SU E GIU’ PER LE CORSIE

SU E GIU’ PER LE CORSIE. Monica Dickens. Elliot.
Beh avevo letto gli altri due della serie delle cronache lavorative della Dickens e non poteva mancare l’ultimo che ha confermato in tutto e per tutto le impressioni degli altri.
Lei doveva essere una donna fantastica, sempre positiva, realista nonostante la classe dalla quale proveniva, sagace e ironica come il suo bisnonno.
Qualcosa si doveva pur fare, ma che cosa? Pareva che le donne, dopo essere state per vent’anni materiale superfluo, fossero diventate qualcosa che tutti volevano, in posti diversi e subito…. Infermiera ? L’idea mi era sempre piaciuta, anche in tempo di pace, ma credo che ogni ragazza attraversi quel periodo. E’ una fase dell’adolescenza, come quando si desidera farsi suora. Stavo leggendo “Addio alle armi ” e credo fosse questo che mi convinse, pur non riuscendo a immaginare un tipo di ospedale in cui si potessero svolgere avvenimenti come quelli.
E da qui inizia la cronaca della sua esperienza nell’ospedale di un piccolo villaggio vicino a Londra, cronaca non sempre avvincente, delle amicizie e invidie con le sue colleghe, della severità delle superiori, delle fughe alla ricerca di svago e dei bizzarri pazienti che incontra. Una lettura sempre gradevole.

LA CASA SFITTA

LA CASA SFITTA. Charles Dickens-WilkieCollins-Elizabeth Gaskell-Adelaide Anne Procter. Jo March.
L’instancabile creatività, la mente sempre impegnata in mille idee nuove da mettere in pratica e la voglia di mettersi continuamente in gioco e sperimentare, hanno portato Dickens a parecchie collaborazioni nella sua variegata carriera, tutti lavori che venivano pubblicati nelle riviste da lui curate, tanto per non farsi mancare nulla. Sceglieva sempre autori amici che conosceva bene e che stimava, e quelli in questione non hanno certo bisogno di presentazione, tranne forse Adeleide Anne Procter poetessa molto apprezzata in Inghilterra ma quasi sconosciuta in Italia. Dickens dirige ovviamente i lavori, onestamente dall’alto della sua fama e del suo valore era un po’ presuntuoso e a volte tendeva leggermente  alla prevaricazione, ma del resto idea e rivista erano sue.
Sophonisba (e ditemi se il nome non è tutto un programma) è un’anziana e rispettabile signora a cui il medico ha prescritto un soggiorno a Londra, ma è ossessionata da una casa disabitata che è proprio di fronte alla sua, dopo che le sembra di aver intravisto una presenza all’interno. Il suo braccio destro Trottle e il suo spasimante di sempre Jarber cercano di scoprire quale sia il mistero di questa casa per restituirle un po’ di serenità. Questa la cornice, poi ognuno degli autori propone a suo modo una storia per spiegare questo mistero, e credetemi le storie sono talmente diverse, talmente peculiari di ogni autore, tali da produrre un risultato inconsueto e straordinario. So che non sarò credibile quando dico che il capitolo del Maestro è straordinario e il più vivace, ma credetemi mi sono divertita da morire, oltre che segretamente pavoneggiata, nel riconoscere senza verificarlo prima, l’identità dell’autore del rispettivo capitolo, sì certo non è proprio cosa difficoltosa data la diversità stessa degli stili.
Una breve lettura molto carina per gli amanti dell’epoca vittoriana. Bellissima e brillante come sempre l’introduzione della Jo March, che ha scavato nei rapporti degli autori, spiegandoci così come è nata questa collaborazione, un po’ di sano gossip e sempre piacevole.

L’UOMO CHE AMAVA DICKENS

L’UOMO CHE AMAVA DICKENS. Evelyn Waugh. Bompiani
Se pensate che io sia una di quelle patetiche lettrici che acquista un libro solo perchè nel titolo c’è il nome del suo scrittore preferito … bè mi conoscete bene! Nel caso specifico però, prima ho anche condotto varie ricerche sulla rassegna stampa dedicata a questa pubblicazione che lasciatemelo dire è notevole, tanto che, ancora una volta sono stata investita dalla consapevolezza della mia ignoranza nello scoprire che l’autore è considerato il più grande scrittore inglese del ‘900. L’edizione curata da Mario Fortunato raccoglie 11 racconti, quasi tutti inediti in Italia e senza un filo conduttore comune, scritti da Waugh nell’arco della sua fortunata carriera. Per quanto i racconti siano un genere che capisco poco e di conseguenza fatico ad apprezzare adeguatamente, in questi è lampante la maestria dell’autore nelle scelte lessicali, l’ironia crudele e spietata molto british, e l’acume nel trattare i diversi temi.  Onestamente però non posso dire di avere riso come promette la quarta di copertina, o forse solo nei due racconti dedicati a Basil Seal, mitico personaggio presente in ben tre romanzi di Waugh, negli altri ho avvertito più marcato l’agro di tematiche quali la satira politica, la guerra e le difficoltà nei rapporti amorosi che hanno toccato troppo da vicino l’autore per risultare leggere.
Che dire, è stata una lettura sicuramente di alto livello, ma per farmi un’idea più precisa devo assolutamente testare l’autore tra i confini a me meno ostici di un romanzo.

MUGBY JUNCTION

MUGBY JUNCTION. Charles Dickens. Edizioni Studio Tesi.
A casa mia non è Natale se non leggo qualcosa di SUO. Ho scovato in rete questa edizione tutta ingiallita del 1991 e dopo avere constato che i racconti non erano già inseriti in altre raccolte, non me la sono lasciata sfuggire.
Dickens pubblicò questi 4 racconti nel 1866 nell'edizione speciale di Natale del suo giornale. Stiamo parlando dell'ultimo periodo della sua vita (morì dopo solo 5 anni), era già all'apice della carriera, era uno scrittore appagato e acclamato che cercava di sperimentare cose nuove, sfiancandosi nel frattempo in una serie infinita di letture pubbliche, cosa peraltro molto criticata da tutti gli altri autori. I racconti hanno come cornice un'importante stazione ferroviaria e ovviamente il tema principale è la vita legata alla ferrovia. Non mancano nemmeno il fantasma di turno, la disgraziata e altri cliché della letteratura dickensiana.
L'unico commento che riuscirete ad estorcermi è che nonostante la curata e accattivante introduzione sostenga il contrario, questo non è solo uno degli scritti minori, è anche un Dickens decisamente meno brillante. Non posso credere di averlo detto!

LA VERITA’ SUL CASO D

copCABIBY9RLA VERITA' SUL CASO D. Dickens, Fruttero e Lucentini. Einaudi.
Onnipotenti sponsor giapponesi in un'operazione commerciale di portata mai vista, riuniscono a Roma i più grandi artisti mai nati per portare a termine le più famose opere incompiute di letteratura, musica e poesia. Ovviamente non può mancare "Il Mistero di Edwin Drood", unico romanzo incompiuto di Dickens morto nel 1870 prima di poterlo terminare, nonché unico romanzo dichiaratamente giallo scritto senza la collaborazione del suo ex (pare) amico Wilkie Collins. In barba ad ogni limitazione spazio-temporale, investigatori della risma di Poirot, Maigret, Padre Brown, Holmes e altri ancora, si trovano a collaborare per scoprire quale sarebbe stata la conclusione del mistero. Questa è la finzione o meglio l'inchiesta (e scusate se è poco) nella quale vengono inseriti i 22 capitoli originali terminati da Dickens, in quella che diventa una sorta di piacevolissima e divertente lettura guidata, che ci informa di tutte le varie correnti critiche e racconta molti aneddoti, tutti reali, della vita di Dickens. Per non parlare del finale davvero inaspettato dell'inchiesta. Credo che se agli studenti fossero dati strumenti come questo libro, difficilmente potrebbero rimanere indifferenti alla letteratura classica. Senza dilungarmi troppo sul talento del mio amore letterario assoluto, e della piacevole scoperta di due autori che, mea culpa, non conoscevo, vi dirò solo che a differenza del solito, quando in una sorta di "prudore" letterario inizio a leggere il libro successivo mentre sto praticamente ancora chiudendo il precedente, quando leggo Dickens mi è impossibile iniziare qualcosa per almeno un paio di giorni, mi sento talmente gratificata e ho così tanto da riflettere che passo le ore dedicate alla lettura sfogliando e rileggendo i passi più significativi in una sorta di estasi. Un neo forse però c'è, e come sempre è indirizzato ai miei odiati critici che sono arrivati a conclusioni a mio avviso piuttosto pretestuose, considerata la mole abituale dei romanzi di Dickens dei quali i miseri 22 capitoli scritti potevano essere forse solo l'inizio.

MISTER PIP

MISTER PIP. Jones Lloyd. Einaudi.
misterpip Qualcuno mi crederebbe se dicessi che ho comprato questo libro perché ambientato a Bouganville, un’isola della Papua Nuova Guinea che non sapevo nemmeno esistesse? Dei miei amici nessuno. Tutti sanno che Pip è il nome di uno dei miei uccellini, ed è il nome del mio uccellino perché è il nome del personaggio del mio romanzo preferito di Dickens. Se poi ci mettete che già a pag 20 Mr Watts, uno dei protagonisti, esordisce così davanti a una classe di bambini estasiati "Questo è il primo capitolo di Grandi speranze che, detto per inciso, è il più grande romanzo del maggior scrittore inglese del diciannovesimo secolo, Charles Dickens" non ho bisogno di dire altro. Una guerra civile che non interessa nessuno. Ma una guerra uguale a tutte le altre: fatta di violenza, di crudeltà e soprattutto di vittime. La storia è raccontata in prima persona da Matilda una ragazzina di 11 anni che vive sola con la mamma fervente religiosa. Mr Watts è l’ultimo e l’unico bianco rimasto a Boungaville che nel tentativo di tenere aperta la scuola e di tenere in vita un minimo di normalità legge Grandi Speranze ai bambini. Sarà proprio nell’Inghilterra dell’800 di Pip che troveranno rifugio e sollievo da una realtà per loro troppo forte. Pip diventa più reale di loro stessi e sarà causa ed effetto dell’epilogo finale. Credo che tutti i lettori appassionati conoscano perfettamente il potere taumaturgico della letteratura, nei libri riesci sempre a trovare quello che cerchi a seconda del momento: avventura, consolazione, consigli o anche solo un altrove che non sia il tuo presente a cui vorresti sfuggire. Un libro indubbiamente piacevole, non privo di cali di ritmo ma capace di riprendersi e catturare nuovamente l’attenzione, nonostante sfrutti dichiaratamente la fama di Dickens è riuscito a creare una storia parallela molto carina e particolare.