LA NOTTE DELLE BEGHINE

LA NOTTE DELLE BEGHINE. Aline Kiner. Neri Pozza.
La storia si svolge tra il 1311 e il 1313 a Parigi, sullo sfondo il processo ai templari, i problemi tra il re Filippo il Bello e il pontefice Clemente V, il braccio di ferro tra loro che porta al concilio di Vienna. Ma il romanzo racconta soprattutto in maniera precisa e puntuale, attraverso una ricostruzione storica accuratissima, gli eventi e le cause che portarono all’abolizione delle comunità di beghine: donne che volevano praticare la propria religione senza subire il giogo delle autorità ecclesiastiche, donne che grazie anche alla protezione del re godevano di un’indipendenza molto indigesta alle alte sfere cattoliche e soprattutto donne spesso molto colte che non accettavano tutto ad occhi chiusi. Non prendevano voti quindi potevano tornare nel mondo quando volevano, non erano solo attive o solo contemplative, seguivano le proprie inclinazioni e molte aderivano alla comunità da esterne, lavorando e conducendo una vita normale, erano vedove rimaste sole al mondo o solo povere, ma tutte molto solidali tra loro, in un mondo nel quale nascere donna era decisamente invalidante. In questo romanzo non c’è un vero protagonista, le riflessioni sono quelle di Ysabel ormai anziana che si occupa dell’ospedale dopo due matrimoni e una vita agiata e che mantiene sempre uno sguardo molto imparziale e saggio sugli accadimenti, di Ade giovane vedova alla ricerca di pace dopo un aver perso marito e figlia, di Maheut la rossa una ragazza fuggita dopo essere stata letteralmente venduta dal fratello, sposata contro la sua volontà poi stuprata, di Humbert severo frate francescano che per un debito di riconoscenza vuole recuperare il libro di Marguerite Porete Lo specchio delle anime semplici che nel frattempo è stata bruciata sul rogo.
Non è certo un romanzo con un ritmo forsennato, ma è un’ottimo romanzo storico e una  lettura piacevole e davvero interessante.

LA TRECCIA

LA TRECCIA. Laetitia Colombani. Nord.
Smita è un’intoccabile, svuota le latrine del suo villaggio in India per un pugno di riso ogni tanto, ma è assolutamente determinata a interrompere la catena e a mandare la sua adorata figlia a scuola per imparare a leggere e scrivere e affrancarla dal suo destino.
Giulia è una ragazza giovane di Palermo che si trova a dover affrontare il fallimento della piccola ma storica azienda di parrucche di famiglia.
Sarah è un avvocato di Montreal che ha messo la sua posizione e la sua carriera sempre davanti a tutto: alla famiglia, ai figli  e persino a se stessa, volontà e forza ha sempre pensato che la portassero ovunque lei volesse andare ma non ha fatto i conti con ciò che non può controllare, la malattia.
Qualcosa le unirà a loro insaputa nonostante siano ai capi opposti del mondo, perchè la forza delle donne è una forza inesauribile e senza confini.
L’acclamatissimo primo romanzo di questa nota sceneggiatrice e regista francese io l’ho trovato buono fino a un certo punto. Se da un lato l’idea è originale e le tre ambientazioni diverse sono molto accattivanti, le protagoniste ben caratterizzate e lo stile piacevole, dall’altro il finale scontato, melenso e improbabile sciacqua molto l’impressione finale che rimane del romanzo ed è un vero peccato.

BREVE STORIA DELLE DONNE

BREVE STORIA DELLE DONNE. Jacky Fleming. Corbaccio.
Acquistato per fortuna in offerta lampo, in edizione cartacea costa addirittura 10 euro ma scherziamo?
Non che avessi chissà quali aspettative, di certo se ne è lo stesso rivelato molto al di sotto. In realtà non ho nemmeno capito quali fossero le intenzioni dell’autrice che è appunto un’illustratrice, per non parlare delle recensioni positive che ho letto. E’ un libercolo nel quale poche frasi illustrate volutamente ironiche, in teoria dovrebbero raccontare come è sempre stata considerata la donna nella storia e riportano pareri a dir poco misogini di alcuni grandi uomini a dimostrazione del fatto che nessuno era immune alla stupidità e ai pregiudizi. Pubblicazione onestamente incomprensibile e trascurabile.

UNA STANZA TUTTA PER SE’

una stanza tutta per seUNA STANZA TUTTA PER SE‘. Virginia Woolf. Guaraldi.
Il famosissimo saggio è tratto dalle due conferenze che la Woolf tenne nel 1929 alle studentesse di Cambridge su “le donne e il romanzo”. Testo fondamentale e acclamato dalle donne di tutto il mondo parte però un po’ a sorpresa da una riflessione molto pratica: 500 sterline l’anno per non dover dipendere da nessuno e non dover pensare al proprio sostentamento e una stanza, come luogo non certo, o non solo, metaforico, dove poter stare in pace e non essere continuamente interrotta dalle incombenze quotidiane. Sembra così poco eppure ancora oggi nel 2015 non credo siano molte le donne che possano vantare una stanza tutta per sè, io ad esempio no!
L’autrice poi nel suo modo tutto particolare, narrando addirittura la storia di un’ipotetica sorella di Shakespeare, ripercorre le difficoltà pratiche e i pregiudizi sociali che le donne hanno sempre dovuto affrontare in un mondo governato dall’incontenibile desiderio di superiorità e predominio dell’altro sesso, consiglia di guardarsi dal farsi prendere dalla rabbia e dalla frustrazione e trovare la propria voce di donna indipendente.
Un lettura indispensabile ma ho sempre trovato lo stile della Woolf a dir poco ostico e pesante, questo saggio non fa eccezione suppur ne condivida pienamente riflessioni e conclusioni.
Davvero bella e curata l’edizione di questa casa editrice minore.

RAGAZZE NELLA FELICITA’ CONIUGALE

ragazze nella felicità coniugaleRAGAZZE NELLA FELICITA’ CONIUGALE. Edna O’Brien. Elliot.
Terzo e ultimo e della serie delle Ragazze di campagna e a mio avviso forse il più bello. Romanzo per romanzo abbiamo assistito alla crescita e soprattutto alle sconfitte di queste ragazze a cui non sono stati dati gli strumenti emotivi per fare scelte adeguate e che si muovono nel mondo per tentativi, sulla scia di persone che hanno volontà più forti delle loro. Seppur così diverse Kate e Baba condividono lo stesso destino di infelicità e frustrazione coniugale, sempre alla ricerca di qualcos’altro o solo di quel po’ di serenità e soddisfazione che non sembra mai essere alla loro portata. Sono a Londra ormai negli anni ’70, Baba sposatasi per interesse proprio con il prototipo del cafone arricchito irlandese da cui è sempre sfuggita e Kate sposatasi infine con Eugene che non perde occasione per umiliarla. Il romanzo alterna capitoli in terza persona che ci raccontano di Kate a capitoli splendidi raccontati in prima persona da Baba, che ci aprono finalmente uno spiraglio nella personalità del personaggio che fin’ora era stato un vero enigma. L’introspezione è acuta, spietata e senza falsi moralismi. Romanzo tristissimo e bellissimo, ora sì che concordo con le opinioni a dir poco entusiastiche che si leggono di Edna O’Brien.

QUESTO E’ IL MIO CORPO

QUESTO E’ IL MIO CORPO. Sindiwe Magona. Goréè.
Sindiwe Magona è un’autrice di cui ho già parlato a da cui sono rimasta assolutamente incantata. Dal suo sorriso, dalla sua determinazione e dalla forza che riesce ad emanare “dall’alto” dei suoi 150 cm. Questo romanzo è ambientato nel 2002 a Cape Town ovviamente, in piena emergenza e pandemia di AIDS, di fronte alla quale il nuovo sospirato governo africano dimostra tutta la sua inettitudine, mentre la gente soprattutto delle town ship per ignoranza e disinformazione non ha assolutamente la percezione della portata e della gravità del problema. E’ la storia delle FFF (Five Firm Friends) cinque inseparabili amiche che a in seguito della devastante morte di una di loro, moglie fedele, decidono di ascoltare il suo imperativo morale “Vivi, vivi fino a che ogni capello che hai in testa non sarà grigio. Guadagnati le rughe e – dannazione, goditele! Goditi ogni ruga e ogni capello grigio in testa. Porta quelle rughe e quei capelli grigi come fossero corone della vittoria. Dì a te stessa che sei sopravvissuta!”. Inizia così per le quattro donne, affrancatesi sì dalle baracappoli ma ancora legate alle loro famiglie e alle tradizioni, una battaglia lunga e complicata tra le mura domestiche, che lascerà sulla strada ferite e dolore. Questo è il romanzo più incalzante della Magona, pieno di dialoghi e invettive. Contro il governo, contro l’uomo africano, contro la Chiesa e soprattutto contro il lascito di anni di apartheid. Il tono è decisamente propagandistico e a volte ripetitivo ma il fine è quello di scuotere e di educare, come testimoniano le aperte discussioni sul sesso e sulla masturbazione, quindi, Grazie Sindiwe, le mie figlie sentiranno parlare di te. A dieci anni di distanza il Sudafrica è ancora il Paese più colpito dalla malattia ma pare che il Governo si sia deciso ad affrontare il problema in maniera più decisa.