BELGRAVIA

BELGRAVIA. Julian Fellowes. Neri Pozza.
La storia ha inizio nel 1815 a Bruxelles nei giorni precedenti la grande battaglia di Waterloo, ed è li che i destini delle famiglie Trenchard e Bellasis si legano indissolubilmente nonostante sia quasi impensabile, visto che la prima è una famiglia di umili origini in piena ascesa grazie all’ingegno, al carattere e al duro lavoro di Jame,s che però ha una vera propria ossessione per la nobiltà, quella di cui fanno parte appunto i Bellasis. E’  dopo ben 25 anni nella nuova Londra del grande sviluppo architettonico che si rincontrano loro malgrado e devono venire a patti con il loro passato.
Non voglio svelare molto di una trama già piuttosto scontata nonostante gli avvenimenti siano molti (ci sono un po’ tutti i clichè dei romanzi ottocenteschi: il matrimonio segreto, il figlio illegittimo, il cattivo che vuole ereditare), l’ambientazione è perfetta ed evocativa, e i personaggi vengono tratteggiati benissimo. Insomma non aspettatevi grandi colpi di scena, si intuisce sempre molto prima ciò che accadrà, eppure il romanzo è scritto talmente bene che scorre senza accorgersene. Certo da cotanto autore mi sarei aspettata un po’ di ironia in più.

MISS CHARITY

MISS CHARITY. Marie-Aude Murail. Giunti.
Marie-Aude Murail è una delle scrittrici contemporanee per ragazzi più apprezzata e conosciuta, oltre che pluripremiata. Dopo Picnic al cimitero e altre  stranezze, fantastica quasi-biografia del mio idolo, (Charles Dickens, per gli unici due al mondo a cui fosse sfuggito) ero curiosa di leggere altro e quale migliore occasione di questo ultimo romanzo uscito, ambientato nella Londra di fine ‘800 che io tanto amo! Bene, ora da ragazza di 41 anni posso dirvi che sono rimasta incantata da questa autrice e da questa storia, che ne ho già comprate parecchie copie da regalare sicura del successo e che non vedo l’ora che crescano le mie figlie per leggerlo con loro (e incidentalmente per dormire qualche ora in più!). Charity Tiddler è figlia unica di un famiglia benestante della Londra del 1870, solitaria e silenziosa suo malgrado, cresciuta da una bambinaia folle, passa le sue giornate nella nursey all’ultimo piano insieme ai suoi animali che non solo le fanno compagnia ma diventano oggetto di vero e proprio studio. Fa esperimenti con le muffe e i funghi, impara Shakespeare a memoria, tutto per far passare le interminabili ore delle sue giornate sempre uguali. Perchè Charity non è particolarmente bella, ma soprattutto non è vanitosa, è intelligente e sensibile ma non appariscente, generosa ma non affettuosa, curiosa e assetata di risposte. Due sono gli incontri che le cambieranno la vita, quello con la sua governante francese e quella con l’istitutore tedesco dei cugini nobili, grande sostenitore della necessità della cultura e dell’indipendenza femminile. Il romanzo è raccontato in prima persona da Charity con ironia e delicatezza, vivremo con lei i primi fallimenti, i pregiudizi di un mondo ancora troppo al maschile, i suoi primi dubbi sul perchè studiare e applicarsi, ci appassioneremo ai suoi problemi amorosi, ci divertiremo insieme alle sue bizzarre conoscenze e godremo finalmente del suo enorme e meritato successo. I tributi agli scrittori ottocenteschi sono innumerevoli, soprattutto per questo credo che sia lettura adatta anche per adulti, coglierli tutti è bellissimo. Oscar Wilde e Bernard Shaw sono poi due personaggi fondamentali e indimenticabili che concorrono al perfetto finale di una storia perfetta. Insomma spero di avervi convinto, è uno di quei romanzi capaci di aggiustarti le giornate nere. Grazie mille Madam Murail, arrivederci Miss Charity è stato un vero onore conoscervi.

LA STORIA DI UNA BOTTEGA

LA STORIA DI UNA BOTTEGA. Amy Levy. Jo March.
Ho aspettato tanto questo secondo lavoro della Jo March e devo ammettere che mai attesa fù meglio compensata. L’edizione è curata, corredata da una splendida copertina e da un’introduzione interessante, a conferma della strada che stanno perseguendo e del traguardo che vogliono raggiungere queste ragazze: essere annoverate tra gli editori di qualità. Ho trovato anche molto chic la scelta dell’autrice, completamente sconosciuta al pubblico italiano ma decisamente più importante in patria, tanto da meritarsi saggi e articoli da parte anche di Oscar Wilde.
Nella Londra di fine ‘800, è un percorso intricato, difficile e pieno di trabocchetti, quello che devono compiere le quattro sorelle Lorimer dopo la morte del padre. Sono rimaste praticamente senza mezzi e non rimane loro che separarsi e vivere della carità di parenti e amici o cercarsi un lavoro da istitutrice, cosa piuttosto usuale per l’epoca. Ma Getrude e Lucy, le più forti e intraprendenti, decidono di lanciarsi in un’impresa, e aprire una bottega di fotografia, sfruttando così le conoscenze acquisite grazie alla passione del padre. “Pensa a tutti gli espedienti meschini a cui le donne, le signore, si sono generalmente abbassate per guadagnarsi da vivere! Ma un’impresa, quant’è diverso! E’ una creatura che progredisce; una creatura in grado di crescere; le esatte caratteristiche di cui il lavoro delle donne è spaventosamente privo“.  Inutile credo sottolineare quanto sia significativa e simbolica la scelta della fotografia.
Qui inizia il loro cammino irto di svariate difficoltà: da quelle pratiche come trovare una casa e uno studio, a quelle più intangibili come convincere parenti e amici della concretezza dell’idea, e guadagnarsi credibilità professionale, oltre che superare alcune convenzioni e spostare il limite del decoro nei comportamenti tenuti, cosa a cui le obbliga l’esercizio della professione, inusuale però per le ragazze dell’epoca.
Tra momenti di frenetico lavoro e di immobilità tipici del commercio, le quattro sorelle, tutte fantastiche e così rappresentative nelle loro peculiarità caratteriali, crescono, perdono molti dei loro vecchi amici ma ne acquistano di nuovi, destinati a rimanere punti fermi nelle loro vite, così come ne sono entrati energicamente.  Non sono tutte rispettabili le loro nuove conoscenze però, ma soprattutto Gertie sa affrontarle con la forza scaturita dalla consapevolezza di essere unica artefice del suo destino. La nostra Gertie, che porta sulle spalle quasi l’intero peso della famiglia, avrà anche momenti molto pesanti di sconforto e allora, per non smentire la sua origine di romanzo ottocentesco, entrerà in scena l’amore.
Questo è il classico romanzo che io definisco “denso”, che racchiude un’infinità di tematiche in poco più di duecento pagine, e lo fa con uno stile elegante e curato, degno dei migliori autori ottocenteschi, ma è un romanzo fondamentale soprattutto perchè riesce a cogliere in maniera perfetta e in tutte le sue sfumature, il percorso di emancipazione femminile iniziato in quegli anni e forse non ancora finito.  “Era una vecchia, vecchia storia la feroce, eppur tacita, ostilità fra queste due persone; un’inevitabile antipatia; una lotta fra genere e genere, fra classe e classe, piuttosto che fra individui: la lotta fra la donna che domanda rispetto, e l’uomo che si rifiuta di concederlo.”

IL SIGNIFICATO DELLA NOTTE

IL SIGNIFICATO DELLA NOTTE. Una confessione. Michael Cox. Ed. Longanesi.
IL SIGNIFICATO DELLA NOTTE
Questa è la prima opera di un giovane scrittore inglese, e quando sono giovani non so perché mi dispiace di più criticarli, per non parlare del fatto che nelle ultime pagine dice che questo è stato il lavoro di tre anni della sua vita. Poi però penso a quei giovani scrittori, di alcuni tra l’altro siamo riusciti a parlare anche noi, che non hanno gli agganci giusti e le cui opere non vengono certamente pubblicizzate come questa, ma che sicuramente ho trovato molto più dotati del sig. Cox. Quindi caro sig. Cox mi dispiace davvero, il mondo è bello perché è vario e in rete i commenti in suo favore si sprecano, cosa per me assolutamente incomprensibile, quindi credo che la sua carriera non ne risentirà assolutamente se dico onestamente quel penso del suo lavoro.
Londra 1854, è la storia di due eterni nemici le cui vite si incontrano e si scontrano fin da ragazzi, finché il cattivissimo della situazione non arriva ad usurpare i beni, l’amore e tutto ciò che spetta al protagonista che scrive in prima persona, la qual cosa giustifica ovviamente il tragico finale. Come potrete notare la storia di per sé non è tra le più originali, e il fatto che già nelle prime 100 pagine si sappiano le parti salienti mi ha fatto pensare che ci fossero molti altri colpi di scena visto che il libro ne aveva altre 550 di pagine. Purtroppo però queste sono servite solo per ribadire con innumerevoli e dettagliati particolari e testimonianze ciò che è chiaro fin da subito. Il fatto che lo stile sia piacevole e l’ambientazione della Londra vittoriana abbastanza accurato non basta certo a giustificare un racconto che se voleva essere in thriller ho trovato lento, pesante e pedante, senza il ritmo che dovrebbe avere un giallo che tra l’altro dovrebbe lasciare almeno qualcosa da scoprire, un po’ di suspense. Si accettano ovviamente scommesse sugli intenti dello scrittore o interpretazioni diverse dalla mia.