Fidanzati dell’inverno L’Attraversaspecchi – 1

Fidanzati dell’inverno L’Attraversaspecchi – 1. Christelle Dabos. Edizioni E/O.
Primo libro di una saga acclamata, di cui in rete raccontano:
Per chi ha amato:
Philip Pullman, la sua fantasia e le sue atmosfere.

Non esageriamo.
Twilight per la storia d’amore tra un uomo misterioso e tormentato ma capace di profonde passioni e una ragazza apparentemente impacciata, ma piena di risorse.

Non mi pare un bel complimento, a meno che non si stia parlando di tiratura delle vendite e niente altro.
Hunger Games per le incredibili avventure e per l’azione politica dei protagonisti che vogliono rovesciare un sistema di potere.
Non mi sono mai piaciuti, né su carta né su pellicola.
Harry Potter per la ricchezza e l’articolazione del suo magico mondo.
Più che articolazione parlerei di macchinazione.

In realtà il fascino di questa serie credo sia dovuto alla curiosa mescolanza di elementi Fantasy, Belle Époque e Steampunk.
In un futuro che possiamo definire post apocalittico, l’universo è composto da ventuno arche, che orbitano attorno a quello che un tempo era il pianeta Terra.
Ofelia appartiene ad una famiglia in vista dell’arca Anima, è una lettrice (evoca i ricordi appartenuti agli oggetti), goffa ed intellettuale, refrattaria al matrimonio, alla vita sociale tanto ambita dalle sue coetanee, è suo malgrado obbligata a sposare un nobile (Thor), un uomo sconosciuto, ovviamente burbero, ovviamente pericoloso, ovviamente appartenente ad un’arca inospitale, fredda e lontana.
La parola chiave è ovviamente, poiché fin qui potrebbe trattarsi di un libercolo farcito di cliché per ragazzini. Tuttavia a salvare la carenza di spessore dei personaggi viene in aiuto un mistero, peraltro contorto, che speriamo venga approfondito a dovere e svelato con cautela nei prossimi due volumi. Sarebbe d’uopo che le prossime narrazioni ci regalassero una caratterizzazione dei personaggi degna di quell’ambientazione davvero originale in cui la storia si svolge.

LA FABBRICA DELLE MERAVIGLIE

51fQS0TftZL._BO2,204,203,200_PIsitb-sticker-v3-big,TopRight,0,-55_SX324_SY324_PIkin4,BottomRight,1,22_AA346_SH20_OU29_ LA FABBRICA DELLE MERAVIGLIE. Cameron Sharon. Mondadori.
Katharine Tullman è la protagonista di questa vicenda di metà 800. Orfana, senza rendita e detestata dalla zia Alice che l’ha accolta in casa sua (calco perfetto della “cattiva” di epoca vittoriana), Katharine, ormai diciassettenne, non ha speranze né ambizioni per il futuro ormai predestinato: zitella e dipendente dalla magnanimità di quella parentela acquisita che la utilizza come contabile.
La stagione londinese è alla porte e la venale zia Alice, convinta che il capofamiglia (zio Tully) stia dilapidando l’eredità destinata a suo figlio, spedisce Katharine a Stranwyne Keep, la tenuta di famiglia, per accertare l’insania mentale dello zio e farlo rinchiudere in manicomio.
La magione è enorme e paradossalmente isolata dal mondo esterno, quasi completamente disabitata, scura e misteriosa. Un labirinto di stanze e di passaggi segreti che attendono soltanto un’avventura che meriti di essere narrata. L’accoglienza non è delle più calorose perché Katharine è per tutti gli abitanti di Stranwyne Keep lo spietato ambasciatore di sciagura, il mezzo che porrà fine a un’esistenza quieta e dignitosa, accuratamente costruita e preservata affinché un bambino nato diverso potesse avere un luogo sicuro in cui vivere ed invecchiare. Non è possibile raccontare la trama di mystery romance, per tanto mi limito a dire che, sullo sfondo di un intrigo internazionale, Katharine dovrà scegliere tra salvare se stessa oppure il fantomatico zio Tully, questo geniale costruttore di giocattoli e congegni motorizzati, affetto da autismo e molto amato, che vive appartato e strenuamente protetto da pochi fidati custodi.
Un libro originale ed incalzante che non delude mai le aspettative del lettore, una mistery novel realistica che mescola elementi dark e steampunk in modo preciso ed accattivante, dando vita a personaggi peculiari, che richiamano altre figure ed altri romanzi.
Aggiungo una nota storica. La tenuta descritta del romanzo è realmente esistita: Welbeck Abbey, di proprietà del Duca di Portland che fece davvero scavare una lunghissima galleria, dilapidando così il patrimonio ma dando un lavoro e un tetto a moltissima gente.

“Una nuova Jane Eyre, un destino da riscrivere”

CARA MONDADORI: VOGLIAMO IL SEGUITO.