LA DONNA IN BIANCO

LA DONNA IN BIANCO. Wilkie Collins. Fazi.
Giace nella mia libreria in attesa da un po’ di anni, e ammetto ero un po in apprensione prima di leggere quello che viene considerato il capolavoro di Collins, l’amico/rivale del mio dio letterario, c’è chi lo ritiene addirittura superiore a lui, quindi mi sono apprestata alla lettura del tutto decisa a parlarne al grido di “non c’è nessun paragone”.
Ma se devo essere onesta, e non vedo perchè no, il paragone c’è eccome. Stiamo sempre parlando di fuiletton vittoriani pubblicati a puntate, quindi le lungaggini sono praticamente intrinseche, ma Collins, che viene considerato il padre del poliziesco moderno, è un abile costruttore di trame complicate, un ottimo dispensatore di suspence che dosa sapientemente per tutta la lunghezza del romanzo e ha uno stile molto lineare ma sicuramente curato e non trascurabile.
Qui poi c’è davvero tutto quello che un lettore puo’ chiedere: fanciulle in difficoltà, fanciulle forti e combattive, uomini valorosi e uomini indegni, segreti inconfessabili, scambi di identità, un delitto, eredità contese e amori contrastati, e la storia che viene raccontata dal punto di vista di quasi tutti i protagonisti.
Insomma pur continuando a preferire senza ombra di dubbio i personaggi, le tematiche e la brillantezza di Dickens, non posso che mettermi anche io tra gli estimatori di Collins. Ho voglia però di metterlo alla prova con un altro romanzo.

LA CASA SFITTA

LA CASA SFITTA. Charles Dickens-WilkieCollins-Elizabeth Gaskell-Adelaide Anne Procter. Jo March.
L’instancabile creatività, la mente sempre impegnata in mille idee nuove da mettere in pratica e la voglia di mettersi continuamente in gioco e sperimentare, hanno portato Dickens a parecchie collaborazioni nella sua variegata carriera, tutti lavori che venivano pubblicati nelle riviste da lui curate, tanto per non farsi mancare nulla. Sceglieva sempre autori amici che conosceva bene e che stimava, e quelli in questione non hanno certo bisogno di presentazione, tranne forse Adeleide Anne Procter poetessa molto apprezzata in Inghilterra ma quasi sconosciuta in Italia. Dickens dirige ovviamente i lavori, onestamente dall’alto della sua fama e del suo valore era un po’ presuntuoso e a volte tendeva leggermente  alla prevaricazione, ma del resto idea e rivista erano sue.
Sophonisba (e ditemi se il nome non è tutto un programma) è un’anziana e rispettabile signora a cui il medico ha prescritto un soggiorno a Londra, ma è ossessionata da una casa disabitata che è proprio di fronte alla sua, dopo che le sembra di aver intravisto una presenza all’interno. Il suo braccio destro Trottle e il suo spasimante di sempre Jarber cercano di scoprire quale sia il mistero di questa casa per restituirle un po’ di serenità. Questa la cornice, poi ognuno degli autori propone a suo modo una storia per spiegare questo mistero, e credetemi le storie sono talmente diverse, talmente peculiari di ogni autore, tali da produrre un risultato inconsueto e straordinario. So che non sarò credibile quando dico che il capitolo del Maestro è straordinario e il più vivace, ma credetemi mi sono divertita da morire, oltre che segretamente pavoneggiata, nel riconoscere senza verificarlo prima, l’identità dell’autore del rispettivo capitolo, sì certo non è proprio cosa difficoltosa data la diversità stessa degli stili.
Una breve lettura molto carina per gli amanti dell’epoca vittoriana. Bellissima e brillante come sempre l’introduzione della Jo March, che ha scavato nei rapporti degli autori, spiegandoci così come è nata questa collaborazione, un po’ di sano gossip e sempre piacevole.