LA DONNA IN BIANCO

LA DONNA IN BIANCO. Wilkie Collins. Fazi.
Giace nella mia libreria in attesa da un po’ di anni, e ammetto ero un po in apprensione prima di leggere quello che viene considerato il capolavoro di Collins, l’amico/rivale del mio dio letterario, c’è chi lo ritiene addirittura superiore a lui, quindi mi sono apprestata alla lettura del tutto decisa a parlarne al grido di “non c’è nessun paragone”.
Ma se devo essere onesta, e non vedo perchè no, il paragone c’è eccome. Stiamo sempre parlando di fuiletton vittoriani pubblicati a puntate, quindi le lungaggini sono praticamente intrinseche, ma Collins, che viene considerato il padre del poliziesco moderno, è un abile costruttore di trame complicate, un ottimo dispensatore di suspence che dosa sapientemente per tutta la lunghezza del romanzo e ha uno stile molto lineare ma sicuramente curato e non trascurabile.
Qui poi c’è davvero tutto quello che un lettore puo’ chiedere: fanciulle in difficoltà, fanciulle forti e combattive, uomini valorosi e uomini indegni, segreti inconfessabili, scambi di identità, un delitto, eredità contese e amori contrastati, e la storia che viene raccontata dal punto di vista di quasi tutti i protagonisti.
Insomma pur continuando a preferire senza ombra di dubbio i personaggi, le tematiche e la brillantezza di Dickens, non posso che mettermi anche io tra gli estimatori di Collins. Ho voglia però di metterlo alla prova con un altro romanzo.

MOGLI E FIGLIE

moglie e figlieMOGLI E FIGLIE. Una storia di tutti i giorni. Elizabeth Gaskell. Jo March.
Ero molto indecisa se leggere un romanzo di questa portata che però è rimasto incompiuto a causa della prematura morte dell’autrice . Come si possono leggere 688 pagine e poi rimanere senza finale? Ma stiamo parlando di Elizabeth Gaskell che in Italia negli ultimi anni anche grazie al lavoro della Jo March è stata riscoperta e rivalutata per la grande autrice che è stata, e in effetti sappiate che manca solo l’ultimo capitolo e che il finale è già delineato, certo mi sarebbe piaciuto leggerlo scritto da lei ma sappiamo già da Nord e Sud che non era certa tipa da indulgere in inutili romanticismi, anzi.
Molly Gibson ha fin da piccola un splendido rapporto con il padre, medico di campagna, che l’ha cresciuta da solo. Mr Gibson è un uomo intelligente, spiccio, ironico e stimato, ma ovviamente non ha fatto i conti con le problematiche legate alla crescita di una figlia femmina e un po’ avventatamente si sposa, contando così di trasferire alcune responsabilità sulla nuova moglie, la quale peraltro ha una figlia della stessa età di Molly. Se il matrimonio non è certo dei più riusciti, il rapporto tra Molly e Cinthya invece è subito molto affettuoso nonostante siano diversissime: timida, riservata e di buon cuore l’una, brillante, bellissima e un po’ egocentrica l’altra ma nemmeno l’amore per lo stesso ragazzo riuscirà a dividerle. Ovviamente un romanzo di 700 pagine è molto più di questo, ci sono molti personaggi diversi, situazioni familiari complesse, le zitelle del paese, i thè e le feste, i nobili decaduti e quelli un po’ bizzarri, ci sono le invidie e i segreti, i sotterfugi e le rivelazioni. Insomma per me leggerlo è stato un po’ come tornare a casa, considerato il mio sconfinato amore per l’epoca vittoriana inglese. Ammetto però che nonostante l’abbia letto volentieri, qui non ho trovato nè la varietà di contenuti di Nord e Sud (del resto la stessa autrice ha dichiarato il suo intento nel titolo) nè l’ironia di Cranford. Vedremo gli altri tre romanzi della Gaskell che ancora mi mancano, perchè ovviamente li leggerò tutti.

LA FABBRICA DELLE MERAVIGLIE

51fQS0TftZL._BO2,204,203,200_PIsitb-sticker-v3-big,TopRight,0,-55_SX324_SY324_PIkin4,BottomRight,1,22_AA346_SH20_OU29_ LA FABBRICA DELLE MERAVIGLIE. Cameron Sharon. Mondadori.
Katharine Tullman è la protagonista di questa vicenda di metà 800. Orfana, senza rendita e detestata dalla zia Alice che l’ha accolta in casa sua (calco perfetto della “cattiva” di epoca vittoriana), Katharine, ormai diciassettenne, non ha speranze né ambizioni per il futuro ormai predestinato: zitella e dipendente dalla magnanimità di quella parentela acquisita che la utilizza come contabile.
La stagione londinese è alla porte e la venale zia Alice, convinta che il capofamiglia (zio Tully) stia dilapidando l’eredità destinata a suo figlio, spedisce Katharine a Stranwyne Keep, la tenuta di famiglia, per accertare l’insania mentale dello zio e farlo rinchiudere in manicomio.
La magione è enorme e paradossalmente isolata dal mondo esterno, quasi completamente disabitata, scura e misteriosa. Un labirinto di stanze e di passaggi segreti che attendono soltanto un’avventura che meriti di essere narrata. L’accoglienza non è delle più calorose perché Katharine è per tutti gli abitanti di Stranwyne Keep lo spietato ambasciatore di sciagura, il mezzo che porrà fine a un’esistenza quieta e dignitosa, accuratamente costruita e preservata affinché un bambino nato diverso potesse avere un luogo sicuro in cui vivere ed invecchiare. Non è possibile raccontare la trama di mystery romance, per tanto mi limito a dire che, sullo sfondo di un intrigo internazionale, Katharine dovrà scegliere tra salvare se stessa oppure il fantomatico zio Tully, questo geniale costruttore di giocattoli e congegni motorizzati, affetto da autismo e molto amato, che vive appartato e strenuamente protetto da pochi fidati custodi.
Un libro originale ed incalzante che non delude mai le aspettative del lettore, una mistery novel realistica che mescola elementi dark e steampunk in modo preciso ed accattivante, dando vita a personaggi peculiari, che richiamano altre figure ed altri romanzi.
Aggiungo una nota storica. La tenuta descritta del romanzo è realmente esistita: Welbeck Abbey, di proprietà del Duca di Portland che fece davvero scavare una lunghissima galleria, dilapidando così il patrimonio ma dando un lavoro e un tetto a moltissima gente.

“Una nuova Jane Eyre, un destino da riscrivere”

CARA MONDADORI: VOGLIAMO IL SEGUITO.