LETTERE AD ALICE CHE LEGGE JANE AUSTEN

LETTERE AD ALICE CHE LEGGE JANE AUSTEN PER LA PRIMA VOLTA. Fay Weldon. Bompiani.
Fay Weldon è una scrittrice e saggista inglese considerata femminista e dopo aver letto quest’opera non posso che concordare, anche se il titolo credo sia un po’ fuorviante.
In una serie di lettere alla nipote, che si sta cimentando per la prima volta nella scrittura di un romanzo e si lamenta del fatto che a scuola le fanno leggere libri obsoleti come Jane Austen, l’autrice le da parecchi consigli sull’approccio alla lettura, alla scrittura e a tutto l’iter creativo appunto, prendendo spesso ad esempio le difficoltà oggettive che deve avere avuto la nostra Zia Jane in un’epoca non favorevole e non provenendo da una famiglia facoltosa.
Il vero tema del saggio quindi non è Jane Austen ma ne è lo spunto, alcuni aneddoti e punti di vista sulla sua vita li ho trovati veramente interessanti e nuovi, ma quando affronta il tema della Citta’ dell’Invenzione, dell’ispirazione e della scrittura l’ho trovato un po’ prolisso e saccente, o forse semplicemente a me non interessava quella parte.

NON DITELO ALLO SCRITTORE

NON DITELO ALLO SCRITTORE. Alice Basso. Garzanti.
Brillante. Sagace. Divertente. Scorrevole e possiamo aggiungere anche: appiccicoso come la carta moschicida. Un libro che non riesci a metter giù e continui a leggere fino a quando non ti accorgi che manca poco alla sveglia… quella del mattino. Insomma una lettura che regala personaggi da deficit, di sonno appunto.
Da un lato: la penna. Vani Sarca ed Enrico Fuschi alle prese con una nuova sfida editoriale. Lui direttore della casa editrice Erica, imprenditore impenitente. Lei la ghostwriter che tutti vorremmo essere. Un moderno Cyrano de Bergerac, dark e misantropo, un camaleonte che presta il suo talento ad aspiranti scrittori meno fortunati. “Verrò a trovarvi sul lago” di Ruggero Solimano, calca da due decenni la passerella della letteratura contemporanea, e in occasione del suo ventennale la casa editrice Erica vuole proporre una ristampa, ricca di contenuti inediti. Idea felice ed all’apparenza pure facile, se non fosse che dopo qualche accurata ricerca si scopre che il sempiterno romanzo, nonché cavallo di battaglia delle Edizioni Erica, è un “falso” ossia l’eccelsa produzione di un anonimo ghostwriter. A Vani tocca l’arduo compito di evitare ad Enrico un infarto per discredito, all’anonimo anonimo ghostwriter il linciaggio per eccesso di simpatia, ad un nuovo romanzo di soffocare in un cassetto.
Dall’altro: la spada. Vani Sarca e Romeo Berganza (sulla cui accoppiata vincente non posso assolutamente spendere parole) alle costole di uno spacciatore, un pezzo grosso agli arresti domiciliari. Lui, ormai noto commissario dall’aria stropicciata e di poche parole, ma buone; lei, la consulente della polizia che non vorresti incontrare. Mai.
Alice Basso ci regala – di nuovo, e vale la pena sottolinearlo – un libro ricco di citazioni, forbito e colloquiale, comico ed maturo, che non può mancare nella nostra libreria.

LA FOLLE BIBLIOTECA DI NONNA HULD

nonna huldLA FOLLA BIBLIOTECA DI NONNA HULD. Thorarin Leifsson. Salani.
In un distopico futuro, Albertina di 11 anni non capisce proprio perchè si è dovuta trasferire dalla campagna in città, e per di più a vivere nella famosa Gabbia Dorata, motivo per il quale viene fatta oggetto di scherno e bullismo da parte dei compagni nel nuovo Istituto Cimici. A scuola poi non fa altro che calcolare tassi di interesse e statistiche inutili visto che lettura e scrittura sono bandite da molti anni ormai. Sono tante le cose che la piccola non capisce, dov’è finito suo fratello? E come mai anche i genitori dei suoi compagni sono spariti nel nulla? Ma tornando a casa da scuola Albertina trova l’asettico appartamento rivoluzionato, libri ovunque e una vecchia sconosciuta con strani poteri che si dichiara una sua lontana parente e che tutti conoscono tranne lei.
Era da un po’ che puntavo questo romanzo per ragazzi ma ammetto che mi ha lasciata veramente delusa. Contenuti ce ne sono molti, idee anche, ma tanta la confusione sul finale e i personaggi sono impersonali quasi come la Gabbia Dorata. A mio avviso un libro per ragazzi dovrebbe essere anche avvincente o almeno divertente o sbaglio? In conclusione non trovo un motivo al mondo per leggere questo Leifsson invece che un Rodari o un Dahl, che per nostra fortuna ci hanno lasciato veramente tanto.