BELGRAVIA

BELGRAVIA. Julian Fellowes. Neri Pozza.
La storia ha inizio nel 1815 a Bruxelles nei giorni precedenti la grande battaglia di Waterloo, ed è li che i destini delle famiglie Trenchard e Bellasis si legano indissolubilmente nonostante sia quasi impensabile, visto che la prima è una famiglia di umili origini in piena ascesa grazie all’ingegno, al carattere e al duro lavoro di Jame,s che però ha una vera propria ossessione per la nobiltà, quella di cui fanno parte appunto i Bellasis. E’  dopo ben 25 anni nella nuova Londra del grande sviluppo architettonico che si rincontrano loro malgrado e devono venire a patti con il loro passato.
Non voglio svelare molto di una trama già piuttosto scontata nonostante gli avvenimenti siano molti (ci sono un po’ tutti i clichè dei romanzi ottocenteschi: il matrimonio segreto, il figlio illegittimo, il cattivo che vuole ereditare), l’ambientazione è perfetta ed evocativa, e i personaggi vengono tratteggiati benissimo. Insomma non aspettatevi grandi colpi di scena, si intuisce sempre molto prima ciò che accadrà, eppure il romanzo è scritto talmente bene che scorre senza accorgersene. Certo da cotanto autore mi sarei aspettata un po’ di ironia in più.

UN UOMO AL TIMONE

UN UOMO AL TIMONE. Nina Stibbe. Bompiani.
Siamo negli anni ’70 e il divorzio era ancora una realtà nuova, quando la famiglia Vogel, madre 3 figli e molti animali, si trasferisce in un piccolo villaggio nei pressi di Londra viene quindi additata ed evitata. Non aiuta certo la madre alcolista, depressa e improbabile drammaturga. Le due bambine di casa 12 e 10 anni prendono quindi la situazione in mano e decidono di cercare qualcuno che tenga il timone e che li renda credibili agli occhi degli altri. Lizzie racconta in prima persona quindi tutti i tentativi per lo più disastrosi che insieme alla sorella grande e saggia fanno per trovare un uomo per la famiglia.
Mia sorella diceva che non è che avere un uomo sia un bene, ma non avercelo è un male. E che gli uomini sono solo sostanze irritanti di un genere o di un altro, che è meglio avere che non avere. Ed è per questo (il meglio avere che non avere) che spiegava tutti i padri sgradevoli e bisbetici che si vedono nelle poltrone e dietro il volante e che leggono il giornale prima di chiunque altro. Le donne e i bambini preferiscono averli che non averli – anche con tutte le loro abitudini e l’alito cattivo – ed era quella la base dello schema ricorrente che desideravamo ardentemente veder ricorrere.
Piccole e grandi tragedie si consumano quindi nell’arco di un anno, finchè tutto precipita  veramente e dalla cenere la madre troverà la forza di risorgere e ricominciare aiutata finalmente dall’uomo al timone meno probabile.
Che dire il romanzo è molto carino e intelligente nonostante l’idea non sia nuova, nella parte centrale una bella sfrondata l’avrei sicuramente data, ma il punto è che per ridere a crepapelle e apprezzarne l’ironia come ho letto in molte recensioni, forse avrei dovuto leggerlo una decina di anni fa, ora da mamma, il senso di precarietà e di incertezza di un bambino che affronta ogni giorno dei genitori egoisti e inadeguati, per quanto raccontato in maniera divertente, mi lascia un retrogusto troppo amaro.

LA PRIMULA ROSSA

LA PRIMULA ROSSA. Emma Orczy. Fazi.
Fazi ha appena ripubblicato il primo romanzo della serie della Primula Rossa con una nuova traduzione rispetto a quella un po’ datata dell’edizione Salani. Il protagonista è un eroe piuttosto insolito, non salva i poveri, non si schiera con i deboli, il contrario, mette in salvo i nobili dalla Parigi degli anni del Terrore a conferma del fatto che la giustizia sommaria è sempre fallace. Con espedienti, trucchi e travestimenti sempre più improbabili, il nostro eroe riesce a mettere in salvo intere famiglie attraverso il canale della Manica da una città come Parigi che è diventata brutale e blindata. Eroe per gli inglesi, nemico giurato e odiato dai francesi della nuova Repubblica, la Primula ha una schiera di aiutanti tra i nobili e giovani inglesi disposti a dare la vita per lui. Ma chi è veramente si chiedono tutti e soprattutto Marguerite, una ex attrice francese considerata la donna più intelligente d’Europa e moglie del vanesio e stupido Sir Blakney. Essere la primula rossa è diventato un modo di dire, un simbolo, a testimonianza della notorietà di questo romanzo dei primi anni del ‘900. A me è piaciuto moltissimo, per l’ambientazione accurata, perchè ci mostra un punto di vista insolito, perchè è avventuroso, piccola pecca lo stile un po’ troppo ridondante. Spero davvero che sia nelle intenzioni di Fazi pubblicare altre avventure della serie.

LA STORIA DI MR POLLY

LA STORIA DI MR POLLY. Herbert G. Wells. Meridiano Zero.
Trovo piuttosto singolare che colui che viene considerato uno dei primi e più importanti autori di fantascienza (è autore de La macchina del tempo e de La guerra dei mondi) ritenesse in realtà questo romanzo, una normale commedia, la sua opera più riuscita.
Incontriamo Mr. Polly alla soglia dei 40 anni, abbarbicato su un muretto e infastidito dai suoi soliti problemi di digestione, da problemi di debiti e in generale da un tedio nei confronti della vita che lo accompagna da sempre. Ripercorre tutta la sua vita: la scuola, la sua passione per i neologismi e per la letteratura, le sue esperienze come commesso senza obiettivi o ambizioni, la prima delusione amorosa e il matrimonio quasi inconsapevole. Tutte cose che l’hanno portato fino a li. Non riesce a portare a termine nemmeno il suo suicidio, ma alla fine con un po’ di fortuna e di coraggio riuscirà a trovare la serenità.
La quarta di copertina e alcuni articoli definivano Mr. Polly come l’antesignano di Mr. Bean, virgolettati di nomi famosi promettevano grasse risate in puro stile british.
Io di grasse risate non ne ho fatta nemmeno una, qualche sorriso sì, qualche pezzo davvero intelligente e scritto bene, ma nel complesso l’ho trovata una commedia piuttosto ordinaria in stile british ho letto di meglio.

IL TAVOLO DEL FARAONE

IL TAVOLO DEL FARAONE. Georgette Heyer. Astoria.
Nell’immensa produzione letteraria della Heyer, Astoria ha fatto scegliere ai suoi lettori uno dei titoli ancora non tradotti in italiano e la scelta è caduta su questo ultimo romanzo appena uscito. In molte dichiaravano che fosse in assoluto il migliore, io non lo so proprio, gli ingredienti in fondo sono sempre quelli e come tutti mi ha divertito e appassionato. L’epoca è sempre quella regency e la bella Deborah Grantham si trova suo malgrado a vivere in una casa da gioco, unico modo trovato dalla zia per riuscire a mantenersi dopo la morte del marito. Di lei si innamora un nobile giovane rampollo che lei considera e tratta alla stregua di un cucciolo. Quando però il ricco, annoiato e affascinante Max Ravenscar le offre una grossa somma per non incastrarlo, dando per scontato che lei sia una cacciatrice di dote, si sente talmente insultata che decide di assecondarlo e per ripicca fargli prendere un bello spavento. Il loro braccio di ferro però supera ogni limite e innesta una serie di equivoci e avventure degne della migliore Heyer. Come dicevo sopra davvero carino e gradevole, ambientazione perfetta, intreccio pure e che fantasia, e per coloro che si aspettano un romanzo rosa sdolcinato, sappiate che al finale romantico l’autrice riserva appena mezza pagina sul finale.

I JANEITES

I JANEITES: Il club di Jane Austen. Rudyard Kipling. Elliot.
L’autore de Il libro della giungla e di Kim era un grande estimatore della nostra Jane Austen che in una lettera ha definito “Più grande di Charles (ok forse ha un po’ esagerato); più grande di Walter, con una mano più delicata e un bisturi più affilato” e a cui ha voluto rendere omaggio con questo racconto davvero carino ma secondo me apprezzabile solo dagli appassionati, nel quale immagina una società segretissima di soldati che durante la prima guerra mondiale si consolavano e confrontavano leggendo i suoi romanzi e al grido di Gloria, amore e onore a Jane d’Inghilterra si supportavano tra loro.

L’ASSASSINIO DI FLORENCE NIGHTINGALE SHORE

L’ASSASSINIO DI FLORENCE NIIGHTINGALE SHORE. I delitti di Mitford. Jessica Fellowes. Neri Pozza.
Jessica Fellowes, nipote del più famoso Julian, scrittore e sceneggiatore niente meno che della serie televisiva della BBC Dowton Abbey, ha inaugurato con questo romanzo una serie di gialli che avranno come protagoniste le sette sorelle Mitford, che per gli inglesi sono state un po le antesignane del glamour e del gossip, famosissime e chiacchieratissime.
La vera protagonista di questo primo romanzo però è Louisa Cannon che in fuga da Londra a causa di uno zio violento si fa assumere come aiuto bambinaia dalla famiglia Mitford. Diventa così quasi amica di Nancy, la più grande delle sorelle. Dico quasi perchè siamo negli anni ’20 e in Inghilterra la distinzione tra nobiltà e gente comune era decisamente ancora troppo sentita. Nancy Mitford è diventata poi una famosa scrittrice, ho letto e ho parlato di un paio di suoi romanzi con molto di autobiografico e devo ammettere che la caratterizzazione che ne ha fatto l’autrice mi sembra assolutamente plausibile.
Nel treno precedente a quello nel quale viaggia Louisa verso la campagna però viene commesso un orrendo omicidio, quello della nipote e omonima della famosa Florence Nightingale, anche lei infermiera che apparentemente non può avere nemici, delitto peraltro veramente accaduto e rimasto senza soluzione a conferma del fatto che finzione e realtà in questo romanzo si rincorrono continuamente.
La descrizione della vita della famiglia Mitford e le indagini per scoprire l’assassino si incrociano grazie a Louisa, che insieme a una Nancy curiosa e determinata danno una mano alla soluzione di quello che sembra un omicidio senza senso.
Se cercate un giallo con ritmi serrati questo non è quello che fa per voi, questo romanzo è un po’ un ibrido che onestamente non mi ha convinta del tutto, l’ho letto volentieri intendiamoci, io sono di animo decisamente troppo british per non apprezzare l’ambientazione e l’accuratezza delle descrizioni della vita nell’Inghilterra degli anni ’20, l’impianto giallo poi nonostante tutto tiene, ma le varie parti (il giallo, la vita di Louisa e la vita della famiglia Mitford) non si sono amalgamate bene in un tutto organico e convincente. Sono curiosa di leggere il secondo per capire se l’idea ambiziosa dell’autrice si dimostrerà vincente o arriverà stancare.

TUTTO CAMBIA (La saga dei Cazalet. Vol. 5)

Tutto Cambia. Elisabeth Jane Howard. Fazi Editore.

ll mondo cambia ma i sentimenti no, questo è il grande finale. L’epoca che termina passa il testimone alla nuova come la vecchia generazione ai giovani della famiglia, cambiano le abitudini e il modo di vivere ma non i sentimenti e il loro impatto sulle esistenze dei nostri protagonisti. La morte e la vita sono parte del ciclo naturale e sono la normale evoluzione della grande famiglia Cazalet. Mentre le vecchie generazioni ad un primo sguardo sembrano arrancare nel cambiamento, sia esso una scelta o un’imposizione, le nuove, alla fine non troppo diverse dai genitori, lo cavalcano, esattamente come è stato durante la guerra quando gli allora giovani avevano riorganizzato le loro esistenze per sopravvivere. Questo quinto, e tristemente ultimo, rende l’intera saga un unico grande romanzo, tutto torna e si conclude per ricominciare, in una parola fiducia. Il sentimento che prevale e si respira, mai sdolcinato, è proprio la speranza: speranza nel domani, speranza di un riscatto, speranza di riuscire a cambiare, speranza di rimanere nei cuori degli amati anche dopo la morte.  Ancora una volta bravissima l’autrice nell’ambientazione storica ma soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, lasciarli andare e sapere che non li incontreremo più è straziante.

 

ALLONTANARSI (la saga dei Cazalet vol.4)

ALLONTANARSI. Elisabeth Jane Howard. Fazi Editore.

1945. La guerra è finita e, nonostante ciò, il ritorno ad una parvenza di normalità è più lento di quanto ci si aspetterebbe e la nostra famiglia è ancora alle prese con razionamenti di cibo e tessere per il vestiario. L’avanzare inesorabile del tempo e il rientro a Londra dopo l’abbandono della residenza di campagna, luogo di forzata convivenza durante la guerra, portano alla rottura di legami e rapporti. Si respira la nostalgia per i personaggi che se ne vanno e si portano via, per alcuni dei protagonisti, la parte più felice della vita: il Generale e la Duchessa con la morte liberano l’amore di Rachel per Sid e allo stesso tempo obbligano i tre figli maschi a crescere e prendere in mano definitivamente le redini dell’azienda di famiglia e le loro esistenze. I figli, ora genitori, sono relegati al ruolo di comparse rispetto ai veri protagonisti, la terza generazione femminile, quelle bambine cresciute nel clima ovattato della campagna nonostante i bombardamenti che hanno ormai le proprie vite. Louise, attrice mai arrivata, che si trova imprigionata nel ruolo di moglie e madre, Polly, dimenticato finalmente l’amore per Archie, si rivela donna sicura e forte, e infine Clary che avrà un percorso tutto suo e pieno di colpi di scena per arrivare alla felicità. Le avventure degli altri cugini fanno da contorno a questi tre personaggi femminili ancora una volta caratterizzati magnificamente dall’autrice. Si respira in ogni pagina la nostalgia per i “bei tempi passati” della giovinezza che nei ricordi (…di ciascuno di noi) rimangono sempre romanticamente felici. E’ triste sapere che ne manca solo uno alla fine….

GOLDEN HILL

GOLDEN HILL. Francis Spufford. Bollati Boringhieri.
Siamo nel 1746. New York è poco più di un paesotto di 7000 anime. Ma le navi arrivano e ripartono, e il flusso di esseri umani per la gran parte ci attraversa. Il tempo di lasciarsi alle spalle le banchine e sono già spariti; il continente li inghiotte. New York è solo un gargarozzo. In pochi si fermano. La società è ristretta e si divide tra fedeli al Governatore e quindi alla madre patria e a Re Giorgio II, e l’Assemblea, che non sente più forte questo legame e inizia ad avanzare pretese di indipendenza. L’arrivo di Richard Smith con una lettera di cambio per una cifra spropositata quindi non può fare altro che scatenare le congetture più assurde e i sospetti più cocenti, tanto più che lui sembra giocare e alimentare tali sospetti, visto che nasconde un segreto e una missione inconfessabili. Giovane, brillante e decisamente ingenuo, viene sballottato tra feste e commemorazioni dalle famiglie più in vista, e provocato in continuazione dalla bisbetica e affascinante Tabitha. Malintesi, furti, condanne, duelli, convegni amorosi discutibili e tanto altro capitano a Richard in poco più di un mese, in quello che sembra essere in tutto e per tutto un romanzo picaresco. Ma in verità è molto di più, forse un po’ troppo di più. Gradevole la lettura anche se appesantita da un stile che vuole richiamare quello dell’epoca e da descrizioni della città e degli usi dell’epoca, che se è vero che sono frutto di una documentazione storica veramente approfondita, rallentano però molto il ritmo della narrazione. Così come ne L’Ultima favola russa Spufford crea qualcosa che sta a metà tra il saggio storico e il romanzo che comunque vale la pena leggere grazie allo stile brillante e ad alcune idee veramente accattivanti.