LA GANG DEI SOGNI

imagesLA GANG DEI SOGNI. Luca Di Fulvio. Mondadori.
Cetta ha appena 12 anni quando sua madre simula un incidente che le permetta di fingersi storpia ed evitare le attenzioni del padrone. Siamo nel 1900 ed i contadini sono letteralmente animali da soma. Nonostante l’ingegnoso e crudele trucco che costringe Cetta a camminare come una sciancata, lo stupro arriva comunque e Cetta si ritrova a 14 anni con un figlio, che a differenza della madre, ama molto ed al quale vuole dare un futuro in America.
Cetta ed il suo bambino biondo con gli occhi neri, chiamato Natale eribattezzato ovviamente Christmas, è una storia di una bellezza e di una spietatezza rara. L’America degli emigranti è una chimera che non tarda a mostrare la sua doppia testa: Il Lower East Side di una New York leggendaria per il suo degrado. È l’epoca dei gangsters, delle bande di ragazzini che in strada si preparano ad un futuro di delinquenza e galera. Femmine come Cetta, donne per caso, prostitute per forza, sottomesse per vocazione, eppure capaci di affetti ostinati e duraturi. Christmas è un figlio amato, un cantastorie della miglior specie, uno di quelli che il sogno americano lo vive e lo suda un giorno dopo l’altro. Christmas è il riscatto delle minoranze, su cui nessuno punterebbe un penny, Christmas è il fulcro attorno a cui ruotano tantissimi personaggi, indimenticabili, corposi anche quando solo accennati, un’orchestra sinfonica di vite che si intrecciano, si toccano, si scontrano.
Ho amato La Gang Dei Sogni appena un pochino meno de Il Bambino Che Trovò Il Sole Di Notte (che resta il mio preferito); Luca di Fulvio è un Narratore di quelli che solcano il lettore come un aratro… Non ho altro da aggiungere.

UN AMORE DI FINE SECOLO

un amore di fine secoloUN AMORE DI FINE SECOLO. Viviana Giorgi. Emma Books.
In rete Viviana Giorgi è un’autrice molto seguita accostata spesso a Sophie Kinsella, e avendo io voglia di intrattenimento leggero ho provato, tanto più che l’ambientazione mi sembrava carina.
1898 Camille Brontee ha appena affrontato l’attraversata da Liverpool a New York con grandi aspettative e qualche timore. Camille è una ragazza dell’alta borghesia inglese che ha accettato in maniera affrettata la proposta di matrimonio di un americano per sfuggire a un altro matrimonio a cui il suo patrigno la voleva costringere in Inghilterra. Del giovane americano che la doveva attendere al porto però non c’è traccia e qui inizia la sua avventura. Il nuovo mondo offre molte opportunità anche a una ragazza senza mezzi e parenti, e così con l’aiuto di una coppia dell’alta società newyorkese conosciuta in viaggio, Camille trova lavoro come giornalista presso il Daily, il cui editore è l’affascinante e chiacchierato Frank Releigh.
New York appare splendida e piena di opportunità a Camille, la borsa, il giornalismo, i grattacieli in costruzione, un mondo in evoluzione e pronto ad accoglierla.
Questo romanzo mi è sembrato semplicemente un’occasione persa. Erano tanti gli aspetti che si potevano approfondire ma che invece sono stati solo accennati: i grandi cambiamenti dovuti all’ingresso nel nuovo secolo, la condizione delle donne lavoratrici, e le sostanziali differenze tra vecchio e nuovo mondo.
Ma il punto è che Viviana Giorgi scrive romance, e questo romanzo lo è in tutto, quindi le schermaglie amorose, i fraintendimenti e le riappacificazioni si susseguono in un tedioso e interminabile schema che si ripete per tutto il romanzo, degno quasi di Beautiful. E’ un vero peccato perchè l’autrice ha anche uno stile molto gradevole e la mia impressione è che avrebbe potuto fare molto di più se solo avesse dato un po’ di sostanza alla storia. Ma ovviamente questo è quello che IO avrei voluto leggere, mentre alle sue lettrici sicuramente sta benissimo così.

AMORI E DISAMORI DI NATHANIEL P.

amori e disamoriAMORI E DISAMORI DI NATHANIEL P. Adelle Waldman. Einaudi.
Innanzi tutto questo non è un romanzo d’amore, è un romanzo che parla di amore, o meglio dei complicatissimi rapporti ed equilibri tra i trentenni d’oggi. Nate vive a Brooklyn, figlio di immigrati, studente brillante che dopo anni di gavetta è riuscito a guadagnarsi un posticino nello scenario culturale di New York, scrive articoli per riviste di settore, sta per pubblicare un libro e soprattutto frequenta esclusivamente quel tipo di ambiente, felice di farlo. Il romanzo in realtà non ha una gran trama, è un’analisi spietata e talmente minuziosa da risultare quasi pedante, dei suoi rapporti amorosi, delle personalità dei protagonisti, delle dinamiche che entrano in gioco quando due modi agli antipodi di vivere i rapporti (quello di uomo e donna) devono trovare un punto di equilibrio. E  non crediate sia la solita invettiva all’immaturità maschile, tutt’altro, noi donne non ne usciamo un granchè bene a dire il vero, e quello che più mi ha stupita è che ho riconosciuto e trovato corrette molte analisi. Il registro linguistico è molto alto, insomma un romanzo corposo che non mi aspettavo, pensavo fosse molto più leggero e vivace. Il punto è però che della vita dei trentenni americani negli ambienti intellettuali radical chic di sinistra, me ne può fregare davvero poco, è una realtà troppo lontana dalla mia!
A quanto pareva fra le donne del ventunesimo secolo non ce n’era una che fosse il tipo di donna che vuole (a) un fidanzato e (b) parlare a lungo di cosa non va in una storia, per quanto in realtà voglia (a) un fidanzato e (b) parlare a lungo di cosa non va in una storia.

TUTTE LE RAGAZZE LO SANNO

wolfe_ragazzeTUTTE LE RAGAZZE LO SANNO. Winifred Wolfe. Elliot.
Così come Un matrimonio perfetto anche questo romanzo della Wolfe è ambientato negli anni ’60, epoca di passaggio per eccellenza soprattutto per le donne. Ma se l’altro romanzo era soprattutto una brillante commedia sul matrimonio, questo approfondisce certamente meglio gli inconvenienti a cui doveva far fronte una ragazza alla ricerca di un posto nel mondo un po’ diverso da quello destinatogli dalle donne della generazione precedente. Meg Weehler una ventenne di provincia decide di trasferirsi nella grande mela per mettersi alla prova e per scoprire cosa c’è oltre la confortante vita familiare. Si porta dietro però anche un pesante bagaglio di ingenuità e perbenismo che  se da un lato la mette nei guai parecchie volte, dall’altro la rende assolutamente irresistibile. Meg cambia un po’ di lavori e anche qualche alloggio prima di rendersi conto che quello che vuole (come tutte le donne alla fine) è ancora solo un marito. Attuando quindi le strategie su cui si fondano le ricerche di mercato riuscirà a far innamorare uno dei più ambiti playboy della città, salvo poi accorgersi che non è lui che vuole.  Di romantico come sempre nella commedie rosa dell’epoca c’è ben poco, di comico invece moltissimo, sempre proposto con uno stile assolutamente gradevole e curato. L’ho addirittura preferito a Un matrimonio perfetto, peccato solo per il “politicamente corretto” che trapela da ogni pagina.
Tutti pensano che la parola più rispettata in assoluto sia “mamma”. Ma io non sono d’accordo. La parola più rispettata al mondo è “statistiche”. Perchè? Perchè di fronte alle statistiche non si può discutere, come invece si può fare con la propria madre. E poi mi ero accorta che tutti accettavano le mie cifre, senza mai chiedermi dove me le procuravo. E credetemi le statistiche che Meg sa inventare a suo uso e consumo sono veramente da sbellicarsi!!

STORIA D’INVERNO

storia d'invernoSTORIA D’INVERNO. Mark Helprin. Neri Pozza.
Definito in rete generalmente monumentale e non solo per il numero di pagine (circa 800) questa descrizione mi trova d’accordo in parte, o meglio si lo trovo monumentale e molto ambizioso ma questo non significa che sia bello, tutt’altro. Nella mia lunga, ormai troppo lunga, vita da lettrice sono solo tre i libri che non sono riuscita e terminare, questo è il terzo.  Prima di apprestarmi alla lettura ho cercato ovunque una qualsiasi descrizione un po’ dettagliata della trama e ora ho capito perchè non l’ho  trovata. Troppo facile dire che Peter Lake è un ladro nella New York di fine ottocento che si innamora di una ricca ragazza destinata a morire. Poi subentra l’elemento fantastico, il diavolo, un cavallo simbolico presente nei momenti topici, i personaggi della palude (la parte che più mi è piaciuta), il cattivissimo che forse è mezzo demone, e per non farsi mancare nulla anche i salti temporali ai giorni nostri. Intendiamoci l’autore sa scrivere molto bene, ma a cosa serve se non mette le sue capacità a servizio della storia e dei personaggi ma solo alle infinite e interminabili e pesantissime descrizioni di luoghi e ambienti.  Io credo che le recensioni trovate nascondano in realtà un eccessivo timore reverenziale, anche se le ultime lette mi danno ragione. Insomma masochisti fatevi avanti.
Una nota a parte va per il film uscito quest’inverno con un cast veramente importante. Era possibile fare peggio del libro? Non l’avrei mai creduto e invece sono riusciti!!

LA FORTEZZA DELLA SOLITUDINE

copj13LA FORTEZZA DELLA SOLITUDINE. Jonathan Lethem. Net.
Se vi dico che alla solita domanda su cosa stessi leggendo, in un lapsus freudiano rispondevo "La lentezza della solitudine" ho già detto molto. Hornby ha caldeggiato questo romanzo spendendo aggettivi importanti, è evidente che io e lui ultimamente non siamo sulla stessa lunghezza d'onda. Dylan è l'unico ragazzo bianco che negli anni settanta vive a Brooklyn prima della cosiddetta gentrification. Dalle elementari fino alla fuga verso il college, più lontano possibile, subisce umiliazioni e angherie da parte dei ragazzini neri del quartiere che lo segneranno indelebilmente, nonostante la protezione del suo unico grande amico Mingus, figlio di un noto cantante ormai dimenticato e drogato. La madre di Dylan, una hippie idealista, lo costringe a frequentare le scuole pubbliche, che in quel quartiere sono solo il preludio alla galera, fugge e lo lascia alle cure del padre che passa una vita intera chiuso nel suo studio occupato nel compimento del suo sogno, un film su celluloide dipinto completamente a mano. E' un romanzo fortemente autobiografico che parla dell'America dagli atti '70 ai '90. Tratta temi importanti: i grossi problemi razziali delle grandi città di quegli anni, le droghe, l'importanza della musica, il periodo dei fumetti e dei tag, ma soprattutto è la storia di tante vite incompiute, di potenzialità perse nella difficile crescita di una generazione di mezzo. Lethem sa scrivere non c'è alcun dubbio, ma la pedante e ripetitiva descrizione di tutte le vie del quartiere, l'elenco e il richiamo continuo a canzoni e cantanti dell'epoca, ne fanno un libro poco accessibile per chi come me non ha una grande competenza e interesse a riguardo. Credo comunque che la totale mancanza di una trama, di un filo conduttore che dia senso al resoconto di tante vite e anni importanti e che approfondisca il rapporto dei personaggi tra loro, ne facciano un'opera del tutto in linea con i protagonisti: un'opera incompiuta, nonostante le 550 lunghissime pagine.

TRILOGIA DI NEW YORK

TRILOGIA DI NEW YORK. Paul Auster. Ed. Einaudi.
TRILOGIA DI NEW YORK. Paul Auster
La trilogia è composta di tre brevi romanzi, Città di vetroFantasmiLa stanza chiusa, tre storie simili, storie di alienazione di identità, storie di pedinamenti ai limiti dell’assurdo tutte ovviamente ambientate a New York la città della solitudine, dove perdersi in senso spirituale è all’ordine del giorno. La copertina le definisce tre detective-stories eccentriche e avvincenti, sono abbastanza d’accordo sul primo aggettivo, sul secondo neanche un po’, l’ultimo romanzo raccontato in prima persona ha un po’ di ritmo gli altri due li ho trovati lenti e ripetitivi; per quel poco che capisco io inoltre, ho dei dubbi anche sulla definizione di detective-stories, le storie non si concludono e non sussiste nemmeno un vero e proprio “caso”. E’ inutile, con gli scrittori americani non ho fortuna, e continuano a suscitarmi un po’ di perplessità. Mi ha sollevato trovare in rete anche molti pareri concordi con il mio ma ad onore del vero Auster gode di una grande considerazione di critica ed è uno scrittore affermato e famoso, semplicemente non fa per me.