CINQUE INDAGINI ROMANE PER ROCCO SCHIAVONE

cinque indagini romaneCINQUE INDAGINI ROMANE PER ROCCO SCHIAVONE. Antonio Manzini. Sellerio.
E’ il momento magico di Manzini e giustamente la casa editrice cavalca l’onda. In questa pubblicazione sono riuniti 5 racconti già precedentemente comparsi in altre raccolte di gialli che Sellerio spesso propone.
Qui scopriamo Rocco Schiavone nel suo habitat, la sua amata città natia, visto che tutti risalgono a prima del fatidico e temuto trasferimento ad Aosta.
Ovviamente questa forma letteraria penalizza l’intreccio, tant’è che la risoluzione dei casi è sempre quasi immediata, ma sicuramente fa emergere quella vena ironica di cui Manzini è abbondantemente dotato e che dal vivo ne fa un vero e proprio showman, e che ne rende la lettura comunque gradevole anche per chi come me non ama particolarmente i racconti.

CRONACHE DI MUDFOG

cronache di mudfogCRONACHE DI MUDFOG. Charles Dickens. Passigli
Alcuni racconti di un giovane Dickens comparsi in una delle riviste dirette da lui “sull’amenissima” cittadina di Mudfog che sorge su un fiume, è frequentata da barcaiolo ubriachi, in cui l’acqua è stagnante e verde: e benchè il verde sia, di per sè, un bellissimo colore, soprattutto per l’erba, tuttavia non si addice molto all’acqua e l’umidità la fa da padrone. Bellissimo il racconto Pantomima della vita, nel quale mette a confronto alcune maschere teatrali paragonandole alle persone di ogni giorni ma soprattutto ai pagliacci della politica. Insomma un giovane Dickens sì ma già con le idee molto chiare e la penna polemica. Mi è piaciuto certo ma se se posso darvi un consiglio, i suoi scritti minori lasciateli ai fanatici collezionisti come me, voi piuttosto leggete e rileggete i romanzi canonici.

L’UOMO CHE AMAVA DICKENS

L’UOMO CHE AMAVA DICKENS. Evelyn Waugh. Bompiani
Se pensate che io sia una di quelle patetiche lettrici che acquista un libro solo perchè nel titolo c’è il nome del suo scrittore preferito … bè mi conoscete bene! Nel caso specifico però, prima ho anche condotto varie ricerche sulla rassegna stampa dedicata a questa pubblicazione che lasciatemelo dire è notevole, tanto che, ancora una volta sono stata investita dalla consapevolezza della mia ignoranza nello scoprire che l’autore è considerato il più grande scrittore inglese del ‘900. L’edizione curata da Mario Fortunato raccoglie 11 racconti, quasi tutti inediti in Italia e senza un filo conduttore comune, scritti da Waugh nell’arco della sua fortunata carriera. Per quanto i racconti siano un genere che capisco poco e di conseguenza fatico ad apprezzare adeguatamente, in questi è lampante la maestria dell’autore nelle scelte lessicali, l’ironia crudele e spietata molto british, e l’acume nel trattare i diversi temi.  Onestamente però non posso dire di avere riso come promette la quarta di copertina, o forse solo nei due racconti dedicati a Basil Seal, mitico personaggio presente in ben tre romanzi di Waugh, negli altri ho avvertito più marcato l’agro di tematiche quali la satira politica, la guerra e le difficoltà nei rapporti amorosi che hanno toccato troppo da vicino l’autore per risultare leggere.
Che dire, è stata una lettura sicuramente di alto livello, ma per farmi un’idea più precisa devo assolutamente testare l’autore tra i confini a me meno ostici di un romanzo.

IL MOMENTO E’ DELICATO

IL MOMENTO E’ DELICATO. Niccolò Ammaniti. Einaudi.
Il momento è delicato, e al di là del chiaro riferimento sociologico, è quello che ripetevano gli editori a un giovane e ansioso Ammaniti che proponeva i suoi racconti. Perchè gli editori lo sanno, il racconto è un genere che non vende e non entusiasma. Poi lui è diventato uno degli autori più importanti del paese e ora si può permettere di pubblicare ciò che vuole. Quel che è certo, come spiega nella bellissima introduzione, è che per un autore i racconti sono decisamente più riposanti, niente struttura che debba reggere la trama, niente caratterizzazione dei personaggi, un lampo: l’idea e la gioia dello sviluppo fine a se stessa. Non condivido nemmeno l’indignazione che ho letto per il fatto che i racconti fossero per lo più già stati pubblicati su riviste o altre raccolte, nessuno ne aveva fatto mistero bastava documentarsi e io sarò poco informata ma non ne avevo letto nessuno. Gli ingredienti sono molti, gli adolescenti, l’ipocrisia tipica italiana, tanta ironia, c’è anche molto pulp e due splendidi racconti scritti a due mani con l’amico di sempre Antonio Manzini, Sei il mio tesoro ha evocato le atmosfere di Che la festa cominci che io amo molto. Che dire i racconti non sono tutt’ora il mio genere preferito, ma Ammaniti è uno scrittore che compro a scatola chiusa e che per ora non mi ha mai deluso.

MUGBY JUNCTION

MUGBY JUNCTION. Charles Dickens. Edizioni Studio Tesi.
A casa mia non è Natale se non leggo qualcosa di SUO. Ho scovato in rete questa edizione tutta ingiallita del 1991 e dopo avere constato che i racconti non erano già inseriti in altre raccolte, non me la sono lasciata sfuggire.
Dickens pubblicò questi 4 racconti nel 1866 nell'edizione speciale di Natale del suo giornale. Stiamo parlando dell'ultimo periodo della sua vita (morì dopo solo 5 anni), era già all'apice della carriera, era uno scrittore appagato e acclamato che cercava di sperimentare cose nuove, sfiancandosi nel frattempo in una serie infinita di letture pubbliche, cosa peraltro molto criticata da tutti gli altri autori. I racconti hanno come cornice un'importante stazione ferroviaria e ovviamente il tema principale è la vita legata alla ferrovia. Non mancano nemmeno il fantasma di turno, la disgraziata e altri cliché della letteratura dickensiana.
L'unico commento che riuscirete ad estorcermi è che nonostante la curata e accattivante introduzione sostenga il contrario, questo non è solo uno degli scritti minori, è anche un Dickens decisamente meno brillante. Non posso credere di averlo detto!

DOVE SBIADISCE IL SENTIERO. Scene di quotidiana follia

doveDOVE SBIADISCE IL SENTIERO. Scene di quotidiana follia. Luca Rachetta. MEF L'Autore Libri Firenze.
Questa è la prima raccolta di racconti di quel giovane scrittore di cui vi ho già parlato altre volte. Lo so, ho il cuore tenero e mi sono presa a cuore la sua causa perché a mio avviso merita molta più fortuna e attenzione di quelle riconosciutegli fino ad ora. Gli ingredienti sono sempre gli stessi, stile impeccabile, sagace ironia e profondità di temi. Non vi nascondo però che avendo ora letto tutte le sue opere si nota una indiscutibile crescita letteraria. Il suo stile, già di per sé non sempre scorrevole, risulta nelle sue ultime opere meno macchinoso. I racconti che ho apprezzato maggiormente sono quelli nei quali si indovina una nota autobiografica come L'attesa e Una lezione movimentata ma anche altri come Una giornata come un'altra, Elegia d'autunno e lo spassosissimo Giudizio sospeso. Che dire è sempre bello e appagante leggere qualcosa che ti lasci da riflettere e soprattutto che ti obblighi ad andare a rispolverare il dizionario.

LA GRAMMATICA DI DIO

LA GRAMMATICA DI DIO. Stefano Benni. Feltrinelli.
lagrammaticadidioIl sottotitolo “Storie di solitudine e allegria” già mi aveva lasciato presagire che questo libro sarebbe stato sull’onda dell’ultimo Benni: quello malinconico, disincantato e anche un po’ crudele. Non sono una sua fanatica lettrice ma indubbiamente un’estimatrice, un po’ delusa dalle ultime pubblicazioni. Devo ammettere che nonostante i racconti (ormai lo sanno anche i muri) non siano un genere che mi convince, a lui riescono davvero bene, la sua fantasia, ironia e sagacia rende forse meglio nel breve e nell’immediato.
Una raccolta di racconti appunto, che fotografa moltissimi aspetti di questi nostri ultimi anni (con nostri si intende ovviamente l’italianità sempre fieramente rivendicata da Benni): la solitudine, la pedofilia, i rapporti di coppia logori, la vecchiaia, la religione, la completa disaffezione per la politica, con qualche breve racconto del “vecchio” Benni, quello spassoso che parla volentieri di calcio o rievoca personaggi impagabili. I miei preferiti: Una soluzione civile, Solitudine e rivoluzione del terzino Poldo, L’eutanasia del nonnino, Mai più solo. E’ stato un regalo, io non l’avrei mai letto probabilmente, del resto gli amici servono anche a questo.