LA DONNA IN BIANCO

LA DONNA IN BIANCO. Wilkie Collins. Fazi.
Giace nella mia libreria in attesa da un po’ di anni, e ammetto ero un po in apprensione prima di leggere quello che viene considerato il capolavoro di Collins, l’amico/rivale del mio dio letterario, c’è chi lo ritiene addirittura superiore a lui, quindi mi sono apprestata alla lettura del tutto decisa a parlarne al grido di “non c’è nessun paragone”.
Ma se devo essere onesta, e non vedo perchè no, il paragone c’è eccome. Stiamo sempre parlando di fuiletton vittoriani pubblicati a puntate, quindi le lungaggini sono praticamente intrinseche, ma Collins, che viene considerato il padre del poliziesco moderno, è un abile costruttore di trame complicate, un ottimo dispensatore di suspence che dosa sapientemente per tutta la lunghezza del romanzo e ha uno stile molto lineare ma sicuramente curato e non trascurabile.
Qui poi c’è davvero tutto quello che un lettore puo’ chiedere: fanciulle in difficoltà, fanciulle forti e combattive, uomini valorosi e uomini indegni, segreti inconfessabili, scambi di identità, un delitto, eredità contese e amori contrastati, e la storia che viene raccontata dal punto di vista di quasi tutti i protagonisti.
Insomma pur continuando a preferire senza ombra di dubbio i personaggi, le tematiche e la brillantezza di Dickens, non posso che mettermi anche io tra gli estimatori di Collins. Ho voglia però di metterlo alla prova con un altro romanzo.

One thought on “LA DONNA IN BIANCO

  1. Molto bella l’introduzione di Paolo Ruffilli che riporta il consiglio che Collins dava a Dickens “falli ridere,falli piangere,falli attendere” e se nelle prime due Charles era sicuramente insuperabile, della terza Collins ha fatto un po il suo marchio di fabbrica anche se l’indolente zio di Laura e Marian mi ha strappato parecchie risate.

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