LA FIGLIA DEL BOIA

LA FIGLIA DEL BOIA. Oliver Potzsh. Neri Pozza.
Siamo a Shongau un piccolo paese della Baviera nel 1659, che fatica a riprendersi dopo la guerra dei 30 anni, martoriato dalle pestilenze e dalla carestia, oltre che dalle incursioni dei mercenari. allo sbando. Jacob Kuisl è il boia incaricato, un boia anomalo, non ama fare quello che fa, è temuto e cercato allo stesso tempo per le sue conoscenze mediche e quando a seguito degli omicidi di alcuni bambini che presentano uno strano marchio, il paese intero chiede a gran voce che venga bruciata sul rogo come strega la levatrice del villaggio, non crede a queste superstizioni e inizia ad indagare con il giovane medico Simon che se la intende con la sua intraprendente figlia. Gli interessi in gioco sono molti: quelli dei commercianti del paese che litigano da sempre con quelli di Augusta, quelli della chiesa che vede continuamente sabotato il cantiere dove stanno cercando di costruire un lebbrosario e sullo sfondo la levatrice, che un gruppo di orfani andava spesso a trovare. Che connessione hanno tutte queste cose si chiede Kuisl?
Questo è il primo romanzo di una fortunata serie di gialli, l’ultimo è uscito proprio questo mese, e se come giallo mi è sembrato un po’ scarso, come ambientazione e descrizione dei dettagli storici e dei personaggi me lo sono bevuto, ambientazione tra l’altro un po’ diversa dalle solite. Insomma felicissima di averlo letto ma non leggerò gli altri.

CARTOLINE DALLA TERRA DI NESSUNO

CARTOLINE DALLA TERRA DI NESSUNO. Aidan Chambers. BUR.
Jacob è un ragazzo goffo e imbranato come quasi tutti i ragazzi di 17 anni, quasi ossessionato da Anna Frank va in Olanda per partecipare alla commemorazione della battaglia di Arnhem nella quale è morto suo nonno da giovane. Qui viene ospitato dalla famiglia di Gertrui, la ragazza che nel 1944 ha assistito il nonno ferito durante la battaglia e che ora è un’anziana signora malata che ha preso una decisione molto difficile da accettare.
Charmbers è un famoso e acclamato autore per ragazzi e in effetti questo romanzo riesce ad affrontare in maniera semplice ma senza fornire risposte moltissimi temi: l’eutanasia, l’omosessualità, la guerra, le difficoltà nei rapporti con la famiglia e nel crescere, l’amore, e tanti altri. Le avventure e disavventure che capitano a Jacob sono tante in soli pochi giorni tra Amsterdam, Haarlem e Arnhem e questo tiene abbastanza alto il ritmo della lettura.
Ma il vero punto forte di questa lettura secondo me è Amsterdam, città meravigliosa che attraverso le pagine del romanzo si riesce a rievocare come se vivessimo nella cartina e respirassimo la sua atmosfera vitale.
Essendo io molto, ma molto lontana dall’età di Jacob, ho apprezzato di più i racconti di Gertrui e la sua ricostruzione dell’ennesimo brutto capitolo della seconda guerra mondiale, ma è un romanzo che comunque mi sento di consigliare.

UN PAPPAGALLO VOLO’ SULL’IJSSEL

UN PAPPAGALLO VOLO’ SULL’IJSSEL. Kader Abdolah. Iperborea.
Abdolah probabilmente prende spunto dalla sua esperienza di rifugiato politico e scrive un romanzo corale nel quale racconta la vita di un gruppo di primi immigrati in Olanda negli anni ’80, sistemati in piccoli paesi rurali sulle sponde del fiume Ijssel. La curiosità e la solidarietà iniziali, con il passare degli anni e gli arrivi di massa, si trasformano in diffidenza e vera propria ostilità, dopo l’11 settembre e due omicidi molto simbolici come quello del regista Theo van Gogh, in vero e proprio odio irrazionale e spianano la strada ai radicali partiti populisti oramai tristemente diffusi in tutta Europa. Da Memed fuggito per cercare di curare la figlia, a Khalid miniatore del Corano, gli anziani con un passato di rilievo nei loro paesi di provenienza, e Pari madre di famiglia e moglie di un attivista armato, ognuno cercherà una propria collocazione e un futuro nel nuovo paese. Alcuni riusciranno, altri pagheranno cara la loro scelta di emancipazione, altri ancora rimarranno in un insoddisfacente limbo di sopravvivenza.
Questo romanzo, molto orientale nel ritmo, ha il grande pregio di mantenere lucidità e obiettività anche se l’autore ha vissuto in prima persona molte di queste esperienze, non scade mai nel patetico, cosa che spesso capita quando si parla di immigrazione, e non offre certo risposte facili e buoniste. Ci racconta le ragioni di tutti, immigrati e autoctoni, e va da se che quando culture così diverse si incontrano il dialogo e l’apertura mentale sono l’unica risposta a un fenomeno che non ha una vera e propria soluzione. Finchè esisteranno guerre e regimi totalitari io non mi sento di negare una possibilità di fuga e futuro a nessuno.

ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO

ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO. Gail Honeyman. Garzanti.
Eleanor vive a Glasgow, ha 31 anni fa la contabile anche se è laureata in lettere, vive da sola, talmente sola che dal venerdì sera al lunedì mattina spesso non pronuncia nemmeno una parola. E’ una persona un po’ stramba che dice spesso, senza filtri, quello che pensa e fatica ad interpretare i comportamenti degli altri perchè nessuno gliel’ho mai insegnato. Ma dietro alla cicatrice che le deturpa la faccia e ai suoi atteggiamenti schivi c’è un dramma inimmaginabile che il lettore pian piano intuisce. Ora Eleaonor  è innamorata, e anche se il suo lui non la conosce nemmeno, sa che sono destinati l’uno all’altra. L’incontro con Raymond, un suo collega nerd, apre una breccia nella sua impenetrabilità e le da modo di confrontarsi con quel mondo dal quale è sempre stata esclusa, ma tutto ha un prezzo.
E’ il romanzo del momento, strapubblicizzato da mesi e apprezzato dai lettori. L’ho visto paragonare a Bridjet Jones, e per quanto il punto di vista di Eleanor mi abbia strappato varie risate, il tema della solitudine sempre presente e il suo passato, gettano un’ombra troppo triste. Allo stesso tempo non trovo nemmeno che approfondisca molto questo tema che sarebbe davvero d’attualità e lo rovina con un finale molto poco credibile. Mi trovo d’accordo con chi l’ha definito un romanzo furbetto, ammicca al lettore cercando la sua risata, cercando il pathos con il dramma di fondo e con la suspence per capire cosa sia davvero successo, e poi gli da un finale consolatorio. Insomma c’è un po’ di tutto per tutti i palati. Intendiamoci l’ho letto molto volentieri ma da qui al capolavoro ci passa veramente tanto, lo definirei però sicuramente narrativa di intrattenimento di qualità.

UN UOMO AL TIMONE

UN UOMO AL TIMONE. Nina Stibbe. Bompiani.
Siamo negli anni ’70 e il divorzio era ancora una realtà nuova, quando la famiglia Vogel, madre 3 figli e molti animali, si trasferisce in un piccolo villaggio nei pressi di Londra viene quindi additata ed evitata. Non aiuta certo la madre alcolista, depressa e improbabile drammaturga. Le due bambine di casa 12 e 10 anni prendono quindi la situazione in mano e decidono di cercare qualcuno che tenga il timone e che li renda credibili agli occhi degli altri. Lizzie racconta in prima persona quindi tutti i tentativi per lo più disastrosi che insieme alla sorella grande e saggia fanno per trovare un uomo per la famiglia.
Mia sorella diceva che non è che avere un uomo sia un bene, ma non avercelo è un male. E che gli uomini sono solo sostanze irritanti di un genere o di un altro, che è meglio avere che non avere. Ed è per questo (il meglio avere che non avere) che spiegava tutti i padri sgradevoli e bisbetici che si vedono nelle poltrone e dietro il volante e che leggono il giornale prima di chiunque altro. Le donne e i bambini preferiscono averli che non averli – anche con tutte le loro abitudini e l’alito cattivo – ed era quella la base dello schema ricorrente che desideravamo ardentemente veder ricorrere.
Piccole e grandi tragedie si consumano quindi nell’arco di un anno, finchè tutto precipita  veramente e dalla cenere la madre troverà la forza di risorgere e ricominciare aiutata finalmente dall’uomo al timone meno probabile.
Che dire il romanzo è molto carino e intelligente nonostante l’idea non sia nuova, nella parte centrale una bella sfrondata l’avrei sicuramente data, ma il punto è che per ridere a crepapelle e apprezzarne l’ironia come ho letto in molte recensioni, forse avrei dovuto leggerlo una decina di anni fa, ora da mamma, il senso di precarietà e di incertezza di un bambino che affronta ogni giorno dei genitori egoisti e inadeguati, per quanto raccontato in maniera divertente, mi lascia un retrogusto troppo amaro.

LA TRECCIA

LA TRECCIA. Laetitia Colombani. Nord.
Smita è un’intoccabile, svuota le latrine del suo villaggio in India per un pugno di riso ogni tanto, ma è assolutamente determinata a interrompere la catena e a mandare la sua adorata figlia a scuola per imparare a leggere e scrivere e affrancarla dal suo destino.
Giulia è una ragazza giovane di Palermo che si trova a dover affrontare il fallimento della piccola ma storica azienda di parrucche di famiglia.
Sarah è un avvocato di Montreal che ha messo la sua posizione e la sua carriera sempre davanti a tutto: alla famiglia, ai figli  e persino a se stessa, volontà e forza ha sempre pensato che la portassero ovunque lei volesse andare ma non ha fatto i conti con ciò che non può controllare, la malattia.
Qualcosa le unirà a loro insaputa nonostante siano ai capi opposti del mondo, perchè la forza delle donne è una forza inesauribile e senza confini.
L’acclamatissimo primo romanzo di questa nota sceneggiatrice e regista francese io l’ho trovato buono fino a un certo punto. Se da un lato l’idea è originale e le tre ambientazioni diverse sono molto accattivanti, le protagoniste ben caratterizzate e lo stile piacevole, dall’altro il finale scontato, melenso e improbabile sciacqua molto l’impressione finale che rimane del romanzo ed è un vero peccato.

Shadowblack – Il fuorilegge (Spellsinger #1).

Shadowblack – Il fuorilegge (Spellsinger #1). Sebastien De Castell. Il battello a vapore.
La trama in due parole: Il sedicesimo compleanno di Kellen si avvicina. Il limite massimo consentito per dimostrare di possedere la magia.
Figlio primogenito di un’illustre famiglia, Kellen è la pecora nera, Kelln è senza magia e per questo che non apparterrà mai alla nobile casta dei maghi Jan’Tep, bensì a quella dei servi, gli schiavi, gli Sha’Tep. Una mancanza che, nonostante gli sforzi e la buona volontà, è destinata a diventare il marchio del disonore. A differenza dei suoi pomposi ed arroganti compagni, Kellen non è soltanto molto sveglio, ma anche diverso, uno di quei diversi che per il solo fatto di esistere possono mutare il corso della storia.
Lui è una discordanza, come gli spiega Ferius Parfax, la misteriosa (ed incivile) donna straniera che tutti detestano, una cartomante picaresca con un’inclinazione speciale per i problemi ed il sarcasmo.
Pur trattandosi di romanzo Young Adults, il mondo creato da Sebastien De Castell è affascinante, divertente, ben costruito che regala al lettore un romanzo di formazione. Duelli, avventura, incantesimi ed intrighi; ma soprattutto LUI, Reichis, il demoniaco feliscoiattolo, il socio-famiglio di Kellen, un elemento buffo che dona all’intera narrazione una comicità tutta particolare.

La serie Spellslinger è così composta (e io ho già i primi 3):
Spellslinger (Spellslinger, #1)
Shadowblack (Spellslinger, #2)
Charmcaster (Spellslinger, #3)
Soulbinder (Spellslinger, #4)
Queenslayer (Spellslinger, #5)
Crownbreaker (Spellslinger, #6)

LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN

LA FIGLIA DEL DOTTOR BAUDOIN. Marie-Aude Murail. Camelozampa.
Il dottor Baudoin è un affermato medico generico, stanco e scostante che ormai tratta i pazienti come un peso insopportabile e imbottendoli di medicinali. Il suo giovane socio il dottor Chasseloup invece ha ancora l’entusiasmo e la pazienza di chi ha appena iniziato la professione e soprattutto un’empatia nei confronti degli altri che non lascia indifferenti. Belloccio e spiritoso Baudoin, timido e goffo Chasseloup. Baudoin ha una moglie e 3 figli e quando la più grande Violaine gli confessa di essere incinta a soli 17 anni per poi negare dicendogli che è un falso allarme, lui continua a sentire che qualche catastrofe sta per sconvolgere la sua vita apparentemente perfetta e come se non bastasse Chasseloup sembra spuntare ovunque.
La Murail è sempre insuperabile nel mostrarci con ironia e delicatezza le dinamiche familiari di questi nostri tempi, non prende mai le parti di nessuno, alla fine parteggiamo un po’ per tutti, sia per gli adulti sempre di corsa che per i ragazzi alle prese con un mondo troppo complicato, perchè davvero le famiglie perfette non esistono ma riconoscere qualche nostro atteggiamento sbagliato non può che aiutare. Il tema dell’aborto poi viene affrontato per una volta senza quei tratti patetici che ho trovato spesso. Un tema importante trattato con sensibilità e raziocinio. Insomma quest’autrice è sempre una garanzia.

LA PRIMULA ROSSA

LA PRIMULA ROSSA. Emma Orczy. Fazi.
Fazi ha appena ripubblicato il primo romanzo della serie della Primula Rossa con una nuova traduzione rispetto a quella un po’ datata dell’edizione Salani. Il protagonista è un eroe piuttosto insolito, non salva i poveri, non si schiera con i deboli, il contrario, mette in salvo i nobili dalla Parigi degli anni del Terrore a conferma del fatto che la giustizia sommaria è sempre fallace. Con espedienti, trucchi e travestimenti sempre più improbabili, il nostro eroe riesce a mettere in salvo intere famiglie attraverso il canale della Manica da una città come Parigi che è diventata brutale e blindata. Eroe per gli inglesi, nemico giurato e odiato dai francesi della nuova Repubblica, la Primula ha una schiera di aiutanti tra i nobili e giovani inglesi disposti a dare la vita per lui. Ma chi è veramente si chiedono tutti e soprattutto Marguerite, una ex attrice francese considerata la donna più intelligente d’Europa e moglie del vanesio e stupido Sir Blakney. Essere la primula rossa è diventato un modo di dire, un simbolo, a testimonianza della notorietà di questo romanzo dei primi anni del ‘900. A me è piaciuto moltissimo, per l’ambientazione accurata, perchè ci mostra un punto di vista insolito, perchè è avventuroso, piccola pecca lo stile un po’ troppo ridondante. Spero davvero che sia nelle intenzioni di Fazi pubblicare altre avventure della serie.

LA SCRITTRICE DEL MISTERO.

LA SCRITTRICE DEL MISTERO. Alice Basso. Garzanti.
Un nuovo capitolo dedicato a Vani Sarca alle prese con il mondo che suo malgrado la circonda. La stesura di un nuovo libro, la risoluzione di un mistero che coinvolge un ex fidanzato, i turbamenti amorosi della pseudo gemella piccola, una sorella ingombrante giunta a un capolinea, ma soprattutto LUI: il commissario Berganza ufficialmente, nella sua vita (come Vani mi rifiuto di chiamarlo Romeo).
Come i precedenti, questo ultimo romanzo sfoggia un giallo da risolvere, un pretesto per raccontare il dietro le quinte del mondo editoriale. Tuttavia, in questo volume troviamo anche una maggiore rotondità dei personaggi, data dai molti flashback che fanno emergere dettagli sostanziali “delle vite degli altri”. Lara ed Enrico in primis, personaggi di contorno, eppure fondamentali per la comprensione del personaggio Vani Sarca.
Di un’ironia spigliata (e spietata), ricca e succulenta, mai banale, il libro non tradisce le aspettative e regala momenti di ilarità, godimento e riflessione. Lo stile della Basso, ormai inconfondibile, ci fa sperare in una folgorazione scrittoria che le faccia partorire presto (prestissimo) un nuovo capitolo, perché ormai senza Vani non sappiamo stare.

«… È così che funziona con te, Vani? Uno crede di stare con una defilata, solitaria ghostwriter che passa la sua esistenza a scribacchiare davanti a un computer, e invece si ritrova bombardato da colpi di scena come in un incrocio fra Goldfinger e Peyton Place? Perché a me va benissimo, eh. Basta saperlo. Ho una certa età, devo arrivarci preparato, agli shock.»
NE VOGLIO UNO ANCHE IO.