QUAL E’ LA VIA DEL VENTO

QUAL E’ LA VIA DEL VENTO. Daniela Dawan. Edizioni E/O.
Il romanzo della Dawan è ambientato a Tripoli e racconta di giorni vissuti in prima persona. Si divide in due parti. La prima, durante la guerra dei sei giorni del giungo 1967, quando in Libia, come in tutto il Medio Oriente, la furia e la violenza delle popolazioni arabe si accanisce contro i cittadini ebrei costretti alla fuga o massacrati. La famiglia Cohen è tra queste, e mentre gli adulti cercano un modo per fuggire in Italia e non trovarsi sulla strada della folla impazzita, Micol è chiusa dentro la scuola di suore italiane che frequenta, che non vedono l’ora di liberarsi della piccola deicida. I giorni di panico e follia sono raccontati in maniera perfetta dal punto di vista di tutti i componenti della famiglia, con i quali non possiamo fare altro che solidarizzare e soffrire. La seconda parte invece è ambientata nel 2004 e racconta di una Micol ormai adulta che insieme a una delegazione di ebrei libici, torna a Tripoli per trattare con il governo di Gheddafi i risarcimenti e un’eventuale ritorno caldeggiato dal colonnello, che però pare impossibile: troppo dolore e troppe ingiustizie. Micol invece troverà la risposta alla domanda che l’ha ossessionata per tutta la vita sulla morte della sorella Leah, che ha aleggiato sulla sua infanzia come un enigmatico fantasma.
Un romanzo molto bello, che riesce ad essere accurato storicamente senza essere pesante e che crea la giusta empatia con i personaggi. Cala un po’ il ritmo sul finale, per le molte descrizioni di luoghi che gli anziani tornano a visitare a Tripoli e per l’eccessiva importanza che l’autrice da all’episodio della sorella che onestamente non mi ha preso per nulla, l’attesa della prima parta faceva presagire ben altro. Indimenticabili alcuni personaggi come il nonno Ghigo mangiatore di mortadella.

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