L’ABUSIVO

copL'ABUSIVO. Antonio Franchini. Marsilio.
Nel 1985 Giancarlo Siani viene ucciso dalla camorra. A farne un caso è il fatto che è stata una delle rarissime volte in cui la malavita ha colpito l'informazione. Siani era un giovane cronista de Il Mattino per di più "abusivo", visto che all'epoca era l'unico modo per entrare in quel mondo.
Il caso giudiziario si protrae in maniera tipicamente italiana per moltissimi anni, finché la verità salta fuori grazie a uno dei tanti pentiti. Ma al di là della verità giudiziaria c'è un mondo, una realtà napoletana fatta di mille sfaccettature e passibile di molte interpretazioni.
Franchini conosceva superficialmente Siani, ma alla notizia della sua morte ne rimane ovviamente fortemente colpito (è pur sempre la morte di un ragazzo di 26 anni che raccontava solo la verità e svolgeva il lavoro che lo appasionava) lo si sente soprattutto nel tono decisamente malinconico di cui sono permeate tutte le sue riflessioni. Indaga quindi sui tanti perché, riportando anche testualmente le numerose interviste fatte a molti di coloro che furono interessati al caso o testimoni dell'operato di Siani, alternandole con suoi ricordi personali e familiari di quel periodo a mio avviso fantastici.
Non è un romanzo, non è solo una documentazione, ma è un mix veramente ben riuscito. Ne è stato tratto un film molto acclamato, Fortapasc di Marco Risi che devo ancora vedere.  

L’ILLUSIONE DI DIO – Le ragioni per non credere

copL'ILLUSIONE DI DIO – Le ragioni per non credere. Richard Dawkins. Mondadori.
Richard Dawkins è un accreditato scienziato, biologo evolutivo e famoso ateo. Si è votato alla quanto mai impopolare causa della lotta alle religioni. Ci mette la faccia, come si suol dire, in parecchie trasmissioni e iniziative di tutti i generi, oltre ad aver creato un'associazione no profit il cui sito è www.richarddawkins.net.
In questo saggio a mio avviso irrinunciabile per tutti coloro, credenti e non, che vogliono affrontare il tema in maniera veramente critica, affronta senza false reticenze e in maniera diretta tutti i temi e le argomentazioni che le religioni toccano. L'approccio è solo ed esclusivamente scientifico, quindi nomi, date e fatti documentati, ragionamenti, a volte un po' ostici, fondati solo su prove certe o, come per quanto riguarda il discorso sulla morale e sull'esistenza di Dio, affrontati veramente in tutte le sfaccettature.
Visto che in questo blog affrontiamo tutte le pubblicazioni in maniera assolutamente personale, credo si sia intuito da che parte sto io, questo saggio però mi ha veramente aiutata a trovare serenità e a vedere le cose in maniera più chiara. E' come se fosse calato un velo, il velo che ci viene appiccicato davanti agli occhi dalla nostra società fin da piccolissimi.
Permettetemi un ultima nota personale, trovo piuttosto emblematico il fatto che i due libri che mi hanno più segnata nella vita, e non sto parlando di romanzi, o meglio, non nel senso letterario del termine, siano questo e Le avventure di un uomo vivo di Chesterton, uno dei più famosi cattolici del secolo scorso, che tutt'ora trovo bellissimo.

L’ITALIANO. Biografia di una lingua

copCADP57V5L'ITALIANO. Biografia di una lingua. Valeria Della Valle, Giuseppe Patota. Sperling & Kupfer.
A dire il vero non so perché è rimasto per così tanto tempo nella libreria, forse per la paura che fosse un po' pesantuccio. Bè vi assicuro nulla di più sbagliato.
E' la chiara, semplice, precisa, mai prolissa storia della meravigliosa lingua di cui siamo custodi.
Dalle origini, quindi dalla presa di coscienza di una diversa lingua rispetto al latino, fino ai giorni nostri l'epoca dei reality, ripercorre le tappe principali, secolo per secolo, attraverso le correnti e i personaggi letterari più significativi. Una interessantissima lettura che consiglio davvero a tutti, se poi a volte risulta un po' didattica a me è piaciuta anche per questo, una bella spolverata degli anni di liceo ormai decisamente appannati.

I segreti del Vaticano

I segreti del Vaticano. Corrado Augias. Mondadori.
I segreti del VaticanoPensavo si potesse parlare indifferentemente di Vaticano, Stato della Chiesa o Santa Sede. Pensavo anche che I segreti di Roma fosse troppo breve, quante cosa ancora da raccontare sulla nostra capitale… bene, a risolvere le questioni è uscito questo volume, quinto della serie, il solito elegante intrattenimento offerto da Corrado Augias, un’immersione in altre epoche e costumi, impreziosite da un pizzico di thriller, imprescindibile per il conduttore storico del Telefono Giallo. Sull’aspetto investigativo di questo volume mi soffermo un attimo: I segreti del Vaticano è, forse, il più intriso di delitti. Conoscendo un poco (molto poco, me ne dolgo) la storia della Chiesa, non sorprendono questi episodi criminali, lo preciso per chi si attende una trattazione teologia o strettamente storico-religiosa. Aggiungo che spunti di riflessione sulla dottrina della Chiesa non mancano, sempre in bello stile accessibile a tutti.
Tornando alle parti più investigative del libro, Augias è autore troppo serio per avanzare ipotesi fantasiose laddove la verità non è provata, ma è abile nello scrivere (e a volte anche “non scrivere”) quanto basta, affinché ciascun lettore formi la propria opinione: leggersi, ad esempio, il capitolo dedicato al decesso di Papa Giovanni Paolo I.
Probabilmente non sarebbero sufficienti dieci volumi a raccogliere quasi duemila anni di religione, arte e intrighi, la speranza è che la serie non finisca presto: troppo coinvolgente lasciarsi trasportare nelle strade di una città, afferrandone come non mai i legami segreti, e non, con la nostra storia (Firenze si presterebbe bene, ma sarei curioso anche di leggere qualcosa su Milano e in particolare su storie e retroscena degli anni 70 e 80).

DIARIO DI SCUOLA.

DIARIO DI SCUOLA. Daniel Pennac. Feltrinelli.
diariodiscuolaUn tuffo nel passato e Pennac ricorda tutte le angosce, le paure, le scocciature e la rabbia del suo passato di vero autentico "somaro" scolastico, considerato dai genitori praticamente irrecuperabile. L’incontro con alcuni professori che lui non incensa per niente, ma a cui riconosce esclusivamente il grande pregio di amare la propria materia e di considerare una sconfitta ogni alunno perso per strada, ed ecco che il somaro diventa addirittura professore. Un libro a metà via tra il saggio, con spunti pedagogici interessanti ma a volte un po’ banalotti, e il diario appunto, il diario del ragazzo che fu e del professore che diventò con aneddoti abbastanza divertenti, il tutto raccontato però in maniera confusa senza un vero filo logico. Un libro che si legge volentieri, ma se non dovesse accadere dormite sonni sereni (voi che potete), non vi siete persi chissà cosa! La verità è che come saggio Come un romanzo è decisamente migliore, per quanto riguarda i romanzi, uno dei miei autori preferiti negli anni ’90, dopo la saga di Malaussène a mio avviso non si è mai più ripetuto.

LA TERRA IN BILICO

LA TERRA IN BILICO. Al Gore. Bompiani.
laterrainbilicoAlla fine ce l’ho fatta, è stata dura ma ce l’ho fatta. Un mattone di 600 pagine che non sono riuscita che a leggere in due tempi. Mattone non per difficoltà, ma per l’argomento e spesso la ripetitività dei temi trattati. Al Gore (premio Nobel per la pace grazie al suo impegno per l’ambiente) affronta tutti, ma proprio tutti, i grandi temi ambientali e seri problemi che sono troppi anni ormai che cerchiamo di ignorare. Non ho la competenza scientifica per capire se siano conclusioni certe, credo però che le 100 pagine di bibliografia finale e richiamo a studi scientifici recenti zeppi di nomi, date e riviste da cui sono tratti, siano un buon indizio. Una ricerca e uno studio enormi di cui non posso che ringraziarlo, è sempre difficile esporsi in prima persona e combattere davvero. Poi intendiamoci, sono anche moltissime le cose che non mi sono proprio piaciute: in fondo è un vero americano e ha dovuto inserire una lunga sbrodolata religiosa, molti capitoli sul ruolo degli Stati Uniti salvatori del mondo e varie ripetizioni evitabili. Nonostante ciò sono felicissima di averlo letto, ho davvero le idee più chiare su molte cose, soprattutto sul fatto che il nostro singolo impatto ambientale giornaliero è davvero troppo forte e non possiamo ignorarlo, qualsiasi intervento deve essere urgente e tempestivo e deve rivedere completamente il nostro rapporto con ciò che ci circonda. Ed è qui che davvero non riesco a capire il suo ottimismo (sarà sempre per la sua nazionalità?). Delle varie soluzioni che propone (che comunque sono piuttosto logiche) non ne vedo che attuate una minima miserrima parte, soprattutto dai governi mondiali che lui individua come i maggiori depositari della possibilità di combinare veramente qualcosa. L’approccio stesso a questa marea di problemi è talmente vago e retorico (ma del resto è politica) che non vedo davvero via di uscita. Insomma una buona lettura, almeno le prime 300 pagine, che chiarisce tante cose che la stampa riporta in parte e spesso in maniera distorta, sicuramente una lettura poco allegra.

SHAKESPEARE SCRIVEVA PER SOLDI.

SHAKESPEARE SCRIVEVA PER SOLDI. Nick Hornby. Guanda.
shakespeareSi, lo sapevo che era la classica pubblicazione estiva per fare qualche soldo, non sono nata ieri e ammetto che il prezzo di copertina è sicuramente eccessivo. Ma cosa ci posso fare, a questo nome non so resistere, ho tutti i suoi libri, immaginate quindi che smacco dover dire a qualcuno illustrando la mia fantastica libreria "ah sì di Hornby li ho tutti tranne…". La mia è stata una scelta consapevole e se volete saperlo non sono assolutamente pentita, oddio non mi sento particolarmente arricchita, se non di consigli, è come se avessi letto qualche leggero articolo da rivista senza pretese. Infatti è proprio questo, il seguito di Una vita da lettore, gli articoli comparsi sul Believer nei quali Hornby commenta le sue sgangherate letture. Intramezzato dai suoi soliti e necessari commenti sportivi (e per chi come me piace lo sport, sono il suo pezzo forte) riscopre con sorpresa la sua predilezione per la letteratura cosiddetta "per ragazzi", per le biografie e per le nuove uscite. Concordo completamente con il suo parere su La strada di McCarthy. Ovviamente la mia già notevole pila di libri ancora da leggere ha subito un incremento.

IL TRADITORE

IL TRADITORE. Robin Yassin-Kassab. Il saggiatore.
iltraditoreIn questo interessante romanzo dalla struttura complessa ed articolata e dall’esaustiva caratterizzazione dei personaggi di contorno, l’autore ci descrive, sullo sfondo di una Londra sfocata e quasi assente, la metamorfosi fisica e spirituale di una coppia di trentenni arabi di seconda generazione, il diverso iter emozionale che li porterà ad abbracciare l’islam e con esso la serenità interiore. Lui è Sami, figlio di un celebre poeta laico siriano, studente di letteratura arenatosi ad un passo dal dottorato, divenuto nel tempo marito trascurato, vizioso ed inconcludente. Con il fantasma dell’inarrivabile padre a gravargli sulle spalle, la sua vita procede beccheggiando scialba e rabbiosa, in una disordinata ricerca di identità che risulta sterile, in quanto estremizzata all’ostentazione di una pseudorazionalità votata invece all’edonismo e alla deriva del nichilismo. Il suo "viaggio a Damasco" (titolo originale decisamente esplicativo), a posteriori svelerà il perché delle tensioni laico religiose presenti all’interno della sua famiglia e di riflesso in lui: così Sami assimilerà il concetto di "tradimento"in relazione alle proprie ed alle altrui azioni, tra evocazioni di spettri, servizi segreti e torture, in un contrasto emozionale che troverà risoluzione ed appianamento soltanto con la consapevolezza finale, quindi nella purificazione e nella prostrazione della preghiera. Di contro la giovane moglie Muntaha incarna quanto di più apprezzabile si possa sperare di incontrare in termini di ragionevolezza e sensibilità associate a femminili leggiadria e nobiltà: insegnante irachena tollerante e fedele, ella in ogni gesto e azione personifica la virtù e la ponderatezza dei comportamenti. Grazie ad un sentimento religioso nuovo ed al contempo riscoperto, ella si accosta alla spiritualità tramandatale dagli avi, interpretandone le positività e scoprendola collante universale utile a compattare e livellare la miriade di eccessi e di falsi valori di un frenetico inizio millennio, già battezzato nel fanatismo e nel sangue. Dalla fede stessa ella trae energia e saggezza adatte a tamponare efficacemente il mosaico incrinato della propria relazione matrimoniale.
Se attribuire connotazioni negative generalizzate ed arbitrarie a specifici gruppi di persone è unanimemente da considerarsi esercizio scorretto e discriminatorio, ebbene questo romanzo pur accurato ed istruttivo è da ascriversi a quell’infinita serie di opere di parola tese al classico patetico malcelato indottrinamento religioso, che a tali subdole pratiche è avvezzo per tradizione e natura. Infatti l’attribuire accezioni fideistiche all’ateismo è pura disquisizione semantica, concetto profondamente ridicolo al pari del sostenere che una religione rivelata come l’islam possa considerarsi socialmente benefica. Da leggersi previa opportuna assunzione di anticorpi.

SOTTO IL CULO DELLA RANA

SOTTO IL CULO DELLA RANA. Tibor Fisher. Mondadori.
sottoilculodellarana"Sotto il culo della rana in fondo a una miniera di carbone" è un antico modo di dire ungherese tipo il nostro "come tre su una sedia", insomma una situazione piuttosto scomoda. Il libro narra le avventure di un gruppo di giovani di Budapest negli anni tra il 1949 e il 1956, anno della rivoluzione Ungherese al dominio dell’Unione Sovietica stalinista. Giury, il protagonista, pigro, indolente ma mai passivo da accettare il credo e le sopraffazioni del comunismo e dell’AVO (polizia segreta), si arrabatta ricorrendo ad ogni risorsa per evitare il servizio militare, da qui lo studio e la squadra di pallacanestro con la quale gira l’Ungheria sognando qualsiasi destinazione occidentale. Le sue avventure sono buffe, divertenti alcune drammatiche: fino al 23 ottobre 1956, giorno nel quale qualcosa cambia, lo scontento si trasforma da abituali mugugni a lotta armata senza nemmeno capire come, e migliaia di ungheresi perdono la vita o decidono di emigrare definitivamente. Lo stile è quello brillante ma per nulla leggero di Fisher, solo un po’ meno sofisticato e più genuino rispetto a LA GANG DEL PENSIERO. La trama invece pecca indubbiamente di frammentarietà. Una buona lettura che mi ha fatto conoscere un altro pezzetto di storia europea.

Doveva morire

Doveva morire. Ferdinando Imposimato, Sandro Provvisionato. Chiarelettere.
dovevamorire Ci sono storie nel passato prossimo della nostra Repubblica che nessuno scrittore di thriller politici può neanche lontanamente immaginare, trame così complesse, ramificate, misteriose e probabilmente insolubili, in confronto alle quali Robert Ludlum scrive storie semplici e scontate e il Principe di Niccolò Machiavelli è opera da dilettanti. Il sequestro Moro è una di queste storie: ogni volta che leggo qualcosa sull’argomento, apprendendo nuovi dettagli, vedo aprirsi nuovi possibili scenari. Come forse sapete, Aldo Moro fu rapito dalle Brigate Rosse il 16 marzo del 1978 e ucciso 55 giorni dopo. In quelle otto settimane successe di tutto: vennero scoperti covi delle BR, sospesi mandati di cattura per attivisti, tutte azioni che avrebbero potuto portare alla prigione di Moro, furono bloccate tutte le strade di mediazione possibili e anche quelle inimmaginabili (cioè quella che passava per la mafia siciliana), vennero travolte leggi dello Stato e persino principi Costituzionali.
Questo libro ha il pregio dimostrare il punto di vista di uno dei magistrati che dopo la morte dello statista si occuparono delle indagini, Imposimato, opinioni molto interessanti su quello che fu il livello delle omissioni, ostruzioni e depistaggi operati da alcuni centri di potere, politici e non. Forse non aggiunge molto alla vicenda, almeno a una persona mediamente informata, ma il racconto fatto da un investigatore ha una sua ragione d’essere, si capisce benissimo quanto poteva essere fatto con normali strumenti d’indagine. Mi sembra che questo libro abbia qualche difetto d’impostazione, temo che non la ricostruzione non sia così organica e completa come avrebbe potuto essere e non lo raccomanderei ai digiuni dell’argomento (sono anche critico verso le note a fine capitolo presenti nel libro, preferisco le note a piè di pagina, trovo che siano più fruibili, soprattutto quando sono tante e anche interessanti come in questo caso). Non ho condiviso alcune conclusioni politiche finali, le ho trovate superficiali, soprattutto se rapportate a una vicenda così strutturata, e tali da non fornire una giustificazione plausibile ai crimini commessi.
La vicenda Moro è uno dei miei pallini e consiglio a tutti di leggere qualcosa sull’argomento, non è necessario diventare un maniaco della vicenda come il sottoscritto, ma un po’ d’informazione sul caso vi farà bene.