E MARX TACQUE NEL GIARDINO DI DARWIN

E Marx tacque nel giardino di Darwin. Ilona Jerger. Neri Pozza.

Ammetto che non avrei mai messo in relazione questi due personaggi, studiati a scuola ma in momenti (e materie) molto diversi, e non ricordo nessun insegnante che me li abbia mai collegati. Tuttavia, dopo aver letto questo libro ho approfondito ed esiste una saggistica immensa che rapporta, ora posso dire a ragione, i due studiosi.

Londra fine 800, il dottor Beckett, medico brillante e fuori dagli schemi, ha in cura i due famosi studiosi e, certo della loro comunanza di pensiero, inizia a solleticarlo l’idea di un loro incontro.

L’autrice, che si destreggia tra realtà e fantasia, caratterizza in modo puntuale i due personaggi: il borghese Darwin, very english man, introverso e malinconico per inclinazione ma arzillo studioso della sua “natura” che osserva fino all’ultimo giorno di vita e innamorato della moglie al punto da rinunciare al suo ateismo (mai confessato formalmente nemmeno a se stesso); il socialista Marx, rigido tedesco, burbero pensatore inflessibile e criptico scrittore, indomabile coerente disposto a morire per le sue idee (infatti esiliato in una insalubre Londra a causa di esse).

Due mondi diversi, due personaggi apparentemente agli antipodi cosa possono avere in comune? Una sola cosa: il loro pensiero e i risultati di esso. La teoria di Darwin distrugge l’idea che il genere umano sia il vertice del mondo biologico e libera la biologia da qualsiasi visione finalista e teleologica della natura. Non c’è un progetto divino alla base dell’evoluzione, semplicemente succede ed è l’ambiente che plasma silenziosamente gli individui sulla base delle variazioni casuali che essi incorporano. Si producono adattamenti come conseguenza della vita, ossia della lotta di piante e animali per sopravvivere.

Per Marx il pensiero darwiniano porta alla “Naturalizzazione dell’uomo e umanizzazione della natura” cancellando di fatto l’esistenza e la necessità di un Dio creatore. Marx analizza la struttura della società del suo tempo e capisce che la scienza non trova le soluzioni ma spiega i fenomeni, compresi quelli sociali ed economici e diventa quindi lo strumento per superare le disuguaglianze sociali e il razzismo, non immediatamente ma con il tempo e grazie a rivoluzioni che come per l’evoluzione delle specie necessitano di secoli per portare a dei risultati.

In buona sostanza Marx vorrebbe utilizzare l’opera darwiniana a fini filosofico-politici mentre Darwin pretenderebbe di rinchiuderla nella provetta del biologo: nessuno dei due oggi potrebbe dirsi soddisfatto.

One thought on “E MARX TACQUE NEL GIARDINO DI DARWIN

  1. l’ho trovato un romanzo molto bello, che mi ha fatto riflettere su come spesso ci appropriamo indebitamente anche della personalità dei pensatori (e non solo) importanti. Darwin, che con il senno di poi ne esce decisamente meno coerente, non voleva assolutamente essere tirato in mezzo a una discussione così importante e dai toni che non gli appartenevano, era solo uno studioso felice di esserlo che non ha avuto la voglia o il coraggio di andare fino in fondo, per il quieto vivere, per amore, perchè comunque era ricco e la cosa lo toccava relativamente, era un uomo che suo malgrado è diventato un simbolo.

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