TOM SAWYER IN VIAGGIO

TOM SAWYER IN VIAGGIO. Mark Twain. Landscape Books.
Ho scoperto da poco che Twain scrisse ben quattro avventure con protagonisti i mitici e indimenticabili Tom Sawyer e Huck Finn: le due più famose e probabilmente più belle, questa, pubblicata dalla Landscape Book che in formato ebook ha un prezzo veramente irrisorio e Tom Sawyer detective pubblicato dalla Mattioli 1885 solo in cartaceo.
Qui Tom non si rassegna a vedere offuscata la sua fama in paese e insieme ad Huck e Jim parte per vedere dal vivo una vera mongolfiera. Qualcosa però va storto, beh non potrebbe essere altrimenti, e i tre si trovano prigionieri di uno scienziato folle che li porta a sorvolare il deserto e tutta l’Africa. Le avventure tra beduini e leoni affamati si sprecano, in quella che a tutti gli effetti vorrebbe essere una parodia di Verne.
Questo breve romanzo si legge più che volentieri e i bisticci dei tre sono sempre meravigliosi, quello sulle crociate su tutti, ma per i miei gusti qui ce ne sono troppo pochi a favore delle descrizioni dei luoghi che invece non mi hanno appassionato. Tom comunque merita sempre.

 

 

L’ANELLO

L’ANELLO. Georgette Heyer. Astoria.
Non possono essere più diversi i cugini protagonisti di questo romanzo: Ludovic impetuoso e sfrontato, sir Tristram assennato e solido. Si assomigliano invece Eustacie e Sarah, entrambe romantiche e alla ricerca di quell’avventura che nella vita di una donna dell’epoca è un miraggio, anche a costo di inventarla. Riuscire a trovare l’anello di Ludovic che lo scagionerebbe dall’accusa di omicidio che pende su di lui quindi è proprio l’impresa che fa per loro.
Che dire che non abbia già detto della Heyer? E’ la sua solita spassosissima commedia british ambientata in epoca regency con dialoghi frizzanti e un tocco di giallo in più. Sicuramente uno dei più riusciti.

LA CONCUBINA DEL SULTANO

LA CONCUBINA DEL SULTANO. Jane Johnson. Longanesi.
Scorrendo il mio lettore in cerca di ispirazione mi sono chiesta cosa ci facesse lì quello a che a prima vista, tra titolo e copertina, sembrava sicuramente un polpettone rosa. Poi mi sono documentata sull’autrice che è di tutto rispetto e allora ho capito perchè.
Marocco 1677. Alys Swann una donna olandese di origine inglese è diventata suo malgrado la preferita del sultano Moulay Ismail, chiamata da tutti il Cigno Bianco per la sua bellezza così inconsueta è stata catturata dai pirati turchi e poi donatagli, in quanto le donne bianche nell’harem erano una rarità. Riesce a sopravvivere all’invidia di Zidana, l’imperatrice prima moglie del sultano, e a sopportare le svariate violenze solo grazie a Nus-Nus, uno degli eunuchi dell’harem, con il quale instaura un rapporto di fiducia e amicizia. Ma quando le nasce un figlio che Ismail dimostra subito di amare molto deve trovare il modo di salvarlo dall’odio di Zidana nella corsa verso l’erede al trono, e quale migliore occasione che il viaggio verso Londra di una delegazione per discutere i termini della guerra per la colonia di Tangeri?
Questo romanzo oltre a una trama ricca e avvincente e personaggi ben tratteggiati, ci insegna molto sulla tratta degli schiavi dall’europa al medio-oriente e sulla vita di corte e dell’harem, il tutto storicamente attendibile e documentato. Una buona e inaspettata lettura.

IL PRODIGIO

IL PRODIGIO. Emma Donoghue. Neri Pozza.
Siamo a metà ottocento. E’ grazie alla fama e all’autorità della scuola di Florecene Nightingale che ha frequentato l’infermiera Lib Wright, che le viene affidato un incarico molto particolare dal comitato di un piccolo paese irlandese. Vigilare sulla piccola Anna O’Donnell che ha 11 anni e che sostiene di non nutrirsi se non di manna del cielo da almeno 4 mesi. La bambina è in breve diventata famosa e meta di pellegrinaggio in un paese prostrato dalla fame e che “ha bisogno” di miracoli. Lib viene dall’Inghilterra ed è convinta con il suo spirito pratico e razionale di riuscire a smascherare la truffa in un paio di giorni. Non si aspetta certo di trovarsi di fronte a una bambina quieta, gentile educata e ovviamente molto devota che parebbe non nutrirsi veramente. Dopo una settimana però la bambina inizia a deperire velocemente e continua a rifiutare il cibo nonostante le venga spiegato chiaramente che è in pericolo di vita. Lib confrontandosi con un giornalista irlandese che capisce di più quella realtà e che è venuto in paese per scrivere articoli su Anna, cerca di capire il mondo di dolore e i segreti inconfessabili che sono dietro alla decisione della bambina.
Un romanzo splendido con un’ottima ambientazione che tiene alta la tensione e che parla di temi complicati: di superstizione, ignoranza, del ruolo della religione ma sopratutto di adulti pavidi, insensibili e che non si assumono le responsabilità che non possono essere di un animo così innocente e influenzabile come quello di un bambino.
Il parroco, il medico, la madre, l’intero comitato, nessuno è il diavolo o forse lo sono tutti quando non vedono più in Anna una persona ma un mezzo o un grattacapo.

LA CASTELLANA

LA CASTELLANA. Iny Lorentz. Beat Editore.

Nominato balivo grazie ai servigi resi al Conte Palatino, Michel Adler vive con la moglie Marie nel castello di Sobemburg, riconquistata la dignità perduta e ormai dimenticato il passato. Eppure le avventure dei nostri eroi non sono finite e la tranquilla vita coniugale viene disturbata dalla sanguinosa guerra che l’imperatore Sigismondo ha deciso di intraprendere contro gli eretici Hussiti. Michel è costretto a prendervi parte con un proprio esercito e lascia così Marie, che si scoprirà incinta appena dopo la partenza del marito, ad amministrare le proprietà. Informata della morte del marito ed espropriata del proprio titolo e del castello, Marie decide di partire alla ricerca di Michel certa di ritrovarlo in vita. La poveretta si ritroverà ad affrontare una serie di peripezie a dir poco incredibili, ma come sempre l’amore trionferà. Ribadisco quanto già detto sulla “prima puntata”, interessante l’ambientazione storica ma scontati i finali.

IN VIAGGIO CON DICKENS

IN VIAGGIO CON DICKENS. Kate Douglas Wiggin. Elliot.
Nota scrittrice americana per ragazzi di fine ‘800  primi ‘900 (non sarò mica l’unica da bambina ad avere letto l’ormai introvabile Rebecca di Rio Sole?)  oltre ad essersi impegnata su più fronti nella cura e nell’educazione dell’infanzia, la Wiggin era anche grande appassionata di Charles Dickens, non c’era animale o oggetto che non avesse chiamato  come qualche personaggio dei suoi romanzi. Potete immaginarne quindi l’euforia quando nel 1867 incontra inaspettatamente il suo idolo in un treno, mentre l’autore era impegnato nella famosa serie di letture pubbliche che molto probabilmente lo esaurì. Questa minuscola e breve pubblicazione (leggerla non porta via più di una ventina di minuti) è il suo racconto dell’incontro e della simpaticissima conversazione che ne seguì, che peraltro Dickens amava ricordare spesso. L’atmosfera, l’ironia, le considerazioni bizzarre di una bambina appassionata e l’umanità dimostrata dallo scrittore la rendono comunque una lettura calda e indimenticabile.

LA GANG DEI SOGNI

imagesLA GANG DEI SOGNI. Luca Di Fulvio. Mondadori.
Cetta ha appena 12 anni quando sua madre simula un incidente che le permetta di fingersi storpia ed evitare le attenzioni del padrone. Siamo nel 1900 ed i contadini sono letteralmente animali da soma. Nonostante l’ingegnoso e crudele trucco che costringe Cetta a camminare come una sciancata, lo stupro arriva comunque e Cetta si ritrova a 14 anni con un figlio, che a differenza della madre, ama molto ed al quale vuole dare un futuro in America.
Cetta ed il suo bambino biondo con gli occhi neri, chiamato Natale eribattezzato ovviamente Christmas, è una storia di una bellezza e di una spietatezza rara. L’America degli emigranti è una chimera che non tarda a mostrare la sua doppia testa: Il Lower East Side di una New York leggendaria per il suo degrado. È l’epoca dei gangsters, delle bande di ragazzini che in strada si preparano ad un futuro di delinquenza e galera. Femmine come Cetta, donne per caso, prostitute per forza, sottomesse per vocazione, eppure capaci di affetti ostinati e duraturi. Christmas è un figlio amato, un cantastorie della miglior specie, uno di quelli che il sogno americano lo vive e lo suda un giorno dopo l’altro. Christmas è il riscatto delle minoranze, su cui nessuno punterebbe un penny, Christmas è il fulcro attorno a cui ruotano tantissimi personaggi, indimenticabili, corposi anche quando solo accennati, un’orchestra sinfonica di vite che si intrecciano, si toccano, si scontrano.
Ho amato La Gang Dei Sogni appena un pochino meno de Il Bambino Che Trovò Il Sole Di Notte (che resta il mio preferito); Luca di Fulvio è un Narratore di quelli che solcano il lettore come un aratro… Non ho altro da aggiungere.

LETTURE GRECHE

l'assassinaL’ASSASSINA. Alexandros Papadiamantis. Elliot.
Alexandros Papadiamantis è considerato il padre della letteratura greca moderna, nato a metà ‘800 sulla meravigliosa, ma all’epoca poco ospitale, isola di Skiathos è stato il primo traduttore in greco di famosi romanzi come Delitto e Castigo, poi prolifico autore di cui questo romanzo è considerato il capolavoro.
Chadula è una vecchia contadina dell’isola che vive come tutti coltivando la terra e soprattutto gli ulivi, e cercando altri espedienti per mantenere la sua numerosa famiglia, è considerata infatti una guaritrice o una strega a seconda del caso. E’ una donna stremata, sconfitta, che in una notte di veglia a una nipote appena nata ripercorre una vita di stenti e sacrifici e si rende conto che nonostante l’età altri ancora la attendono. Si chiede che senso abbia la vita della piccola e debole neonata che assiste in un mondo come quello: le femmine sono un peso per le loro famiglie che fanno sacrifici enormi per riuscire a racimolare la dote quando si sposano, oppure che devono continuare a mantenerle se non lo fanno, e comunque sono condannate a una vita di duro lavoro e umiliazioni. La stanchezza, il delirio, la follia, il passo è breve e la donna si convince di essere investita del volere divino uccidendo la bambina, e nella sua fuga attraverso l’isola ne uccide anche altre tutte rigorosamente femmine prima che un barlume di lucidità la metta di fronte all’orrore che ha compiuto.
Un’ indagine psicologica terrificante nella sua accuratezza e l’uso sapiente dell’ecfrasi (figura retorica secondo me un po’ difficile da individuare) nella descrizione della natura, la rendono una lettura veramente di valore ma rimane comunque un po’ pesante.

ultime della notteULTIME DELLA NOTTE. La prima indagine del commissario Kostas Charitos. Petros Markaris. Bompiani.
E’ del 1995 il primo romanzo del fratello di greco di Maigret o del Montalbano di Atene ma affronta già il tema dell’immigrazione e di una città talmente urbanizzata da essere invivibile, temi che lo rendono quindi ancora assolutamente attuale. Un bel personaggio Charithos, semplice e modesto, con una famiglia media, e un interesse smodato per i dizionari e le parole. Non ha le strane sensazioni di Adamsberg della Vargas e non è nemmeno tormentato come lo Schiavone di Manzini, segue semplicemente una logica ferrea.
Il caso parte dall’assassinio di una coppia di albanesi della periferia che non verrebbe considerato di alcun interesse, ma quando la giornalista televisiva più famosa del paese viene trovata morta dopo aver insinuato più volte al commissario che dietro ci sia un giro di rapimenti di bambini Charithos capisce che non può non seguirne la pista.
Un’indagine complicata, con implicazioni politiche molto interessanti, un bel giallo davvero, peccato solo per gli indizi quasi grossolani disseminati per il romanzo che tolgono tutta la sorpresa al finale.

IL GATTO

il gattoIL GATTO. Georges Simenon. Adelphi.
Non credo che l’autore abbia bisogno di presentazioni, ma visto che anni fa il mio approccio con Maigret non era stato entusiasmante ho voluto ritentare con un altro tipo di romanzo, anche perchè parliamoci chiaro, le opinioni su Simenon sono sempre e comunque a senso unico.
Emile e Marguerite ormai comunicano solo attraverso bigliettini che si lanciano, sono una coppia anziana che da anni ha deciso di non rivolgersi più la parola, separati in casa, ognuno con la sua credenza e le sue abitudini, vivono per controllare e fare dispetti all’altro, che gli valgono piccole ed effimere vittorie e tutto per un presunto torto (la morte dei rispettivi animali da compagnia) che in realtà nasconde un’incompatibilità che ha radici ben diverse. Sposatisi già sulla soglia dei 70 per condividere una solitudine comune, si ritrovano invece a condividere un odio e una repulsione che riesce comunque a tenerli vivi e a dargli uno scopo che altrimenti non avrebbero.
Ho letto volentieri questo romanzo amaro e triste, l’introspezione dei due protagonisti, l’intreccio e l’epilogo sono perfetti come li dipingono i numerosissimi estimatori di Simenon, il tema poi è ancora attualissimo nonostante il romanzo sia del 1967. Peccato che questo autore non riesca proprio a toccarmi in maniera particolare.

ESTATE

estateESTATE. Edith Wharton. Elliot.
Dura il tempo di un estate l’innamoramento e la passione tra Charity e Lucius prima che in un autunno ormai incombente e inesorabile un brusco risveglio li riporti a una realtà dalle tinte decisamente più spietate.
Siamo agli inizi del ‘900, Charity lavora due pomeriggi a settimana in biblioteca per riuscire a racimolare i soldi e andarsene dalla monotonia e dall’assenza di stimoli del piccolo paese dove vive ed è li che incontra Lucius Harney, giovane architetto di successo in visita a una parente. Charity è una ragazza bella, orgogliosa e indomita, caratteristica che ha in comune con la sua gente, “quelli della Montagna”, una comunità di persone completamente ignorate dalla legge e che soprattutto ignora la legge, sopravvivendo in condizioni quasi selvagge isolata dal mondo, da cui è stata portata via all’età di cinque anni dal suo tutore, l’avvocato Royall. Uomo tutto d’un pezzo ha cresciuto la bambina senza darle particolari attenzioni e affetto ma offrendole tutta la sicurezza e il benessere che non avrebbe mai conosciuto.
Per Charity è inevitabile innamorarsi di Lucius che gli offre su un piatto d’argento il mondo che nemmeno immagina, quello della cultura e delle grandi città frenetiche, e lui non può non farsi affascinare da una ragazza così bella e così diversa dalle altre. Lei finisce per offrirgli “tutto quello che ha” nonostante abbia sempre avuta ben chiara la distanza tra loro. Le poche volte che aveva pensato al futuro, aveva sentito d’istinto che l’abisso esistente tra loro era troppo fondo e che il ponte gettato su di esso dalla loro passione aveva l’inconsistenza di un arcobaleno.
La storia viene ovviamente osteggiata dall’avvocato Royall che da tempo ormai vorrebbe sposare quella bellissima ragazza che ha cresciuto per lenire la sua solitudine. Il finale se non sarà proprio lietissimo è sicuramente l’unico realistico e percorribile per l’epoca.
La Wharton così come nei suoi altri romanzi più che parlare d’amore secondo me ci racconta le difficoltà dei rapporti amorosi e dei rapporti umani in generale, l’avvicinarsi di individualità è faccenda complicata, quasi impossibile se ci si mette anche il bagaglio di perbenismo e convenzioni che si porta dietro ogni società.
Sempre una grande scrittrice, qui decisamente tormentata così come la Montagna che incombe minacciosa e metaforica su tutto il romanzo.