… che Dio perdona a tutti

… che Dio perdona a tutti. Pif. Feltrinelli.
Arturo è un agente immobiliare feticista di dolci siciliani. Si divide tra partite di calcetto, lavoro e amici, in quella che è la vita ordinaria di un trentacinquenne d’oggi. Quando l’amore però irrompe nella sua vita tutta cambia e prende un sapore diverso, soprattutto perchè la Lei perfetta ha una pasticceria. I primi grossi attriti però saltano fuori quando lei si accorge che lui è un credente molto tiepido e forse nemmeno quello vista la sua omertà. Arturo a quel punto decide di darle una lezione applicando alla lettera i dettami cristiani, cosa che ovviamente crea non pochi disguidi alla vita già preordinata di una ragazza della Palermo Bene e che entra in conflitto con tutto ciò che a voce lei professa.
E’ possibile essere cristiani coerenti nella società attuale? Questo è l’interrogativo che pone il romanzo.
Con lo snobismo che ogni tanto mi prende, avevo deciso non lasciami influenzare dalla pubblicità che è stata fatta a questo romanzo e di non leggerlo, decisione tra l’altro immotivata, visto che Pif con la sua comicità intelligente mi è sempre piaciuto. Per fortuna quando si tratta di leggere cambio idea piuttosto spesso.
Un romanzo molto carino, a tratti esilarante e comunque per nulla banale o schierato. Bravo Pif.

All’improvviso ebbi tutto chiaro. Stavo parlando con persone che facevano i conti con la propria fede da una vita e le avevano dato mille significati, ma nessuno la concepiva così come io avevo sempre pensato fosse da intendere, motivo per cui mi aveva sempre atterrito e allontanato. Perchè essere cattolico è difficilissimo. Amare il prossimo senza voler nulla in cambio è difficilissimo. Perchè noi, in fondo, vogliamo che i nostri gesti buoni abbiano una ricompensa.

OLGA

OLGA. Berrnard Schlink. Neri Pozza.
Olga è nata a fine ‘800 e cresciuta in quelle terre di mezzo che poi sarebbero diventate Polonia, Lituania, e Germania. E’ forte, determinata, volitiva e generosa. E dopo essere riuscita contro ogni previsione a diventare maestra, vive dedicandosi all’insegnamento e guarda gli accadimenti di un secolo con il disincanto di una temperamento pratico. Ma Olga ama anche, e quando ama lo fa nell’unico modo che conosce: con trasporto e dedizione. Solo così può sopportare le continue attese dovute ai viaggi nel mondo di Herbert, il suo amore di sempre, sognatore, irrequieto e affascinato dall’infinito, che non ha potuto sposare a causa della differenza di estrazione sociale.
Il romanzo è diviso in tre parti: nella prima un narratore esterno racconta la giovinezza di Olga quasi fosse una favola, nella seconda un giovane amico di Olga ne racconta in prima persona la vecchiaia, e dopo la sua morte ne scopre alcune segreti. Nella terza vengono riportate le lettere di Olga a Herbert e finalmente sentiamo la sua voce e la sua versione e scopriamo la un colpo di scena molto bello sulla sua morte. E’ come un gioco di scatole, di avvicinamento alla personalità della protagonista da punti di vista sempre più prossimi a lei.
Un bel romanzo, che ripercorre la storia della Germania del secolo scorso, ma se l’espediente narrativo delle tre parti che si incastrano è molto accattivante, ne appesantisce anche la storia con continue ripetizioni sul carattere della protagonista. Bello sì, ma da qui a paragonare l’autore a Ghunter Grass secondo me ne passa un po’, Grass è sicuramente più ostico ma decisamente più profondo.

QUAL E’ LA VIA DEL VENTO

QUAL E’ LA VIA DEL VENTO. Daniela Dawan. Edizioni E/O.
Il romanzo della Dawan è ambientato a Tripoli e racconta di giorni vissuti in prima persona. Si divide in due parti. La prima, durante la guerra dei sei giorni del giungo 1967, quando in Libia, come in tutto il Medio Oriente, la furia e la violenza delle popolazioni arabe si accanisce contro i cittadini ebrei costretti alla fuga o massacrati. La famiglia Cohen è tra queste, e mentre gli adulti cercano un modo per fuggire in Italia e non trovarsi sulla strada della folla impazzita, Micol è chiusa dentro la scuola di suore italiane che frequenta, che non vedono l’ora di liberarsi della piccola deicida. I giorni di panico e follia sono raccontati in maniera perfetta dal punto di vista di tutti i componenti della famiglia, con i quali non possiamo fare altro che solidarizzare e soffrire. La seconda parte invece è ambientata nel 2004 e racconta di una Micol ormai adulta che insieme a una delegazione di ebrei libici, torna a Tripoli per trattare con il governo di Gheddafi i risarcimenti e un’eventuale ritorno caldeggiato dal colonnello, che però pare impossibile: troppo dolore e troppe ingiustizie. Micol invece troverà la risposta alla domanda che l’ha ossessionata per tutta la vita sulla morte della sorella Leah, che ha aleggiato sulla sua infanzia come un enigmatico fantasma.
Un romanzo molto bello, che riesce ad essere accurato storicamente senza essere pesante e che crea la giusta empatia con i personaggi. Cala un po’ il ritmo sul finale, per le molte descrizioni di luoghi che gli anziani tornano a visitare a Tripoli e per l’eccessiva importanza che l’autrice da all’episodio della sorella che onestamente non mi ha preso per nulla, l’attesa della prima parta faceva presagire ben altro. Indimenticabili alcuni personaggi come il nonno Ghigo mangiatore di mortadella.

LE CONFESSIONI DI MR. HARRISON

LE CONFESSIONI DI MR. HARRISON. Elizabeth Gaskell. Edizioni Croce.
Pubblicato sei mesi prima di Cranford questo breve romanzo ne anticipa ambientazione e temi. In una serata invernale il dottor Harrison racconta al fratello tutte le vicissitudini capitategli all’indomani del suo trasferimento nel piccolo paese di campagna nel quale ora vive felice. Anche qui, come in Cranford, le donne la fanno da padrone, donne di tutte le età che con i loro pettegolezzi e comportamenti tengono in scacco l’intero paese. All’arrivo del nuovo giovane dottore quindi si creano una serie di fraintendimenti che fanno si che venga tacciato di essere un libertino della peggiore specie, e metta a rischio quindi il suo futuro. Un romanzo davvero simpatico e carino, che ci fa conoscere il lato più ironico di un’autrice che per gli appassionati vittoriani è d’obbligo.

IL CASTELLO TRA LE NUVOLE

IL CASTELLO TRA LE NUVOLE. Kerstin Gier. Corbaccio.
La Gier abbandona per una volta il mondo della fantasia per scrivere un romanzo quasi giallo. Dico quasi perchè quello che trovo veramente irresistibile di quest’autrice più che le trame, è l’ironia spiritosa ma mai troppo tagliente che ne fanno un’ottima lettura per giovani o per coloro che come me ci si sentono ancora.
Fanny a 17 ha deciso di abbandonare la scuola per fare un praticantato presso un prestigioso e famoso Hotel molto retrò sulle Alpi svizzere.
Gli ospiti sono tutti molto ricchi e snob, ma il personale lavora presso l’hotel da sempre e ha formato una sorta di accogliente famiglia. Fanny deve ricoprire moltissimi ruoli che vanno dal riordino delle camere, all’aiutante nella Spa o aiutante nel mini club, le sue avventure con le piccole pesti sono da rotolarsi dalla risate, ed è qui che si mette in testa che qualcun voglia rapire la figlia di un famoso oligarca russo ospite dell’Hotel.
Certo detta così non sempre decisamente una lettura così appassionante o originale, ma chi conosce la Gier sa che riesce a rendere piacevole e divertente veramente qualsiasi intreccio, per non parlare del fatto che è una storia molto natalizia quindi adatta al periodo.

LA FELICITA’ DI EMMA

LA FELICITA’ DI EMMA. Claudia Schreiber. Keller.
Emma è una giovane ragazza quasi selvatica, ma non nel senso romantico del termine, è grezza e spesso sporca e gestisce da sola una fattoria nella campagna tedesca dell’ex Germania Ovest che è sull’orlo del fallimento: allevare maiali e soprattutto farlo in maniera etica, rende poco o nulla oramai. La sua infanzia è stata dura e violenta come spesso accadeva nelle piccole società rurali, Emma però non ha perso la speranza in una vita migliore e quando si ritrova nel cortile una Ferrari con dentro un giovane di città svenuto e una borsa zeppa di soldi, decide di cogliere la sua occasione al volo, visto che parrebbe che la sorte le abbia servito su piatto d’argento la soluzione a tutti i suoi problemi, compreso l’amore, poco importa se il ragazzo ancora non sa nemmeno chi sia. Un romanzo particolare, a tratti divertenti a tratti molto forte, alcuni procedimenti della macellazione dei maiali vengono descritti nei minimi dettagli volutamente. Si legge in un baleno ed è pieno di ironia, e anche se a volte è un po’ troppo grottesco, affronta anche temi importanti come l’eutanasia e la solitudine. Una lettura molto piacevole che ha avuto un grande successo in Germania dal quale hanno anche tratto un film.

IO SONO HANIA

IO SONO HANIA. Silvana De Mari. Giunti.
Finalmente il terzo e ultimo capitolo della trilogia di Hania che avevamo lasciato con l’amato fratello Rois, all’inseguimento di coloro che avevano rapito Roa, verso cioè la capitale del Regno delle Sette Cime che la Reggente sta trasformando in un vero inferno di odio, crudeltà e stenti. La saga si arricchisce di un nuovo bellissimo personaggio, Misso, il figlio della Reggente che gli ha amputato la mano per nascondere il fatto che anche lui aveva il marchio dell’Oscuro Signore. Dopo questo gesto Misso cova un feroce rancore nei confronti della madre, che il Cerusico riesce ad trasformare pian piano in un vero e proprio senso di giustizia e onore. Ben poco rimane purtroppo del sarcasmo e del cinismo di Hania che tanto mi aveva divertita nel primo libro, Hania ormai è una splendida ragazza che a volte sembra  anaffettiva e che ancora lotta per non lasciarsi sopraffare dal lato più oscuro di sè. Il resto è tutto avventure, guerre, coraggio e grandi sacrifici, e un bel finale . Un romanzo scritto alla solita maniera impeccabile della De Mari, ma per chi come me ha letto praticamente l’opera omnia di questa autrice, risulta tutto già sentito parecchie volte, quindi forse è giunto il momento di prendere strade diverse. Meglio così, perchè fatico sempre di più a scindere l’autrice che è assolutamente indiscutibile, dalla persona che si è fatta paladina di opinioni che personalmente trovo agghiaccianti.

LA NOTTE DELLE BEGHINE

LA NOTTE DELLE BEGHINE. Aline Kiner. Neri Pozza.
La storia si svolge tra il 1311 e il 1313 a Parigi, sullo sfondo il processo ai templari, i problemi tra il re Filippo il Bello e il pontefice Clemente V, il braccio di ferro tra loro che porta al concilio di Vienna. Ma il romanzo racconta soprattutto in maniera precisa e puntuale, attraverso una ricostruzione storica accuratissima, gli eventi e le cause che portarono all’abolizione delle comunità di beghine: donne che volevano praticare la propria religione senza subire il giogo delle autorità ecclesiastiche, donne che grazie anche alla protezione del re godevano di un’indipendenza molto indigesta alle alte sfere cattoliche e soprattutto donne spesso molto colte che non accettavano tutto ad occhi chiusi. Non prendevano voti quindi potevano tornare nel mondo quando volevano, non erano solo attive o solo contemplative, seguivano le proprie inclinazioni e molte aderivano alla comunità da esterne, lavorando e conducendo una vita normale, erano vedove rimaste sole al mondo o solo povere, ma tutte molto solidali tra loro, in un mondo nel quale nascere donna era decisamente invalidante. In questo romanzo non c’è un vero protagonista, le riflessioni sono quelle di Ysabel ormai anziana che si occupa dell’ospedale dopo due matrimoni e una vita agiata e che mantiene sempre uno sguardo molto imparziale e saggio sugli accadimenti, di Ade giovane vedova alla ricerca di pace dopo un aver perso marito e figlia, di Maheut la rossa una ragazza fuggita dopo essere stata letteralmente venduta dal fratello, sposata contro la sua volontà poi stuprata, di Humbert severo frate francescano che per un debito di riconoscenza vuole recuperare il libro di Marguerite Porete Lo specchio delle anime semplici che nel frattempo è stata bruciata sul rogo.
Non è certo un romanzo con un ritmo forsennato, ma è un’ottimo romanzo storico e una  lettura piacevole e davvero interessante.

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI

I GRANDI CLASSICI RIVEDUTI E SCORRETTI. Longanesi.
Dalle pagine dei social due giovani e preparatissimi letterati hanno scelto 50 grandi classici della letteratura italiana e mondiale, li hanno riassunti in maniera irriverente ma sicuramente attinente e mi hanno regalato tante grasse risate oltre che avermi rinfrescato molti dei romanzi che avevo scordato, mi raccomando giovani non prendete alla lettere le trame !!! Non posso che consigliarlo, certo ci sono alcuni pezzi che sono decisamente più riusciti di altri, ma nel complesso è un’ottima lettura magari non da farsi tutto d’un fiato, la divisione e la forma si presta molto a momenti di attesa, quelli rubati nei quali non puoi certi metterti a leggere un romanzone. Molto adatto anche come regalo.

COME FERMARE IL TEMPO

COME FERMARE IL TEMPO. Matt Haig. Edizioni E/O.
Tom Hazard dimostra quarantanni ma in realtà ne ha più di quattrocento, e quando racconta alla sua classe la storia in maniera molto vivida è perchè l’ha vissuta. La sua apparente normalità, e tutti i suoi cambi di identità e paesi hanno però un prezzo, per questo recluta o elimina per la società segreta degli Albatros, altri esseri umani che hanno la sua stessa disfunzione e invecchiano molto lentamente.
Tom è un uomo stanco, malinconico e rassegnato, che resiste al quotidiano tormento solo perchè vuole trovare la figlia che gli hanno riferito avere la sua stessa caratteristica, ma la vita è incertezza e l’incontro con una professoressa di francese della sua scuola lo scuote più del previsto.
Con dei flashback apparentemente casuali ci racconta la sua storia, la sua nascita in Francia alla fine del ‘600, l’esilio in Inghilterra, la morte della madre sospettata di stregoneria, il suo grande amore, i viaggi con il capitano Cook alla scoperta del mondo, l’incontro con Shakespeare, con Fitzgerald e Zelda ecc.
La trama vera e propria non mi ha convinto del tutto, sembra sempre che il romanzo stia per fare il saltò di qualità e diventare di più, ma poi non succede. Il finale poi oltre che affrettato mi è sembrato proprio un po’ banale.
Nonostante questo è un romanzo che si legge d’un fiato, proprio grazie a questi continui salti temporali e alle diverse ambientazioni storiche interessanti, oltre che per le splendide riflessioni in cui Haig è sempre stato maestro.
Il libro, La ricchezza dentro di te, ha un sottotitolo: Come sfruttare al meglio il tuo miliardario interiore. Rimango a fissarlo per un po’, immerso in una sorta di trance. E’ un’idea moderna molto popolare. Che il nostro io interiore sia diverso da quello esteriore. Che in realtà esista una versione autentica, più vera, migliore e più ricca di noi stessi, a cui possiamo attingere solo comprando una soluzione. L’idea che siamo separati dalla nostra natura quanto una bottiglia di profumo di Dior dagli alberi di una foresta. Per come la vedo io si tratta di un problema legato al vivere del XXI secolo. Molti di noi possiedono tutte le cose materiali di cui hanno bisogno, perciò ormai il compito del marketing è legare l’economia alle emozioni, indurci a credere di avere nuovi bisogni spingendoci a volere cose di cui non avevamo mai avuto bisogno. Ci spingono a sentirci poveri con un reddito di trentamila sterline l’anno. A pensare di aver viaggiato troppo poco se abbiamo visitato solo dieci paesi stranieri. A sentirci vecchi se abbiamo una ruga. A sentirci brutti se le nostre immagini non vengono ritoccate o abbellite da filtri.
Nel seicento non conoscevo nessuno che volesse trovare il proprio miliardario interiore. L’unico desiderio era sopravvivere fino all’adolescenza ed evitare i pidocchi.