I BAMBINI DEL CREPUSCOLO

9788867157389_i_bambini_del_crepuscoloI bambini del crepuscolo. Torbjørn Øverland Amundsen. Salani.
Un libro ambizioso, in grado di dare continui spunti di riflessione; un’idea davvero originale, toccante ed inquietante. Un grande intreccio, a metà strada fra il thriller e un fantasy moderno.
Arthur morirà domani, il giorno del suo quattordicesimo compleanno, per poi svegliarsi nel nuovo corpo di un neonato da qualche altra parte nel mondo. Da settemila anni questa è la sua vita, non ne ha mai avuta una diversa e come tutti gli altri Bambini (individui che non possono diventare adulti), non ha idea del perchè questo accada ad un esiguo manipolo di essere (421 in tutto). Di reincarnazione in reincarnazione, Arthur accumula nozioni ed esperienze che deposita in una biblioteca segreta a Parigi. Un luogo sicuro, forse l’unico, che tutti i Bambini chiamano “casa”. Va da sé che i Bambini, se potessero diventare adulti, avrebbero tutte le carte in regola per poter governare il mondo. Va da sé che qualcuno di loro non sia del tutto sano di mente. Paolo, infatti, non sogna di crescere e mettere il suo sapere “al servizio” di un’umanità fallace e fallimentare, no, lui il mondo lo vuole distruggere del tutto.
Con sommo disappunto, Arthur non muore il giorno del suo compleanno e viene scelto per fermare Paolo; accompagnato da un brillante studente universitario, che si trova invischiato nella faccenda suo malgrado.
Unico neo: la fine. L’autore forse ha avuto fretta, oppure ha dovuto mettere la parola fine nonostante tutte le domande siano rimaste senza risposta, soprattutto cosa è realmente successo e perché.
Attendiamo il sequel, speriamo arrivi presto. Personalmente mi auguro anche che non sia una trilogia: tre libri del genere sarebbero pesanti da digerire e risulterebbero anche ridondanti, sminuendo un’opera che ha delle ottime qualità.

LA FIGLIA DEL NORD

figlia-del-nordLA FIGLIA DEL NORD. Edith Pattou. Rizzoli.
Il problema di amare una forza della natura è che ti tocca stare a guardare, impotente. Ma è anche vero che ci fai l’abitudine – Neddy.”
Norvegia, sedicesimo secolo, Ebba Rose nasce in un bosco, in anticipo rispetto al tempo prestabilito, ma soprattutto nasce rivolta a nord. Sua madre, Eugenia, una donna orribilmente ignorante ossessionata dalle superstizioni, si rifiuta di ammettere che sua figlia sia nata rivolta a nord e per anni fingerà di aver dato alla luce una bambina mansueta e diligente, avuta guarda caso per compensare la morte improvvisa di una sorella maggiore. La questione dei bambini che nascono rivolti verso un preciso punto cardinale è una caratteristica della famiglia di Eugenia (dove le scaramanzia arriva ad altezze vertiginose), che avuti otto figli li ha chiamati ognuno con l’iniziale del punto cardinale verso cui sono nati. Sfortunatamente Rose (che nessuno chiama Ebba come se in fondo tutti sapessero la bugia sulla sua nascita) è una nordica sotto ogni punto di vista, mai tranquilla, mai ferma, sempre all’avventura e sempre nei guai, coraggiosa e determinata al limite della sensatezza.
Rose ha quindici anni quando un orso bianco parlante propone alla sua famiglia, ormai da tempo in disgrazia, uno scambio: Rose in cambio della guarigione di una delle sue sorelle gravemente ammalata e della buona sorte per tutta la famiglia. Animata da spirito avventuriero, affetto ed una buona dose di rabbia, Rose ovviamente accetta (non spendiamo parole superflue sul comportamento della madre Eugenia) e parte con il misterioso orso verso una destinazione ed un futuro ignoti.
La trama, ricca e succulenta, è condotta in modo magistrale e priva di cadute di tono, scritta con uno stile chiaro e un lessico ricercato e corposo. La Figlia Del Nord è un libro bellissimo, ispirato ad una fiaba norvegese intitolata “A Est del Sole e a Ovest della Luna“, che ha ispirato la storia più nota “La Bella e la Bestia“.
Una storia di ghiaccio e neve, gremita di personaggi che restano impressi nella memoria come sulla carta, dalla crudele regina dei Troll a Neddy il fratello filosofo di Rose.
È un libro di una bellezza singolare, inaspettata poiché si tratta di una favola che favola non è, da regalare cartaceo.

IL VAGABONDO

IL VAGABONDO. Van Dis Adriaan, 2009, Iperborea.
Il_vagabondoNon ha nome il cane, esattamente come la coscienza. Ed esattamente come la coscienza si presenta al suo interlocutore: in modo bizzarro, saltandogli addosso, imbrattando quei vestiti impeccabili con cui si mostra al mondo. Mulder, colto e ricco ozioso parigino, incontra per puro caso il cane che muterà la sua vita per sempre.
Uomo invisibile e per molti versi cieco, Mudler conduce un’esistenza asettica lasciando che la vita altrui gli scivoli accanto, attento a non lasciarci toccare. Il cane, la sua presenza, la sua sconcertante apparizione, il suo passato ignoto ed avventuroso, hanno l’effetto di una deflagrazione. Accompagnato da questo strano quadrupede, frequentatore appassionato di cenciosi vagabondi e rivoltanti mendicanti, Mudler acquista faticosamente la sostanza di un essere umano e la consapevolezza di un mondo a lungo ignorato, quello degli uomini “senza”. Senza tetto, senza documenti, senza denaro, senza diritti.
Il lettore viene piacevolmente portato a spasso per una Parigi preda del fanatismo e dell’intolleranza, una città di ombre ed afflizioni, in mezzo a cui si erge la figura di Padre Bruno come baluardo sgualcito di una fede messa in discussione dallo stesso Mudler.
IL VAGABONDO è un bel libro, consigliato per i contenuti profondi espressi con uno stile disinvolto e leggero.

IL MIGLIOR AMICO DELL’ORSO

IL MIGLIOR AMICO DELL’ORSO. Arto Paasilinna. Iperborea.
ilmiglioramicodellorsoOskari Huuskonen è un pastore protestante, un passionale uomo di pensiero di mezza età, che sta attraversando un periodo di crisi coniugale e religiosa.
In occasione del suo cinquantesimo compleanno i parrocchiani gli regalano un cucciolo d’orso, un modo sbrigativo per liberarsi della palla di pelo che il paese ha ereditato dopo la tragicomica morte della madre. Per Huuskonen l’orso, battezzato Satanasso ed in seguito Satan, è la svolta decisiva. Divorziato e congedato dal vescovo per le posizioni poco ortodosse espresse durante le prediche rituali e negli articoli che pubblica, Huuskonen si dedica anima e corpo all’educazione di Satanasso, che diventa oggetto di studio di un’affascinante etologa.
Terminato il primo letargo, Huuskonen e Satanasso intraprendono un viaggio che li condurrà dal Mar Bianco al Mar nero, dal Mediterraneo alle foreste della Lapponia.
Protagonisti indiscussi di stravaganti avventure, Huuskonen e Satanasso (perfettamente istruito nei lavori domestici e nell’assistere le funzioni religiose) si dedicano allo spettacolo ed al proselitismo, spesso con conseguenze piuttosto brusche per i diversi rappresentanti ecclesiastici in costante conflitto tra loro.
Huuskonen e Satanasso, conoscitori dell’animo umano e indagatori del celeste, vivono in simbiosi. L’orso ha la primaria funzione di mantenere il padrone con i piedi per terra, mentre Huuskonen, nel suo picaresco vagabondare, si occupa d’elevate questioni filosofiche alla ricerca della vita extraterrestre e di un Dio ed una fede più vicini all’uomo che non ai dogmi che separano le popolazioni, piuttosto che unirle.
Paasilinna ha creato un binomio di rara umanità, dove in certi casi l’amico e l’animale si confondono scambiandosi i ruoli. IL MIGLIOR AMICO DELL’ORSO è un libro profondo, caratterizzato dalla ben nota ironia e delicatezza nello stile di Paasilinna. Una lettura che scorre piacevolmente veloce, non perché semplice, bensì perché capace di creare per il lettore un’atmosfera scherzosa ed intima, dove l’autore pone i semi per riflessioni impegnative e necessarie.
Amo Arto Paasilinna, ho apprezzato tutti i suoi libri – alcuni maggiormente di altri, è vero – ma posso in ogni modo affermare che si tratta di un autore tra i miei preferiti.

IL FIGLIO DEL DIO DEL TUONO

IL FIGLIO DEL DIO DEL TUONO. Paasilinna Arto. Iperborea.
IL FIGLIO DEL DIO DEL TUONO
Innanzitutto chiariamo che Paasilinna Arto è uno dei miei scrittori preferiti. Detto questo posso iniziare a tessere le lodi di questo suo libro: un ironico poema epico a proposito della venuta sulla terra di Rutja, il figlio del Dio del Tuono, per riportare in auge il culto, ormai disconosciuto, degli antichi dei in Finlandia. Rutja scambia il suo corpo divino con quello mortale di Sampsa, sfortunato agricoltore-antiquario, ed inizia la sua vita terrena con lo scopo di evangelizzare il popolo finnico.
Il parallelismo tra il nostro Dio ed il suo figliolo è evidente ed anche sottolineato più volte nella narrazione, e se non fosse per la comicità quasi fanciullesca con cui vengono esposti i fatti, alcuni passi potrebbero essere mal interpretati.
Passando attraverso la politica, la religione, la pubblicità, Paasilinna costruisce un racconto divertente e sarcastico che non perde occasione per criticare la società finnica, troppo ricca e troppo appagata dalle moderne comodità per far caso qualsivoglia credenza.

IL MUGNAIO URLANTE

IL MUGNAIO URLANTE. Arto Paasilinna. Guanda.
IL MUGNAIO URLANTE Gunnar Huttunen giunge in uno sperduto villaggio lappone deciso a rimettere in sesto un vecchio mulino. Gunnar, alto con i capelli ispidi ed il volto affilato, è uno straniero e come tale guardato con occhio ostile dai paesani che nella loro grettezza d’animo trovano mille e uno motivi per accusarlo di pazzia e farlo rinchiudere in manicomio. Gunnar è in effetti un tipo insolito affetto da strane manie, come ululare se è infelice oppure imitare gli animali della foresta per far divertire la gente. Tuttavia si tratta di comportamenti innocui, che vengono puntualmente fraintesi sino a quando nella la comunità scoppia una vera e propria caccia all’uomo. Come in tutti i libri di Paasilinna la componente umana raccontata con triste ironia risuona forte e chiara: Gunnar è vittima dell’incomunicabilità e dell’intolleranza, dalla sua diversità germoglia il seme del dubbio e dell’odio. Personalmente non sono del tutto d’accordo con alcune critiche che vedono Paasilinna come uno scrittore “nordico” capace di regalare con sagacia uno spaccato della sua società. Certamente la natura selvaggia, quasi fiabesca, del “suo Nord” è uno sfondo costante nelle sue opere, ma gli argomenti trattati e la psicologia dei personaggi toccano una così vasta gamma di tipologie umane che chiunque ritrova tra le sue pagine qualcosa di famigliare.

L’anno della lepre

L’anno della lepre. Arto Paasilinna. Iperborea.
L'anno della lepre, Arto Paasilinna
È un libro strano e rilassante, di certo capace di far riflettere (perché il protagonista è essenzialmente “un uomo buono”) nonostante la semplicità con cui è scritto. Lo stile è molto differente da quello un po’ pretenzioso e forse irruente cui alcuni famosi scrittori europei ed americani ci hanno abituato. Qui si raccontano le singolari vicende del giornalista Vatanen che, dopo avere investito una lepre con l’automobile infrange la consueta regola del “passa oltre” (quella tipica di chi lascia animali morti o morenti sul ciglio della strada): la cerca, la trova e la cura (già da questo sta simpatico); quindi non si sa bene come sparisce con lei nei boschi della Finlandia. Sempre insieme alla sua lepre, forse la personificazione della sua stessa anima che lo accompagna nel viaggio della vita, Vatanen si trasforma in un vagabondo, un avventuriero improbabile ed incredibilmente umano. Un uomo che lasciata alle spalle la società come la intendiamo di solito si permette il lusso di non avere fretta e soprattutto di non avere una meta precisa.
È un libro che mi è piaciuto da matti, l’ho letto tempo addietro e di quando in quando, nei momenti di “secca” riprendo in mano.