OTEL BRUNI

OTEL BRUNI. Valerio Massimo Manfredi. Mondadori.
In questo romanzo vera e proprio saga familiare, la famiglia protagonista è proprio quella dell’autore, ma è anche un po quella di tutti gli emiliani che leggendolo non potranno che riconoscere e ricordare i racconti di nonni, zii e parenti.
La famiglia Bruni infatti è una famiglia di mezzadri che vive e lavora in un tenuta nelle campagne tra Modena e Bologna. I genitori e i 9 figli si dividono i compiti e gli oneri, e condividono tutto senza mai negare un posto al caldo o qualcosa da mangiare a coloro che si presentavano alla loro porta. Sono persone ignoranti, superstiziose ma con valori e cuore saldi. La storia si dipana negli anni che vanno da poco prima della prima guerra mondiale a poco dopo la seconda, anni che hanno segnato per sempre il nostro paese, anni nei quali l’etica stessa della società è lentamente cambiata.
Il punto di vista, e a mio avviso anche il punto di forza del romanzo, è sempre dal basso: quello dei soldati semplici, i 7 figli maschi nella prima guerra mondiale, e quella dei semplici contadini che cercano più giustizia senza  capire le dinamiche politiche all’insorgere dei primi fasci. I componenti della famiglia sono molto diversi tra loro e a modo loro ognuno di loro affronta le difficoltà dandoci modo di ripercorrere la storia Italiana. Molo bello ma è decisamente troppo NOSTRO per non esserlo.

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI. Longanesi.
Dalle pagine dei social due giovani e preparatissimi letterati hanno scelto 50 grandi classici della letteratura italiana e mondiale, li hanno riassunti in maniera irriverente ma sicuramente attinente e mi hanno regalato tante grasse risate oltre che avermi rinfrescato molti dei romanzi che avevo scordato, mi raccomando giovani non prendete alla lettere le trame !!! Non posso che consigliarlo, certo ci sono alcuni pezzi che sono decisamente più riusciti di altri, ma nel complesso è un’ottima lettura magari non da farsi tutto d’un fiato, la divisione e la forma si presta molto a momenti di attesa, quelli rubati nei quali non puoi certi metterti a leggere un romanzone. Molto adatto anche come regalo.

HEIDI

HEIDI. Francesco Muzzopappa. Fazi.
Chiara è una trentacinquenne milanese votata al lavoro piena di insicurezze e paure, la cui vita precipita quando si trova a dover gestire il padre malato di demenza senile che da temuto critico letterario si è trasformato in un anziano convinto di essere il vecchio dell’Alpe, il nonno di Heidi. Chiara tutto il giorno fa audizioni e segnalazioni per i reality più improbabili che ormai sono a tutte le ore nei nostri canali tv, ma il suo nuovo e discusso capo le chiede nuovi format con idee mai sentite, cosa praticamente impossibile.
Se l’idea come a me vi sembra carina, sappiate che è tutto qui. Muzzopappa è un autore che amo e che ho regalato un po’ a tutti certa di fare bella figura, ha un’ironia pungente e originale, cosa che ho trovato a tratti anche qui, ma la trama è talmente inconsistente, ripetitiva e zeppa di clichè da rovinare tutto. L’impressione è che come le estati precedenti abbia voluto marcare il cartellino.

LA VITA RIFLESSA

LA VITA RIFLESSA. Ernesto Aloia. Bompiani.
Marco è un cinquantenne in crisi con se stesso e col mondo, forse perchè quello che è non corrisponde assolutamente con l’immagine di se che si era fatto da giovane. Dopo la crisi globale del 2008 lavora in una piccola azienda che attraverso i social riesce a indirizzare e incanalare l’opinione pubblica quando si scaglia su personaggi pubblici, spesso a ragione. Dal suo passato però ricompare Greg, un amico mai dimenticato con il quale ha condiviso una brutta esperienza, che lo coinvolge nella creazione di un social futuristico e innovativo, che avrà un impatto devastante sui ragazzi e che metterà Marco di fronte alle proprie responsabilità quando si accorgerà di essere stato una pedina nelle sue mani.
Ho voluto leggere questo romanzo convinta che il tema centrale fosse quello dell’impatto sull’individuo e sull’identità personale dei social, realtà che tra l’altro conosco solo indirettamente, ma per quanto Aloia scriva in maniera fluida e precisa oltre che con uno stile abbastanza “alto”, il tema si perde in un guazzabuglio di altri temi, come la crisi finanziaria, la malattia, la depressione, l’editoria, l’invecchiamento, il rapporto con il passato, ecc,  che seppur attualissimi, creano molta confusione e ci portano a chiederci dove volesse davvero arrivare, alcuni capitoli poi mi sono risultati del tutto inutili alla narrazione come la ricerca per la tesi della figlia o l’incidente iniziale dal quale sembrava dovesse dipendere chissà cosa.
Per quanto sia un romanzo che mi ha fatto molto riflettere, non mi ha proprio convinta, ed è un peccato perchè aveva grandi potenzialità. Bello però il finale.

DUE COME LORO

DUE COME LORO. Marco Marsullo. Einaudi.
Sono un po’ di anni che incrocio spesso quest’autore: è molto apprezzato, è pubblicato niente meno che da Einaudi, ma i romanzi precedenti mi sembrava che partissero tutti da idee già ampiamente sfruttate. Questo in realtà non fa differenza, ma me ne sono accorta solo durante la lettura.
Shep fa il doppio gioco, lavora sia per Dio che per il Diavolo, si occupa degli aspiranti suicidi, cerca di salvarli per Dio e di infondergli il coraggio per farlo per il Diavolo, si barcamena tra quei due bizzarri figuri assecondando i miserabili che non trovano più gioia nella vita. Quando nella sua  nuova lista legge il nome del futuro marito della sua ex fidanzata, di cui è ancora follemente innamorato, gioisce e pensa che finalmente è arrivato il suo momento. Ma come sempre la vita ci stupisce e lui che di suicidio sa qualcosa si trova a dover prendere la decisione più difficile mai presa.
Questo romanzo non l’ho capito, non ho capito cosa volesse dirci e dove volesse arrivare, non ho capito perchè dicono che sia divertente e commovente quando l’ho trovato solo fastidiosamente senza tanto senso. Mi ha ricordato A volte ritorno di Niven o Un lavoro sporco di Moore ma di questi gran bei romanzi non ha nè la brillantezza nè lo spessore.

PRENDILUNA

PRENDILUNA. Stefano Benni. Feltrinelli.
Prendiluna è una vecchia maestra in pensione gattara a cui è stata affidata una missione importantissima: consegnare i suoi Diecimici a dieci Giusti, l’unico modo per salvare il mondo. Inizia così un viaggio bislacco alla ricerca di persone che nel corso della sua vita ha ritenuto meritevoli, dieci personaggi che mettono a nudo le ipocrisie e le debolezze della nostra società in un finale davvero funambolico.
Erano anni ormai che non leggevo Benni ma mi sono lasciata invogliare dalle recensioni in rete che dichiaravano che fosse tornato quello di un tempo.
Del vecchio Benni, quello di Comici spaventati guerrieri o La compagnia dei celestini o anche di Saltatempo, tutti romanzi che ho amato molto, ho trovato certo qualcosa: i giochi di parole sempre azzeccatissimi, la polemica ai poteri come Stato e Chiesa, la capacità di descrivere con immagini vivide alcuni aspetti della società (gli uomini con lo sguardo sempre rivolto alla loro pozzangherina è un’immagine splendida). Per il resto la storia è veramente assurda ai limiti del fastidioso, spesso volgare e un entusiasmo iniziale, andando avanti con la lettura, è stato sostituito da una vera e propria  insofferenza.

PER PRIMO HANNO UCCISO MIO PADRE.

PER PRIMO HANNO UCCISO MIO PADRE. Loung Hung. Piemme.
17 aprile 1975. Loung Ung, 5 anni, e la sua famiglia fuggono da Phnom Penh.
Il padre, un uomo fermo, coraggioso, amabile, che non smetterà mai di essere una presenza fissa nella vita di Luong, lavora per il governo che è appena stato spodestato dagli Khmer Rossi. Loung è una bambina sveglia, inquisitiva (una caratteristica che per l’età, l’estrazione sociale e l’epoca non è proprio un pregio), non sa darsi pace per quell’esodo scomodo e furtivo, apparentemente senza meta, sino a quando, giunti in campagna dai parenti agricoltori la verità le piomba addosso come una maledizione. Non torneranno mai casa, non devono parlare della loro precedente vita in città (gli Khmer rossi considerano corrotti dall’occidente tutti coloro che hanno lasciato la campagna, solo i contadini sono ritenuti “puri”), vivono sotto mentite spoglie, con la costante paura che qualcuno possa riconoscere loro o il padre.  Quello che Luong ancora non sa è che il colpo di stato ha condannato tutta la Cambogia ad una lenta morte. Un genocidio di quasi due milioni di cambogiani, uccisi dalla fame, dalle malattie, dalle esecuzioni sommarie. Una terra deturpata e fiaccata da un’ideologia folle.
Per quanto risoluta ed accorta, la famiglia di Luong si disintegra. Per prima suo sorella maggiore, inviata in un campo di lavoro, poi suo padre ed infine sua madre e la sorella minore. I suoi fratelli imprigionati e lei stessa destinata ad un campo di addestramento. Una lotta continua contro la fame, la disperazione, il lavaggio del cervello ad opera degli istruttori.
Ci vogliono anni prima che i vietnamiti pongano fine al regime, mesi trascorsi con il fratello  ritrovato, e la di lui moglie, in un campo profughi prima che ai tre venga concesso il visto per gli Stati Uniti.
Ciò che più tocca della narrazione non è certo lo stile, semplice e diretto, bensì la “vista” da basso. La guerra civile, la morte, la fame, vista con gli occhi di una bambina che aveva tutto e si trova inspiegabilmente a non avere niente. Un libro che fa riflettere.

CHE COSA DIRANNO I VICINI

CHE COSA DIRANNO I VICINI. Barbara Vasco. Elliot.
L’antico quartiere Ticinese di Milano è il teatro di questo noir tutto italiano e credetemi sembra di vederlo. In uno dei tanti condomini si incrociano appena le vite degli inquilini: un assicuratore sull’orlo del suicidio, una madre focalizzata sul benessere dei figli incapace di comprendere l’infedeltà del marito, un ricercatore universitario, un supplente in attesa di una cattedra miraggio sempre più lontano, un aspirante scrittore, un aspirante attore e una ragazza che dopo l’ennesima delusione amorosa decide realizzare da sola il sogno di un figlio. Nessuno è più giovane ormai, ed è sicuramente per questo che la precarietà della situazione lavorativa avvelena l’intera loro esistenza e li costringe a ricorrere a bugie, sotterfugi e veri e propri imbrogli per cercare di rimanere a galla.
Mi ha lasciata un po’ così questo romanzo, forse perchè avevo letto recensioni che parlavano di umorismo e ironia che io non ho trovato, anzi ho percepito fino alla fine una patina di malinconia e pessimismo, giustificatissimi per carità.
I personaggi sono caratterizzati bene e lo stile è sicuramente di ottimo livello, i temi poi sono di strettissima attualità e il finale inaspettato, ma andrebbe decisamente sfrondato, sono parecchie le pagine di troppo e qualche trovata veramente divertente, visto che le situazioni grottesche non mancano di sicuro, lo avrebbe trasformato ai miei occhi da un buon romanzo a un ottimo romanzo.

LA GHOSTWRITER DI BABBO NATALE

LA GHOSTWRITER DI BABBO NATALE. Un racconto di Natale di Vani Sarca. Alice Basso. Garzanti.
Ce ne fossero di queste iniziative!!! Il formato ebook di questo breve racconto natalizio era a disposizione gratuitamente in tutti i maggiori distributori.
La protagonista è la nostra misantropa preferita, la ghostwriter per vocazione e detective per diletto, una Vani Sarca precedente a tutti i romanzi. Se poi ci mettete le feste di Natale con la sua odiata famiglia e una festa di bambini increduli di fronte al furto di un regalo, state sicuri che le risate sono assicurate.
Brava brava Alice!!!

PULVIS ET UMBRA

PULVIS ET UMBRA. Antonio Manzini. Sellerio.
Il sesto capitolo della serie del romanaccio Rocco Schiavone si sviluppa su due filoni. Ad Aosta l’indagine sull’omicidio di un trans che da subito presenta parecchie anomalie, e il suo incubo personale Enzo Baiocchi (che non sopporto più) con il quale il suo amico Sebastiano, sparito da parecchi giorni, vuole regolare i conti per vendicare Adele.
Mi piace molto come scrive Manzini, ma soprattutto mi piacciono molto i suoi personaggi, tutti, anche i minori o le comparse li sa caratterizzare perfettamente in poche parole. Quello che non mi ha convinta è stato l’impianto giallo e soprattutto il complottismo nei confronti di Rocco che mi sembra sia veramente esagerato oltre che inverosimile.