo appunto, prendendo spesso ad esempio le difficoltà oggettive che deve avere avuto la nostra Zia Jane in un’epoca non favorevole e non provenendo da una famiglia facoltosa.
Il vero tema del saggio quindi non è Jane Austen ma ne è lo spunto, alcuni aneddoti e punti di vista sulla sua vita li ho trovati veramente interessanti e nuovi, ma quando affronta il tema della Citta’ dell’Invenzione, dell’ispirazione e della scrittura l’ho trovato un po’ prolisso e saccente, o forse semplicemente a me non interessava quella parte.

LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN

LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN. Marie-Aude Murail. Camelozampa.
Il dottor Baudoin è un affermato medico generico, stanco e scostante che ormai tratta i pazienti come un peso insopportabile e imbottendoli di medicinali. Il suo giovane socio il dottor Chasseloup invece ha ancora l’entusiasmo e la pazienza di chi ha appena iniziato la professione e soprattutto un’empatia nei confronti degli altri che non lascia indifferenti. Belloccio e spiritoso Baudoin, timido e goffo Chasseloup. Baudoin ha una moglie e 3 figli e quando la più grande Violaine gli confessa di essere incinta a soli 17 anni per poi negare dicendogli che è un falso allarme, lui continua a sentire che qualche catastrofe sta per sconvolgere la sua vita apparentemente perfetta e come se non bastasse Chasseloup sembra spuntare ovunque.
La Murail è sempre insuperabile nel mostrarci con ironia e delicatezza le dinamiche familiari di questi nostri tempi, non prende mai le parti di nessuno, alla fine parteggiamo un po’ per tutti, sia per gli adulti sempre di corsa che per i ragazzi alle prese con un mondo troppo complicato, perchè davvero le famiglie perfette non esistono ma riconoscere qualche nostro atteggiamento sbagliato non può che aiutare. Il tema dell’aborto poi viene affrontato per una volta senza quei tratti patetici che ho trovato spesso. Un tema importante trattato con sensibilità e raziocinio. Insomma quest’autrice è sempre una garanzia.