PERSIDIVISTA.COM

PERSIDIVISTA.COM. Maurie-Aude Murail. Giunti.
Questa volta la Murail si cimenta con un vero e proprio giallo per ragazzi, e che dire, le riesce piuttosto bene.
Ruth ha 14 anni e tutte le insicurezze tipiche di quest’età vengono amplificate dal dolore di aver perso la mamma ormai da anni e dal fatto che l’impenetrabile e impegnatissimo padre sembra tenerla a distanza a differenza della sorellina che illumina la sua vita.
Quando guardando una vecchia foto con una sua amica non riesce a capire quale sia sua madre e quale la gemella morta assassinata da giovane, decide di iscriversi a un social con l’identità del padre per capire qualcosa di più di un passato che sembra zona off-limits.
Certo mai avrebbe immaginato di risvegliare vecchi rancori da parte del nonno mai conosciuto, odi profondi e curiosità dai vecchi compagni di classe e soprattutto una serie di conseguenze drammatiche che mettono al centro di tutto il padre, che con la sua aria noncurante e la sua ironia spesso fuori luogo è in tutto e per tutto l’indiziato perfetto.
Un bel romanzo, avvincente, veloce e ricco di colpi di scena, che affronta anche il tema attualissimo dei social, veramente affascinante il personaggio del padre Martin.
Interessantissimo anche il diario riportato alla fine della pubblicazione su come nasce un romanzo, scritto in contemporanea al romanzo stesso dall’autrice che ci mostra come sviluppa le sue idee, in che modo la vita quotidiana influisce sulla sua scrittura e da quali autori trae ispirazione. Beh sarà un caso (ma non credo proprio) ma ogni due pagine nomina un romanzo e un personaggio di un romanzo del mio amato Dickens a voi trarre le opportune conclusioni!!!

IL RINOMATO CATALOGO WALKER & DAWN

IL RINOMATO CATALOGO WALKER & DAWN. Davide Morosinotto. Mondadori.
Premio Andersen 2017 per la categoria over 12 anni questo romanzo è una vera chicca.
Ambientato negli Stati Uniti nei primi anni del ‘900 è la storia di 4 ragazzini alla ricerca di verità, avventura e un po’ di giustizia che percorrono il fiume Mississipi dalle foce in Louisiana fino a Chicago per restituire un orologio che gli è stato consegnato erroneamente e che evidentemente è molto importante per qualcuno. Lo fanno in zattera, traghetto, treno toccando moltissime città importanti come New Orleans e incontrando molteplici personaggi il più delle volte poco raccomandabili, alcuni veramente simpatici. Il romanzo è raccontato  alternativamente da loro: l’incontenibile Te Trois assettato di avventura, il riflessivo Eddie dalle mille preoccupazioni più una, la combattiva Julie che deve riuscire ad afferrare un po’ di felicità e contemporaneamente difendere dal mondo Tit, il suo fratellino mulatto.
Non trovo assolutamente eccessivo l’accostamento al mondo di Tom Sawyer, in questo romanzo c’è davvero tutto: avventura e suspence, divertimento, dolcezza e alcuni cenni storici alla musica jazz, alle vendite per corrispondenza, a un mondo che stava iniziando a cambiare.
Insomma se non avete un ragazzino a cui regalarlo intanto leggetelo voi non può non piacervi.

GLI OTTIMISTI MUOIONO PRIMA

GLI OTTIMISTI MUOIONO PRIMA. Susin Nielsen. Il Castoro.
Petula ha 16 anni e vive a Vancouver, si veste con cose strambissime tutte fatte da lei ed è 180 cm di ansie e paure da quando la sua sorellina piccola è morta. Nonostante siano passati più di due anni la famiglia sembra non riuscire a riprendersi. La madre riempie la casa di gatti abbandonati e il padre rientra poco e poco volentieri. Petula cerca di parare i colpi come può e di prevenire tutto ciò che tra loro può essere motivo di discussione pulendo e cucinando. E’ obbligata dal preside della scuola (personaggio minore bellissimo) a frequentare il corso di arteterapia , ribattezzato da lei Mani Abili per Menti Instabili, dove conosce altri ragazzi soli e considerati un po’ strani perchè come lei hanno un fardello troppo pesante da portare. Tra questi c’è Jacob appena trasferitosi da Toronto, un ragazzo solare e positivo che però fatica a parlare dell’incidente nel quale ha perso metà di un braccio. Jacob e Petula si innamorano ed è proprio quando la felicità inizia a far parte delle sue giornate che l’ottimismo fa breccia nel suo modo di pensare, così come il dolore di una nuova delusione, perchè ottimisti o pessimisti nessuno è in grado di controllare la vita.
Il nuovo romanzo della Nielsen la conferma come un’ottima autrice per ragazzi ma visti i temi trattati decisamente più forti, non può avere la leggerezza e il brio dei romanzi precedenti … tranne i botta e risposta tra Petula e il preside.

L’ARMINUTA

L’ARMINUTA. Donatella Di Pietrantonio. Einaudi.
Ammetto di essermi lasciata tentare dall’ambientazione, il mio amato Abruzzo negli anni ’70, ma il romanzo si è rivelato sopra ogni mia più rosea aspettativa.
Si apre con la protagonista, una ragazzina di 13 anni la Ritornata del titolo appunto, che viene riportata a casa, sui monti a ridosso del mare abruzzese dove lei ha sempre vissuto nel benessere e a contatto con i turisti con una famiglia che non sapeva non essere la sua. In montagna è tutto diverso, c’è povertà, c’è ignoranza e sporcizia e una famiglia troppo numerosa che ora dicono essere la sua. Nel mese dello svezzamento le due famiglie si erano spartite la mia vita a parole, senza accordi precisi, senza chiedersi quanto avrei pagato la loro vaghezza. Perchè il romanzo è tutto incentrato sullo spaesamento, sul senso di appartenenza che viene a mancare, sul tradimento di quella che pensava fosse la vera madre e sui complicati sentimenti che governano la sua nuova-vera famiglia, sul rapporto con la sorella piccola Adriana (personaggio meraviglioso) e sul segreto inconfessabile che ha deciso il suo futuro.
Un romanzo bellissimo, scritto magistralmente senza tanti fronzoli e forse proprio per questo arriva diretto alla pancia. Peccato solo per il finale che secondo me andava approfondito mi è sembrato un po’ troncato … a meno chè l’autrice non abbia in mente un seguito.

UN BAMBINO CHIAMATO NATALE

nataleUN BAMBINO CHIAMATO NATALE. Matt Haig. Salani.
Questa è la storia di un bambino finlandese piuttosto sfortunato e povero, della sua avventura verso il nord per raggiungere il padre che insieme a una spedizione è andato a cercare una prova dell’esistenza di Elfhelm, la città degli elfi, della sua più grande delusione nello scoprire che il suo “eroe” non è senza macchia, e di come poi ha cercato di sistemare le cose ed è diventato colui che tutti i bambini aspettano con ansia ed entusiasmo tutte le notti di Natale.
Vi siete mai chiesti perchè si chiama “Babbo” Natale nonostante non sia il padre proprio di nessuno? Perchè ha il cappello rosso e il perchè della sua conosciutissima risata “Oh Oh Oh”? Vi siete mai chiesti come e quando gli è venuta l’idea di portare i regali ai bambini e soprattutto perchè ?
In questo romanzo davvero avvincente troverete la risposta a queste e tante altre domande.
Conosco bene l’autore di cui ho letto quasi tutto, ero veramente curiosa di vederlo alle prese con una storia per ragazzi e devo dire che non mi ha delusa per nulla, forse mi aspettavo qualcosa di più scanzonato e divertente, invece il romanzo è a tratti anche un po’ cupo, Haig ha decisamente preferito dare rilevanza ai contenuti che sono molto profondi, ed è proprio per apprezzarli appieno che lo consiglio ai ragazzi dai 10 anni in su, o come nel caso delle mie figlie, letto da un adulto che per inciso lo adorerà!!

LE RAGAZZE

LE RAGAZZELE RAGAZZE. Emma Cline. Einaudi.
La storia di Evie Boyd, dei suoi eterni 14 anni, del suo eterno bisogno di essere vista e del suo definirsi in base a chi le sta intorno.
Il racconto dell’estate del ’69, trascorsa vicino a San Francisco, con un gruppo di ragazze, in una sorte di comune o di setta fatiscente, tra droghe, riti di iniziazione, sporcizia.
Un amore, che non viene mai etichettato come tale, ma che trasuda da ogni pagina in cui Evie e Suzanne sono insieme.
Il tutto intervallato da anticipazioni, dettagli, fotografie di una scena (splatter) del delitto, che provocano quei brividini di paura, durante tutta la lettura.
Quando ho cominciato a leggere non sapevo che le vicende del romanzo fossero ispirate ai delitti della Manson’s Family, ma tanti particolari coincidono.
Emma Cline scava nel torbido, non tralascia dettagli raccapriccianti ed evoca attraverso descrizioni multisensoriali delle scene abbastanza sgradevoli e amare.
Il torbido, la paura, il disgusto provocano però la morbosa curiosità di conoscere i fatti e comprendere fino in fondo i personaggi, quindi la lettura è stata particolarmente veloce.
Di Evie soprattutto, ma anche di Suzanne, mi è piaciuto come è stata resa la loro vulnerabilità. Essere non viste dai genitori le porta ad andare nel mondo come esseri cangianti a seconda delle circostanze. Anche da adulta, Evie, cercherà sempre di corrispondere alle aspettative delle persone che incontra. Della sua personalità si distingue poco, se non questa fame continua di approvazione.

MIA NONNA SALUTA E CHIEDE SCUSA

mia nonna salutaMia nonna saluta e chiede scusa. Fredrik Backman. Mondadori.
Una nonna così l’avremmo voluta tutti. Magari l’abbiamo anche avuta, ognuno a suo modo, e non apprezzata perché non siamo geniali come Elsa.
Elsa ha sette anni ed è diversa: più intelligente, più sveglia dei coetanei e vittima di bullismo. Un bullismo pesante, che va dalle botte alle minacce di morte. I professori la definiscono “molto matura per la sua età” e lei sa che significa “parecchio disturbata per la sua età”, sono gli stessi docenti che sua nonna metterebbe al rogo. La nonna di Elsa è un missile terra-aria sempre puntato, è la nemesi dell’educatore, un esempio da non seguire secondo i canoni universalmente conosciuti. Fuma come una ciminiera e non ha filtri verbali: dice quello che pensa e, contrariamente a quello che la maggioranza dei suoi interlocutori crede, pensa quello che dice. La nonna di Elsa è una leonessa errante e come spesso si ripete nel libro stesso: La nonna è una di quelle persone che ci si porta in guerra. Perché la nonna la guerra la conosce, ha trascorso la vita a fare quello che oggi chiamiamo il medico senza frontiere, lei andava là da dove gli altri fuggivano. Ormai in pensione ha soltanto due attività: occuparsi di Elsa e tirare scemo il resto del mondo compiendo azioni al di là dell’immaginario. Perché questo fa la nonna: riempie i vuoti, che siano storie fantastiche o azioni al limite della decenza, poco importa. La nonna riempie i vuoti, fino all’ultimo dei suoi giorni, e visto che è una guerriera trova il modo di farlo anche dopo. Per Elsa la fine è l’inizio di una grande e stramba avventura: deve trovare e consegnare delle lettere che sua nonna ha lasciato. Una caccia al tesoro che le permetterà di conoscere i vicini di casa alcolizzati e torchiati dalla vita, e la vita di una nonna che credeva di conoscere.
Mia nonna saluta e chiede scusa è un libro ironico ed iperbolico, una favola nella favola. Scritto con piglio comico, il libro è un moderno romanzo di formazione che intreccia elementi della vita contemporanea (dai genitori separati alle discussioni di condominio, passando per lo stress postraumatico dei veterani) dove Fredrik Backman amalgama ogni ingrediente per sfornare una storia che lascia il segno, sventolando fieramente il diritto di essere diversi ad ogni età.

LOCKWOOD & CO. – IL TESCHIO PARLANTE

lockwoodLOCKWOOD & CO – Il teschio parlante. Salani. Jonathan Stroud.
Alleggerito dall’incombenza di dover descrivere il bellissimo e accurato mondo fantastico su cui si basa la storia, il secondo capitolo di Lockwood & Co scorre che è una meraviglia, nonostante le avventure siano tantissime.
L’agenzia ormai è una delle più stimate di Londra insieme ai colossi ed eterni nemici della Fittes e nonostante l’organizzazione non sia sempre delle più accurate per usare un eufemismo, ma la Lockwood ha il suo asso nella manica: Lucy, che ha appena scoperto il suo talento nascosto, riesce  a sentire e interagire con il teschio nel vaso che ha trafugato George, unico esempio di fantasma di Tipo 3 di cui si abbia notizia, e che ricorda con la sua malignità e ironia, lasciatemelo dire, l’indimenticato Bartimeus. Il teschio con poche e vaghe insinuazioni riesce a instillare nei ragazzi il dubbio e la diffidenza in un rapporto che prima era equilibrato e limpido, cosa piuttosto facile visto che Lockwood dietro il suo fascino e la sua bonarietà nasconde veramente un segreto. Il caso di cui si devono occupare è oltremodo complicato e inquietante, devono riuscire a trovare lo specchio che un folle medico vittoriano aveva costruito per vedere l’aldilà e che provoca la morte di chiunque lo guardi, che è stato trafugato per essere poi venduto sul mercato nero degli oggetti con poteri metampsichici, la posta in gioco è ancora più alta se si considera che i ragazzi si sono messi in competizione con quelli della Fittes e il perdente dovrà proclamare sul giornale la propria inferiorità.
Non c’è un attimo di tregua in questo romanzo: c’è sempre l’ironia di Lucy e quella più tagliente di George a cui si va ad aggiungere il Teschio, avventure a più non posso per recuperare lo specchio, personaggi minori fantastici come la barbona Flo, e una clamorosa rivelazione finale, insomma davvero tutto quello che si può chiedere a un romanzo per ragazzi e non solo. Come sempre però non è romanzo per persone impressionabili: spiriti, cimiteri e topi sono un po’ ovunque ma è veramente bellissimo, peccato solo per il cattivo che è facilmente identificabile già dall’inizio.
Che dire è Stroud, speriamo solo che Salani non ci faccia aspettare altri due anni per il prossimo è davvero troppo !!!

Una levatrice a New York

imagesUna levatrice a New York. Kate Manning. Beat.
Siamo nel 1860, le strade di new York, quelle che non salutano le ricche dimore, sono terra di nessuno. Popolate da trentacinquemila bambini, ragazzi di strada che sono fortunati se arrivano a compiere vent’anni, tra stenti e violenza. La fame e la miseria sono compagni di gioco dentro e fuori gli ospizi e gli orfanotrofi. Tra loro ci sono anche i tre fratelli Annie, Dutch e Joe, orfani di padre e con una madre che non può più occuparsi di loro e, suo malgrado, li affida alle cure dell’Associazione per l’Assistenza all’Infanzia. Caricati sul treno e spediti in campagna i tre fratelli vengono separati, Annie con il suo carattere compbattivo e l’aspetto arruffato non è certo una bambolina che qualcuno vorrebbe adottare per affetto. Tornata a New York giusto in tempo per vedere sua madre morire di parto, Annie viene accolta come domestica, e successivamente come apprendista, nella casa del dottore e della dottoressa Evans. Gli Evans sono appena benestanti, la loro casa accoglie a qualsiasi ora giovani donne che accorrono per alleviare le sofferenze del parto, evitare la morte e alle volte evitare la vita. Annie apprende il mestiere di levatrice e quello di medico. Impara a vivere e destreggiarsi in un mondo celato agli occhi dei ricchi come a quello dei poveri. Il mondo della carne e del sangue, delle menzogne e della paura, dell’ignoranza e della superstizione, dell’omertà e del potere: quello in cui la vita a e la morte si sfidano ogni giorno a dadi.
Annie, madre e moglie, è diventata una donna ricca, famosa e ricercata. Le sue cure, i suoi metodi e gli strumenti per il controllo dellle nascite che il suo intraprendente marito commercia, fanno di lei un bersaglio per tutti i conservatori, bacchettoni, politici arrampicatori sociali. Accusata di pratiche illegali (l’aborto è ovviemente illegale, eppure praticato da macellai di ogni sorta) Annie viene arrestata come una criminale e usata come monito contro la corruzzione sociale.
Un libro piacevole, a tratti divertente anche, durante la seconda metà il “sogno americano” di ricchezza e successo prende un po’ il sopravvento, ma è comunque un buon romanzo.

3000 MODI PER DIRE TI AMO

3000 modi per dire ti amo3000 MODI PER DIRE TI AMO. Marie-Aude Murail. Giunti.
Chloè è la classica brava ragazza figlia di genitori attenti e un po’ asfissianti è timida e un po’ insicura ma sa quel che vuole; Bastien fa dell’ottimismo la sua corazza nella vita, visto che è sempre stato invisibile per i genitori votati al lavoro, prende tutto con leggerezza ma non superficialità; Neville è il bello e dannato, narcisista e un po’ immaturo è stato cresciuto da una madre single spesso malata e ha imparato a vivere di espedienti e piccoli furti senza sapere che fare di se stesso.
I tre si conoscono a scuola, si rincontrano a un corso di teatro, passione che condividono e affrontano le difficilissime selezioni per entrare all’Accademia di Arte Drammatica di Parigi sotto la guida del vecchio maestro Jeanson che cerca riscatto in un successo di Neville. Diventano quasi un’entità unica: amicizia, amore, attrazione fisica, essere ragazzi significa provare tutti questi sentimenti senza saperli ben classificare e non necessariamente provarli per una sola persona, insomma essere ragazzi significa provare sentimenti forti in maniera molto leopardiana finchè qualcosa tutto a un tratto ci fa prendere coscienza che si è cresciuti e la cosa non può più reggere.
Beh tutto questo la Murail ce lo racconta magnificamente, i personaggi sono caratterizzati in maniera perfetta e qualche tocco di ironia all’inizio ce la fa riconoscere immediatamente. In questo romanzo però, così come in Crack, il registro è decisamente più serio e se in Crack solo il finale risulta sotto tono, qui è un po’ tutto, forse per le numerose prove a cui assistiamo e che onestamente anche capendo il fine educativo di avvicinare i ragazzi al teatro risulta un po’ pesante.