HEIDI

HEIDI. Francesco Muzzopappa. Fazi.
Chiara è una trentacinquenne milanese votata al lavoro piena di insicurezze e paure, la cui vita precipita quando si trova a dover gestire il padre malato di demenza senile che da temuto critico letterario si è trasformato in un anziano convinto di essere il vecchio dell’Alpe, il nonno di Heidi. Chiara tutto il giorno fa audizioni e segnalazioni per i reality più improbabili che ormai sono a tutte le ore nei nostri canali tv, ma il suo nuovo e discusso capo le chiede nuovi format con idee mai sentite, cosa praticamente impossibile.
Se l’idea come a me vi sembra carina, sappiate che è tutto qui. Muzzopappa è un autore che amo e che ho regalato un po’ a tutti certa di fare bella figura, ha un’ironia pungente e originale, cosa che ho trovato a tratti anche qui, ma la trama è talmente inconsistente, ripetitiva e zeppa di clichè da rovinare tutto. L’impressione è che come le estati precedenti abbia voluto marcare il cartellino.

BELGRAVIA

BELGRAVIA. Julian Fellowes. Neri Pozza.
La storia ha inizio nel 1815 a Bruxelles nei giorni precedenti la grande battaglia di Waterloo, ed è li che i destini delle famiglie Trenchard e Bellasis si legano indissolubilmente nonostante sia quasi impensabile, visto che la prima è una famiglia di umili origini in piena ascesa grazie all’ingegno, al carattere e al duro lavoro di Jame,s che però ha una vera propria ossessione per la nobiltà, quella di cui fanno parte appunto i Bellasis. E’  dopo ben 25 anni nella nuova Londra del grande sviluppo architettonico che si rincontrano loro malgrado e devono venire a patti con il loro passato.
Non voglio svelare molto di una trama già piuttosto scontata nonostante gli avvenimenti siano molti (ci sono un po’ tutti i clichè dei romanzi ottocenteschi: il matrimonio segreto, il figlio illegittimo, il cattivo che vuole ereditare), l’ambientazione è perfetta ed evocativa, e i personaggi vengono tratteggiati benissimo. Insomma non aspettatevi grandi colpi di scena, si intuisce sempre molto prima ciò che accadrà, eppure il romanzo è scritto talmente bene che scorre senza accorgersene. Certo da cotanto autore mi sarei aspettata un po’ di ironia in più.

L’ACCADEMIA DEL BENE E DEL MALE 4. MISSIONE PER LA GLORIA

L’ACCADEMIA DEL BENE E DEL MALE 4. MISSIONE PER LA GLORIA. Soman Chainani. Mondadori.
Dopo il successo della prima, Chainani ha pensato bene di iniziare una nuova trilogia che prosegue l’ultimo romanzo con gli stessi personaggi, ma ambientato non più nell’Accademia ma nei vari regni della Selva e soprattutto Camelot. E’ li che troviamo Tedros e Agatha che cercano di organizzare il loro matrimonio e di legittimare il potere di Tedros dopo la disastrosa cerimonia di incoronazione. La folle Sophie invece da preside del Male sta ottenendo un grande successo anche nelle fila dei ragazzi del Bene. Tutti gli altri sono impegnati nella Selva nella prova fondamentale del quarto anno, ma la Preside Colombine capisce che c’è qualcosa che non va quando si accorge che tutte le missioni stanno andando male.
Gli ingredienti sono sempre quelli già rodati ma ovviamente ci risultano meno brillanti e nuovi: le insicurezze di Tedros e Agatha, l’egocentrismo simpatico di Sophie, il bizzarro Merlino e le tre streghe. Le avventure ci sono per carità, ma i nuovi personaggi sono caratterizzati solo superficialmente e diciamocelo il nuovo cattivo lo si intuisce già da metà romanzo. Insomma come tutte le serie anche questa con il tempo mi ha stufato anche perchè parliamo di romanzi piuttosto lunghi.

E MARX TACQUE NEL GIARDINO DI DARWIN

E Marx tacque nel giardino di Darwin. Ilona Jerger. Neri Pozza.

Ammetto che non avrei mai messo in relazione questi due personaggi, studiati a scuola ma in momenti (e materie) molto diversi, e non ricordo nessun insegnante che me li abbia mai collegati. Tuttavia, dopo aver letto questo libro ho approfondito ed esiste una saggistica immensa che rapporta, ora posso dire a ragione, i due studiosi.

Londra fine 800, il dottor Beckett, medico brillante e fuori dagli schemi, ha in cura i due famosi studiosi e, certo della loro comunanza di pensiero, inizia a solleticarlo l’idea di un loro incontro.

L’autrice, che si destreggia tra realtà e fantasia, caratterizza in modo puntuale i due personaggi: il borghese Darwin, very english man, introverso e malinconico per inclinazione ma arzillo studioso della sua “natura” che osserva fino all’ultimo giorno di vita e innamorato della moglie al punto da rinunciare al suo ateismo (mai confessato formalmente nemmeno a se stesso); il socialista Marx, rigido tedesco, burbero pensatore inflessibile e criptico scrittore, indomabile coerente disposto a morire per le sue idee (infatti esiliato in una insalubre Londra a causa di esse).

Due mondi diversi, due personaggi apparentemente agli antipodi cosa possono avere in comune? Una sola cosa: il loro pensiero e i risultati di esso. La teoria di Darwin distrugge l’idea che il genere umano sia il vertice del mondo biologico e libera la biologia da qualsiasi visione finalista e teleologica della natura. Non c’è un progetto divino alla base dell’evoluzione, semplicemente succede ed è l’ambiente che plasma silenziosamente gli individui sulla base delle variazioni casuali che essi incorporano. Si producono adattamenti come conseguenza della vita, ossia della lotta di piante e animali per sopravvivere.

Per Marx il pensiero darwiniano porta alla “Naturalizzazione dell’uomo e umanizzazione della natura” cancellando di fatto l’esistenza e la necessità di un Dio creatore. Marx analizza la struttura della società del suo tempo e capisce che la scienza non trova le soluzioni ma spiega i fenomeni, compresi quelli sociali ed economici e diventa quindi lo strumento per superare le disuguaglianze sociali e il razzismo, non immediatamente ma con il tempo e grazie a rivoluzioni che come per l’evoluzione delle specie necessitano di secoli per portare a dei risultati.

In buona sostanza Marx vorrebbe utilizzare l’opera darwiniana a fini filosofico-politici mentre Darwin pretenderebbe di rinchiuderla nella provetta del biologo: nessuno dei due oggi potrebbe dirsi soddisfatto.

Fidanzati dell’inverno L’Attraversaspecchi – 1

Fidanzati dell’inverno L’Attraversaspecchi – 1. Christelle Dabos. Edizioni E/O.
Primo libro di una saga acclamata, di cui in rete raccontano:
Per chi ha amato:
Philip Pullman, la sua fantasia e le sue atmosfere.

Non esageriamo.
Twilight per la storia d’amore tra un uomo misterioso e tormentato ma capace di profonde passioni e una ragazza apparentemente impacciata, ma piena di risorse.

Non mi pare un bel complimento, a meno che non si stia parlando di tiratura delle vendite e niente altro.
Hunger Games per le incredibili avventure e per l’azione politica dei protagonisti che vogliono rovesciare un sistema di potere.
Non mi sono mai piaciuti, né su carta né su pellicola.
Harry Potter per la ricchezza e l’articolazione del suo magico mondo.
Più che articolazione parlerei di macchinazione.

In realtà il fascino di questa serie credo sia dovuto alla curiosa mescolanza di elementi Fantasy, Belle Époque e Steampunk.
In un futuro che possiamo definire post apocalittico, l’universo è composto da ventuno arche, che orbitano attorno a quello che un tempo era il pianeta Terra.
Ofelia appartiene ad una famiglia in vista dell’arca Anima, è una lettrice (evoca i ricordi appartenuti agli oggetti), goffa ed intellettuale, refrattaria al matrimonio, alla vita sociale tanto ambita dalle sue coetanee, è suo malgrado obbligata a sposare un nobile (Thor), un uomo sconosciuto, ovviamente burbero, ovviamente pericoloso, ovviamente appartenente ad un’arca inospitale, fredda e lontana.
La parola chiave è ovviamente, poiché fin qui potrebbe trattarsi di un libercolo farcito di cliché per ragazzini. Tuttavia a salvare la carenza di spessore dei personaggi viene in aiuto un mistero, peraltro contorto, che speriamo venga approfondito a dovere e svelato con cautela nei prossimi due volumi. Sarebbe d’uopo che le prossime narrazioni ci regalassero una caratterizzazione dei personaggi degna di quell’ambientazione davvero originale in cui la storia si svolge.

TANTI PICCOLI FUOCHI.

TANTI PICCOLI FUOCHI. Celeste Ng. Bollati e Boringhieri.
Shaker Heights. Sobborgo amicano anni ’90. Democratici, abbienti, perbene, sorridenti e dediti alla beneficenza. Puntualmente osservanti delle regole e promotori di civiltà e senso cinico. Uno spaccato che, indipendentemente dall’epoca (solitamente anni ’50), già abbiamo incontrato nella letteratura e nel cinema. Il background quindi non ci racconta nulla di nuovo: a Shaker Heights sono tutti perfetti e disposti a tutto per mantenersi tali. Immacolati tappeti, ben sbattuti, che accuratamente nascondono le sporcizie.
La storia si apre con un anomalo incendio che distrugge completamente la casa dei Richardson, distinta famiglia della cittadina, e si dipana a ritroso, promettendo un mistero che il lettore, di pagina in pagina, immagina essere qualcosa di grosso, qualcosa che faccia davvero clamore. Una trama forse da romanzo popolare: segreti, fraintendimenti e rivelazioni si alternano a controverse problematiche sociali, immigrazione, povertà e questioni razziali.
Sfortunatamente, la narrazione, nonostante alcuni spunti arrotolati su noti cliché (la madre single, artista in fuga, squattrinata per scelta), non decolla. Manca quello slancio che permette ai personaggi di uscire dalla carta. Restano lì, a raccontarsi tutti con la stessa voce, ad interpretare ruoli preconfezionati senza nulla aggiungere. Persino nelle parti più drammatiche mi sono chiesta: ma il pathos dov’è?

LA STORIA DI MR POLLY

LA STORIA DI MR POLLY. Herbert G. Wells. Meridiano Zero.
Trovo piuttosto singolare che colui che viene considerato uno dei primi e più importanti autori di fantascienza (è autore de La macchina del tempo e de La guerra dei mondi) ritenesse in realtà questo romanzo, una normale commedia, la sua opera più riuscita.
Incontriamo Mr. Polly alla soglia dei 40 anni, abbarbicato su un muretto e infastidito dai suoi soliti problemi di digestione, da problemi di debiti e in generale da un tedio nei confronti della vita che lo accompagna da sempre. Ripercorre tutta la sua vita: la scuola, la sua passione per i neologismi e per la letteratura, le sue esperienze come commesso senza obiettivi o ambizioni, la prima delusione amorosa e il matrimonio quasi inconsapevole. Tutte cose che l’hanno portato fino a li. Non riesce a portare a termine nemmeno il suo suicidio, ma alla fine con un po’ di fortuna e di coraggio riuscirà a trovare la serenità.
La quarta di copertina e alcuni articoli definivano Mr. Polly come l’antesignano di Mr. Bean, virgolettati di nomi famosi promettevano grasse risate in puro stile british.
Io di grasse risate non ne ho fatta nemmeno una, qualche sorriso sì, qualche pezzo davvero intelligente e scritto bene, ma nel complesso l’ho trovata una commedia piuttosto ordinaria in stile british ho letto di meglio.

I JANEITES

I JANEITES: Il club di Jane Austen. Rudyard Kipling. Elliot.
L’autore de Il libro della giungla e di Kim era un grande estimatore della nostra Jane Austen che in una lettera ha definito “Più grande di Charles (ok forse ha un po’ esagerato); più grande di Walter, con una mano più delicata e un bisturi più affilato” e a cui ha voluto rendere omaggio con questo racconto davvero carino ma secondo me apprezzabile solo dagli appassionati, nel quale immagina una società segretissima di soldati che durante la prima guerra mondiale si consolavano e confrontavano leggendo i suoi romanzi e al grido di Gloria, amore e onore a Jane d’Inghilterra si supportavano tra loro.

L’ASSASSINIO DI FLORENCE NIGHTINGALE SHORE

L’ASSASSINIO DI FLORENCE NIIGHTINGALE SHORE. I delitti di Mitford. Jessica Fellowes. Neri Pozza.
Jessica Fellowes, nipote del più famoso Julian, scrittore e sceneggiatore niente meno che della serie televisiva della BBC Dowton Abbey, ha inaugurato con questo romanzo una serie di gialli che avranno come protagoniste le sette sorelle Mitford, che per gli inglesi sono state un po le antesignane del glamour e del gossip, famosissime e chiacchieratissime.
La vera protagonista di questo primo romanzo però è Louisa Cannon che in fuga da Londra a causa di uno zio violento si fa assumere come aiuto bambinaia dalla famiglia Mitford. Diventa così quasi amica di Nancy, la più grande delle sorelle. Dico quasi perchè siamo negli anni ’20 e in Inghilterra la distinzione tra nobiltà e gente comune era decisamente ancora troppo sentita. Nancy Mitford è diventata poi una famosa scrittrice, ho letto e ho parlato di un paio di suoi romanzi con molto di autobiografico e devo ammettere che la caratterizzazione che ne ha fatto l’autrice mi sembra assolutamente plausibile.
Nel treno precedente a quello nel quale viaggia Louisa verso la campagna però viene commesso un orrendo omicidio, quello della nipote e omonima della famosa Florence Nightingale, anche lei infermiera che apparentemente non può avere nemici, delitto peraltro veramente accaduto e rimasto senza soluzione a conferma del fatto che finzione e realtà in questo romanzo si rincorrono continuamente.
La descrizione della vita della famiglia Mitford e le indagini per scoprire l’assassino si incrociano grazie a Louisa, che insieme a una Nancy curiosa e determinata danno una mano alla soluzione di quello che sembra un omicidio senza senso.
Se cercate un giallo con ritmi serrati questo non è quello che fa per voi, questo romanzo è un po’ un ibrido che onestamente non mi ha convinta del tutto, l’ho letto volentieri intendiamoci, io sono di animo decisamente troppo british per non apprezzare l’ambientazione e l’accuratezza delle descrizioni della vita nell’Inghilterra degli anni ’20, l’impianto giallo poi nonostante tutto tiene, ma le varie parti (il giallo, la vita di Louisa e la vita della famiglia Mitford) non si sono amalgamate bene in un tutto organico e convincente. Sono curiosa di leggere il secondo per capire se l’idea ambiziosa dell’autrice si dimostrerà vincente o arriverà stancare.

LO SFIGATO

LO SFIGATO. Susine Nielsen. Rizzoli.
Stavolta è Vancouver la città scelta dalla madre di Ambrose per ricominciare da capo per l’ennesima volta. Nonostante tutti i trasferimenti però la sua vita rimane desolatamente la stessa, fatto oggetto di bullismo da parte dei compagni di scuola, solo e senza amici e oppresso da una madre ai limiti del paranoico. Ambrose però ha 12 anni e un ottimismo innato, e quando conosce Cosmo il figlio poco raccomandabile dei suoi vicini, appena uscito di galera e con un passato da tossico, capisce subito che come lui ha bisogno di aiuto per imboccare la strada giusta. Ambrose e Cosmo condividono la passione per lo Scrubble (una specie di Scarabeo) ma soprattutto Cosmo tratta Ambrose come un normale ragazzino facendolo sentire per la prima volta accettato.
Questo è il primo romanzo della Nielsen, quello che l’ha portata al successo e sinceramente mi aspettavo molto di più. Carino certo ma anche piuttosto banalotto, mi è sembrato la brutta copia (molto più brutta) di Un ragazzo di Hornby. Il suo più bello rimane indiscutibilmente Siamo tutti fatti di molecole.