OLGA

OLGA. Berrnard Schlink. Neri Pozza.
Olga è nata a fine ‘800 e cresciuta in quelle terre di mezzo che poi sarebbero diventate Polonia, Lituania, e Germania. E’ forte, determinata, volitiva e generosa. E dopo essere riuscita contro ogni previsione a diventare maestra, vive dedicandosi all’insegnamento e guarda gli accadimenti di un secolo con il disincanto di una temperamento pratico. Ma Olga ama anche, e quando ama lo fa nell’unico modo che conosce: con trasporto e dedizione. Solo così può sopportare le continue attese dovute ai viaggi nel mondo di Herbert, il suo amore di sempre, sognatore, irrequieto e affascinato dall’infinito, che non ha potuto sposare a causa della differenza di estrazione sociale.
Il romanzo è diviso in tre parti: nella prima un narratore esterno racconta la giovinezza di Olga quasi fosse una favola, nella seconda un giovane amico di Olga ne racconta in prima persona la vecchiaia, e dopo la sua morte ne scopre alcune segreti. Nella terza vengono riportate le lettere di Olga a Herbert e finalmente sentiamo la sua voce e la sua versione e scopriamo la un colpo di scena molto bello sulla sua morte. E’ come un gioco di scatole, di avvicinamento alla personalità della protagonista da punti di vista sempre più prossimi a lei.
Un bel romanzo, che ripercorre la storia della Germania del secolo scorso, ma se l’espediente narrativo delle tre parti che si incastrano è molto accattivante, ne appesantisce anche la storia con continue ripetizioni sul carattere della protagonista. Bello sì, ma da qui a paragonare l’autore a Ghunter Grass secondo me ne passa un po’, Grass è sicuramente più ostico ma decisamente più profondo.

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