NEROFUMO E CENERE

NEROFUMO E CENERE. Dan Vyleta. Mondadori.
Vorrei davvero riuscire a produrre un commento degno di contrapporsi a due aggettivi più volte ripetuti in merito a questo libro. Dickensiano e Avventuroso.
Io nutro un profondo rispetto per Dickens (più che altro un rispetto obbligato, viste le strette amicizie che in caso contrario potrebbero salutarmi con un manganello) ma tutto quello che di affine ho trovato con le opere dell’Esimio sono Londra e la sporcizia delle strade. Fine.
Per quanto riguarda il concetto di “avventura” vorrei segnalare che i termini itinerante ed avventuroso non sono sinonimi.
Londra, cupa e sporca, una fucina di corruzione e di industrializzazione, in un’Inghilterra dove il Fumo (fisico prodotto del peccato) rispecchia una società impari, dove gli aristocratici sembrano non produrre Fumo, mentre le classi più povere a riprova della propria condizione d’inferiorità intellettuale e morale, Fumano continuamente.
Thomas Argyle arriva all’illustre collegio ad anno accademico ormai iniziato, viene da una famiglia povera, caduta in disgrazia e macchiata da un’accusa di omicidio. Non ha amici Thomas, per tutto il libro di lui si dice che ha il Fumo dentro, che è un ribelle, una persona pericolosa, fastidiosa… a fare da contrappeso a questo millantato oscuro personaggio c’è l’amico Charlie. In mezzo ai due, immotivatamente contesta: Livia, figlia della donna attorno a cui si sviluppa la vicenda.
Tra Londra e le campagne Inglesi il trio si adopera per dipanare un misterioso intrigo, che durante la narrazione non si fa mancare nulla: triangoli amorosi, fughe notturne, laboratori nascosti, rivoluzionari e polizia segreta, fanatici religiosi e scienziati, assassini drogati e rapimenti.
Un romanzo che è un tour de force di accadimenti, macchinosi sino allo sfinimento, un prolisso guazzabuglio di vicissitudini e comparse che impedisce ai personaggi principali di acquisire spessore. Un finale che avrei evitato.

LA PERFEZIONE NON E’ DI QUESTO MONDO.

LA PERFEZIONE NON E’ DI QUESTO MONDO. Daniela Mattalia. Feltrinelli.
82 anni, professore di filosofia in pensione, Adriano ha perso la moglie all’ospedale delle Molinette, eppure ogni tanto torna tra quelle corsie per scorgere il fantasma di lei che si aggira inquieto.
Gemma, trentenne single, dipendente di un’anonima libreria, che nel fine settimana fa la volontaria in un call center per anziani. Olga, una delle sue interlocutrici, attempata zittella. Fausto, grafico ed esperto di precariato, ed infine Archibald. Il cane.
Libro leggero e scorrevole, dove la leggerezza, l’inconsistenza dei personaggi e della storia la fanno da padrone, si tratta di un romanzo senza lode né infamia (fatta eccezione per il ritrovamento di un fantomatico orecchino) che mette assieme quotidiane solitudini e luoghi comuni.
Il titolo è l’aspetto più accattivante.

VERSO NORD

VERSO NORD. Pia De Jong. Elliot Edizioni.
Andiamo pure verso nord, in Lapponia, in compagnia di una famiglia allo sfascio: figlio incompreso forse prossimo al suicidio, figlia polemica, moglie succube, padre navy seal mancato e vittima della crisi di mezza età con calvizie incipiente. Aggiungiamo un ospite a caso, preso dal mazzo, giusto per far numero, mezzo adolescente, mezzo rambo che ci lascerà senza spiegazioni (perché così fa un uomo in fuga dalla società) prima che il trip sia finito. Una vacanza forzata che si trasforma in un brutto sogno (incubo è un po’ troppo per un romanzo che “ti lascia lì” ad aspettare qualcosa), scomoda e pericolosa. Un viaggio ai confini del mondo che vorrebbe essere di formazione, ma che fatta eccezione per qualche raro movimento di stizza, non dà e non lascia spunti di riflessione.

LA SPIA DEL MARE

LA SPIA DEL MARE. Virginia de Winter. Mondadori.
De-lu-den-te. Ebbene sì, non so scrivere romanzi, però so sillabare.
Peccato per questo romanzo tanto pubblicizzato, perchè l’ambientazione è affascinante (Venezia nel 1741 è la culla dell’arte), ma  la narrazione non regge.
I personaggi sono monodimensionali, poco “spigliati” e poco verosimili. Curato nelle descrizioni, ma pedante come un harmony, il libro non decolla mai davvero, purtroppo, perché pareva che i presupposti ci fossero tutti.
Cordelia Backson è una spia inglese sulle tracce di un gruppo di assassini nella Repubblica di Venezia che si prepara al carnevale. A Venezia ha un padre che detesta e una sorella gemella, molto diversa da lei, dei quali deve vestire i panni, per smascherare un intrigo che prevede il crollo della stessa Serenissima. Assieme ai protagonisti e il loro amore tormentato, fa capolino anche Casanova, il cui personaggio storico si colloca bene tra le pagine.
Per il resto, sono desolata, ma davvero mi aspettavo di meglio e di più.

SOGNI DI MOSTRI E DIVINITÀ

6738960SOGNI DI MOSTRI E DIVINITÀ. Laini Taylor. Fazi Editore.
La saga inaugurata con La Chimera di Praga si conclude con un flop.
Siamo seri: non avrebbe dovuto essere una trilogia. Il terzo volume è talmente tirato per i capelli che fa male alla cute, non c’è paragone rispetto ai suoi predecessori (libri e racconti brevi), che ho amato e caldamente consigliato alle mie “compagne di lettura”.
Karou e Akiva continuano la danza degli sguardi, attorniati da un nuovo popolo: angeli e chimere alleati contro l’imperatore, che ha trovato un modo per portare il suo esercito da Eretz alla Terra con il proposito di appropriarsi delle armi terrestri e sterminare i popoli che ancora gli si oppongono. Il loro arrivo a Roma è strategico: i serafini sono belli, sono l’esercito del bene venuto a combattere il male rappresentato da quegli esseri antropomorfi chiamati chimere.
La convivenza tra angeli e chimere è ardua, difficile sedare secoli di odio debitamente alimentato; eppure la sopravvivenza può tutto.
Sfortunatamente tra i personaggi ormai noti s’incunea una figura di troppo: l’angelo perduto, una creatura soprannaturale sopravvissuta per caso, venuta da chissà dove, della quale non faccio altra menzione, perché rappresenta di per sé un espediente artificioso, confusionario che mal si assesta nella storia, per dare un finale.
Troppa carme al fuoco cuoce male.

Dentro c’è una strada per Parigi

imagesDentro c’è una strada per Parigi. Novita Amadei. Neri Pozza.
La copertina mi ha fregato.
Parigi. Adele ha ottant’anni. Cammina quieta per le strade del suo quartiere dove i negozi degli artigiani hanno lasciato spazio a gallerie d’arte e altre stranezze contemporanee che man mano hanno trasformato la città davanti ai suoi occhi. Suo figlio Sébastien vive a Londra, non si fa mai sentire, anch’egli preso dalla frenesia metropolitana e vittima di un distacco affettivo che si è consolidato nel tempo.
Martha vive con la figlia Eline nello stesso stabile. Ex moglie ed ex agente immobiliare, Martha è il risultato dato dalla somma di Divorzio e Disoccupazione.
Tre generazioni al femminile si incontrano per caso, costruendo dal nulla quei legami affettivi necessari a trovare uno spazio emotivo accogliente, vivibile.
Una lettura che non da nulla di speciale al lettore. Si legge. Un romanzo da ombrellone.

Winston, Un Gatto In Missione Segreta

Scheunemann_Winston, un gatto in missione segreta_KIDS FK.inddWinston, Un Gatto In Missione Segreta. Scheunemann Frauke. Feltrinelli.
Premessa: età di lettura, 8 anni.
Winston Churchill è un gatto da appartamento, British a pelo corto, servito, riverito dalla governante Olga e coccolato dal suo padrone, il professor Werner. Quando Olga si sposa e lascia la casa è sua sorella Anna a prenderne il posto. Una madre single, con una figlia adolescente (Kira), e qualche problema interpersonale che arriva a suscitare l’interesse della polizia. Per Winston lo shock del cambiamento è acuto, ma mai quanto ciò che accade tra lui e Kira durante un temporale.
Una storia d’amicizia semplice, buffa a volte e piuttosto trita aggiungerei (ma io non ho 8 anni, quindi non faccio testo).

Half Bad

half-bad-green-rizzoliHalf Bad. Sally Green. Rizzoli.
Figlio di una maga Bianca e dell’Oscuro più terribile mai esistito, Nathan è segnato dalla nascita. Mezzo Bianco forse, ma soprattutto Mezzo Nero, perché anche se non la vediamo la magia esiste, ed è spaccata da una guerra che va avanti da millenni tra Maghi Bianchi e Maghi Neri. Appartenere ad un fazione o all’altra definisce tutta l’esistenza di un Mago: indica i Nemici, gli Amici, il modo di vivere.
Nathan è l’unico Mezzo Bianco e Mezzo Nero, il Consiglio dei Bianchi gli permette di crescere ella casa della nonna materna assieme ai suoi fratelli. Arran, Deborah e la maggiore, l’aguzzina Jessica che per tutta la vita non farà altro che vessarlo, minacciarlo e torturarlo come meglio può.
Nathan non è cattivo e non è buono, è una persona normale che ogni giorno, in ogni azione, ondeggia tra una condizione e l’altra. Eppure la società non gli permette di vivere. Il Consiglio, che probabilmente vuole usarlo per catturare il padre, limita i suoi movimenti ed annulla i suoi diritti fino a rinchiuderlo in una gabbia con il solo scopo di annichilire la sua volontà e sfruttare il suo potere.
Uno stile asciutto e diretto da forma ad una storia che a mio avviso non ha nulla a che vedere con il fantomatico Harry Potter a cui è stata associata. Le atmosfere sono cupe, l’astio e la cattiveria ininterrotti e non hanno nulla di fiabesco o comico, le manifestazioni affettive talmente sporadiche che si potrebbero contare sulle dita di una mano, o forse di due.
Le premesse c’erano, ma la storia cade e non so dire dove di preciso. Si tratta di un libro che non lascia niente al lettore, non la voglia di leggere il secondo volume, almeno per quanto mi riguarda.

Lo straordinario mondo di Ava Lavender

avaLo straordinario mondo di Ava Lavender. Leslye Walton. Sperling & Kupfer.
276 pagine e non ho capito come è finito. So che non è un buon incip ma purtroppo è esattamente quanto è accaduto.
L’inizio è promettente e curioso, una carrellata di personaggi un po’ strambi che emigrano in America e sgomitando tra miserie e disgrazie si costruiscono una vita. Sfortunatamente, l’evento clou della vicenda (la nascita di una bambina alata, Ava) non arricchisce una storia che si trascina, satura di amori infelici e malintesi. Ava vive segregata in casa con il gemello Henry (affetto da mutismo selettivo), fino al tragico epilogo, che lascia molti punti interrogativi.
Lo stile della narrazione è curato e suggestivo, peccato non sia supportato da una storia “che regge”.

Il miniaturista

copj170.aspIl miniaturista. Burton Jessie. Bompiani.
Petronella Oortman, detta Nella, ha diciotto anni quando sposa un perfetto sconosciuto per lasciare la campagna e iniziare una nuova vita ad Amsterdam. Johannes Brandt, suo marito, è un ricco mercante, conosciuto, stimato e detestato da tutta la comunità.
La nuova casa è oscura, piena di regole e segreti, la cognata Marin è la vera padrona di casa, cinica, fredda e calcolatrice, i domestici poco ossequiosi, e infine Johannes è sempre altrove. In viaggio, in ufficio… mai in camera della moglie che viene perlopiù trattata come una bambola/bambina, al punto che  Johannes stesso le regala una miniatura della loro casa affichè lei possa arredarla man mano. Nella risente della sua chiara condizione di “ospite” eppure contatta un miniaturista di Amsterdam ricevendo poco per volta dei piccoli manufatti che raccontano i fatti di casa Brandt prima che avvengano.
Ahimè, il miniaturista “magico” resta un mistero irrisolto. Anche se alla fine acquisisce un’identità la sua presenza non ha senso, l’intera vicenda avrebbe potuto essere narrata senza questo fantasma da cui, purtroppo, il lettore si aspetta ben più di un nome e una sommaria spiegazione.
Per quanto riguarda i segreti di casa Brandt non sono certo così originali come si potrebbe pensare (relativamente a nessun personaggio), anzi ad essere onesti di novità proprio non se ne vede.
Il finale scontato e deludente ha azzerato del tutto una trama tirata per i capelli, a cui lo stile discreto non riesce da dare una forma.
A differenza della critica entusiasta io lo annovero tra le letture da dimenticare.