Il miniaturista

copj170.aspIl miniaturista. Burton Jessie. Bompiani.
Petronella Oortman, detta Nella, ha diciotto anni quando sposa un perfetto sconosciuto per lasciare la campagna e iniziare una nuova vita ad Amsterdam. Johannes Brandt, suo marito, è un ricco mercante, conosciuto, stimato e detestato da tutta la comunità.
La nuova casa è oscura, piena di regole e segreti, la cognata Marin è la vera padrona di casa, cinica, fredda e calcolatrice, i domestici poco ossequiosi, e infine Johannes è sempre altrove. In viaggio, in ufficio… mai in camera della moglie che viene perlopiù trattata come una bambola/bambina, al punto che  Johannes stesso le regala una miniatura della loro casa affichè lei possa arredarla man mano. Nella risente della sua chiara condizione di “ospite” eppure contatta un miniaturista di Amsterdam ricevendo poco per volta dei piccoli manufatti che raccontano i fatti di casa Brandt prima che avvengano.
Ahimè, il miniaturista “magico” resta un mistero irrisolto. Anche se alla fine acquisisce un’identità la sua presenza non ha senso, l’intera vicenda avrebbe potuto essere narrata senza questo fantasma da cui, purtroppo, il lettore si aspetta ben più di un nome e una sommaria spiegazione.
Per quanto riguarda i segreti di casa Brandt non sono certo così originali come si potrebbe pensare (relativamente a nessun personaggio), anzi ad essere onesti di novità proprio non se ne vede.
Il finale scontato e deludente ha azzerato del tutto una trama tirata per i capelli, a cui lo stile discreto non riesce da dare una forma.
A differenza della critica entusiasta io lo annovero tra le letture da dimenticare.

In verità è meglio mentire

In-verità-è-meglio-mentireIn verità è meglio mentire. Gier Kerstin. Corbaccio.
In verità era meglio non leggerlo.
Ora non per essere puntigliosa e pretenziona oltre misura, ma dopo Red e Silver, libri che “sanno dove stanno andando”, questo romanzetto stona davvero.
Lo stile e la comicità sono quelli tipici della Gier che conosciamo, sfortunatamente manca tutto il resto: la trama è inesistente e i personaggi sono insulsi.
Carolin è un genio: 158 di quoziente intellettivo, plurilaureata, musicista, maga dei numeri. Non una bellezza, mediamente carina, un po’ stramba ed irrimediabilemnte vedova non ancora trentenne. Il marito Karl, vittima di un infarto, era un uomo più vecchio di lei, professore universitario estimatore di opere d’arte e consulente di svariati musei. Un uomo che aveva saputo amarla per quello che era, un mezzo artista con famiglia benestante e piuttosto odiosa alle spalle. Certo non che Karl fosse un santo… dal momento che, tra le sue tante mancanze in qualità di padre, si era pure sposato la neo-ex-fidanzata del figlio.
Tutta la vicenda, se di vicenda si può parlare, ruota attorno a una fantomatica eredità di cui Carolin nulla sapeva, e che ora deve suo malgrado difendere dall’assedio di odiosi parenti/serpenti, barcamenandosi tra sedute dallo psicologo e appuntamenti in farmacia.
Un libro da lasciare sullo scaffale a prendere la polvere.

IO SONO LA NEVE

copj170.aspIO SONO LA NEVE. Laban Elizabeth. Rizzoli.
Tim è albino, nessuno se lo fila.
I suoi genitori partono per l’Italia, lui parte per frequentare l’ultimo semestre alla Irving, un college piuttosto rinomato.
In aeroporto conosce Vanessa, feeling at first sight.
Anche lei frequenta la Irving e sta con Patrick, che è uno dei piacioni della scuola ed è anche uno stronzo. Putacaso, è anche quello che deve organizzare Il Grande Gioco super segreto che i ragazzi di quarta progettano ogni anno.
Perchè? Perchè non do mai retta alla Donatella?
Il titolo mi piaceva da matti e anche l’idea di Tim, che racconta gli avvenimenti lasciando dei CD in eredità allo studente che avrebbe avuto la sua stanza, non era male. Il tutto permeato da una sorta di suspance che sembra debba condurre chissà a quale tragedia e invece l’unica tragedia è la mancanza di spessore e di scopo.
Mi ricordava Dio Di Illusioni (da molto lontano, tipo il petardo e la stella di neutroni).

STORIA D’INVERNO

storia d'invernoSTORIA D’INVERNO. Mark Helprin. Neri Pozza.
Definito in rete generalmente monumentale e non solo per il numero di pagine (circa 800) questa descrizione mi trova d’accordo in parte, o meglio si lo trovo monumentale e molto ambizioso ma questo non significa che sia bello, tutt’altro. Nella mia lunga, ormai troppo lunga, vita da lettrice sono solo tre i libri che non sono riuscita e terminare, questo è il terzo.  Prima di apprestarmi alla lettura ho cercato ovunque una qualsiasi descrizione un po’ dettagliata della trama e ora ho capito perchè non l’ho  trovata. Troppo facile dire che Peter Lake è un ladro nella New York di fine ottocento che si innamora di una ricca ragazza destinata a morire. Poi subentra l’elemento fantastico, il diavolo, un cavallo simbolico presente nei momenti topici, i personaggi della palude (la parte che più mi è piaciuta), il cattivissimo che forse è mezzo demone, e per non farsi mancare nulla anche i salti temporali ai giorni nostri. Intendiamoci l’autore sa scrivere molto bene, ma a cosa serve se non mette le sue capacità a servizio della storia e dei personaggi ma solo alle infinite e interminabili e pesantissime descrizioni di luoghi e ambienti.  Io credo che le recensioni trovate nascondano in realtà un eccessivo timore reverenziale, anche se le ultime lette mi danno ragione. Insomma masochisti fatevi avanti.
Una nota a parte va per il film uscito quest’inverno con un cast veramente importante. Era possibile fare peggio del libro? Non l’avrei mai creduto e invece sono riusciti!!

TRI – Capitolo primo: La Profezia

41m1iwBmZdL._AA258_PIkin4,BottomRight,-38,22_AA280_SH20_OU29_TRI – Capitolo primo: La Profezia. Lorena Laurenti.
Sarebbe stato bello avere una bella saga fantasy italiana, fatta bene. Seria.
Questo libro (e NON leggerò gli altri) è stato una delusione, dialoghi preconfezionati, personaggi monodimensionali e monotematici, una trama non chiara che non da spunti di riflessione, pathos inesistente, e soprattutto errori grammaticali (non refusi, parlo di errate coniugazioni verbali).
Non aggiungo altro.

Lacrima Nera.

lLacrima Nera. Reika Kell.
La parte migliore di tutto il romanzo è il titolo.
La trama è ripetitiva ed inconcludente (reincarnazione, altra dimensione, demoni… per la serie: se non è zuppa è pan bagnato), il colpi di scena preconfezionati e i dialoghi (come i personaggi stessi) stentati ed inverosimili. Ho faticato a finirlo.
Da dimenticare. Spiacente.

I RACCOGLITORI DI FRAGOLE E ALTRI RACCONTI

copCAN8LGHE I RACCOGLITORI DI FRAGOLE E ALTRI RACCONTI. Dorothy Hewett. Neri Pozza.
Si dice che Dorothy Hewett sia uno dei più importanti scrittori australiani; edita da Neri Pozza con una copertina accattivante non poteva mancare nel mio scaffale. Ho letto i racconti e devo ammettere di averli terminati non senza un certo sforzo.
Fatta eccezione per i raccoglitori di fragole, che da il nome alla raccolta ed offre un tenero scorcio dei delicati rapporti tra bianchi ed indigeni, non ho trovato nessuno spunto interessante né nelle vicende né nello stile. Le narrazioni propongono scenari ristretti di un paese enorme e scarsamente conosciuto, istantanee veloci ed non approfondite che non lasciano nessuna orma impressa nella mente di chi legge.

La baracca dei tristi piaceri

La baracca dei tristi piaceri. Schneider Helga. Salani.
labaraccadeitristipiaceriDopo la pubblicazione del suo primo libro, Sveva, si trova a Berlino (città natale del padre) per una conferenza ed incontra una vecchietta strana, Frau Kiesel, che le racconta gli agghiaccianti soprusi subiti durante l’Olocausto nel bordello di Buchenwald, dove era stata incarcerata per aver avuto una storia d’amore con un pianista mezzo ebreo. Sveva, tristemente a corto di idee per continuare la sua carriera di scrittrice, decide di utilizzare il materiale per scrivere un libro.
Da qui prende forma un testo leggero, un’infarinatura di nozioni ed avvenimenti che si legge in un giorno, al termine del quale si ha la sensazione di essere stati privati di qualcosa. La profondità. Pur trattando un argomento scabroso e poco noto, la narrazione resta distante dal dramma umano, passato e presente. Il personaggio di Sveva è del tutto inespressivo, quasi fastidioso; persino Frau Kiesel, la voce della tragedia, tocca soltanto superficialmente le corde di una insolita faccia dell’olocausto che avrebbe meritato più spazio, più tempo, più spessore.
All’autrice – già nota per la sua continua attività di denuncia – va comunque il merito di aver trattato con una semplicità accessibile a tutti un tema delicato e forse trascurato dalla cronaca storica.

L’innocenza

L’innocenza. Tracy Chevalier . Neri Pozza.
linnocenza Siamo alla fine del settecento, la famiglia Kellaway si è trasferita in città dalla campagna dopo la morte del figlio maggiore.
Le descrizioni nulla aggiungono alla ben nota figura di Londra: intrigante, sporca, ciarlatana, malfamata, ladra, violenta e dura. Le vicende si svolgono perlopiù in Hercules Buildings, una ventina di case ed un paio di pub, dove due ragazzi Jem e Maggie, nonostante le diversità, diventano presto amici. Sullo sfondo, William Blake, poeta e tipografo, al centro di forti polemiche perché simpatizzante con i rivoluzionari francesi.
La trama è talmente scontata che non merita di essere riassunta. I personaggi sono stereotipi facilmente riconoscibili e la figura del poeta/maestro di vita, promessa dalle recensioni, è in realtà appena abbozzata.
Noiosa e superficiale quest’ultima produzione di Tracy Chevalier, un’altra ombra gettata sul successo meritato de La ragazza con l’orecchino di perla.

I PIEDI DELLA CONCUBINA

I PIEDI DELLA CONCUBINA. Harrison Kathryn. Garzanti Libri
ipiedidellaconcubina“La sento la tua disapprovazione” … “Non è una cosa innaturale. Quando avevo la tua età ero critica quanto lo sei tu. È perché sei giovane che ti rifiuti di vedere che ognuno fa del suo meglio… siamo tutti imperfetti. Fragili. Ma uno deve crescere per accettare una tale delusione. Se ammetti che io possa fallire… devi ammettere la possibilità che possa accadere anche a te”.
Questo è l’unico passo del libro degno di nota. Per il resto è un’Odissea di 377 pagine dove spesso, tante sono le tragedie e i personaggi che s’insinuano l’uno nell’altro, il lettore perde di vista anche Ulisse.
Siamo in Cina, Chao-tsing ha appena cinque anni quando la nonna, secondo la tradizione, le fascia i piedi. Si sposa a tredici, diventando la quarta moglie di un ricco uomo, ignorata e maltrattata. Ovviamente fugge, diventando una prostituta di Shanghai, nota per l’abitudine di concedersi soltanto ad uomini occidentali. Sono i suoi piedi deformi che suscitano l’interesse e la passione dell’uomo che la prenderà in moglie, Arthur Cohen. Un giovane australiano, rappresentante della "Società per l’emancipazione dei piedi", poco più che un fallito a carico del ricco cognato padre di due figlie, la più turbolenta delle quali, Alice instaura un rapporto feroce e simbiotico con la misteriosa e turbolenta zia acquisita.