HEIDI

HEIDI. Francesco Muzzopappa. Fazi.
Chiara è una trentacinquenne milanese votata al lavoro piena di insicurezze e paure, la cui vita precipita quando si trova a dover gestire il padre malato di demenza senile che da temuto critico letterario si è trasformato in un anziano convinto di essere il vecchio dell’Alpe, il nonno di Heidi. Chiara tutto il giorno fa audizioni e segnalazioni per i reality più improbabili che ormai sono a tutte le ore nei nostri canali tv, ma il suo nuovo e discusso capo le chiede nuovi format con idee mai sentite, cosa praticamente impossibile.
Se l’idea come a me vi sembra carina, sappiate che è tutto qui. Muzzopappa è un autore che amo e che ho regalato un po’ a tutti certa di fare bella figura, ha un’ironia pungente e originale, cosa che ho trovato a tratti anche qui, ma la trama è talmente inconsistente, ripetitiva e zeppa di clichè da rovinare tutto. L’impressione è che come le estati precedenti abbia voluto marcare il cartellino.

CHE COSA DIRANNO I VICINI

CHE COSA DIRANNO I VICINI. Barbara Vasco. Elliot.
L’antico quartiere Ticinese di Milano è il teatro di questo noir tutto italiano e credetemi sembra di vederlo. In uno dei tanti condomini si incrociano appena le vite degli inquilini: un assicuratore sull’orlo del suicidio, una madre focalizzata sul benessere dei figli incapace di comprendere l’infedeltà del marito, un ricercatore universitario, un supplente in attesa di una cattedra miraggio sempre più lontano, un aspirante scrittore, un aspirante attore e una ragazza che dopo l’ennesima delusione amorosa decide realizzare da sola il sogno di un figlio. Nessuno è più giovane ormai, ed è sicuramente per questo che la precarietà della situazione lavorativa avvelena l’intera loro esistenza e li costringe a ricorrere a bugie, sotterfugi e veri e propri imbrogli per cercare di rimanere a galla.
Mi ha lasciata un po’ così questo romanzo, forse perchè avevo letto recensioni che parlavano di umorismo e ironia che io non ho trovato, anzi ho percepito fino alla fine una patina di malinconia e pessimismo, giustificatissimi per carità.
I personaggi sono caratterizzati bene e lo stile è sicuramente di ottimo livello, i temi poi sono di strettissima attualità e il finale inaspettato, ma andrebbe decisamente sfrondato, sono parecchie le pagine di troppo e qualche trovata veramente divertente, visto che le situazioni grottesche non mancano di sicuro, lo avrebbe trasformato ai miei occhi da un buon romanzo a un ottimo romanzo.

LA BANDA DELLA CULLA

la banda della cullaLA BANDA DELLA CULLA. Francesca Fornario. Einaudi.
A Roma tre coppie molto assortite si incontrano nella sala d’aspetto di una ginecologa, hanno un desiderio in comune ma situazioni quasi agli antipodi. Francesco e Claudia, studenti fuori sede ventenni che si arrabattano ogni giorno per riuscire a pagare la loro squallida stanza in affitto e arrivare a fine mese, che aspettano due gemelli. Giulia e Miguel, lei storica dell’arte che lavora sotto pseudonimo in una rivista di gossip e lui chirurgo argentino che lavora in nero in un ristorante messicano, che non riescono ad avere figli. Camilla e Veronica che stanno inseme da molti anni ormai, hanno un tenore di vita alto ma a cui le leggi italiane non riconosco alcun tipo di diritto men che meno all’adozione. Si conoscono per caso, si comprendono immediatamente laddove ognuno di loro è arrivato al dunque, sono tutti talmente sfiniti e arrabbiati da decidere di aggirare la legge, ma si sa la vita quasi mai è giusta, e mai è conciliante.
Il mio commento a questo primo romanzo della Fornario, giornalista e autrice satirica, è WOW. L’istantanea del nostro paese è agghiacciante nella sua veridicità, ci sarebbe da piangere ma lei è talmente brava e intelligente da saperlo raccontare con un’ironia spassosissima, le preghiere di Giulia a quel dio che lei reputa totalmente inetto ma in cui crede fermamente le ho rilette più di una volta, sono splendide. I temi trattati sono tutti all’ordine del giorno: le leggi assurde che regolano l’immigrazione, quelle inesistenti sull’eterologa e sulle unioni civili, per finire con le condizioni di lavoro da terzo mondo che i giovani laureati e non solo devono accettare. Un inizio sfavillante, un finale decisamente più triste e credibile, del resto questa non è una favola, è solo uno splendido e attualissimo romanzo.

NODI AL PETTINE

nodi al pettineNODI AL PETTINE. Marie Aude Murail. Giunti.
Basta una settimana di stage al salone per acconciature Maitiè Coiffure, un salone nemmeno di quelli alla moda,  per cambiare la vita di Louis, ragazzino timido ed educato decisamente non appassionato di studio. Si trova subito a suo agio e grazie a un indubbio talento si ritaglia il suo spazio sia nel salone che nel cuore dei suoi colleghi problematici. Peccato che il padre, famoso e ambizioso chirurgo, abbia ben altri progetti per lui.
E’ un romanzo che affronta come sempre temi cari ai ragazzi e non solo, i problemi a scuola, la ricerca di autonomia e autostima che spesso i genitori non riconoscono, il difficoltoso ingresso nel mondo del lavoro e la relativa responsabilizzazione.
Chiarisco subito che stiamo parlando dell’autrice che idolatro, qui però devo ammettere che l’ho trovata decisamente sottotono. Personaggi non caratterizzati alla solita maniera, ironia quasi inesistente e una storia in fin dei conti molto comune e anche se fosse una cosa voluta, la Murail ci ha abituato a ben altro.