ARRIVEDERCI TRA LE STELLE

ARRIVEDERCI TRA LE STELLE. Jack Cheng. Bompiani.
Alex Petroski ha 11 anni ma come ama ripetere 13 per la maturità e responsabilità dimostrate. E’ un appassionato di astronomia e vive con una madre depressa cronica che nemmeno si accorge quando parte dal Colorado, solo con il suo fedele amico a quattro zampe, per un raduno di costruttori di razzi in Texas per dilettanti come lui. Al suo razzo Alex vuole affidare il suo ipod con le registrazioni nelle quali parla agli alieni e racconta il suo viaggio, così come fece il suo eroe Carl Sagan. In un on the road decisamente avventuroso e arricchito di incontri del tutto inaspettati tra i quali una ribelle sorellastra Alex si guadagna anche amici improbabili ma leali. Il punto di vista di Alex è ingenuo e dolce, a volte divertente, ma l’espediente delle registrazioni che alla lunga stancano, purtroppo lo rendono anche un po’ impersonale, così come tutti i dettagli tecnici.
Avevo letto delle recensioni positive di un romanzo che ho trovato invece molto acerbo, del resto è l’opera prima di un autore giovanissimo. Parecchie le cose che si potevano approfondire come la storia dei genitori e il fatto che per quasi tutto il romanzo l’autore lascia ad intendere che ci sarà una rivelazione finale che assolutamente non c’è.
Sarà perchè non sono appassionata di astronomia ma sul genere si trova di molto molto meglio.

MRS. PALFREY ALL’HOTEL CLAREMONT

MRS. PALFREY ALL’HOTEL CLAREMONT. Elziabeth Taylor. Astoria.
Londra anni 60′. L’anziana Mrs. Palfrey si è appena trasferita al modesto Hotel Claremont, e come gli altri quattro ospiti fissi, persone che non si sentono più in grado di gestire una casa da soli ma non sono ancora da ricovero, vuole dimostrare loro di non essere completamente dimenticata dai suoi familiari, garantisce quindi che le visite del nipote che abita in città saranno frequenti. I giorni passano e il compiaciuto compatimento degli altri la porta a dire la prima bugia della sua vita, così presenta un ragazzo conosciuto per caso come suo nipote. Ludo è uno scrittore in erba che vive di espedienti alle soglie dell’indigenza ma che prova una sincera simpatia per quell’anziana signora tutta d’un pezzo. Le bugie però non sono solo le sue e in una commedia agrodolce si svelano pian piano i non detti di tutti gli ospiti.
Ho letto parecchi romanzi con personaggi e tematiche simili, ma la Taylor oltre a scrivere bene e a centrare sempre il punto in poche parole, crea personaggi a tutto tondo e molto realistici, gli anziani non sono perfetti o derelitti e vittime, così come gli slanci di Ludo sono incostanti e spesso interessati, del resto la vita è davvero così. Un finale assolutamente inaspettato è la ciliegina sulla torta. Brava quest’autrice che stanno ripubblicando e che voglio approfondire.

ARRIVANO I SISTER

ARRIVANO I SISTER. Patrick DeWitt. Neri Pozza.
Siamo nel West di metà ‘800, quello del nostro immaginario, quello dove vige sempre e comunque la legge del più forte e la morte o la vita di un uomo fanno ben poca differenza.
E’ in questo mondo che i fratelli Sister sono diventati tristemente famosi come i sicari senza scrupoli al soldo di un potente di Oregon City.
Charlie, il maggiore violento e deciso a diventare qualcuno a qualsiasi costo, ed Eli la voce narrante che nonostante tutto riesce a mantenere una certa umanità.
La loro ultima missione li porta ad attraversare la California in piena febbre dell’oro, alla ricerca di un uomo che pare avere scoperto una formula per riuscire a setacciarlo dai fiumi con comodità e che ha sfidato il Commodoro.
Tra le sbronze di Charlie, i saloon, gli uomini persi dietro a un sogno impossibile, il viaggio è piuttosto avventuroso e lascia spazio alle riflessioni e scaramucce dei due che in fondo sanno che questa sarà la loro ultima missione insieme. Eli non si è mai riconosciuto nella veste di assassino, lui che si commuove per la sorte del suo cavallo Tinozza,  e Charlie sa che per fare il grande salto deve strafare, cosa che riesce a pochi.
Il titolo originale del romanzo è The Sister Brothers che da più l’idea del tono scanzonato che ha spesso la storia, ma il mondo raccontato è crudo e violento e sono l’umanità e l’ingenuità di Eli che illuminano davvero tutto.
Un’ottimo romanzo con un’ambientazione un po’ diversa che mi sono goduta molto.

PERSIDIVISTA.COM

PERSIDIVISTA.COM. Maurie-Aude Murail. Giunti.
Questa volta la Murail si cimenta con un vero e proprio giallo per ragazzi, e che dire, le riesce piuttosto bene.
Ruth ha 14 anni e tutte le insicurezze tipiche di quest’età vengono amplificate dal dolore di aver perso la mamma ormai da anni e dal fatto che l’impenetrabile e impegnatissimo padre sembra tenerla a distanza a differenza della sorellina che illumina la sua vita.
Quando guardando una vecchia foto con una sua amica non riesce a capire quale sia sua madre e quale la gemella morta assassinata da giovane, decide di iscriversi a un social con l’identità del padre per capire qualcosa di più di un passato che sembra zona off-limits.
Certo mai avrebbe immaginato di risvegliare vecchi rancori da parte del nonno mai conosciuto, odi profondi e curiosità dai vecchi compagni di classe e soprattutto una serie di conseguenze drammatiche che mettono al centro di tutto il padre, che con la sua aria noncurante e la sua ironia spesso fuori luogo è in tutto e per tutto l’indiziato perfetto.
Un bel romanzo, avvincente, veloce e ricco di colpi di scena, che affronta anche il tema attualissimo dei social, veramente affascinante il personaggio del padre Martin.
Interessantissimo anche il diario riportato alla fine della pubblicazione su come nasce un romanzo, scritto in contemporanea al romanzo stesso dall’autrice che ci mostra come sviluppa le sue idee, in che modo la vita quotidiana influisce sulla sua scrittura e da quali autori trae ispirazione. Beh sarà un caso (ma non credo proprio) ma ogni due pagine nomina un romanzo e un personaggio di un romanzo del mio amato Dickens a voi trarre le opportune conclusioni!!!

IL GIOCO

IL GIOCO. Edith Nesbit. Elliot.
Jane e Lucilla  dopo molti anni passati nella scuola che le doveva tenere lontane dalla grande guerra, finalmente riescono a convincere il loro tutore a iniziare una vita vera. Il problema è che il tutore ha perso tutta l’eredità lasciata loro dalla zia e invece che vivere una vita tranquilla e oziosa a Londra, si ritrovano confinate in un cottage in campagna e poche sterline per iniziare un’attività che possa permettere loro di guadagnare e mantenersi.
Le due ragazze però sono completamente inesperte di tutte le piccole incombenze quotidiane (la conta del primo incasso della vendita dei fiori fa morire dal ridere così come i loro battibecchi) ma hanno tutto l’ottimismo e l’incoscienza che permette loro di non abbattersi e prendere questa sfida come un gioco appunto e soprattutto come un’opportunità per vivere una vita degna.
“La vita è un gioco, in ogni sua parte, anche quelle normalmente considerate serie, come i soldi e le preoccupazioni relative, e l’incertezza sul futuro. Se guardate dalla giusta prospettiva, ognuna di queste cose è un’avventura, un gioco. Finché abbiamo da mangiare e da vestirci, e un tetto sopra la testa, tutto quanto è un grande gioco. Per noi la vita deve essere tale, e come tale dobbiamo trattarla.”
Nel loro percorso di crescita professionale e non solo, incontreranno molti personaggi tra cui parecchi giovanotti per lo più positivi che rimangono totalmente conquistati dall’innocenza delle due, ma alcuni veri e propri furfanti che le metteranno di fronte alla loro inadeguatezza.
Tanto humor british, un pizzico di romanticismo, e uno stile curato e gradevole per un romanzo davvero fresco e spiritoso, unica pecca il finale un po’ sottotono.

IL LIBRO DELLA POLVERE

IL LIBRO POLVERE. La Belle Sauvage. Philip Pullman.
Sono tre le serie fantasy che hanno fatto storia negli ultimi vent’anni: Harry Potter, il mitico Bartimeus e ovviamente Queste Oscure Materie. Il nostro Pullman tra l’altro ha avuto le sue beghe affrontando un tema piuttosto scomodo, guadagnandosi però la stima e l’ammirazione di chi come me, già ai tempi della Bussola D’Oro, aveva qualche annetto in più dei veri destinatari della serie. La serie era avvincente, filosofica, corposa come ce ne sono poche, ma il finale ha lasciato molti un po’ con l’impressione che l’autore si fosse quasi “ingarbugliato” nei suoi stessi concetti. E’ per questo che a distanza di più di vent’anni non ci è sembrato vero che finalmente li chiarisse una volta per tutte, tanto più che il titolo parla proprio di quella benedetta Polvere che ci aveva lasciati perplessi. L’uscita in contemporanea mondiale, le notizie ANSA e i vari siti ce lo ha fatto desiderare e aspettare con ansia, ma per quel che mi riguarda è stata una delusione. Intendiamoci la storia è molto bella ma nonostante le interviste in cui l’autore ha dichiarato che non era un sequel ne un prequel, probabilmente per creare attesa, è un prequel in tutto e per tutto e nulla di più.
Il protagonista è Malcolm di undici anni, il figlio dei locandieri del Trout, il pub di fronte al convento nel quale viene portata una Lyra di sei mesi, che essendo citata dalla profezie delle streghe è fonte di interesse per molti: Oakley Street, i servizi segreti e scientifici inglesi, e la controparte il CCD,Corte Concistoriale di Disciplina, la sezione del Magisterium che controlla coloro non ne seguono i dettami. Malcolm è un bambino generoso, curioso, che ama capire e interrogarsi, e infatti non si lascia circuire e non aderisce alla Lega di Sant’Alessandro. Quando conosce la professoressa Relf di Oxford che gli parla dell’aletiometro si mette ad indagare per informarla su movimenti intorno al convento e si affeziona moltissimo alla piccola Lyra.
Quando un grande alluvione paralizza il sud dell’Inghilterra, insieme alla spigolosa e burbera Alice fugge sopra la sua amata canoa, la Belle Sauvage del titolo, e riesce dopo mille peripezie a mettere in salvo la preziosa bambina e a portarla finalmente al Jordan College per chiedere asilo e protezione.
Una bella storia appunto, lasciata completamente aperta perchè pare debba essere un’altra trilogia. La leggerò, certo che la leggerò, ma di sicuro non mi fionderò come stavolta a comprarlo il giorno stesso e terrò basse le mie aspettative, perchè stavolta è un normale fantasy che sfrutta la stessa idea di 20 anni fa.

PULVIS ET UMBRA

PULVIS ET UMBRA. Antonio Manzini. Sellerio.
Il sesto capitolo della serie del romanaccio Rocco Schiavone si sviluppa su due filoni. Ad Aosta l’indagine sull’omicidio di un trans che da subito presenta parecchie anomalie, e il suo incubo personale Enzo Baiocchi (che non sopporto più) con il quale il suo amico Sebastiano, sparito da parecchi giorni, vuole regolare i conti per vendicare Adele.
Mi piace molto come scrive Manzini, ma soprattutto mi piacciono molto i suoi personaggi, tutti, anche i minori o le comparse li sa caratterizzare perfettamente in poche parole. Quello che non mi ha convinta è stato l’impianto giallo e soprattutto il complottismo nei confronti di Rocco che mi sembra sia veramente esagerato oltre che inverosimile.

 

LETTERE D’AMORE TRADITE

LETTERE D’AMORE TRADITE. Gottfried Keller. Elliot.
Viktor è un commerciante con velleità letterarie sempre rimaste deluse, convinto di avere qualità che non gli sono mai state riconosciute e sposato con una donna bella e paziente, si mette in testa di volerla “elevare” al suo livello attraverso delle lettere che si scambiano mentre lui è fuori per lavoro, nelle quali dovranno entrambi mettere tutto il loro sentimento, e che lui poi spera di raccogliere e di pubblicare. La incita quindi a non lesinare descrizioni appassionate e uno stile altisonante che risulta solo pomposo. Gritli però non si sente all’altezza del compito, lei è una donna pratica e a dire il vero si vergogna spesso del marito che tutto il paese sbeffeggia. Per non scontentarlo però ricorre a un sotterfugio: gira le lettere del marito al giovane professore suo vicino di casa fingendo di averle scritte lei e invia poi le risposte del maestro al marito copiandole.
Un’idea per un romanzo che aveva tutte le carte in regola per essere brillante e infatti la prima lettera di Viktor è un vero spasso, ma poi tutto si ferma qui. Il romanzo prende una piega del tutto diversa, raccontando la conseguente separazione dei coniugi a seguito della scoperta dell’inganno e le loro vite successivamente al fatto. Sviluppo che ho trovato del tutto insignificante. Un vero peccato, da colui che viene considerato uno dei maggiori scrittori svizzeri dell’800 mi aspettavo molto di più.

IL MONDO DI BELLE

IL MONDO DI BELLE. Kathleen Grissom. Neri Pozza.
Siamo alla fine del ‘700 ed è in una piantagione di tabacco in Virginia che Lavinia viene catapultata dopo un viaggio in nave dall’Irlanda nel quale ha perso tutta la sua famiglia. Il capitano della nave quindi la porta a casa per farla diventare una serva in modo da farsi ripagare il viaggio. Lavinia è una  bambina bruttina e gracile, atterrita di fronte a quel nuovo mondo che guarda e racconta senza capire veramente la portata degli eventi, che il lettore invece percepisce attraverso i suoi racconti. Viene subito accolta con amore dalla famiglia di neri che non vive nella baracche della piantagione ma vicino alla casa padronale perchè ne sono i domestici. Viene destinata alla cucina: il regno di Belle, una ragazza bellissima frutto di una relazione del capitano con una sua schiava, cresciuta ed istruita nella casa padronale dalla nonna fino a che il padre non si è sposato e dal quel momento diventata una schiava qualsiasi, il cui occhio di riguardo del capitano le vale l’odio feroce della moglie e del figlio Marshall che fraintendono completamente il rapporto tra i due. Lavinia è una serva sì ma anche bianca e questo fa tutta la differenza, se è vero che la sua pelle spesso la fa sentire diversa in mezzo a quella che considera a tutti gli effetti la sua famiglia d’adozione, la salva anche però quando il capitano muore.
Il romanzo è uno spaccato della vita nella piantagioni americane, è un romanzo duro e violento sulla condizione degli schiavi e sulla condizione delle donne (neanche per Lavinia la vita sarà una passeggiata). Si legge bene ed è avvincente e interessante, l’autrice dice di aver tratto moltissimi episodi da storie vere per quanto risultino forti, ma sembra tutto “già visto” e i personaggi per quanto rimangano impressi risultano molto stereotipati: i neri buonissimi e giusti, i bianchi nel migliore dei casi distratti, nel peggiore crudeli. Leggerò comunque il seguito che è uscito da poco.

Gli anni della leggerezza: La saga dei Cazalet 1

Gli anni della leggerezza: La saga dei Cazalet 1. Elizabeth Jane Howard. Fazi.

Gli anni della leggerezza sono quelli dell’infanzia del 1937, l’estate in cui i piccoli Cazalet, figli e nipoti, si ritrovano in campagna, dalla nonna forse per l’ultima volta.
I Cazalet sono perlopiù una famiglia benestante, discendono da una famiglia vittoriana, dove si cena in abito da sera, gli adulti sono separati dai bambini sorvegliati e spesso cresciuti dalle bambinaie. Ma i tempi cambiano, e sono destinati a farlo in modo repentino, sono gli anni dell’ascesa di Hitler, che pur essendo nella vita quotidiana una figura lontana, derisa, fraintesa e da molti sottovalutata, resta uno sgradito ospite sulla soglia di casa.
Il romanzo è una minuziosa disanima delle relazioni affettive e sentimentali tra i coniugi e i i figli, uno specchio della vita quotidiana che include tutti: giovani, vecchi, padroni e servi, tra le cicatrici di una guerra finita e le avvisaglie di una purtroppo imminente.
I fratelli Edward e Hugh che non potrebbero essere più diversi, il primo affascinante e con più di uno scheletro nell’armadio, il secondo più schivo e menomato dalla grande guerra. Rupert, vedovo ed artista mancato… tutti i Cazalet hanno in comune l’incomunicabilità con le loro rispettive mogli. Persino la sorella, Rachel, che non si è mai sposata per poter accudire i genitori e non è immune all’amore è una mosca presa nella ragnatela delle convenzioni sociali.
Una famiglia numerosa (e credo con molti segreti che verranno a galla nei futuri romanzi), resa chiassosa dagli eredi che dall’infanzia passano all’adolescenza in un’epoca in cui il “mondo di fuori” è tutto fuorché pronto ad accogliere una nuova generazione. Le gelosie, i malintesi, tutti quei piccoli dettagli tragico-comici che fanno di un assembramento di persone una Famiglia.
Le saghe famigliari, come genere narrativo, non sono nelle mie corde, ma devo ammettere che il successo Elizabeth Jane Howard è comprensibile, e meritato se consideriamo che con un ottimo stile ha prodotto un romanzo storico nel quale è facile immedesimarsi.