LA SCRITTRICE DEL MISTERO.

LA SCRITTRICE DEL MISTERO. Alice Basso. Garzanti.
Un nuovo capitolo dedicato a Vani Sarca alle prese con il mondo che suo malgrado la circonda. La stesura di un nuovo libro, la risoluzione di un mistero che coinvolge un ex fidanzato, i turbamenti amorosi della pseudo gemella piccola, una sorella ingombrante giunta a un capolinea, ma soprattutto LUI: il commissario Berganza ufficialmente, nella sua vita (come Vani mi rifiuto di chiamarlo Romeo).
Come i precedenti, questo ultimo romanzo sfoggia un giallo da risolvere, un pretesto per raccontare il dietro le quinte del mondo editoriale. Tuttavia, in questo volume troviamo anche una maggiore rotondità dei personaggi, data dai molti flashback che fanno emergere dettagli sostanziali “delle vite degli altri”. Lara ed Enrico in primis, personaggi di contorno, eppure fondamentali per la comprensione del personaggio Vani Sarca.
Di un’ironia spigliata (e spietata), ricca e succulenta, mai banale, il libro non tradisce le aspettative e regala momenti di ilarità, godimento e riflessione. Lo stile della Basso, ormai inconfondibile, ci fa sperare in una folgorazione scrittoria che le faccia partorire presto (prestissimo) un nuovo capitolo, perché ormai senza Vani non sappiamo stare.

«… È così che funziona con te, Vani? Uno crede di stare con una defilata, solitaria ghostwriter che passa la sua esistenza a scribacchiare davanti a un computer, e invece si ritrova bombardato da colpi di scena come in un incrocio fra Goldfinger e Peyton Place? Perché a me va benissimo, eh. Basta saperlo. Ho una certa età, devo arrivarci preparato, agli shock.»
NE VOGLIO UNO ANCHE IO.

SMILE

SMILE. Roddy Doyle. Guanda.
Dimenticate il Roddy Doyle dei Ridarelli, questo è l’autore per adulti in tutta la sua irlandesità, e chi ha letto autori irlandesi capirà subito cosa intendo.
Victor Forde 54 ani dopo il sofferto divorzio dalla moglie, unico grande amore della sua vita nonchè famosissima star della tv irlandese, si trasferisce nel suo vecchio quartiere di Dublino. Scandisce le giornate bighellonando e ricreandosi una routine fatta di piccoli gesti, e inizia a scrivere quel romanzo che non è mai stato capace di portare a termine in una vita intera. Quando al pub rincontra un vecchio compagno di scuola di cui proprio non si ricorda, ripercorre tutta la sua vita partendo dalla scuola dei Fratelli Cristiani che hanno frequentato, nodo cruciale fatto di botte e sopraffazioni, poi l’incontro e la storia d’amore con quella che diventerà fulcro e sostegno dell’uomo che è stato, fondamentalmente un debole.
Da subito si percepisce un forte disagio nell’incontro dei due vecchi compagni e procediamo pian piano nella lettura in attesa di qualcosa che sappiamo sarà forte, ma sicuramente non possiamo aspettarci un colpo di scena così spiazzante che rimetta in discussione tutto il romanzo.
Inaspettato, doloroso, splendido.

LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE

LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE. Olivier Guez. Neri Pozza.
Non so come abbia fatto quest’autore, ma a questo romanzo è stata fatta una pubblicità veramente fuori dai soliti standard: giornali, televisioni e social, il suo facciotto lo si vedeva un po’ ovunque.
Dopo aver letto Gemelle Imperfette, di cui ho già parlato, e aver approfondito il personaggio di Mengele, non potevo non leggere questo che è anche finalista al Premio Strega Internazionale.
La storia inizia quando Mengele si imbarca solo a Genova verso l’Argentina. Dopo la fine della guerra ha passato qualche anno nell’anonimato lavorando come bracciante nelle campagne della Baviera. In Argentina invece gode della protezione del regime di Peron e soprattutto dei fondi messigli a disposizione dalla famiglia che è influente e molto ricca. A Buenos Aires sono molti i nazisti che si sono ricostruiti una vita negli anni 50, tra loro anche Eichmann. Man mano che negli anni le testimonianze degli orrori dell’olocausto si fanno più numerose e dettagliate, anche le azioni di Mengele diventano di dominio pubblico. L’Angelo della Morte, lo Zio dei bambini del capanno 10, diventa uno dei maggiori ricercati per crimini contro l’umanità. Ma Mengele è molto più cauto e avveduto di Eichmann, che verrà catturato dagli agenti del Mossad e successivamente giustiziato in Israele, e anche grazie a una serie di casualità riesce fuggire prima in Paraguay poi in Brasile dove morirà nel 1979 per cause naturali. Gli ultimi anni furono quelli di uomo braccato, sospettoso, solo, dipendente da altri, paranoico e malato, ma non ebbe mai un barlume minimo di pentimento.
E’ una lettura veramente interessante, racconta chiaramente in uno stile piacevole come sia stato possibile che personaggi di tal fatta siano rimasti impuniti, e a questo dovrò rassegnarmi. Stento però a definirlo romanzo, troppi i dettagli e la ricerca storica, forse lo vedo più come un saggio-biografia, del resto l’argomento è scottante non adatto alle semplificazioni e approssimazioni.
Mengele, ovvero la storia di un uomo senza scrupoli, dall’anima blindata, che ha risposto alle sollecitazioni di un’ideologia velenosa e mortifera in una società sconvolta dall’irrompere della modernità. … Diffidenza, l’uomo è una creatura malleabile, bisogna diffidare degli uomini.

 

IL TAVOLO DEL FARAONE

IL TAVOLO DEL FARAONE. Georgette Heyer. Astoria.
Nell’immensa produzione letteraria della Heyer, Astoria ha fatto scegliere ai suoi lettori uno dei titoli ancora non tradotti in italiano e la scelta è caduta su questo ultimo romanzo appena uscito. In molte dichiaravano che fosse in assoluto il migliore, io non lo so proprio, gli ingredienti in fondo sono sempre quelli e come tutti mi ha divertito e appassionato. L’epoca è sempre quella regency e la bella Deborah Grantham si trova suo malgrado a vivere in una casa da gioco, unico modo trovato dalla zia per riuscire a mantenersi dopo la morte del marito. Di lei si innamora un nobile giovane rampollo che lei considera e tratta alla stregua di un cucciolo. Quando però il ricco, annoiato e affascinante Max Ravenscar le offre una grossa somma per non incastrarlo, dando per scontato che lei sia una cacciatrice di dote, si sente talmente insultata che decide di assecondarlo e per ripicca fargli prendere un bello spavento. Il loro braccio di ferro però supera ogni limite e innesta una serie di equivoci e avventure degne della migliore Heyer. Come dicevo sopra davvero carino e gradevole, ambientazione perfetta, intreccio pure e che fantasia, e per coloro che si aspettano un romanzo rosa sdolcinato, sappiate che al finale romantico l’autrice riserva appena mezza pagina sul finale.

THEODORE E DOROTHEE

THEODORE E DOROTHEE. Alexandre Postel. Minimum Fax.
Non lasciatevi ingannare dalla copertina questo NON è un romanzo d’amore, tutt’altro.  E’ un romanzo sulla disillusione o meglio sulla consapevolezza.
Theodore e Dorothee sono una giovane coppia ormai affiatata e solida quando decidono di andare a convivere. Sono giovani e convinti che da ora in avanti il mondo sarà ai loro piedi e la vita basterà assaporarla. Invece si trovano davanti a una quantità di bivi e scelte che li lascia spossati e incerti, con la sensazione di faticare senza andare da nessuna parte e rincorrere quel futuro che credevano di avere raggiunto.
Dalla scelta banale su come e cosa mangiare a quella se avere o meno dei figli, passando per il lavoro, la casa, le amicizie e il sesso, sono tutti aspetti del quotidiano che si trovano a condividere e su cui si interrogano.
Un timore s’insinuava in loro: che tutto – i giorni, le emozioni, e perfino l’attualità – da quel momento non fosse altro che una lunga replica inutile.
Un romanzo intelligente, ironico e attualissimo che però ho trovato un po’ troppo verboso e con troppi sottintesi della cultura e della politica francese che non ho potuto apprezzare.

GOLDEN HILL

GOLDEN HILL. Francis Spufford. Bollati Boringhieri.
Siamo nel 1746. New York è poco più di un paesotto di 7000 anime. Ma le navi arrivano e ripartono, e il flusso di esseri umani per la gran parte ci attraversa. Il tempo di lasciarsi alle spalle le banchine e sono già spariti; il continente li inghiotte. New York è solo un gargarozzo. In pochi si fermano. La società è ristretta e si divide tra fedeli al Governatore e quindi alla madre patria e a Re Giorgio II, e l’Assemblea, che non sente più forte questo legame e inizia ad avanzare pretese di indipendenza. L’arrivo di Richard Smith con una lettera di cambio per una cifra spropositata quindi non può fare altro che scatenare le congetture più assurde e i sospetti più cocenti, tanto più che lui sembra giocare e alimentare tali sospetti, visto che nasconde un segreto e una missione inconfessabili. Giovane, brillante e decisamente ingenuo, viene sballottato tra feste e commemorazioni dalle famiglie più in vista, e provocato in continuazione dalla bisbetica e affascinante Tabitha. Malintesi, furti, condanne, duelli, convegni amorosi discutibili e tanto altro capitano a Richard in poco più di un mese, in quello che sembra essere in tutto e per tutto un romanzo picaresco. Ma in verità è molto di più, forse un po’ troppo di più. Gradevole la lettura anche se appesantita da un stile che vuole richiamare quello dell’epoca e da descrizioni della città e degli usi dell’epoca, che se è vero che sono frutto di una documentazione storica veramente approfondita, rallentano però molto il ritmo della narrazione. Così come ne L’Ultima favola russa Spufford crea qualcosa che sta a metà tra il saggio storico e il romanzo che comunque vale la pena leggere grazie allo stile brillante e ad alcune idee veramente accattivanti.

EXIT WEST

EXIT WEST. Mohsin Hamid. Einaudi.
E’ uno dei libri americani più acclamati, Obama l’ha definito la sua miglior lettura dell’anno, di certo è molto attuale.
In un paese mediorientale non definito Nadia e Saeed si innamorano di quell’amore istintivo che da giovani è impossibile contrastare nonostante le differenze. Sicura, forte e decisa lei; intelligente ma mite e devoto lui. La guerra però non gli lascia scelta e per sopravvivere decidono di attraversare una delle porte di cui si parla ovunque ormai. Porte misteriose capaci di portarti in luoghi sicuri del mondo. Mykonos, Londra poi la California, ai due ragazzi e al flusso immenso, inevitabile e pacifico di immigrati, vengono riservate diverse accoglienze perchè anche lo sconcerto dei nativi è tanto e differente. Nello sforzo di sopravvivere prima e di cercare di ricostruirsi un futuro poi, Nadia e Saeed però affrontano i problemi in maniera diversa e nonostante gli sforzi si perdono, probabilmente sarebbe successo comunque, forse no, di certo dietro ogni rifugiato c’è un individuo che come tutti cerca la felicità.
Davvero un bel romanzo con ottimi spunti di riflessione e sicuramente molto diverso da tutti gli altri che ho letto sullo stesso tema.

CONFUSIONE (La saga dei Cazalet vol. 3)

CONFUSIONE. Elisabeth Jane Howard. Fazi Editore.

Siamo nel 1942 e anche se la fine della guerra è ancora lontana, i Cazalet vivono nella speranza della rinascita imminente. L’attenzione dell’autrice si sposta verso le nuove generazioni, i nipoti e soprattutto le donne della famiglia: Louise, Polly e Clary. Le tre cugine si affacciano alla loro nuova vita in modi diversi ma sempre da donne di una nuova era: Louise, tradendo leggermente le speranze riposte nel suo personaggio, si ritrova sposata ad un uomo che non ama e prigioniera di una vita ben lontana dalle aspirazioni che aveva manifestato mentre le sue cugine, alla ricerca di una nuova autonomia femminile, riusciranno ad andare a vivere a Londra da sole. Nel frattempo, Rachel continua a sopravvivere tra la devozione per i genitori e l’amore “segreto” per Sid, Edward mantiene le sue relazioni clandestine ma si lega sempre più ad una delle sue amanti, Villy si occupa dell’organizzazione e gestione della famiglia dai piccoli agli anziani, Hugh lavora nell’azienda di famiglia e subisce le confidenze del fratello Edward, Zoe (bella sorpresa come personaggio per l’evoluzione positiva) sempre sola si dedica totalmente a  sua figlia. Il vero personaggio emergente, tuttavia, è Archie, amico del disperso Rupert, sarà il perno intorno a cui gravita tutta la famiglia e a cui tutti affidano le loro confidenze.Sempre brava l’autrice che riesce a riprodurre lo stato d’animo del periodo storico attraverso le vite dei personaggi, si respirano ancora le privazioni della guerra ma emerge sempre più forte nei protagonisti la voglia di riscatto e di vivere appieno ogni istante disponibile.

GEMELLE IMPERFETTE

GEMELLE IMPERFETTE. Affinity Konar. Longanesi.
Devo a questo romanzo parecchie notti tormentate. E’ angosciante e straziante come solo la realtà più inimmaginabile può esserlo in una delle pagine più atroci e bestiale della storia dell’umanità.
Stasha e Pearl hanno poco più di dieci anni quando arrivano ad Auschwitz nel 1944 e in quanto gemelle vengono subito dirottate al cosiddetto e tristemente conosciuto Zoo di Mengele, il capanno dove l’Angelo della Morte conduce le sue sperimentazioni: sugli albini, sui rom, sui nani ma soprattutto su gemelli, la sua ossessione. La condizione di “protette” del dottore garantisce loro alcuni evidenti privilegi, il prezzo che dovranno pagare però è talmente alto da fargli spesso agognare la morte.
Il romanzo è raccontato in prima persona dalle due gemelle a capitoli alterni e in sostanza è diviso in due parti. La prima racconta la vita nel campo delle due bambine, l’incredulità iniziale di fronte all’insensibilità di cui si sono ammantati gli atri bambini per sopravvivere, i rapporti instauratisi con qualcuno di loro, il loro codice segreto per distribuirsi in parti uguali pesi e fardelli che permette loro di andare avanti e soprattutto l’insano rapporto instauratosi con Mengele. Poi una sera Pearl sparisce e Stasha dopo un primo momento nel quale si sente annientata è decisa a ritrovare la sua metà. Ma l’Armata Rossa ormai è arrivata, il campo viene sgomberato e l’altra metà del romanzo ci racconta il viaggio di Stasha e Feliks, un ragazzo che le due consideravano quasi un terzo gemello perchè Mengele aveva ucciso il suo gemello, attraverso una Polonia distrutta e il caos imperante in quella che si può definire una vera apocalisse di dolore nel quale a poco a poco qualche barlume di ottimismo e speranza fa capolino.
Che sia un romanzo per stomaci forti l’ho già detto, quello che a mio avviso l’ha reso ancora più toccante è il punto di vista e la descrizione della realtà delle due bambine che raccontano o fanno caso a cose che non capiscono (noi purtroppo sì) e utilizzano un registro linguistico quasi fiabesco per raccontare l’impossibile.
Joseph Mengele non pagò mai per nessuno dei suoi crimini e visse una vita relativamente tranquilla tra l’Argentina e la Germania, aiutato e coperto da parecchie persone importanti, all’orrore non c’è davvero fine.

 

LO SFIGATO

LO SFIGATO. Susine Nielsen. Rizzoli.
Stavolta è Vancouver la città scelta dalla madre di Ambrose per ricominciare da capo per l’ennesima volta. Nonostante tutti i trasferimenti però la sua vita rimane desolatamente la stessa, fatto oggetto di bullismo da parte dei compagni di scuola, solo e senza amici e oppresso da una madre ai limiti del paranoico. Ambrose però ha 12 anni e un ottimismo innato, e quando conosce Cosmo il figlio poco raccomandabile dei suoi vicini, appena uscito di galera e con un passato da tossico, capisce subito che come lui ha bisogno di aiuto per imboccare la strada giusta. Ambrose e Cosmo condividono la passione per lo Scrubble (una specie di Scarabeo) ma soprattutto Cosmo tratta Ambrose come un normale ragazzino facendolo sentire per la prima volta accettato.
Questo è il primo romanzo della Nielsen, quello che l’ha portata al successo e sinceramente mi aspettavo molto di più. Carino certo ma anche piuttosto banalotto, mi è sembrato la brutta copia (molto più brutta) di Un ragazzo di Hornby. Il suo più bello rimane indiscutibilmente Siamo tutti fatti di molecole.