LA RAGAZZA CHE TOCCAVA IL CIELO

images (1) (1)LA RAGAZZA CHE TOCCAVA IL CIELO. Luca di Fulvio. Bur.
“La vita è semplice. Quando diventa troppo complicata vuol dire che stiamo sbagliando qualcosa. Non scordarlo mai. Se la vita diventa complicata, è perché la stiamo complicando noi. La felicità e il dolore, la disperazione e l’amore. Sono semplici. Non c’è nulla di difficile…”
Romanzo storico e di formazione, piacevole, curato nei dettagli, tuttavia non ai livelli de IL BAMBINO CHE TROVO’ IL SOLE DI NOTTE.
Siamo nel 1500 e l’intera vicenda si snoda attorno al problema della discriminazione antisemita. Non c’è città dove l’ebreo non sia considerato inferiore, traditore, cospiratore, e non sia soggetto a restrizioni che non toccano i cittadini cristiani. L’ebreo è mal visto e persino nella Venezia liberale e viziosa, i traditori di Cristo devono indossare una berretta gialla per essere riconosciuti.
Isacco e Giuditta giungono a Venezia in sordina, con l’inganno, aspirando ad una vita migliore. Isacco è un truffatore di mestiere, medico per caso e successivamente per vocazione; Giuditta una figlia adolescente ed ingenua che lungo la via s’innamora di Mercurio.
Mercurio è un ragazzino in fuga da Roma, dove si presume abbia ucciso un uomo. Orfano ed imbroglione, un attore nato, che ha fatto della sopravvivenza un’arte ammirevole. Vestito da novizio, alle calcagna due personaggi che segneranno il suo cammino: Zolfo e Benedetta. Ragazzi di strada, ladri, trafficoni, abituati a non avere nulla dalla vita.
La storia è quella di un amore tribolato ed ostacolato che finisce davanti al tribunale dell’inquisizione. I personaggi sono tanti, tantissimi, e tutti, ognuno a suo modo, contribuiscono a creare uno spaccato della Venezia del tempo. Un affresco spesso indecente, sporco, ammalato, impietoso e politicamente scorretto che oltre all’antisemitismo immerge le mani nella prostituzione, nella povertà, nel fanatismo religioso. Eppure tra le angherie della vita quotidiana si respira l’odore prettamente umano della rivincita e della speranza. Di Fulvio è un ottimo narratore, mai pedante nemmeno quando obbliga il lettore ad essere testimone di come nasce una nave.

IL BAMBINO CHE TROVO’ IL SOLE DI NOTTE

51FNjTLAscL._SL174_PIsitb-sticker-arrow-dp,TopRight,12,-18_SH30_OU29_AC_US174_IL BAMBINO CHE TROVO’ IL SOLE DI NOTTE. Luca Di Fulvio. Rizzoli.
Uno dei libri più belli letti quest’anno. Ingurgitato in 3 giorni nonostante la lunghezza. Un libro da regalare.
Il principe Marcus II di Saxia si è appena svegliato, la sua balia, cane fedele ed amorevole, lo lava, lo veste accuratamente, mentre il ragazzino (10 anni appena) è su di giri per la prima neve. Con il suo pasticcio di carne in mano si accinge a giocare a nascondino nel cortile del palazzo. Marcus non sa che quello è l’ultimo giorno della sua vita da principe agiato. Non ha la minima idea del perché la bambina cenciosa a cui cede la sua prelibatezza in cambio del silenzio sia così sporca e sfacciata. Marcus non sa e basta. È una pagina bianca su cui nessuno ha ancora scritto nulla di importante, una pagina che quel giorno del 1407 si tinge di sangue. Ode da lontano il rombo degli zoccoli che arrivano al castello di suo padre, dal suo nascondiglio vede i briganti assoldati da Ojsternig trucidare ogni abitante, uomo, donna, bambino. Vede suo padre combattere sino alla fine, sua madre che si uccide con la sorellina ormai morta in braccio. Non sa come, e per molto tempo non saprà nemmeno spiegarsi perché, ma dalle fiamme che hanno devastato la sua casa dopo il massacro, lui è l’unico superstite. Il principe della Rauühnvahl è vivo, sottratto alla morte dalla figlia della levatrice del villaggio, Eloise, la stessa ragazzina che gli aveva estorto il pasticcio di carne.
Nascosto nella casa della levatrice Agnete, Marcus II di Saxia diviene suo malgrado: Mikael. Povero miserabile come tutti gli altri; spacciato per un bambino che lei stessa ha comprato al mercato come un capretto. L’unico modo per mantenerlo in vita è insegnarli a vivere come un contadino, in lotta con la fame, la paura, stroncato dalla fatica e dalle angherie dei più forti. Una vita di stenti e di sacrificio, perché i servi della gleba sono animali da soma, fino a quando qualcuno non insegna loro a ribellarsi.
Potrei spendere fiumi di parole riguardo a questo libro, ma ve le risparmio perché quelle originali sono di gran lunga migliori di qualsiasi ottimo commento un lettore possa fare. Questo è un romanzo di formazione a 360 gradi, come pochi se ne vedono. Tenero e bruciante, crudo e per quanto mi riguarda sempiterno nei suoi insegnamenti, spietati ma comunque venati di un’umanità tagliente. Alcuni personaggi (Agnete ed Eloise su tutti) entreranno sottopelle, nel riso e nel pianto.
Uno stile irreprensibile, una storia indimenticabile.

Hyperversum 3 – Il cavaliere del tempo.

imagesHyperversum 3 – Il cavaliere del tempo. Cecilia Randal. Giunti.
Ian e Daniel sono separati da qualche anno. Tuttavia Daniel si ostina a giocare ad Hyperversum nella speranza di riuscire a “fare un salto” ed incontrare di nuovo Jean/Ian Marc de Ponthieu. Un giorno Daniel riceve una misteriosa e-mail firmata Falco d’Argento, contenente indizi che gli riportano alla mente Ian. Daniel imposta immediatamente una partita di Hyperversum seguendo le indicazioni della e-mail, scoprendo poi che a inviarla è stato un ragazzo canadese di nome Ty Hamilton, che per qualche motivo ha usato il nome di Falco d’Argento solo per attirare il suo interesse.
Di nuovo insieme, di nuovo nel passato, dove Ian è oramai Jean Marc de Ponthieu, feudatario conosciuto e rispettato, marito e padre devoto. È un uomo felice che pur con qualche fatica ha saputo adattarsi ad un’epoca che non gli apparteneva. I due cavalieri si trovano in mezzo alla Crociata Albigese, con un nuovo antagonista: Adolphe de Gant, soprannominato “il corvo”, ufficiale crociato che dopo aver attentato alla vita di Ian senza successo decide di porre di mettere la parola fine alla contesa utilizzando il veleno contro Ian e tutta la sua famiglia. L’intossicazione provoca la morte di alcuni, ma soprattutto induce il conte de Ponthieu ad accusare Ian di stregoneria e bandirlo dal feudo.
Ian, sconvolto dalla perdita e per nulla consolato dalla vendetta che è riuscito a consumare, si ritira nel monastero di St. Michel per espiare quelle che considera le sue colpe. Solo dopo molti mesi di esilio riceverà il perdono di Guillaume e potrà tornare a Chatel-Argent per veder nascere il secondo figlio.

Hyperversum 2 – Il falco e il leone

downloadHyperversum 2 – Il falco e il leone. Cecilia Randal. Giunti.
Nostro tempo. Sono passati due anni. Daniel Freeland e Ian Maayrkas vivono nel presente, Daniel si sta costruendo una vita. Ian sopravvive, trascinando il ricordo di ciò che ha perduto.
Eppure Hyperversum è ancora attivo e i due scoprono che il gioco non solo è attivo ma anche “funzionante” nel loro caso specifico. Tornano quindi nel passato, dove Ian vuole a tutti i costi ricongiungersi con la moglie Isabeau che aspetta un figlio. Hanno confezionato una storia che possa giustificare l’improvvisa scomparsa di Ian/Jean de Ponthieu, quello che non si aspettano è che la loro versione dei fatti diventi vera… scoperti e catturati da un cavaliere inglese, Geoffrey Martewall, appena uscito dalle galere francesi e di ritorno al suo feudo di Dunchester. Martewall ha buoni motivi per detestare di Ian, sospetta che la sua identità sia falsa e soprattutto perché vuole vendicare la morte dell’amico Jerome Derangale.
Il barone di Dunchester, padre di Geoffrey, è un uomo anziano, barone orgoglioso e cavaliere della corona d’Inghilterra ma oppositore del Re Giovanni Senza Terra, l’usurpatore. Il castello di Dunchester viene posto sotto assedio e Ian e Daniel fanno la loro parte per evitare una strage, sprofondando sempre più nella storia alle soglie del trattato conosciuto come la Magna Carta.
Dopo molte peripezie e colpi di fortuna, il Falco d’Argento riuscirà a ricongiungersi con Isabeau per veder nascere il suo primogenito e restare nel passato a vivere come un feudatario.
Il secondo volume della saga è avvincente, più che un romanzo di narrativa fantastica si tratta di un romanzo storico, i nostri beniamini non sono più dei novizi sprovveduti a spasso nel Medioevo, sanno come muoversi nonostante Ian abbia sempre rifiutato di documentarsi a fondo sulla dinastia Ponthieu nel mondo moderno.

Hyperversum

image_bookHYPERVERSUM. Cecilia Randal. Giunti.
Daniel e Ian sono amici fraterni, entrambi appassionati di un videogioco interattivo chiamato Hyperversum. Visore 3D e guanti in fibra ottica permettono ai giocatori di entrare in qualsiasi epoca storica ed organizzare partite in un ambiente storicamente verosimile. Daniel ha organizzato per sé ed alcuni amici (Martin e Jodie, rispettivamente il fratellino tredicenne e la ragazza di Daniel) una nuova avventura ambientata nella Fiandra del 1214, quando l’imprevisto accade. Il gioco smette di essere un gioco e diventa la realtà, lasciando Ian, Daniel, il fratello minore Martin e la sua ragazza Jodie nel medioevo. Sprovveduti e sprovvisti di qualsivoglia aiuto o capacità straordinaria, solitamente fornito da Hyperversum, i quattro si trovano immediatamente di fronte a un mondo fatto di scorrerie e crudeltà, dove il confine tra la morte e la vita è talmente sottile da essere quasi invisibile. Eppure tra loro ci sono i semi del cavalierato, che attecchiscono in Ian e germogliano proprio nel borgo di Cairs.
Trattati da appestati perché stranieri e vagabondi, si imbattono in una ragazza che a differenza di tutti gli altri indica loro la via per un monastero dove possono domandare asilo. Per ricambiare la gentilezza e  inconsapevole delle ripercussioni, Daniel, poco dopo, si intromette per difendere la stessa dalle molestie di un soldato.
È la comparsa dello sceriffo Jerome Derangale, un uomo crudele ed ottuso, arrogante e poco incline a tollerare un pretestuoso affronto alla propria autorità, a dare una svolta alla vicenda condannando Daniel ad essere frustato per insolenza. Ian, il maggiore del gruppo, non sopporta l’idea e prende il posto di Daniel al palo.
L’avventura inizia proprio nelle prigioni di Cairs, nella cella dove Ian, privo di conoscenza, viene sbattuto assieme ai suoi amici ed alla ragazza che ha salvato. A dispetto delle pessime condizioni di Ian l’intero gruppo riesce ad evadere e ricongiungersi al monastero di St. Michel dove la ragazza si rivela essere dama Isabeau de Montmayeur, nobile pupilla del Conte Guillaume di Ponthieu feudatario di Piccardia. Un uomo potente, astuto, intimo amico del re, che per sdebitarsi addice Ian ai suoi famigli. Una scelta che segnerà una svolta. Pur avendo una discreta conoscenza della storia, degli usi e costumi, Ian manca di esperienza e per giustificare la sua comparsa racconta di provenire dal nord della Scozia e di essere naufragato insieme al suo gruppo. Il Conte Guillaume gli affida il compito di disegnare l’albero genealogico dei Ponthieu e poco dopo lo convince ad accompagnare dama Isabeau ed il suo futuro sposo, Jean de Ponthieu fratello cadetto del conte, ad Arras per sciogliere i suoi voti monastici. Si tratta di un matrimonio di convenienza a cui Dama Isabeau ha acconsentito perché unica erede di un feudo molto ambito necessita della protezione di un marito. Ian segretamente innamorato della donna, e ricambiato, farà di tutto per salvarla di nuovo da un intrigo ordito ai danni della famiglia Ponthieu e della corona stessa.
Jean de Ponthieu, traditore e nemico della corona, muore rischiando di infangare il nome di tutta la dinastia e far crollare con essa l’alleanza con la corona di Francia, nel suo dolore e vergogna, Guillaume ricorre ad un escamotage: propone a Ian di prendere il posto del fratello e diventare Jean Marc de Ponthieu. Ian accetta e si trova alla corte francese a dover reggere un’intricata rete di bugie: le sue e quelle di Guillaume. Ian, ora Jean, riceve l’investitura di cavaliere, e si guadagna un soprannome che passerà alla storia: il Falco d’Argento.
Durante un torneo lo sceriffo Derangale, ospite assieme alla sua compagnia inglese, sfida apertamente Ian sollevando l’ira dell’intera corte. Ian vince lo scontro, ma senza riuscire ad uccidere Derangale, tuttavia la sua è una vittoria che va al di là del concepibile, forte delle sue nozione storiche scopre che le armi di Derangale sono di una lega che non dovrebbe ancora esistere e, alle soglie della guerra parte per Tournai ed investigare su un mistero che potrebbe cambiare la storia conosciuta.
E qui mi fermo perché non posso raccontare la fine.
Il primo capitolo della trilogia di Hyperversum è un libro di 800 pagine circa, gli avvenimenti ed i personaggi sono talmente tanti che elencarli tutti sarebbe pedante. Tutta la mia stima all’autrice per aver saputo gestire una storia così complessa in un periodo storico affascinante. Devo ammettere che all’inizio mi sono trovata spiazzata perché la trama somigliava molto al noto film Timeline, tuttavia, col passare delle pagine la vicenda prende forma e corpo, e anche se lo stile è più semplice (meno esperto) di quello utilizzato per la stesura di Seja e Raivo, si denota chiaramente una buona mano, una mano che promette bene e mantiene le sue promesse.

GENS ARCANA

gens arcanaGENS ARCANA. Cecilia Randall. Mondadori.
Come noto, ho già letto Seija e Raivo e li ho amati entrambi, ora dopo Gens Arcana rendo ufficiale che Cecilia Randall è una delle mie scrittrici preferite.
Alla storia di per sé avvincente, originale, curata e storicamente verosimile, l’autrice unisce uno stile “bello”, armonioso, pulito e preciso. Insomma, un libro da leggere, uno di quelli che fa venire voglia del secondo capitolo (vorremmo sapere cosa ne sarà di Manente… così, tanto per dirne una).
È il 1478, nella Firenze governata dai Medici e agognata dai Pazzi, i Nieri sono una famiglia eminente eppure apparentemente ai margini del potere politico. Protetti (ed usati) dalla Santa Sede, i Nieri sono Arcani, depositari dell’antico potere che permette di evocare la  Quinta Essentia, il quinto elemento della Natura, capace di combinarsi con gli altri quattro – Aria, Acqua, Terra e Fuoco – e di governarli. Un potere immenso, in grado di determinare la sorte dell’umanità intera, un segreto gelosamente custodito e tramandato attraverso la linea di sangue.
Valiano de’ Nieri è in fuga da tempo ormai. Diseredato, ha voltato le spalle alla famiglia e agli oneri dinastici per inseguire il sogno di una vita semplice. Un sogno miseramente infranto quando il padre Bonconte muore in circostanze sospette, lasciando il cugino Folco formalmente a capo della famiglia. Folco, ambizioso e senza scrupoli, è un uomo colto e un arcano ben preparato, soprattutto è un uomo di potere stanco di dover dipendere dalla protezione/giogo della Chiesa. Ciò nonostante non può reclamare il titolo di capofamiglia sino a quando l’erede di diritto non gli ha consegnato la Domus e tutti i segreti in essa custoditi, tra cui un manufatto con il quale Folco ha intenzione di ridisegnare la storia dell’umanità.
Per questo i suoi uomini inseguono Valiano come segugi, per questo Folco ha imprigionato il fratello di Valiano, e ha fatto ricorso ad un cacciatore d’eccezione, Manente da Erto (sul quale si dovrebbero spendere fiumi di parole, ma è molto meglio conoscerlo di persona attraverso la penna della sua creatrice).
Le avventure di Valiano e dell’improbabile compagnia che si forma al suo fianco si mescolano sapientemente allo scenario dei vicoli cittadini e delle campagne fiorentine; e al periodo storico che coinvolge la congiura dei Pazzi nel disegno di un Arcano.

LE RIBELLI DI CHALLANT

le ribelli di challantLE RIBELLI DI CHALLANT. Chiara Lossani. Rizzoli.
Siamo nel 1450, l’anno del giubileo che porta nel piccolo e sperduto castello di Villa in Val D’Aosta molti pellegrini e cavalieri tra cui Laurent figlio di un conte francese alla ricerca della verità e Mirò suo fedele e allegro scudiero dalla pelle scura. Dora è una  ragazzina di 13 anni, all’epoca già età da marito, troppo diversa dalle altre dame di corte perchè cerca dentro di sè un luogo che fuori non esiste nel quale sentirsi a suo agio e non doversi nascondere, e aspetta invece con ansia il suo “maestro di bellezza”,  un vecchio amico della madre, un pittore che deve affrescare e abbellire il castello scelto dalla contessa Catherine di Challant come roccaforte per difendersi dalle rappresaglie dei suoi parenti che non accettano che l’erede dei feudi sia una semplice donna. Siamo in pieno medioevo appunto ma il sentore che qualcosa stia iniziando a cambiare c’è già, l’avvento della stampa, e il desiderio delle donne come Dora e Catherine appunto di far sentire la propria voce.
Misteri, tradimenti, figli illegittimi e tresche di castello oltre che i preparativi per la guerra imminente, rendono la narrazione veloce e piacevole anche se questo è un vero e proprio romanzo storico che parte da eventi realmente accaduti e li romanza senza mai stravolgerli e soprattutto con un’attenzione per ambientazioni e particolari quasi maniacale.
Che dire è davvero bello, lo consiglio e stra-consiglio per conoscere meglio un periodo storico un po’ bistrattato che comunque ha il suo fascino o anche solo per discostarsi un  po’ dai soliti urban-fantasy e imparare anche qualcosa. Non vorrei sembrare più anziana di quello che sono in realtà, ma ai miei tempi l’offerta editoriale per ragazzi non era sicuramente così variegata e soprattutto di così alto livello. Veramente i ragazzi d’oggi leggono poco? Non saranno mica matti?!

ALLEGRO MA NON TROPPO

ALLEGRO MA NON TROPPO con LE LEGGI FONDAMENTALI DELLA STUPIDITA’ UMANA. Carlo M. Cipolla. Il Mulino.
allegromanon troppoE’ una piccola pubblicazione, piccola per dimensioni e numero di pagine ma non per contenuti. Due saggi degli anni ’70 che inizialmente vennero pubblicati in edizione ristretta per pochi amici ma che riscossero un tale successo da renderne praticamente obbligatoria la divulgazione. Cipolla spiega "L’umorismo va distinto dall’ironia. Quando si fa dell’ironia si ride degli altri. Quando si fa dell’umorismo si ride con gli altri." Bè proprio lui riesce a fare entrambe le cose in maniera perfetta. Il primo dei due spassosi saggi è una rivisitazione in questa chiave della storia del Medioevo, il secondo è una specie di teoria quasi matematica, addirittura corredata da grafici, sulla stupidità umana. Semplicemente una chicca.

I dodici abati di Challant – Il miracolo di santa Odilia – Gli occhi dell’imperatore

I dodici abati di Challant – Il miracolo di santa Odilia – Gli occhi dell’imperatore. Mancinelli Laura. Einaudi.
idodiciabati Caratterizzati dal medesimo stile delicato e poetico che dona alla narrazione una connotazione remota e a tratti fiabesca, i tre romanzi aprono una finestra su un medioevo sconosciuto e dell’inusuale. La Mancinelli, scrittrice e medievalista, ci offre un affresco storico, autentico ed approfondito, ma soprattutto alternativo, di un’epoca notoriamente conosciuta come buia ed oppressa.
Il primo racconto racconta le avventure degli abitanti del piccolo castello di Challant, dove dodici abati sono stati chiamati per vigilare sul voto di castità che ha permesso al signore di ereditare la proprietà. Ciò che colpisce di questa narrazione è la contrapposizione tra la presenza degli abati, che ispira austerità, e la vita d’ogni giorno fatta di convivio, allegria ed affetti.
Nel secondo, a mio avviso il meglio riuscito, una giovinetta divenuta badessa per tradizione famigliare, trasforma un piccolo ed anonimo convento in un miracolo giornaliero, dove si fondono religione, filosofia e buon senso.
Il terzo narra gli ultimi anni di vita di Federico II di Svevia, un re che ha sacrificato il suo bene migliore per la costruzione di un impero.
In tutti e tre le opere è evidente la critica agli eccessi e a tutti gli aspetti più noti del medioevo, favorendo la raffigurazione di un panorama quotidiano molto umano, fatto di piccole cose e piccoli gesti che fanno breccia nel lettore perché contengono perle di saggezza popolare.