LA STORIA DI MR POLLY

LA STORIA DI MR POLLY. Herbert G. Wells. Meridiano Zero.
Trovo piuttosto singolare che colui che viene considerato uno dei primi e più importanti autori di fantascienza (è autore de La macchina del tempo e de La guerra dei mondi) ritenesse in realtà questo romanzo, una normale commedia, la sua opera più riuscita.
Incontriamo Mr. Polly alla soglia dei 40 anni, abbarbicato su un muretto e infastidito dai suoi soliti problemi di digestione, da problemi di debiti e in generale da un tedio nei confronti della vita che lo accompagna da sempre. Ripercorre tutta la sua vita: la scuola, la sua passione per i neologismi e per la letteratura, le sue esperienze come commesso senza obiettivi o ambizioni, la prima delusione amorosa e il matrimonio quasi inconsapevole. Tutte cose che l’hanno portato fino a li. Non riesce a portare a termine nemmeno il suo suicidio, ma alla fine con un po’ di fortuna e di coraggio riuscirà a trovare la serenità.
La quarta di copertina e alcuni articoli definivano Mr. Polly come l’antesignano di Mr. Bean, virgolettati di nomi famosi promettevano grasse risate in puro stile british.
Io di grasse risate non ne ho fatta nemmeno una, qualche sorriso sì, qualche pezzo davvero intelligente e scritto bene, ma nel complesso l’ho trovata una commedia piuttosto ordinaria in stile british ho letto di meglio.

I JANEITES

I JANEITES: Il club di Jane Austen. Rudyard Kipling. Elliot.
L’autore de Il libro della giungla e di Kim era un grande estimatore della nostra Jane Austen che in una lettera ha definito “Più grande di Charles (ok forse ha un po’ esagerato); più grande di Walter, con una mano più delicata e un bisturi più affilato” e a cui ha voluto rendere omaggio con questo racconto davvero carino ma secondo me apprezzabile solo dagli appassionati, nel quale immagina una società segretissima di soldati che durante la prima guerra mondiale si consolavano e confrontavano leggendo i suoi romanzi e al grido di Gloria, amore e onore a Jane d’Inghilterra si supportavano tra loro.

L’ASSASSINIO DI FLORENCE NIGHTINGALE SHORE

L’ASSASSINIO DI FLORENCE NIIGHTINGALE SHORE. I delitti di Mitford. Jessica Fellowes. Neri Pozza.
Jessica Fellowes, nipote del più famoso Julian, scrittore e sceneggiatore niente meno che della serie televisiva della BBC Dowton Abbey, ha inaugurato con questo romanzo una serie di gialli che avranno come protagoniste le sette sorelle Mitford, che per gli inglesi sono state un po le antesignane del glamour e del gossip, famosissime e chiacchieratissime.
La vera protagonista di questo primo romanzo però è Louisa Cannon che in fuga da Londra a causa di uno zio violento si fa assumere come aiuto bambinaia dalla famiglia Mitford. Diventa così quasi amica di Nancy, la più grande delle sorelle. Dico quasi perchè siamo negli anni ’20 e in Inghilterra la distinzione tra nobiltà e gente comune era decisamente ancora troppo sentita. Nancy Mitford è diventata poi una famosa scrittrice, ho letto e ho parlato di un paio di suoi romanzi con molto di autobiografico e devo ammettere che la caratterizzazione che ne ha fatto l’autrice mi sembra assolutamente plausibile.
Nel treno precedente a quello nel quale viaggia Louisa verso la campagna però viene commesso un orrendo omicidio, quello della nipote e omonima della famosa Florence Nightingale, anche lei infermiera che apparentemente non può avere nemici, delitto peraltro veramente accaduto e rimasto senza soluzione a conferma del fatto che finzione e realtà in questo romanzo si rincorrono continuamente.
La descrizione della vita della famiglia Mitford e le indagini per scoprire l’assassino si incrociano grazie a Louisa, che insieme a una Nancy curiosa e determinata danno una mano alla soluzione di quello che sembra un omicidio senza senso.
Se cercate un giallo con ritmi serrati questo non è quello che fa per voi, questo romanzo è un po’ un ibrido che onestamente non mi ha convinta del tutto, l’ho letto volentieri intendiamoci, io sono di animo decisamente troppo british per non apprezzare l’ambientazione e l’accuratezza delle descrizioni della vita nell’Inghilterra degli anni ’20, l’impianto giallo poi nonostante tutto tiene, ma le varie parti (il giallo, la vita di Louisa e la vita della famiglia Mitford) non si sono amalgamate bene in un tutto organico e convincente. Sono curiosa di leggere il secondo per capire se l’idea ambiziosa dell’autrice si dimostrerà vincente o arriverà stancare.

LO SFIGATO

LO SFIGATO. Susine Nielsen. Rizzoli.
Stavolta è Vancouver la città scelta dalla madre di Ambrose per ricominciare da capo per l’ennesima volta. Nonostante tutti i trasferimenti però la sua vita rimane desolatamente la stessa, fatto oggetto di bullismo da parte dei compagni di scuola, solo e senza amici e oppresso da una madre ai limiti del paranoico. Ambrose però ha 12 anni e un ottimismo innato, e quando conosce Cosmo il figlio poco raccomandabile dei suoi vicini, appena uscito di galera e con un passato da tossico, capisce subito che come lui ha bisogno di aiuto per imboccare la strada giusta. Ambrose e Cosmo condividono la passione per lo Scrubble (una specie di Scarabeo) ma soprattutto Cosmo tratta Ambrose come un normale ragazzino facendolo sentire per la prima volta accettato.
Questo è il primo romanzo della Nielsen, quello che l’ha portata al successo e sinceramente mi aspettavo molto di più. Carino certo ma anche piuttosto banalotto, mi è sembrato la brutta copia (molto più brutta) di Un ragazzo di Hornby. Il suo più bello rimane indiscutibilmente Siamo tutti fatti di molecole.

 

ARRIVEDERCI TRA LE STELLE

ARRIVEDERCI TRA LE STELLE. Jack Cheng. Bompiani.
Alex Petroski ha 11 anni ma come ama ripetere 13 per la maturità e responsabilità dimostrate. E’ un appassionato di astronomia e vive con una madre depressa cronica che nemmeno si accorge quando parte dal Colorado, solo con il suo fedele amico a quattro zampe, per un raduno di costruttori di razzi in Texas per dilettanti come lui. Al suo razzo Alex vuole affidare il suo ipod con le registrazioni nelle quali parla agli alieni e racconta il suo viaggio, così come fece il suo eroe Carl Sagan. In un on the road decisamente avventuroso e arricchito di incontri del tutto inaspettati tra i quali una ribelle sorellastra Alex si guadagna anche amici improbabili ma leali. Il punto di vista di Alex è ingenuo e dolce, a volte divertente, ma l’espediente delle registrazioni che alla lunga stancano, purtroppo lo rendono anche un po’ impersonale, così come tutti i dettagli tecnici.
Avevo letto delle recensioni positive di un romanzo che ho trovato invece molto acerbo, del resto è l’opera prima di un autore giovanissimo. Parecchie le cose che si potevano approfondire come la storia dei genitori e il fatto che per quasi tutto il romanzo l’autore lascia ad intendere che ci sarà una rivelazione finale che assolutamente non c’è.
Sarà perchè non sono appassionata di astronomia ma sul genere si trova di molto molto meglio.

PERSIDIVISTA.COM

PERSIDIVISTA.COM. Maurie-Aude Murail. Giunti.
Questa volta la Murail si cimenta con un vero e proprio giallo per ragazzi, e che dire, le riesce piuttosto bene.
Ruth ha 14 anni e tutte le insicurezze tipiche di quest’età vengono amplificate dal dolore di aver perso la mamma ormai da anni e dal fatto che l’impenetrabile e impegnatissimo padre sembra tenerla a distanza a differenza della sorellina che illumina la sua vita.
Quando guardando una vecchia foto con una sua amica non riesce a capire quale sia sua madre e quale la gemella morta assassinata da giovane, decide di iscriversi a un social con l’identità del padre per capire qualcosa di più di un passato che sembra zona off-limits.
Certo mai avrebbe immaginato di risvegliare vecchi rancori da parte del nonno mai conosciuto, odi profondi e curiosità dai vecchi compagni di classe e soprattutto una serie di conseguenze drammatiche che mettono al centro di tutto il padre, che con la sua aria noncurante e la sua ironia spesso fuori luogo è in tutto e per tutto l’indiziato perfetto.
Un bel romanzo, avvincente, veloce e ricco di colpi di scena, che affronta anche il tema attualissimo dei social, veramente affascinante il personaggio del padre Martin.
Interessantissimo anche il diario riportato alla fine della pubblicazione su come nasce un romanzo, scritto in contemporanea al romanzo stesso dall’autrice che ci mostra come sviluppa le sue idee, in che modo la vita quotidiana influisce sulla sua scrittura e da quali autori trae ispirazione. Beh sarà un caso (ma non credo proprio) ma ogni due pagine nomina un romanzo e un personaggio di un romanzo del mio amato Dickens a voi trarre le opportune conclusioni!!!

PULVIS ET UMBRA

PULVIS ET UMBRA. Antonio Manzini. Sellerio.
Il sesto capitolo della serie del romanaccio Rocco Schiavone si sviluppa su due filoni. Ad Aosta l’indagine sull’omicidio di un trans che da subito presenta parecchie anomalie, e il suo incubo personale Enzo Baiocchi (che non sopporto più) con il quale il suo amico Sebastiano, sparito da parecchi giorni, vuole regolare i conti per vendicare Adele.
Mi piace molto come scrive Manzini, ma soprattutto mi piacciono molto i suoi personaggi, tutti, anche i minori o le comparse li sa caratterizzare perfettamente in poche parole. Quello che non mi ha convinta è stato l’impianto giallo e soprattutto il complottismo nei confronti di Rocco che mi sembra sia veramente esagerato oltre che inverosimile.

 

LETTERE D’AMORE TRADITE

LETTERE D’AMORE TRADITE. Gottfried Keller. Elliot.
Viktor è un commerciante con velleità letterarie sempre rimaste deluse, convinto di avere qualità che non gli sono mai state riconosciute e sposato con una donna bella e paziente, si mette in testa di volerla “elevare” al suo livello attraverso delle lettere che si scambiano mentre lui è fuori per lavoro, nelle quali dovranno entrambi mettere tutto il loro sentimento, e che lui poi spera di raccogliere e di pubblicare. La incita quindi a non lesinare descrizioni appassionate e uno stile altisonante che risulta solo pomposo. Gritli però non si sente all’altezza del compito, lei è una donna pratica e a dire il vero si vergogna spesso del marito che tutto il paese sbeffeggia. Per non scontentarlo però ricorre a un sotterfugio: gira le lettere del marito al giovane professore suo vicino di casa fingendo di averle scritte lei e invia poi le risposte del maestro al marito copiandole.
Un’idea per un romanzo che aveva tutte le carte in regola per essere brillante e infatti la prima lettera di Viktor è un vero spasso, ma poi tutto si ferma qui. Il romanzo prende una piega del tutto diversa, raccontando la conseguente separazione dei coniugi a seguito della scoperta dell’inganno e le loro vite successivamente al fatto. Sviluppo che ho trovato del tutto insignificante. Un vero peccato, da colui che viene considerato uno dei maggiori scrittori svizzeri dell’800 mi aspettavo molto di più.

L’ANELLO

L’ANELLO. Georgette Heyer. Astoria.
Non possono essere più diversi i cugini protagonisti di questo romanzo: Ludovic impetuoso e sfrontato, sir Tristram assennato e solido. Si assomigliano invece Eustacie e Sarah, entrambe romantiche e alla ricerca di quell’avventura che nella vita di una donna dell’epoca è un miraggio, anche a costo di inventarla. Riuscire a trovare l’anello di Ludovic che lo scagionerebbe dall’accusa di omicidio che pende su di lui quindi è proprio l’impresa che fa per loro.
Che dire che non abbia già detto della Heyer? E’ la sua solita spassosissima commedia british ambientata in epoca regency con dialoghi frizzanti e un tocco di giallo in più. Sicuramente uno dei più riusciti.

BRITMARIE E’ STATA QUI

BRITMARIE E’ STATA QUI. Fredrik Backman. Mondadori.
Va bene… è stata qui, abbiamo capito, però adesso si trasferisce altrove vero?
Brutto da dire di un’autore che amo molto e che scrive davvero bene. Tuttavia “il troppo stroppia” e una volta giunta la fine del romanzo, passato l’entusiasmo per l’ironia e il bello stile, resta il retrogusto amaro di aver letto un libro la cui storia non porta da nessuna parte, dove il protagonista ha l’abitudine di ripetersi. Britmarie è un personaggio che conoscevamo già, a cui purtroppo questo romanzo aggiunge ben poco, fatta eccezione per qualche informazione sulla sua infanzia segnata da un luttuoso incidente.
La storia si apre con Britmarie, sessantenne insopportabile ed avulsa dal mondo, che cerca un lavoro dopo aver lasciato Kent (fresco di infarto, ma comunque e sempre imprenditore di grande successo) e le sue camicie che da anni hanno il profumo della sua amante (un uomo con la sensibilità e la delicatezza di un’emissione d’aria che risale dallo stomaco). Al centro per l’impiego, dopo aver rallegrato la giornata dell’impiegata, Britmarie riceve un incarico temporaneo in un anonimo paesino, abbandonato da dio e dagli uomini. Un luogo desolato dove la crisi ha decimato l’industria lasciandosi dietro carcasse umane di ogni sorta. Senza sapere come e soprattutto senza volerlo, Britmarie diventa parte di un’eclettica comunità nonché allenatore della squadra di calcio locale. Per dovere di cronaca: Britmarie di calcio ne sa meno di me, e io sono rimasta a Dino Zoff. Britmarie detesta il calcio più di me: e io durante i mondiali di non so quale anno guardavo Don Camillo e Peppone.
A far da contorno troviamo personaggi buffi, a volte stereotipati al limite del credibile, che contribuiscono a spingere avanti una storia che a mio parere avrebbe dovuto iniziare, per davvero, con un evento che accade a 3/4 del romanzo.
BRITMARIE E’ STATA QUI, non è un brutto libro, si legge bene ed è anche divertente, ma non sfiora certo i livelli dei suoi predecessori.