DUE COME LORO

DUE COME LORO. Marco Marsullo. Einaudi.
Sono un po’ di anni che incrocio spesso quest’autore: è molto apprezzato, è pubblicato niente meno che da Einaudi, ma i romanzi precedenti mi sembrava che partissero tutti da idee già ampiamente sfruttate. Questo in realtà non fa differenza, ma me ne sono accorta solo durante la lettura.
Shep fa il doppio gioco, lavora sia per Dio che per il Diavolo, si occupa degli aspiranti suicidi, cerca di salvarli per Dio e di infondergli il coraggio per farlo per il Diavolo, si barcamena tra quei due bizzarri figuri assecondando i miserabili che non trovano più gioia nella vita. Quando nella sua  nuova lista legge il nome del futuro marito della sua ex fidanzata, di cui è ancora follemente innamorato, gioisce e pensa che finalmente è arrivato il suo momento. Ma come sempre la vita ci stupisce e lui che di suicidio sa qualcosa si trova a dover prendere la decisione più difficile mai presa.
Questo romanzo non l’ho capito, non ho capito cosa volesse dirci e dove volesse arrivare, non ho capito perchè dicono che sia divertente e commovente quando l’ho trovato solo fastidiosamente senza tanto senso. Mi ha ricordato A volte ritorno di Niven o Un lavoro sporco di Moore ma di questi gran bei romanzi non ha nè la brillantezza nè lo spessore.

PRENDILUNA

PRENDILUNA. Stefano Benni. Feltrinelli.
Prendiluna è una vecchia maestra in pensione gattara a cui è stata affidata una missione importantissima: consegnare i suoi Diecimici a dieci Giusti, l’unico modo per salvare il mondo. Inizia così un viaggio bislacco alla ricerca di persone che nel corso della sua vita ha ritenuto meritevoli, dieci personaggi che mettono a nudo le ipocrisie e le debolezze della nostra società in un finale davvero funambolico.
Erano anni ormai che non leggevo Benni ma mi sono lasciata invogliare dalle recensioni in rete che dichiaravano che fosse tornato quello di un tempo.
Del vecchio Benni, quello di Comici spaventati guerrieri o La compagnia dei celestini o anche di Saltatempo, tutti romanzi che ho amato molto, ho trovato certo qualcosa: i giochi di parole sempre azzeccatissimi, la polemica ai poteri come Stato e Chiesa, la capacità di descrivere con immagini vivide alcuni aspetti della società (gli uomini con lo sguardo sempre rivolto alla loro pozzangherina è un’immagine splendida). Per il resto la storia è veramente assurda ai limiti del fastidioso, spesso volgare e un entusiasmo iniziale, andando avanti con la lettura, è stato sostituito da una vera e propria  insofferenza.

PER PRIMO HANNO UCCISO MIO PADRE.

PER PRIMO HANNO UCCISO MIO PADRE. Loung Hung. Piemme.
17 aprile 1975. Loung Ung, 5 anni, e la sua famiglia fuggono da Phnom Penh.
Il padre, un uomo fermo, coraggioso, amabile, che non smetterà mai di essere una presenza fissa nella vita di Luong, lavora per il governo che è appena stato spodestato dagli Khmer Rossi. Loung è una bambina sveglia, inquisitiva (una caratteristica che per l’età, l’estrazione sociale e l’epoca non è proprio un pregio), non sa darsi pace per quell’esodo scomodo e furtivo, apparentemente senza meta, sino a quando, giunti in campagna dai parenti agricoltori la verità le piomba addosso come una maledizione. Non torneranno mai casa, non devono parlare della loro precedente vita in città (gli Khmer rossi considerano corrotti dall’occidente tutti coloro che hanno lasciato la campagna, solo i contadini sono ritenuti “puri”), vivono sotto mentite spoglie, con la costante paura che qualcuno possa riconoscere loro o il padre.  Quello che Luong ancora non sa è che il colpo di stato ha condannato tutta la Cambogia ad una lenta morte. Un genocidio di quasi due milioni di cambogiani, uccisi dalla fame, dalle malattie, dalle esecuzioni sommarie. Una terra deturpata e fiaccata da un’ideologia folle.
Per quanto risoluta ed accorta, la famiglia di Luong si disintegra. Per prima suo sorella maggiore, inviata in un campo di lavoro, poi suo padre ed infine sua madre e la sorella minore. I suoi fratelli imprigionati e lei stessa destinata ad un campo di addestramento. Una lotta continua contro la fame, la disperazione, il lavaggio del cervello ad opera degli istruttori.
Ci vogliono anni prima che i vietnamiti pongano fine al regime, mesi trascorsi con il fratello  ritrovato, e la di lui moglie, in un campo profughi prima che ai tre venga concesso il visto per gli Stati Uniti.
Ciò che più tocca della narrazione non è certo lo stile, semplice e diretto, bensì la “vista” da basso. La guerra civile, la morte, la fame, vista con gli occhi di una bambina che aveva tutto e si trova inspiegabilmente a non avere niente. Un libro che fa riflettere.

CHE COSA DIRANNO I VICINI

CHE COSA DIRANNO I VICINI. Barbara Vasco. Elliot.
L’antico quartiere Ticinese di Milano è il teatro di questo noir tutto italiano e credetemi sembra di vederlo. In uno dei tanti condomini si incrociano appena le vite degli inquilini: un assicuratore sull’orlo del suicidio, una madre focalizzata sul benessere dei figli incapace di comprendere l’infedeltà del marito, un ricercatore universitario, un supplente in attesa di una cattedra miraggio sempre più lontano, un aspirante scrittore, un aspirante attore e una ragazza che dopo l’ennesima delusione amorosa decide realizzare da sola il sogno di un figlio. Nessuno è più giovane ormai, ed è sicuramente per questo che la precarietà della situazione lavorativa avvelena l’intera loro esistenza e li costringe a ricorrere a bugie, sotterfugi e veri e propri imbrogli per cercare di rimanere a galla.
Mi ha lasciata un po’ così questo romanzo, forse perchè avevo letto recensioni che parlavano di umorismo e ironia che io non ho trovato, anzi ho percepito fino alla fine una patina di malinconia e pessimismo, giustificatissimi per carità.
I personaggi sono caratterizzati bene e lo stile è sicuramente di ottimo livello, i temi poi sono di strettissima attualità e il finale inaspettato, ma andrebbe decisamente sfrondato, sono parecchie le pagine di troppo e qualche trovata veramente divertente, visto che le situazioni grottesche non mancano di sicuro, lo avrebbe trasformato ai miei occhi da un buon romanzo a un ottimo romanzo.

LA GHOSTWRITER DI BABBO NATALE

LA GHOSTWRITER DI BABBO NATALE. Un racconto di Natale di Vani Sarca. Alice Basso. Garzanti.
Ce ne fossero di queste iniziative!!! Il formato ebook di questo breve racconto natalizio era a disposizione gratuitamente in tutti i maggiori distributori.
La protagonista è la nostra misantropa preferita, la ghostwriter per vocazione e detective per diletto, una Vani Sarca precedente a tutti i romanzi. Se poi ci mettete le feste di Natale con la sua odiata famiglia e una festa di bambini increduli di fronte al furto di un regalo, state sicuri che le risate sono assicurate.
Brava brava Alice!!!

PULVIS ET UMBRA

PULVIS ET UMBRA. Antonio Manzini. Sellerio.
Il sesto capitolo della serie del romanaccio Rocco Schiavone si sviluppa su due filoni. Ad Aosta l’indagine sull’omicidio di un trans che da subito presenta parecchie anomalie, e il suo incubo personale Enzo Baiocchi (che non sopporto più) con il quale il suo amico Sebastiano, sparito da parecchi giorni, vuole regolare i conti per vendicare Adele.
Mi piace molto come scrive Manzini, ma soprattutto mi piacciono molto i suoi personaggi, tutti, anche i minori o le comparse li sa caratterizzare perfettamente in poche parole. Quello che non mi ha convinta è stato l’impianto giallo e soprattutto il complottismo nei confronti di Rocco che mi sembra sia veramente esagerato oltre che inverosimile.

 

IL CERCHIO DI PIETRE

IL CERCHIO DI PIETRE. Diana Gabaldon. Corbaccio

Scozia, 1746. Jamie, dopo la battaglia di Culloden, viene catturato dagli inglesi e condannato a morte, ma grazie ad un debito d’onore riesce a scamparla. Rientrato a Lallybroch è costretto a vivere sette anni nascosto nelle grotte per sfuggire alle pattuglie inglesi fino a quando decide di consegnarsi per il bene degli abitanti di Lallybroch. Rinchiuso nella prigione di Ardsmuir, stringe amicizia con John William Grey il sovrintendente del carcere (per chi avesse voglia ci sarebbe uno Spinoff sul bell’ufficiale….) che lo trasferirà come stalliere nella tenuta inglese di Helwater dove, in una notte di passione con la figlia del tenutario Lady Ginevra, concepisce un figlio, William, futuro conte di Ellesmere. Jamie, ottenuta la grazia, lascia Helwater, anche perché la somiglianza con William sta diventando più che evidente. Nel frattempo, Claire, Brianna e Roger, nel 1968, scoprono che nel 1765 Jamie era ancora vivo e viveva a Edimburgo lavorando come tipografo e si faceva chiamare Alexander Malcolm. Claire decide di raggiungerlo e di viaggiare ancora nel tempo, lasciando Brianna. Ritrova il marito e scopre che nei vent’anni trascorsi Jamie, come Claire, si è risposato. Per lasciare Jamie, Laoghaire attuale moglie, chiede un risarcimento pecuniario che costringerà Jamie a cercare il denaro necessario. La ricerca porterà al rapimento di Ian, il nipote adorato. E qui si chiude il cerchio di pietre. Inutile dire che la passione tra Claire e Jamie nei vent’anni passati non si è affievolita, per niente, e l’autrice ce lo ricorda spesso. Chiamarla vita movimentata non rende l’idea, si può dire che non si fanno mancare nulla.

TRA ROMA E NAPOLI SI PARLA DI RELIGIONI

ALLAH, SAN GENNARO E I TRA KAMIKAZE. Pino Imperatore. Mondadori.
Dopo anni di addestramento è finalmente arrivato il momento per Salim, Feisal e Amira di compiere il grande sacrificio e immolarsi per Allah, è arrivato il momento anche dell’Italia, vengono quindi spediti niente meno che a Napoli, città empia per eccellenza, per trovare tre luoghi significativi tra i trasporti pubblici, i luoghi sacri e i luoghi di divertimento e attendere che gli alti vertici dell’ISIS decidano la data degli attentati.
Napoli però non è come le altre città, inconvenienti e ostacoli sono ormai il modo di essere di una città che comunque non si sa come ha un suo equilibrio. I tre però non erano preparati a questo e vanno completamente in tilt.
Il tema è più che mai attuale e scottante, ma io come l’autore, trovo che l’ironia intelligente non sia mai fuori luogo, il punto però è che questo romanzo nonostante le premesse in sostanza è ben poca cosa, i personaggi sono praticamente macchiette e la trama è superficiale e troppo scontata. Non male il finale, mentre bellissime sono le descrizioni della città.

CARCIOFI ALLA GIUDIA. Elisabetta Fiorito. Mondadori.
Rosamaria è una regista teatrale quarantenne di Roma, viene da una ricca famiglia che però ha perso tutto con la recente crisi, compreso il fratello di Rosamaria che dopo la bancarotta è scomparso. Dopo anni da single ha finalmente trovato l’amore in David, ebreo tripolino e osservante, e nonostante sia sempre stata agnostica e abbia sempre dichiarato che “troppa religione fa male, qualunque essa sia” per rispetto del suo compagno cerca di conciliare la sua tradizione con quella della sua chiassosa famiglia, che vede con sospetto questo suo atteggiamento conciliante.
Quella che in apparenza si presenta come una commedia ironica tocca in realtà molti temi, tanti i personaggi, bellissima anche qui la descrizione della città di Roma, interessante anche la descrizione della Tripoli prima del 1967, accurata l’analisi del sentire di buona parte di ebrei che spesso non si riconoscono tanto nel proprio credo ma sempre e comunque nella propria tradizione e identità di popolo. Insomma un romanzo che è molto più di ciò sembra.

SCRIVERE E’ UN MESTIERE PERICOLOSO

SCRIVERE E’ UN MESTIERE PERICOLOSO. Alice Basso. Garzanti.
Secondo romanzo della serie della ghostwriter per vocazione e investigatrice all’occasione, più simpatica che ci sia. Vani Sarca (per la descrizione del personaggio leggasi il commento al primo romanzo) stavolta è alle prese con un libro di cucina, lei che si nutre solo di patatine al formaggio birra scura e whisky, deve scrivere le memorie della cuoca storica della famiglia Giay Marin la famosissima casa di moda. La signora però, un’ottuagenaria un po’ confusa inaspettatamente si accolla la colpa dell’omicidio del rampollo di famiglia avvenuto qualche anno prima e già chiuso dopo la confessione del fratello.  Ormai ufficialmente collaboratrice del commissario Berganza, Vani non può ignorare la cosa e cerca di capire perchè questa confessione non le quadra.
Così come nell’altro romanzo anche qui all’impianto giallo (un po’ debole onestamente) fa da cornice la vita di tutti giorni di Vani: le peripezie sentimentali del suo piccolo clone adolescente sua vicina di casa Morgana, il suo ex fidanzato che rincontra con la nuova fiamma, un’intesa inaspettata con il commissario.
Tanta ironia, riflessioni acute, uno stile brioso certo ma lessicalmente curato, svariate citazioni letterarie dalle quali traspare il grande amore per la letteratura di una ragazza che conosce il mestiere. ne fanno una lettura molto piacevole e veloce, leggerò presto il terzo romanzo uscito da poco.

DENTE PER DENTE

DENTE PER DENTE. Francesco Muzzopappa. Fazi.
Leonardo lavora come sorvegliante al Museo d’Arte Contemporanea più brutto che esista al mondo. Appassionato di motori, senza due dita e da tutti considerato un mediocre, ogni giorno non si capacita di come possa essere fidanzato con Andrea, una bellissima ragazza ricca e di successo ma purtroppo per lui molto devota, che ha deciso quindi di non fare sesso fino al matrimonio. Quando quindi lui la trova in atteggiamenti inequivocabili con il suo vicino fotomodello, pianifica il suo Piano VEV (Virile e Vendicativo) nel quale decide di infrangere uno per uno i dieci comandamenti a cui Andrea sosteneva di attenersi.
Che dire questo autore si conferma un vero spasso, leggero e veloce  certo ma sa scrivere e ha trovate veramente originali. L’infrazione di Non nominare il nome di Dio invano mi ha fatto rotolare dalle risate, per non parlare della descrizione delle opere rigorosamente inventate esposte nel Museo.
Bravo davvero.