RIEN NE VA PLUS

RIEN NE VA PLUS. Antonio Manzini. Sellerio.
Il nuovo capitolo di Rocco Schiavone inizia esattamente da dove aveva lasciato l’ultimo uscito da poco Fate il vostro gioco, essendone a tutti gli effetti il vero finale, visto che nell’altro Rocco si era accorto di aver chiuso il caso con troppa fretta senza trovare i veri mandanti.
Quindi di nuovo il casino’ di Saint Vincent con i suoi protagonisti, un po’ di Roma con un nuovo mistero sulla sparizione del cadavere di Baiocchi, un  altro pizzico di mistero su Caterina, il giovane Gabriele e la madre sempre a casa sua, e così il romanzo vola via piacevolmente. L’impianto giallo qui però è ancora più marginale, moltissimi gli scorci sulla vita dei suoi sottoposti:Italo, Casella, D’Intino, e onestamente sono stati i miei pezzi preferiti. Manzini è un autore che a me piace molto, ma come ho già detto è ora che si dedichi ad altro e non resti attaccato a tutti i costi a questo personaggio che per quanto vincente, beh le vendite parlano chiaro, ha già detto più o meno tutto quel che aveva da dire. Il finale di questo romanzo mi fa sperare che stia preparando il terreno per un definitivo commiato.

LA MENNULARA

LA MENNULARA. Simonetta Agnello Hornby. Feltrinelli.
E’ il 1963 e la mennulara è morta, la voce si rincorre per tutto il paese di Roccacolomba. C’è chi gioisce e la maledice, chi si dispera e la ricorda con affetto e rispetto, tutti la conoscevano e vogliono dire la loro, anche se è sempre stata una donna selvatica e solitaria. Maria Rosa Inzerillo poi ha lasciato disposizioni e ordini molto precisi dopo la sua morte e gli eredi Alfallipe, la famiglia che ha servito per una vita intera, hanno mal sopportato il potere che ha sempre avuto, quello di amministratrice e persona fidata e sospettano che si sia arricchita alle loro spalle. Quando poi al funerale si presenta il più temuto boss della mafia locale in segno di rispetto il mistero si infittisce.
Il romanzo si dipana in una sola settimana, quella successiva alla sua morte, e attraverso le voci e i ricordi dei paesani impariamo a conoscere e a capire una donna molto complicata con più di un segreto.
Un bellissimo romanzo che proprio non mi aspettavo, quasi un giallo, che ci accoglie nella Sicilia degli anni ’60, il paese, i pettegolezzi, anni di cambiamenti appena iniziati, i vecchi signori spadroneggiavano ancora ma le gente comune non sopportava più come prima.
Non so davvero perchè ho accuratamente e volutamente evitato questo romanzo per tutti questi anni, il confronto con gli altri è davvero fondamentale per noi lettori se non vogliamo perderci delle vere chicche, diversamente rischiamo di affidarci solo ai nostri gusti e fare letture sempre simili.

CONFESSIONI DI UN NEET

CONFESSIONI DI UN NEET. Sandro Frizziero. Fazi.
Sono diventati una realtà numericamente talmente rilevante da aver bisogno di essere identificati con un acronimo i giovani senza lavoro e non impegnati nello studio, i nullafacenti, venivano chiamati un tempo. Questo è il diario di uno di loro, un trentenne veneziano deciso a rimanere rinchiuso nella sua camera a spese dei genitori e a vivere l’unica vita vera e possibile in questo millennio: quella virtuale. Ci spiega il perchè della sua macabra decisione, ci mostra senza peli sulla lingua la sua disillusione, lo fa con ironia e con un cinismo a tratti esagerato ma toccando tutti i temi importanti: famiglia, lavoro, svago e social, ed il quadro che esce della nostra società è tristemente troppo somigliante a quello vero. Il registro stilistico è alto e il finale amaro ma molto bello, diciamo che mi aspettavo qualcosa di diverso quando l’ho iniziato, qualcosa di frizzante e allegro, ma mi sono trovata tra le mani un romanzo breve sì ma molto più sostanzioso del previsto, sono moltissime le frasi sottolineate, del resto l’autore è un giovane professore e sa quello che dice.

ESERCIZI DI SEPOLTURA DI UNA MADRE

ESERCIZI DI SEPOLTURA DI UNA MADRE. Paolo Repetti. Mondadori.
Repetti è il cofondatore e curatore della collana Stile Libero di Einaudi e come per il suo primo romanzo Lamento di un giovane ipocondriaco, anche in questo secondo trae spunto dalla sua quotidianità per scrivere quello che non è un vero e proprio romanzo. A una prima parte introduttiva della situazione familiare, parte molto psicanalitica che utilizza uno stile quasi ostico, segue una raccolta di aneddoti, dialoghi e sketch della sua originale famiglia acquisita, del resto come dire Saretta cosa ci si poteva aspettare visto che sono tutti un po’ “atei ebrei battezzati e circoncisi”. Parte tutta dalla morte della madre, ebrea ma tiepidamente convertita al cattolicesimo, conversione che la sorella guerrafondaia non ha mai accettato, il nipote genio della matematica e completamente inadatto alla vita vera, la nipote amorale e geniale, e Davide che in mente ha solo la Juve e la … avete capito. Insomma un mix veramente divertente che si legge in un baleno grazie anche alla forma, ma che offre svariati spunti di riflessione sui rapporti familiari, sulla religione e sulla vita moderna. Consigliatissimo.

IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC

IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC. Giacomo Papi. Feltrinelli.
Il padre di Olivia è stato barbaramente assassinato davanti alla porta di casa, così lei torna in Italia dall’Inghilterra e trova un paese che non comprende, dove gli intellettuali come il padre non vengono più rispettati e ammirati, ma additati e scherniti dallo stesso governo. Dopo altri omicidi a diversi intellettuali, il Primo Ministro istituisce il Registro Nazione degli Intellettuali e dei Radical Chic, per proteggerli si dice, ma nella storia i registri non sono mai stati forieri di buone cose. Molti si nascondono, buttano i libri e l’abbigliamento etnico, altri tengono duro salvo poi essere esposti come veri e propri fenomeni da baraccone. Una commissione per la semplificazione della Lingua Italiana è preposta alla riduzione dei vocaboli e degli aggettivi e della grammatica in generale, tutto perchè il popolo non deve sentirsi inferiore.
Conoscevo già Giacomo Papi e non mi ha delusa, in questo breve romanzo che ammicca ad altri di ben altra taratura (i richiami alla Neolingua di Orwell e ai sopravvissuti che imparano le parole a memoria di Bradbury sono piuttosto evidenti)  con intenti provocatori e con argomentazioni intelligenti mette a fuoco l’abbrutimento e la superficialità dilagante della nostra epoca e del nostro paese, e non crediate sia troppo di parte, non risparmia parecchie stilettate anche agli stessi intellettuali o presunti tali. Non è difficile indovinare a chi si è rifatto per la figura del Primo Ministro.
“Lei lo sa perchè gli intellettuali sono così importanti?”. Lo psicologo non lo sapeva, ma sapeva che era una domanda retorica e non doveva rispondere.
“E lo sa perchè sono pericolosi?” Lo psicologo non aveva mai pensato che potessero esserlo. La voce flautata del ministro riprese a vagare per la stanza: “Perchè le emozioni sono facili, elementari. Se impari i trucchi, le puoi governare, mentre i pensieri rimangono liberi, vanno dove dicono loro e complicano le cose. Dove comanda la ragione, la statistica muore”.

RESTO QUI

RESTO QUI. Marco Balzano. Einaudi.
Trina ci racconta in prima persona la sua storia, e con la sua la storia di alcuni paese della Val Venosta, che subito dopo l’annessione forzata all’Italia hanno dovuto subire un ulteriore violenza con la costruzione della diga di Resia, quindi l’esproprio delle terre e delle loro case e attività. Il romanzo si snoda tra gli anni a cavallo della seconda guerra mondiale. Trina è una donna forte che continua a fare la maestra clandestina in tedesco quando i fascisti lo impediscono e non teme di fuggire sulle Alpi pur di stare accanto al marito disertore, viene messa però a dura prova dalla vita con la scomparsa della figlia e con lo sgretolarsi pezzo per pezzo del suo mondo.
Finalista al premio Strega e acclamatissimo, questo romanzo non mi ha convinta del tutto. E’ scritto bene e si legge in un baleno e porta l’attenzione nuovamente sulla spinosa questione sudtirolese, detto questo è molto romanzato e la parte storica è poco approfondita a differenza di altro che ho letto tipo Sotto un sole diverso di Ernst Lothar. La protagonista poi non mi ha particolarmente colpito, il suo attaccamento alla terra sembra sempre più una conseguenza delle decisioni del marito, che a mio avviso è il vero protagonista del romanzo, che del suo amore per essa, il finale poi è praticamente inesistente. La presa di posizione dell’autore sulla diga è stata aspramente criticata dati alla mano, non ho le competenze tecniche per esprimermi in merito ma lo trovo un po’ ipocrita, la storia è piena di espropri dolorosi ma del progresso usufruiamo tutti, non mi convincono mai i facili moralismi.
Finisco con un consiglio: visitate la Val Venosta che è splendida; e con una confessione: io sono una di quei turisti che ha fatto la foto “con il campanile sul retro e il sorriso deficiente” come ci ha apostrofato l’autore, non per questo sono rimasta insensibile a quello che ha dovuto subire questa popolazione.

… che Dio perdona a tutti

… che Dio perdona a tutti. Pif. Feltrinelli.
Arturo è un agente immobiliare feticista di dolci siciliani. Si divide tra partite di calcetto, lavoro e amici, in quella che è la vita ordinaria di un trentacinquenne d’oggi. Quando l’amore però irrompe nella sua vita tutta cambia e prende un sapore diverso, soprattutto perchè la Lei perfetta ha una pasticceria. I primi grossi attriti però saltano fuori quando lei si accorge che lui è un credente molto tiepido e forse nemmeno quello vista la sua omertà. Arturo a quel punto decide di darle una lezione applicando alla lettera i dettami cristiani, cosa che ovviamente crea non pochi disguidi alla vita già preordinata di una ragazza della Palermo Bene e che entra in conflitto con tutto ciò che a voce lei professa.
E’ possibile essere cristiani coerenti nella società attuale? Questo è l’interrogativo che pone il romanzo.
Con lo snobismo che ogni tanto mi prende, avevo deciso non lasciami influenzare dalla pubblicità che è stata fatta a questo romanzo e di non leggerlo, decisione tra l’altro immotivata, visto che Pif con la sua comicità intelligente mi è sempre piaciuto. Per fortuna quando si tratta di leggere cambio idea piuttosto spesso.
Un romanzo molto carino, a tratti esilarante e comunque per nulla banale o schierato. Bravo Pif.

All’improvviso ebbi tutto chiaro. Stavo parlando con persone che facevano i conti con la propria fede da una vita e le avevano dato mille significati, ma nessuno la concepiva così come io avevo sempre pensato fosse da intendere, motivo per cui mi aveva sempre atterrito e allontanato. Perchè essere cattolico è difficilissimo. Amare il prossimo senza voler nulla in cambio è difficilissimo. Perchè noi, in fondo, vogliamo che i nostri gesti buoni abbiano una ricompensa.

QUAL E’ LA VIA DEL VENTO

QUAL E’ LA VIA DEL VENTO. Daniela Dawan. Edizioni E/O.
Il romanzo della Dawan è ambientato a Tripoli e racconta di giorni vissuti in prima persona. Si divide in due parti. La prima, durante la guerra dei sei giorni del giungo 1967, quando in Libia, come in tutto il Medio Oriente, la furia e la violenza delle popolazioni arabe si accanisce contro i cittadini ebrei costretti alla fuga o massacrati. La famiglia Cohen è tra queste, e mentre gli adulti cercano un modo per fuggire in Italia e non trovarsi sulla strada della folla impazzita, Micol è chiusa dentro la scuola di suore italiane che frequenta, che non vedono l’ora di liberarsi della piccola deicida. I giorni di panico e follia sono raccontati in maniera perfetta dal punto di vista di tutti i componenti della famiglia, con i quali non possiamo fare altro che solidarizzare e soffrire. La seconda parte invece è ambientata nel 2004 e racconta di una Micol ormai adulta che insieme a una delegazione di ebrei libici, torna a Tripoli per trattare con il governo di Gheddafi i risarcimenti e un’eventuale ritorno caldeggiato dal colonnello, che però pare impossibile: troppo dolore e troppe ingiustizie. Micol invece troverà la risposta alla domanda che l’ha ossessionata per tutta la vita sulla morte della sorella Leah, che ha aleggiato sulla sua infanzia come un enigmatico fantasma.
Un romanzo molto bello, che riesce ad essere accurato storicamente senza essere pesante e che crea la giusta empatia con i personaggi. Cala un po’ il ritmo sul finale, per le molte descrizioni di luoghi che gli anziani tornano a visitare a Tripoli e per l’eccessiva importanza che l’autrice da all’episodio della sorella che onestamente non mi ha preso per nulla, l’attesa della prima parta faceva presagire ben altro. Indimenticabili alcuni personaggi come il nonno Ghigo mangiatore di mortadella.

THE ACADEMY – Libro quarto

THE ACADEMY – Libro quarto. Amelia Drake. Rizzoli.
Strana scelta quella di Rizzoli di far uscire solo in edizione digitale questo quarto e ultimo romanzo della serie di The Academy.
Avevamo lasciato Twelve con i ribelli che hanno salvato lei e altri Spazzacamini dalla fuga dall’Accademia dei Ladri, il suo unico desiderio è condurre una vita normale e anonima, cosa che le riesce di fare per un periodo troppo breve, tante sono ancora le questioni per le quali tutti sembrano avere bisogno di un suo intervento. E qui Twelve diventa più che un’eroina, una vera e propria wonder woman con avventure e missioni davvero un po’ forzate e tante morti che ricordano più i vari Hungher Gmaes che i più classici romanzi di avventura.
Il finale nonostante tutto non è male, alcuni bei colpi di scena e l’introduzione di un paio di personaggi molto affascinanti compensano in parte i troppi punti interrogativi rimasti.
La lettura è comunque piacevole, i due autori (Davide Morosinotto e Pierdomenico Baccalario) sono troppo bravi per non esserlo, avevano fatto un buon lavoro nei romanzi precedenti pur lasciando nell’ultimo molte incognite, e qui c’era una romanzo intero per dare risposte e soddisfazione ai lettori, cosa che non è stata. L’impressione è che sia stato scritto velocemente per chiudere una serie alla quale i due autori non avevano più tempo di dedicarsi o per contratto in scadenza, ed è un vero peccato.

L’ULTIMA VOLTA CHE SIAMO STATI BAMBINI

L’ULTIMA VOLTA CHE SIAMO STATI BAMBINI. Fabio Bartolomei. Edizioni E/O.
Bartolomei è uno degli autori italiani che amo di più, tutti i miei amici hanno ricevuto uno dei suoi romanzi in regalo, e se nei suoi ultimi romanzi non mi aveva entusiasmato come nei primi, qui è tornato in tutto il suo fulgore con quella che forse ad oggi è la sua opera migliore. Sono talmente tante le emozioni che questo romanzo trasmette da lasciarti quasi spossato e vuoto alla fine.
Siamo a Roma verso la fine della seconda guerra mondiale, è il cortile il regno di Cosimo, Italo, Vanda e Riccardo, hanno dieci anni e per loro la guerra è incomprensibile, sanno solo che comporta una serie infinita di divieti da parte degli adulti che peraltro “non gli hanno mai chiesto niente” prima di farla.
Sono molto diversi tra loro i quattro: Cosimo, cresciuto da un nonno chiuso nel suo dolore dopo che il figlio attivista comunista è sparito nel nulla, Italo piccolo balilla ansioso di essere all’altezza del fratello eroe di guerra, Vanda un’orfana che spera di trovare una famiglia ma sa di non essere carina quindi fa di tutto per essere ordinata e pulita, Riccardo tranquillo e generoso ma ebreo e “non è il momento giusto per essere ebrei nè per vivere nel ghetto”. Diversi si, ma a dieci anni le differenze sono come etichette staccate e illeggibili che non hanno alcuna importanza. Un giorno però Riccardo non arriva, dicono sia stato rubato dai tedeschi, e i tre non hanno dubbi su quale sia la cosa giusta da fare, quindi con motivazioni completamente diverse ma con il cuore saldo, scappano per ritrovare il loro amico e spiegare ai tedeschi che si sono sbagliati “i figli dei nemici non sono nemici a loro volta”. Sulle loro tracce due persone che non possono essere più diverse: Suor Adele, personaggio bellissimo, e il fratello soldato di Italo.
Il loro viaggio, molto più lungo del previsto, se all’inizio ha ovviamente il sapore della grande e bellissima avventura, man mano che procedono assume quello della tragedia, le difficoltà e i pericoli del mondo di fuori non sono cose che i bambini possono immaginare, fino a un finale inaspettato che non voglio assolutamente anticipare.
Il punto di vista dei bambini sugli adulti (quale dono inestimabile ha quest’autore) è veramente divertente ma soprattutto disarmante. Sono talmente evidenti ai loro occhi le follie che stanno dietro a quello di cui siamo capaci. Ho riso come una matta e il finale me lo sono sognato per una notte intera, credo sia un romanzo imperdibile per tutti e consigliatissimo anche ai ragazzi, profondo, meraviglioso e indimenticabile.