ELMET

ELMET. Fiona Mozley. Fazi.
Primo romanzo di una giovane autrice inglese acclamato e premiato all’estero, le opinioni dei lettori italiani in rete e sui giornali concordano, quindi nonostante fossi cosciente del fatto che il tema affrontato non era tra i miei preferiti ho provato … e male ho fatto.
In un tempo contemporaneo non ben definito, John gigante che combatte clandestinamente per mantenersi, porta i suoi figli in un bosco dove costruisce per loro una casa, dove cacciano per mangiare ma il suo scopo è tenerli lontani da una società nella quale verrebbero sicuramente bullizzati in quanto parte debole. La voce narrante è quella di Daniel, quattordicenne smilzo e affascinato dai libri a differenza dell’indomita e forte sorella Cathy che ama stare nella natura selvaggia. Il padre non è senza macchia e ha sempre vissuto ai margini e cerca con le poche risorse che ha di insegnare ai figli a resistere.
Il bosco però è di un proprietario terriero che spadroneggia in paese con mezzi molto poco leciti, e quando John aiuta gli oppressi a ribellarsi, la violenza che si scatena è ancestrale, sanguinaria e senza regole.
Per quanto riconosca all’autrice doti stilistiche notevoli, non ho capito dove volesse arrivare e non ho provato alcuna empatia con i protagonisti, troppo lontani, forse per i non detti che lasciano diverse incognite. Famiglie disfunzionali, lotta dei forti contro i deboli, prevaricazioni sociali, violenza, gangster e una natura selvaggia. Nulla di particolarmente originale, tutti temi di cui ho letto di meglio. Per quanto mi riguarda l’ho trovato un romanzo molto pretenzioso e sopravvalutato.

UN UOMO AL TIMONE

UN UOMO AL TIMONE. Nina Stibbe. Bompiani.
Siamo negli anni ’70 e il divorzio era ancora una realtà nuova, quando la famiglia Vogel, madre 3 figli e molti animali, si trasferisce in un piccolo villaggio nei pressi di Londra viene quindi additata ed evitata. Non aiuta certo la madre alcolista, depressa e improbabile drammaturga. Le due bambine di casa 12 e 10 anni prendono quindi la situazione in mano e decidono di cercare qualcuno che tenga il timone e che li renda credibili agli occhi degli altri. Lizzie racconta in prima persona quindi tutti i tentativi per lo più disastrosi che insieme alla sorella grande e saggia fanno per trovare un uomo per la famiglia.
Mia sorella diceva che non è che avere un uomo sia un bene, ma non avercelo è un male. E che gli uomini sono solo sostanze irritanti di un genere o di un altro, che è meglio avere che non avere. Ed è per questo (il meglio avere che non avere) che spiegava tutti i padri sgradevoli e bisbetici che si vedono nelle poltrone e dietro il volante e che leggono il giornale prima di chiunque altro. Le donne e i bambini preferiscono averli che non averli – anche con tutte le loro abitudini e l’alito cattivo – ed era quella la base dello schema ricorrente che desideravamo ardentemente veder ricorrere.
Piccole e grandi tragedie si consumano quindi nell’arco di un anno, finchè tutto precipita  veramente e dalla cenere la madre troverà la forza di risorgere e ricominciare aiutata finalmente dall’uomo al timone meno probabile.
Che dire il romanzo è molto carino e intelligente nonostante l’idea non sia nuova, nella parte centrale una bella sfrondata l’avrei sicuramente data, ma il punto è che per ridere a crepapelle e apprezzarne l’ironia come ho letto in molte recensioni, forse avrei dovuto leggerlo una decina di anni fa, ora da mamma, il senso di precarietà e di incertezza di un bambino che affronta ogni giorno dei genitori egoisti e inadeguati, per quanto raccontato in maniera divertente, mi lascia un retrogusto troppo amaro.

Shadowblack – Il fuorilegge (Spellsinger #1).

Shadowblack – Il fuorilegge (Spellsinger #1). Sebastien De Castell. Il battello a vapore.
La trama in due parole: Il sedicesimo compleanno di Kellen si avvicina. Il limite massimo consentito per dimostrare di possedere la magia.
Figlio primogenito di un’illustre famiglia, Kellen è la pecora nera, Kelln è senza magia e per questo che non apparterrà mai alla nobile casta dei maghi Jan’Tep, bensì a quella dei servi, gli schiavi, gli Sha’Tep. Una mancanza che, nonostante gli sforzi e la buona volontà, è destinata a diventare il marchio del disonore. A differenza dei suoi pomposi ed arroganti compagni, Kellen non è soltanto molto sveglio, ma anche diverso, uno di quei diversi che per il solo fatto di esistere possono mutare il corso della storia.
Lui è una discordanza, come gli spiega Ferius Parfax, la misteriosa (ed incivile) donna straniera che tutti detestano, una cartomante picaresca con un’inclinazione speciale per i problemi ed il sarcasmo.
Pur trattandosi di romanzo Young Adults, il mondo creato da Sebastien De Castell è affascinante, divertente, ben costruito che regala al lettore un romanzo di formazione. Duelli, avventura, incantesimi ed intrighi; ma soprattutto LUI, Reichis, il demoniaco feliscoiattolo, il socio-famiglio di Kellen, un elemento buffo che dona all’intera narrazione una comicità tutta particolare.

La serie Spellslinger è così composta (e io ho già i primi 3):
Spellslinger (Spellslinger, #1)
Shadowblack (Spellslinger, #2)
Charmcaster (Spellslinger, #3)
Soulbinder (Spellslinger, #4)
Queenslayer (Spellslinger, #5)
Crownbreaker (Spellslinger, #6)

LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN

LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN. Marie-Aude Murail. Camelozampa.
Il dottor Baudoin è un affermato medico generico, stanco e scostante che ormai tratta i pazienti come un peso insopportabile e imbottendoli di medicinali. Il suo giovane socio il dottor Chasseloup invece ha ancora l’entusiasmo e la pazienza di chi ha appena iniziato la professione e soprattutto un’empatia nei confronti degli altri che non lascia indifferenti. Belloccio e spiritoso Baudoin, timido e goffo Chasseloup. Baudoin ha una moglie e 3 figli e quando la più grande Violaine gli confessa di essere incinta a soli 17 anni per poi negare dicendogli che è un falso allarme, lui continua a sentire che qualche catastrofe sta per sconvolgere la sua vita apparentemente perfetta e come se non bastasse Chasseloup sembra spuntare ovunque.
La Murail è sempre insuperabile nel mostrarci con ironia e delicatezza le dinamiche familiari di questi nostri tempi, non prende mai le parti di nessuno, alla fine parteggiamo un po’ per tutti, sia per gli adulti sempre di corsa che per i ragazzi alle prese con un mondo troppo complicato, perchè davvero le famiglie perfette non esistono ma riconoscere qualche nostro atteggiamento sbagliato non può che aiutare. Il tema dell’aborto poi viene affrontato per una volta senza quei tratti patetici che ho trovato spesso. Un tema importante trattato con sensibilità e raziocinio. Insomma quest’autrice è sempre una garanzia.

TUTTO CAMBIA (La saga dei Cazalet. Vol. 5)

Tutto Cambia. Elisabeth Jane Howard. Fazi Editore.

ll mondo cambia ma i sentimenti no, questo è il grande finale. L’epoca che termina passa il testimone alla nuova come la vecchia generazione ai giovani della famiglia, cambiano le abitudini e il modo di vivere ma non i sentimenti e il loro impatto sulle esistenze dei nostri protagonisti. La morte e la vita sono parte del ciclo naturale e sono la normale evoluzione della grande famiglia Cazalet. Mentre le vecchie generazioni ad un primo sguardo sembrano arrancare nel cambiamento, sia esso una scelta o un’imposizione, le nuove, alla fine non troppo diverse dai genitori, lo cavalcano, esattamente come è stato durante la guerra quando gli allora giovani avevano riorganizzato le loro esistenze per sopravvivere. Questo quinto, e tristemente ultimo, rende l’intera saga un unico grande romanzo, tutto torna e si conclude per ricominciare, in una parola fiducia. Il sentimento che prevale e si respira, mai sdolcinato, è proprio la speranza: speranza nel domani, speranza di un riscatto, speranza di riuscire a cambiare, speranza di rimanere nei cuori degli amati anche dopo la morte.  Ancora una volta bravissima l’autrice nell’ambientazione storica ma soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, lasciarli andare e sapere che non li incontreremo più è straziante.

 

THE ACADEMY. 1, 2, 3.

THE ACADEMY. Volume 1. Volume 2. Volume 3. Amelia Drake. Rizzoli.
Twelve ha dodici anni, è stata la dodicesima orfana ad approdare all’orfanotrofio Moser, in quello che è fu definito l’Anno Nero. Un anno intenso, con un indice di gradimento per gli abbandoni più alto della media. Il Moser, la direttrice, le regole, e il suo migliore amico Stephen Seventy sono tutto ciò che conosce, mentre si avvicina la data delle selezione che daranno accesso ad una delle Accademie di Danubia.
Danubia è l’ignoto sfavillante, la città che tutti immaginano e che nessuno ha mai visitato. L’esame per essere ammessi ad una delle Accademie, e diventare parte integrante della società, è una valutazione attitudinale che in più di un caso riserva sorprese. Diciotto sono le Accademie: dei Musicanti, degli Alchimisti, degli Scribi, degli Ussari, dei Servitori… finalmente Twelve e Stephen possono realizzare il loro sogno: lui sicuramente un Ussaro, lei una cameriera. Le due Accademie situate addirittura una di fronte all’altra. Tuttavia, la carrozza di Twelve e di alcuni compagni subisce un attacco terroristico, l’esplosione di uno dei dodici ponti li fa precipitare nelle acque del fiume. Twelve, Rebecca e la piccola Ninon (un imbucata di appena cinque anni) si salvano appena in tempo per essere rapite e portate in un luogo che non esiste.
La diciannovesima Accademia: quella dei Ladri. Isolata da tutto e da tutti, un’isoletta in mezzo al fiume che dall’esterno pare un edificio mezzo diroccato. Un luogo di inganni, dove niente è come sembra, soprattutto le persone. Dove regole ferree forgiano un sotto mondo che deve assicurarsi una progenie di criminali. Twelve non vuole essere annoverata tra i Ladri, certo, ma resta il fatto che il suo punteggio (calcolato con test attitudinale) non lascia dubbi; ed in effetti in più di un’occasione si dimostra un’eroina egoista, concentrata nella sopravvivenza sua e di ciò che le sta a cuore. Reclutata dalla cerchia degli Spazzacamini (ammettiamolo, non la peggiore delle tre presenti in Accademia) Twelve si dimostra perfettamente in grado di farsi dei nemici. Molti nemici. Pare che tutti quelli che entrano in contatto con lei finiscano per detestarla, eccetto la piccola Ninon che Twelve si ostina a voler far fuggire. Ninon che non sa leggere, ma è una maestra nello scassinare serrature, e che probabilmente si troverebbe a suo agio tra i Lord dell’Accademia.
Nonostante l’argomento scuola, ormai abusato, The Academy è uno young adult interessante proprio perché la protagonista non è “nobile di cuore e pura di pensieri”.
Una sola pecca voglio sottolineare: l’improvvisa ricomparsa di un personaggio creduto morto, del quale si spiega poco e in modo frettoloso, quasi fosse una macchinazione atta a risolvere un inceppo narrativo.

ALLONTANARSI (la saga dei Cazalet vol.4)

ALLONTANARSI. Elisabeth Jane Howard. Fazi Editore.

1945. La guerra è finita e, nonostante ciò, il ritorno ad una parvenza di normalità è più lento di quanto ci si aspetterebbe e la nostra famiglia è ancora alle prese con razionamenti di cibo e tessere per il vestiario. L’avanzare inesorabile del tempo e il rientro a Londra dopo l’abbandono della residenza di campagna, luogo di forzata convivenza durante la guerra, portano alla rottura di legami e rapporti. Si respira la nostalgia per i personaggi che se ne vanno e si portano via, per alcuni dei protagonisti, la parte più felice della vita: il Generale e la Duchessa con la morte liberano l’amore di Rachel per Sid e allo stesso tempo obbligano i tre figli maschi a crescere e prendere in mano definitivamente le redini dell’azienda di famiglia e le loro esistenze. I figli, ora genitori, sono relegati al ruolo di comparse rispetto ai veri protagonisti, la terza generazione femminile, quelle bambine cresciute nel clima ovattato della campagna nonostante i bombardamenti che hanno ormai le proprie vite. Louise, attrice mai arrivata, che si trova imprigionata nel ruolo di moglie e madre, Polly, dimenticato finalmente l’amore per Archie, si rivela donna sicura e forte, e infine Clary che avrà un percorso tutto suo e pieno di colpi di scena per arrivare alla felicità. Le avventure degli altri cugini fanno da contorno a questi tre personaggi femminili ancora una volta caratterizzati magnificamente dall’autrice. Si respira in ogni pagina la nostalgia per i “bei tempi passati” della giovinezza che nei ricordi (…di ciascuno di noi) rimangono sempre romanticamente felici. E’ triste sapere che ne manca solo uno alla fine….

ARDUIN IL RINNEGATO

ARUIN IL RINNEGATO. Silvana De Mari. Edizioni Ares.
«Quando l’ultimo drago e l’ultimo elfo spezzeranno il cerchio, il passato e il futuro si incontreranno, il sole di una nuova estate splenderà nel cielo…»
L’antefatto. Dalla penna di Silvana De Mari, non l’ultima, bensì la prima avventura. L’origine della spirale. Il prequel che introduce il regno degli Uomini, il regno degli Orchi e quello degli Elfi.
Arduink  è un orco, un ragazzetto malmenato ed affamato dal padre che per risollevare la sua triste sorte decide di venderlo all’esercito. Un esercito appositamente studiato per sconfiggere gli Uomini mettendo in ginocchio i loro protettori, gli Elfi. Una milizia di bambini a stento sopravvissuti alle bastonate e destinati al suicidio, poco più che animali, dove Arduink si guadagna immediatamente l’astio dell’addestratore e dei compagni. Eppure Arduink ha qualcosa che manca alla maggior parte, come l’amico Hortrus, ha conosciuto l’affetto nell’infanzia, un aspetto disprezzato e proibiton nella società orca.
Dall’arruolamento forzato alla diserzione: saltimbanco, prigioniero, guerriero, rinnegato, padre. La storia di Arduink, abbreviato per comodità e necessità in Arduin, non è certo quella trascritta nelle cronache di Dalingar.
Arduin che diversamente dai bambini degli uomini, non era stato amato. Arduin che, a differenza dei nobili con cui si è trovato ad avere a che fare, conosceva la fame, la sete, la privazione, l’umiliazione. Arduin che non combatteva con una lupa, bensì con un cucciolo di sciacallo che troppo spesso gli stava tra i piedi. Arduin la cui arma non era una spada scintillante, ma un’ascia.
Arduin. Il sognatore, innamorato di una principessa umana che lo sposerà per dovere e per principio, e che troppo tardi si accorgerà di aver amato un orco.
Arduin. Il guerriero che combatte affinché altri non debbano farlo, persino contro la sua stessa gente.
Arduin che regnava sul mondo degli Uomini pur essendo un orco a tutti gli affetti, e dalla cui discendenza sarebbero nati Rankstrail e Rosalba (ndr: Rankstrail resta il io preferito). Un uomo che malgrado la razza, la tradizione e l’ignoranza ha iniziato a notare dettagli, porsi domande e soprattutto è stato in grado di accettare le risposte, dove e come arrivavano, sfuggendo così al giogo imposto dalla società.
Arduin il Rinnegato è un libro molto bello, lo stile della De Mari è inconfondibile. C’è poco da dire: sa scrivere. Sa evocare. Siamo tutti lì, con Arduin, mentre pesto ed illividito tallona suo padre; mentre balla con l’orso; mentre decide che un popolo che mette a morte i bambini forse non merita di essere salvato, ma di certo ne ha bisogno.
Unico neo: la ridondanza. I concetti sono ormai famigliari, temi cari alla De Mari, sfortunatamente ripetuti troppe volte, da bocche che, avendo letto e riletto tutta la saga, seppur diverse finiscono per somigliarsi.

CONFUSIONE (La saga dei Cazalet vol. 3)

CONFUSIONE. Elisabeth Jane Howard. Fazi Editore.

Siamo nel 1942 e anche se la fine della guerra è ancora lontana, i Cazalet vivono nella speranza della rinascita imminente. L’attenzione dell’autrice si sposta verso le nuove generazioni, i nipoti e soprattutto le donne della famiglia: Louise, Polly e Clary. Le tre cugine si affacciano alla loro nuova vita in modi diversi ma sempre da donne di una nuova era: Louise, tradendo leggermente le speranze riposte nel suo personaggio, si ritrova sposata ad un uomo che non ama e prigioniera di una vita ben lontana dalle aspirazioni che aveva manifestato mentre le sue cugine, alla ricerca di una nuova autonomia femminile, riusciranno ad andare a vivere a Londra da sole. Nel frattempo, Rachel continua a sopravvivere tra la devozione per i genitori e l’amore “segreto” per Sid, Edward mantiene le sue relazioni clandestine ma si lega sempre più ad una delle sue amanti, Villy si occupa dell’organizzazione e gestione della famiglia dai piccoli agli anziani, Hugh lavora nell’azienda di famiglia e subisce le confidenze del fratello Edward, Zoe (bella sorpresa come personaggio per l’evoluzione positiva) sempre sola si dedica totalmente a  sua figlia. Il vero personaggio emergente, tuttavia, è Archie, amico del disperso Rupert, sarà il perno intorno a cui gravita tutta la famiglia e a cui tutti affidano le loro confidenze.Sempre brava l’autrice che riesce a riprodurre lo stato d’animo del periodo storico attraverso le vite dei personaggi, si respirano ancora le privazioni della guerra ma emerge sempre più forte nei protagonisti la voglia di riscatto e di vivere appieno ogni istante disponibile.

PER PRIMO HANNO UCCISO MIO PADRE.

PER PRIMO HANNO UCCISO MIO PADRE. Loung Hung. Piemme.
17 aprile 1975. Loung Ung, 5 anni, e la sua famiglia fuggono da Phnom Penh.
Il padre, un uomo fermo, coraggioso, amabile, che non smetterà mai di essere una presenza fissa nella vita di Luong, lavora per il governo che è appena stato spodestato dagli Khmer Rossi. Loung è una bambina sveglia, inquisitiva (una caratteristica che per l’età, l’estrazione sociale e l’epoca non è proprio un pregio), non sa darsi pace per quell’esodo scomodo e furtivo, apparentemente senza meta, sino a quando, giunti in campagna dai parenti agricoltori la verità le piomba addosso come una maledizione. Non torneranno mai casa, non devono parlare della loro precedente vita in città (gli Khmer rossi considerano corrotti dall’occidente tutti coloro che hanno lasciato la campagna, solo i contadini sono ritenuti “puri”), vivono sotto mentite spoglie, con la costante paura che qualcuno possa riconoscere loro o il padre.  Quello che Luong ancora non sa è che il colpo di stato ha condannato tutta la Cambogia ad una lenta morte. Un genocidio di quasi due milioni di cambogiani, uccisi dalla fame, dalle malattie, dalle esecuzioni sommarie. Una terra deturpata e fiaccata da un’ideologia folle.
Per quanto risoluta ed accorta, la famiglia di Luong si disintegra. Per prima suo sorella maggiore, inviata in un campo di lavoro, poi suo padre ed infine sua madre e la sorella minore. I suoi fratelli imprigionati e lei stessa destinata ad un campo di addestramento. Una lotta continua contro la fame, la disperazione, il lavaggio del cervello ad opera degli istruttori.
Ci vogliono anni prima che i vietnamiti pongano fine al regime, mesi trascorsi con il fratello  ritrovato, e la di lui moglie, in un campo profughi prima che ai tre venga concesso il visto per gli Stati Uniti.
Ciò che più tocca della narrazione non è certo lo stile, semplice e diretto, bensì la “vista” da basso. La guerra civile, la morte, la fame, vista con gli occhi di una bambina che aveva tutto e si trova inspiegabilmente a non avere niente. Un libro che fa riflettere.