IL TEMPO DELL’ATTESA. La saga dei Cazalet 2.

IL TEMPO DELL’ATTESA. La saga dei Cazalet 2. Elizabeth Jane Howard.Fazi.
Adesso che conosciamo tutti i componenti del clan Cazalet, questo secondo capitolo della saga scorre che è una meraviglia.
La storia si srotola tra il settembre 1939 e l’inverno del 1941, il tempo dell’attesa appunto. Attesa che l’Inghilterra entri definitivamente nel conflitto mondiale, attesa di capire come questo cambierà le loro vite, e una volta percepiti i disagi dei razionamenti dei bombardamenti e della durezza e ineluttabilità di una guerra che non sembra risolversi per il verso giusto, attesa di sapere quando e se le loro vite inizieranno veramente.
Sì perchè il grosso della storia è raccontato dal punto di vista delle tre ragazze: Louise che con caparbietà insegue il suo sogno di diventare attrice, Clary che cerca nel suo noioso quotidiano “La” storia, quella che deve essere raccontata, e Polly sempre più in crisi perchè è armata solo del suo grande cuore ma è l’unica che non ha un vero obiettivo. Ovviamente ci sono anche tutti gli altri componenti della famiglia con i loro sotterfugi, tradimenti, conversioni e grandi dolori e i più piccoli con le loro spassose marachelle. Ci sono dispersi, malattie incurabili e tanto altro.
Uno stile sempre sopraffino, capace di cambiare registro ogni volta che cambia il punto di vista senza mai perdere profondità, l’eco dei grandi eventi della seconda guerra mondiale appena accennati, ma che viene voglia di approfondire, personaggi, anche i più marginali tratteggiati minuziosamente.
Magnifico, forse più del primo.

TESS DEI D’URBERVILLE

tess dei d'urbervilleTESS DEI D’URBERVILLE. Thomas Hardy. Mondadori.
Tess è sempre stata il sostegno della sua numerosa famiglia, un padre alcolista che si trincera dietro ai suoi nobili antenati e una madre in balia degli eventi. Lei è onesta, assennata, timorosa e soprattutto bellissima, e del tutto inesperta del mondo che le gira intorno. E’ facile quindi per Alec, giovane e ricco signorotto di campagna, sedurla. Ma questa tragedia segnerà la sua vita per sempre, perchè Tess non si sentirà più una donna pura e degna di amore, nonostante abbia sempre tentato di vivere secondo coscienza, si schernirà dall’amore di Angel convinta di non meritarlo, salvo poi capitolare di fronte alle sue insistenze, ma il tragico finale è inevitabile nella visione pessimista di Hardy e onestamente lo attendevo con ansia.
Ora, a costo di dover schivare gli strali degli esperti, dirò che non tutti i classici sono belli. Questo è lento e angosciante oltre ogni limite. Tess è uno dei personaggi della letteratura più “sfigati” (mi dispiace ma ci voleva) che abbia mai incontrato, seppure la letteratura dell’800 ne offra un’ampia e variegata gamma, sempre alla mercè di qualcuno, tradita dall’opportunismo della famiglia, dal cinismo di Alec, dal perbenismo e dall’ipocrisia di Angel. Incapace di scrollarsi di dosso paure e colpe che non sono suoi. I discorsi sulla religione e sulla morale cui Hardy teneva tanto poi, vengono sempre e soltanto accennati ma mai approfonditi. Per non parlare delle interminabili passeggiate nella campagna inglese che non sopportavo più, lungaggini inutili. Molto belle invece le descrizioni della vita rurale delle fattorie.
Sto guardando anche la serie BBC che sta trasmettendo LaEffe in questo periodo, è molto fedele, fatta bene e inevitabilmente triste.