Shadowblack – Il fuorilegge (Spellsinger #1).

Shadowblack – Il fuorilegge (Spellsinger #1). Sebastien De Castell. Il battello a vapore.
La trama in due parole: Il sedicesimo compleanno di Kellen si avvicina. Il limite massimo consentito per dimostrare di possedere la magia.
Figlio primogenito di un’illustre famiglia, Kellen è la pecora nera, Kelln è senza magia e per questo che non apparterrà mai alla nobile casta dei maghi Jan’Tep, bensì a quella dei servi, gli schiavi, gli Sha’Tep. Una mancanza che, nonostante gli sforzi e la buona volontà, è destinata a diventare il marchio del disonore. A differenza dei suoi pomposi ed arroganti compagni, Kellen non è soltanto molto sveglio, ma anche diverso, uno di quei diversi che per il solo fatto di esistere possono mutare il corso della storia.
Lui è una discordanza, come gli spiega Ferius Parfax, la misteriosa (ed incivile) donna straniera che tutti detestano, una cartomante picaresca con un’inclinazione speciale per i problemi ed il sarcasmo.
Pur trattandosi di romanzo Young Adults, il mondo creato da Sebastien De Castell è affascinante, divertente, ben costruito che regala al lettore un romanzo di formazione. Duelli, avventura, incantesimi ed intrighi; ma soprattutto LUI, Reichis, il demoniaco feliscoiattolo, il socio-famiglio di Kellen, un elemento buffo che dona all’intera narrazione una comicità tutta particolare.

La serie Spellslinger è così composta (e io ho già i primi 3):
Spellslinger (Spellslinger, #1)
Shadowblack (Spellslinger, #2)
Charmcaster (Spellslinger, #3)
Soulbinder (Spellslinger, #4)
Queenslayer (Spellslinger, #5)
Crownbreaker (Spellslinger, #6)

LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN

LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN. Marie-Aude Murail. Camelozampa.
Il dottor Baudoin è un affermato medico generico, stanco e scostante che ormai tratta i pazienti come un peso insopportabile e imbottendoli di medicinali. Il suo giovane socio il dottor Chasseloup invece ha ancora l’entusiasmo e la pazienza di chi ha appena iniziato la professione e soprattutto un’empatia nei confronti degli altri che non lascia indifferenti. Belloccio e spiritoso Baudoin, timido e goffo Chasseloup. Baudoin ha una moglie e 3 figli e quando la più grande Violaine gli confessa di essere incinta a soli 17 anni per poi negare dicendogli che è un falso allarme, lui continua a sentire che qualche catastrofe sta per sconvolgere la sua vita apparentemente perfetta e come se non bastasse Chasseloup sembra spuntare ovunque.
La Murail è sempre insuperabile nel mostrarci con ironia e delicatezza le dinamiche familiari di questi nostri tempi, non prende mai le parti di nessuno, alla fine parteggiamo un po’ per tutti, sia per gli adulti sempre di corsa che per i ragazzi alle prese con un mondo troppo complicato, perchè davvero le famiglie perfette non esistono ma riconoscere qualche nostro atteggiamento sbagliato non può che aiutare. Il tema dell’aborto poi viene affrontato per una volta senza quei tratti patetici che ho trovato spesso. Un tema importante trattato con sensibilità e raziocinio. Insomma quest’autrice è sempre una garanzia.

LA PRIMULA ROSSA

LA PRIMULA ROSSA. Emma Orczy. Fazi.
Fazi ha appena ripubblicato il primo romanzo della serie della Primula Rossa con una nuova traduzione rispetto a quella un po’ datata dell’edizione Salani. Il protagonista è un eroe piuttosto insolito, non salva i poveri, non si schiera con i deboli, il contrario, mette in salvo i nobili dalla Parigi degli anni del Terrore a conferma del fatto che la giustizia sommaria è sempre fallace. Con espedienti, trucchi e travestimenti sempre più improbabili, il nostro eroe riesce a mettere in salvo intere famiglie attraverso il canale della Manica da una città come Parigi che è diventata brutale e blindata. Eroe per gli inglesi, nemico giurato e odiato dai francesi della nuova Repubblica, la Primula ha una schiera di aiutanti tra i nobili e giovani inglesi disposti a dare la vita per lui. Ma chi è veramente si chiedono tutti e soprattutto Marguerite, una ex attrice francese considerata la donna più intelligente d’Europa e moglie del vanesio e stupido Sir Blakney. Essere la primula rossa è diventato un modo di dire, un simbolo, a testimonianza della notorietà di questo romanzo dei primi anni del ‘900. A me è piaciuto moltissimo, per l’ambientazione accurata, perchè ci mostra un punto di vista insolito, perchè è avventuroso, piccola pecca lo stile un po’ troppo ridondante. Spero davvero che sia nelle intenzioni di Fazi pubblicare altre avventure della serie.

LA SCRITTRICE DEL MISTERO.

LA SCRITTRICE DEL MISTERO. Alice Basso. Garzanti.
Un nuovo capitolo dedicato a Vani Sarca alle prese con il mondo che suo malgrado la circonda. La stesura di un nuovo libro, la risoluzione di un mistero che coinvolge un ex fidanzato, i turbamenti amorosi della pseudo gemella piccola, una sorella ingombrante giunta a un capolinea, ma soprattutto LUI: il commissario Berganza ufficialmente, nella sua vita (come Vani mi rifiuto di chiamarlo Romeo).
Come i precedenti, questo ultimo romanzo sfoggia un giallo da risolvere, un pretesto per raccontare il dietro le quinte del mondo editoriale. Tuttavia, in questo volume troviamo anche una maggiore rotondità dei personaggi, data dai molti flashback che fanno emergere dettagli sostanziali “delle vite degli altri”. Lara ed Enrico in primis, personaggi di contorno, eppure fondamentali per la comprensione del personaggio Vani Sarca.
Di un’ironia spigliata (e spietata), ricca e succulenta, mai banale, il libro non tradisce le aspettative e regala momenti di ilarità, godimento e riflessione. Lo stile della Basso, ormai inconfondibile, ci fa sperare in una folgorazione scrittoria che le faccia partorire presto (prestissimo) un nuovo capitolo, perché ormai senza Vani non sappiamo stare.

«… È così che funziona con te, Vani? Uno crede di stare con una defilata, solitaria ghostwriter che passa la sua esistenza a scribacchiare davanti a un computer, e invece si ritrova bombardato da colpi di scena come in un incrocio fra Goldfinger e Peyton Place? Perché a me va benissimo, eh. Basta saperlo. Ho una certa età, devo arrivarci preparato, agli shock.»
NE VOGLIO UNO ANCHE IO.

LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE

LA SCOMPARSA DI JOSEF MENGELE. Olivier Guez. Neri Pozza.
Non so come abbia fatto quest’autore, ma a questo romanzo è stata fatta una pubblicità veramente fuori dai soliti standard: giornali, televisioni e social, il suo facciotto lo si vedeva un po’ ovunque.
Dopo aver letto Gemelle Imperfette, di cui ho già parlato, e aver approfondito il personaggio di Mengele, non potevo non leggere questo che è anche finalista al Premio Strega Internazionale.
La storia inizia quando Mengele si imbarca solo a Genova verso l’Argentina. Dopo la fine della guerra ha passato qualche anno nell’anonimato lavorando come bracciante nelle campagne della Baviera. In Argentina invece gode della protezione del regime di Peron e soprattutto dei fondi messigli a disposizione dalla famiglia che è influente e molto ricca. A Buenos Aires sono molti i nazisti che si sono ricostruiti una vita negli anni 50, tra loro anche Eichmann. Man mano che negli anni le testimonianze degli orrori dell’olocausto si fanno più numerose e dettagliate, anche le azioni di Mengele diventano di dominio pubblico. L’Angelo della Morte, lo Zio dei bambini del capanno 10, diventa uno dei maggiori ricercati per crimini contro l’umanità. Ma Mengele è molto più cauto e avveduto di Eichmann, che verrà catturato dagli agenti del Mossad e successivamente giustiziato in Israele, e anche grazie a una serie di casualità riesce fuggire prima in Paraguay poi in Brasile dove morirà nel 1979 per cause naturali. Gli ultimi anni furono quelli di uomo braccato, sospettoso, solo, dipendente da altri, paranoico e malato, ma non ebbe mai un barlume minimo di pentimento.
E’ una lettura veramente interessante, racconta chiaramente in uno stile piacevole come sia stato possibile che personaggi di tal fatta siano rimasti impuniti, e a questo dovrò rassegnarmi. Stento però a definirlo romanzo, troppi i dettagli e la ricerca storica, forse lo vedo più come un saggio-biografia, del resto l’argomento è scottante non adatto alle semplificazioni e approssimazioni.
Mengele, ovvero la storia di un uomo senza scrupoli, dall’anima blindata, che ha risposto alle sollecitazioni di un’ideologia velenosa e mortifera in una società sconvolta dall’irrompere della modernità. … Diffidenza, l’uomo è una creatura malleabile, bisogna diffidare degli uomini.

 

LE ASSAGGIATRICI.

LE ASSAGGIATRICI. Rosella Postorino. Feltrinelli.
1943. Rosa ha lasciato Berlino per sfuggire ai bombardamenti, ospite a casa dei suoceri mentre il marito, Gregor, combatte sul fronte russo da bravo tedesco.
Nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, meglio noto come il quartier generale di Hitler. Nove donne che assieme a Rosa hanno il compito di ingerire il cibo del Führer per scongiurare la minaccia degli avvelenamenti. Non certo volontarie, vittime di un’isteria generale al cui vertice siede l’ambigua e corrotta figura di un macellaio che paradossalmente non sopporta i mattatoi. Sì, perchè Hitler, promotore di macelli di uomini aveva subito un trauma da piccolo… più di uno verrebbe da affermare. Ironia della sorte. Un’ironia macabra che per una volta proietta una luce poco lusinghiera anche sulle condizioni dello stesso popolo tedesco, che pur soggiogato dal carismatico merchandising hitleriano, non se la passa bene in guerra. La fame e la paura sono una pestilenza che affligge anche la razza ariana.
Rosa è una cittadina, trapiantata tra donne di campagna, con le quali da subito instaura un non-rapporto dovuto ad un’inesistente differenza culturale. Rosa è prigioniera né più né meno delle altre. Obbligate a mangiare anche quando non hanno fame, quando si sentono male, topi da laboratorio rinchiusi in una mensa che da un momento all’altro può trasformarsi in una tomba. Raramente nel romanzo (ispirato alla storia vera di Margot Wölk, assaggiatrice di Hitler) ci sono scene violente; il sopruso è insito nella storia stessa, di giorno in giorno, di notte in notte, di pagina in pagina.
La sensazione claustrofobica di sopraffazione, la tirannia quotidiana, il pericolo di porre un piede in fallo pur appartenendo alla razza giusta, privano le persone del libero arbitro fino a che non resta che domandarsi cosa significhi essere e rimanere umani. Cosa si è disposti a fare per continuare a sentirsi vivi, nonostante la paura, l’incertezza, la colpa?
Scritto con uno stile impeccabile, credo che Le Assaggiatrici sia soprattutto questo, un libro senza eroi, dove tutti sono vittime, persino i carnefici.

IL TAVOLO DEL FARAONE

IL TAVOLO DEL FARAONE. Georgette Heyer. Astoria.
Nell’immensa produzione letteraria della Heyer, Astoria ha fatto scegliere ai suoi lettori uno dei titoli ancora non tradotti in italiano e la scelta è caduta su questo ultimo romanzo appena uscito. In molte dichiaravano che fosse in assoluto il migliore, io non lo so proprio, gli ingredienti in fondo sono sempre quelli e come tutti mi ha divertito e appassionato. L’epoca è sempre quella regency e la bella Deborah Grantham si trova suo malgrado a vivere in una casa da gioco, unico modo trovato dalla zia per riuscire a mantenersi dopo la morte del marito. Di lei si innamora un nobile giovane rampollo che lei considera e tratta alla stregua di un cucciolo. Quando però il ricco, annoiato e affascinante Max Ravenscar le offre una grossa somma per non incastrarlo, dando per scontato che lei sia una cacciatrice di dote, si sente talmente insultata che decide di assecondarlo e per ripicca fargli prendere un bello spavento. Il loro braccio di ferro però supera ogni limite e innesta una serie di equivoci e avventure degne della migliore Heyer. Come dicevo sopra davvero carino e gradevole, ambientazione perfetta, intreccio pure e che fantasia, e per coloro che si aspettano un romanzo rosa sdolcinato, sappiate che al finale romantico l’autrice riserva appena mezza pagina sul finale.

THEODORE E DOROTHEE

THEODORE E DOROTHEE. Alexandre Postel. Minimum Fax.
Non lasciatevi ingannare dalla copertina questo NON è un romanzo d’amore, tutt’altro.  E’ un romanzo sulla disillusione o meglio sulla consapevolezza.
Theodore e Dorothee sono una giovane coppia ormai affiatata e solida quando decidono di andare a convivere. Sono giovani e convinti che da ora in avanti il mondo sarà ai loro piedi e la vita basterà assaporarla. Invece si trovano davanti a una quantità di bivi e scelte che li lascia spossati e incerti, con la sensazione di faticare senza andare da nessuna parte e rincorrere quel futuro che credevano di avere raggiunto.
Dalla scelta banale su come e cosa mangiare a quella se avere o meno dei figli, passando per il lavoro, la casa, le amicizie e il sesso, sono tutti aspetti del quotidiano che si trovano a condividere e su cui si interrogano.
Un timore s’insinuava in loro: che tutto – i giorni, le emozioni, e perfino l’attualità – da quel momento non fosse altro che una lunga replica inutile.
Un romanzo intelligente, ironico e attualissimo che però ho trovato un po’ troppo verboso e con troppi sottintesi della cultura e della politica francese che non ho potuto apprezzare.

TUTTO CAMBIA (La saga dei Cazalet. Vol. 5)

Tutto Cambia. Elisabeth Jane Howard. Fazi Editore.

ll mondo cambia ma i sentimenti no, questo è il grande finale. L’epoca che termina passa il testimone alla nuova come la vecchia generazione ai giovani della famiglia, cambiano le abitudini e il modo di vivere ma non i sentimenti e il loro impatto sulle esistenze dei nostri protagonisti. La morte e la vita sono parte del ciclo naturale e sono la normale evoluzione della grande famiglia Cazalet. Mentre le vecchie generazioni ad un primo sguardo sembrano arrancare nel cambiamento, sia esso una scelta o un’imposizione, le nuove, alla fine non troppo diverse dai genitori, lo cavalcano, esattamente come è stato durante la guerra quando gli allora giovani avevano riorganizzato le loro esistenze per sopravvivere. Questo quinto, e tristemente ultimo, rende l’intera saga un unico grande romanzo, tutto torna e si conclude per ricominciare, in una parola fiducia. Il sentimento che prevale e si respira, mai sdolcinato, è proprio la speranza: speranza nel domani, speranza di un riscatto, speranza di riuscire a cambiare, speranza di rimanere nei cuori degli amati anche dopo la morte.  Ancora una volta bravissima l’autrice nell’ambientazione storica ma soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi, lasciarli andare e sapere che non li incontreremo più è straziante.

 

THE ACADEMY. 1, 2, 3.

THE ACADEMY. Volume 1. Volume 2. Volume 3. Amelia Drake. Rizzoli.
Twelve ha dodici anni, è stata la dodicesima orfana ad approdare all’orfanotrofio Moser, in quello che è fu definito l’Anno Nero. Un anno intenso, con un indice di gradimento per gli abbandoni più alto della media. Il Moser, la direttrice, le regole, e il suo migliore amico Stephen Seventy sono tutto ciò che conosce, mentre si avvicina la data delle selezione che daranno accesso ad una delle Accademie di Danubia.
Danubia è l’ignoto sfavillante, la città che tutti immaginano e che nessuno ha mai visitato. L’esame per essere ammessi ad una delle Accademie, e diventare parte integrante della società, è una valutazione attitudinale che in più di un caso riserva sorprese. Diciotto sono le Accademie: dei Musicanti, degli Alchimisti, degli Scribi, degli Ussari, dei Servitori… finalmente Twelve e Stephen possono realizzare il loro sogno: lui sicuramente un Ussaro, lei una cameriera. Le due Accademie situate addirittura una di fronte all’altra. Tuttavia, la carrozza di Twelve e di alcuni compagni subisce un attacco terroristico, l’esplosione di uno dei dodici ponti li fa precipitare nelle acque del fiume. Twelve, Rebecca e la piccola Ninon (un imbucata di appena cinque anni) si salvano appena in tempo per essere rapite e portate in un luogo che non esiste.
La diciannovesima Accademia: quella dei Ladri. Isolata da tutto e da tutti, un’isoletta in mezzo al fiume che dall’esterno pare un edificio mezzo diroccato. Un luogo di inganni, dove niente è come sembra, soprattutto le persone. Dove regole ferree forgiano un sotto mondo che deve assicurarsi una progenie di criminali. Twelve non vuole essere annoverata tra i Ladri, certo, ma resta il fatto che il suo punteggio (calcolato con test attitudinale) non lascia dubbi; ed in effetti in più di un’occasione si dimostra un’eroina egoista, concentrata nella sopravvivenza sua e di ciò che le sta a cuore. Reclutata dalla cerchia degli Spazzacamini (ammettiamolo, non la peggiore delle tre presenti in Accademia) Twelve si dimostra perfettamente in grado di farsi dei nemici. Molti nemici. Pare che tutti quelli che entrano in contatto con lei finiscano per detestarla, eccetto la piccola Ninon che Twelve si ostina a voler far fuggire. Ninon che non sa leggere, ma è una maestra nello scassinare serrature, e che probabilmente si troverebbe a suo agio tra i Lord dell’Accademia.
Nonostante l’argomento scuola, ormai abusato, The Academy è uno young adult interessante proprio perché la protagonista non è “nobile di cuore e pura di pensieri”.
Una sola pecca voglio sottolineare: l’improvvisa ricomparsa di un personaggio creduto morto, del quale si spiega poco e in modo frettoloso, quasi fosse una macchinazione atta a risolvere un inceppo narrativo.