MRS. PALFREY ALL’HOTEL CLAREMONT

MRS. PALFREY ALL’HOTEL CLAREMONT. Elziabeth Taylor. Astoria.
Londra anni 60′. L’anziana Mrs. Palfrey si è appena trasferita al modesto Hotel Claremont, e come gli altri quattro ospiti fissi, persone che non si sentono più in grado di gestire una casa da soli ma non sono ancora da ricovero, vuole dimostrare loro di non essere completamente dimenticata dai suoi familiari, garantisce quindi che le visite del nipote che abita in città saranno frequenti. I giorni passano e il compiaciuto compatimento degli altri la porta a dire la prima bugia della sua vita, così presenta un ragazzo conosciuto per caso come suo nipote. Ludo è uno scrittore in erba che vive di espedienti alle soglie dell’indigenza ma che prova una sincera simpatia per quell’anziana signora tutta d’un pezzo. Le bugie però non sono solo le sue e in una commedia agrodolce si svelano pian piano i non detti di tutti gli ospiti.
Ho letto parecchi romanzi con personaggi e tematiche simili, ma la Taylor oltre a scrivere bene e a centrare sempre il punto in poche parole, crea personaggi a tutto tondo e molto realistici, gli anziani non sono perfetti o derelitti e vittime, così come gli slanci di Ludo sono incostanti e spesso interessati, del resto la vita è davvero così. Un finale assolutamente inaspettato è la ciliegina sulla torta. Brava quest’autrice che stanno ripubblicando e che voglio approfondire.

BUONA FORTUNA

buona fortunaBUONA FORTUNA. Barbara Fiorio. Mondadori.
Margot è la giornalista freelance di un quotidiano di Genova, ha un gatto un po’ anziano che adora e che inizia ad avere i primi problemi e un fidanzato egocentrico che sparisce spesso per lavoro.
Scrive pezzi con delicatezza e ironia (quella che conosciamo ovviamente dell’autrice) su tutte le balzane idee che vengono alla sua vulcanica caporedattrice: sui tornei di bocce, sui frequentatori dell’autobus e sulle ricevitorie e il mondo del lotto. Proprio così conosce Caterina, una fiera e dolce ottantrenne che di vita ne ha vista passare abbastanza da riuscire a trovare il bello delle persone.
Caterina però viene rapinata e aggredita e subito dopo condannata agli arresti domiciliari per un vecchio procedimento che lei sostiene non sapere cosa sia. Margot non ci sta e vuole capire chi vuole togliere a questa donna la rispettabilità perseguita per quasi un secolo senza cedimenti, in fondo a carnevale ha sempre voluto vestirsi da Principessa-Fatina-Zorro contemporaneamente, e così senza compromessi si getta nella mischia.
Un altro bel romanzo della Fiorio, intelligente, sagace e divertente e forse più pungente degli altri, è un vero peccato che ci faccia aspettare così tanto per il suo ultimo. A una presentazione a Modena più di un anno fa aveva detto di averlo quasi finito e che avrebbe parlato del mondo delle Terme, io non vedo veramente l’ora di leggerlo.

IL GATTO

il gattoIL GATTO. Georges Simenon. Adelphi.
Non credo che l’autore abbia bisogno di presentazioni, ma visto che anni fa il mio approccio con Maigret non era stato entusiasmante ho voluto ritentare con un altro tipo di romanzo, anche perchè parliamoci chiaro, le opinioni su Simenon sono sempre e comunque a senso unico.
Emile e Marguerite ormai comunicano solo attraverso bigliettini che si lanciano, sono una coppia anziana che da anni ha deciso di non rivolgersi più la parola, separati in casa, ognuno con la sua credenza e le sue abitudini, vivono per controllare e fare dispetti all’altro, che gli valgono piccole ed effimere vittorie e tutto per un presunto torto (la morte dei rispettivi animali da compagnia) che in realtà nasconde un’incompatibilità che ha radici ben diverse. Sposatisi già sulla soglia dei 70 per condividere una solitudine comune, si ritrovano invece a condividere un odio e una repulsione che riesce comunque a tenerli vivi e a dargli uno scopo che altrimenti non avrebbero.
Ho letto volentieri questo romanzo amaro e triste, l’introspezione dei due protagonisti, l’intreccio e l’epilogo sono perfetti come li dipingono i numerosissimi estimatori di Simenon, il tema poi è ancora attualissimo nonostante il romanzo sia del 1967. Peccato che questo autore non riesca proprio a toccarmi in maniera particolare.

LE SULTANE

le sultane.LE SULTANE. Marilù Oliva. Elliot.
Sono tre comunissime anziane signore le protagoniste di questo romanzo, vivono nelle case popolari alla periferia di Bologna, trascorrono le loro giornate tra qualche pettegolezzo, partita a carte e diversi rituali o strategie per sopportare il dolore e la tristezza che la vita ha portato loro insieme agli acciacchi. Uccidere la ragazza del piano di sotto a padellate, per quanto irrispettosa e molesta, non era certo nei piani di Wilma, così come non era in quelli Mafalda coprire tutto e degenerare in una serie di azioni molto più crudeli per interesse personale, e vi risparmio le malefatte di Nunzia se siete deboli di stomaco. Questo romanzo però è proprio giocato tutto sull’inconcepibile, sull’inspiegabile ma possibile, sulle pieghe nascoste della moralità umana. Un bel romanzo, scritto con maestria da una brillante autrice che non conoscevo ma che ho ascoltato volentieri al Festival della Letteratura di Mantova. Per i miei gusti però è decisamente troppo pulp, alcune scene che cercavano dichiaratamente il raccapriccio del lettore mi hanno un po’ infastidita. Brava all’autrice che ha raggiunto l’obiettivo ma questo non è un genere di lettura che amo.

CON UN POCO DI ZUCCHERO

Con un poco di zucchero -CON UN POCO DI ZUCCHERO. Enzo Fileno Carabba. Mondadori.
Beh non è proprio zucchero quello che le due principesse prigioniere, due anziane e ricche signore caustiche come i fiorentini doc sanno essere, consumano durante il loro rito segreto, ma eroina pura, che le aiuta ad andare avanti in un presente che non sentono più loro. La prematura morte del loro discreto e solerte “fornitore” però le costringe ad uscire dalla loro reclusione e ad avventurarsi di nuovo in una Firenze che attende con incredulità, scetticismo e paura lo straripamento dell’Arno. Tra delinquenti uccisi affogati nel loro cortile interno e una truffatrice (forse) che si dichiara loro lontana parente, le avventure tutte volutamente inverosimili e grottesche non mancano, ma pian piano riportano Camilla e Giulia alla vita reale.
Originale la trovata, belli i due personaggi principali ma poco approfonditi, gradevole la lettura e a tratti divertente, sicuramente niente di indimenticabile.

LA BANDA DEGLI INVISIBILI

LA BANDA DEGLI INVISIBILI. Fabio Bartolomei. Edizioni E/O.
E’ il 2009 in un quartiere periferico di Roma e un gruppetto di ottantenni ex partigiani non vuole rassegnarsi a diventare quello che gli altri si aspettano da loro: rimbecilliti e inutili. Certo il fisico, e a volte anche la mente, spesso li tradiscono, ma hanno visto passare davanti agli occhi quasi un secolo di Italia e non possono più sopportare i soprusi e i precocetti di cui vengono fatti oggetto. Avevamo fatto un ottimo lavoro, liberando l’Italia e rimettendola nelle mani degli italiani, poi non so cosa sia successo, dobbiamo esserci distratti per qualche decennio. All’improvviso si sono sentiti spari e bombe, dopo un po’ è partita la sigla di Drive In, un magistrato con seri problemi di dizione s’è incazzato con i politici e ci siamo ritrovati qui, nelle mani di un vecchio che racconta barzellette sporche.  La storia è raccontata in prima persona da Angelo, vedovo e solo, che con un’ironia e una delicatezza uniche ci racconta il suo microcosmo di amici, conoscenti ed esperienze, fino alla drastica decisione di rapire il primo ministro Silvio Berlusconi che porterà a una serie di rocambolesche avventure indimenticabili. Questo romanzo è sublime e non esagero, ho riso moltissimo, poi mi sono intristita, a volte sentita in colpa poi di nuovo riso a crepapelle, non c’è uno dei grandi temi della nostra epoca che non venga toccato, il tutto insieme ai grandi temi morali di cui tutti i romanzi dovrebbero parlare. Ovviamente ho già messo in nota il primo romanzo di questo giovane autore che lasciatemelo dire, nonostante il grande rispetto che ho per le edizioni E/O, mi meraviglio non sia già stato messo sotto contratto da una delle grandi.

IL TRAMONTO SULLA PIANURA

IL TRAMONTO SULLA PIANURA. Guido Conti. Ed. Guanda.
Il tramonto sulla pianura, Guido Conti Eugenio è un anziano signore e va al funerale della moglie che non vedeva da anni, se n’era andato abbandonando la famiglia. Ora è tornato e il figlio minore, l’unico che lo considera, non sa che farsene di un vecchio per casa che per di più non è nemmeno il prototipo del bravo padre e verso cui sente quindi meno il senso del dovere, tanto più che la moglie non lo sopporta proprio. Lo "parcheggia" quindi alla Villa Casa di Cura e Riposo per Anziani nella campagna di Parma dove curavano la madre avendo già pagato tre mesi di retta. Eugenio inizialmente non ne vuole sapere di essere rinchiuso, di essere trattato come un rifiuto e un peso, non si sente incapace di provvedere a se stesso. Poi pian piano conosce gli abitanti della Villa e si crea una sorta di cameratismo che ricorda un pò il clima di "Amici miei" con il Duca, l’ultimo discendente di un’antica nobile famiglia, Frusta un poeta, e tanti altri. Poi c’è la mitica Suor Donata, Caterina l’infermiera di cui tutti si innamorano, gli obiettori e il medico. L’anno è il 1989 il mondo è in rivolta e gli anziani assistono come spettatori alla strage di Tien An Men, alla caduta del muro di Berlino e alla morte di Ceausescu. Ma nella Villa ognuno recita alla perfezione la sua parte ogni giorno, per non soccombere alla noia e all’immobilità apparente e racconta la sua storia, che è pur sempre la storia di quasi un secolo di Italia. Alla fine Eugenio non vorrà più uscire dalla Villa e si umilierà supplicando il figlio di non lasciarlo in balia del mondo esterno. Il tema è scottante e attuale. A chi non è mai capitato di trattare con sufficienza o con fastidio il proprio nonno ? Ma lo scrittore lo tratta alla perfezione, senza l’eccessivo e stonato buonismo che spesso viene evocato in queste situazioni. Fa sorridere ma sempre con un sentimento di estremo disagio, il tema della morte è ovviamente sempre presente ma forse quello che mi ha colpito di più è quello della sofferenza e della malattia. Come avrete capito mi è piaciuto molto nonostante non sia sempre velocissimo e lo stile sia poco significativo rispetto alla storia invece bellissima. Non c’è che dire sono in un periodo letterario molto fortunato.