IL PRODIGIO

IL PRODIGIO. Emma Donoghue. Neri Pozza.
Siamo a metà ottocento. E’ grazie alla fama e all’autorità della scuola di Florecene Nightingale che ha frequentato l’infermiera Lib Wright, che le viene affidato un incarico molto particolare dal comitato di un piccolo paese irlandese. Vigilare sulla piccola Anna O’Donnell che ha 11 anni e che sostiene di non nutrirsi se non di manna del cielo da almeno 4 mesi. La bambina è in breve diventata famosa e meta di pellegrinaggio in un paese prostrato dalla fame e che “ha bisogno” di miracoli. Lib viene dall’Inghilterra ed è convinta con il suo spirito pratico e razionale di riuscire a smascherare la truffa in un paio di giorni. Non si aspetta certo di trovarsi di fronte a una bambina quieta, gentile educata e ovviamente molto devota che parebbe non nutrirsi veramente. Dopo una settimana però la bambina inizia a deperire velocemente e continua a rifiutare il cibo nonostante le venga spiegato chiaramente che è in pericolo di vita. Lib confrontandosi con un giornalista irlandese che capisce di più quella realtà e che è venuto in paese per scrivere articoli su Anna, cerca di capire il mondo di dolore e i segreti inconfessabili che sono dietro alla decisione della bambina.
Un romanzo splendido con un’ottima ambientazione che tiene alta la tensione e che parla di temi complicati: di superstizione, ignoranza, del ruolo della religione ma sopratutto di adulti pavidi, insensibili e che non si assumono le responsabilità che non possono essere di un animo così innocente e influenzabile come quello di un bambino.
Il parroco, il medico, la madre, l’intero comitato, nessuno è il diavolo o forse lo sono tutti quando non vedono più in Anna una persona ma un mezzo o un grattacapo.

UNO SPLENDIDO ISOLAMENTO

uno splendido isolamentoUNO SPLENDIDO ISOLAMENTO. Edna O’Brien. Feltrinelli.
Acquistato in una bancarella perchè ormai fuori catalogo da un po’, non è sicuramente uno dei romanzi più riusciti della O’Brien ma che dire, secondo me lei vale sempre la pena. Tra l’altro l’ho vista e ascoltata ieri a Mantova, al Festival della Letteratura, ancora a 86 anni sprizza personalità da tutti i pori.
La storia è dovunque. S’infiltra nel terreno, penetra nel sottosuolo. Come la pioggia, o la grandine, o la neve, o il sangue. Una casa ricorda. Una rimessa ricorda. Un popolo riflette. La storia cambia a seconda di chi la racconta.
E questa è la storia di due solitudini che si incontrano, due persone che hanno sofferto forse più di altre, che sono a credito nei confronti della vita. Josie signora anziana che vive isolata nella sua grande casa in mezzo all’immancabile campagna irlandese dopo una vita di umiliazioni con il marito alcolista e violento, e McGreevy soprannominato La bestia un famoso e ricercatissimo terrorista dell’IRA che si nasconde a casa sua ma che in realtà si dimostra rispettoso e sensibile e combatte per quello in cui crede.
Non esistono persone buone o cattive ma solo persone che fanno delle scelte, spesso sbagliate, e ne pagano le conseguenze.
La O’Brien tocca un argomento complicato attraverso l’umanità dei protagonisti, e con la sua prosa toccante e poetica ci dimostra che dietro la storia ci sono sempre e solo degli individui. Molto bello anche il colpo di scena finale che avrei preferito però che fosse maggiormente sviluppato.

 

LUNGO IL FIUME

LUNGO IL FIUMELUNGO IL FIUME. Edna O’Brian. Elliot edizioni.
E’ una grande fortuna che la Elliot si sia messa a tradurre le opera della O’Brian in un crescendo di qualità che ogni volta mi stupisce. Questo romanzo del 1996 è liberamente ispirato a “The X Case” che nel 1992 fece non poco scalpore in Irlanda e in conseguenza del quale venne introdotto un emendamento che sanciva  la libertà di recarsi all’estero per abortire. Ricordiamo che a tutt’oggi in Irlanda l’aborto è illegale, se non in presenza di rischio di vita per la madre da certificarsi ad opera di una commissione di medici, cosa che negli anni ha creato non pochi drammi privati e non solo.
Mary è una ragazzina di 14 anni che vive in un paese della campagna dell’ovest irlandese. Abusata continuamente dal padre, cerca in ogni maniera di fuggire al suo destino prima andando in convento, obbligata a tornare dalla morte della madre fugge di casa cercando riparo nell’anonimato della grande città, viene però trovata e riportata a casa. Alla scoperta della gravidanza tenta il suicidio ma viene fermata da una vicina di casa che decide di aiutarla portandola in Inghilterra per abortire. Scoperta la motivazione del viaggio, alcune solerti e troppo premurose vicine fanno scoppiare il caso denunciando la cosa alla polizia che ingiunge alle due di rientrare in Irlanda. Le tribolazioni della povera Mary non sono certo finite, affidata prima a una lontana parente poi a una famiglia di Dublino attende la sentenza continuamente giudicata da tutti.
La O’Brian scrive un romanzo magistrale, lo stile è poetico ma mai patetico, e questo forse rende il tutto ancora più impietoso. Assistiamo increduli a tutte le violenze che deve subire questa povera ragazzina, prima da parte del padre, poi delle persone in cui aveva creduto che non hanno il coraggio di prendere una posizione netta ma scomoda, delle fanatiche religiose cui viene affidata, dei media e dei giudici e politici. Nessuno mai si pone il problema di capire quale sia il suo bene e come possa aiutarla. Mary è sempre e solo un caso e un problema. Imperdibile.

RAGAZZE NELLA FELICITA’ CONIUGALE

ragazze nella felicità coniugaleRAGAZZE NELLA FELICITA’ CONIUGALE. Edna O’Brien. Elliot.
Terzo e ultimo e della serie delle Ragazze di campagna e a mio avviso forse il più bello. Romanzo per romanzo abbiamo assistito alla crescita e soprattutto alle sconfitte di queste ragazze a cui non sono stati dati gli strumenti emotivi per fare scelte adeguate e che si muovono nel mondo per tentativi, sulla scia di persone che hanno volontà più forti delle loro. Seppur così diverse Kate e Baba condividono lo stesso destino di infelicità e frustrazione coniugale, sempre alla ricerca di qualcos’altro o solo di quel po’ di serenità e soddisfazione che non sembra mai essere alla loro portata. Sono a Londra ormai negli anni ’70, Baba sposatasi per interesse proprio con il prototipo del cafone arricchito irlandese da cui è sempre sfuggita e Kate sposatasi infine con Eugene che non perde occasione per umiliarla. Il romanzo alterna capitoli in terza persona che ci raccontano di Kate a capitoli splendidi raccontati in prima persona da Baba, che ci aprono finalmente uno spiraglio nella personalità del personaggio che fin’ora era stato un vero enigma. L’introspezione è acuta, spietata e senza falsi moralismi. Romanzo tristissimo e bellissimo, ora sì che concordo con le opinioni a dir poco entusiastiche che si leggono di Edna O’Brien.

LA RAGAZZA DAGLI OCCHI VERDI

la ragazza dagli occhi verdiLA RAGAZZA DAGLI OCCHI VERDI. Edna O’Brian. Edizioni E/O.
Ovviamente sull’onda del successo di Ragazze di campagne le case editrici si sono contese le ripubblicazioni del seguito della storia. A E/O è toccato il secondo volume quello in cui Kate e Baba compiono i loro primi passi nella vita adulta a Dublino. Caithleen è insicura e impacciata, ancora una rustica “ragazza di campagna” appunto, sempre in balia dei sensi di colpa e delle paure che la sua educazione cattolica le ha donato in abbondanza ma con la voglia di liberarsene. Proprio queste caratteristiche affascineranno un uomo più grande di lei, straniero appartenente ad un mondo di intellettuali a lei completamente sconosciuto, con il quale andrà a convivere suscitando l’ira e le reazioni anche violente del padre appoggiato da tutti gli abitanti del suo vecchio villaggio. Ma se l’innocenza, la semplicità e la dolcezza di Kate conquistano Eugene, saranno poi anche la causa della loro separazione, in quanto la ragazza è assolutamente incapace di gestire il rapporto. La sfrontata e leggera Baba in questo romanzo rimane un po’ in disparte salvo poi comparire alla fine come salvatrice, portando Kate a Londra verso una nuova vita tutta da conquistare. E’ davvero bello questo secondo episodio, come l’altro “sa di vero” ed è appassionante, suscita empatia e tenerezza seguire le intime lotte di Kate e vedere le sue debolezze. Edna O’Brian rispondendo a una giornalista che aveva definito i suoi personaggi come donne sconfitte e sempre abbandonate, rispose che le sue ragazze erano soprattutto donne disposte a rischiare per trovare la felicità, ma soprattutto pronte a tirarsi su e a rimettersi in gioco ogni volta. Ed è sicuramente per questo che piacciono così tanto.

RAGAZZE DI CAMPAGNA

RAGAZZE DI CAMPAGNA. Edna O’Brian. Elliott Edizioni.
E’ indiscutibilmente uno dei libri dell’estate. Non c’è libreria che non lo esponga o sito che non gli dedichi un invadente pop-up. Nomi altisonanti lo pubblicizzano e la casa editrice si bea giustamente del momento, azzecca la copertina e decide al solito un prezzo un po’ alto, in attesa che l’interesse si esaurisca così da far uscire poi l’edizione economica. Troppe volte ho assistito a operazioni commerciali di questo tipo, ma evidentemente non abbastanza da rimanerne immune. Edna O’brian è unanimamente riconosciuta come una delle scrittrici irlandesi più famose e importanti. I suoi romanzi hanno forti componenti autobiografiche e assieme allo stile curato ma essenziale, arricchiscono le sue storie di quella forza e sentimento che solo le storie vere riescono a dare. Questo è il primo romanzo di una trilogia che racconta la storia di Caithleen e Baba due ragazze vivaci e completamente diverse, nate e cresciute in un piccolo paese nella campagna irlandese degli anni ’50. L’autrice racconta la vita di paese, con i suoi personaggi caratteristici: gli alcolisti violenti come il padre di Caithleen o la famiglia di Baba decisamente più benestante ma non per questo più felice, in un momento storico di trapasso e di messa in discussioni di quei valori cattolici così limitanti.  Poi ci porta nel collegio cattolico di suore dove le ragazze vengono mandate a studiare e da cui si fanno espellere dopo tre anni impossibili, da qui a Dublino dove inizia la loro vera vita, non senza errori e dolori dovuti a scelte che per quanto sbagliate sono le prime che compiono in totale autonomia.
All’uscita del romanzo negli anni ’60 non si sprecarono le critiche e addirittura le manifestazioni contro quella che era una vera e propria testimonianza della vita anche sessuale e dei desideri della nuova generazioni di giovani irlandesi.
In rete ora i lettori o la amano o lo odiano, difficile trovare qualcuno che stia in mezzo, bè allora mi ci metto io, mi è indubbiamente piaciuta molto la storia e quell’Irlanda che io adoro così sapientemente raccontata, ma non molto i personaggi, Caithleen troppo angelica così come Baba troppo spietata. Per quanto riguarda il finale sospeso tanto criticato da tutti, non dimentichiamo che è il primo romanzo di una trilogia, gli altri due in cui si racconta della vita delle ragazze a Dublino e successivamente della loro vita da sposate, sono editi da E/O ma di difficile reperibilità, forse sull’onda del successo di questo, ne usciranno delle riedizioni.

Agnes Browne

cop Agnes Browne: Agnes Browne mamma-I marmocchi di Agnes-Agnes Browne nonna-Agnes Browne ragazza. O'Carroll Brendan. Neri Pozza.
La casa editrice Neri Pozza ha avuto la felicissima idea di raccogliere i quattro romanzi di Brendan O'Carroll in un cofanetto che consiglio a tutti anche come regalo, farà una gran figura per eleganza ma soprattutto per contenuti.
Di AGNES BROWNE MAMMA abbiamo già parlato qui e non ho davvero nulla da aggiungere: http://preferiscoleggere.splinder.com/post/18476475#18476475
 
I MARMOCCHI DI AGNES. I personaggi stavolta sono loro: gli adorati sette figli di Agnes che sono davvero cresciuti. Alle prese con i primi fidanzati e problemi di lavoro, ma con la certezza di avere qualcuno sempre dalla loro parte: sia il balbuziente Simon, che l'insicura Cathy, persino il delinquente Frankie, mentre Mark il fratello grande, che in realtà non è mai stato piccolo, penserà a sostenere l'inossidabile Agnes in ogni momento e riuscirà a farsi strada.
 
AGNES BROWNE NONNA.
I figli di Agnes ormai sono tutti adulti, per lo più sistemati, tanto che Agnes finalmente darà un po' più di spazio al povero Pierre, l'unico uomo che l'abbia mai veramente fatta sentire amata. Mark, Simon e Cathy l'hanno resa nonna e nonostante quel termine proprio ad Agnes non vada giù, le basterà prendere in braccio il suo primo nipote per trovare la sua dimensione. Tutto sarebbe perfetto, nonostante la sua mente non dimentichi mai Frankie il figlio perduto, se non fosse che Dermot con la superficialità che l'ha sempre contraddistinto, ne combina una delle sue, troppo grossa persino per lui. In sette anni di galera tante cose cambiano e i rapporti con la madre, ormai anziana, si guastano rendendola vulnerabile. Questo, dei quattro romanzi, è forse il più commovente e quello con la trama più avvincente.
 
AGNES BROWNE RAGAZZA.
Finalmente conosciamo le origini di Agnes Reddin. Il padre sindacalista da cui ha preso la combattività per lottare sempre, la madre ricca che rinuncia a tutto per lui e che si perde completamente quando lui muore. L'incontrollabile sorella Dolly in riformatorio. Queste sono le cose che hanno reso Agnes la donna forte che è stata. L'incontro a scuola con Marion, l'inseparabile amica, l'inizio del suo amato lavoro al mercato e il matrimonio obbligato con Rosso Browne. La controversa decisione di presentarsi all'altare con il vestito bianco nonostante fosse noto a tutti il suo stato di gravidanza, cosa impossibile per la bigottissima Irlanda del tempo, e la rivelazione finale ne fanno un'altro splendido romanzo.
 
Non saprei veramente quale scegliere come preferito, li trovo tutti perfetti e nell'ordine giusto. Sono divertenti e spassosi ma mai superficiali. I colori e i rumori di Dublino, così come le facce dei personaggi, si stampano nella mente come fossero personaggi veri. Ripercorrendo la vita di una grande piccola donna, umanissima e capace di emanare autentico calore, O'Carroll ripercorre anche la storia di un secolo nella capitale più allegra che abbia mai visitato. I personaggi sono tratteggiati in maniera perfetta, valgono la lettura da soli i soprannomi dei venditori del mercato, le trame sono tutte particolari e mai noiose nonostante il largo utilizzo di inevitabili "buoni sentimenti". 

 

GINGER MAN

GINGER MAN. James P. Donleavy. Ed. Neri Pozza.
gingerman Sebastian Dangerfield è un giovane americano che alla fine della seconda guerra mondiale rimane in Irlanda, l’amata e odiata isola. E’ sposato e ha una figlia piccola, ma ciò non gli impedisce di correre dietro e avere delle storie con tutte le donne in cui si imbatte, è iscritto a legge al Trinity College pro forma visto che nemmeno ci prova a studiare ma la sua unica attività è ubriacarsi con gli amici in tutti i pub di Dublino. La moglie lo lascia e attanagliato dai debiti scappa in Inghilterra con la donna di turno in attesa del fantomatico colpo di fortuna che arriverà ma solo in parte. Un antieroe a tutti gli effetti, ubriacone, bugiardo, scansafatiche, superficiale, no non chiedetemi di affezionarmi a un personaggio simile, ho aspettato invano tutto il libro, che tra l’altro non è corto, un qualche segno di maturazione o di catarsi. Il libro è uscito in varie edizioni, più o meno censurate, negli anni cinquanta, e fece ovviamente e giustamente un grande scalpore, per la sua crudezza e schiettezza e anche un po’ di volgarità. Non è un brutto libro, lo stile non è male e il continuo e repentino passaggio tra la terza e la prima persona ti fa entrare nella storia, ma sicuramente è troppo ripetitivo, troppo uguale a se stesso. Viene considerato un classico moderno insieme a tutto quel filone pessimista postbellico tipo "Viaggio al termine della notte", Hemingway, Kerouac ecc che io proprio non sopporto più; ma inserirlo tra i migliori cento romanzi di lingua inglese della storia mi sembra assolutamente eccessivo, e non solo perché per quanto mi riguarda i primi 20 posti sono occupati da Dickens.