L’UOMO CHE AMAVA DICKENS

L’UOMO CHE AMAVA DICKENS. Evelyn Waugh. Bompiani
Se pensate che io sia una di quelle patetiche lettrici che acquista un libro solo perchè nel titolo c’è il nome del suo scrittore preferito … bè mi conoscete bene! Nel caso specifico però, prima ho anche condotto varie ricerche sulla rassegna stampa dedicata a questa pubblicazione che lasciatemelo dire è notevole, tanto che, ancora una volta sono stata investita dalla consapevolezza della mia ignoranza nello scoprire che l’autore è considerato il più grande scrittore inglese del ‘900. L’edizione curata da Mario Fortunato raccoglie 11 racconti, quasi tutti inediti in Italia e senza un filo conduttore comune, scritti da Waugh nell’arco della sua fortunata carriera. Per quanto i racconti siano un genere che capisco poco e di conseguenza fatico ad apprezzare adeguatamente, in questi è lampante la maestria dell’autore nelle scelte lessicali, l’ironia crudele e spietata molto british, e l’acume nel trattare i diversi temi.  Onestamente però non posso dire di avere riso come promette la quarta di copertina, o forse solo nei due racconti dedicati a Basil Seal, mitico personaggio presente in ben tre romanzi di Waugh, negli altri ho avvertito più marcato l’agro di tematiche quali la satira politica, la guerra e le difficoltà nei rapporti amorosi che hanno toccato troppo da vicino l’autore per risultare leggere.
Che dire, è stata una lettura sicuramente di alto livello, ma per farmi un’idea più precisa devo assolutamente testare l’autore tra i confini a me meno ostici di un romanzo.