UN CASO SPECIALE PER LA GHOSTWRITER

UN CASO SPECIALE PER LA GHOSTWRITER. Alice Basso. Garzanti.
Inutile spendere parole per introdurre la protagonista. Tutti i lettori, anche i meno assidui, sanno chi è Vani Sarca e soprattutto cosa fa di mestiere.
In breve la sinossi: Enrico Fuschi, direttore delle Edizioni Erica, scompare dopo una scelta commerciale talmente poco felice da indurre il consiglio di amministrazione a metterlo alla porta.
Il termine “scomparso” in coloro che ben lo conoscono lascia spazio (ampio spazio) a congetture drammatiche. Così preoccupanti che Vani (sì lei, lei che di Enrico ha sempre enunciato e notificato a gran voce tutti i difetti ) si mette in opera per ritrovare il detestabile ex datore di lavoro. Una ricerca che condurrà lei e il commissario Berganza (eh che dio l’abbia in gloria) fino a Londra, lungo le strade percorse da Arthur Conan Doyle, dentro la tana di un improbabile Lewis Carroll.
Un ultimo caso, forse il più importante perché segna una linea di demarcazione tra il prima e il dopo, tra il personaggio che abbiamo conosciuto e ciò che è diventato.
La prima parte del libro non smentisce le capacità narrative della scrittrice (cit. “Questa reticenza dell’uomo occidentale a guardare in faccia la morte. In fondo è l’unica certezza della nostra vita, insieme al fatto che se una cosa ha un buon sapore fa ingrassare.”): caustica e sagace e divertente come l’abbiamo conosciuta. Purtroppo la seconda parte a tratti perde di slancio. Personalmente non so dire se è il personaggio (o il suo entourage) che mal si adatta alle situazioni tenerone, oppure se si tratta di un punto debole dell’autrice (l’unico per quanto mi riguarda), fatto sta che nelle situazioni che prevedono pathos la complicità con il lettore si affievolisce.

CONFESSIONI DI UN NEET

CONFESSIONI DI UN NEET. Sandro Frizziero. Fazi.
Sono diventati una realtà numericamente talmente rilevante da aver bisogno di essere identificati con un acronimo i giovani senza lavoro e non impegnati nello studio, i nullafacenti, venivano chiamati un tempo. Questo è il diario di uno di loro, un trentenne veneziano deciso a rimanere rinchiuso nella sua camera a spese dei genitori e a vivere l’unica vita vera e possibile in questo millennio: quella virtuale. Ci spiega il perchè della sua macabra decisione, ci mostra senza peli sulla lingua la sua disillusione, lo fa con ironia e con un cinismo a tratti esagerato ma toccando tutti i temi importanti: famiglia, lavoro, svago e social, ed il quadro che esce della nostra società è tristemente troppo somigliante a quello vero. Il registro stilistico è alto e il finale amaro ma molto bello, diciamo che mi aspettavo qualcosa di diverso quando l’ho iniziato, qualcosa di frizzante e allegro, ma mi sono trovata tra le mani un romanzo breve sì ma molto più sostanzioso del previsto, sono moltissime le frasi sottolineate, del resto l’autore è un giovane professore e sa quello che dice.

LA BAIA DEL FRANCESE

LA BAIA DEL FRANCESE. Daphne Du Maurier. Beat.
Nota soprattutto per i suoi romanzi ricchi di suspence (3 dei film del maestro Hitchcock tra cui Gli Uccelli sono tratti da suoi romanzi) qui la Du Maurier si è discostata un po’ dalla sua produzione abituale e ha scritto un vero e proprio romanzo d’avventura con pirati gentiluomini, nobili imparruccati e stupidi, imprese azzardate e salvataggi impossibili.
Siamo nel 1600, la sagace e impudente Lady Dona St. Columb, fugge da Londra annoiata e disgustata dalla vita mondana e vacua che conduce per rifugiarsi con i figli nel castello di famiglia in Cornovaglia, cerca pace e riposo ma troverà la sua grande avventura. Qui infatti conoscerà il famoso e crudele pirata francese che terrorizza tutta la costa, e oltre a trovare la vera se stessa e un amore impossibile e scoprirà che la realtà è sempre molto diversa dalle dicerie.
Non voglio raccontare troppo di una trama già piena di clichè, nonostante questo la Du Maurier è narratrice esperta e riesce a non stancare mai e con penna capace e dialoghi arguti ci accompagna verso un finale inaspettato.

LEGEND

LEGEND. V.E. Schwab. Newton Compton Editori
La fine di Magic ci aveva lasciato in modo luttuoso: Londra Rossa sotto attacco, i gemelli Dane pronti a raderla al suolo, il principe Rhy ucciso. Si potrebbe dire che lui, Rhy, abbia avuto la peggio, ma il peggio tocca sempre a Kell, uno degli Antari più potenti di sempre, che per non perdere il fratello lo riporta indietro, legando l’esistenza di Rhy alla sua. Rhy non può morire fino a quando Kell vive.
Se prima il castello era per Kell, principe adottivo e senza passato, una prigione dorata, dopo il sacrificio atto a salvare l’erede al trono diventa una prigione a tutti gli effetti. La coppia regnante che aveva sempre trattato Kell come un figlio, ora guarda a lui come al responsabile di tutto lo scompiglio degli ultimi tempi, nonché tallone di achille del figlio di sangue. Dura per Kell constatare che la donna che lo ha cresciuto come un secondo figlio, in realtà di figlio ne ha uno solo.
L’atmosfera è sempre più tesa. Kell sfrutta ogni momento per allenare il suo potere e allentare la tensione; Rhy… beh al solito si stordisce d’alcool e di amanti occasionali.
Eppure nulla si ferma, non il potere non la vita quotidiana. I preparativi per i Giochi Elementali sono serrati e presto la Londra Rossa accoglie le delegazioni straniere ed in loro contendenti. Un toccasana per Kell che può finalmente da sfogo alla pressione a cui è sottoposto suo malgrado.
Un torneo di maghi. Famoso e pericoloso, che risveglia vecchie animosità, forgia nuove alleanze e riporta a galla ricordi ed affetti. Una competizione imperdibile, che conduce in porto una nave, salpata qualche mese addietro con un passeggero d’eccezione. Lila Bard ora sbarca assieme la ciurma di Alucard (suono di trombe per favore), mago e pirata. Affascinante, avventuriero, ironico, Alucard, che possiamo definire the mistery man, è diventato il maestro di Lila (su cui non spoileriamo faccende personali).
Ci sono tre Londre. Una Bianca, una Rossa, una Grigia.
E poi ce n’è una quarta. Quella che tutti credono caduta, ma che si sta risvegliando
E per risorgere un’altra deve cadere.
Mas Vares Antari. Kell si conferma il personaggio chiave di tutta la vicenda, sotto ogni aspetto.
Al suo fianco a pari merito, il fratello che non tollera di vederlo schiavo di se stesso. Lila, il randagio senza parte ma con molta arte. Ed infine Alucard, che Kell detesta per motivi che si scopriranno essere piuttosto ovvi.

UNA CASA QUASI PERFETTA

UNA CASA QUASI PERFETTA. Emily Eden. Elliot.
Per nostra fortuna Elliot ha deciso di pubblicare, per la prima volta in Italia, un’autrice molto nota ai suoi tempi ma oscurata da una sua contemporanea, in effetti non deve essere stato facile essere messa in competizione e paragonata a Jane Austen, diciamo la verità, era impossibile uscirne vincitrice.
Questa garbata e divertente commedia però non deluderà gli appassionati del genere.
Quando Lady Chester viene a sapere che la casa nella quale dovrà abitare in attesa del marito è una bifamiliare e per di più occupata nell’altra metà da una famiglia di borghesi, immagina i peggiori scenari. Stessa cosa fa Mrs. Hopkinson conoscendo bene la dissolutezza di cui sono capaci i nobili d’Inghilterra. La verità però è che sono tutte persone di buon cuore e più che rispettabili e non ci metteranno molto ad imparare ad apprezzarsi a vicenda. Tra personaggi bizzarri e dialoghi frizzanti ricchi di doppi sensi, questo romanzo si legge in un baleno lasciando un sorriso beato sul volto.

MIDDLE ENGLAND

MIDDLE ENGLAND. Jonathan Coe. Feltrinelli.
Con questo suo ultimo romanzo Coe rispolvera i personaggi di La banda dei brocchi e di Circolo Chiuso e attraverso di loro fa un’analisi piuttosto accurata e quasi sociologica dell’Inghilterra di oggi. Se ne La banda dei brocchi ci ha raccontato gli anni ’70 e ’80 e in Circolo Chiuso il nuovo millennio, qui parte dal 2010 e ci fa un breve resoconto di cosa sono diventati a cinquantanni suonati Philip, Doug, Benjamin e Lois. La vera protagonista però è Sophie, figlia di Lois, ricercatrice universitaria che si trasferisce dalla multiculturale Londra alla più provinciale Birmingham, si innamora, si sposa e fatica a tenere insieme il matrimonio con un uomo che ha opinioni politiche diverse dalle sue. Sullo stesso piano della vita dei protagonisti ci sono gli eventi importanti di quel decennio: i tristemente famosi “Riots” del 2011, le olimpiadi del 2012 con una cerimonia che ha fatto nuovamente sentire il paese unito, poi i pregiudizi e i giochetti politici che hanno portato inaspettatamente alla Brexit. Un romanzo importante e interessante e nonostante un finale tirato un po’ per le lunghe e dai toni dolciastri, cosa inconsueta per Coe, lo trovo un autore che vale sempre la pena.

I CENTO POZZI DI SALAGA

I CENTO POZZI DI SALAGA. Ayesha Harruna Attah. Marcos y Marcos.
Sono veramente moltissimi i romanzi che raccontano la vita degli schiavi africani in America o Europa, ma non ne conoscevo nessuno che invece raccontasse cosa succedeva dall’altra parte, in Africa, come e perchè venissero catturati, e cosa ci fosse dietro quell’abominevole commercio. L’autrice poi è una delle giovani promesse africane, ha tratto ispirazione dalla storia di una sua antenata, e si è documentata in maniera approfondita, senza usare toni troppo melodrammatici mantiene lucidità e cerca di spiegare come sia stato possibile.
Il romanzo è ambientato in Ghana nell’800 in epoca precoloniale, i capitoli alternano la storia di due ragazze completamente diverse: Aminah che conduce una tranquilla vita familiare in un paese dell’entroterra preparando e vendendo cibo alle carovane, che un giorno viene rapita e costretta in schiavitù dai predoni che poi la vendono insieme ai suoi fratelli, e Wurche principessa di una dei tre casati che si contendono il potere a Salaga e che per questo si alleano con gli europei e sfruttano il commercio degli schiavi appunto. Wurche è forte, mascolina e determinata, vuole partecipare alla vita politica e non riconosce il ruolo secondario lasciato alle donne, Aminah invece è dolce, bellissima e femminile ma non per questo meno risoluta. La loro posizione quasi opposta ci aiuta ad avere una visione a 360° della situazione, e se alla fine le loro vite si incroceranno, Aminah diventerà la schiava di Wurche, non aspettatevi certo un finale commovente tutto tarallucci e vino, la speranza però non viene a mancare.
Un gran bel romanzo, intenso e illuminante, e per una volta i cattivi non siamo solo noi bianchi, a dimostrazione del fatto che qualsiasi generalizzazione razziale è totalmente infondata, la differenza la fa la sete di potere.

ESERCIZI DI SEPOLTURA DI UNA MADRE

ESERCIZI DI SEPOLTURA DI UNA MADRE. Paolo Repetti. Mondadori.
Repetti è il cofondatore e curatore della collana Stile Libero di Einaudi e come per il suo primo romanzo Lamento di un giovane ipocondriaco, anche in questo secondo trae spunto dalla sua quotidianità per scrivere quello che non è un vero e proprio romanzo. A una prima parte introduttiva della situazione familiare, parte molto psicanalitica che utilizza uno stile quasi ostico, segue una raccolta di aneddoti, dialoghi e sketch della sua originale famiglia acquisita, del resto come dire Saretta cosa ci si poteva aspettare visto che sono tutti un po’ “atei ebrei battezzati e circoncisi”. Parte tutta dalla morte della madre, ebrea ma tiepidamente convertita al cattolicesimo, conversione che la sorella guerrafondaia non ha mai accettato, il nipote genio della matematica e completamente inadatto alla vita vera, la nipote amorale e geniale, e Davide che in mente ha solo la Juve e la … avete capito. Insomma un mix veramente divertente che si legge in un baleno grazie anche alla forma, ma che offre svariati spunti di riflessione sui rapporti familiari, sulla religione e sulla vita moderna. Consigliatissimo.

LA TRAPPOLA

LA TRAPPOLA. La prima avventura di Beatrix Ives- Pope. G.B. Thistle. L’Orma.
Una banda di pittoreschi truffatori, di quelli buoni si intende, un poliziotto corrotto e ricattatore che li costringe a fare un colpo milionario ai danni di un ex agente di borsa. Il piano è molto complesso ma loro sono davvero bravi e ben assortiti e riusciranno a ribaltare l’inerzia della truffa.
Questi gli ingredienti di un’avventura che ricorda molto la più famosa banda Oceans, un romanzo che si legge velocemente ma che non ho trovato nè particolarmente ironico, nè particolarmente avvincente, per non parlare del finale che doveva lasciarmi “senza parole”. Insomma si lascia leggere ma risulta tutto già visto.

IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC

IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC. Giacomo Papi. Feltrinelli.
Il padre di Olivia è stato barbaramente assassinato davanti alla porta di casa, così lei torna in Italia dall’Inghilterra e trova un paese che non comprende, dove gli intellettuali come il padre non vengono più rispettati e ammirati, ma additati e scherniti dallo stesso governo. Dopo altri omicidi a diversi intellettuali, il Primo Ministro istituisce il Registro Nazione degli Intellettuali e dei Radical Chic, per proteggerli si dice, ma nella storia i registri non sono mai stati forieri di buone cose. Molti si nascondono, buttano i libri e l’abbigliamento etnico, altri tengono duro salvo poi essere esposti come veri e propri fenomeni da baraccone. Una commissione per la semplificazione della Lingua Italiana è preposta alla riduzione dei vocaboli e degli aggettivi e della grammatica in generale, tutto perchè il popolo non deve sentirsi inferiore.
Conoscevo già Giacomo Papi e non mi ha delusa, in questo breve romanzo che ammicca ad altri di ben altra taratura (i richiami alla Neolingua di Orwell e ai sopravvissuti che imparano le parole a memoria di Bradbury sono piuttosto evidenti)  con intenti provocatori e con argomentazioni intelligenti mette a fuoco l’abbrutimento e la superficialità dilagante della nostra epoca e del nostro paese, e non crediate sia troppo di parte, non risparmia parecchie stilettate anche agli stessi intellettuali o presunti tali. Non è difficile indovinare a chi si è rifatto per la figura del Primo Ministro.
“Lei lo sa perchè gli intellettuali sono così importanti?”. Lo psicologo non lo sapeva, ma sapeva che era una domanda retorica e non doveva rispondere.
“E lo sa perchè sono pericolosi?” Lo psicologo non aveva mai pensato che potessero esserlo. La voce flautata del ministro riprese a vagare per la stanza: “Perchè le emozioni sono facili, elementari. Se impari i trucchi, le puoi governare, mentre i pensieri rimangono liberi, vanno dove dicono loro e complicano le cose. Dove comanda la ragione, la statistica muore”.