L’ANELLO

L’ANELLO. Georgette Heyer. Astoria.
Non possono essere più diversi i cugini protagonisti di questo romanzo: Ludovic impetuoso e sfrontato, sir Tristram assennato e solido. Si assomigliano invece Eustacie e Sarah, entrambe romantiche e alla ricerca di quell’avventura che nella vita di una donna dell’epoca è un miraggio, anche a costo di inventarla. Riuscire a trovare l’anello di Ludovic che lo scagionerebbe dall’accusa di omicidio che pende su di lui quindi è proprio l’impresa che fa per loro.
Che dire che non abbia già detto della Heyer? E’ la sua solita spassosissima commedia british ambientata in epoca regency con dialoghi frizzanti e un tocco di giallo in più. Sicuramente uno dei più riusciti.

BRITMARIE E’ STATA QUI

BRITMARIE E’ STATA QUI. Fredrik Backman. Mondadori.
Va bene… è stata qui, abbiamo capito, però adesso si trasferisce altrove vero?
Brutto da dire di un’autore che amo molto e che scrive davvero bene. Tuttavia “il troppo stroppia” e una volta giunta la fine del romanzo, passato l’entusiasmo per l’ironia e il bello stile, resta il retrogusto amaro di aver letto un libro la cui storia non porta da nessuna parte, dove il protagonista ha l’abitudine di ripetersi. Britmarie è un personaggio che conoscevamo già, a cui purtroppo questo romanzo aggiunge ben poco, fatta eccezione per qualche informazione sulla sua infanzia segnata da un luttuoso incidente.
La storia si apre con Britmarie, sessantenne insopportabile ed avulsa dal mondo, che cerca un lavoro dopo aver lasciato Kent (fresco di infarto, ma comunque e sempre imprenditore di grande successo) e le sue camicie che da anni hanno il profumo della sua amante (un uomo con la sensibilità e la delicatezza di un’emissione d’aria che risale dallo stomaco). Al centro per l’impiego, dopo aver rallegrato la giornata dell’impiegata, Britmarie riceve un incarico temporaneo in un anonimo paesino, abbandonato da dio e dagli uomini. Un luogo desolato dove la crisi ha decimato l’industria lasciandosi dietro carcasse umane di ogni sorta. Senza sapere come e soprattutto senza volerlo, Britmarie diventa parte di un’eclettica comunità nonché allenatore della squadra di calcio locale. Per dovere di cronaca: Britmarie di calcio ne sa meno di me, e io sono rimasta a Dino Zoff. Britmarie detesta il calcio più di me: e io durante i mondiali di non so quale anno guardavo Don Camillo e Peppone.
A far da contorno troviamo personaggi buffi, a volte stereotipati al limite del credibile, che contribuiscono a spingere avanti una storia che a mio parere avrebbe dovuto iniziare, per davvero, con un evento che accade a 3/4 del romanzo.
BRITMARIE E’ STATA QUI, non è un brutto libro, si legge bene ed è anche divertente, ma non sfiora certo i livelli dei suoi predecessori.

PRIMA DI PRANZO

PRIMA DI PRANZO. Angela Thirkell. Astoria.
Inghilterra anni ’50. Il signor Middleton è molto preoccupato, vede la pace della sua casa di campagna minacciata quando la sorella gli comunica che passerà l’estate da lui con i suoi due figliastri che lui ricorda essere ragazzi un po’ sopra le righe. E in effetti Daphne e Denis non passano di certo inosservati in quel mondo fatto di nobili pigri che trascorrono giornate tra fiere del bestiame, ricevimenti, the e riunioni senza senso per perorare cause che non interessano nessuno, ma sanno farsi voler bene con il senso pratico e la dinamicità che contraddistingue la nuova borghesia.
Questo è il terzo romanzo che leggo della Thirkell, l’ambientazione è sempre la stessa così come le tematiche e i frettolosi intrecci amorosi, tant’è che alcuni dei personaggi dei romanzi precedenti fanno anche qui la loro comparsata in una sorta di continuità.
Una delle mie letture british classiche insomma, ma questo romanzo a differenza degli altri due è sicuramente meno vivace con un tocco addirittura di malinconia nel personaggio disilluso e triste della signora Middleton.

SCRIVERE E’ UN MESTIERE PERICOLOSO

SCRIVERE E’ UN MESTIERE PERICOLOSO. Alice Basso. Garzanti.
Secondo romanzo della serie della ghostwriter per vocazione e investigatrice all’occasione, più simpatica che ci sia. Vani Sarca (per la descrizione del personaggio leggasi il commento al primo romanzo) stavolta è alle prese con un libro di cucina, lei che si nutre solo di patatine al formaggio birra scura e whisky, deve scrivere le memorie della cuoca storica della famiglia Giay Marin la famosissima casa di moda. La signora però, un’ottuagenaria un po’ confusa inaspettatamente si accolla la colpa dell’omicidio del rampollo di famiglia avvenuto qualche anno prima e già chiuso dopo la confessione del fratello.  Ormai ufficialmente collaboratrice del commissario Berganza, Vani non può ignorare la cosa e cerca di capire perchè questa confessione non le quadra.
Così come nell’altro romanzo anche qui all’impianto giallo (un po’ debole onestamente) fa da cornice la vita di tutti giorni di Vani: le peripezie sentimentali del suo piccolo clone adolescente sua vicina di casa Morgana, il suo ex fidanzato che rincontra con la nuova fiamma, un’intesa inaspettata con il commissario.
Tanta ironia, riflessioni acute, uno stile brioso certo ma lessicalmente curato, svariate citazioni letterarie dalle quali traspare il grande amore per la letteratura di una ragazza che conosce il mestiere. ne fanno una lettura molto piacevole e veloce, leggerò presto il terzo romanzo uscito da poco.

L’accademia del Bene e del Male – 3. L’ultimo lieto fine

L’ACCADEMIA DEL BENE E DEL MARE. L’ULTIMO LIETO FINE. Soman Chainani. Mondadori.
Età di lettura: da 11 anni.
Concordo. Salvo alcuni sprazzi, battute quasi stiracchiate, il terzo volume ha perso l’effervescenza iniziale, quella che ci ha fatto sorridere e ridere. Purtroppo non condivido l’opinione comune secondo cui l’epilogo è all’altezza delle aspettative.
Abbiamo iniziato la saga con Male vs Bene, poi Ragazzi vs Ragazze, adesso è il turno di Vecchio contro Nuovo. Troviamo le eroine Agatha e Sophie esattamente dove le abbiamo lasciate: Agatha e Tedros nascosti nella cittadina di Gavaldon. Sophie confinata nella torre del “nuovo” Gran Maestro: Rafal, giovane aitante che attende da lei il fatidico Sì; fatidico perché per tutta la durata del libro il mantra ripetuto alla noia è che Sophie deve distruggere l’anello o tutto il mondo finirà…
Finalmente il Male può trionfare attraverso l’amore della loro malvagia regina e il progetto di conquista di Rafal pare andare liscio come l’olio. Sophie porta il suo anello sugellando la promessa dell’amore eterno. I Cattivi delle fiabe, notoriamente morti sconfitti, sono stati resuscitati (un po’ rappezzati) ed ora trucidano allegramente i loro eroi, riscrivendo le fiabe famose.
Dall’altra parte Agatha è alle prese con un’ingiusta condanna al rogo, un principe poco principesco e molto adolescente, e un gruppetto di vecchi eroi (davvero vecchietti con tutti gli acciacchi del caso e questa è stata una delle parentesi belle del libro), non ancora defunti che, non solo devono preservare il loro lieto fine, ma aiutare lei a trovare il suo.
La rivelazione del segreto che accomuna Sophie ed Agatha, l’unico mistero del romanzo, è stata condotta in modo frammentato, forse anche poco utile ai fini della trama.
Insomma, il terzo capitolo suona stiracchiato e ridondante, avrebbe potuto (e dovuto) essere più corto, più incisivo.
Soman Chainani sta scrivendo un quarto libro relativo a questa serie… pare che la fine, né lieta né altro, sia arrivata dunque.

UN PO’ MENO CHE ANGELI

UN PO’ MENO CHE ANGELI. Barbara Pym. Astoria.
L’ironia sagace e malinconica della Pym ci regala un’altra chicca. Io a dire il vero l’ho letto in edizione La Tartaruga che a fine anni ’90 ne aveva pubblicato quasi tutti i romanzi e che si trovano facilmente in biblioteca.
Anni ’40 siamo a Londra ovviamente, e stavolta la Pym se la prende con il mondo accademico degli antropologi, in quegli anni infatti andava molto di modo andare in Africa o Asia ad approfondire ricerche sugli usi e costumi delle tribù locali, ricerche per lo più inutili e senza significato. I personaggi sono molti: il professore alla ricerca di fondi che corteggia una anziana ereditiera, un antropologo appena rientrato dopo anni di Africa in crisi esistenziale, gli studenti senza mezzi che cercano di conquistare una borsa di studio per poter finalmente partire per il loro viaggio sul campo. Poi c’è Catherine giornalista di riviste femminili che viene lasciata da Tom, antropologo belloccio ma piuttosto immaturo che si imbarca in una nuova storia con una giovane ragazza adorante e che poi per sfuggirne torna in Africa. Catherine è la tipica protagonista femminile pymiana, abbastanza forte da guardare in faccia la realtà ma sempre onesta e schietta anche nelle sue debolezze.
Ritmi lenti, tanti thè, battute fulminanti improvvise, riflessioni profonde e mai banali con quel pizzico di derisione per non risultare troppo pesante. Chi conosce l’autrice sa di cosa parlo.

I COLORI DOPO IL BIANCO

I COLORI DOPO IL BIANCO. Nicola Lecca. Mondadori.
Silke è in fuga dalla perfetta e asettica Innsbruck, in fuga dalla sua ricchissima e fredda famiglia, in fuga da un mondo talmente ordinato e preordinato da non consentire neppure il minimo slancio di spontaneità o qualsiasi tipo di dubbio. Ha scelto Marsiglia, città di mare, caotica, colorata, sporca e talmente viva da frastornarla. E’ qui che scoprirà che la sua voglia di vita supera di molto il senso di appartenenza e di obbedienza ai suoi genitori, è qui che scoprirà di volere altro. Vi suona banale? Sapeste a me!! Ed è per questo che nonostante gli entusiastici parerei letti in rete ero molto scettica. Invece ammetto che fino a metà romanzo sono rimasta veramente colpita: dallo stile curato ed espressivo, dalla caratterizzazione dei personaggi e dalla descrizione dei luoghi davvero notevole. Ma il punto è che dalla metà in poi non succede più nulla, il finale è dei più scontati e improbabili e in generale il romanzo lascia un sapore di artificioso e stucchevole. Un po’ come quando mangio i marshmallow, subito mi sembrano buonissimi ma dopo un po lasciano un gusto dolciastro stomachevole.

Reykjavìk café

Reykjavìk café. Sólveig Jónsdóttir. Sonzogno.
Hervòr, Karen, Silja e Mía sono alle soglie della trentina, un’età adulta in cui una donna dovrebbe iniziare a realizzarsi appieno. Sfortunatamente tutte e quattro vivono nel precariato sentimentale, emotivamente insoddisfatte e ferite.  quattro donne che in comune non hanno nulla eccetto la pausa caffè in un locale di Reykjavìk. Hervòr ci lavora da anni, nonostante una brillante carriera universitaria e un flirt con un noto professore. Karen, disordinata e afflitta da un lutto che non riesce ad elaborare e tra feste e discoteche si sveglia ogni weekend in un letto diverso. Silja e un medico la cui vocazione la obbliga a turni massacranti, che lasciano al marito fedifrago ampio spazio d’azione. Mía abbandonata dal marito per una donna in carriera con la quale lei non ha nulla in comune. Vite comunemente difettose, farcite di ansie e solitudine che tutti toccano: il denaro, il posto di lavoro, la famiglia, cocci disseminati che rendono l’avanzare tedioso e doloroso. Scritto con uno stile limpido, privo di fronzoli, Reykjavìk café è un libro che si legge bene, facile ed immediato.

MORTE DI UNA MOGLIE PERFETTA

MORTE DI UNA MOGLIE PERFETTA. I casi di Hamish Macbeth. M. C. Beaton. Astoria.
Dopo la fortunatissima serie di Agatha Raisin e quella più breve e meno nota di Clarges Street, Astoria inizia la pubblicazione di una nuova serie della Beaton, I casi di Hamish Macbeth poliziotto di un piccolo paese delle Highlands. Hamish ama la sua terra e il suo lavoro, di certo non frenetico, basato più che altro sulla raccolta di pettegolezzi del paese ed è per questo che Priscilla il suo grande amore, nonchè figlia del ricco proprietario terriero della zona, non comprende proprio la sua mancanza di obiettivi e il suo appagamento. A Lochdubh è appena arrivata una coppia da Londra per aprire un B & B, Trixie Thomas è quel che si dice la moglie perfetta, sa cucinare, pulire, si occupa di tutto ed è pure impegnata impegnata nel sociale. In breve diventa il faro delle casalinghe del paese alle quali fornisce uno scopo, mentre i mariti non apprezzano per nulla i cambiamenti. Quando viene trovata avvelenata quindi i sospettati sono molti, per non parlare del fatto che Trixie non era per nulla senza macchia come appariva.
L’ambientazione e gli scenari ne fanno una lettura gradevole e veloce, certo fatico a considerarlo un vero giallo.

CARVE THE MARK. I predestinati.

CARVE THE MARK. I predestinati. Veronica Roth. Mondadori.
Ambientato in una galassia alternativa, Cave The Mark è un romanzo Young Adult che ha il pregio di rispolverare la fantascienza, ultimamente cassata dalla fama di vampiri, licantropi e maghi. I pianeti, ognuno radicalmente diverso dall’altro, sono abitati e governati da popolazioni radicalmente differenti, che in comune hanno soltanto tre aspetti. 1) la Corrente, una misteriosa forza che tocca in egual misura corpi celesti e corpi umani. 2) i Doni, caratteristiche specifiche, poteri unici, che ogni individuo sviluppa. 3) gli Oracoli, interpreti della corrente e delle visioni future attraverso le quali cercano di mantenere un precario equilibrio tra i pianeti.
Il protagonista maschile è Akos, figlio di un oracolo. Un ragazzo timido, tranquillo, figlio di mezzo di una rispettabile famiglia. Tristemente famoso lui stesso, poiché uno dei pochi eletti ad aver ricevuto in sorte (oltre a un Dono) anche un Fato: una profezia, un destino inevitabile, capace forse di cambiare le sorti dell’universo.
Anche Cyra ha un Fato. Altro popolo. Altra storia. Cyra è una Shotet, una razza guerriera portata a dominare per istinto e aggressività. Cyra è figlia minore di un autocrate, che morendo lascia il posto al fratello maggiore di lei, dal padre debitamente istruito.
Akos e Cyra s’incontrano in circostanze poco romantiche, lui prigioniero e obbligato ad utilizzare il suo stesso Dono per attutire gli effetti del Dono/Maledizione di una principessa Shotet.
La convivenza forzata, l’odio che entrambi (per motivi non dissimili) nutrono per la loro condizione di schiavitù li porta ad instaurare uno strambo legame affettivo. Perché anche Cyra è prigioniera: di un Dono troppo terribile per poterlo gestire e di un segreto incidente. Oppressi e vessati, picchiati e torturati, Akos e Cyra troveranno la forza di interpretare ed abbracciare i loro Fati per cambiare la loro sorte e con essa, forse, la stessa galassia.
Questo libro ha il pregio di aver riportato alla luce il genere della fantascienza a cui la narrativa molto deve. Le ambientazioni sono ben curate, la trama abbastanza originale da indurre il lettore a continuare fino alla fine. Quello che proprio non regge sono i personaggi stessi, non hanno rotondità, non appassionano, non sanno creare empatia in chi legge. Accompagnano il lettore, ma senza fargli compagnia.