IL SERPENTE DELL’ESSEX

IL SERPENTE DELL’ESSEX. Sarah Perry. Neri Pozza.
Strapublicizzato, una copertina che parla da sola, articoli in ogni dove che accostavano questa autrice a nomi quasi imbarazzanti, insomma l’ho aspettato tanto e lo consideravo quasi una certezza e invece è stata una grande delusione.
Inghilterra fine ‘800 Cora Seaborne vive il suo lutto come una liberazione, il marito era un uomo famoso e influente ma crudele, che negli anni non ha mai perso occasione di umiliarla in svariati modi. Così, con il figlio (probabilmente autistico) e la tata/amica fidata Martha si trasferisce per un po a Colchester anche per dedicarsi alla sua passione per i fossili.
Quando arriva al paese però lo trova in subbuglio, gli abitanti sostengono che sia tornato un terribile serpente-drago che nei secoli li ha sempre perseguitati uccidendo e rapendo alcuni abitanti. Di tutt’altro parere invece è il prelato William Ramsone che cerca in ogni modo di risvegliare le coscienze e la parte razionale dei suoi fedeli.
Tanti sono i personaggi incontrati in questo romanzo come se fosse piccole storie a se stanti, così come svariati sono i temi affrontati ma nessuno di questi viene approfondito. Lo stile è curato e sofisticato ma spesso sembra pretenzioso e alla ricerca di quell’effetto che la trama non riesce a dare.
Ci si ritrova stancamente al finale e ci si domanda “e quindi?”

L’ALBERO DELLE BUGIE

L’ALBERO DELLE BUGIE. Frances Hardinge. Mondadori.
Figlia del Reverendo Sunderly, famoso naturalista acclamato dalla comunità scientifica, Faith è una ragazza scialba che mal si conforma all’epoca vittoriana. Dal padre ha ereditato la sete di sapere, l’intelletto preciso e puntuale di uno scienziato. Per la sua epoca, Faith è una chimera: un cervello da uomo nel corpo di una donna.
Faith finge un’esistenza che non le appartiene: finge stupidità e debolezza, fino a quando tutto attorno a lei precipita. La reputazione del padre (un uomo del suo secolo che nella propria casa è un inavvicinabile regnante), compromessa oltre ogni ragionevole dubbio, porta tutta la famiglia su una desolata isola della Scozia, possibilmente lontano dalle maldicenze. Il mistero si infittisce alla morte dello stesso, un decesso marchiato dall’infamia e dall’accusa di suicidio.
Faith rifiuta di credere che il padre si sia tolto la vita e trova tra le di lui carte le prove dell’esistenza di un albero misterioso, che si nutre di bugie, capace di generare frutti stomachevoli che svelano i segreti. Una scoperta botanica che indurrebbe chiunque a commettere un omicidio, soprattutto una scoperta rischiosa il cui oscuro potere permette a Faith di sfidare le regole sociali, dando libero sfogo alla rabbia e alla frustrazione che per anni ha covato nei confronti di una società nella quale il suo ruolo di donna è quello di tappezzeria, oggetto di arredo nei casi molto fortunati. Troppo spesso schernita ed accantonata come inferiore, Faith è una bandiera femminista sbattacchiata dai venti.
L’unico neo della narrazione è il ritmo, rallentato dalle digressioni, ma trovo sia una lentezza voluta, studiata a rispecchiare l’impotenza, la non libertà di movimento della stessa protagonista.

IL CASTELLO BLU

IL CASTELLO BLU. Lucy Maud Montgomery. Jo March.
Che splendido regalo ci hanno fatto le ragazze della Jo March quest’anno!!!
Uno dei pochissimi romanzi per adulti della creatrice di un personaggio che amo da sempre: nientemeno che Anna dai capelli rossi, non potete non ricordarla!
La protagonista di questo romanzo un po’ le somiglia, per sfuggire a una vita che odia si rifugia in un mondo di fantasia dove è la regina indiscussa del suo Castello Blu. E’ Valancy Stirling arrivata pericolosamente vicino ai trenta e considerata dagli ingombranti parenti irrimediabilmente zitella, fonte di vergogna e parafulmine preferito di sfoghi e prese in giro. Il romanzo è ambientato nella zona delle mille isole e dei grandi laghi, il Muskoka in Ontario Canada, lasciatemelo dire io l’ho vista ed è un vero paradiso. Gli anni sono i primo del ‘900, anni nei quali la condizione delle donne era ancora troppo simile a quella delle donne del secolo precedente.
Valancy scopre all’improvviso di avere un anno di vita al massimo e questo fa sorgere in lei quello spirito di ribellione sopito fino a quel momento. Ma per quanto la morte non la spaventasse, non la lasciava tuttavia indifferente. Comprese di provare risentimento nei suoi confronti; non era giusto che lei dovesse morire quando non aveva mai vissuto. Un senso di ribellione le infiammò l’anima, mentre quelle tetre ore scorrevano – non perchè non avesse un futuro, ma perchè non aveva nessun passato.
Certo fino ad ora sembra un romanzo piuttosto triste e invece proprio da quella consapevolezza impariamo a conoscere la vera Valancy: che inizia a dire ai parenti quello che veramente pensa, che si trasferisce a casa di un noto ubriacone della zona per accudirne la figlia malata ragazza madre e che inizia a frequentare il chiacchieratissimo Barney Snatih, decidendo quindi di ignorare tutte quelle regole non scritte e quelle convenzioni che fanno di una ragazza, una ragazza rispettabile, insomma un vero spasso.
Del finale non voglio raccontare nulla i colpi di scena si susseguono uno dietro l’altro, sempre nello scenario naturale del Muskoka descritto a volte un po’ troppo dettagliatamente, e anche l’happy ending, che è veramente molto happy, non mi ha disturbata, Valancy lo meritava.
Ironia, uno stile notevole, una trama originale supportata da un buon ritmo ne fanno un romanzo veramente incantevole dal quale mi sono separata malvolentieri.
Curatissima come sempre l’edizione Jo March ma da loro non mi aspetto niente di meno, mi auguro solo che stiano già lavorando al prossimo regalo.

LA RAGAZZA CON LA MACCHINA DA SCRIVERE

LA RAGAZZA CON LA MACCHINA DA SCRIVERE. Grant Allen. Elliot.
E’ singolare come due oggetti che ad oggi ci appaiono così banali possano avere in effetti avuto un impatto così forte nel mondo femminile, ed è anche questo che ci racconta questa piccola chicca rispolverata come spesso capita da Elliot. La bicicletta simbolo di libertà che portava in ogni luogo in tempi relativamente brevi senza bisogno di manutenzioni o di stalla, che la nostra protagonista guida con gioia e rigorosamente con la tenuta adeguata. La macchina da scrivere che ha dato a molte donne la possibilità di mantenersi da sole come dattilografe. Juliett Appleton è una giovane borghese rimasta orfana di padre e costretta quindi dall’oggi al domani a provvedere a se stessa. Ma Juliett non è certo tipo da lasciarsi sopraffare dagli eventi, è una ragazza colta, con iniziativa, il coraggio per osare e lo spirito giusto per ridere delle avversità. Passa quindi da un studio legale, a una comunità di anarchici (e questo è il vero pezzo forte del romanzo) a una casa editrice dove incontra finalmente il suo Romeo ma la romantica Venezia sarà teatro del finale non proprio lieto.
Che dire è un romanzo veramente delizioso e fresco, non avrei mai detto che fosse scritto da un uomo e per giunta un famoso naturalista, e a maggior ragione non mi sarei proprio aspettata il finale tutto improntato sulla storia d’amore, ovvio nulla di sdolcinato ma secondo me abbassa un po’ il tono.
Forse pensate che dia troppa importanza a questa storia dei miei antenati che hanno combattuto e sofferto a Lexington. E’ senz’altro possibile: in tal caso, a pensarci meglio, capirete che ho delle scusanti. I miei antenati non mi hanno lasciato nulla in eredità se non il ricordo del loro coraggio. Se mi avessero lasciato una tenuta nel Middlesex, o anche nel Massachusetts, mi soffermerei meno sul loro valore. Ma dal momento che mi hanno fatta erede solo della loro gloria, è naturale che ingigantisca l’unico lascito che abbia ricevuto. Privarmi di questa inezia significherebbe restare povera. Lasciate che riscatti la mia indigenza con l’onore di famiglia.

LETTURE GRECHE

l'assassinaL’ASSASSINA. Alexandros Papadiamantis. Elliot.
Alexandros Papadiamantis è considerato il padre della letteratura greca moderna, nato a metà ‘800 sulla meravigliosa, ma all’epoca poco ospitale, isola di Skiathos è stato il primo traduttore in greco di famosi romanzi come Delitto e Castigo, poi prolifico autore di cui questo romanzo è considerato il capolavoro.
Chadula è una vecchia contadina dell’isola che vive come tutti coltivando la terra e soprattutto gli ulivi, e cercando altri espedienti per mantenere la sua numerosa famiglia, è considerata infatti una guaritrice o una strega a seconda del caso. E’ una donna stremata, sconfitta, che in una notte di veglia a una nipote appena nata ripercorre una vita di stenti e sacrifici e si rende conto che nonostante l’età altri ancora la attendono. Si chiede che senso abbia la vita della piccola e debole neonata che assiste in un mondo come quello: le femmine sono un peso per le loro famiglie che fanno sacrifici enormi per riuscire a racimolare la dote quando si sposano, oppure che devono continuare a mantenerle se non lo fanno, e comunque sono condannate a una vita di duro lavoro e umiliazioni. La stanchezza, il delirio, la follia, il passo è breve e la donna si convince di essere investita del volere divino uccidendo la bambina, e nella sua fuga attraverso l’isola ne uccide anche altre tutte rigorosamente femmine prima che un barlume di lucidità la metta di fronte all’orrore che ha compiuto.
Un’ indagine psicologica terrificante nella sua accuratezza e l’uso sapiente dell’ecfrasi (figura retorica secondo me un po’ difficile da individuare) nella descrizione della natura, la rendono una lettura veramente di valore ma rimane comunque un po’ pesante.

ultime della notteULTIME DELLA NOTTE. La prima indagine del commissario Kostas Charitos. Petros Markaris. Bompiani.
E’ del 1995 il primo romanzo del fratello di greco di Maigret o del Montalbano di Atene ma affronta già il tema dell’immigrazione e di una città talmente urbanizzata da essere invivibile, temi che lo rendono quindi ancora assolutamente attuale. Un bel personaggio Charithos, semplice e modesto, con una famiglia media, e un interesse smodato per i dizionari e le parole. Non ha le strane sensazioni di Adamsberg della Vargas e non è nemmeno tormentato come lo Schiavone di Manzini, segue semplicemente una logica ferrea.
Il caso parte dall’assassinio di una coppia di albanesi della periferia che non verrebbe considerato di alcun interesse, ma quando la giornalista televisiva più famosa del paese viene trovata morta dopo aver insinuato più volte al commissario che dietro ci sia un giro di rapimenti di bambini Charithos capisce che non può non seguirne la pista.
Un’indagine complicata, con implicazioni politiche molto interessanti, un bel giallo davvero, peccato solo per gli indizi quasi grossolani disseminati per il romanzo che tolgono tutta la sorpresa al finale.

UN AMORE DI FINE SECOLO

un amore di fine secoloUN AMORE DI FINE SECOLO. Viviana Giorgi. Emma Books.
In rete Viviana Giorgi è un’autrice molto seguita accostata spesso a Sophie Kinsella, e avendo io voglia di intrattenimento leggero ho provato, tanto più che l’ambientazione mi sembrava carina.
1898 Camille Brontee ha appena affrontato l’attraversata da Liverpool a New York con grandi aspettative e qualche timore. Camille è una ragazza dell’alta borghesia inglese che ha accettato in maniera affrettata la proposta di matrimonio di un americano per sfuggire a un altro matrimonio a cui il suo patrigno la voleva costringere in Inghilterra. Del giovane americano che la doveva attendere al porto però non c’è traccia e qui inizia la sua avventura. Il nuovo mondo offre molte opportunità anche a una ragazza senza mezzi e parenti, e così con l’aiuto di una coppia dell’alta società newyorkese conosciuta in viaggio, Camille trova lavoro come giornalista presso il Daily, il cui editore è l’affascinante e chiacchierato Frank Releigh.
New York appare splendida e piena di opportunità a Camille, la borsa, il giornalismo, i grattacieli in costruzione, un mondo in evoluzione e pronto ad accoglierla.
Questo romanzo mi è sembrato semplicemente un’occasione persa. Erano tanti gli aspetti che si potevano approfondire ma che invece sono stati solo accennati: i grandi cambiamenti dovuti all’ingresso nel nuovo secolo, la condizione delle donne lavoratrici, e le sostanziali differenze tra vecchio e nuovo mondo.
Ma il punto è che Viviana Giorgi scrive romance, e questo romanzo lo è in tutto, quindi le schermaglie amorose, i fraintendimenti e le riappacificazioni si susseguono in un tedioso e interminabile schema che si ripete per tutto il romanzo, degno quasi di Beautiful. E’ un vero peccato perchè l’autrice ha anche uno stile molto gradevole e la mia impressione è che avrebbe potuto fare molto di più se solo avesse dato un po’ di sostanza alla storia. Ma ovviamente questo è quello che IO avrei voluto leggere, mentre alle sue lettrici sicuramente sta benissimo così.

ESTATE

estateESTATE. Edith Wharton. Elliot.
Dura il tempo di un estate l’innamoramento e la passione tra Charity e Lucius prima che in un autunno ormai incombente e inesorabile un brusco risveglio li riporti a una realtà dalle tinte decisamente più spietate.
Siamo agli inizi del ‘900, Charity lavora due pomeriggi a settimana in biblioteca per riuscire a racimolare i soldi e andarsene dalla monotonia e dall’assenza di stimoli del piccolo paese dove vive ed è li che incontra Lucius Harney, giovane architetto di successo in visita a una parente. Charity è una ragazza bella, orgogliosa e indomita, caratteristica che ha in comune con la sua gente, “quelli della Montagna”, una comunità di persone completamente ignorate dalla legge e che soprattutto ignora la legge, sopravvivendo in condizioni quasi selvagge isolata dal mondo, da cui è stata portata via all’età di cinque anni dal suo tutore, l’avvocato Royall. Uomo tutto d’un pezzo ha cresciuto la bambina senza darle particolari attenzioni e affetto ma offrendole tutta la sicurezza e il benessere che non avrebbe mai conosciuto.
Per Charity è inevitabile innamorarsi di Lucius che gli offre su un piatto d’argento il mondo che nemmeno immagina, quello della cultura e delle grandi città frenetiche, e lui non può non farsi affascinare da una ragazza così bella e così diversa dalle altre. Lei finisce per offrirgli “tutto quello che ha” nonostante abbia sempre avuta ben chiara la distanza tra loro. Le poche volte che aveva pensato al futuro, aveva sentito d’istinto che l’abisso esistente tra loro era troppo fondo e che il ponte gettato su di esso dalla loro passione aveva l’inconsistenza di un arcobaleno.
La storia viene ovviamente osteggiata dall’avvocato Royall che da tempo ormai vorrebbe sposare quella bellissima ragazza che ha cresciuto per lenire la sua solitudine. Il finale se non sarà proprio lietissimo è sicuramente l’unico realistico e percorribile per l’epoca.
La Wharton così come nei suoi altri romanzi più che parlare d’amore secondo me ci racconta le difficoltà dei rapporti amorosi e dei rapporti umani in generale, l’avvicinarsi di individualità è faccenda complicata, quasi impossibile se ci si mette anche il bagaglio di perbenismo e convenzioni che si porta dietro ogni società.
Sempre una grande scrittrice, qui decisamente tormentata così come la Montagna che incombe minacciosa e metaforica su tutto il romanzo.

TESS DEI D’URBERVILLE

tess dei d'urbervilleTESS DEI D’URBERVILLE. Thomas Hardy. Mondadori.
Tess è sempre stata il sostegno della sua numerosa famiglia, un padre alcolista che si trincera dietro ai suoi nobili antenati e una madre in balia degli eventi. Lei è onesta, assennata, timorosa e soprattutto bellissima, e del tutto inesperta del mondo che le gira intorno. E’ facile quindi per Alec, giovane e ricco signorotto di campagna, sedurla. Ma questa tragedia segnerà la sua vita per sempre, perchè Tess non si sentirà più una donna pura e degna di amore, nonostante abbia sempre tentato di vivere secondo coscienza, si schernirà dall’amore di Angel convinta di non meritarlo, salvo poi capitolare di fronte alle sue insistenze, ma il tragico finale è inevitabile nella visione pessimista di Hardy e onestamente lo attendevo con ansia.
Ora, a costo di dover schivare gli strali degli esperti, dirò che non tutti i classici sono belli. Questo è lento e angosciante oltre ogni limite. Tess è uno dei personaggi della letteratura più “sfigati” (mi dispiace ma ci voleva) che abbia mai incontrato, seppure la letteratura dell’800 ne offra un’ampia e variegata gamma, sempre alla mercè di qualcuno, tradita dall’opportunismo della famiglia, dal cinismo di Alec, dal perbenismo e dall’ipocrisia di Angel. Incapace di scrollarsi di dosso paure e colpe che non sono suoi. I discorsi sulla religione e sulla morale cui Hardy teneva tanto poi, vengono sempre e soltanto accennati ma mai approfonditi. Per non parlare delle interminabili passeggiate nella campagna inglese che non sopportavo più, lungaggini inutili. Molto belle invece le descrizioni della vita rurale delle fattorie.
Sto guardando anche la serie BBC che sta trasmettendo LaEffe in questo periodo, è molto fedele, fatta bene e inevitabilmente triste.

LA MIA BRILLANTE CARRIERA

MIA BRILLANTE CAERRIERA_layLA MIA BRILLANTE CARRIERA. Miles Franklin. Elliot Edizioni.
Il più prestigioso premio letterario australiano è tutt’ora intitolato a questa autrice vissuta a cavallo tra l’800 e il ‘900, impegnata nella lotta femminista, nella promozione di giovani autori e con una vita a dir poco sopra le righe per l’epoca. In questo romanzo, quasi autobiografico, racconta in prima persona la storia di Sybilla Melvyn, un’adolescente che a causa delle sfortune economiche della famiglia si trova a dover vivere la vita di una qualsiasi contadina nell’implacabile bush australiano, invece che leggere suonare e vivere la vita alla quale aspira e che riuscirebbe a placare il suo animo inquieto. Non c’è intreccio in questa storia, perchè non c’è intreccio nella mia vita nè nelle vite di cui io ho avuto conoscenza. Io appartengo a una classe i cui membri non hanno tempo di costruire intrecci nelle loro vite, ma solo tempo per terminare il loro lavoro, senza indulgere ad altri lussi.  Un visita a casa della nonna, benestante e circondata da gente interessante, e il coinvolgimento emotivo con Harry Beecham ricco proprietario terriero e ragazzo tutt’altro che disprezzabile, le darebbero la possibilità, attraverso il matrimonio, di condurre la vita che vuole, ma il temperamento di Syb non è certo accomodante nè tantomeno adatto a compromessi. Syb è irrequieta, mai soddisfatta, insicura, un po’ snob e molto incostante, in realtà una normale ragazzina, se non fosse per il cinismo e la maturità inusuali per una ragazza della sua età che la rendono anche molto affascinante. Ho cercato di incoraggiare in me l’ignoranza – poichè l’ignoranza è la prima fonte di appagamento, e l’appagamento è la roccia su cui costruire la felicità; ma senza esito.
Non aspettatevi un finale zuccheroso, Sybilla non è proprio il tipo.
Uno stile brioso per un romanzo piacevole e interessante che ci racconta di un paese lontano in cui però i giovani percepivano allo stesso modo il cambiamento di un epoca.