LETTERE D’AMORE TRADITE

LETTERE D’AMORE TRADITE. Gottfried Keller. Elliot.
Viktor è un commerciante con velleità letterarie sempre rimaste deluse, convinto di avere qualità che non gli sono mai state riconosciute e sposato con una donna bella e paziente, si mette in testa di volerla “elevare” al suo livello attraverso delle lettere che si scambiano mentre lui è fuori per lavoro, nelle quali dovranno entrambi mettere tutto il loro sentimento, e che lui poi spera di raccogliere e di pubblicare. La incita quindi a non lesinare descrizioni appassionate e uno stile altisonante che risulta solo pomposo. Gritli però non si sente all’altezza del compito, lei è una donna pratica e a dire il vero si vergogna spesso del marito che tutto il paese sbeffeggia. Per non scontentarlo però ricorre a un sotterfugio: gira le lettere del marito al giovane professore suo vicino di casa fingendo di averle scritte lei e invia poi le risposte del maestro al marito copiandole.
Un’idea per un romanzo che aveva tutte le carte in regola per essere brillante e infatti la prima lettera di Viktor è un vero spasso, ma poi tutto si ferma qui. Il romanzo prende una piega del tutto diversa, raccontando la conseguente separazione dei coniugi a seguito della scoperta dell’inganno e le loro vite successivamente al fatto. Sviluppo che ho trovato del tutto insignificante. Un vero peccato, da colui che viene considerato uno dei maggiori scrittori svizzeri dell’800 mi aspettavo molto di più.

SCRIVERE E’ UN MESTIERE PERICOLOSO

SCRIVERE E’ UN MESTIERE PERICOLOSO. Alice Basso. Garzanti.
Secondo romanzo della serie della ghostwriter per vocazione e investigatrice all’occasione, più simpatica che ci sia. Vani Sarca (per la descrizione del personaggio leggasi il commento al primo romanzo) stavolta è alle prese con un libro di cucina, lei che si nutre solo di patatine al formaggio birra scura e whisky, deve scrivere le memorie della cuoca storica della famiglia Giay Marin la famosissima casa di moda. La signora però, un’ottuagenaria un po’ confusa inaspettatamente si accolla la colpa dell’omicidio del rampollo di famiglia avvenuto qualche anno prima e già chiuso dopo la confessione del fratello.  Ormai ufficialmente collaboratrice del commissario Berganza, Vani non può ignorare la cosa e cerca di capire perchè questa confessione non le quadra.
Così come nell’altro romanzo anche qui all’impianto giallo (un po’ debole onestamente) fa da cornice la vita di tutti giorni di Vani: le peripezie sentimentali del suo piccolo clone adolescente sua vicina di casa Morgana, il suo ex fidanzato che rincontra con la nuova fiamma, un’intesa inaspettata con il commissario.
Tanta ironia, riflessioni acute, uno stile brioso certo ma lessicalmente curato, svariate citazioni letterarie dalle quali traspare il grande amore per la letteratura di una ragazza che conosce il mestiere. ne fanno una lettura molto piacevole e veloce, leggerò presto il terzo romanzo uscito da poco.

UNA STANZA TUTTA PER SE’

una stanza tutta per seUNA STANZA TUTTA PER SE‘. Virginia Woolf. Guaraldi.
Il famosissimo saggio è tratto dalle due conferenze che la Woolf tenne nel 1929 alle studentesse di Cambridge su “le donne e il romanzo”. Testo fondamentale e acclamato dalle donne di tutto il mondo parte però un po’ a sorpresa da una riflessione molto pratica: 500 sterline l’anno per non dover dipendere da nessuno e non dover pensare al proprio sostentamento e una stanza, come luogo non certo, o non solo, metaforico, dove poter stare in pace e non essere continuamente interrotta dalle incombenze quotidiane. Sembra così poco eppure ancora oggi nel 2015 non credo siano molte le donne che possano vantare una stanza tutta per sè, io ad esempio no!
L’autrice poi nel suo modo tutto particolare, narrando addirittura la storia di un’ipotetica sorella di Shakespeare, ripercorre le difficoltà pratiche e i pregiudizi sociali che le donne hanno sempre dovuto affrontare in un mondo governato dall’incontenibile desiderio di superiorità e predominio dell’altro sesso, consiglia di guardarsi dal farsi prendere dalla rabbia e dalla frustrazione e trovare la propria voce di donna indipendente.
Un lettura indispensabile ma ho sempre trovato lo stile della Woolf a dir poco ostico e pesante, questo saggio non fa eccezione suppur ne condivida pienamente riflessioni e conclusioni.
Davvero bella e curata l’edizione di questa casa editrice minore.

LA SOCIETA’ LETTERARIA DI SELLA DI LEPRE

sella di lepreLA SOCIETA’ LETTERARIA DI SELLA DI LEPRE. Jaaskelainen Pasi Ilmari. Salani.
Ella Milana supplente di lettere e giovane donna alla ricerca di sè stessa, viene accettata come decimo membro della Società Letteraria di Sella di Lepre, un ameno paesino finlandese, fondata decenni prima dalla  idolatrata autrice per ragazzi Laura Lumikko. Un riconoscimento a dir poco prestigioso visto che i membri scelti personalmente dalla Lumikko fin da bambini, sono tutti diventati sotto la sua protezione e guida  famosissimi autori. Ben presto però Ella scoprirà che sono molti i segreti della Società: l’inspiegabile “virus” di cui sembrano essere affetti alcuni volumi della biblioteca, il Gioco rigorosamente segreto e con ferree regole tra le quali è permesso l’uso della violenza, che i membri sono obbligati a giocare tra loro, sparizioni e morti sospette. Le premesse mi hanno subito incuriosita, ma non posso certo concordare con le recensioni entusiastiche che ho letto. Il romanzo è ricco di suspence è verissimo, ma personalmente trovo alquanto fastidiosa tutta questa attesa se poi viene solo parzialmente soddisfatta. Per non parlare dell’elemento surreale, buttato lì ogni tanto a coprire buchi che l’autore non riusciva a riempire diversamente vista la troppa carne messa al fuoco. Non posso dire sia stata una lettura completamente negativa, diversi  gli spunti interessanti in particolare sulla genesi delle storie, bello il finale, ma nel complesso l’ho trovato un romanzo disorganico e incoerente.

LA LIBRERIA DEL BUON ROMANZO

XXXLA LIBRERIA DEL BUON ROMANZO. Laurence Cossé. E/O.
Ovviamente come solito mi sono lasciata abbindolare da titolo e trafiletto descrittivo. Imparerò mai? Una colta e nobile signora incontra un libraio eccentrico e completamente preso dalla letteratura. L'idea li travolge nella sua splendida semplicità: aprire una libreria in piena Parigi dove si vendano solo ed esclusivamente buoni romanzi, dove ci sia solo grande letteratura, indipendentemente dalle edizioni, dai costi e dai tempi. L'inaspettato successo dell'iniziativa però non piace a qualcuno viste le violente aggressioni di cui sono oggetto alcuni componenti del segretissimo comitato di scelta dei romanzi in vendita. Idea, stile e sviluppo non sono niente male, soprattutto nella descrizione delle varie fasi dell'apertura della libreria e della scelta del catalogo e le successive contromosse della concorrenza, a volte però troppo particolareggiate e prolisse. Non ho potuto nemmeno valutare le scelte fatte visto che molti romanzi sono ovviamente francesi e nemmeno tradotti. Per quanto riguarda il taglio giallo credo sia più una trovata pubblicitaria che il vero intento della scrittrice. Insomma si è lasciato leggere ma credo senza dubbio che questo libro non comparirebbe mai tra gli scaffali di Al Buon Romanzo.

Rapporto della visita di Capitan Tempesta in Paradiso

Rapporto della visita di Capitan Tempesta in Paradiso. Mark Twain. Robin.
capitantempestaIn questo racconto lungo pubblicato nel 1909 Mark Twain narra le vicissitudini post mortem del capitano Eli Stormfield, deceduto e “sparato” in Paradiso. La narrazione si presenta immediatamente sarcastica e farsesca e certo non perde vigore, anzi lo acquisisce quando, dopo un lungo viaggio attraverso lo spazio assieme ad altre anime, Eli Stormfield – per amor di precisione, la sua anima – giunge in Paradiso.
Qui la realtà acquisisce i toni di un’assurda commedia, fatta di desideri futili, baratti e riscatti che nulla hanno a che vedere con la condizione divina e tutto hanno in comune con le meschinità umane. Il Paradiso di Twain è una monarchia assoluta, ben lungi dal’immagine di uguaglianza favoleggiata in terra, dove le figure di spicco (antichi profeti, arcangeli ecc.) godono della fama di irraggiungibili stelle del cinema. È il traguardo dello sberleffo, dove l’ultimo dei convertiti, pentitosi ad un soffio dalla morte, non solo finisce tra le celesti nuvole, ma addirittura viene accolto come una celebrità.
Va ricordato che Mark Twain si pregia di aver diffuso il linguaggio colloquiale e di aver gettato le basi per una letteratura tipicamente americana, fino ad allora inesistente. Alcune delle sue opere sono state pubblicate postume perché ritenute non adatte al pubblico della sua epoca, o sfrontate nei confronti della religione per via del chiaro umorismo che colora i suoi scritti.
Pur condividendo ogni critica positiva per quello che è universalmente riconosciuto il fondatore della letteratura americana, devo ammettere che mi aspettavo – del tutto erroneamente visti i tempi in cui scriveva – un sarcasmo più pungente.