… che Dio perdona a tutti

… che Dio perdona a tutti. Pif. Feltrinelli.
Arturo è un agente immobiliare feticista di dolci siciliani. Si divide tra partite di calcetto, lavoro e amici, in quella che è la vita ordinaria di un trentacinquenne d’oggi. Quando l’amore però irrompe nella sua vita tutta cambia e prende un sapore diverso, soprattutto perchè la Lei perfetta ha una pasticceria. I primi grossi attriti però saltano fuori quando lei si accorge che lui è un credente molto tiepido e forse nemmeno quello vista la sua omertà. Arturo a quel punto decide di darle una lezione applicando alla lettera i dettami cristiani, cosa che ovviamente crea non pochi disguidi alla vita già preordinata di una ragazza della Palermo Bene e che entra in conflitto con tutto ciò che a voce lei professa.
E’ possibile essere cristiani coerenti nella società attuale? Questo è l’interrogativo che pone il romanzo.
Con lo snobismo che ogni tanto mi prende, avevo deciso non lasciami influenzare dalla pubblicità che è stata fatta a questo romanzo e di non leggerlo, decisione tra l’altro immotivata, visto che Pif con la sua comicità intelligente mi è sempre piaciuto. Per fortuna quando si tratta di leggere cambio idea piuttosto spesso.
Un romanzo molto carino, a tratti esilarante e comunque per nulla banale o schierato. Bravo Pif.

All’improvviso ebbi tutto chiaro. Stavo parlando con persone che facevano i conti con la propria fede da una vita e le avevano dato mille significati, ma nessuno la concepiva così come io avevo sempre pensato fosse da intendere, motivo per cui mi aveva sempre atterrito e allontanato. Perchè essere cattolico è difficilissimo. Amare il prossimo senza voler nulla in cambio è difficilissimo. Perchè noi, in fondo, vogliamo che i nostri gesti buoni abbiano una ricompensa.

QUAL E’ LA VIA DEL VENTO

QUAL E’ LA VIA DEL VENTO. Daniela Dawan. Edizioni E/O.
Il romanzo della Dawan è ambientato a Tripoli e racconta di giorni vissuti in prima persona. Si divide in due parti. La prima, durante la guerra dei sei giorni del giungo 1967, quando in Libia, come in tutto il Medio Oriente, la furia e la violenza delle popolazioni arabe si accanisce contro i cittadini ebrei costretti alla fuga o massacrati. La famiglia Cohen è tra queste, e mentre gli adulti cercano un modo per fuggire in Italia e non trovarsi sulla strada della folla impazzita, Micol è chiusa dentro la scuola di suore italiane che frequenta, che non vedono l’ora di liberarsi della piccola deicida. I giorni di panico e follia sono raccontati in maniera perfetta dal punto di vista di tutti i componenti della famiglia, con i quali non possiamo fare altro che solidarizzare e soffrire. La seconda parte invece è ambientata nel 2004 e racconta di una Micol ormai adulta che insieme a una delegazione di ebrei libici, torna a Tripoli per trattare con il governo di Gheddafi i risarcimenti e un’eventuale ritorno caldeggiato dal colonnello, che però pare impossibile: troppo dolore e troppe ingiustizie. Micol invece troverà la risposta alla domanda che l’ha ossessionata per tutta la vita sulla morte della sorella Leah, che ha aleggiato sulla sua infanzia come un enigmatico fantasma.
Un romanzo molto bello, che riesce ad essere accurato storicamente senza essere pesante e che crea la giusta empatia con i personaggi. Cala un po’ il ritmo sul finale, per le molte descrizioni di luoghi che gli anziani tornano a visitare a Tripoli e per l’eccessiva importanza che l’autrice da all’episodio della sorella che onestamente non mi ha preso per nulla, l’attesa della prima parta faceva presagire ben altro. Indimenticabili alcuni personaggi come il nonno Ghigo mangiatore di mortadella.

THE ACADEMY – Libro quarto

THE ACADEMY – Libro quarto. Amelia Drake. Rizzoli.
Strana scelta quella di Rizzoli di far uscire solo in edizione digitale questo quarto e ultimo romanzo della serie di The Academy.
Avevamo lasciato Twelve con i ribelli che hanno salvato lei e altri Spazzacamini dalla fuga dall’Accademia dei Ladri, il suo unico desiderio è condurre una vita normale e anonima, cosa che le riesce di fare per un periodo troppo breve, tante sono ancora le questioni per le quali tutti sembrano avere bisogno di un suo intervento. E qui Twelve diventa più che un’eroina, una vera e propria wonder woman con avventure e missioni davvero un po’ forzate e tante morti che ricordano più i vari Hungher Gmaes che i più classici romanzi di avventura.
Il finale nonostante tutto non è male, alcuni bei colpi di scena e l’introduzione di un paio di personaggi molto affascinanti compensano in parte i troppi punti interrogativi rimasti.
La lettura è comunque piacevole, i due autori (Davide Morosinotto e Pierdomenico Baccalario) sono troppo bravi per non esserlo, avevano fatto un buon lavoro nei romanzi precedenti pur lasciando nell’ultimo molte incognite, e qui c’era una romanzo intero per dare risposte e soddisfazione ai lettori, cosa che non è stata. L’impressione è che sia stato scritto velocemente per chiudere una serie alla quale i due autori non avevano più tempo di dedicarsi o per contratto in scadenza, ed è un vero peccato.

L’ULTIMA VOLTA CHE SIAMO STATI BAMBINI

L’ULTIMA VOLTA CHE SIAMO STATI BAMBINI. Fabio Bartolomei. Edizioni E/O.
Bartolomei è uno degli autori italiani che amo di più, tutti i miei amici hanno ricevuto uno dei suoi romanzi in regalo, e se nei suoi ultimi romanzi non mi aveva entusiasmato come nei primi, qui è tornato in tutto il suo fulgore con quella che forse ad oggi è la sua opera migliore. Sono talmente tante le emozioni che questo romanzo trasmette da lasciarti quasi spossato e vuoto alla fine.
Siamo a Roma verso la fine della seconda guerra mondiale, è il cortile il regno di Cosimo, Italo, Vanda e Riccardo, hanno dieci anni e per loro la guerra è incomprensibile, sanno solo che comporta una serie infinita di divieti da parte degli adulti che peraltro “non gli hanno mai chiesto niente” prima di farla.
Sono molto diversi tra loro i quattro: Cosimo, cresciuto da un nonno chiuso nel suo dolore dopo che il figlio attivista comunista è sparito nel nulla, Italo piccolo balilla ansioso di essere all’altezza del fratello eroe di guerra, Vanda un’orfana che spera di trovare una famiglia ma sa di non essere carina quindi fa di tutto per essere ordinata e pulita, Riccardo tranquillo e generoso ma ebreo e “non è il momento giusto per essere ebrei nè per vivere nel ghetto”. Diversi si, ma a dieci anni le differenze sono come etichette staccate e illeggibili che non hanno alcuna importanza. Un giorno però Riccardo non arriva, dicono sia stato rubato dai tedeschi, e i tre non hanno dubbi su quale sia la cosa giusta da fare, quindi con motivazioni completamente diverse ma con il cuore saldo, scappano per ritrovare il loro amico e spiegare ai tedeschi che si sono sbagliati “i figli dei nemici non sono nemici a loro volta”. Sulle loro tracce due persone che non possono essere più diverse: Suor Adele, personaggio bellissimo, e il fratello soldato di Italo.
Il loro viaggio, molto più lungo del previsto, se all’inizio ha ovviamente il sapore della grande e bellissima avventura, man mano che procedono assume quello della tragedia, le difficoltà e i pericoli del mondo di fuori non sono cose che i bambini possono immaginare, fino a un finale inaspettato che non voglio assolutamente anticipare.
Il punto di vista dei bambini sugli adulti (quale dono inestimabile ha quest’autore) è veramente divertente ma soprattutto disarmante. Sono talmente evidenti ai loro occhi le follie che stanno dietro a quello di cui siamo capaci. Ho riso come una matta e il finale me lo sono sognato per una notte intera, credo sia un romanzo imperdibile per tutti e consigliatissimo anche ai ragazzi, profondo, meraviglioso e indimenticabile.

FATE IL VOSTRO GIOCO

FATE IL VOSTRO GIOCO. Antonio Manzini. Sellerio.
Il settimo episodio della serie di Rocco Schiavone ha come tema centrale la vita dei casinò e la dipendenza dal gioco d’azzardo. E’ un ex ispettore del casinò di Saint Vincent infatti che viene trovato assassinato e forse perchè è ancora troppo impegnato a leccarsi le ferite dopo il tradimento di Caterina Rispoli e la conseguente lite e diffidenza degli amici di sempre, che Rocco archivia il caso in maniera frettolosa lasciando così molte incognite che verranno spiegate, udite udite, nel nuovo romanzo in uscita all’inizio dell’anno nuovo. Che dire si legge sempre bene Manzini, ma stavolta è secondo me abbastanza evidente che il romanzo pone l’accento più sulle vite dei personaggi senza però aggiungere nulla al loro approfondimento, che sulla trama gialla che ho trovato più raffazzonata del solito. Sì certo leggeremo anche il prossimo almeno per sapere come va a finire questo episodio, ma attenzione a non tirare troppo la corda siamo pur sempre già a un numero di episodi rischioso e soprattutto i romanzi assomigliano sempre di più a delle sceneggiature.

OTEL BRUNI

OTEL BRUNI. Valerio Massimo Manfredi. Mondadori.
In questo romanzo vera e proprio saga familiare, la famiglia protagonista è proprio quella dell’autore, ma è anche un po quella di tutti gli emiliani che leggendolo non potranno che riconoscere e ricordare i racconti di nonni, zii e parenti.
La famiglia Bruni infatti è una famiglia di mezzadri che vive e lavora in un tenuta nelle campagne tra Modena e Bologna. I genitori e i 9 figli si dividono i compiti e gli oneri, e condividono tutto senza mai negare un posto al caldo o qualcosa da mangiare a coloro che si presentavano alla loro porta. Sono persone ignoranti, superstiziose ma con valori e cuore saldi. La storia si dipana negli anni che vanno da poco prima della prima guerra mondiale a poco dopo la seconda, anni che hanno segnato per sempre il nostro paese, anni nei quali l’etica stessa della società è lentamente cambiata.
Il punto di vista, e a mio avviso anche il punto di forza del romanzo, è sempre dal basso: quello dei soldati semplici, i 7 figli maschi nella prima guerra mondiale, e quella dei semplici contadini che cercano più giustizia senza  capire le dinamiche politiche all’insorgere dei primi fasci. I componenti della famiglia sono molto diversi tra loro e a modo loro ognuno di loro affronta le difficoltà dandoci modo di ripercorrere la storia Italiana. Molo bello ma è decisamente troppo NOSTRO per non esserlo.

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI. Longanesi.
Dalle pagine dei social due giovani e preparatissimi letterati hanno scelto 50 grandi classici della letteratura italiana e mondiale, li hanno riassunti in maniera irriverente ma sicuramente attinente e mi hanno regalato tante grasse risate oltre che avermi rinfrescato molti dei romanzi che avevo scordato, mi raccomando giovani non prendete alla lettere le trame !!! Non posso che consigliarlo, certo ci sono alcuni pezzi che sono decisamente più riusciti di altri, ma nel complesso è un’ottima lettura magari non da farsi tutto d’un fiato, la divisione e la forma si presta molto a momenti di attesa, quelli rubati nei quali non puoi certi metterti a leggere un romanzone. Molto adatto anche come regalo.

HEIDI

HEIDI. Francesco Muzzopappa. Fazi.
Chiara è una trentacinquenne milanese votata al lavoro piena di insicurezze e paure, la cui vita precipita quando si trova a dover gestire il padre malato di demenza senile che da temuto critico letterario si è trasformato in un anziano convinto di essere il vecchio dell’Alpe, il nonno di Heidi. Chiara tutto il giorno fa audizioni e segnalazioni per i reality più improbabili che ormai sono a tutte le ore nei nostri canali tv, ma il suo nuovo e discusso capo le chiede nuovi format con idee mai sentite, cosa praticamente impossibile.
Se l’idea come a me vi sembra carina, sappiate che è tutto qui. Muzzopappa è un autore che amo e che ho regalato un po’ a tutti certa di fare bella figura, ha un’ironia pungente e originale, cosa che ho trovato a tratti anche qui, ma la trama è talmente inconsistente, ripetitiva e zeppa di clichè da rovinare tutto. L’impressione è che come le estati precedenti abbia voluto marcare il cartellino.

LA VITA RIFLESSA

LA VITA RIFLESSA. Ernesto Aloia. Bompiani.
Marco è un cinquantenne in crisi con se stesso e col mondo, forse perchè quello che è non corrisponde assolutamente con l’immagine di se che si era fatto da giovane. Dopo la crisi globale del 2008 lavora in una piccola azienda che attraverso i social riesce a indirizzare e incanalare l’opinione pubblica quando si scaglia su personaggi pubblici, spesso a ragione. Dal suo passato però ricompare Greg, un amico mai dimenticato con il quale ha condiviso una brutta esperienza, che lo coinvolge nella creazione di un social futuristico e innovativo, che avrà un impatto devastante sui ragazzi e che metterà Marco di fronte alle proprie responsabilità quando si accorgerà di essere stato una pedina nelle sue mani.
Ho voluto leggere questo romanzo convinta che il tema centrale fosse quello dell’impatto sull’individuo e sull’identità personale dei social, realtà che tra l’altro conosco solo indirettamente, ma per quanto Aloia scriva in maniera fluida e precisa oltre che con uno stile abbastanza “alto”, il tema si perde in un guazzabuglio di altri temi, come la crisi finanziaria, la malattia, la depressione, l’editoria, l’invecchiamento, il rapporto con il passato, ecc,  che seppur attualissimi, creano molta confusione e ci portano a chiederci dove volesse davvero arrivare, alcuni capitoli poi mi sono risultati del tutto inutili alla narrazione come la ricerca per la tesi della figlia o l’incidente iniziale dal quale sembrava dovesse dipendere chissà cosa.
Per quanto sia un romanzo che mi ha fatto molto riflettere, non mi ha proprio convinta, ed è un peccato perchè aveva grandi potenzialità. Bello però il finale.

DUE COME LORO

DUE COME LORO. Marco Marsullo. Einaudi.
Sono un po’ di anni che incrocio spesso quest’autore: è molto apprezzato, è pubblicato niente meno che da Einaudi, ma i romanzi precedenti mi sembrava che partissero tutti da idee già ampiamente sfruttate. Questo in realtà non fa differenza, ma me ne sono accorta solo durante la lettura.
Shep fa il doppio gioco, lavora sia per Dio che per il Diavolo, si occupa degli aspiranti suicidi, cerca di salvarli per Dio e di infondergli il coraggio per farlo per il Diavolo, si barcamena tra quei due bizzarri figuri assecondando i miserabili che non trovano più gioia nella vita. Quando nella sua  nuova lista legge il nome del futuro marito della sua ex fidanzata, di cui è ancora follemente innamorato, gioisce e pensa che finalmente è arrivato il suo momento. Ma come sempre la vita ci stupisce e lui che di suicidio sa qualcosa si trova a dover prendere la decisione più difficile mai presa.
Questo romanzo non l’ho capito, non ho capito cosa volesse dirci e dove volesse arrivare, non ho capito perchè dicono che sia divertente e commovente quando l’ho trovato solo fastidiosamente senza tanto senso. Mi ha ricordato A volte ritorno di Niven o Un lavoro sporco di Moore ma di questi gran bei romanzi non ha nè la brillantezza nè lo spessore.