INTRIGO A HIGHBURY: o Gli equivoci amorosi di Emma

copINTRIGO A HIGHBURY: o Gli equivoci amorosi di Emma. Carrie Bebris. TEA.
Ecco finalmente il quinto episodio di una delle mie serie preferite, forse LA preferita: le indagini di Mr. e Mrs Darcy. Come di consueto l'autrice riesce a costruire trame, e questa è una delle più riuscite, che fanno incontrare i personaggi dei vari romanzi della Austen. A differenza degli altri però, qui sono i Darcy a entrare per così dire nel romanzo Emma, non viceversa come è stato fino ad ora. Forse perché questo è un romanzo molto amato dagli appassionati o forse perche i personaggi, alcuni indimenticabili, si prestavano particolarmente ad un approfondimento, e ci sono veramente tutti. L'unica piccola pecca è che mancano i consueti dialoghi vivaci e ironici della coppia più amata della letteratura, è tale la portata degli abitanti di Highbury che loro passano un po' in secondo piano.
Al ricevimento per festeggiare le nozze di Jane Fairfax e Frank Churchill, lo zio di quest'ultimo muore in circostanze decisamente strane. Il primo sospettato è ovviamene il nipote suo unico erede, ma quando anche lui è vittima di avvelenamento, Mr. Knightley, da poco marito di Emma e magistrato della contea, non sa più cosa pensare. Si farà quindi aiutare dai Darcy, che passando per caso per quella regione sono vittime a loro volta di una rapina da parte degli zingari che pare siano tornati. Davvero una bellissima trama, credo che per solleticare la vostra curiosità basti accennare al fatto che addirittura Miss Bates, la zitella per eccellenza, trova marito a dispetto delle macchinazioni di Mrs Elton e delle contromacchinazioni di Emma sua nemica giurata.
Ho letto da poco, appositamente, Emma, e sono riuscita a cogliere così tante citazioni e a godere appieno del minuzioso e perfetto lavoro di ricerca e costruzione che riesce a fare l'autrice, che credo che gli altri episodi meritino una seconda rilettura successiva a quella dei corrispondenti Austeniani. Per fortuna nei ringraziamenti la Bebris lascia intendere che ci aspettano altri episodi.

IL PARNASO AMBULANTE

copIL PARNASO AMBULANTE. Christopher Morley. Sellerio.
Elena McGill è una donna pratica e ordinaria che conduce una vita noiosamente tranquilla in una fattoria che gestisce con il fratello, famoso scrittore, nella Nuova Inghilterra a metà del secolo scorso. Quando in un giorno d'autunno vede arrivare uno strano carrozzone guidato da un uomo buffo e sognatore che vende libri proprio lì dove secondo lui sono necessari, cioè nelle campagne, capisce che a 40 anni è la sua ultima occasione per avere una vera avventura.
Questo insolito e breve romanzo è uno dei tanti che parla dell'amore per la lettura e soprattutto del suo potere. E' una lettura gradevolissima e penso che come regalo sia perfetto, non troppo impegnativo ma particolare. Non credo però di concordare con chi in rete lo ritiene quasi un capolavoro. Offro da bere a chi sa, senza barare, cos'è un Parnaso!!
"Signora quando si vende un libro a una persona, non gli si vendono soltanto dodici once di carta con inchiostro e colla, gli si vende un'intera nuova vita. Amore e amicizia e umorismo e navi in mare di notte; c'è tutto il cielo e la terra in un libro, in un vero libro, intendo".

LATTE NERO Storia di una madre che non si sente abbastanza

copCAK6S8Z2LATTE NERO Storia di una madre che non si sente abbastanza. Elif Shafak. Rizzoli.
Il tema non poteva non interessarmi, credo sia capitato a tutte le mamme di non sentirsi abbastanza. Le mamme dei gemelli poi non sono REALMENTE abbastanza. Il fatto che poi avessi già apprezzato quest'autrice ne La Bastarda di Istanbul mi ha ulteriormente invogliata. E' un romanzo autobiografico. L'autrice racconta di come all'inizio di una promettente carriera di scrittrice abbia sentito il suo orologio biologico iniziare a ticchettare e nonostante abbia cercato di ignorarlo e di dedicarsi unicamente alla scrittura, tutte le sue intenzioni siano state spazzate via dall'incontro con il marito. In queste sue decisioni, prese poi disattese, una parte fondamentale l'hanno giocata le sue Pollicine, donne alte dieci centimetri, ovvero i sei aspetti della sua personalità che l'autrice non è mai riuscita ad accettare completamente o quanto meno ad armonizzare in un tutt'uno. Dopo la nascita della prima figlia una grave forma di depressione post-partum l'ha completamente annichilita, fino a toglierle l'unica cosa per la quale fosse vissuta fino a quel momento: scrivere. Non riesco ad avere un'opinione netta su questo romanzo. L'autrice è dotata di uno stile vivido, è acuta, ma ho trovato decisamente troppo grottesco il ricorso alle sei Pollicine così come i dialoghi con il jiin (demone) della depressione. Non mi ha convinto nemmeno il fatto che abbia glissato completamente su alcuni aspetti secondo me fondamentali della maternità e la superficialità con cui ha trattato un tema veramente importante e difficile. Ho adorato invece i capitoli che accompagnano tutta la narrazione, nei quali l'autrice racconta in maniera piacevole ed impeccabile la vita di molte scrittrici famose e non, le loro scelte di vita e il loro modo di vivere la famiglia o di dedicarsi solo alla scrittura. Perché come sottolinea giustamente l'autrice, ancora oggi il ruolo di madre è un ruolo che ci viene affibbiato prima ancora di renderci conto se lo vogliamo davvero. Fare una scelta consapevole è difficile e comunque a volte non basta lo stesso. A proposito non conosco le statistiche ma credo che siano poche le mamme di gemelli che hanno sofferto di depressione post-partum, noi dobbiamo già sopravvivere non abbiamo tempo di pensare!!!

BRAVO, BURRO!

copCA4P4UFQBRAVO, BURRO! John Fante e Rudolph Borchert. Einaudi.
E' una storia per ragazzi veramente carina. La storia di un asinello coraggioso, della sua amicizia con Manuel un bambino che imparerà da lui tanto e che grazie a lui riuscirà a riportare al Patron, uomo generoso e giusto anche con il padre che ha smarrito se stesso da molto tempo ormai, Montana Negra, il toro più ammirato dello stato. Fantastica, inconsueta ed evocativa soprattutto l'ambientazione: un'acienda messicana. Davvero una bella storia ma esagera chi nell'introduzione dice che la mano di Fante anche qui è inconfondibile.

BUUUUU

copBUUUUU. Luigi Garlando con Mario Balotelli. Einaudi.
L'avevo comprato come regalo di natale per mio nipote di 11 anni, mi è bastato sfogliarlo per capire che sicuramente l'avrebbe apprezzato di più tra qualche anno, non molti. A quel punto non mi serviva nemmeno una scusa per leggerlo visto che mi aveva incuriosito da subito per il titolo e per la partecipazione di uno dei calciatori che, da interista doc, non sono riuscita ancora ad inquadrare.
Jack è un ragazzo di 15 anni che vive nella periferia di Milano, a causa di un'anomalia circolatoria è costretto a vivere a testa in giù. Questa sua peculiarità e due genitori adottivi fantastici faranno sì che i suoi amici più fidati siano i tanti stranieri che abitano il quartiere. L'incontro inaspettato con Mario Balotelli rientrato da una trasferta, farà nascere un'improbabile quanto autentica amicizia con il personaggio più chiacchierato e discusso del panorama calcistico italiano. La simpatia tra i due è immediata e sapranno sostenersi a vicenda fino a una mitica partita finale.
Sono rimasta del tutto spiazzata dalla profondità dei temi senza falsi moralismi e soprattutto dallo stile curatissimo e a tratti poetico di questo romanzo, oltre che da una trama vivace e divertente che tocca tutti gli argomenti fondamentali per i ragazzi d'oggi e non solo, non ultimo l'amore. Una storia che a mio avviso non è solo una denuncia contro il razzismo ma soprattutto un inno al valore di ogni tipo di diversità, grazie anche a personaggi toccanti e indimenticabili come il calzolaio Senek.
Una inaspettata e bellissima sorpresa (forse solo per me visto che l'autore, noto giornalista della Gazzetta dello Sport è anche autore della più famosa serie Gol), da regalare a tutti i ragazzini che conoscete, vi garantisco che farete un figurone, non prima però di averlo letto voi stessi.
Per urlare buuu bisogna stringere le labbra a culo di gallina, chi segna un gol invece grida con la bocca spalancata. Un gol costringe all'abbraccio, riunisce la squadra in un organismo solo; un buuu isola un corpo, gli rimprovera la sua colpevole diversità. Tra un buuu e un gol, che è il senso del calcio, la gioia dello sport, corre la lunga strada della civiltà. Ci abbiamo messo millenni per riuscire a spalancare pacificamente la bocca a quel modo, ci basta un attimo di ignoranza per richiuderla. E tornare indietro.

MUGBY JUNCTION

MUGBY JUNCTION. Charles Dickens. Edizioni Studio Tesi.
A casa mia non è Natale se non leggo qualcosa di SUO. Ho scovato in rete questa edizione tutta ingiallita del 1991 e dopo avere constato che i racconti non erano già inseriti in altre raccolte, non me la sono lasciata sfuggire.
Dickens pubblicò questi 4 racconti nel 1866 nell'edizione speciale di Natale del suo giornale. Stiamo parlando dell'ultimo periodo della sua vita (morì dopo solo 5 anni), era già all'apice della carriera, era uno scrittore appagato e acclamato che cercava di sperimentare cose nuove, sfiancandosi nel frattempo in una serie infinita di letture pubbliche, cosa peraltro molto criticata da tutti gli altri autori. I racconti hanno come cornice un'importante stazione ferroviaria e ovviamente il tema principale è la vita legata alla ferrovia. Non mancano nemmeno il fantasma di turno, la disgraziata e altri cliché della letteratura dickensiana.
L'unico commento che riuscirete ad estorcermi è che nonostante la curata e accattivante introduzione sostenga il contrario, questo non è solo uno degli scritti minori, è anche un Dickens decisamente meno brillante. Non posso credere di averlo detto!

I TERRIBILI SEGRETI I MAXWELL SIM

copCADP57V5I TERRIBILI SEGRETI I MAXWELL SIM. Jonathan Coe. Feltrinelli.
Max è un uomo talmente ordinario e comune che difficilmente la gente si accorge di lui. Qualsiasi persona leggermente interessante o con un minimo di personalità lo mette a disagio. A 48 anni moglie e figlia lo lasciano e nonostante la sua vita familiare non fosse certamente idilliaca, la solitudine lo fa cadere in una depressione acuta. Il nuovo incarico di venditore di spazzolini da denti ecocompatibili lo spinge ad un viaggio verso l'estremo nord dell'Inghilterra, ma soprattutto, durante le tappe intermedie per fare visita a persone del suo passato, lo porta a guardarsi veramente dentro per capire a cosa è dovuto il senso di inadeguatezza che ha sempre provato nei confronti di se stesso. Nella scala dei romanzi di Coe, se La pioggia prima che cada è il gradino più basso, questo lo posizionerei tranquillamente appena sotto i migliori, insomma verso la metà alta. Una trama ben congegnata e avvincente, il personaggio principale ben tratteggiato, un po' deboli gli altri, affronta tutti i tempi importanti della nostra epoca: i rapporti umani ormai sempre più virtuali e il rispetto per l'ambiente su tutti. Un po' troppo abusato il tema dell'omosessualità e decisamente forzato il finale, ma insomma ci siamo, se non è proprio tornato il vecchio Coe è sulla strada giusta.

IO E TE

copIO E TE. Niccolò Ammaniti. Einaudi.
Lorenzo non sa perchè ha raccontato alla madre di essere stato invitato a Cortina dai quattro ragazzi più ammirati della scuola, ma quando scopre la madre in bagno a piangere dalla felicità capisce di avere esagerato e non sa come risolvere la situazione. Si organizza quindi per passare una splendida settimana, e per un tipo solitario come lui lo è davvero, nascosto in cantina. L'arrivo di Olivia però, la pressochè sconosciuta sorellastra, farà precitare la situazione e farà crollare il muro invisibile di cui si è circondato.
In rete l'ho visto definito più volte "la classica marchetta di natale" e onestamente non posso non trovarmi d'accordo almeno un po'. Non posso dissentire nemmeno con chi dice che è il solito vecchio tema dell'adolescente problematico di Ammaniti, sono stata proprio io a riconoscere il coraggio di cambiare nell'ultimo romanzo Che la festa cominci, ma cosa volete che vi dica io l'ho letto (in un pomeriggio) davvero volentieri e lui come nessuno, questi adolescenti problematici di oggi inseriti in un'Italia che riconosciamo nostro malgrado fin troppo bene, li tratteggia benissimo.

SOSPETTO E SENTIMENTO e altri

copSOSPETTO E SENTIMENTO o: Lo specchio misterioso. Carrie Bebris. TEA.
La signora Bennet richiama Elizabeth all'ordine e loro malgrado i Darcy devono, purtroppo per loro ma per fortuna nostra, passare l'estate in mezzo al ton londinese in cerca di un marito degno, per Kitty. Harry Dashwood sembra perfetto, e assolutamente ben intenzionato nonostante le rimostranze della madre, ma poco dopo il fidanzamento inizia ad avere comportamenti a dir poco disdicevoli in totale contrasto con il gentiluomo che era sembrato qualche settimana prima.
 
cop2LE OMBRE DI PEMBERLEY o: Il mistero dell'abbazia. Carrie Bebris. TEA.
Elizabeth è finalmente in attesa del primo figlio e la sua totale felicità è bilanciata solo dall'ansia di Darcy, dovuta alla morte della madre subito dopo il parto di Georgiana, l'amata sorella. Dopo aver assunto il medico più in vista ma più odioso di Londra per assisterla, Darcy dovrà preoccuparsi soprattutto di far cadere le pesanti accuse imputategli, furto di gioielli, da un misterioso, ma neanche troppo, nemico. E dovrà farlo il più in fretta possibile visto che fino ad allora rimarrà sotto la tutela dell'amatissima zia Lady Catherine de Bourgh che rischia di far impazzire Elizabeth.
 
cop3L'ENIGMA DI MANSFIELD PARK o: L'affare Crawford.  Carrie Bebris. TEA.
L'inaspettata fuga d'amore di Anne, la sottomessa figlia di Lady Catherine, per sottrarsi a un matrimonio combinato dalla madre e il dovere di difendere l'onore della famiglia, costringono Elizabeth e Darcy a passare a Mansfield Park più tempo del dovuto. Il fatto poi che Mr. Crawford pare abbia più di un'identità e trascorsi di sicuro poco onorevoli complica non poco la faccenda, al resto ci pensa la solita (ma spassosissima) zia Catherine.
 
Questi sono gli ultimi tre episodi (in tutto sono quattro e del primo ho già parlato) della serie delle indagini di Mr. e Mrs. Darcy, la coppia più bella del mondo. Stiamo aspettando con ansia in Italia l'uscita del quinto. Come già detto personaggi del tutto credibili, ambientazioni curate e fatte oggetto di scrupolose ricerche, stile elegante, dialoghi frizzanti e divertenti ne fanno una serie a mio avviso riuscitissima anche per i non cultori della Austen. Tra l'altro di volta in volta la cosa che mi convinceva meno, cioè il ricorso al paranormale, si affievolisce per sparire del tutto nell'ultimo romanzo. Fantastica a mio avviso anche l'idea di intrecciare gli episodi, con personaggi e fatti di alcuni altri romanzi della Austen, cosa peraltro dichiarata direttamente nel titolo. Descrizione di questo tipo "apparve in salotto Fanny Dashwood, una donna magra e d'aspetto fiero, con gli zigomi sporgenti e il mento tanto sollevato dall'orgoglio da minacciare di offrire un panorama sconfinato delle sue narici a chiunque fosse di statura più bassa" e tutto quanto già detto ne fanno a tutti gli effetti una delle mie serie preferite.

GLI OCCHI DELLA SOLITUDINE

Volentieri pubblichiamo la recensione della mitica Sandra Tassi su

PIBGLI OCCHI DELLA SOLITUDINE. Massimiliano Naglia. Pendragon. 
Credo che sia facile commettere un errore, nella lettura di questo romanzo.
Mi riferisco al fatto di essere presi dal morbo, frequente nel lettore, di leggere correndo: correndo dapprima alla pagina seguente, e poi verso la conclusione.
Il libro è di scorrevole lettura, e di fatto lo si affronta dopo che già l’autore ce ne ha presentato la sintesi e il carattere: è la cronaca – non la storia- di un amore. La tentazione di lasciarsi fagocitare dal fluire degli eventi  è fortissima, il lettore che sia attratto dal tema ha anche dalla sua  l’impianto della struttura che l’autore ha dato al romanzo, una sorta di collage di momenti di vita, frammenti in cui solo una cronaca può sbriciolarsi. Il tempo della narrazione, infatti, non è il tempo della storia, così spetta al lettore connettere i tasselli del puzzle.
Anche per questo, ma non solo, la marcia della lettura è la lentezza calviniana.
Senza fretta apriamo il libro.
Leggendo la pagina iniziale del romanzo il lettore può – e deve – immediatamente“aggiustare il tiro” delle proprie aspettative: la cronaca, infatti, inizia oltre. Non credo sia casuale. E questo perché l’esordio pone l’accento sulla poetica dell’autore, con la sua visione della vita e del mondo: risulta chiaro che ci troveremo al cospetto di una scrittura poliedrica, laddove l’orizzonte lirico di Massimiliano Naglia non soccomberà alla necessità di dare un ordine logico ed una consequenzialità ai momenti di vita vissuta di cui intende dar ragione.
Verso la conclusione del romanzo troviamo l’ esplicita conferma: “non è la continuità del tempo a servire da tramite, a fungere da fluido su cui gli oggetti galleggiano, ma è la fittissima rete di connessioni che lega un oggetto, fisso, agli altri, ancora fissi. Il difficile è recuperare l’insieme delle relazioni esistenti fra i ricordi così da renderli conseguentemente ordinati. Un grande aiuto può venire dalla traduzione in immagini, suoni e parole delle emozioni provate”.(pag.104)
La poesia in prosa è, dunque, la vera cifra stilistica dell’autore, quella che impronta, di fatto, il romanzo.
Il linguaggio musicale e onirico della poesia si troverà a duettare abilmente con quello più  referenziale della cronaca.
E qui sovviene ancora il richiamo alla lentezza della lettura, che deve accoppiarsi con il ritmo musicale della pagina. Da sottolineare che è di nuovo l’autore a imporre al suo interlocutore le adeguate soste di riflessione: evidentemente meditati sono gli intercalari che scandiscono le parti del romanzo, poesie di Emily Dickinson e di Marguerite Yourcenar, vere e proprie incursioni nel mondo della grande poesia. Una poesia della solitudine, peraltro, atta a richiamare il leit motiv di Massimiliano Naglia.
A proposito della solitudine, sentimento ancor prima che condizione esistenziale, vorremmo porre l’accento su un’ interessante contraddizione di termini che si coglie nel romanzo nel seguente passo: (…) giacché l’uomo e la donna che si incontrano e si vogliono bene avranno in comune una figlia, la solitudine, e potranno amarla”. (pag.76)  La solitudine, dunque, è figlia di un incontro; e in quanto figlia è anche consegnataria di uno sguardo disilluso nei confronti della realtà, di una realtà fuggevole che si dà sempre nei termini della possibilità, e quindi dell’inquietudine della scelta.  
Esplicito,  ancora una volta, il rapporto tra il narrare e il filosofare, con il richiamo – all’interno del testo –  a Kierkegaard , e ancor prima a  Schopenauer.
Come a dire, dunque, che il linguaggio dell’io si sdoppia tra la poesia dell’incanto e la prosa del disincanto. E’ questa tensione dialettica  che alimenta la necessità  della scrittura come testimonia l’affermazione dello scrittore stesso: “Io scrivevo, scrivevo per me, e per lei, e per il futuro che sarebbe stato, perché ne avvertivo la necessità ed ero sicuro che le parole avessero la forza, se ascoltate, di aprire ogni porta.” (pag.127)
 Affermazione, e certezza, cui segue un’ intensa poesia, Parigi,09/04/89, chenon solo nuovamente sottolinea la correlazione stilistica tra espressione poetica e linguaggio letterario, ma evidenzia la versatilità dell’autore, e senza alcun dubbio la sua propensione per il genere lirico.
La lentezza della lettura – a cui abbiamo, in premessa, perentoriamente richiamato il lettore – è, qui, d’obbligo. E’ come ri-leggere il romanzo in un’altra chiave (l’espressione musicale è certamente pertinente), è come ripassare scene conosciute da una diversa angolazione.
Tant’è che la poesia avrebbe potuto concludere egregiamente il romanzo, se non fosse per l’incisività della lettera di Clementina, vero e proprio controcanto della poesia precedente.
E alle vibranti parole di Clementina, fanno eco i versi di Emily Dickinson.
“E’ dentro al mio fiore che mi sono nascosta, /così che tu, quando quel fiore appassirà dal vaso,/senza saperlo, possa sentire per me – quasi una solitudine.”