CIRCE

CIRCE. Madeline Miller. Sonzogno.
Giovane insegnante di lettere antiche, la Miller ha giù vinto parecchi premi con il suo primo romanzo La canzone di Achille. Qui ci racconta uno splendido e sottovalutato personaggio, la maga Circe dell’Odissea, che attraverso la moltitudine di parenti divini  (siamo sinceri tra Titani, Olimpi, dei e semidei, la vita sessuale lassù superava ogni immaginazione in quanto a promiscuità) le da l’occasione per riraccontarci moltissimi altri miti: quello di Prometeo, di Scilla, del Minotauro, di Dedalo e Icaro, di Medea e ovviamente tutta la sua vita su Eea, l’incontro con Odiesso, poi la chiusura con la nascita di Telegono e l’incontro con Telemaco e Penelope.
Il punto di forza del romanzo però è l’umanizzazione di un personaggio femminile scomodo ma profondo, che si racconta in prima persona e che nonostante la sua natura prova comunque sentimenti universali e si pone parecchie domande sulla vita, sulla morte e sull’etica.
Un gran bel romanzo, scritto bene e utilissimo come piacevole ripasso di mitologia, non l’ho comunque trovato un capolavoro, troppo verboso soprattutto sul finale, anche perchè intendiamoci l’autrice non ha inventato nulla, ha il grande merito però di averci fatto approfondire e aver reso molto più appetibile buona parte della mitologia greca.

MISS BILLY

MISS BILLY. Eleanor H. Porter. Cignonero.
Siamo a Boston ai primi del ‘900 quando la tranquilla vita nella villa degli Henshaw, tre fratelli scapoli e diversissimi, viene sconvolta totalmente. William il maggiore ha deciso di prendere sotto la sua protezione Billy, il figlio di un suo caro amico rimasto solo al mondo, senza ovviamente sapere che Billy in realtà è una giovane e vivace ragazza di appena 18 anni, con un nome bizzarro e un animale non ben identificato di nome Fegato. Fraintendimenti, equivoci e il doveroso lieto fine ne fanno una commedia retrò molto gradevole.
Questo è il primo romanzo dell’autrice che sarebbe diventata poi famosa con Pollyanna, è una storia molto carina che si legge in un baleno e che non è nemmeno troppo sdolcinata. Diciamo però che non non ha saputo sfruttare il potenziale della premessa, c’era spazio per molta più brillantezza e ironia, forse l’autrice non ne era capace o forse ha deciso di accantonarla per non andare ad influire sull’aspetto romantico. Comunque sia ne è saltato fuori un ibrido non del tutto convincente.

LA BAIA DEL FRANCESE

LA BAIA DEL FRANCESE. Daphne Du Maurier. Beat.
Nota soprattutto per i suoi romanzi ricchi di suspence (3 dei film del maestro Hitchcock tra cui Gli Uccelli sono tratti da suoi romanzi) qui la Du Maurier si è discostata un po’ dalla sua produzione abituale e ha scritto un vero e proprio romanzo d’avventura con pirati gentiluomini, nobili imparruccati e stupidi, imprese azzardate e salvataggi impossibili.
Siamo nel 1600, la sagace e impudente Lady Dona St. Columb, fugge da Londra annoiata e disgustata dalla vita mondana e vacua che conduce per rifugiarsi con i figli nel castello di famiglia in Cornovaglia, cerca pace e riposo ma troverà la sua grande avventura. Qui infatti conoscerà il famoso e crudele pirata francese che terrorizza tutta la costa, e oltre a trovare la vera se stessa e un amore impossibile e scoprirà che la realtà è sempre molto diversa dalle dicerie.
Non voglio raccontare troppo di una trama già piena di clichè, nonostante questo la Du Maurier è narratrice esperta e riesce a non stancare mai e con penna capace e dialoghi arguti ci accompagna verso un finale inaspettato.

UNA CASA QUASI PERFETTA

UNA CASA QUASI PERFETTA. Emily Eden. Elliot.
Per nostra fortuna Elliot ha deciso di pubblicare, per la prima volta in Italia, un’autrice molto nota ai suoi tempi ma oscurata da una sua contemporanea, in effetti non deve essere stato facile essere messa in competizione e paragonata a Jane Austen, diciamo la verità, era impossibile uscirne vincitrice.
Questa garbata e divertente commedia però non deluderà gli appassionati del genere.
Quando Lady Chester viene a sapere che la casa nella quale dovrà abitare in attesa del marito è una bifamiliare e per di più occupata nell’altra metà da una famiglia di borghesi, immagina i peggiori scenari. Stessa cosa fa Mrs. Hopkinson conoscendo bene la dissolutezza di cui sono capaci i nobili d’Inghilterra. La verità però è che sono tutte persone di buon cuore e più che rispettabili e non ci metteranno molto ad imparare ad apprezzarsi a vicenda. Tra personaggi bizzarri e dialoghi frizzanti ricchi di doppi sensi, questo romanzo si legge in un baleno lasciando un sorriso beato sul volto.

I CENTO POZZI DI SALAGA

I CENTO POZZI DI SALAGA. Ayesha Harruna Attah. Marcos y Marcos.
Sono veramente moltissimi i romanzi che raccontano la vita degli schiavi africani in America o Europa, ma non ne conoscevo nessuno che invece raccontasse cosa succedeva dall’altra parte, in Africa, come e perchè venissero catturati, e cosa ci fosse dietro quell’abominevole commercio. L’autrice poi è una delle giovani promesse africane, ha tratto ispirazione dalla storia di una sua antenata, e si è documentata in maniera approfondita, senza usare toni troppo melodrammatici mantiene lucidità e cerca di spiegare come sia stato possibile.
Il romanzo è ambientato in Ghana nell’800 in epoca precoloniale, i capitoli alternano la storia di due ragazze completamente diverse: Aminah che conduce una tranquilla vita familiare in un paese dell’entroterra preparando e vendendo cibo alle carovane, che un giorno viene rapita e costretta in schiavitù dai predoni che poi la vendono insieme ai suoi fratelli, e Wurche principessa di una dei tre casati che si contendono il potere a Salaga e che per questo si alleano con gli europei e sfruttano il commercio degli schiavi appunto. Wurche è forte, mascolina e determinata, vuole partecipare alla vita politica e non riconosce il ruolo secondario lasciato alle donne, Aminah invece è dolce, bellissima e femminile ma non per questo meno risoluta. La loro posizione quasi opposta ci aiuta ad avere una visione a 360° della situazione, e se alla fine le loro vite si incroceranno, Aminah diventerà la schiava di Wurche, non aspettatevi certo un finale commovente tutto tarallucci e vino, la speranza però non viene a mancare.
Un gran bel romanzo, intenso e illuminante, e per una volta i cattivi non siamo solo noi bianchi, a dimostrazione del fatto che qualsiasi generalizzazione razziale è totalmente infondata, la differenza la fa la sete di potere.

ANNA DAI CAPELLI ROSSI

ANNA DAI CAPELLI ROSSI. Lucy Maud Montgomery. Il gatto e la luna.
La fortuna serie di Netflix dedicata ad Anna ha fatto sì che in Italia siano fioccate le riedizioni del romanzo, e non solo del primo per fortuna. Dopo qualche ricerca ho trovato quindi questa piccola casa editrice digitale che propone tutti gli 8 romanzi a un prezzo veramente buono, senza per questo essere la classica traduzione illeggibile e fastidiosa che spesso purtroppo mi è capitato di trovare, qui al contrario lo stile della Montgomery viene reso perfettamente, insomma un buonissimo prodotto. La serie di Netflix è splendida inutile nasconderlo, ma l’Anna della serie non coincideva con quella del cartone tanto amato da noi bambine degli anni ’80, sempre così triste e musona. Per questo mi è venuta la curiosità di leggere i romanzi e mi sono chiesta come mai non l’avessi mai fatto prima? Insomma sono proprio il mio genere e il mio periodo storico!!
Detto questo sappiate che il romanzo è bellissimo e un vero spasso, anche quando “affonda negli abissi della disperazione”, l’Anna del romanzi è decisamente più simile a quella della serie non del cartone, ma … la serie aggiunge moltissimi episodi e personaggi che proprio non ci sono nel romanzo e ovviamente ne tralascia altri forse ritenuti un po datati, quindi non vi rimane che leggerlo e non ve ne pentirete. Non starò certo a raccontare la trama arcinota, ma sappiate solo che il primo romanzo termina quando Anna ha 17 anni e decide di rinunciare alla borsa di studio per l’Università per rimanere accanto a Marilla poco dopo la morte di Matthew, e riuscire a non vendere i Tetti Verdi guadagnandosi da vivere con l’insegnamento, cosa tra l’altro possibile grazie al sacrificio di Gilbert. Non vedo l’ora di leggere gli altri, adesso Anna è adulta e si inizia a fare sul serio.

 

LE CONFESSIONI DI MR. HARRISON

LE CONFESSIONI DI MR. HARRISON. Elizabeth Gaskell. Edizioni Croce.
Pubblicato sei mesi prima di Cranford questo breve romanzo ne anticipa ambientazione e temi. In una serata invernale il dottor Harrison racconta al fratello tutte le vicissitudini capitategli all’indomani del suo trasferimento nel piccolo paese di campagna nel quale ora vive felice. Anche qui, come in Cranford, le donne la fanno da padrone, donne di tutte le età che con i loro pettegolezzi e comportamenti tengono in scacco l’intero paese. All’arrivo del nuovo giovane dottore quindi si creano una serie di fraintendimenti che fanno si che venga tacciato di essere un libertino della peggiore specie, e metta a rischio quindi il suo futuro. Un romanzo davvero simpatico e carino, che ci fa conoscere il lato più ironico di un’autrice che per gli appassionati vittoriani è d’obbligo.

LA NOTTE DELLE BEGHINE

LA NOTTE DELLE BEGHINE. Aline Kiner. Neri Pozza.
La storia si svolge tra il 1311 e il 1313 a Parigi, sullo sfondo il processo ai templari, i problemi tra il re Filippo il Bello e il pontefice Clemente V, il braccio di ferro tra loro che porta al concilio di Vienna. Ma il romanzo racconta soprattutto in maniera precisa e puntuale, attraverso una ricostruzione storica accuratissima, gli eventi e le cause che portarono all’abolizione delle comunità di beghine: donne che volevano praticare la propria religione senza subire il giogo delle autorità ecclesiastiche, donne che grazie anche alla protezione del re godevano di un’indipendenza molto indigesta alle alte sfere cattoliche e soprattutto donne spesso molto colte che non accettavano tutto ad occhi chiusi. Non prendevano voti quindi potevano tornare nel mondo quando volevano, non erano solo attive o solo contemplative, seguivano le proprie inclinazioni e molte aderivano alla comunità da esterne, lavorando e conducendo una vita normale, erano vedove rimaste sole al mondo o solo povere, ma tutte molto solidali tra loro, in un mondo nel quale nascere donna era decisamente invalidante. In questo romanzo non c’è un vero protagonista, le riflessioni sono quelle di Ysabel ormai anziana che si occupa dell’ospedale dopo due matrimoni e una vita agiata e che mantiene sempre uno sguardo molto imparziale e saggio sugli accadimenti, di Ade giovane vedova alla ricerca di pace dopo un aver perso marito e figlia, di Maheut la rossa una ragazza fuggita dopo essere stata letteralmente venduta dal fratello, sposata contro la sua volontà poi stuprata, di Humbert severo frate francescano che per un debito di riconoscenza vuole recuperare il libro di Marguerite Porete Lo specchio delle anime semplici che nel frattempo è stata bruciata sul rogo.
Non è certo un romanzo con un ritmo forsennato, ma è un’ottimo romanzo storico e una  lettura piacevole e davvero interessante.

LA DONNA IN BIANCO

LA DONNA IN BIANCO. Wilkie Collins. Fazi.
Giace nella mia libreria in attesa da un po’ di anni, e ammetto ero un po in apprensione prima di leggere quello che viene considerato il capolavoro di Collins, l’amico/rivale del mio dio letterario, c’è chi lo ritiene addirittura superiore a lui, quindi mi sono apprestata alla lettura del tutto decisa a parlarne al grido di “non c’è nessun paragone”.
Ma se devo essere onesta, e non vedo perchè no, il paragone c’è eccome. Stiamo sempre parlando di fuiletton vittoriani pubblicati a puntate, quindi le lungaggini sono praticamente intrinseche, ma Collins, che viene considerato il padre del poliziesco moderno, è un abile costruttore di trame complicate, un ottimo dispensatore di suspence che dosa sapientemente per tutta la lunghezza del romanzo e ha uno stile molto lineare ma sicuramente curato e non trascurabile.
Qui poi c’è davvero tutto quello che un lettore puo’ chiedere: fanciulle in difficoltà, fanciulle forti e combattive, uomini valorosi e uomini indegni, segreti inconfessabili, scambi di identità, un delitto, eredità contese e amori contrastati, e la storia che viene raccontata dal punto di vista di quasi tutti i protagonisti.
Insomma pur continuando a preferire senza ombra di dubbio i personaggi, le tematiche e la brillantezza di Dickens, non posso che mettermi anche io tra gli estimatori di Collins. Ho voglia però di metterlo alla prova con un altro romanzo.

LA FIGLIA DEL BOIA

LA FIGLIA DEL BOIA. Oliver Potzsh. Neri Pozza.
Siamo a Shongau un piccolo paese della Baviera nel 1659, che fatica a riprendersi dopo la guerra dei 30 anni, martoriato dalle pestilenze e dalla carestia, oltre che dalle incursioni dei mercenari. allo sbando. Jacob Kuisl è il boia incaricato, un boia anomalo, non ama fare quello che fa, è temuto e cercato allo stesso tempo per le sue conoscenze mediche e quando a seguito degli omicidi di alcuni bambini che presentano uno strano marchio, il paese intero chiede a gran voce che venga bruciata sul rogo come strega la levatrice del villaggio, non crede a queste superstizioni e inizia ad indagare con il giovane medico Simon che se la intende con la sua intraprendente figlia. Gli interessi in gioco sono molti: quelli dei commercianti del paese che litigano da sempre con quelli di Augusta, quelli della chiesa che vede continuamente sabotato il cantiere dove stanno cercando di costruire un lebbrosario e sullo sfondo la levatrice, che un gruppo di orfani andava spesso a trovare. Che connessione hanno tutte queste cose si chiede Kuisl?
Questo è il primo romanzo di una fortunata serie di gialli, l’ultimo è uscito proprio questo mese, e se come giallo mi è sembrato un po’ scarso, come ambientazione e descrizione dei dettagli storici e dei personaggi me lo sono bevuto, ambientazione tra l’altro un po’ diversa dalle solite. Insomma felicissima di averlo letto ma non leggerò gli altri.