IN VIAGGIO CON DICKENS

IN VIAGGIO CON DICKENS. Kate Douglas Wiggin. Elliot.
Nota scrittrice americana per ragazzi di fine ‘800  primi ‘900 (non sarò mica l’unica da bambina ad avere letto l’ormai introvabile Rebecca di Rio Sole?)  oltre ad essersi impegnata su più fronti nella cura e nell’educazione dell’infanzia, la Wiggin era anche grande appassionata di Charles Dickens, non c’era animale o oggetto che non avesse chiamato  come qualche personaggio dei suoi romanzi. Potete immaginarne quindi l’euforia quando nel 1867 incontra inaspettatamente il suo idolo in un treno, mentre l’autore era impegnato nella famosa serie di letture pubbliche che molto probabilmente lo esaurì. Questa minuscola e breve pubblicazione (leggerla non porta via più di una ventina di minuti) è il suo racconto dell’incontro e della simpaticissima conversazione che ne seguì, che peraltro Dickens amava ricordare spesso. L’atmosfera, l’ironia, le considerazioni bizzarre di una bambina appassionata e l’umanità dimostrata dallo scrittore la rendono comunque una lettura calda e indimenticabile.

CRONACHE DI MUDFOG

cronache di mudfogCRONACHE DI MUDFOG. Charles Dickens. Passigli
Alcuni racconti di un giovane Dickens comparsi in una delle riviste dirette da lui “sull’amenissima” cittadina di Mudfog che sorge su un fiume, è frequentata da barcaiolo ubriachi, in cui l’acqua è stagnante e verde: e benchè il verde sia, di per sè, un bellissimo colore, soprattutto per l’erba, tuttavia non si addice molto all’acqua e l’umidità la fa da padrone. Bellissimo il racconto Pantomima della vita, nel quale mette a confronto alcune maschere teatrali paragonandole alle persone di ogni giorni ma soprattutto ai pagliacci della politica. Insomma un giovane Dickens sì ma già con le idee molto chiare e la penna polemica. Mi è piaciuto certo ma se se posso darvi un consiglio, i suoi scritti minori lasciateli ai fanatici collezionisti come me, voi piuttosto leggete e rileggete i romanzi canonici.

READINGS

readingsREADINGS. Charles Dickens. Marsilio Editori.
Questo piccolo volume curato e tradotto da Marisa Sestito grande conoscitrice di Dickens, raccoglie cinque pezzi proposti dall’autore nelle sue  tournées tanto chiacchierate in giro per il mondo di letture pubbliche. I pezzi sono tratti dai suoi più famosi romanzi (Il circolo Pickwick, Dombey e figlio, Il canto di Natale, David Copperfield e Oliver Twist), scelti, revisionati, tagliati dall’autore stesso allo scopo. E se da un lato per ovvi motivi ne risentono le sue trame belle ma complicate e la caratterizzazione dei personaggi, vengono però accentuati i toni comici e drammatici e si ha modo di capire a chi ci troviamo di fronte. Alcuni come la vita del piccolo Paul Dombey o la storia di Scrooge sono adattissimi al tipo di scelte fatte, gli altri invece lasciano trasparire e rimpiangere tutto il mondo che si nasconde dietro quel breve racconto. Non so se ha senso parlare di un Dickens tascabile, ma di certo è la pubblicazione “breve” che gli rende maggiore giustizia. Un critico teatrale nel 1867, all’indomani dello spettacolo nel quale l’autore dava e consumava tanto di se, scrisse che quello che faceva Dickens “non è esattamente recitare, eppure è infinitamente più che leggere“.

DIVENTARE GRANDI

DIVENTARE GRANDI. Charles Dickens. Nuova Editrice Berti.
Bè a Natale ogni anno le piccole case editrici sgomitano per pubblicare qualcosa di SUO dall’incasso quasi sicuro, conosciuto o meno, spesso cambiando i titoli per confondere gli ignari e poco esperti lettori. Non è questo il caso, anche se sia chiaro che si tratta di racconti minori un po’ in tutti i sensi. Ma questo minuscolo libricino però ha il pregio di averne pubblicati alcuni che non ho mai trovato in altre raccolte e credetemi non è poco. Sono cinque in tutto e i più carini ovviamente sono quelli che trattano i temi sociali dove da sempre Charles da il meglio di sè cioè Storia di Nessuno e Storia di uno studente. Un cenno particolare va al racconto che da il titolo alla pubblicazione, nel quale l’autore in maniera commovente, lirica ed evocativa ci racconta come cambia il senso del Natale man mano che diventiamo grandi appunto.

DOMENICA IN TRE CAPI

DOMENICA IN TRE CAPI. Charles Dickens. Galassia Arte.
Uno dei pregi che apprezzo di più in Dickens, sì certo uno dei tanti, è che “ci metteva sempre la faccia”, non si è mai tirato indietro di fronte a nessuno, neppure socialmente e politicamente influente, per sostenere le sue convinzioni che spesso coincidevano con i diritti dei più deboli. Questo è il caso. E’ un breve saggio, indirizzato al vescovo di Londra, all’indomani dell’insistente reintroduzione in Parlamento da parte di Sir Andrew Agnew del disegno di legge che prevedeva la rigida osservanza del riposo la domenica, grazie a una marea di sanzioni che ovviamente avrebbero pesato esclusivamente sul popolo, l’unico per cui il giorno di festa aveva un senso, considerato che per i nobili era sempre festa. Dickens divide il racconto in tre parti e ci espone, con le sue minuziose ma vivide descrizioni, com’era Londra allo stato, come sarebbe diventata dopo l’introduzione delle nuove leggi e come avrebbe potuto diventare se solo si fosse stati più sensibili alle condizioni dei lavoratori. Ovviamente lo fa con un’ironia lucida ma piuttosto feroce, a mio avviso assolutamente condivisibile, e non risparmia proprio nessuno. Una lettura di un paio di meravigliose e fruttuosissime ore. Non mi rimane che ringraziare questa piccola casa editrice per l’edizione curata a un prezzo ragionevole e soprattutto per aver tradotto per la prima volta in italiano questo saggio.

MARTIN CHUZZLEWIT

Martin Chuzzlewit. Charles Dickens. Adelphi.
Da uomo spiritoso qual’era, Dickens amava raccontare spesso, in pubblico, l’aneddoto relativo alla bambina che lo fermò per strada per fargli i complimenti e dirgli che leggeva sempre i suoi romanzi, saltando ovviamente le parti barbose. Bè io in 1286 pagine non ho trovato proprio nulla di barboso, ma si sa io non sono certo una fonte obiettiva. Martin Chuzzlewit a dispetto del titolo non è certo il protagonista principale di questo lungo romanzo, che racconta soprattutto l‘egoismo, in tutte le sue sfaccettature e le sue implicazioni, individuali e sociali, attraverso i vari componenti di questa poco venerabile famiglia che cercano con i mezzi più bassi di assicurarsi l’eredità di un parente anziano e molto ricco, che per sfuggire loro, fa terra bruciata intorno a lui allontanando indistintamente tutti, compreso l’amato e omonimo nipote. Si parla di orgoglio, avidità, ferocia e violenza, con un tono decisamente più duro rispetto agli altri romanzi. Per conquistare il pubblico che alle prime uscite delle puntate del romanzo, si era dimostrato piuttosto tiepido, Dickens decide in corso d’opera di mandare Martin (il giovane) a cercare fortuna in America, sfruttando così la recente e soprattutto cocente esperienza del viaggio fatto da lui stesso solo qualche mese prima. Queste controverse pagine risultano una delle satire più dure ma divertenti, fatta nei confronti dei cugini americani, per quanto lui non sia mai stato tenero nemmeno con i suoi connazionali, ma sono a mio modesto avviso anche le pagine decisamente più brillanti ed emblematiche, che vedono tra l’altro la maturazione e crescita di Martin. Mitigate dalla solita tagliente ironia risultano però evidenti: il suo disgusto per la schiavitù; la totale disapprovazione nei confronti della stampa locale che lontana dal rendere un servizio, era solo scandalistica con unico fine ultimo le vendite; le speculazioni e le truffe sulle vendite di remoti appezzamenti di terreno a dir poco inservibili ai danni di tutti i profughi in cerca di fortuna, che spesso portarono alla morte di molti di loro; e nonostante tutto questo, la superiorità morale della quale si sentivano investiti molti dei cittadini americani, solo per il fatto di essere una giovane nazione che si era finalmente affrancata dal giogo europeo. Il romanzo venne scritto e pubblicato tra il 1843 e il 1844 ma vent’anni dopo, successivamente a un suo secondo viaggio negli Stati Uniti (quello che molti hanno indicato coma la causa della sua morte) scrisse un postscriptum, che pretese venisse pubblicato da allora sempre insieme al romanzo, nel quale alla sua maniera constatava quanto fosse cambiata/migliorata la stessa nazione in un lasso di tempo così breve. I colpi di scena ovviamente si sprecano, così come i personaggi indimenticabili come Mark Tapley, destinato suo malgrado ad essere felice grazie al suo grande cuore, nonostante si metta alla prova in ogni maniera, comprese le più bizzarre. E se i buoni spesso servono solo da cornice, i cattivi vengono abilmente caratterizzati, ma il vero fiore all’occhiello di Dickens sono da sempre gli ipocriti, il viscido e “morale”  Mr. Pecksniff e l’ubriacona Mrs Gamp con i suoi dialoghi assurdi e meravigliosi con l’amica immaginaria, su tutti. Nel suo viaggio americano una delle cose che tanto lo stupirono e indispettirono fù l’isteria collettiva nei confronti della sua persona, se solo sapesse quanta è ancora capace di suscitarne a duecento anni dalla sua nascita !!!

 

IL GATTO DEL VECCHIO FORMAGGIO

IL GATTO DEL VECCHIO FORMAGGIO. Una storia degna di Dickens. Carmen Agra Deedy & Randall Wright con le illustrazioni di Barry Moser. Rizzoli.
Alla splendida edizione fa eco un altrettanto bellissimo sito www.ilgattodelvecchioformaggio.it
e fa bene l’editore a credere in questo romanzo davvero delizioso. A differenza di tanti altri relegati impropriamente nella categoria ragazzi, questo è effettivamente un romanzo destinato a loro, ma a ragazzi molto in gamba intendiamoci. Capaci di immergersi nell’atmosfera fumosa delle locande della Londra vittoriana, ragazzi fieri di riuscire ad apprezzare uno stile che vuole rendere onore a quello di Dickens. Il sottotitolo e il ricorso allo scrittore come personaggio secondario nella storia è un utilissimo specchietto per le allodole destinato agli adulti, fanatici come la sottoscritta, che non riusciranno a resistere e che si divertiranno poi da matti a cogliere i tanti omaggi e richiami ai suoi romanzi, disseminati nel testo. Un gatto a cui piace il formaggio, un topo che adora le parole, un nobile e saggio corvo della Torre di Londra ferito, uno scrittore in cerca di ispirazione, una cuoca con un segreto e i cattivi che non posso rivelare. Questi e tanti altri personaggi, tra cui la regina Vittoria in persona, sfilano nella locanda (vera) Al Buon Vecchio Formaggio, si perdono nelle sue tortuose scale, si incontrano e si scontrano in un’intreccio molto tradizionale ma mai stucchevole e soprattutto originale in un’epoca in cui angeli, vampiri e draghi la fanno da padroni.

PIC NIC AL CIMITERO E ALTRE STRANEZZE

PIC NIC AL CIMITERO E ALTRE STRANEZZE. Un romanzo su Charles Dickens. Maurie-Aude Murail. Giunti.
Nell’anno che festeggia il bicenterio della nascita di Dickens, le iniziative si sprecano per rendere omaggio allo scrittore che viene considerato non da tutti il migliore di sempre, ma sicuramente il più importante, quello che ha modificato definitivamente le sorti della narrativa romanzesca. Agli appassionati come me non rimane che godersela. Questa è la sua biografia, resa brillante e piacevole, ma comunque storicamente fedele, perchè è indirizzata a un pubblico di ragazzi. Lasciatemi esprimere qualche perplessità su questo progetto editoriale. Non so quanto a un ragazzo possa interessare la vita di uno scrittore che spesso gli propinano a scuola come una punizione, e non so nemmeno quanto possa cogliere di tutti i riferimenti ai suoi romanzi, ciò non toglie che mi sono divertita da matti a leggerlo e che lo consiglio veramente a tutti quelli che vogliono approfondire la conoscenza di cotanto scrittore o anche solo a quelli che si appassionano a leggere di personaggi decisamente fuori dal comune che hanno cambiato la storia.

LE DUE CITTA’

LE DUE CITTA‘. Charles Dickens. Newton Compton Editori.
Probabilmente non sono più credibile quando dico che questo è uno dei suoi romanzi migliori, me ne rendo conto. Ma se qualcuno mi volesse smentire sarò qui ad aspettarlo. Mi sono immaginata spesso come uno dei tanti lettori dell’800 che aspettavano trepidanti la puntata successiva di uno dei romanzi di Dickens. Il suo era un espediente commerciale è ovvio, ma chi meglio di lui riesce a generare ansia e attesa, a creare colpi di scena il tutto con uno stile assolutamente unico. Questo è il suo unico romanzo storico insieme a Barnaby Rudge, in cui però il periodo fa solo da sfondo, per una volta si discosta dalla sua tipica epoca vittoriana e lo ambienta durante la rivoluzione francese e la successiva epoca del Terrore tra Londra e Parigi appunto, le due città. Le invettive di carattere sociale infatti sono decisamente più feroci del solito e la visione lucidissima della situazione che ha portato alla rivoluzione con la inevitabile degenerazione denota una consapevolezza storica frutto di approfondimenti. La forza dei personaggi minori dei suoi romanzi è sempre dirompente anche paragonati ai personaggi principali sempre un po troppo “fiabeschi”. L’immagine delle donne che assistono soddisfatte alle esecuzioni della ghigliottina sferruzzando a maglia è una delle tante indimenticabili. Esultate, non vi starò certo a raccontare la trama del romanzo più venduto in assoluto di tutti i tempi. Una nota all’edizione: decisamente pessima, molti gli errori anche importanti sulle date, meno scorrevole del solito la traduzione e una delle introduzioni meno interessanti che abbia mai letto su Dickens.

SENZA USCITA

SENZA USCITA. Charles Dickens e Wilkie Collins. Nottetempo.
Lo so mi ripeto, ma se a qualcuno fosse sfuggito a casa mia non è Natale senza Dickens! Questo breve romanzo è scritto a due mani da due dei più grandi romanzieri dell’800, erano molto amici, fù proprio Dickens a incoraggiare Collins a scrivere e a pubblicarlo sulle sue riviste, ma il gossip vocifera che alla fine i rapporti si fossero incrinati per gelosia di Dickens nei confronti del successo sempre maggiore dell’amico. Orfani, scambi di persone, misteri, tentati omicidi e l’immancabile lieto fine sono gli ingredienti garantiti dai due. Una lettura valida, come potrebbe non esserlo, con un’ambientazione insolita, un ditta di commercio di vino e le montagne svizzere, ma se la caratterizzazione dei personaggi appannaggio di Dickens è all’altezza della sua fama, l’intreccio di Collins mi è sembrato decisamente ingenuo e prevedibile. Mi riservo quindi di approfondire la mia conoscenza di Wilkie Collins.