LA BAMBINA CHE AMAVA TROPPO I FIAMMIFERI

LA BAMBINA CHE AMAVA TROPPO I FIAMMIFERI. Gaetan Soucy. Marcos y Marcos.
Ho faticato a capire di cosa trattasse questo romanzo prima di approcciarlo e ora ho capito perchè. Definirlo folle e visionario suona riduttivo, e soprattutto è difficile rendere l’idea senza spoilerare buona parte della trama o dei numerosi colpi di scena disseminati lungo la narrazione a cui si arriva pian piano. Quindi mi perdonerete se anche io rimango sul vago.
Due ragazzi rimangono orfani di un padre decisamente patologico, che li ha tenuti segregati per tutta la vita, e si trovano a dover cercare aiuto e a interpretare un mondo che conoscono solo attraverso i dictat del padre e qualche libro letto.
Pian piano desumiamo, in quello che sembra un thriller psicologico, il perchè di tante cose e tante parole buttate lì quasi a caso, e non ci rimane che rimanere allucinati da tanta violenza fisica e psicologica e da tanta follia.
Un discorso a parte va fatto per lo stile, un mix a volte indigesto, ma sicuramente cercato, di linguaggio aulico e cavalleresco con parole colloquiali e spesso volgari. Chi parla è uno dei due figli che si è creato da solo una sua dialettica.
Come detto un romanzo un po’ sconclusionato, forte e originalissimo, che anche se non mi ha convinta del tutto non può far altro che toccarci nel profondo e rimare sicuramente impresso.

VELOCE LA VITA

VELOCE LA VITA. Sylvie Schenk. Keller.
Titolo decisamente azzeccato per questo romanzo che ha un ritmo davvero incalzante. Louise è ragazzina negli anni ’50, la guerra ancora così vicina ma il fatto che nessuno abbia voglia di ricordarla e di parlarne la rende anche qualcosa di remoto. Dal suo amato paese sulle Alpi svizzere va a studiare a Lione, città viva e accademica nella quale fa le prime esperienze. Si divide tra l’amore per Henry ragazzo affascinante e tormentato dalla perdita dei genitori per mano nazista, e Johann ragazzo tedesco dolce, devoto e molto più riposante. Le insinuazioni di Henry sul fatto che la famiglia di Johann, che sposerà, durante l’occupazione abbia avuto un ruolo più che attivo, la fanno infuriare, del resto loro ricevono a casa famiglie ebree, sono illuminati e aperti, come sarebbe possibile? E anche se fosse vero che responsabilità può mai avere Johann che come lei non ha vissuto nulla di quegli anni?
Un bel romanzo su un periodo storico meno inflazionato, ma sicuramente molto complicato per chi l’ha vissuto. Particolare anche l’espediente letterario utilizzato: il romanzo è scritto tutto con la seconda persona singolare, sei “tu” che vivi tutto, onestamente non sono sicura che abbia ottenuto in pieno l’effetto voluto ma plaudo sempre i tentativi di discostarsi dall’ordinario.

CIRCE

CIRCE. Madeline Miller. Sonzogno.
Giovane insegnante di lettere antiche, la Miller ha giù vinto parecchi premi con il suo primo romanzo La canzone di Achille. Qui ci racconta uno splendido e sottovalutato personaggio, la maga Circe dell’Odissea, che attraverso la moltitudine di parenti divini  (siamo sinceri tra Titani, Olimpi, dei e semidei, la vita sessuale lassù superava ogni immaginazione in quanto a promiscuità) le da l’occasione per riraccontarci moltissimi altri miti: quello di Prometeo, di Scilla, del Minotauro, di Dedalo e Icaro, di Medea e ovviamente tutta la sua vita su Eea, l’incontro con Odiesso, poi la chiusura con la nascita di Telegono e l’incontro con Telemaco e Penelope.
Il punto di forza del romanzo però è l’umanizzazione di un personaggio femminile scomodo ma profondo, che si racconta in prima persona e che nonostante la sua natura prova comunque sentimenti universali e si pone parecchie domande sulla vita, sulla morte e sull’etica.
Un gran bel romanzo, scritto bene e utilissimo come piacevole ripasso di mitologia, non l’ho comunque trovato un capolavoro, troppo verboso soprattutto sul finale, anche perchè intendiamoci l’autrice non ha inventato nulla, ha il grande merito però di averci fatto approfondire e aver reso molto più appetibile buona parte della mitologia greca.

LA MENNULARA

LA MENNULARA. Simonetta Agnello Hornby. Feltrinelli.
E’ il 1963 e la mennulara è morta, la voce si rincorre per tutto il paese di Roccacolomba. C’è chi gioisce e la maledice, chi si dispera e la ricorda con affetto e rispetto, tutti la conoscevano e vogliono dire la loro, anche se è sempre stata una donna selvatica e solitaria. Maria Rosa Inzerillo poi ha lasciato disposizioni e ordini molto precisi dopo la sua morte e gli eredi Alfallipe, la famiglia che ha servito per una vita intera, hanno mal sopportato il potere che ha sempre avuto, quello di amministratrice e persona fidata e sospettano che si sia arricchita alle loro spalle. Quando poi al funerale si presenta il più temuto boss della mafia locale in segno di rispetto il mistero si infittisce.
Il romanzo si dipana in una sola settimana, quella successiva alla sua morte, e attraverso le voci e i ricordi dei paesani impariamo a conoscere e a capire una donna molto complicata con più di un segreto.
Un bellissimo romanzo che proprio non mi aspettavo, quasi un giallo, che ci accoglie nella Sicilia degli anni ’60, il paese, i pettegolezzi, anni di cambiamenti appena iniziati, i vecchi signori spadroneggiavano ancora ma le gente comune non sopportava più come prima.
Non so davvero perchè ho accuratamente e volutamente evitato questo romanzo per tutti questi anni, il confronto con gli altri è davvero fondamentale per noi lettori se non vogliamo perderci delle vere chicche, diversamente rischiamo di affidarci solo ai nostri gusti e fare letture sempre simili.

CONFESSIONI DI UN NEET

CONFESSIONI DI UN NEET. Sandro Frizziero. Fazi.
Sono diventati una realtà numericamente talmente rilevante da aver bisogno di essere identificati con un acronimo i giovani senza lavoro e non impegnati nello studio, i nullafacenti, venivano chiamati un tempo. Questo è il diario di uno di loro, un trentenne veneziano deciso a rimanere rinchiuso nella sua camera a spese dei genitori e a vivere l’unica vita vera e possibile in questo millennio: quella virtuale. Ci spiega il perchè della sua macabra decisione, ci mostra senza peli sulla lingua la sua disillusione, lo fa con ironia e con un cinismo a tratti esagerato ma toccando tutti i temi importanti: famiglia, lavoro, svago e social, ed il quadro che esce della nostra società è tristemente troppo somigliante a quello vero. Il registro stilistico è alto e il finale amaro ma molto bello, diciamo che mi aspettavo qualcosa di diverso quando l’ho iniziato, qualcosa di frizzante e allegro, ma mi sono trovata tra le mani un romanzo breve sì ma molto più sostanzioso del previsto, sono moltissime le frasi sottolineate, del resto l’autore è un giovane professore e sa quello che dice.

UNA CASA QUASI PERFETTA

UNA CASA QUASI PERFETTA. Emily Eden. Elliot.
Per nostra fortuna Elliot ha deciso di pubblicare, per la prima volta in Italia, un’autrice molto nota ai suoi tempi ma oscurata da una sua contemporanea, in effetti non deve essere stato facile essere messa in competizione e paragonata a Jane Austen, diciamo la verità, era impossibile uscirne vincitrice.
Questa garbata e divertente commedia però non deluderà gli appassionati del genere.
Quando Lady Chester viene a sapere che la casa nella quale dovrà abitare in attesa del marito è una bifamiliare e per di più occupata nell’altra metà da una famiglia di borghesi, immagina i peggiori scenari. Stessa cosa fa Mrs. Hopkinson conoscendo bene la dissolutezza di cui sono capaci i nobili d’Inghilterra. La verità però è che sono tutte persone di buon cuore e più che rispettabili e non ci metteranno molto ad imparare ad apprezzarsi a vicenda. Tra personaggi bizzarri e dialoghi frizzanti ricchi di doppi sensi, questo romanzo si legge in un baleno lasciando un sorriso beato sul volto.

MIDDLE ENGLAND

MIDDLE ENGLAND. Jonathan Coe. Feltrinelli.
Con questo suo ultimo romanzo Coe rispolvera i personaggi di La banda dei brocchi e di Circolo Chiuso e attraverso di loro fa un’analisi piuttosto accurata e quasi sociologica dell’Inghilterra di oggi. Se ne La banda dei brocchi ci ha raccontato gli anni ’70 e ’80 e in Circolo Chiuso il nuovo millennio, qui parte dal 2010 e ci fa un breve resoconto di cosa sono diventati a cinquantanni suonati Philip, Doug, Benjamin e Lois. La vera protagonista però è Sophie, figlia di Lois, ricercatrice universitaria che si trasferisce dalla multiculturale Londra alla più provinciale Birmingham, si innamora, si sposa e fatica a tenere insieme il matrimonio con un uomo che ha opinioni politiche diverse dalle sue. Sullo stesso piano della vita dei protagonisti ci sono gli eventi importanti di quel decennio: i tristemente famosi “Riots” del 2011, le olimpiadi del 2012 con una cerimonia che ha fatto nuovamente sentire il paese unito, poi i pregiudizi e i giochetti politici che hanno portato inaspettatamente alla Brexit. Un romanzo importante e interessante e nonostante un finale tirato un po’ per le lunghe e dai toni dolciastri, cosa inconsueta per Coe, lo trovo un autore che vale sempre la pena.

I CENTO POZZI DI SALAGA

I CENTO POZZI DI SALAGA. Ayesha Harruna Attah. Marcos y Marcos.
Sono veramente moltissimi i romanzi che raccontano la vita degli schiavi africani in America o Europa, ma non ne conoscevo nessuno che invece raccontasse cosa succedeva dall’altra parte, in Africa, come e perchè venissero catturati, e cosa ci fosse dietro quell’abominevole commercio. L’autrice poi è una delle giovani promesse africane, ha tratto ispirazione dalla storia di una sua antenata, e si è documentata in maniera approfondita, senza usare toni troppo melodrammatici mantiene lucidità e cerca di spiegare come sia stato possibile.
Il romanzo è ambientato in Ghana nell’800 in epoca precoloniale, i capitoli alternano la storia di due ragazze completamente diverse: Aminah che conduce una tranquilla vita familiare in un paese dell’entroterra preparando e vendendo cibo alle carovane, che un giorno viene rapita e costretta in schiavitù dai predoni che poi la vendono insieme ai suoi fratelli, e Wurche principessa di una dei tre casati che si contendono il potere a Salaga e che per questo si alleano con gli europei e sfruttano il commercio degli schiavi appunto. Wurche è forte, mascolina e determinata, vuole partecipare alla vita politica e non riconosce il ruolo secondario lasciato alle donne, Aminah invece è dolce, bellissima e femminile ma non per questo meno risoluta. La loro posizione quasi opposta ci aiuta ad avere una visione a 360° della situazione, e se alla fine le loro vite si incroceranno, Aminah diventerà la schiava di Wurche, non aspettatevi certo un finale commovente tutto tarallucci e vino, la speranza però non viene a mancare.
Un gran bel romanzo, intenso e illuminante, e per una volta i cattivi non siamo solo noi bianchi, a dimostrazione del fatto che qualsiasi generalizzazione razziale è totalmente infondata, la differenza la fa la sete di potere.

ESERCIZI DI SEPOLTURA DI UNA MADRE

ESERCIZI DI SEPOLTURA DI UNA MADRE. Paolo Repetti. Mondadori.
Repetti è il cofondatore e curatore della collana Stile Libero di Einaudi e come per il suo primo romanzo Lamento di un giovane ipocondriaco, anche in questo secondo trae spunto dalla sua quotidianità per scrivere quello che non è un vero e proprio romanzo. A una prima parte introduttiva della situazione familiare, parte molto psicanalitica che utilizza uno stile quasi ostico, segue una raccolta di aneddoti, dialoghi e sketch della sua originale famiglia acquisita, del resto come dire Saretta cosa ci si poteva aspettare visto che sono tutti un po’ “atei ebrei battezzati e circoncisi”. Parte tutta dalla morte della madre, ebrea ma tiepidamente convertita al cattolicesimo, conversione che la sorella guerrafondaia non ha mai accettato, il nipote genio della matematica e completamente inadatto alla vita vera, la nipote amorale e geniale, e Davide che in mente ha solo la Juve e la … avete capito. Insomma un mix veramente divertente che si legge in un baleno grazie anche alla forma, ma che offre svariati spunti di riflessione sui rapporti familiari, sulla religione e sulla vita moderna. Consigliatissimo.

IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC

IL CENSIMENTO DEI RADICAL CHIC. Giacomo Papi. Feltrinelli.
Il padre di Olivia è stato barbaramente assassinato davanti alla porta di casa, così lei torna in Italia dall’Inghilterra e trova un paese che non comprende, dove gli intellettuali come il padre non vengono più rispettati e ammirati, ma additati e scherniti dallo stesso governo. Dopo altri omicidi a diversi intellettuali, il Primo Ministro istituisce il Registro Nazione degli Intellettuali e dei Radical Chic, per proteggerli si dice, ma nella storia i registri non sono mai stati forieri di buone cose. Molti si nascondono, buttano i libri e l’abbigliamento etnico, altri tengono duro salvo poi essere esposti come veri e propri fenomeni da baraccone. Una commissione per la semplificazione della Lingua Italiana è preposta alla riduzione dei vocaboli e degli aggettivi e della grammatica in generale, tutto perchè il popolo non deve sentirsi inferiore.
Conoscevo già Giacomo Papi e non mi ha delusa, in questo breve romanzo che ammicca ad altri di ben altra taratura (i richiami alla Neolingua di Orwell e ai sopravvissuti che imparano le parole a memoria di Bradbury sono piuttosto evidenti)  con intenti provocatori e con argomentazioni intelligenti mette a fuoco l’abbrutimento e la superficialità dilagante della nostra epoca e del nostro paese, e non crediate sia troppo di parte, non risparmia parecchie stilettate anche agli stessi intellettuali o presunti tali. Non è difficile indovinare a chi si è rifatto per la figura del Primo Ministro.
“Lei lo sa perchè gli intellettuali sono così importanti?”. Lo psicologo non lo sapeva, ma sapeva che era una domanda retorica e non doveva rispondere.
“E lo sa perchè sono pericolosi?” Lo psicologo non aveva mai pensato che potessero esserlo. La voce flautata del ministro riprese a vagare per la stanza: “Perchè le emozioni sono facili, elementari. Se impari i trucchi, le puoi governare, mentre i pensieri rimangono liberi, vanno dove dicono loro e complicano le cose. Dove comanda la ragione, la statistica muore”.