HEIDI

HEIDI. Francesco Muzzopappa. Fazi.
Chiara è una trentacinquenne milanese votata al lavoro piena di insicurezze e paure, la cui vita precipita quando si trova a dover gestire il padre malato di demenza senile che da temuto critico letterario si è trasformato in un anziano convinto di essere il vecchio dell’Alpe, il nonno di Heidi. Chiara tutto il giorno fa audizioni e segnalazioni per i reality più improbabili che ormai sono a tutte le ore nei nostri canali tv, ma il suo nuovo e discusso capo le chiede nuovi format con idee mai sentite, cosa praticamente impossibile.
Se l’idea come a me vi sembra carina, sappiate che è tutto qui. Muzzopappa è un autore che amo e che ho regalato un po’ a tutti certa di fare bella figura, ha un’ironia pungente e originale, cosa che ho trovato a tratti anche qui, ma la trama è talmente inconsistente, ripetitiva e zeppa di clichè da rovinare tutto. L’impressione è che come le estati precedenti abbia voluto marcare il cartellino.

QUESTA COSA BIZZARRA CHE SI CHIAMA AMORE

questa cosa bizzarraQUESTA COSA BIZZARRA CHE SI CHIAMA AMORE. Elke Heidenreich, Bernd Schoroder. Astoria.
Lore e Harry sono una coppia di sessantenni che devono decidere se partecipare al matrimonio in grande stile della figlia, figlia alla quale hanno dato tutto e che nonostante questo, o forse proprio per questo, è al terzo matrimonio che tra l’altro non presagisce nulla di buono. Sono sposati da quarantanni,  una coppia come tante che ha superato crisi e si è adagiata in una quotidianità non certo delle più stimolanti. E’ per questo che Lore guarda alla pensione ormai prossima con sgomento, teme di dover passare la giornata con il marito nel suo amato giardino. Harry invece è in pensione da qualche anno ed è riuscito a trovare un soddisfacente equilibrio nonostante le lamentele e critiche continue della moglie.
Scritto sotto forma di diario, il romanzo racconta a voci alterne l’affetto, la complicità, le irritazioni, le disillusioni e delusioni di una coppia che è riuscita a resistere nel tempo e lo fa molto bene. Trovo piuttosto bizzarro però che i due autori siano stati sposati per vent’anni ma ora non lo sono più.
Il punto però è che nel complesso la lettura risulta un po’ scontata: mi aspettavo più irriverenza, più empatia, forse anche più cattiveria, per quanto ci siano molti spunti di riflessione, il tutto è troppo elementare e previsto, basti pensare al finale.

Dentro c’è una strada per Parigi

imagesDentro c’è una strada per Parigi. Novita Amadei. Neri Pozza.
La copertina mi ha fregato.
Parigi. Adele ha ottant’anni. Cammina quieta per le strade del suo quartiere dove i negozi degli artigiani hanno lasciato spazio a gallerie d’arte e altre stranezze contemporanee che man mano hanno trasformato la città davanti ai suoi occhi. Suo figlio Sébastien vive a Londra, non si fa mai sentire, anch’egli preso dalla frenesia metropolitana e vittima di un distacco affettivo che si è consolidato nel tempo.
Martha vive con la figlia Eline nello stesso stabile. Ex moglie ed ex agente immobiliare, Martha è il risultato dato dalla somma di Divorzio e Disoccupazione.
Tre generazioni al femminile si incontrano per caso, costruendo dal nulla quei legami affettivi necessari a trovare uno spazio emotivo accogliente, vivibile.
Una lettura che non da nulla di speciale al lettore. Si legge. Un romanzo da ombrellone.

BUONA RIPRESA

buona ripresaBUONA RIPRESA. Marie-Sabine Roger. Salani.
Stiamo parlando dell’autrice di Una testa selvatica, romanzo che ho regalato un po’ a tutti guadagnandomi, del tutto gratuitamente, complimenti e ringraziamenti. Non si può certo dire che la Roger sia un’autrice prolifica, ma ben venga se i risultati sono questi: è riuscita a creare un altro personaggio indimenticabile.
Difficile raccontare la trama, perchè una vera e propria trama non c’è. Jean Pierre ha quasi settant’anni quando si sveglia piuttosto mal messo in un letto d’ospedale, senza ricordarne il motivo. L’immobilità e il tran tran ospedaliero lo mettono di fronte a moltissime ore vuote nelle quali i pensieri suo malgrado vagano e lo costringono a una specie di bilancio. Si lo so detta così non suona granchè e invece credetemi è un romanzo che vale dalla prima all’ultima pagina e di cui ho sottolineato veramente moltissimo: perchè Jean Pierre è uno spasso di cinismo, sarcasmo e ironia, perchè le sue considerazioni toccano tematiche comuni a tutti ma lo fanno con un’acume e una profondità non da tutti, perchè persino i personaggi minori hanno un loro spessore nonostante rimangano marginali. Insomma fidatevi e non ve ne pentirete e mi raccomando … chiudete la porta!!!
Mi chiedo solo chi sia quel genio che ha scelto per la frase da mettere in quarta di copertina l’UNICA frase incolore del romanzo … e dire che era veramente difficile trovarne una!!

L’UOMO CHE METTEVA IN ORDINE IL MONDO

l'uomo che metteva in ordine il mondoL’UOMO CHE METTEVA IN ORDINE IL MONDO. Fredrik Backman. Mondadori.
Ove ha 59 anni ed è sempre stato un uomo tutto d’un pezzo, non ha mai avuto una vita facile ma visto che “quel che è giusto è giusto”, non ha mai avuto dubbi o percepito sfumature e ha sempre rispettato le regole con un rigore a dir poco eccessivo. Per lui il valore di un uomo non si misura su quello che dice ma solo su quello che fa ed è per questo che ha sempre sviluppato un odio feroce nei confronti delle camicie bianche. A sei mesi dalla morte della moglie che era tutto il suo colore, l’azienda per la quale ha lavorato un terzo di secolo lo mette in prepensionamento anticipato ed è a quel punto che si spezza la sua routine e che smarrisce il senso stesso della sua esistenza fino a decidere di farla finita. Non sarà però così facile visto che la vita reclama continuamente la sua attenzione. Nella zona residenziale dove abita infatti si trasferisce una nuova famiglia, la moglie iraniana non si lascia spaventare dai modi burberi e incivili di Ove, per non parlare di quel gatto spelacchiato e senza coda che sembra seguirlo ovunque, o del suo nemico/amico che i servizi sociali vogliono internare. Certo la storia non è delle più originali a in poche righe non riesco certo a descrivere una personalità così bizzarra ma in un certo senso così familiare (chi di noi non ha mai avuto un vicino scontroso ma affidabile), quel che è certo è che uno dei motivi per cui leggo è provare emozioni, e questo romanzo me ne ha fatte provare veramente molte. Ho riso come una matta alle innumerevoli litigate di Ove e alle sue rigide fissazioni, e ho letto con commozione e tenerezza la storia della sua vita e il suo amore per Sonja e i suoi nuovi affetti. Tenero sì e forse poco verosimile ma mai stucchevole, con uno stile asciutto e preciso e un ritmo narrativo invidiabile, questo romanzo è stato un’autentica sorpresa, mi è piaciuto moltissimo e mi ha regalato un personaggio memorabile.