LA VITA INIZIA QUANDO TROVI IL LIBRO GIUSTO

LA VITA INIZIA QUANDO TROVI IL LIBRO GIUSTO. Ali Berg, Michelle Kalus. Garzanti.
Per noi bibliofili è una tentazione quasi irresistibile quella di leggere di NOI, delle nostre manie e delle nostre passioni, e magari riuscire a trovare anche qualche consiglio originale su romanzi che finora ci sono sfuggiti. E’ per questo che ogni tanto finiamo per acquistare qualcuna delle innumerevoli offerte editoriali con questo tema. Quanti sono i romanzi i romanzi che si intitolano “La libreria o la Biblioteca che faceva questo e quello..” ??!! Davvero troppi, soprattutto perchè il livello è piuttosto basso. Per intenderci si contano sulle dita di una mano i romanzi che mi hanno entusiasmato come Il club del libro e della torta di bucce di patate di Guernsey. Avrete quindi capito che non condivido assolutamente l’entusiasmo che ha accolto questo romanzo, nonostante la simpatica copertina.
Siamo a Melbourne, Frankie sta passando un brutto periodo: è una scrittrice in crisi che lavora in libreria con la sua migliore amica, e dopo essere stata lasciata decide di lasciare sui tram della città i suoi romanzi preferiti con un’invito, per cercare di trovare un’anima gemella che condivida con lei la sua passione per la lettura. L’esperimento però le procura solo una serie di appuntamenti esilaranti ma non certo interessanti. Per fortuna c’è il bellissimo Sunny che ha appena conosciuto, deve solo cercare di soprassedere sulla sua discutibile passione per i romanzi Young Adult.
Qualche personaggio simpatico, molti episodi inverosimili, pochi i consigli letterari degni di nota, in sostanza un romanzo rosa camuffato.

… che Dio perdona a tutti

… che Dio perdona a tutti. Pif. Feltrinelli.
Arturo è un agente immobiliare feticista di dolci siciliani. Si divide tra partite di calcetto, lavoro e amici, in quella che è la vita ordinaria di un trentacinquenne d’oggi. Quando l’amore però irrompe nella sua vita tutta cambia e prende un sapore diverso, soprattutto perchè la Lei perfetta ha una pasticceria. I primi grossi attriti però saltano fuori quando lei si accorge che lui è un credente molto tiepido e forse nemmeno quello vista la sua omertà. Arturo a quel punto decide di darle una lezione applicando alla lettera i dettami cristiani, cosa che ovviamente crea non pochi disguidi alla vita già preordinata di una ragazza della Palermo Bene e che entra in conflitto con tutto ciò che a voce lei professa.
E’ possibile essere cristiani coerenti nella società attuale? Questo è l’interrogativo che pone il romanzo.
Con lo snobismo che ogni tanto mi prende, avevo deciso non lasciami influenzare dalla pubblicità che è stata fatta a questo romanzo e di non leggerlo, decisione tra l’altro immotivata, visto che Pif con la sua comicità intelligente mi è sempre piaciuto. Per fortuna quando si tratta di leggere cambio idea piuttosto spesso.
Un romanzo molto carino, a tratti esilarante e comunque per nulla banale o schierato. Bravo Pif.

All’improvviso ebbi tutto chiaro. Stavo parlando con persone che facevano i conti con la propria fede da una vita e le avevano dato mille significati, ma nessuno la concepiva così come io avevo sempre pensato fosse da intendere, motivo per cui mi aveva sempre atterrito e allontanato. Perchè essere cattolico è difficilissimo. Amare il prossimo senza voler nulla in cambio è difficilissimo. Perchè noi, in fondo, vogliamo che i nostri gesti buoni abbiano una ricompensa.

L’ULTIMA VOLTA CHE SIAMO STATI BAMBINI

L’ULTIMA VOLTA CHE SIAMO STATI BAMBINI. Fabio Bartolomei. Edizioni E/O.
Bartolomei è uno degli autori italiani che amo di più, tutti i miei amici hanno ricevuto uno dei suoi romanzi in regalo, e se nei suoi ultimi romanzi non mi aveva entusiasmato come nei primi, qui è tornato in tutto il suo fulgore con quella che forse ad oggi è la sua opera migliore. Sono talmente tante le emozioni che questo romanzo trasmette da lasciarti quasi spossato e vuoto alla fine.
Siamo a Roma verso la fine della seconda guerra mondiale, è il cortile il regno di Cosimo, Italo, Vanda e Riccardo, hanno dieci anni e per loro la guerra è incomprensibile, sanno solo che comporta una serie infinita di divieti da parte degli adulti che peraltro “non gli hanno mai chiesto niente” prima di farla.
Sono molto diversi tra loro i quattro: Cosimo, cresciuto da un nonno chiuso nel suo dolore dopo che il figlio attivista comunista è sparito nel nulla, Italo piccolo balilla ansioso di essere all’altezza del fratello eroe di guerra, Vanda un’orfana che spera di trovare una famiglia ma sa di non essere carina quindi fa di tutto per essere ordinata e pulita, Riccardo tranquillo e generoso ma ebreo e “non è il momento giusto per essere ebrei nè per vivere nel ghetto”. Diversi si, ma a dieci anni le differenze sono come etichette staccate e illeggibili che non hanno alcuna importanza. Un giorno però Riccardo non arriva, dicono sia stato rubato dai tedeschi, e i tre non hanno dubbi su quale sia la cosa giusta da fare, quindi con motivazioni completamente diverse ma con il cuore saldo, scappano per ritrovare il loro amico e spiegare ai tedeschi che si sono sbagliati “i figli dei nemici non sono nemici a loro volta”. Sulle loro tracce due persone che non possono essere più diverse: Suor Adele, personaggio bellissimo, e il fratello soldato di Italo.
Il loro viaggio, molto più lungo del previsto, se all’inizio ha ovviamente il sapore della grande e bellissima avventura, man mano che procedono assume quello della tragedia, le difficoltà e i pericoli del mondo di fuori non sono cose che i bambini possono immaginare, fino a un finale inaspettato che non voglio assolutamente anticipare.
Il punto di vista dei bambini sugli adulti (quale dono inestimabile ha quest’autore) è veramente divertente ma soprattutto disarmante. Sono talmente evidenti ai loro occhi le follie che stanno dietro a quello di cui siamo capaci. Ho riso come una matta e il finale me lo sono sognato per una notte intera, credo sia un romanzo imperdibile per tutti e consigliatissimo anche ai ragazzi, profondo, meraviglioso e indimenticabile.

LE CONFESSIONI DI MR. HARRISON

LE CONFESSIONI DI MR. HARRISON. Elizabeth Gaskell. Edizioni Croce.
Pubblicato sei mesi prima di Cranford questo breve romanzo ne anticipa ambientazione e temi. In una serata invernale il dottor Harrison racconta al fratello tutte le vicissitudini capitategli all’indomani del suo trasferimento nel piccolo paese di campagna nel quale ora vive felice. Anche qui, come in Cranford, le donne la fanno da padrone, donne di tutte le età che con i loro pettegolezzi e comportamenti tengono in scacco l’intero paese. All’arrivo del nuovo giovane dottore quindi si creano una serie di fraintendimenti che fanno si che venga tacciato di essere un libertino della peggiore specie, e metta a rischio quindi il suo futuro. Un romanzo davvero simpatico e carino, che ci fa conoscere il lato più ironico di un’autrice che per gli appassionati vittoriani è d’obbligo.

IO SONO HANIA

IO SONO HANIA. Silvana De Mari. Giunti.
Finalmente il terzo e ultimo capitolo della trilogia di Hania che avevamo lasciato con l’amato fratello Rois, all’inseguimento di coloro che avevano rapito Roa, verso cioè la capitale del Regno delle Sette Cime che la Reggente sta trasformando in un vero inferno di odio, crudeltà e stenti. La saga si arricchisce di un nuovo bellissimo personaggio, Misso, il figlio della Reggente che gli ha amputato la mano per nascondere il fatto che anche lui aveva il marchio dell’Oscuro Signore. Dopo questo gesto Misso cova un feroce rancore nei confronti della madre, che il Cerusico riesce ad trasformare pian piano in un vero e proprio senso di giustizia e onore. Ben poco rimane purtroppo del sarcasmo e del cinismo di Hania che tanto mi aveva divertita nel primo libro, Hania ormai è una splendida ragazza che a volte sembra  anaffettiva e che ancora lotta per non lasciarsi sopraffare dal lato più oscuro di sè. Il resto è tutto avventure, guerre, coraggio e grandi sacrifici, e un bel finale . Un romanzo scritto alla solita maniera impeccabile della De Mari, ma per chi come me ha letto praticamente l’opera omnia di questa autrice, risulta tutto già sentito parecchie volte, quindi forse è giunto il momento di prendere strade diverse. Meglio così, perchè fatico sempre di più a scindere l’autrice che è assolutamente indiscutibile, dalla persona che si è fatta paladina di opinioni che personalmente trovo agghiaccianti.

LA NOTTE DELLE BEGHINE

LA NOTTE DELLE BEGHINE. Aline Kiner. Neri Pozza.
La storia si svolge tra il 1311 e il 1313 a Parigi, sullo sfondo il processo ai templari, i problemi tra il re Filippo il Bello e il pontefice Clemente V, il braccio di ferro tra loro che porta al concilio di Vienna. Ma il romanzo racconta soprattutto in maniera precisa e puntuale, attraverso una ricostruzione storica accuratissima, gli eventi e le cause che portarono all’abolizione delle comunità di beghine: donne che volevano praticare la propria religione senza subire il giogo delle autorità ecclesiastiche, donne che grazie anche alla protezione del re godevano di un’indipendenza molto indigesta alle alte sfere cattoliche e soprattutto donne spesso molto colte che non accettavano tutto ad occhi chiusi. Non prendevano voti quindi potevano tornare nel mondo quando volevano, non erano solo attive o solo contemplative, seguivano le proprie inclinazioni e molte aderivano alla comunità da esterne, lavorando e conducendo una vita normale, erano vedove rimaste sole al mondo o solo povere, ma tutte molto solidali tra loro, in un mondo nel quale nascere donna era decisamente invalidante. In questo romanzo non c’è un vero protagonista, le riflessioni sono quelle di Ysabel ormai anziana che si occupa dell’ospedale dopo due matrimoni e una vita agiata e che mantiene sempre uno sguardo molto imparziale e saggio sugli accadimenti, di Ade giovane vedova alla ricerca di pace dopo un aver perso marito e figlia, di Maheut la rossa una ragazza fuggita dopo essere stata letteralmente venduta dal fratello, sposata contro la sua volontà poi stuprata, di Humbert severo frate francescano che per un debito di riconoscenza vuole recuperare il libro di Marguerite Porete Lo specchio delle anime semplici che nel frattempo è stata bruciata sul rogo.
Non è certo un romanzo con un ritmo forsennato, ma è un’ottimo romanzo storico e una  lettura piacevole e davvero interessante.

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI. Longanesi.
Dalle pagine dei social due giovani e preparatissimi letterati hanno scelto 50 grandi classici della letteratura italiana e mondiale, li hanno riassunti in maniera irriverente ma sicuramente attinente e mi hanno regalato tante grasse risate oltre che avermi rinfrescato molti dei romanzi che avevo scordato, mi raccomando giovani non prendete alla lettere le trame !!! Non posso che consigliarlo, certo ci sono alcuni pezzi che sono decisamente più riusciti di altri, ma nel complesso è un’ottima lettura magari non da farsi tutto d’un fiato, la divisione e la forma si presta molto a momenti di attesa, quelli rubati nei quali non puoi certi metterti a leggere un romanzone. Molto adatto anche come regalo.

JANE DI LANTERN HILL

JANE DI LANTERN HILL. Lucy Maud Montgomery. Jo March.
La Jo March inaugura la sua nuova collana per ragazzi Plumfield (ricordate vero che era la grande casa che la zia March lascia a Jo e che lei e il marito trasformano in una scuola?!) con un altro romanzo delizioso della Montgomery. Molto spesso ormai cito Hornby quando leggo romanzi per ragazzi, forse per cercare un alibi visto che mi capita spesso nonostante la mia veneranda età: “Evitare i libri per ragazzi solo perchè non si è più ragazzi è come sostenere che i gialli andrebbero letti solo da poliziotti e criminali”.
Jane è una ragazzina infelice, insicura e maldestra, e nella grande e antica villa di Toronto dove vive, il suo unico scopo è passare inosservata per sfuggire agli attacchi crudeli della nonna e godersi i pochi attimi di dolcezza e complicità con la madre, momenti rigorosamente nascosti. E’ quindi uno shock per lei quando il padre, che credeva morto e che per ragioni inspiegabili nessuno le ha mai nominato, la invita a passare l’estate con lui sull’isola del Principe Edoardo.
Parte alla volta dell’isola con la morte nel cuore, impaurita e sicura che detesterà tutto, ma dal primo istante quello che prova è senso di appartenenza: al padre uomo intelligente e comprensivo, ai pittoreschi abitanti dell’isola e soprattutto a quella natura che la incanta ogni giorno. Quella a cui assisteremo è una vera e proprio rinascita, per trovarci a fine romanzo di fronte a una giovane donna davvero promettente.
Qui potrete trovare tutto quello che si può chiedere a un romanzo di formazione: una protagonista dolcissima con la quale solidarizzerete fin dall’inizio, personaggi secondari bene caratterizzati e molti colpi di scena. Il finale un po’ ingenuo e scontato era inevitabile ai quei tempi e ho trovato un po’ meno marcata l’ironia rispetto a ll Castello Blu (romanzo che amo alla follia) ma rimane comunque una splendida lettura di quelle che scaldano in queste umide sere autunnali.
Un gioiello come sempre l’edizione Jo March, a partire dalla copertina (parliamone avete visto che meraviglia?!) per continuare con l’introduzione e la traduzione, sono sempre molto fiera di sfoggiare i loro nuovi romanzi nella mia libreria.

LA FIGLIA DEL BOIA

LA FIGLIA DEL BOIA. Oliver Potzsh. Neri Pozza.
Siamo a Shongau un piccolo paese della Baviera nel 1659, che fatica a riprendersi dopo la guerra dei 30 anni, martoriato dalle pestilenze e dalla carestia, oltre che dalle incursioni dei mercenari. allo sbando. Jacob Kuisl è il boia incaricato, un boia anomalo, non ama fare quello che fa, è temuto e cercato allo stesso tempo per le sue conoscenze mediche e quando a seguito degli omicidi di alcuni bambini che presentano uno strano marchio, il paese intero chiede a gran voce che venga bruciata sul rogo come strega la levatrice del villaggio, non crede a queste superstizioni e inizia ad indagare con il giovane medico Simon che se la intende con la sua intraprendente figlia. Gli interessi in gioco sono molti: quelli dei commercianti del paese che litigano da sempre con quelli di Augusta, quelli della chiesa che vede continuamente sabotato il cantiere dove stanno cercando di costruire un lebbrosario e sullo sfondo la levatrice, che un gruppo di orfani andava spesso a trovare. Che connessione hanno tutte queste cose si chiede Kuisl?
Questo è il primo romanzo di una fortunata serie di gialli, l’ultimo è uscito proprio questo mese, e se come giallo mi è sembrato un po’ scarso, come ambientazione e descrizione dei dettagli storici e dei personaggi me lo sono bevuto, ambientazione tra l’altro un po’ diversa dalle solite. Insomma felicissima di averlo letto ma non leggerò gli altri.

UN PAPPAGALLO VOLO’ SULL’IJSSEL

UN PAPPAGALLO VOLO’ SULL’IJSSEL. Kader Abdolah. Iperborea.
Abdolah probabilmente prende spunto dalla sua esperienza di rifugiato politico e scrive un romanzo corale nel quale racconta la vita di un gruppo di primi immigrati in Olanda negli anni ’80, sistemati in piccoli paesi rurali sulle sponde del fiume Ijssel. La curiosità e la solidarietà iniziali, con il passare degli anni e gli arrivi di massa, si trasformano in diffidenza e vera propria ostilità, dopo l’11 settembre e due omicidi molto simbolici come quello del regista Theo van Gogh, in vero e proprio odio irrazionale e spianano la strada ai radicali partiti populisti oramai tristemente diffusi in tutta Europa. Da Memed fuggito per cercare di curare la figlia, a Khalid miniatore del Corano, gli anziani con un passato di rilievo nei loro paesi di provenienza, e Pari madre di famiglia e moglie di un attivista armato, ognuno cercherà una propria collocazione e un futuro nel nuovo paese. Alcuni riusciranno, altri pagheranno cara la loro scelta di emancipazione, altri ancora rimarranno in un insoddisfacente limbo di sopravvivenza.
Questo romanzo, molto orientale nel ritmo, ha il grande pregio di mantenere lucidità e obiettività anche se l’autore ha vissuto in prima persona molte di queste esperienze, non scade mai nel patetico, cosa che spesso capita quando si parla di immigrazione, e non offre certo risposte facili e buoniste. Ci racconta le ragioni di tutti, immigrati e autoctoni, e va da se che quando culture così diverse si incontrano il dialogo e l’apertura mentale sono l’unica risposta a un fenomeno che non ha una vera e propria soluzione. Finchè esisteranno guerre e regimi totalitari io non mi sento di negare una possibilità di fuga e futuro a nessuno.