L’ACCADEMIA DEL BENE E DEL MALE. UN MONDO SENZA EROI

blogtour-laccademia-del-bene-e-del-male-un-mo-L-cgy0SuL’Accademia del Bene e del Male. Un mondo senza eroi. Chainani Soman. Mondadori.
Da quando Agatha e Sophie sono fuggite dall’Accademia del Bene e del Male sono diventate famose: hanno infranto le regole e vissuto la loro Fiaba, ottenendo il Lieto Fine che desideravano e sono tornate al loro villaggio, alla loro vita. Solo che non si tratta della vita di prima, o di quella che avrebbero voluto avere, o quella che avevano sognato di avere. è la vita reale, quella in cui la loro presenza per un po’ suscita clamore, poi come tutte le cose, finisce inghiottita dalla quotidianità. Il padre di Sophie sta per sposarsi una donna che lei detesta e per quanto si sforzi di essere buona ed angelica i sentimenti positivi stentano a sopravvivere davanti alla prospettiva di un lavoro comune ed una famiglia nuova. Sophie diventa lagnosa ed insopportabile, aggrappata ad una fama che va scemando giorno dopo giorno e Agatha, per un breve istante, si pente di aver scelto un Lieto Fine diverso da quello stabilito dalle consuetudini. Tedros le manca, le manca un principe, e questa minuscola stilla, questo inopportuno momento di debolezza, è abbastanza per la giostra delle favole riparta. A seguito di un attacco magico, cui dal principio nessuno sa darsi una spiegazione, gli Anziani condannano Sophie a morte ed è nuovamente Agatha che si prodiga per salvare l’amica in difficoltà. Dopo una fuga rocambolesca finiscono all’Accademia. Sì. Di nuovo. Solo che questa Accademia del Bene e del Male è diversa. La stessa, ma differente. La scuole del bene e del male sono state sostituite, gli insegnanti soggiogati o scomparsi, le regole cambiate drasticamente ad opera di una direttrice che sembra aver studiato alla scuole per Aguzzini & Sterminatori. Agatha e Sophie vengono accolte in gloria per aver infranto la Regola che prevede di avere una principessa salvata da un principe. Appunto: i Principi sono scomparsi. Sono diventati ribelli e reietti. Le due eroine hanno ampliamente dimostrato che non serve un eroe per conquistare la vittoria, che se proprio una ragazza deve aspettare il bacio del vero amore non è detto che questo arrivo da un ragazzotto inamidato e beneducato.
Sophie è la più entusiasta, nonostante alcune delle nuove regole causino fastidio e sciattezza, l’ambizione ed il fascino della fama la ghermiscono nuovamente assieme al seme del dubbio. La direttrice, che ha una storia alle spalle e parecchi conti in sospeso con la vecchia Accademia, gioca bene le sue carte (e il suo potere magico) inducendo Sophie ed Agatha a sospettare l’una dell’altra. Un gioco facile perché Agatha non si rassegna a quest’altra assurda condizione di eccessi ed angherie, perché per la prima volta vuole qualcosa per sé: Tedros.
Tedros che vive come un rinnegato assieme agli altri principi nella vecchia accademia del Male, ormai in rovina come i suoi occupanti, che tiene nascosto il Narrastorie, e progetta di muovere guerra alle ragazze.
Come si conviene all’età interpretata dai personaggi principali, che rispetto al primo volume sono cresciuti, questo secondo libro è un calderone di dubbi, sospetti ed affetti che vanno e vengono, persone che perdono e si ritrovano, rivelazioni ed indizi che avrebbero potuto essere meglio approfonditi o meglio legati alla vicenda (la questione della direttrice e la figura della mamma di Sophie sono forse le uniche note stonate).
In questo secondo volume Chainani da profondità alla storia: non più l’antagonismo tra Bene e Male, ma la costante e triste alternanza tra avere, volere ed ottenere.
Per quanto mi riguarda le trovate da ricordare sono molte, tra tutte due: il rovesciamento e la nuova interpretazione delle vecchie regole che definivano il ruolo di principesse (belle, indifese, inette), e la strana amicizia che nasce da Tedros e il principe Philip (di cui non posso dire assolutamente nulla).​

IL CIRCO DELLA NOTTE

IL CIRCO DELLA NOTTE. Erin Morgenstern. Rizzoli.
Non ci sono vie di mezzo per questo libro, stando alle critiche o ti piace molto oppure lo detesti. A me è piaciuto, indubbiamente per l’originalità della trama e dell’ambientazione, inoltre ho trovato un il lessico piacevolmente curato e una forma piuttosto colta (senza dimenticare che si tratta di un romanzo d’esordio).
Il Circo della Notte è una storia raccontata, non vissuta. Da ascoltare e non da sentire. Lo stile distaccato, la struttura stessa del romanzo frammentata in capitoli che si rincorrono lungo la linea temporale, tiene il lettore a debita distanza dai personaggi e dalla vicenda, esattamente come accade quando si guarda uno spettacolo al circo.
La trama in due parole: due loschi figuri, accaniti antagonisti senza tempo né coscienza, portano avanti una sfida che dura da decenni. Due diverse scuole di pensiero che insegnano e attuano la magia tradizionalmente conosciuta, si scontrano usando due allievi prescelti, ai quali non vengono date né scelte né spiegazioni, soltanto la formazione necessaria a giocare fino a quando uno dei due non sarà più in grado di andare avanti. I protagonisti, Marco e Celia, sono pedine e giocatori che muovono, e si muovono, su una scacchiera creata ad hoc: un circo bizzarro e splendido, completamente bianco e nero, che apre al pubblico soltanto di notte e si sposta per il mondo senza mai annunciare il proprio arrivo.
Ho apprezzato anche il finale, né lieto né scontato; l’unica incognita che mi resta è come la critica abbia potuto paragonare questo libro a Harry Potter. Non basta la presenza dell’elemento magico ad standardizzare un romanzo. Il Circo della Notte, pur essendo un solo volume, è più complesso sia dal punto di vista strutturale che lessicale.

L’ultimo orco

L’ultimo orco. Silvana De Mari. Salani.
L’ultimo orco, Silvana De Mari Yorsh, "l’ultimo elfo e il più potente" è oramai adulto, ha una famiglia felice ed ha fondato una comunità che sopravvive a stento in un eden che li ha temporaneamente protetti dalla malvagità del Giudice Amministratore. Eppure, nonostante Il Malefico Elfo sia scomparso, le terre della contea di Daligar e Varil non sono al sicuro. Gli orchi sono tornati, forti e feroci come ai tempi di Arduin, e avanzano nel Mondo degli Uomini, ormai in balia della follia del Giudice Amministratore e della mediocrità di coloro che lo servono. Protagonista di questo romanzo è Rankstrail, un personaggio che vediamo crescere e diventare uomo (come fu per Yorsh nel precedente libro). Rankstrail è un bambino che cresce in fretta, provato dalla miseria che lo accomuna agli abitanti della Cerchia Esterna della città di Varil; profughi senza diritti civili, fuggiti dalle terre sfregiate dagli Orchi, che vengono tollerati soltanto in quanto disposti a svolgere i lavori più umili. Diversamente da tanti altri, Rankstrail ha la fortuna di avere una famiglia amorevole che si occupa di lui come meglio può, fino a quando lui stesso non li abbandona per arruolarsi come Mercenario, l’unico mestiere che promette il denaro sufficiente per curare i malanni del padre e riempire lo stomaco dei fratelli.
Rankstrail impara. Incontra numerosi e svariati personaggi che lo modellano, fino a farlo divenire il Capitano. Lungimirante, giusto e feroce condottiero di un manipolo di guerrieri dimenticati dagli Dei e perseguitati dagli uomini. Gli unici che saranno in grado di fermare il devastante incedere degli Orchi, cozzando con quelle comode e diffuse leggende che vedono nel popolo degli Elfi la causa dei mali di un mondo che sta marcendo per conto suo.
Mentre Yorsh era, ed è, descritto con colori chiari e brillanti; Rankstrail è l’eroe cupo e sudicio, senza retaggio, che in un mondo violento si costruisce un’etica ormai misconosciuta.
Già autrice di "L’Ultimo Elfo", Silvana De Mari prosegue la sua personale campagna contro una società succube delle locuste del nostro tempo: invidia, paura, ignoranza, cattiveria e bassezza.
Questo è un libro fantastico che parla di una fame reale. Una fame universale che tocca il corpo e l’anima, scalfendoli per sempre. Fame di cibo, fame di affetto, fame di dignità, bisogni che trasformano gli uomini in Orchi, creature della guerra, capaci soltanto di odiare e gioire del male perché, nati schiavi, non hanno mai conosciuto altro che odio e dolore. Silvana De Mari non solo possiede un ottimo stile, ricco e sicuro, la sua scrittura riesce ad essere al contempo semplice e profonda anche questo secondo libro un po’ più crudo rispetto al primo.
L’ultimo Elfo e L’Ultimo Orco, dovrebbero diventare testi obbligatori nelle scuole medie/superiori per insegnare ai ragazzi quello che gli uomini trascurano continuamente. Il rispetto verso gli altri e verso se stessi.